Arsene Wenger

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Inviato da gort 25/04/2009 @ 22:08

Tags : arsène wenger, allenatori, calcio, sport, arsene wenger, dirigenti calcistici

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Arsène Wenger

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Arsène Wenger (Strasburgo, 22 ottobre 1949) è un ex calciatore e allenatore di calcio francese. Dal 1996 guida l'Arsenal, di cui è il tecnico più vincente e più a lungo in carica di tutte le epoche.

È l'unico allenatore non britannico ad aver centrato il double, ovvero ad aver vinto il campionato e la Coppa d'Inghilterra nella medesima stagione, e lo ha fatto per due volte (1998 e 2002). Nel 2004 divenne l'unico allenatore nella storia della Premier League a terminare l'annata senza subire una sconfitta.

Laureato in ingegneria all'Università di Strasburgo, ha una laurea specialistica in economia. Parla correntemente francese, tedesco (specialmente il suo dialetto alsaziano) e inglese e ha una conoscenza di base di italiano, spagnolo e giapponese.

La carriera da calciatore di Wenger non fu particolarmente notevole. Data l'altezza elevata (191 cm), iniziò come difensore o libero in alcune squadre dilettantistiche, mentre proseguiva gli studi all'Università Robert Schuman, dove conseguì la laurea specialistica in economia nel 1974.

Dopo aver giocato con Mulhouse e Pierrots Strasburgo diventò professionista nel 1978, debuttando con lo Strasburgo in una partita contro il Monaco. Collezionò 3 presenze con lo Strasburgo che vinse il campionato francese nel 1979. Nel 1981 ottenne il patentino di allenatore e fu nominato allenatore della squadra giovanile dello Strasburgo.

Dopo un'infelice esperienza al Nancy, la carriera da allenatore di Wenger decollò quando divenne il tecnico del Monaco nel 1987. Nel 1988 vinse il campionato francese e nel 1991 la Coppa di Francia, avvalendosi dell'apporto di campioni del calibro di Glenn Hoddle, George Weah e Jürgen Klinsmann. Wenger rifiutò offerte ricevute dal Bayern Monaco e dalla nazionale francese, promettendo fedeltà al Monaco, ma fu esonerato dopo aver iniziato male il campionato. Nei 18 mesi successivi allenò con successo il Nagoya Grampus Eight, squadra della J League giapponese con cui vinse la prestigiosa Coppa dell'Imperatore e che condusse al secondo posto finale in campionato dopo che all'assunzione dell'incarico il Nagoya si trovava al terzultimo posto.

Frattanto Wenger aveva stretto amicizia con il vicepresidente dell'Arsenal David Dein, dopo un incontro avvenuto in occasione di una partita tra Arsenal e Queens Park Rangers nel 1988. Dopo le dimissioni di Bruce Rioch nell'agosto 1996 la stampa inglese dava per certo l'ingaggio di Wenger da parte dell'Arsenal. Fu Gérard Houllier, all'epoca direttore tecnico della Federazione calcistica francese a suggerire Wenger a David Dein nell'estate 1996. L'Arsenal ufficializzò il raggiungimento dell'intesa tra le parti il 28 settembre e Wenger prese le redini della squadra il 1° ottobre, primo allenatore dell'Arsenal a non essere originario della Gran Bretagna o dell'Irlanda. Sebbene fosse stato candidato come potenziale direttore tecnico della Federazione calcistica inglese, era relativamente sconosciuto in Inghilterra.

Ancor prima di prendere formalmente il controllo della squadra Wenger aveva iniziato a modellarla secondo i propri voleri, caldeggiando l'acquisto dei centrocampisti Patrick Vieira e Rémi Garde. L'esordio sulla panchina della compagine londinese si concluse con una vittoria per 2-0 contro i Blackburn Rovers il 12 ottobre 1996. Nella prima stagione con il club ottenne il terzo posto e fallì la qualificazione in Champions League per la differenza reti.

Nella sua seconda stagione (1997-1998) condusse l'Arsenal al double, vincendo sia la Premiership sia la FA Cup. Si trattò del secondo double nella storia della società e venne a conclusione di un'annata molto soddisfacente: l'Arsenal rimontò 12 punti di distacco dalla vetta della classifica e riuscì ad assicurarsi il titolo con due giornate di anticipo. Fondamentale per il successo fu la solida difesa a quattro composta da Tony Adams, Nigel Winterburn, Lee Dixon e Martin Keown, oltre ai centrocampisti richiesti da Wenger (Patrick Vieira, Emmanuel Petit e Marc Overmars) e ad un attacco in cui si combinavano bene il 19enne francese Nicolas Anelka e l'olandese Dennis Bergkamp.

Le stagioni seguenti non furono così positive, quantunque l'Arsenal sfiorò il successo in varie circostanze. Nel 1999 perse il titolo a beneficio del Manchester United per un solo punto e fu estromesso dalla FA Cup dallo stesso Manchester United in semifinale, al replay. Nel 2000 fu sconfitto nella finale della Coppa UEFA dal Galatasaray dopo i calci di rigore e nel 2001 fu battuto dal Liverpool per 2-1 nella finale della FA Cup. Wenger decise così di acquistare nuovi giocatori. Arrivarono Sol Campbell dal Tottenham Hotspur, Fredrik Ljungberg, Thierry Henry e Robert Pirès.

Anche se i nuovi acquisti necessitarono di un periodo di adattamento, assicurarono poi la conquista del secondo double dell'era Wenger, nella stagione 2001-2002. Il momento topico dell'annata fu la penultima partita del campionato contro il Manchester United. Il match si concluse con una vittoria per 1-0 firmata da Sylvain Wiltord e diede ai Gunners il titolo. Si trattò del terzo double dell'Arsenal.

Dopo un impressionante inizio di stagione nel 2002-2003, sembrava che l'Arsenal fosse destinato a confermarsi campione d'Inghilterra, fatto mai accaduto prima nella storia del club. Agli ottimi risultati Wenger accompagnava infatti un gioco convincente, espresso con giocatori rapidi e votati all'attacco. Ciononostante nell'ultima parte della stagione fu ancora il Manchester United ad avere la meglio: nella partita contro il Bolton Wanderers l'Arsenal dilapidò un vantaggio di due gol e pareggiò 2-2, prima di arrendersi nella partita casalinga contro il Leeds United. La formazione di Wenger si riscattò con il trionfo in Coppa d'Inghilterra.

Nella stagione 2003-2004 l'Arsenal di Wenger conseguì un risultato storico, vincendo la Premiership senza perdere una partita, prima squadra di massima serie a riuscire nell'impresa dopo il Preston North End nel 1888-1889. Un anno prima Wenger era stato oggetto di derisioni per aver dichiarato che l'Arsenal avrebbe potuto terminare una stagione senza essere battuto.

Con la vittoria di un'altra FA Cup nel 2005 Wenger diventò l'allenatore con più trofei vinti alla guida dell'Arsenal: 3 titoli di Premier League e 4 FA Cup. La UEFA Champions League continuò, invece, a sfuggirgli. Wenger arrivò vicinissimo al traguardo quando l'Arsenal raggiunse la sua prima finale di Champions nell'edizione del 2005-2006, dove gli inglesi furono sconfitti in rimonta dal Barcellona per 2-1 al Parco dei Principi di Parigi.

Nell'ottobre 2004 firmò un prolungamento di contratto con l'Arsenal fino al 2007-2008. Il vicepresidente della squadra Dein dichiarò che Wenger avrebbe trovato sempre posto nell'Arsenal. V'è, infatti, il progetto di offrirgli un posto da dirigente una volta che si ritirerà dall'attività di tecnico.

Wenger ha la fama di essere un grande scopritore di talenti e di saperli valorizzare al massimo, soprattutto gli europei ma, negli ultimi anni, anche giocatori provenienti dall'Africa. Portò al Monaco George Weah, che in seguito divenne FIFA World Player of the Year con il AC Milan. Nel suo periodo all'Arsenal, Wenger ha messo sotto contratto giocatori giovani e relativamente sconosciuti, come Patrick Vieira, Nicolas Anelka, Francesc Fàbregas, Kolo Touré e Robin van Persie, Emmanuel Eboue e Johan Djourou, trasformandoli tutti in giocatori di valore mondiale. In particolare, la difesa che ha stabilito un nuovo record, essendo rimasta imbattuta per dieci gare consecutive nella fase finale della Champions League, era costata in tutto meno di 5 milioni di sterline.

Per la parte superiore



Arsenal Football Club

Tifosi dell'Arsenal incitano Cesc Fàbregas mentre si dirige a battere un calcio d'angolo contro i rivali cittadini del Chelsea.

L'Arsenal Football Club, meglio noto come Arsenal, è una società inglese di calcio con sede a Londra, di cui è uno dei tredici club calcistici. Più precisamente la sua sede si trova a Holloway, distretto situato nel London Borough of Islington. Tra i più antichi club di calcio inglesi, è stato fondato nel 1886 e attualmente gioca nella Premier League.

L'Arsenal è la squadra più titolata della capitale del Regno Unito e la terza per trofei vinti in ambito nazionale alle spalle di Liverpool e Manchester United, essendosi aggiudicata nel corso della sua lunga storia tredici campionati di massima serie inglesi, dieci Coppe d'Inghilterra, due Coppe di Lega inglesi e dodici (di cui una condivisa) Supercoppe d'Inghilterra.

In campo europeo, dove non ha ottenuto risultati dello stesso prestigio, ha conquistato una Coppa delle Coppe e una Coppa delle Fiere. Ciononostante è una delle tredici squadre che hanno raggiunto le finali di tutte le principali coppe europee della UEFA: Champions League (finale del 2005–2006), Coppa UEFA (1999–2000) e Coppa delle Coppe, competizione vinta nel 1993–1994 ma persa in finale nel 1979–1980 e nel 1994–1995.

I colori sociali, rosso vivo per la maglietta e bianco per i pantaloncini, hanno subito variazioni più o meno evidenti nel corso degli anni. Anche la sede del club è stata cambiata più volte. Se inizialmente la squadra giocava a Woolwich, nel 1913 si spostò all'Arsenal Stadium, ad Highbury. Nel 2006 ha fatto ritorno vicino al luogo di origine trasferendosi all'Emirates Stadium, ad Holloway. Lo stemma è stato modificato ripetutamente, ma al suo interno è sempre comparso almeno un cannone. Proprio per questo i giocatori e i tifosi dell'Arsenal sono soprannominati Gunners, in italiano "Cannonieri".

L'Arsenal conta su una schiera di tifosi molto nutrita, distribuita in ogni parte del mondo. Nel corso degli anni sono sorte profonde rivalità con i sostenitori di club concittadini, la più degna di nota delle quali è quella con i seguaci del Tottenham, con i quali i Gunners giocano regolarmente il North London derby. L'Arsenal è anche uno dei club più ricchi del calcio inglese, con un patrimonio stimato in 520 milioni di € a fine 2008 e grazie alla sua influenza occupa un posto di rilievo nella cultura britannica.

L'Arsenal, fondato come Dial Square da un gruppo di operai dell'omonima officina del Royal Arsenal, fu presto rinominato Royal Arsenal e poi Woolwich Arsenal nel 1891 con il passaggio al professionismo. Il club si unì alla Football League nel 1893 debuttando in Second Division, dove rimase per undici anni prima di guadagnare la promozione in First Division. L'isolamento geografico del club non favoriva un'affluenza di pubblico nutrita come quella degli altri club e questo portò a problemi finanziari e quasi al fallimento nel 1910, quando venne acquistato da Henry Norris. Nel 1913, poco dopo la retrocessione in Second Division, Norris spostò la sede del club presso l'Arsenal Stadium di Highbury, North London; negli anni successivi il nome "Woolwich" scomparve. Nel 1919, pur arrivando solo quinto, l'Arsenal venne promosso in First Division a spese dei rivali del Tottenham Hotspur a causa di un errore del regolamento.

Nel 1925 l'Arsenal nominò come allenatore Herbert Chapman che già aveva vinto il campionato con l'Huddersfield Town nelle due stagioni precedenti. La rivoluzione tecnico-tattica di Chapman portò l'Arsensal al suo periodo di maggior successo, l'acquisto di giocatori di grande fama come Alex James e Cliff Bastin segnarono l'inizio del dominio del club nel calcio inglese degli anni trenta. Sotto la sua guida l'Arsenal conquistò i suoi primi maggiori trofei – una FA Cup nel 1929–1930 e due campionati nel 1930–1931 e nel 1932–1933. Inoltre, Chapman fu responsabile del cambio di denominazione della stazione locale della metropolitana di Londra, che da "Gillespie Road Station" divenne "Arsenal tube station", facendo di questa l'unica stazione metropolitana ad essere rinominata in onore di una squadra di calcio.

Alla morte prematura di Chapman, nel 1932 a causa di una polmonite fulminante, gli successe dapprima Joe Shaw e in seguito George Allison. Sotto la loro presidenza l'Arsenal vinse molti titoli (1933–1934, 1934–1935 e 1937–1938) e una FA Cup (1935–1936). Tuttavia il club stava cominciando ad indebolirsi verso la fine del decennio, quando a causa della seconda guerra mondiale vennero sospese tutte le competizioni professionali d'Inghilterra.

Dopo la guerra, sotto la guida di Tom Whittaker, il successore di Allison, l'Arsenal attraversò un secondo periodo costellato di successi vincendo il campionato nel 1947–1948 e nel 1952–1953, e la FA Cup nel 1949–1950. Successivamente la squadra ebbe una flessione dovuta, tra le altre cose, ad una campagna acquisti poco indovinata. Così, tra gli anni cinquanta e gli anni sessanta, non conquistò alcun trofeo di prestigio. Neppure l'ex capitano inglese Billy Wright nelle vesti di allenatore tra il 1962 e il 1966 riusci nell'intento.

L'Arsenal incominciò a trionfare di nuovo grazie al sorprendente incarico del fisioterapista Bertie Mee come allenatore nel 1966. Dopo aver perso due finali di League Cup, la squadra vinse la Coppa delle Fiere, il suo primo trofeo europeo, nel 1969–1970. Seguì quindi un altro evento positivo: il primo double di campionato e FA Cup, nel 1970–1971. Ma dopo questo periodo favorevole seguì un momento di rottura e nel decennio successivo la squadra sfiorò vari titoli senza raggiungerli. L'Arsenal si classificò secondo in Premier League nel 1972–1973, perse tre finali di FA Cup (1971–1972, 1977–1978 e 1979–1980) e perse la Coppa delle Coppe 1979–1980 ai rigori. L'unico successo ottenuto, in una partita che è tuttora considerata un classico, fu una FA Cup nel 1978–1979 agguantata all'ultimo minuto contro il Manchester United per 3–2.

Nel 1986 il ritorno dell'ex calciatore George Graham come allenatore portò un terzo periodo di gloria. L'Arsenal vinse la League Cup nel 1986–1987, nella prima stagione di carica di Graham. Questa vittoria fu seguita da quella in campionato nel 1988–1989, anche questo vinto grazie ad un goal realizzato all'ultimo minuto nella partita di fine stagione contro il Liverpool, anch'egli in lotta per il titolo . L'Arsenal di Graham vinse un altro campionato nel 1990–1991 (perdendo solo un match), il double di FA Cup e di League Cup nel 1992–1993 ed il secondo trofeo europeo, la Coppa delle Coppe, nel 1993–1994. Ma la reputazione di Graham fu macchiata quando fu rivelato che aveva accettato un pagamento illegale dall'agente Rune Hauge, e fu esonerato nel 1995. Il suo sostituto, Bruce Rioch, rimase solamente una stagione, lasciando la squadra dopo una lite con il consiglio di amministrazione.

I successi del club degli anni novanta e duemila sono in parte merito dell'allenatore Arsène Wenger, ingaggiato nel 1996. Wenger adottò nuove tattiche, un nuovo regime di allenamento e acquisì alcuni giocatori stranieri che servirono da complemento per i talenti inglesi già in squadra. L'Arsenal vinse un secondo double di coppe nel 1997–1998 e un terzo nel 2001–2002. Inoltre, il club raggiunse la finale di Coppa UEFA nel 1999–2000 (persa ai rigori contro il Galatasaray), vinse la FA Cup nel 2002–2003 e nel 2004–2005 e vinse la Premier League nel 2003–2004 senza perdere una sola partita, il che fece guadagnare alla squadra il soprannome degli “Invincibili"; in tutto, il club disputò 49 partite rimanendo imbattuto, un record nazionale.

Da quando Wenger è allenatore l'Arsenal, in otto degli undici anni della sua gestione, è risultato sempre primo o secondo in classifica. La squadra è, insieme al Manchester United, al Blackburn Rovers e al Chelsea, una delle quattro ad aver vinto la Premier League dalla sua costituzione nel 1993. Tuttavia non è mai riuscita a conservare il titolo ogni volta che è diventata campione. Fino al 2005–2006 l'Arsenal non aveva mai superato i quarti di finale in Champions League: in questa competizione raggiunse la finale in quell'anno, divenendo così il primo club di Londra ad averla raggiunta, ma venne battuto per 2–1 dal Barcellona. Nel luglio 2006 il club si trasferì all'Emirates Stadium, cambiando così impianto dopo 93 anni ad Highbury.

In occasione delle partite casalinghe, i colori del club sono per lo più stati il rosso vivo per la maglietta e il bianco per i pantaloncini. Tuttavia non è sempre stato cosi: la scelta del rosso è stata un segno di riconoscimento per la donazione del Nottingham Forest, subito dopo la fondazione del club nel 1886. Due membri fondatori del Dial Square, Fred Beardsley e Morris Bates, erano giocatori del Forest che, trasferitisi a Woolwich per lavoro, ivi crearono la prima squadra della zona. Aiutati dalle proprie famiglie, ricevettero una serie di divise la cui maglia, color ribes, aveva una sfumatura scura che richiamava il colore del borgogna.

Questa venne usata assieme ai pantaloncini bianchi e calzettoni blu. Nel 1933 Herbert Chapman chiese che i suoi giocatori fossero vestiti più distintamente e modificò la divisa aggiungendo maniche bianche e cambiando la sfumatura al rosso.

Si narra che Chapman fece questa scelta ispirato da qualcuno che indossava una canottiera sotto un maglione senza maniche: forse un tifoso o, forse, Tom Webster, un esperto di animazione con il quale giocava a golf. Fondate che siano o meno queste voci, da quel momento l'Arsenal ha sempre adottato le maglie bianco-rosse ad eccezione di due stagioni: nel 1966–1967, quando indossò maglie interamente rosse che però sembra non furono apprezzate dai tifosi, e nel 2005–2006, l'ultima stagione in cui l'Arsenal giocò ad Highbury, quando si tornò al color ribes rosso in ricordo delle maglie usate nel 1913.

La divisa casalinga dell'Arsenal ha ispirato molte altre squadre. Nel 1909 lo Sparta Praga adottò una divisa rosso scuro come quella indossata all'epoca dall'Arsenal; nel 1938 l'Hibernian adottò il design delle maniche dell'Arsenal per la propria divisa verde e bianca. Negli anni trenta l'allenatore dello Sporting Braga, ritornato da Highbury, decise di adattare la divisa verde della sua squadra a quella dei Gunners.

Queste squadre ancora oggi usano gli stessi colori. I colori adottati dall'Arsenal per le partite in trasferta sono stati, tradizionalmente, il giallo ed il blu, sebbene, tra il 1982 e il 1984, siano state indossate divise color verde e blu scuro. Dagli inizi degli anni novanta, i colori per le divise da trasferta sono stati cambiati regolarmente. Tra i più significativi ci sono: una maglia con due tonalità di blu; alcune varianti del tradizionale giallo e blu come, ad esempio, le strisce blu scuro su oro metallico del 2001–2002; il giallo e il grigio scuro delle stagioni 2005–2006 e 2006–2007. Il terzo completo attuale dell'Arsenal per la stagione 2008–2009 consiste semplicemente in una maglia bianca con pantaloncini ribes rosso, che era utilizzato come divisa da trasferta nella stagione 2007–2008, e verrà usato solamente quando entrambi gli altri completi si confonderanno con quelli avversari.

Il primo simbolo del Royal Arsenal, adottato nel 1888 imitando quello del Borough of Woolwich, raffigurava tre cannoni posti in posizione verticale. Questi talvolta potevano essere scambiati per ciminiere, ma la presenza di una testa di leone intagliata e di una campana posta su ciascuna delle teste facevano capire chiaramente che si trattava di cannoni. Tale simbolo venne abbandonato dopo il trasferimento ad Highbury nel 1913 e nel 1922 il club adottò uno stemma con un solo cannone puntato verso est con il nome del club, The Gunners, posto sopra la facciata; questo simbolo rimase in uso sino al 1925 quando il cannone venne rimpicciolito ed orientato verso ovest.

Nel 1949 il club inaugurò uno stemma più moderno con lo stesso stile di cannone, il nome della squadra in caratteri gotici sopra di esso, ed un rotolo di pergamena con su scritto il nuovo motto latino adottato dal club: Victoria Concordia Crescit (la vittoria proviene dall'armonia). Per la prima volta lo stemma venne proposto a colori: rosso,dorato e verde. A causa delle numerose revisioni apportate allo stemma, l' Arsenal non fu capace di tutelarsi giuridicamente; sebbene il club avesse progettato di registrare il simbolo come marchio ed avesse combattuto (ed infine vinto) una lunga battaglia legale con un commerciante di una strada locale che vendeva prodotti dell'Arsenal non ufficiali, il club chiese una più completa protezione legale. Nel 2002 fu poi introdotto un nuovo stemma con linee curve più moderne ed uno stile semplificato, il cannone nuovamente orientato ad est, il nome del club in caratteri topografici ed il blu scuro in sostituzione del verde. Il nuovo simbolo ha però causato una reazione critica da parte dei tifosi; l'Associazione Indipendente Tifosi dell'Arsenal ha accusato infatti il club di aver ignorato gran parte della propria storia e tradizione e di non aver consultato i tifosi nella questione.

Per la maggior parte della sua storia l'Arsenal ha avuto il suo quartier generale nella zona sud-orientale di Londra. Ha disputato le sue prime partite al Manor Ground a Plumstead, salvo per un periodo di tre anni nel vicino Invicta Ground tra il 1890 e il 1893. Il Manor Ground inizialmente era solo un campo, ma il club inserì impalcature e gradinate giusto in tempo per la sua prima partita avvenuta nel settembre del 1893. Lo stadio venne utilizzato nei successivi vent'anni fino al trasferimento del club nell'area settentrionale di Londra nel 1913. Il successivo stadio dell'Arsenal, l'Arsenal Stadium, meglio noto come Highbury, ospitò le gare interne dei Gunners dal settembre 1913 al maggio 2006.

La sua costruzione venne affidata all'architetto Archibald Leitch. Aveva un design comune a molti campi di calcio britannici dell'epoca, con una sola tribuna coperta. Negli anni trenta venne apportata una grande revisione all'intero impianto, con la costruzione dei nuovi settori est ed ovest in Art déco e l'aggiunta di tettoie al North Bank e alla Clock End. Ai suoi esordi Highbury poteva ospitare più di 60.000 spettatori ed aveva una capacità di 57.000 persone fino ai primi anni novanta, quando il rapporto Taylor ed i regolamenti della Premier League costrinsero il club a convertire Highbury in posti tutti a sedere in tempo per la stagione 1993–1994. La società ridusse, pertanto, la capienza a 38.419 spettatori, capacità ulteriormente ridotta in occasione delle partite di UEFA Champions League per poter aggiungere ulteriori cartelloni pubblicitari. Perciò durante le stagioni 1998–1999 e 1999–2000 l'Arsenal giocò le partite casalinghe di Champions League a Wembley, che poteva ospitare più di 70.000 persone. Dopo aver considerato varie opzioni l'Arsenal decise nel 1999 di costruire un nuovo stadio da 60.000 posti a sedere, l'Emirates Stadium, ad Ashburton Grove, circa 500 metri a sud-ovest di Highbury.

Il progetto inizialmente fu frenato dai costi elevati, ma la costuzione venne completata nel luglio 2006, in tempo per l'inizio della stagione 2006–2007. Lo stadio trae la sua denominazione dallo sponsor, la compagnia aerea Emirates, con la quale il club ha firmato il contratto di sponsorizzazione più lungo della storia del calcio inglese; il valore dell'operazione si aggira intorno ai 100 milioni di sterline. Alcuni tifosi però, non accettando il nome dello sponsor come denominazione dello stadio, lo chiamano stadio Ashburton Grove o il Grove. Sarà comunque conosciuto ufficialmente come Emirates Stadium fino al 2012 ed il logo della compagnia aerea comparirà sulle maglie della squadra fino alla fine della stagione 2013–2014.

Il campo di allenamento dell'Arsenal è a Shenley, Hertfordshire, in un impianto aperto nel 2000. Prima che il club condividesse questo tipo di impianti dell'University College di Londra, fino al 1961 si allenava ad Higbury. A Shenley giocano anche le Riserve dell'Arsenal, mentre la Primavera disputa le proprie partite casalinghe all'Underhill Stadium, appartenente al Barnet.

Essendo uno dei club di maggiore successo del paese, l'Arsenal si è spesso distinto non solo in ambito calcistico ma anche nella cultura britannica. La partita contro lo Sheffield United disputatasi ad Highbury il 22 gennaio 1927 fu il primo evento calcistico ad essere trasmesso in diretta dalla radio inglese. Un decennio dopo, il 16 settembre 1937, un'amichevole tra la prima squadra dell'Arsenal e le rispettive riserve fu la prima partita di calcio ad essere trasmessa in diretta dalla televisione. L'Arsenal è anche apparso nella prima edizione di Match of the Day della BBC, che trasmise gli highlights dell'incontro con il Liverpool ad Anfield il 22 agosto 1964.

L'Arsenal ha anche fatto da sfondo in uno dei più antichi film correlati al calcio, The Arsenal Stadium Mystery (1939). Il film è incentrato su un'amichevole tra l'Arsenal ed una squadra amatoriale, un giocatore appartenente alla squadra amatoriale viene avvelenato durante la partita. Molti calciatori dell'Arsenal recitarono di persona ma solo all'allenatore George Allison fu data una parte parlata.

Più recentemente, nel 1992, è stato pubblicato il libro Febbre a 90°, un'autobiografia di Nick Hornby nella quale son messe in luce le sue relazioni con il calcio e più in particolare con l'Arsenal. Il libro, che ha avuto un ruolo importante nel riabilitare il calcio nella società britannica di quegli anni, fu in seguito adattato al grande schermo dando luogo all'omonimo film interpretato da Colin Firth ed ambientato nella emozionante stagione calcistica 1988–89 vinta dai Gunners. Il libro ispirò anche un'adattamento statunitense riguardante un fan dei Boston Red Sox, squadra della Major League Baseball.

L'Arsenal è stato spesso raffigurato come una squadra difensiva e "noiosa", specialmente durante gli anni trenta e ottanta; molti comici, tra i quali Eric Morecambe, hanno fatto delle parodie a questo proposito. Il tema fu ripreso nel film Full Monty del 1997, in una scena dove gli attori principali si muovono in linea alzando le mani, mimando deliberatamente la trappola del fuorigioco applicata dalla difesa dell'Arsenal, nel tentativo di coordinare il loro spogliarello. In un altro film, Plunkett & Macleane, vi sono due personaggi chiamati Dixon e Winterburn con chiara allusione ai due difensori gunners Lee Dixon e Nigel Winterburn.

Il club è stato citato in alcuni episodi di Monty Python's Flying Circus e in Guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams, dove un barman rimarca che l'imminente fine del mondo è una "scappatoia fortunata" per l'Arsenal. Inoltre nel film del 2004 Ocean's Twelve i personaggi principali indossano una tuta dell'Arsenal come travestimento per fuggire da un hotel durante uno dei loro colpi in giro per l'Europa.

L'Arsenal è entrato a far parte anche della musica popolare. Joe Strummer scrisse una canzone dedicata al capitano del club londinese, "Tony Adams", che apparve nel suo album del 1999 Rock Art and the X-Ray Style. Strummer è conosciuto anche per aver indossato una sciarpa dell'Arsenal nonostante fosse tifoso del Chelsea.

Insieme agli acerrimi rivali del Tottenham Hotspur, i Gunners furono menzionati nella canzone "Billy's Bones" dei The Pogues, presente nel secondo album della band, Rum, Sodomy, and the Lash.

Nel 1985, l'Arsenal ha fondato un progetto per la comunità, ovvero l'Arsenal in the Community, che offre sport, educazione e progetti caritevoli. La squadra supporta direttamente un numero di buone cause per la povertà e nel 1992 ha instaurato la compagnia The Arsenal Charitable, che ha raccolto quasi tre milioni di euro per cause locali. Inoltre, una ex squadra professionistica famosa dal 1991 aiuta a cercare fondi per buone cause.

Aggiornata al 24 marzo 2009.

Aggiornato al 7 settembre 2008.

Da quando il club ha ingaggiato il primo allenatore professionista, Thomas Mitchell, nel 1862, sulla panchina dell'Arsenal hanno preso posto diciotto allenatori più cinque temporanei. Colui che è rimasto più a lungo è stato George Allison (1934–1947), mentre colui che ha giocato più partite è Arsène Wenger (1996–presente). Wenger è anche l'unico allenatore proveniente al di fuori del Regno Unito e dall'Irlanda che abbia mai allenato il club londinese ed è colui con più successo avendo una percentuale di vittoria del 57,58% (al 27 settembre 2008), mentre Leslie Knighton è l'ultimo (percentuale del 34,46%). Due allenatori dell'Arsenal sono morti durante la carriera – Herbert Chapman e Tom Whittaker.

Aggiornato al 26 dicembre 2007. Soltanto le partite ufficiali sono contate.

Nota: Gli allenatori contrassegnati da una stellina (*) hanno avuto il ruolo di manager temporaneo.

David O'Leary detiene il maggior numero di presenze con la maglia dell'Arsenal, avendo giocato 722 partite tra il 1975 e il 1993 con la prima squadra. Il record per un portiere è invece di 563 presenze, ed è detenuto da David Seaman.

Thierry Henry è il miglior marcatore di sempre, con 226 goal tra il 1999 e il 2007, avendo superato nell'ottobre del 2005 i 185 di Ian Wright. Il calciatore francese detiene anche il record di reti in campionato – 174 –, che era in precedenza appartenuto a Cliff Bastin.

Il record di pubblico presso il Wembley Stadium è di 73.707 spettatori, stabilito il 25 novembre 1998 in occasione di una partita di UEFA Champions League contro il Lens. Leggermente inferiore il record di pubblico ad Highbury: 73.295 spettatori per un pareggio a reti inviolate contro il Sunderland il 9 marzo 1935. Infine il maggior numero di spettatori all'Emirates Stadium, 60.161, fu registrato il 3 novembre 2007 per il pareggio 2–2 contro il Manchester United.

Tra i vari primati che l'Arsenal può vantare nell'ambito del calcio inglese, va segnalata la più lunga serie di partite senza sconfitte in campionato (49 tra il maggio 2003 e l'ottobre 2004): questo periodo include le 38 partite del campionato 2003–2004 naturalmente vinto dalla squadra londinese. L'Arsenal è stato quindi l'unico club dei tempi moderni capace di vincere un campionato senza sconfitte, ma ricordiamo che anticamente una tale impresa fu anche conseguita dal Preston North End nel campionato 1889–1890, in cui però si giocò un numero inferiore di partite, nella fattispecie 22.

Nella Champions League 2005–2006 l'Arsenal ha disputato 10 partite senza subire goal, battendo in tal modo il record di 7 partite che apparteneva al Milan: la squadra londinese giocò precisamente 995 minuti senza lasciar segnare gli avversari, per poi perdere l'imbattibilità nella finale in cui uscì sconfitta contro il Barcellona, quando al settantaseiesimo minuto segnò Samuel Eto'o.

Il record di tredici campionati vinti è il terzo più alto nel calcio inglese, dietro quelli del Liverpool e Manchester United, mentre quello di dieci FA Cup conquistate è il secondo, dietro quello del Manchester United. L'Arsenal ha realizzato tre double tra campionato e FA Cup (nel 1971, 1988 e 2002), un record condiviso con il Manchester United, ed è stata la prima squadra inglese a fare un double tra FA Cup e League Cup nel 1993. È stata anche la prima squadra di Londra a raggiungere la finale di Champions League nel 2006.

L'Arsenal vanta uno dei migliori record della storia, essendosi piazzata sotto il quattordicesimo posto solamente sette volte. Inoltre, tra il 1990 e il 1999 ha riportato una media di classifica pari a 8,5, ed è l'unico club ad aver vinto due volte consecutive la FA Cup (nel 2002 e nel 2003).

L'Arsenal possiede una larga e fedele schiera di tifosi, che segue la squadra sia in casa che in trasferta. Nel corso della stagione 2007–2008, infatti, ha registrato la seconda media più alta per numero di spettatori presenti allo stadio in una partita di calcio inglese (ovvero 60.070, pari al 99,5% della capacità disponibile dello stadio) nonché la quarta media più alta di tutti i tempi. I tifosi spesso amano chiamarsi Gooners, soprannome che deriva dalla denominazione del club, The Gunners ("Cannoni"). I tifosi sono equamente distribuiti in zone ricche come Canonbury e Barnsbury, in zone eterogenee come Islington, Holloway e Highbury, e in vaste aree proletarie come Finsbury Park o Stoke Newington. Ciò significa che i tifosi dell'Arsenal provengono da diverse classi sociali. Inoltre, secondo un servizio risalente al 2002, il club ha la più alta percentuale (7,7%) di tifosi non-bianchi rispetto ad ogni altro club di calcio inglese.

Tra i fan club si ricordano il Club Ufficiale dei Tifosi dell'Arsenal, il quale è affiliato alla società inglese, e l'Associazione Indipendente Tifosi Arsenal, che invece mantiene una linea indipendente. Più recentemente è stato fondato l'Arsenal Supporters' Trust che promuove manifestazioni tra i fan. I tifosi del club pubblicano anche fanzines, ossia riviste amatoriali come The Gooner, Highbury High, Gunflash e Up The Arse!. Oltre agli usuali cori da stadio, i tifosi dell'Arsenal cantano "One-Nil to the Arsenal" (sul ritmo di "Go West") e "Boring, Boring Arsenal", un tempo comune melodia di scherno scambiata tra opposte tifoserie, ma che ora è intonato ironicamente dai supporters dell'Arsenal quando la squadra gioca bene.

Oltre all'elevato numero di tifosi in patria, il team inglese ha sempre contato su un nutrito gruppo di ammiratori in tutto il mondo, specialmente negli ultimi anni, quando la base del tifo è cresciuta considerevolmente con l'avvento della televisione satellitare. Secondo una statistica del 2007, ci sono 24 Arsenal supporters' clubs nel Regno Unito, 37 in Irlanda e 49 all'estero. Un servizio del 2005 ha invece stimato i tifosi dell'Arsenal nel mondo a quota 27 milioni, che ne fanno il terzo club più seguito in assoluto.

La più lunga e profonda rivalità è quella con i concittadini del Tottenham Hotspur. Le partite tra le due squadre sono chiamate North London Derbies. Molto sentite sono anche le partite con il Chelsea e il West Ham United, anch'essi concittadini dei Gunners, ma la rivalità tra le squadre non è paragonabile a quella con il Tottenham. La contrapposizione con il Manchester United è nata alla fine degli anni 1980 e si è intensificata alla fine del decennio seguente, quando entrambi i club lottavano per la conquista del titolo. Un un sondaggio online del Football Fans Census determinò addirittura la rivalità tra dell'Arsenal con il Manchester United la più grande del club londinese, seguita da quelle con il Tottenham e il Chelsea. Un sondaggio più recente, comunque, indicò quella con il Tottenham la più accesa.

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UEFA Champions League

Il logo della UEFA Champions League sventola al centro del campo prima di ogni partita

L'UEFA Champions League (letteralmente Lega dei Campioni), già Coppa dei Campioni d'Europa e detta semplicemente Champions League, è il massimo torneo calcistico europeo e, per livello sportivo e dimensioni finanziarie, la più importante competizione al mondo per squadre di club. L'attuale detentore del trofeo è il Manchester United, che si è aggiudicato l'edizione 2007-2008 del torneo battendo in finale il Chelsea a Mosca nella notte tra il 21 e il 22 maggio 2008. La competizione è stata vinta da 21 squadre, 12 delle quali sono diventate Campione d'Europa per più di una volta. La squadra più titolata è il Real Madrid con 9 successi, di cui 5 consecutivi dal 1955-1956 al 1959-1960. I madrileni sono seguiti dal Milan (7 trofei) e dal Liverpool (5).

In origine il concetto di calcio internazionale era indossolubilmente legato agli incontri fra le squadre nazionali, essendo le società di club confinate nell'ambito interno a ciascun paese. Col tempo talune nazioni organizzarono manifestazioni comuni quali la Coppa dell'Europa Centrale (1927) e la Coppa Latina (1949), ma tali esperimenti ebbero sempre un limitato raggio d'azione geografico. L'idea di una competizione paneuropea per formazioni di club nacque nel 1954. In quell'anno sui giornali sportivi francesi si aprì in un acceso dibattito su chi fosse la squadra più forte del continente tra gli spagnoli del Real Madrid, gli italiani del Milan, gli ungheresi della Honvéd e gli inglesi dell'Arsenal, formazioni all'epoca ai vertici dei rispettivi campionati nazionali. Fu così che il quotidiano transalpino L'Equipe, diretto da Gabriel Hanot, propose a FIFA e UEFA l'idea di un campionato fra i maggiori club d'Europa. In un primo tempo le due associazioni non si mostrarono entusiaste dell'idea, ma, una volta che L'Equipe si mosse privatamente coi dirigenti di numerose società, la FIFA impose alla UEFA l'organizzazione del nuovo torneo. Il timore della UEFA era, dall'inizio, quello che un campionato europeo per club potesse avere un successo tale da oscurare sia i campionati nazionali, sia il nascente Campionato Europeo per Nazioni. Quindi la confederazione continentale decise di limitare il progetto, strutturandolo sul meccanismo dell'eliminazione diretta ed ammettendo una sola società, indicata dalle federazioni nazionali, per ciascun paese.

Fu così che venne alla luce la Coppa dei Campioni d’Europa (fr. Coupe des clubs champions européens, ingl. European Cup) tenuta sotto l'egida della UEFA. A quella storica prima edizione presero parte sedici formazioni provenienti dalle principali federazioni calcistiche. Unica assenza di spicco fu quella della Football Association inglese, che non riteneva la nuova coppa all'altezza del blasone dei fondatori del football. La partita inaugurale fu giocata domenica 4 settembre 1955 a Lisbona fra lo Sporting Lisbona e gli jugoslavi del Partizan Belgrado. Curiosamente, nessuna di queste due squadre vantava in quel momento il titolo nazionale nel proprio paese. Ogni singola federazione era infatti libera di designare la propria rappresentante in piena libertà, con una vaga condizione che la società prescelta avesse vinto almeno una volta il campionato nazionale in passato. Nei fatti, solo sette delle partecipanti erano campioni in carica, e ciò lasciò un curioso strascico linguistico negli anni a venire, dato che l'espressione Coppa dei Campioni d'Europa fu tendenzialmente ridotta a Coppa dei Campioni nei paesi che subito ebbero a rappresentarli la detentrice dello scudetto, e invece a Coppa d'Europa negli altri. La formula della coppa era la semplice eliminazione diretta con gare di andata e ritorno, tranne la finale da disputarsi in campo neutro a Parigi. I primi Campioni d'Europa furono gli spagnoli del Real Madrid che, battendo i francesi del Reims davanti a quarantamila spettatori, diede inizio ad uno storico quinquiennio di inarrestabili trionfi.

Il travolgente successo di pubblico della prima edizione convinse cinque nuove nazioni, tra cui l'Inghilterra, ad entrare nella manifestazione. L'UEFA riuscì ad imporre che ciascuna federazione presentasse il proprio campione in carica, con l'unica eccezione, che verrà peraltro abolita nel 1960, della possibile coincidenza fra i Campioni d'Europa e un campione nazionale, nel qual caso la seconda classificata in campionato sarebbe stata ugualmente ammessa alla coppa. Il torneo ebbe un rapidissimo sviluppo. Già alla finale della seconda edizione, disputata a Madrid fra il Real e la Fiorentina (prima squadra italiana a raggiungere la più importante finale continentale), presenziarono addirittura 125.000 spettatori. Nel volgere di pochi anni tutte le trentadue federazioni europee decisero di iscrivere i propri campioni, l'ultima a farlo fu quella dell'Unione Sovietica nel 1966. L'entusiasmo fu tale che nel 1960 fu creata una identica manifestazione per le vincitrici delle coppe nazionali, la Coppa delle Coppe, la cui prima edizione fu vinta dalla Fiorentina. Durante questo periodo, come si è già detto, la Coppa dei Campioni fu dominata dal Real Madrid. Alfredo Di Stéfano, Ferenc Puskás, Raymond Kopa, José Santamaría e Miguel Muñoz furono tra gli artefici delle cinque vittorie consecutive in Coppa dei Campioni tra il 1956 e il 1960. Tra le partite memorabili vi sono il 7-3 ( 3 gol di Di Stefano e 4 di Puskas) contro l'Eintracht Francoforte nella finale dell'Hampden Park del 1960, davanti alle telecamere della BBC e dell'Eurovisione e a un pubblico di oltre 135.000 spettatori, la più grande affluenza per una finale di Coppa dei Campioni. Le altre squadre finaliste furono il francese Stade de Reims, che raggiunse due finali (1955-56 e 1958-59) e due squadre italiane, la Fiorentina, finalista nel 1957, e il Milan, finalista nel 1958. Anche il Manchester United ottenne buoni risultati, raggiungendo le semifinali nel 1957 e nel 1958. Il disastro aereo di Monaco durante la Coppa dei Campioni 1958, però, mise una tragica fine a tutte le speranze del Manchester di superare il Real.

Nell'edizione del 1961, al primo turno del torneo il Barcellona diventò la prima squadra capace di sconfiggere il Real Madrid in una partita di Coppa dei Campioni, mettendo così fine al monopolio madridista sulla competizione. Il Barça arrivò fino alla finale giocata allo Wankdorf Stadion di Berna, in Svizzera, dove fu battuto dal Benfica di Lisbona. Nella successiva edizione di Coppa dei Campioni si unì a questa squadra, capitanata dal forte mozambicano Mário Coluna, il leggendario Eusébio, che guidò il Benfica alla difesa del trofeo nella finale contro il Real Madrid, battuto per 5-3 all'Olympia Stadion di Amsterdam, Paesi Bassi.

Le reti di Josè Altafini porteranno per la prima volta in Italia la Coppa dei Campioni, conquistata dal Milan nel mitico stadio di Wembley nell'edizione del 1963, dopo la vittoria per 2-1 nella finale contro il Benfica, finalista per la terza volta consecutiva. Nell'edizione del 1964 la Coppa fu vinta da un'altra squadra milanese, l'Inter, che prevalse per 3-1 con due gol di Mazzola e uno di Milani allo Stadio del Prater di Vienna contro il grande Real Madrid. L'anno seguente l'Inter tornò a dominare: vinse di nuovo la Coppa dei Campioni, questa volta proprio a San Siro. Sotto un vero e proprio diluvio superò, infatti, il Benfica per 1-0 con gol di Jair. Nacque il mito della Grande Inter, una squadra che fu subito paragonata al Real Madrid "pentacampione" del decennio precedente. Quest'era si concluse nell'edizione del 1966 con la sesta vittoria del Real Madrid, che prima sconfisse l'Inter in semifinale e poi sconfisse in finale il Partizan Belgrado per 2-1 con una squadra interamente composta da giocatori spagnoli, la prima nella storia della manifestazione. Da notare che solo Paco Gento giocò in tutte e sei le edizioni vinte dal Real Madrid e centro ester.

Nell'edizione 1966-1967 il Celtic divenne il primo e fino ad allora unico club britannico e nord-europeo a vincere la Coppa dei Campioni. Capitanati da Billy McNeill, i Bhoys sconfissero in finale l'Inter per 2-1 all'Estádio Nacional di Lisbona, in Portogallo, il 25 maggio 1967. Inter subito in vantaggio con Mazzola su rigore. Da quel momento e soprattutto per l'intero secondo tempo fu un assalto continuo contro la difesa "più forte del mondo". A far capitolare Giuliano Sarti ci pensò Gemmell con un tiro potentissimo dal limite. Il gol della vittoria lo siglò Chalmers all'80° con una deviazione sotto rete. I calciatori biancoverdi passarono alla storia come Lisbon Lions ("Leoni di Lisbona").

Ad oggi il Celtic rimane l'unico club scozzese ad aver raggiunto la prestigiosa finale di Coppa dei Campioni e l'unica squadra al mondo ad averlo fatto con giocatori tutti provenienti dal vivaio . Tutti i giocatori erano scozzesi e nati intorno allo stadio.

Dieci anni dopo il disastro aereo di Monaco, il Manchester United divenne la prima squadra inglese a vincere la competizione. Avvenne nell'edizione 1967-1968. Grazie al fenomenale trio d'attacco formato da Bobby Charlton, George Best e Denis Law lo United riuscì ad arrivare alla finale di Londra e quel giorno, con il giovane Brian Kidd al posto di Law, batté il Benfica per 4-1 dopo i tempi supplementari nel mitico stadio di Wembley. Fu una gara straordinaria, fra due squadre moderne, ancorché di scuole diverse: più basato sugli spunti individuali il Benfica; più collettivo, atletico e veloce il Manchester. I tempi regolamentari si chiusero sull'1-1 (gol di Charlton e Graça). Nel primo tempo supplementare i Red Devils segnarono in pochi minuti addirittura tre gol (Best - Kidd - Charlton). Al Benfica resta il rimpianto per la grande occasione sprecata da Eusebio quasi al 90°: solo e a pochi metri da Stepney, "la Perla del Mozambico" sferra un tiro potentissimo che il portiere inglese intercetta e riesce addirittura a trattenere!

Negli anni Settanta la Coppa dei Campioni fu dominata da tre sole squadre, AFC Ajax, Bayern Monaco e Liverpool, ognuna della quale ha vinto almeno tre finali.

La prima delle tre squadre fu l'Ajax, che, dopo aver perso la finale del 1969 contro il Milan, vide vincere i rivali del Feyenoord di Rotterdam nell'edizione del 1970 contro il Celtic, dopo i tempi supplementari.

L'Ajax egemonizzò poi il movimento calcistico europeo vincendo tre Coppe dei Campioni consecutive nel 1971, 1972 e 1973. La prima a Wembley contro un sorprendente Panathinaikos, squadra greca arrivata alla finale dopo aver eliminato la Stella Rossa di Belgrado (1-4 in Jugoslavia e miracolosa rimonta 3-0 ad Atene). VanDijk portò in vantaggio gli olandesi dopo un veemente assalto iniziale; poi i greci si ripresero e sfiorarono il pareggio con Antoniadis. Il risultato restò in bilico fin quasi a fine gara. Poi uno sfortunato autogol di Vlahos diede ai lancieri la certezza della vittoria. Nelle altre due finali invece l'Ajax si impose con meno sforzo: 2-0 all'Inter e 1-0 alla Juventus. Le ragioni del successo degli olandesi sono sostanzialmente due: la disciplina tattica introdotta dall'allenatore Rinus Michels e il contributo del genio calcistico di Johan Cruijff. Già nelle edizioni degli anni Sessanta l'Ajax era stata la culla del cosiddetto "calcio totale", una nuova concezione tattica che superava la tradizionale divisione del lavoro in campo tra difensori, centrocampisti ed attaccanti. Secondo questa filosofia tutti i calciatori dovevano partecipare al gioco in ogni suo aspetto. Questa impostazione valse all'Ajax un'organizzazione tattica straordinaria, secondo cui ognuno poteva ricoprire, senza difficoltà, una diversa zona del campo a seconda delle esigenze della squadra.

Il calcio totale dell'Ajax sembrava destinato a non tramontare fino a quando Cruijff scelse di seguire l'ex allenatore Michels al Barcellona, nel tardo 1973. Con la partenza di Cruijff e quella successiva di Johan Neeskens più avanti, l'Ajax avrebbe faticato a imporsi in Coppa dei Campioni per oltre 20 anni.

Dopo l'Ajax fu il Bayern a dominare la competizione. Guidato da Franz Beckenbauer e con altri giocatori come Sepp Maier, Gerd Müller, Uli Hoeness e Paul Breitner, il Bayern vinse la Coppa dei Campioni per tre volte consecutive nella metà degli anni Settanta.

La prima Coppa fu conquistata nel 1974 ai danni di un volitivo Atletico Madrid, guidato in panchina da Juan Carlos Lorenzo. La svolta arrivò nel secondo tempo supplementare quando la punizione-gol di Luis Aragones illuse gli spagnoli. Fu il difensore Schwarzenbeck, a un minuto dalla fine, a salvare la partita e i futuri destini dei bavaresi con un tiro disperato quanto fortunato da lunga distanza. L'1-1 costrinse le due squadre alla ripetizione della gara e stavolta non ci fu partita: 4-0 con doppiette di Höness e Müller. Nell'edizione del 1975 il Bayern ebbe la meglio su un Leeds United che dominò per larghi tratti la finale, ma che fu battuto per 2-0 al Parco dei Principi di Parigi (gol di Roth e Muller). I bavaresi completarono l'opera sconfiggendo il St. Étienne all'Hampden Park di Glasgow nell'edizione del 1976. Anche qui la vittoria arrivò al termine di una gara difficile: Saint Etienne, rivelazione del calcio francese, capace di colpire due pali e impegnare severamente il portiere Maier. A decidere la gara una punizione dal limite di Roth nel primo tempo.

Quindi la squadra subì un lento declino, come i precedenti club dominanti: il Bayern non vinse nessun'altra Coppa dei Campioni per 25 anni.

Nella fine degli anni Settanta iniziò un periodo di dominio delle squadre inglesi, che raccolsero sei vittorie consecutive ed un totale di sette vittorie in otto anni.

La squadra che iniziò questo ciclo fu il Liverpool guidato da Bob Paisley, ricordato come uno degli allenatori più vincenti della storia del calcio. Paisley poteva disporre di una squadra formata da elementi di sicuro valore come il portiere Ray Clemence, i difensori Phil Neal e Alan Kennedy, i centrocampisti Jimmy Case, Emlyn Hughes e Terry McDermott, gli attaccanti Ray Kennedy, Toshack e, su tutti, il talentuoso King Kevin Keegan, uno dei migliori talenti espressi dal calcio inglese, eletto Pallone d'oro in due occasioni. Erano tutti giocatori di livello internazionale, regolarmente convocati dalle loro rappresentative nazionali.

Il Liverpool giunse alla finale dello Stadio Olimpico di Roma del 1976-1977 contro il Borussia Mönchengladbach, già battuta nella finale di Coppa UEFA del 1972. I Reds vinsero per 3-1 e si laurearono campioni d'Europa per la prima volta, successo che replicarono l'anno successivo nella finale di Wembley contro i belgi del Bruges.

Nell'edizione 1978-1979 il Liverpool campione uscente fu sconfitto al primo turno da una connazionale, il Nottingham Forest. Il Forest, guidato da Brian Clough, ottenne poi il titolo europeo sconfiggendo gli svedesi del Malmö per 1-0 a Monaco. Gli uomini di Clough parteciparono all'edizione 1979-1980 come detentori del titolo, arrivando alla finale del 28 maggio 1980 allo Stadio Santiago Bernabéu, dove furono opposti ai campioni tedeschi dell'Amburgo. Gli inglesi passarono in vantaggio al 19° minuto con John Robertson e si chiusero in un impenetrabile catenaccio che riuscì a neutralizzare le punte tedesche. Il Nottingham Forest conquistò così anche la Coppa del 1980.

Il Liverpool ritornò in finale nell'edizione del 1981. Mise in bacheca il suo terzo trofeo battendo il Real Madrid a Parigi per 1-0.

Alla sua prima partecipazione in Coppa dei Campioni nel 1981-1982, l'Aston Villa vinse la competizione superando in finale il Bayern Monaco di Karl-Heinz Rummenigge, sconfitto per 1-0 al Feijenoord Stadion di Rotterdam, nonostante il portiere titolare, infortunato, fosse stato costretto ad abbandonare il terreno di gioco dopo appena dieci minuti dal fischio di inizio. I Villans continuarono così il dominio europeo degli inglesi di quegli anni.

La finale della Coppa dei Campioni 1982-1983, giocata il 25 maggio 1983 allo Stadio Spiridon Louis di Atene, fu la prima senza squadre inglesi dopo sette anni. A contendersi la Coppa c'erano la Juventus allenata da Trapattoni e condotta in campo da Michel Platini e Roberto Bettega, nettamente favorita e sospinta dall'urlo di 40.000 italiani, e i campioni tedeschi dell'Amburgo. Per nulla intimorito, l'Amburgo affonda subito il colpo: dopo appena otto minuti Felix Magath sorprese Dino Zoff fuori dai pali e lo beffò con un pallonetto dal limite dell'area. La Juventus, ingabbiata dalla difesa tedesca e con le punte in serata storta, non riuscì a pareggiare. L'Amburgo diventò la seconda squadra tedesca (dopo il tris del Bayern Monaco negli anni Settanta) a vincere la Coppa dei Campioni.

Nel 1983-1984 arrivò la quarta Coppa dei Campioni del Liverpool, vinta ancora una volta allo Stadio Olimpico di Roma, questa volta contro la squadra che in quello stadio era normalmente di casa, la Roma. Dopo l'addio di Ray Clemence, il Liverpool s'era affidato a un portiere africano spericolato e guascone, lo zimbabwese Bruce Grobbelaar, ex combattente e giramondo (aveva giocato al calcio in Sudafrica e in Canada). Per la prima volta nella storia la finale di Coppa dei Campioni fu decisa ai calci di rigore (dopo un sofferto pareggio per 1-1 siglato da Phil Neal e Roberto Pruzzo). Nei tiri dagli undici metri risultò determinante l'atteggiamento clownesco di Bruce Grobbelaar, che indusse Conti e Graziani a sbagliare i loro tiri. Per l'ennesima volta la Coppa dei Campioni prese la strada dell'Inghilterra. Il Liverpool divenne così la prima squadra capace di vincere il trofeo per quattro volte dopo il Real Madrid negli anni Cinquanta, mentre Grobbelaar divenne il primo calciatore africano a vincere la competizione.

Il giorno seguente l'UEFA escluse le squadre inglesi - i cui tifosi si erano già in passato macchiati di simili efferatezze - a tempo indeterminato dalle Coppe europee. Il provvedimento di esclusione fu applicato fino al 1990, un anno dopo la Strage di Hillsborough, che vide sempre protagonisti (anche se stavolta senza alcuna colpa) i tifosi del Liverpool.

Con l'esclusione delle squadre inglesi dal calcio europeo, si concluse il loro periodo di egemonia. Negli anni immediatamente successivi alla Strage dell'Heysel, ci furono vittorie inattese di squadre come la Steaua Bucarest (Romania), il Porto (Portogallo) e il PSV Eindhoven (Paesi Bassi).

Nell'edizione del 1985-1986 il trofeo fu sollevato dai rumeni della Steaua Bucarest. Nessuno immaginava la Steaua come possibile favorita per il titolo finale nella Coppa dei Campioni, ma gli uomini di Emeric Jenei sorpresero tutti, con un gioco forse non bello da vedere ma profondamente efficace, attendista e ostruzionistico, che cercava di impedire agli avversari di giocare per poi infilarli in contropiede. Campioni quali il capitano Balint, i goleador Boloni (di professione dentista) e Piturca, il "regista" Belodedici e, soprattutto, il portiere Duckadam guidarono la Steaua sino alla finale del 7 maggio 1986 allo Stadio Ramon Sanchez Pizjuan di Siviglia, in Spagna. I rumeni si trovarono di fronte proprio una compagine spagnola, il Barcellona, allenato da Terry Venables. In una finale dai poveri contenuti tecnici, la Steaua raggiunse il suo principale obiettivo: portare la sfida ai calci di rigore. Dopo aver mantenuto inviolata la sua porta nel corso della partita, Duckadam parò tutti e quattro i rigori battuti dal Barcellona, regalando la Coppa alla Steaua.

Nel 1986-1987 il Porto guidato da Artur Jorge (nome assunto da Pedroto) vinse il suo primo alloro continentale, la Coppa dei Campioni, battendo per 2-1 il Bayern Monaco. La finale, piuttosto movimentata, è reputata una tra le più belle della Coppa dei Campioni e si risolse con il gol di tacco di Rabah Madjer.

Nell'edizione del 1987-1988 il PSV Eindhoven, allenato da Guus Hiddink e composto da giocatori di rilievo come Ronald Koeman, Eric Gerets, Søren Lerby e Wim Kieft, vinse la Coppa dei Campioni per la prima ed unica volta nella sua storia. In finale batté il Benfica ai calci di rigore dopo che la partita si era conclusa a reti inviolate. Curiosamente il PSV si aggiudicò il trofeo senza più vincere alcuna partita dopo gli ottavi di finale: i biancorossi estromisero dalla competizione il Bordeaux ai quarti e il Real Madrid in semifinale grazie ai gol in trasferta pareggiando quattro volte.

Nell'edizione del 1988-1989 fu il Milan di Arrigo Sacchi a rendersi protagonista in Coppa dei Campioni, eliminando nell'ordine il Vitosha Sofia, la Stella Rossa Belgrado ai rigori, il Werder Brema e il Real Madrid. Contro gli spagnoli, dopo una partita dominata allo Stadio Santiago Bernabéu e caratterizzata da episodi dubbi fra i quali un gol regolare annullato, i rossoneri sbaragliano le merengues con uno storico 5-0 a San Siro grazie ai gol di Carlo Ancelotti, Frankie Rijkaard, Ruud Gullit, Marco van Basten e Roberto Donadoni, in quella che molti considerano la più bella partita mai giocata dal Milan. La finale del 24 maggio 1989 mette di fronte il Diavolo e i temibili rumeni della Steaua Bucarest, già campioni d'Europa nel 1986. Di fronte ai quasi centomila sostenitori rossoneri accorsi al Camp Nou di Barcellona il Milan annichilisce gli avversari per 4-0 con le doppiette di Ruud Gullit e Marco Van Basten.

Il Milan si conferma campione d'Europa anche nell'edizione successiva, dopo aver sconfitto il Benfica per 1-0 con gol di Rijkaard, al termine di una partita incerta in cui le squadre si equivalgono. Il trio olandese formato da van Basten, Gullit e Rijkaard divenne l'emblema di una delle squadre più forti di ogni epoca, votata Migliore squadra di club di sempre dalla rivista inglese World Soccer nel luglio 2007.

Nell'edizione del 1990-1991 il Milan campione in carica fu eliminato ai quarti di finale, dopo un vibrante doppio confronto con l'Olympique Marsiglia. I francesi furono poi sconfitti nella finale dello Stadio San Nicola di Bari dai campioni iugoslavi della Stella Rossa di Belgrado, che conquistarono il trofeo ai rigori, dopo un pareggio a reti inviolate. La finale del 1991 fu la sola tra il periodo 1989-1998 a non vedere una squadra italiana come finalista. L'esclusione delle squadre inglesi, come si è già detto, finì nel 1990, ma i campioni inglesi del Liverpool non poterono partecipare alla Coppa dei Campioni del 1991 poiché dovevano scontare un ulteriore anno di squalifica dalle Coppe europee.

Le squadre inglesi fecero ritorno nella Champions League nei primi anni Novanta, ma nessuna riuscì a superare gli ottavi di finale perché ostacolate dalla regola dei "tre stranieri": la UEFA prevedeva che alle squadre non fosse permesso, nelle partite giocate nell'ambito delle sue competizioni (quindi nella Champions League, nella Coppa delle Coppe e nella Coppa UEFA) di convocare più di tre giocatori stranieri. La limitazione ebbe effetti particolarmente negativi sulle squadre del Regno Unito, in quanto sia la UEFA che la FIFA considerano l'Inghilterra, l'Irlanda del Nord, la Scozia e il Galles delle nazioni separate.

Il periodo vide le squadre italiane sugli scudi. Furono tre le squadre della Serie A (Sampdoria, Milan e Juventus) che raggiunsero la finale in sette stagioni consecutive, vincendone due.

La finale della Coppa dei Campioni 1992, giocata allo stadio di Wembley, fu vinta dal Barcellona contro la Sampdoria. Il Barcellona, allenato da Johan Cruyff, era soprannominato Dream Team ("Squadra dei Sogni") e traeva il nome dalla squadra di pallacanestro statunitense che giocò alle Olimpiadi di Barcellona 1992. Il club catalano poteva annoverare giocatori come Josep Guardiola, José Mari Bakero, Aitor Begiristain, Jon Andoni Goikoetxea, Ronald Koeman, Michael Laudrup e Hristo Stoichkov, votato Pallone d'Oro nel 1994.

In questi anni la formula della Coppa dei Campioni fu rivoluzionata. Il torneo fu rinominato UEFA Champions League e il numero di squadre partecipanti fu ampliato, con la creazione di due gironi di qualificazione all'italiana di quattro squadre ciascuna prima dei quarti di finale.

Nella prima edizione della cosiddetta UEFA Champions League (trentottesima edizione della Coppa dei Campioni), nel 1992-1993, a vincere il trofeo fu l'Olympique Marsiglia, che sconfisse in finale il Milan di Fabio Capello per 1-0. L'Olympique Marsiglia fu poi esclusa dalla Coppa Intercontinentale, dalla Supercoppa Europea e dall'edizione successiva del trofeo in seguito ad uno scandalo di corruzione denominato Affaire VA-OM, che coinvolse il presidente del club francese, Bernard Tapie. Sempre nella stagione 1992-1993 l'Olympique Marsiglia si vide revocare il titolo nazionale che aveva conquistato sempre a maggio 1993. Il Milan, finalista perdente, avrebbe giocato la Supercoppa Europea e la Coppa Intercontinentale al posto dei marsigliesi, perdendole entrambe. Il Marsiglia rimane l'unica squadra francese ad aver vinto una Coppa dei Campioni. Nel gennaio 2006 destano scalpore alcune dichiarazioni dell' ex giocatore del Marsiglia, Jean-Jacques Eydelie, che disse di essersi dopato con altri giocatori la sera della finale. Dirigenti ed ex compagni di squadra del calciatore querelarono e smentirono le accuse. Il trofeo rimase nella bacheca marsigliese, nonostante l'iniziale ipotesi di una riassegnazione della Coppa dei Campioni al Milan.

Nell'edizione del 1993-1994 il Milan riscattò in modo memorabile la sconfitta contro l'Olympique Marsiglia patita nella finale dell'anno precedente, conquistando così il suo quinto titolo europeo nella finale di Atene (18 maggio 1994). L'avversario era il Barcellona, il cui allenatore, Johann Cruyff, alla vigilia si era detto sicuro che i suoi uomini avrebbero inflitto al Milan una lezione di calcio. Tuttavia, furono i rossoneri a surclassare gli avversari catalani con un severo 4-0 firmato da una doppietta di Daniele Massaro e dai gol di Dejan Savićević e Marcel Desailly. Quel punteggio rappresenta il maggiore scarto mai registrato in una finale di Coppa dei Campioni/Champions League, eguagliando esattamente quello della ripetizione della finale del 1974 (Bayern Monaco-Atletico Madrid 4-0), ma rimanendo inferiore, in termini di gol segnati, al roboante 7-3 della finale del 1960 tra Real Madrid ed Eintracht Francoforte. Marcel Desailly, il quale aveva vinto la Champions League l'anno prima con il Marsiglia, diventò nel 1994 il primo giocatore a vincere la Coppa in due stagioni consecutive con squadre differenti e il primo giocatore a vincere la Coppa dei Campioni con l'avversaria (il Milan) della sua ex squadra (l'Olympique Marsiglia) che aveva vinto l'edizione precedente (1992-1993).

Il Milan di Fabio Capello raggiunse la finale per il terzo anno consecutivo nell'edizione del 1994-1995, ma perse per 1-0 contro l'Ajax. Il club olandese presentava una squadra formata in gran parte da giocatori provenienti dalle sue formazioni giovanili, tra cui spiccava il 19enne attaccante Patrick Kluivert, autore del gol della vittoria. Quella formazione olandese, allenata da Louis van Gaal, si inseriva nel solco della grande tradizione del vivaio dell'Ajax, il cui prodotto più insigne è senza dubbio Johan Cruyff. Questo fu il primo trionfo dell'Ajax dal 1973, quando aveva vinto la sua terza Coppa dei Campioni consecutiva. In quel periodo numerosi giocatori dell'Ajax divennero titolari nella Nazionale olandese.

Il 22 maggio 1996, a undici anni dalla vittoria contro il Liverpool nella partita ricordata per la Strage dell'Heysel, tornò a trionfare la Juventus, rivoluzionata con l'arrivo ai vertici della triade Bettega-Giraudo-Moggi e dell'allenatore Marcello Lippi, che guidava una squadra di campioni come Gianluca Vialli, capitano della squadra, il giovane Alessandro Del Piero, già campione affermato, Gianluca Pessotto, Fabrizio Ravanelli, Angelo Peruzzi, Didier Deschamps, Ciro Ferrara e Paulo Sousa. La Juventus affrontò nella finale di Roma i detentori dell’Ajax, battendoli per 5-3 ai tiri di rigore dopo che i tempi supplementari si erano conclusi sul punteggio di 1-1, in una partita palpitante e ricca di emozioni. Jari Litmanen rispose sul finire del primo tempo regolamentare al gol del bianconero Ravanelli. Ai rigori, dopo gli errori di Sonny Silooy e di Edgar Davids per gli olandesi, fu decisivo il tiro trasformato in gol da Vladimir Jugović.

Da allora il mondo del calcio cominciò ad adattarsi ai cambiamenti radicali dovuti alla sentenza Bosman. Essa permetteva a tutti i calciatori dell'Unione Europea di trasferirsi gratuitamente alla fine del loro contratto, ma l'impatto più importante fu subito dalla Champions League. Infatti la sentenza Bosman ha anche proibito alle leghe calcistiche nazionali degli stati UE, e anche alla UEFA, di porre un tetto al numero di calciatori stranieri qualora ciò discriminasse cittadini dell'Unione Europea. Dopo la sentenza, la regola poteva ancora essere imposta, ma solo con riguardo ai calciatori non aventi cittadinanza di paesi facenti parte dell'Unione Europea.

Il Borussia Dortmund entrò nel novero delle squadre vincitrici della Coppa dei Campioni nell'edizione del 1996-1997, quando i tedeschi sconfissero i detentori della Juventus nella finale, dopo aver sconfitto i campioni inglesi del Manchester United in semifinale.

Nell'edizione del 1997-1998 la UEFA aprì le porte della Champions League alle seconde classificate degli otto migliori campionati continentali (vedi anche Formato del torneo). Nonostante i cambiamenti, fu una vecchia gloria a conquistare il titolo europeo: il Real Madrid. Guidata da Jupp Heynckes, la squadra che comprendeva campioni come Raúl, Predrag Mijatović, Fernando Redondo, Fernando Hierro, Davor Šuker, Clarence Seedorf e Roberto Carlos pose fine all'astinenza del Real Madrid nel massimo torneo continentale, astinenza che durava dal 1966. La squadra della capitale iberica batté infatti la Juventus per 1-0 nella finale della Champions League 1997-1998. Per i bianconeri si trattò della seconda sconfitta consecutiva in finale.

L'edizione 1998-1999 incoronò il Manchester United, capace di centrare, in quella stagione, il cosiddetto treble, che consiste nella vittoria in un'unica stagione di campionato, coppa nazionale e Champions League. Il Manchester impressionò per la capacità di uscire imbattuto da un girone difficile, comprendente anche Barcellona e Bayern Monaco, e per essersi sbarazzato di due grandi italiane, Inter e Juventus, nei quarti e in semifinale. Gli inglesi trionfarono anche in patria, dove vinsero sia la Premier League sia la FA Cup.

La finale passò alla storia come una delle partite più emozionanti di ogni epoca e venne giocata al Camp Nou di Barcellona. Anche l'altra squadra finalista, il Bayern Monaco, era in procinto di raggiungere il treble, conducendo il risultato per 1-0 dopo un gol su calcio di punizione di Mario Basler. Il Bayern dominò per tutta la durata dell'incontro, anche se non riuscì a segnare nessun altro gol, anche per merito del portiere del Manchester Peter Schmeichel, galvanizzato in quella che sarebbe stata la sua ultima partita di sempre con la maglia dei Red Devils. Dopo che l'arbitro Pierluigi Collina segnalò tre minuti di recupero, tutti i giocatori del Manchester si portarono nell'area avversaria alla ricerca del pareggio. Su un calcio d'angolo battuto da David Beckham i loro sforzi furono premiati: il subentrato Teddy Sheringham segnò dopo un quasi-gol di Ryan Giggs. Giusto un minuto dopo, un altro calcio d'angolo di Beckham fu trasformato in gol, stavolta da Ole Gunnar Solskjær su assist di Sheringham. Il repentino quanto clamoroso cambiamento del risultato valse la vittoria agli inglesi.

Fu il primo successo della squadra di Manchester dal 1968 e la prima vittoria di un'inglese da quella del Liverpool nel 1984.

L'edizione 1999-2000 coincise con un nuovo mutamento del formato della Champions League, aperta da allora anche alle terze classificate delle sei principali federazioni e alle quarte classificate delle migliori tre (vedi anche Formato del Torneo).

Questa stagione vide il ritorno delle squadre spagnole al dominio europeo. Dopo aver vinto due Coppe dei Campioni nel 1992 col Barcellona e nel 1998 col Real Madrid, la Spagna ebbe tre semifinaliste nella Champions League 1999-2000 (Real Madrid, Valencia e Barcellona). In quest'ultima edizione si giocò la prima finale fra due squadre di uno stesso paese (Real Madrid e Valencia). La prima finale del nuovo millennio, disputata nello Stade de France di Parigi, dove si era svolta la finale della prima edizione della Coppa dei Campioni, fu vinta dal Real Madrid, che sconfisse il Valencia per 3-0. Prima della finale il Real aveva avuto la meglio sul Bayern Monaco in semifinale e sul Manchester United nei quarti. La partita dei quarti di finale contro il Manchester all'Old Trafford, terminata con la vittoria per 2-3 in trasferta da parte dei madrileni, è ricordata per uno dei gol più belli nella storia del calcio. La marcatura fu realizzata da Raúl a conclusione di una notevole azione personale di Fernando Redondo, capace di superare un avversario con un colpo di tacco, soprannominato el taconazo de Old Trafford.

Nella UEFA Champions League 2001 la Liga spagnola ebbe due semifinaliste, Real Madrid e Valencia. Stavolta fu il Valencia ad arrivare in finale, dove fu sconfitto dal Bayern Monaco per 5-4 dopo i calci di rigore (1-1 alla fine dei tempi regolamentari). L'allenatore tedesco Ottmar Hitzfeld vinse così la sua seconda Coppa dei Campioni con due squadre diverse, a quattro anni di distanza dal trionfo con il Borussia Dortmund nel 1997. Per il Valencia si trattò della seconda sconfitta consecutiva in finale, come successe alla Juventus nel 1997 e nel 1998.

Dalla finale della UEFA Champions League 2002 uscì vincitore il Real Madrid. Furono almeno due le analogie con la vittoria del Real nel 1960: la nazionalità dell'avversaria (il Bayer Leverkusen, squadra tedesca come l'Eintracht Francoforte battuto nel 1960) e lo stadio (l'Hampden Park di Glasgow, dove si era disputata la finale del 1960). Mentre la squadra del 1960 era formata da campioni come Di Stéfano e Puskás, quello del 2002 era il Real dei cosiddetti Galacticos ("Galattici"), cioè dei grandi acquisti che avvenivano annualmente. Nell'estate 2001 il Real Madrid aveva acquistato dalla Juventus un plurivincitore del FIFA World Player of the Year, Zinédine Zidane, per la cifra record di 71 milioni di euro. Zidane e il Real Madrid furono all'altezza delle attese: il francese mostrò grandi abilità calcistiche, conducendo il Real alla sua nona vittoria in Coppa dei Campioni insieme a molte altre stelle, tra cui Luís Figo, Raúl e Roberto Carlos. Zizou segnò un gol memorabile in finale, quando colpì violentemente al volo il pallone da distanza ragguardevole, indirizzandolo all'incrocio dei pali. In semifinale i madridisti prevalsero sui connazionali del Barcelona, mentre nell'atto conclusivo il sorprendente Bayer Leverkusen di Lucio, Michael Ballack e Zé Roberto (che in semifinale aveva eliminato il Manchester United) fu sconfitto per 2-1 in rimonta il 15 maggio 2002.

Questa sconfitta pose fine ad una strana stagione per il Bayer Leverkusen allenato da Klaus Toppmöller. I tedeschi sfiorarono il treble, classificandosi secondi in tutte e tre le competizioni più importanti. Nella Bundesliga tedesca persero cinque punti nelle ultime tre giornate a favore del Borussia Dortmund, che si aggiudicò poi il campionato; in Coppa di Germania furono sconfitti per 4-2 dallo Schalke 04; in Champions League furono battuti dal Real Madrid. Inoltre, fatto singolare, molti tedeschi del Bayer che facevano parte della Nazionale tedesca arrivarono secondi al campionato del mondo 2002.

La stagione seguente segnò il ritorno delle squadre italiane al vertice del calcio europeo. Dopo aver dominato la competizione durante gli anni Novanta, Milan e Juventus avevano vissuto una crisi, culminata nell'edizione 2001-2002, quando nessuna squadra italiana raggiunse i quarti di finale. La tendenza fu invertita nella Champions League 2002-2003, in cui, delle quattro semifinaliste, tre erano italiane (Juventus, Milan e Inter). In semifinale ci fu il primo storico derby europeo tra le milanesi, in cui prevalse il Milan. La Juventus affrontò il Real Madrid e lo sconfisse per 3-1 dopo aver perso all'andata per 2-1. Pavel Nedved, vincitore proprio quell'anno del Pallone d'oro, rimediò un cartellino giallo nella sfida di ritorno e dovette saltare la finale per somma di ammonizioni.

Ad aggiudicarsi il trofeo fu il Milan, di nuovo campione dopo nove anni. I rossoneri giocarono un calcio a tratti spettacolare, basato sul possesso palla e sulla tecnica ed espresso nel miglior modo da un modulo innovativo, il cosiddetto rombo (il 4-3-1-2), ideato dall'allenatore Carlo Ancelotti per schierare nella stessa formazione giocatori di alto spessore tecnico come Andrea Pirlo e Manuel Rui Costa. In finale, il 28 maggio all'Old Trafford di Manchester, i rossoneri sconfissero ai calci di rigore la Juventus, rivale storica, nella prima finale della Coppa dei Campioni-Champions League con entrambe le contendenti italiane. La partita, molto combattuta, terminò a reti bianche dopo i tempi supplementari e si decise dal dischetto. Ai tiri dal dischetto Dida parò tre conclusioni avversarie, mentre Andriy Shevchenko trasformò il rigore decisivo che consegnò al Milan la coppa. Il capitano Paolo Maldini la sollevò a quarant'anni esatti dal padre Cesare, campione d'Europa 1963 con i rossoneri a Londra. Clarence Seedorf conquistò la sua terza Champions League, diventando il primo calciatore ad aggiudicarsi tre Coppe con tre squadre diverse: infatti aveva già vinto la Coppa con l'Ajax nel 1995 e col Real Madrid nel 1998.

Nella fase a gironi si verificarono alcuni curiosi risultati. Tre squadre chiusero con il medesimo punteggio tutti i loro incontri. Il Barcellona vinse tutte e sei le partite del suo girone, mentre lo Spartak Mosca le perse tutte. L'AEK Atene, invece, pareggiò sei volte, diventando la prima squadra imbattuta nel girone a non qualificarsi, finendo terza. Infine il Newcastle United perse le sue prime tre partite del girone, per poi vincere le altre tre contro Juventus, Dinamo Kiev e Feyenoord. Gli inglesi si piazzarono secondi con 9 punti e si qualificarono, pertanto, al secondo turno. Inoltre dopo il primo turno furono promosse tutte e quattro le italiane in gara: Inter, Juventus, Milan e Roma.

Le edizioni 2003-2004 e 2004-2005 della Champions League si rivelarono estremamente avvincenti per l'imprevedibilità dei risultati e per il livello di gioco su cui si espressero le squadre. Uno degli eventi più eclatanti fu il ribaltone di La Coruña: il Deportivo, sconfitto per 4-1 a San Siro dal Milan campione d'Europa uscente, fu in grado di infliggere agli italiani un clamoroso 4-0 nella gara di ritorno, nei quarti di finale dell'edizione 2004. Sempre nel corso di quella edizione e sempre nei quarti di finale, oltre all'inattesa eliminazione del Milan vi fu quella, clamorosa, di una compagine blasonata come Real Madrid, sconfitto dal Monaco. L'altro quarto di finale vide scontrarsi le inglesi Arsenal e Chelsea, formazione che prevalse nel doppio confronto. La finale di quella edizione fu tra due outsider come il Monaco allenato da Didier Deschamps e il Porto di José Mourinho, che prevalse con un netto 3-0.

Dell'edizione 2004-2005 resta memorabile l'emozionante finale di Istanbul, vinta ai calci di rigore dal Liverpool contro il Milan. Questa edizione fu caratterizzata da un notevole susseguirsi di vittorie del Milan. Inizialmente i rossoneri conclusero al primo posto il proprio raggruppamento. Di seguito eliminarono il Manchester United negli ottavi di finale (doppio 1-0), l'Inter nei quarti (successi per 2-0 in casa e 3-0 a tavolino nel ritorno) e il PSV Eindhoven in semifinale (vittoria per 2-0 a Milano e sconfitta per 3-1 al Philips Stadion). Il 25 maggio, nella finale di Istanbul, la decima nella storia rossonera, il Milan dominò il gioco e chiuse il primo tempo in vantaggio per 3-0 contro il Liverpool, grazie ad un gol di Maldini e alla doppietta di Crespo (più un gol annullato a Shevchenko per un fuorigioco inesistente). Nel secondo tempo, tuttavia, i rossoneri furono raggiunti sul 3-3 in soli 6 minuti, durante i quali un rigore parato dal portiere rossonero Dida fu poi ribadito in gol da Xabi Alonso, il che riaccese l'entusiasmo su una partita che sembrava ormai decisa e poco spettacolare. La gara procedette ai tempi supplementari, dove il portiere polacco Jerzy Dudek fu autore di un prodigioso salvataggio su un tiro ravvicinato di Shevchenko, e quindi ai calci di rigore. Qui il Milan fallì tre tiri dal dischetto di cui l'ultimo, decisivo, proprio con l'attaccante ucraino. Fu quindi la squadra inglese a sollevare la coppa, la quinta nella storia dei Reds di Liverpool.

L'edizione 2005-2006 si chiuse con il trionfo del Barcellona delle tante stelle, da Ronaldinho a Lionel Messi a Samuel Eto'o. I catalani, allenati dall'ex campione del Milan Frank Rijkaard, impressionarono per la capacità di abbinare un gioco a tratti spettacolare e la concretezza delle squadre esperte. Ronaldinho viene eletto miglior giocatore del torneo. Nella finale di Parigi superarono, per 2-1 in rimonta, gli inglesi dell'Arsenal, guidati da Henry.

Nel 2006-2007 si è assistito alla rivincita del Milan ai danni del Liverpool, primo caso nella storia della Champions League in cui due squadre si sono incontrate due volte in pochi anni in finale e in cui la perdente della prima è riuscita ad ottenere ciò che aveva perso precedentemente.

Dopo un'estate travagliata e caratterizzata dallo scandalo del calcio italiano del 2006, la Champions League iniziò con l'assenza di una delle sue protagoniste storiche, la Juventus, retrocessa in Serie B d'ufficio dopo essersi vista revocare gli ultimi due scudetti. Le cose andarono diversamente per il Milan, che pur avendo rischiato di mancare alla più importante competizione continentale, riuscì a iscriversi al torneo partendo dal terzo turno preliminare di agosto contro la Stella Rossa e ottendendo il diritto di partecipare alla fase a gironi della competizione per l'ottava volta negli ultimi dieci anni.

Nella fase a gironi dell'edizione 2006-2007 il Barcellona di Ronaldinho e il Chelsea di Shevchenko si affrontarono per l'ennesima volta. Dopo essersi contese nel 2005 l'accesso ai quarti di finale (aveva avuto la meglio la formazione inglese), nel 2006 si erano sfidate sempre negli ottavi di finale, nei quali la formazione catalana si era presa la rivincita, avviandosi a conquistare la coppa per la seconda volta nella sua storia. Questa volta, invece, furono nuovamente i Blues a prevalere, conquistando la testa del Girone A.

Tra le squadre qualificate per gli ottavi di finale del torneo figuravano tutte e quattro le inglesi. Solamente l'Arsenal non riuscì ad approdare alle semifinali, battuto agli ottavi dal PSV Eindhoven. Liverpool, Chelsea e Manchester United arrivarono ad occupare tre posti sui quattro disponibili nelle semifinali (l'altro fu del Milan). Le grandi assenti dei quarti di finale erano il Real Madrid, battuto da un agguerrito Bayern Monaco, l'Inter, eliminata dal Valencia dopo un doppio pareggio per la regola dei gol fuori casa, e il Barcellona campione in carica, sconfitto dal Liverpool, che con una serie notevole di vittorie (tra cui la rivincita contro il Chelsea) giunse a disputare la seconda finale in tre anni, secondo solamente all'altra finalista, il Milan, alla sua terza finale negli ultimi cinque anni.

Proprio il Milan, che pareva aver esaurito le energie già a dicembre, dopo aver pareggiato in casa contro il Bayern Monaco fu capace di infliggere un 2-0 in trasferta all'Allianz Arena, di surclassare il Manchester United grazie ad un grande Kaká, autore di una doppietta all'Old Trafford (vittoria inglese per 3-2) e di un gol nel 3-0 rossonero di San Siro, e di raggiungere in finale i Reds allo Stadio Olimpico di Atene. Proprio come nel 1994 contro il Barcellona, il Milan sollevò la coppa nella città ellenica, portandosi per la settima volta della sua storia sul tetto dell'Europa.

Importantissimo fu il contributo di Kaká, capocannoniere del torneo con 10 gol, Filippo Inzaghi, autore di due gol in finale, Andrea Pirlo, Clarence Seedorf, Paolo Maldini, Gennaro Gattuso, Dida, Massimo Ambrosini, Alessandro Nesta e tanti altri giocatori già componenti della squadra vincitrice della Champions League nel 2003. In particolare Inzaghi, malgrado le poche partite disputate nel corso della stagione, seppe segnare i gol decisivi nelle partite di maggiore importanza. A titolo di curiosità va citata la particolarità relativa allo sponsor: se l'anno prima le squadre finaliste vestivano Nike, questa volta entrambe erano sponsorizzate da Adidas (in questa stagione il Liverpool aveva cambiato fornitore tecnico).

Nel 2007-2008 la Champions League è stata vinta dal Manchester United, che ha battuto in finale il Chelsea nella prima finale tutta inglese della competizione ed è diventato Campione d'Europa per la terza volta.

Molte le favorite oltre alle due finaliste all'inizio della competizione. Tra le italiane spicca l'Inter di Zlatan Ibrahimović e delle tante stelle messe a disposizione dell'allenatore Mancini dal presidente Massimo Moratti assieme al Milan campione in carica che fatica in campionato ma che continua a dare il meglio di sé in Europa. Oltre alle finaliste anche altre due inglesi si candidano alla vittoria: il Liverpool squadra solida che punta su un gruppo in grado di conquistare sempre le fasi finali della competizione negli utimi quattro anni e un Arsenal che Arsène Wenger ha rivoluzionato dall'anno precedente. I Gunners sostituiscono infatti la loro bandiera e giocatore di punta Thierry Henry (trasferitosi al Barcelona andando a formare il quartetto di campioni con Eto'o, Messi e Ronaldinho) con innesti giovani ma di grande classe come il togolese Adebayor. E proprio il Barcelona dei quattro fuoriclasse è una delle due formazioni spagnole favorite insieme al Real Madrid.

Dopo la fase a gironi tutte le favorite sono ancora in gioco per la vittoria finale. Le varie fasi a eliminazione diretta riservano un'edizione ricca di emozioni grazie a scontri diretti tra le grandi fin dagli ottavi di finale (come Milan-Arsenal), alla presenza tra le accesse alle fasi finali di altre squadre di un certo calibro come Roma e Lione e di squadre-rivelazione come lo Schalke 04, in grado di mettere in difficoltà il Barça, e il Fenerbahçe, che prima elimina il Siviglia e poi crea problemi al Chelsea.

Alle semifinali si è prospettata una situazione simile a quella dell'edizione 2002-2003 e anche a quella dell'anno prima. Infatti 3 squadre su 4 erano di un'unica nazionalità. Sicuramente una squadra inglese sarebbe volata a Mosca. Da una parte si sono affrontate Liverpool e Chelsea. I Reds erano reduci da scontri diretti estenuanti contro Inter e Arsenal (che a sua volta ha eliminato il Milan Campione uscente), mentre i Blues hanno avuto vita facile contro Olympiakos e sofferto contro il Fenerbahçe. Dalla parte opposta del tabellone il Manchester United ha eliminato Lione e Roma (che a sua volta aveva eliminato il Real) e il Barça, che ha affrontato Schalke e Celtic. Il Liverpool, sebbene esprima un buon gioco, ha pregiudicato la qualificazione nella partita di andata con un autogol negli ultimi minuti di John Arne Riise, che ha vanificato la possibilità di una vittoria esterna importantissima. L'altra semifinale di andata tra Barcellona e Manchester United è stata spettacolare, ma è terminata 0-0. La gara di ritorno, più tattica, si è conclusa con la qualificazione degli inglesi, vittoriosi grazie a un gol di Paul Scholes.

In finale i Red Devils hanno sfidato il Chelsea (per la prima volta alla finale della massima competizione europea), nella prima finale tutta inglese della storia del torneo, la terza tra nazioni di uno stesso paese dopo 2000 e 2003. Il primo tempo è finito con il parziale di 1-1, con Cristiano Ronaldo a segno di testa per il Manchester e Frank Lampard, a termine di un'azione molto confusa, per il Chelsea. Il risultato è rimasto immutato fino alla fine dei tempi regolamentari e dei tempi supplementari, nonostante la sfida sia stata molto accesa e piena di emozioni. Ai tiri di rigore hanno fallito Ronaldo per il Manchester United e per il Chelsea il capitano John Terry, scivolato al momento del tiro su un campo non impeccabile proprio sull'ultimo rigore, quando la vittoria sembrava già raggiunta. L'errore decisivo è stato quello di Nicolas Anelka, il cui tiro è stato parato da Edwin van der Sar.

La formula inziale del torneo era, come si è già detto, quella dell'eliminazione diretta: le trentadue squadre si incontravano a doppio turno di andata e ritorno (per i primi anni era prevista anche una terza partita di spareggio) nei turni di sedicesimi, ottavi, quarti di finale, semifinali e poi finale unica. In caso vi fossero più di trentadue squadre ai nastri di partenza, quelle con il coefficiente UEFA più basso dovevano spareggiare per entrare a far parte del tabellone principale. La vincitrice della Coppa dei Campioni era ammessa di diritto all'edizione dell'anno successivo (unico caso in cui era possibile vedere più di una squadra per federazione).

La formula della Coppa dei Campioni rimase praticamente immutata per oltre trent'anni. Fu solo sul finire degli anni 1980 che si cominciarono a mettere in cantiere progetti di riforma. La struttura delle Coppe europee era da sempre considerata provvisoria, riecheggiando ciclicamente quell'idea di un campionato europeo per clubs che era stata proposta da Gabriel Hanot decenni prima.

Il primo cambiamento alla ormai classica formula della coppa fu apportato nella stagione 1991/92 quando furono previsti, in luogo dei quarti di finale e delle semifinali, due gironi di qualificazione all'italiana di quattro squadre ciascuna. Il pubblico dimostrò di gradire la novità tant'è che nella successiva stagione 1992/93 l'UEFA diede a questi nuovi gironi il nome UEFA Champions League, registrandone un logo e un inno ufficiale. La stagione successiva si ebbe una piccola aggiunta: dopo i gironi fu introdotta una semifinale di sola andata (in casa della vincitrice del girone) tra prime e seconde, le vincenti vanno in finale.

Un altro grande cambiamento avvenne nella stagione 1994/95. Con l'edizione precedente, infatti, si era concluso il contratto che legava la UEFA all'Eurovisione e che dava diritto a quest'ultima di trasmettere in esclusiva la finale della Coppa dei Campioni. Ciò diede campo libero alla UEFA per rivedere integralmente il format della competizione secondo canoni più appetibili alle televisioni private. L'accesso alla coppa fu dunque riservato ai soli 24 migliori campioni del continente, relegando gli altri nella meno prestigiosa Coppa UEFA. Il termine Champions League prese ad indicare l'intera manifestazione e non solo i gironi, e la coppa si strutturò su una fase a gironi autunnale e una ad eliminazione diretta primaverile.

Ma la grande svolta avvenne con la stagione 1997/98, quando fu abrogata quella clausola che era divenuta l'essenza stessa della Coppa dei Campioni, e cioè la partecipazione dei soli campioni in carica. In quell'anno infatti il meccanismo dei preliminari estivi se da un lato ricomprendette quelle nazioni che ne erano state escluse tre anni prima, dall'altro aprì le porte alle seconde classificate degli otto migliori campionati continentali.

La minaccia di una Superlega fra le migliori società europee spinse infine nel 1999 la UEFA a ridisegnare in fretta e furia l'intero impianto delle sue tre coppe. La porta della Champions League venne aperta anche alle terze classificate delle sei principali federazioni e alle quarte classificate delle migliori tre. Il format fu ampliato con ben due fasi a gironi seguite da due turni ad eliminazione più la finale. Per laurearsi campione era dunque necessario disputare ben 17 gare, se non 19, 21 o addirittura 23 nel caso di partenza dai preliminari. La Champions League assunse quindi un ruolo di assoluto predominio nell'immaginario sportivo collettivo, relegando in una posizione marginale la Coppa UEFA e determinando l'abrogazione della Coppa delle Coppe.

L'attuale formato della competizione è in vigore dalla stagione 2003/04.

Il torneo si compone di diverse fasi, composte tra eliminazione diretta e gironi all'italiana. I primi tre turni sono ad eliminazione diretta e le squadre iniziano a prendere parte a una delle tre fasi in base alla posizione ottenuta nel proprio campionato nazionale ed al coefficiente UEFA (vedi anche la sezione Squadre ammesse). Sedici squadre, quelle meglio classificate nei campionati nazionali più importanti del continente, prendono direttamente parte alla fase a gironi senza passare quindi dai turni preliminari. In questi preliminari, giocati con partite in casa e in trasferta da metà luglio a fine agosto, la squadra vincente passa al turno successivo. Le squadre sconfitte al terzo turno vengono ammesse alla Coppa UEFA mentre le 16 squadre uscite vincenti dai turni preliminari possono prendere parte alla fase a gironi, assieme alle altre 16 già ammesse direttamente.

Questi gironi si compongono di 8 gruppi di 4 squadre ed ogni squadra gioca con le altre tre due volte, una in casa e una in trasferta. Questa fase dura da metà settembre ai primi di dicembre. Le terze classificate verranno ammesse in Coppa UEFA, mentre l'ultima verrà eliminata dal torneo. Le prime due passano al turno successivo, ad eliminazione diretta (da fine febbraio fino alla finale di maggio): le prime classificate giocheranno con le seconde e avranno il fattore campo a favore. In questa fase non sono previsti derby nazionali, che potranno essere giocati a partire dai quarti di finale.

Gli scontri diretti che terminano in parità prevedono la regola del gol fuori casa, dei tempi supplementari ed eventualmente dei calci di rigore. Fa eccezione la finale, giocata a turno unico (in uno stadio determinato un paio di anni prima) con tempi supplementari e rigori per i pareggi.

Dal 2009 è stabilita la riforma dei turni preliminari. Rispetto alla formula attuale, sei squadre in più saranno ammesse direttamente ai gironi: le terze classificate dei tre migliori campionati nazionali e i campioni delle federazioni fra il 10° e il 12° posto del ranking. I dieci posti residui saranno attribuiti attraverso due distinti percorsi preliminari. Il primo comprenderà i campioni delle nazioni minori classificate dal 13° al 53° posto del ranking, si svolgerà in quattro turni e avrà l'effetto di favorire a tali squadre la qualificazione alla fase a gironi, rispetto al regolamento precedente che prevedeva lo scontro con squadre non campioni nazionali delle maggiori federazioni. Il secondo percorso preliminare, costituito da due turni, comprenderà invece le squadre residue delle federazioni maggiori fino al 15° posto. Anche le squadre perdenti il penultimo turno preliminare, e non solo l'ultimo, avranno accesso alla Coppa UEFA.

Nessun cambiamento è invece previsto per il format della competizione vera e propria, confermato sino al 2012. Sono stabiliti solo piccoli ritocchi di calendario: gli ottavi si svolgeranno nell'arco in un mese (4 partite a settimana), mentre dal 2010 la finale si svolgerà di sabato per agevolare l'afflusso delle famiglie nell'impianto sede dell'atto conclusivo della manifestazione.

La forma del trofeo così com'è conosciuto ora fu commissionata nel 1966 per 10.000 franchi svizzeri e la prima squadra a vincere la nuova coppa fu il Celtic FC (vincente nella finale del 25 maggio 1967 a Lisbona contro l'Internazionale Football Club). La forma, con i particolari manici denominati "grandi orecchie", venne approvata dall'allora segretario generale della UEFA, Hans Bangerter, sulla base di varie proposte presentate da uno specialista di Berna, Hans Stadelmann. I ritocchi finali furono opera dell'incisore Fred Bänninger dopo 340 ore di lavoro del figlio di Stadelmann, Jürg. La coppa misura 62 cm di altezza e pesa 7,5 kg. Se le versioni del 1973 e del 1976 furono sostanzialmente conformi all'originale del 1966, quella del 1994 variò nel particolare della scritta Coupe des clubs champions européens che da minuscola divenne maiuscola, e del retro su cui si incominciarono ad incidere i risultati delle finali, mentre il trofeo attuale, datato 2005, porta oggi incisi sul retro i nomi di tutte le squadre che l'hanno vinto in precedenza, ed ha le orecchie piu aggraziate.

Dal 1997 il trofeo originale viene consegnato al sindaco della città ospitante la finale, così da poter essere visitato dal pubblico per uno o due mesi prima dell'incontro decisivo. Così fu anche per Milano nel 2001, che ospitò la coppa al centro dell'ottagono della Galleria Vittorio Emanuele a due passi dal Duomo, liberamente visibile da chiunque fino al 23 maggio, giorno della finale tra Bayern Monaco e Valencia. Attualmente sono due le città italiane ad avere ospitato il trofeo: Milano (2001) e Roma (1996), che lo ospiterà di nuovo nell'edizione del 2009.

La squadra vincitrice della Champions League ritira la coppa al termine della cerimonia di premiazione, e riconsegna il trofeo al quartier generale della UEFA due mesi prima della finale della stagione successiva. La UEFA consegna comunque una replica in scala ridotta della coppa che viene mantenuta dalla società vincitrice. Le uniche squadre a poter trattenere il trofeo originale sono quelle capaci di aggiudicarsi tre tornei consecutivi o cinque in tutto, ovvero quelle insignite del Badge of Honour (Stemma onorifico), introdotto nella stagione 2000-2001.

Queste squadre vengono contraddistinte da un particolare stemma di colore blu raffigurante la coppa con impresso il logo della competizione (le stelle che formano un pallone) sotto il numero di Champions League (e Coppe Campioni) vinte, posto sulla manica sinistra della divisa ufficiale.

Nell'edizione 2004-2005 l'UEFA ha introdotto il logo dei detentori, da apporre sulla manica destra della maglia della detentrice del trofeo nella stagione successiva alla vittoria. La prima squadra a indossare il logo dei detentori è stato il Porto.

Alla UEFA Champions League, cui è ammessa di diritto la squadra detentrice, possono partecipare solo le squadre che militano nei campionati associati alla UEFA (eccetto Liechtenstein), in base alla posizione in classifica ottenuta durante la precedente stagione.

Il coefficiente UEFA determina automaticamente a che livello una squadra dovrà iniziare a competere: i primi tre campionati che apportano 4 squadre, vedranno le prime due classificate iniziare dai gironi all'italiana, mentre la terza e la quarta dovranno iniziare dai cosiddetti preliminari di Champions League, ovvero dal terzo turno di qualificazione. Attualmente, questo è il caso previsto per i campionati di Liga Spagnola, Serie A e Premier League.

Le successive tre nazioni iscriveranno ugualmente due squadre direttamente ai gironi, ma una sola ai preliminari, come peraltro le seguenti tre federazioni, che però di posti assicurati nei gironi ne hanno uno solo a testa.

Le altre nazioni devono necessariamente passare integralmente dai preliminari, con due formazioni le prime sei, e una sola tutte le altre.

Oltre ai già citati meriti sportivi, ogni club deve ricevere una particolare licenza dalla propria associazione calcistica per partecipare alla Champions League, utile a comprovare l'adeguatezza dello stadio, delle infrastrutture e della stabilità finanziaria.

La Champions League è una competizione dalle grandi possibilità economiche per i club che vi partecipano e che riescono a giocare il maggior numero di partite. La UEFA, infatti, distribuisce parte dei ricavi ottenuti dalle vendite dei diritti televisivi in tutta Europa tra le squadre partecipanti in base ai livelli raggiunti (gironi, quarti di finale, semifinali e finale). Per esempio i guadagni ottenuti dai club che hanno preso parte all'edizione 2004-2005 sono compresi tra i 3,8 milioni di euro dello Sparta Praga ai 30,6 milioni di euro del vincente Liverpool. Per le italiane: 10,6 milioni alla Roma, 14,9 all'Inter, 15 alla Juve e 26 milioni di euro al Milan.

Nel torneo 2005-2006 sono stati distribuiti 430 milioni di euro tra le 32 formazioni partecipanti.

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Cesc Fàbregas

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Francesc Fàbregas Soler, detto Cesc Fàbregas (pron. IPA: /ˈsɛsk ˈfaβɾəɣəs suˈɫeʁ̞/; Arenys de Mar, 4 maggio 1987), è un calciatore spagnolo, centrocampista capitano dell'Arsenal e militante nella Nazionale spagnola.

Fàbregas incominciò la sua carriera nelle giovanili del Barcelona, ma fu ingaggiato dall'Arsenal nel settembre 2003. Non si distinse particolarmente nella sua prima stagione con i Gunners, ma, a causa dei successivi infortuni dei centrocampisti chiave della squadra, riuscì a trovare maggiori spazi nella stagione 2004–2005. Dopo non molto, diventò il playmaker titolare dell'Arsenal. Incominciò presto a battere così molti record, specialmente riguardo alla sua giovane età, e si guadagnò dagli esperti la reputazione di un ottimo giocatore tecnico e molto promettente. Nel calcio internazionale, la sua avventura nella Spagna incominciò al Mondiale Under-17 2003 in Finlandia. Date le sue ottime prestazioni, guadagnò un posto nella squadra titolare con la quale partecipò al Campionato Mondiale 2006 e a quello Europeo 2008, quest'ultimo vinto dalla nazionale iberica.

In origine acquistato come giocatore da far crescere lentamente attraverso la League Cup, Fàbregas venne inaspettatamente schierato nel centrocampo dell'Arsenal dopo gli infortuni di Patrick Vieira, Gilberto Silva ed Edu durante la stagione 2004–2005; da allora continua ad essere titolare nella squadra londinese. Le funzioni dello spagnolo sono per la maggior parte quelle di playmaker e la sua dote principale è il passaggio o lancio lungo. Essendo apprezzato come uno dei più ambiti talenti nel calcio di oggi, viene descritto parte vitale della squadra dell'Arsenal: dimostra fantasia, creatività ed altruismo nell'intricato gioco dei Gunners, e dà prova di una maturità che non fa intuire la sua giovane età. Nei calci piazzati, è una delle prime scelte nella squadra sia su quelli d'angolo che su quelli di punizione.

Fàbregas ha dichiarato in un'intervista che, mentre Vieira ha rappresentato un modello di riferimento ed un mentore, il suo stile di gioco sin dalla sua infanzia si ispira all'eroe e compatriota Josep Guardiola. In un certo senso ha un diverso modo di giocare rispetto agli altri calciatori dell'Arsenal che in passato hanno ricoperto il suo ruolo, preferendo l'abilità alla forza. Inizialmente, questo causò molte critiche, specialmente riguardo al suo poco peso e alla debole ossatura, che lo portavano ad uno stile di gioco poco aggressivo. Anche il suo ex compagno di squadra, Ashley Cole, lo definì, nella sua autobiografia, un "pesopiuma che deve dimostrare ancora tutto".

Comunque, durante quel periodo, le statistiche di Fàbregas migliorarono durante la stagione, e pian piano il giovane iberico acquistò uno stile di gioco più aggressivo. La sua importanza nella squadra come la maggiore forza creativa è anche testimoniata dai 16 assist offerti in tutte le competizioni della stagione 2006–2007. Secondo una sua affermazione, segnare è stato il suo punto debole durante le sue prime stagioni all'Arsenal; l'insufficienza nella fase realizzativa era anche un problema di tutta la squadra durante le stagioni 2005–2006 e 2006–2007. Questa situazione mutò a partire dalla stagione 2007–2008, quando segnò 11 goal durante le prime 16 partite, e l'allenatore Wenger disse che la sua precedente difficoltà nella finalizzazione era dovuta ad un basso stato mentale, paragonando la visione di gioco dello spagnolo a quella di Michel Platini. Vista la sua giovane età, spesso sono sorte delle preoccupazioni riguardo al gran numero di partite disputate da Fàbregas, sia nella squadra di club che con la nazionale. Ciò a causa del fatto che la sua rapida crescita e il poco riposo tra un match e l’altro fanno temere il rischio di infortuni, sebbene il centrocampista ne abbia subito solamente uno di grave entità nei suoi sei anni di carriera con l'Arsenal.

Fàbregas nacque nel 1987 da Francesc Fàbregas Sr., che dirigeva una azienda di proprietà, e Núria Soler, proprietaria di una fabbrica di pasta. Fàbregas tifava per il Barcellona sin da ragazzo, e andò al primo match a soli 9 mesi con il nonno. Cominciò la sua carriera calcistica proprio con la squadra catalana. Inizialmente, il suo ruolo era di mediano, e già divenne un prolifico goleador, a volte segnando 30 goal in una stagione per la squadra giovanile. Comunque, non giocò mai una partita con la prima squadra al Camp Nou. Capendo di avere quindi poche chance in Spagna, si unì all'Arsenal, per il quale firmò l'11 settembre 2003. Inizialmente, trovò alcune difficoltà a vivere nella capitale inglese, ma presto strinse un'amicizia con il compagno di squadra Philippe Senderos, che lo aiutò ad ambientarsi. All'età di 16 anni, Fàbregas non si sarebbe aspettato di entrare subito in prima squadra, ma intanto apprendeva da calciatori importanti come Patrick Vieira e Gilberto Silva; contemporaneamente si allenava duramente e studiava la lingua inglese. Tuttavia fece il suo debutto con l'Arsenal non molto più tardi, il 23 ottobre 2003, in una partita di League Cup contro il Rotherham United. Ciò lo portò a diventare il più giovane calciatore dell'Arsenal di sempre ad aver giocato in prima squadra, all'età di 16 anni e 177 giorni. Successivamente divenne anche il più giovane marcatore nella storia dell'Arsenal sempre in un match di League Cup, segnando in una vittoria per 5–1 contro il Wolverhampton Wanderers. Sebbene l'Arsenal quella stagione vinse il campionato senza sconfitte, Fàbregas non fu premiato con la medaglia siccome non fece alcuna presenza in questa competizione.

Lo spagnolo debuttò in campionato nella stagione 2004–2005, quando giocò la sua prima partita al di fuori della League Cup. Fu contro il Manchester United nella Community Shield. Dopo un infortunio a Vieira, Fàbregas prese il suo posto e collezionò quattro presenze consecutive in Premier League. Ricevette ottime critiche per le sue prestazioni, avendo segnato anche un goal nel match vinto 3–0 contro il Blackburn Rovers. Diventò così il più giovane calciatore di sempre nell'Arsenal ad aver segnato in campionato. A seguito di alcuni infortuni a Edu e Gilberto Silva, ricevette più spazio in tutte le competizioni. Nella UEFA Champions League è diventato il secondo goleador più giovane nella storia del torneo dopo aver segnato il terzo goal contro il Rosenborg in una partita finita 5–1 per i Gunners. Concluse questa stagione vincendo il primo trofeo con l'Arsenal da quando giocava titolare, nella finale di FA Cup 2004–2005 vinta contro il Manchester United ai tiri di rigore.

Dopo la partenza di Vieira alla Juventus, Fàbregas si distinse regolarmente nel centrocampo dell'Arsenal a fianco di Gilberto Silva. Collezionò, tra tutte le competizioni, 49 presenze nella stagione 2005–2006. Nonostante la sua giovane età, le sue prestazioni finirono sotto gli occhi di tutti per la sua sempre migliore partecipazione nella prima squadra. Comunque, possedeva un'ossatura debole e giocava con meno aggressione di Vieira, il che sollevava dubbi riguardo le sue capacità di colmare il vuoto lasciato dal francese. Ma Fàbregas affermò il suo stile di gioco e impressionò gli esperti nelle partite di Champions League contro il Real Madrid e la Juventus. In quest'ultima, segnò il primo goal dell'Arsenal e fece da assistman per il secondo goal di Thierry Henry. Allo stesso tempo provò che poteva competere contro i giocatori più forti fisicamente, specialmente centrocampisti aggressivi come Vieira. Giocò successivamente la finale contro il suo ex club Barcellona, ma l'Arsenal fu sconfitto 2–1; con questo risultato, fu determinato il fallimento della squadra nel vincere trofei durante la stagione.

Fàbregas, data la sua grande crescita, fu oggetto di speculazioni di mercato durante l'estate; il Real Madrid espresse il desiderio di comprarlo nonostante il suo lungo contratto con l'Arsenal, ma l'allenatore Arsène Wenger dichiarò che la sua squadra non avrebbe accettato alcuna offerta. Nel settembre del 2006, a sei anni dalla scadenza del suo contratto, l'Arsenal offrì al giocatore un maggiore ingaggio per cinque anni (con l'opzione di estende il contratto per altri tre anni, facendone così otto), il quale firmò il 19 ottobre 2006. Data l'inusuale lunghezza del suo contratto, Fàbregas citò il bel modo di giocare dell'Arsenal e Wenger come le ragioni per la sua decisione di rimanere a lungo.

La stagione 2006–2007 fu un'esperienza di insegnamento per i giovani dell'Arsenal e Fàbregas. Il club ancora una volta non riuscì a conquistare alcun trofeo e fu battuto dai rivali cittadini del Chelsea nella finale di League Cup. Comunque, Fàbregas emerse come uno dei più creativi giocatori chiave della squadra, giocando ogni singola partita di campionato. Mise inoltre in moto l'avventura dell'Arsenal nella UEFA Champions League 2006–2007, quando segnò una doppietta nella vittoria per 3–0 contro la Dinamo Zagabria in uno dei match di qualificazione. In Premier League, fece 13 assist, il secondo record di tutto quel campionato. Finì la stagione conquistando vari premi individuali, tra cui il premio Golden Boy (Ragazzo d'oro) assegnatogli dal quotidiano sportivo italiano Tuttosport, basatosi su un sondaggio tra i maggiori esperti calcistici in Europa. Fece parte della selezione UEFA Team of the Year (Squadra dell'anno UEFA), e vinse il premio FA Premier League Player of the Month (Giocatore del mese FA Premier League) nel gennaio 2007. Inoltre, fu anche nominato per i premi Giocatore dell'anno della PFA e Giovane dell'anno della PFA, ma furono assegnati tutti e due a Cristiano Ronaldo del Manchester United. Nel giugno 2007, fu anche premiato come Arsenal's Player of the Season (Giocatore dell'Arsenal della stagione), prendendo il 60% dei voti.

La stagione 2007–2008 incominciò con molta incertezza da parte dell'Arsenal. Come prima cosa, David Dein, il vice presidente del club, se ne andò tra accuse a suo parere ingiuste e senza prove; partì poi il capitano e il goleador più prolifico di sempre della squadra, Thierry Henry, che si unì al Barcellona. Ci furono anche speculazioni riguardo al futuro di Wenger sulla panchina del club. Fàbregas capì che sarebbe potuto diventare il giocatore più determinante per i Gunners, e dichiarò di essere pronto per la sfida. Incominciò la stagione bene, facendo goal e assist, e il sito web soccernet attribuì i primi successi della squadra al giovane spagnolo. Anche per questi motivi si guadagnò il trofeo O2 Player of the Month dai tifosi dell'Arsenal nei mesi di agosto, settembre e ottobre, oltre all'altro premio Premier League Player of the Month di settembre. Mentre l'Arsenal guidava il campionato fino a marzo, Fàbregas riuscì ad essere ugualmente importante nelle partite di Champions League; nel turno di ritorno contro l'AC Milan, il centrocampista segnò un goal verso la fine del match che mandò la sua squadra ai quarti di finale. L'11 aprile 2008, Fàbregas fu nominato per i premi Giocatore dell'anno della PFA e Giovane dell'anno della PFA per il secondo anno consecutivo; fu successivamente incoronato come vincitore di quest'ultimo e fu inserito nella Squadra dell'anno della PFA, oltre a vincere l'Arsenal's Player of the Season per la seconda volta. Ma l'Arsenal non riuscì comunque a rimanere in testa al campionato, oltre ad essere eliminata dalle coppe, completando così un'altra stagione senza trofei.

Il 24 novembre 2008, a 14 gare in campionato nella stagione 2008–2009, Fàbregas venne nominato capitano dell'Arsenal per sostituire William Gallas. Ma proprio quando la squadra londinese, dopo un brutto inizio di campionato, sembrava tornare in lotta per il titolo, allo spagnolo venne diagnosticato un infortunio al legamento del ginocchio destro, che lo avrebbe costretto a rimanere fuori dai campi da gioco per svariati mesi. È ritornato in campo nell'aprile del 2009 per la partita contro il Manchester City finita 2-0 per i Gunners, dove lo spagnolo ha regalato due assist.

Sebbene giochi regolarmente per la Nazionale di calcio della Spagna, Fàbregas cominciò la sua carriera internazionale a livelli giovanili. Alla fine del Campionato mondiale Under-17 2003 in Finlandia, si classificò come capocannoniere del torneo nonostante giocasse a centrocampo, e fu eletto Calciatore del Torneo. La Spagna in quell'occasione si classificò seconda dietro al Brasile. Fàbregas fu successivamente impegnato nel Campionato europeo Under-17 2004, dove la Spagna arrivò nuovamente seconda. Il ragazzo incise molto anche questa volta, e fu nominato il Ragazzo d'Oro del torneo.

Dopo essersi confermato uno dei giocatori chiave dell'Arsenal solamente alla sua seconda stagione, Fàbregas non dovette attendere molto per essere chiamato in Nazionale maggiore. Notando il suo impressionate stato di forma in Champions League, il tecnico Luis Aragonés convcocò il ragazzo per un'amichevole contro la Costa d'Avorio. Con questa partita Fàbregas divenne il più giovane calciatore a giocare per la Spagna negli ultimi 70 anni. Ricevette buone critiche per il suo debutto, anche per aver partecipato attivamente all'azione del vantaggio spagnolo in una partita vinta poi 3–2.

Il 15 maggio 2006, Fàbregas venne inserito nella lista dei campionati per i Mondiali 2006. Durante il torneo, nei primi due match della Spagna giocò solamente un tempo a partita come sostituto, contribuendo però con un assist a Fernando Torres nella partita vinta 3–1 contro la Tunisia. Nella terza partita, contro l'Arabia Saudita, Fàbregas non rimase più tra le riserve (come l'allora compagno di squadra José Antonio Reyes). Giocò tutta la partita solamente contro la Francia nella fase a eliminazione diretta, al posto di Marcos Senna, dove però la Spagna perse 3–1. Comunque, va ricordato che Fàbregas divenne il più giovane calciatore spagnolo di tutti i tempi a partecipare ad un Mondiale, quando al 77' minuto, nella partita contro l'Ucraina vinta per 4–0, venne sostituito al posto di Luis García: era il 13 giugno 2006 ed aveva 19 anni e 41 giorni. Fu successivamente candidato per il premio Miglior giovane del Torneo, ma andò al tedesco Lukas Podolski.

Ad Euro 2008, a Fàbregas fu data la maglia numero 10, piuttosto che quella numero 18 che aveva precedentemente. Nonostante figurò in quasi tutte le partite come sostituto, fece un considerevole impatto sul torneo della Spagna. Il 10 giugno 2008 segnò il suo primo gol in nazionale nella partita d'esordio vinta 4–1 contro la Russia, servendo anche un assist. In seguito la Spagna vinse tutte e due le partite successive del girone, e incontrò l'Italia ai quarti di finale. In questa partita, Fàbregas segnò il rigore della vittoria dopo che le squadre erano rimaste bloccate sullo 0–0. Nelle semifinali, la Spagna battè la Russia 3–0 con due suoi assist forniti dopo essere subentrato. In finale il ragazzo di Arenys de Mar trovò per la prima volta un posto da titolare contro la Germania, dove la Spagna si impose 1–0; questo significò il primo trofeo per gli iberici dopo il 1964. Per i suoi notevoli sforzi, Fàbregas fu inserito nella Squadra del Torneo, una rosa di 23 calciatori selezionata dal UEFA Technical Team.

Fàbregas ha partecipato nel proprio programma televisivo, chiamato "The Cesc Fàbregas Show: Nike Live", che è andato in onda il 19 maggio 2008. Esso è stato sponsorizzato dalla Nike ed è stato trasmesso da Sky Sports. Presenta Fàbregas in vari sketch con diversi compagni di squadra dell'Arsenal, come Philippe Senderos e Nicklas Bendtner, l'allenatore Arsène Wenger, i genitori dello spagnolo e la star di Little Britain Matt Lucas.

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Storia dell'Arsenal Football Club (1966-oggi)

L'Emirates Stadium il 22 luglio 2006, prima della partita tra Arsenal e Ajax. Fu il match inaugurale del nuovo impianto e la partita di addio al calcio di Dennis Bergkamp

Voce principale: Arsenal Football Club.

La Storia dell'Arsenal F.C. dal 1966 a oggi copre il terzo, quarto e quinto periodo di successo della storia del club, compresi tre double, un double di coppa e una vittoria nelle coppe europee.

Dopo la nomina di Bertie Mee come allenatore nel 1966 la squadra si aggiudicò la Coppa delle Fiere, il suo primo trofeo europeo, nel 1969-70 e il suo terzo double Coppa di Lega-FA Cup nel 1970-71. Di lì a poco la squadra vincitrice del double fu smantellata, così il decennio seguente fu caratterizzato da una serie di cadute sul traguardo: tre sconfitte in altrettante finali di FA Cup (1971-72, 1977-78, 1979-80) e la sconfitta nella finale della Coppa delle Coppe 1979-1980 dopo i tiri di rigore. L'unico successo del club in questo periodo fu la FA Cup del 1978-79 contro il Manchester United.

Dopo la stagnazione degli anni Ottanta, il ritorno dell'ex calciatore George Graham nelle vesti di allenatore nel 1986 fece da preludio ad un terzo periodo di gloria. L'Arsenal si aggiudicò la League Cup nel 1986-87, due League titoli nazionali nel 1988-89 e nel 1990-91, il double FA Cup-League Cup nel 1992-93 e un secondo trofeo europeo, la Coppa delle Coppe, nel 1993-94. Cionostante la reputazione di Graham fu macchiata quando si scoprì che aveva intascato tangenti sull'acquisto di due giocatori e fu esonerato nel 1995.

L'inizio del quinto periodo di successo dell'Arsenal coincise con l'arrivo dell'allenatore Arsène Wenger nel 1996. Sotto la sua gestione l'Arsenal conseguì il secondo double campionato-coppa nel 1997-98 e la terza accoppiata nel 2001-02. A queste vittorie si aggiunsero le due in FA Cup, nel 2002-03 e nel 2004-05, e il titolo inglese del 2003-04, ottenuto senza subire sconfitte. Nel 2005-06 l'Arsenal divenne il primo club di Londra a raggiungere la finale di Champions League, dove fu sconfitta per 2-1 dal Barcellona. Nella stagione seguente l'Arsenal lasciò il suo stadio storico, Highbury, per il nuovo Emirates Stadium, situato a pochi metri dall'antico impianto.

Dopo le dimissioni di Billy Wright nell'estate del 1966, l'Arsenal ingaggiò il fisioterapista Bertie Mee come suo successore. La mossa destò sorpresa in alcuni, non ultimo lo stesso Mee, che richiese di poter tornare a ricoprire il suo vecchio ruolo di fisioterapista se non fosse stato in grado di affermarsi come allenatore in 12 mesi. Insieme con l'assistente Dave Sexton, Mee puntò su un approccio più professionistico, promuovendo talenti provenienti dalle giovanili. La squadra juniores dell'Arsenal aveva, infatti, vinto la FA Youth Cup nel 1966 grazie a talentuosi attaccanti come Charlie George, John Radford, Peter Simpson and Ray Kennedy, che furono premiati con il passaggio in prima squadra.

Mee completò l'abilità offensiva della sua squadra con alcuni elementi di maggiore esperienza: il capitano Frank McLintock sul centro-sinistra dirigeva una forte difesa, mentre il roccioso Peter Storey occupava la posizione di centrocampista difensivo. La compagine londinese diede precoci segni di speranza, raggiungendo due finali di League Cup consecutive, nel 1968 e nel 1969. In entrambe le circostanze i Gunners non uscirono dal campo vittoriosi. Nel primo caso fu il Leeds United di Don Revie a prevalere per 1-0 in un duro match in cui scarseggiarono le occasioni da gol, l'unico dei quali fu segnato da Terry Cooper.

Nel secondo caso l'Arsenal subì un'inopinata e clamorosa sconfitta per 3-1 contro lo Swindon Town, formazione di Third Division. Con otto giocatori colpiti dall'influenza, fatto che aveva portato al rinvio della partita di campionato precedente, l'Arsenal era riuscito a raggiungere solo i tempi supplementari grazie a un errore, sul finale, del portiere avversario, che aveva consentito a Bobby Gould di andare in rete. Nei supplementari l'Arsenal si volse all'attacco, ma Don Rogers segnò una doppietta che lo eliminò. Quella stagione non fu, tuttavia, un disastro totale per l'Arsenal, poiché il quarto posto gli garantì la qualificazione nelle coppe europee per la stagione 1969-70.

L'anno dopo fu la volta della ribalta europea. Il club raccolse la prima medaglia d'oro in diciassette anni e anche il primo trofeo europeo, la Coppa delle Fiere 1969-70. I Gunners batterono l'Ajax per 3-1 nel risultato complessivo in semifinale e poi furono autori di una nota rimonta contro l'Anderlecht in finale. L'Arsenal era in svantaggio di 3-0 dopo 74 minuti della gara di andata allo Stade Émile Versé, ma Ray Kennedy realizzò, in zona Cesarini, un gol in trasferta che diede speranza alla squadra in vista del ritorno, che si disputò in un Highbury gremito. Sospinti dal capitano Frank McLintock, i londinesi vinsero per 3-0 in virtù dei gol di John Radford, Eddie Kelly e Jon Sammels, ed ebbero la meglio nel risultato complessivo (4-3), vincendo il trofeo.

Nella stessa annata l'Arsenal non era andato oltre il 12° posto in campionato, forse provato dall'impegno sul fronte continentale, non riuscendo in tal modo a combattere per il titolo. Nel 1970-71, però, divenne il secondo club del XX secolo a vincere il double FA Cup-campionato, compiendo l'impresa per la prima volta nella sua storia. Dopo un brillante avvio l'Arsenal subì una pesante sconfitta per 5-0 dallo Stoke City in settembre, disfatta che parve precludere ai londinesi qualsiasi chance di vittoria finale. Il recupero fu, tuttavia, portentoso: con una lunga serie di risultati utili consecutivi (nessun'altra sconfitta fino a gennaio) la squadra ingaggiò una lotta serrata per il titolo con il Leeds United alla fine della stagione.

Sconfitti per 1-0 dal Leeds in aprile, i ragazzi di Mee si trovarono sotto pressione. Per vincere il campionato grazie alla migliore media gol, all'ultima giornata erano costretti alla vittoria o al pareggio per 0-0 contro i rivali della North London del Tottenham Hotspur al White Hart Lane. Una rete di Ray Kennedy all'87° minuto portò l'Arsenal in vantaggio e, nonostante i disperati tentativi di pareggio degli Spurs, diede ai Gunners la vittoria e il titolo. Frattanto l'Arsenal aveva raggiunto anche la finale di FA Cup, al termine di una battaglia titanica in semifinale contro lo Stoke. Gli uomini di Mee, in svantaggio per due gol a zero, riuscirono a riequilibrare il punteggio, portando la sfida al replay, dove ottennero una vittoria. In finale, cinque giorni dopo il successo contro il Tottenham, l'Arsenal batté il Liverpool per 2-1 a Wembley. Anche in tal caso passò in svantaggio, questa volta per via di un gol all'inizio dei tempi supplementari, ma la marcatura di Eddie Kelly da distanza ravvicinata al 101° minuto valse l'1-1. Dieci minuti dopo Charlie George segnò la rete della vittoria dal limite dell'area di rigore. Per l'Arsenal fu il primo double.

L'accoppiata campionato-coppa fu il climax iniziale di un decennio, quello seguente, caratterizzato da una sequela di sconfitte per un soffio. Nonostante l'ingaggio del Campione del mondo Alan Ball per la cifra record (per la società) di 220.000 sterline, l'Arsenal iniziò il 1971-72 in malo modo, perdendo tre partite in agosto, e fu costretto ad inseguire per il resto della stagione, piazzandosi alla fine al quinto posto. Il debutto in Coppa de Campioni iniziò in modo incoraggiante, ma la squadra fu eliminata ai quarti di finale dall'Ajax di Johann Cruyff, poi vincitore del primo di tre titoli europei consecutivi. L'Arsenal si qualificò pure per la finale di FA Cup per il secondo anno di fila. In una riedizione della finale di League Cup del 1968, perse per 1-0 contro il Leeds United, in un brutto match che riservò poche occazioni da rete.

L'Arsenal giunse secondo nella First Division 1972-73, ma di lì a un anno la compagine vincitrice del double si era dissolta e Mee non fu in grado di ricostruire una nuova squadra al suo posto. Il rendimento declinò rapidamente, fino al 16° posto nel 1974-75 e al 17° nel 1975-76, il peggior piazzamento della società in più di quarant'anni, che provocò le dimissioni di Mee. Al suo posto fu ingaggiato l'allenatore del Tottenham Terry Neill, ex giocatore dell'Arsenal, anche se non aveva mai condotto gli Spurs oltre le posizioni di metà classifica. Fu l'allenatore più giovane nella storia dell'Arsenal.

Sotto la gestione Neill l'Arsenal si risollevò fino alla prima metà della classifica, in parte trascinato dalla rivelazione del talento irlandese Liam Brady. Egli apparteneva ad un folto contingente irlandese del club di Highbury, di cui facevano parte pure Pat Rice, Frank Stapleton, Pat Jennings e il giovane David O'Leary. In seguito si sarebbero aggiunti a questo gruppo gli esperti Malcolm Macdonald e Alan Hudson, senza contare il ritorno di Don Howe, che faceva parte dello staff all'epoca della vittoria del double, all'organizzazione tecnica.

Malgrado l'impossibilità di contrastare il dominio del Liverpool, che all'epoca monopolizzava il primo posto del campionato, verso la fine del decennio l'Arsenal diede prova di forza in FA Cup. Raggiunse, infatti, tre finali di fila, nel 1978, 1979 e 1980, ma ne vinse soltanto una, quella del 1979 contro il Manchester United. Illuminato dalla stella di Brady, l'Arsenal si portò sul 2-0 con reti di Brian Talbot e Frank Stapleton e pareva avviato verso il successo. A cinque minuti dal termine lo United segnò, però, due gol in rapida successione, pareggiando. Quando i supplementari incombevano, nei minuti di recupero Alan Sunderland trasformò in rete il cross di Graham Rix, sancendo la vittoria dei Gunners per 3-2.

Nella stagione 1979-1980 conobbe un epilogo amaro per l'Arsenal. La squadra giocò un totale di 70 partite (primato) e raggiunse due finali di coppa, ma finì la stagione senza trofei. Favorita nell'incontro con il West Ham United, compagine di Second Division, nella finale di FA Cup, la società londinese perse per 1-0 (la rete fu di Trevor Brooking su colpo di testa). Nel frattempo si era qualificata anche per la finale di Coppa delle Coppe contro il Valencia, grazie al gol di Paul Vaessen contro la Juventus in semifinale. La finale finì a reti bianche e l'Arsenal perse ai tiri di rigore, per via degli errori dal dischetto di Brady e Rix.

Con il trasferimento di Liam Brady, che lasciò l'Arsenal per la Juventus nell'estate del 1980, per il club si aprì un altro periodo infruttuoso. La squadra continuò a piazzarsi tra le prime quattro della classifica nei primi anni Ottanta, ma non fu mai capace di competere per il titolo né di recuperare la forma passata in FA Cup. La migliore stagione fu il 1982-1983, quando la formazione di Londra disputò entrambe le semifinali di coppa, perdendo in ambedue le circostanze contro il Manchester United.

Neill faticò per controllare la sua squadra. Durante la sua gestione ebbe dissapori con molti giocatori (tra cui Hudson e Macdonald) e non fu in grado di contenere il vizio dell'alcool diffuso tra i calciatori. Altri nuovi acquisti come Charlie Nicholas non lasciarono traccia sensibile e Neill fu sollevato dall'incarico nel dicembre 1983 dopo un insoddisfacente avvio nella stagione 1983-1984, nel corso del quale vi fu una sorprendente sconfitta in League Cup contro un club di Third Division, il Walsall.

Don Howe, l'assistente di Neill, gli successe, ma neppure lui riuscì ad andare vicino alla conquista di qualche trofeo. Pur riuscendo a piazzarsi al sesto posto e al settimo posto in due stagioni, la squadra non lottò mai per il titolo e fu eliminata in malo modo dalla FA Cup 1984-1985 dallo York City, club di Third Division. Il malcontento tra i tifosi si stava ormai trasformando in progressiva disillusione, tanto che le prestazioni deludenti della squadra fecero calare l'affluenza media allo stadio sotto i 20.000 spettatori. Nel marzo 1986, dopo i primi contatti con l'allenatore del Barcellona Terry Venables, Howe si dimise.

Nell'estate del 1986 al posto di Howe fu ingaggiato l'allenatore del Millwall George Graham, ex calciatore dell'Arsenal. Fu l'inizio di una nuova epoca di successi ad Highbury. Graham sfoltì l'organico con la cessione di gran parte della vecchia guardia, rimpiazzandola con nuovi acquisti e giovani provenienti dal vivaio, e impose una disciplina più ferrea rispetto ai predecessori, sia nello spogliatoio che sul campo. Il rendimento dell'Arsenal migliorò immediatamente, tanto che la squadra tornò in vetta della classifica del campionato a Natale 1986, in occasione del centenario del club, dopo dieci anni.

La prima stagione di Graham fu archiviata con un quarto posto e fu impreziosita dalla vittoria della League Cup, a coronamento di un percorso pieno di rimonte. In semifinale i Gunners affrontarono il Tottenham Hotspur. Dopo aver rimediato una sconfitta per 1-0 ad Highbury nella gara di andata, passarono in svantaggio anche nella sfida del White Hart Lane, ma nel secondo tempo i gol di Viv Anderson e Niall Quinn portarono il punteggio complessivo delle due sfide sul 2-2. Al replay gli Spurs si portarono sull'1-0, ma l'Arsenal rimontò con due gol nel finale di Ian Allinson e David Rocastle e passò il turno. La finale mise di fronte la squadra di Graham e il Liverpool. La rete di Ian Rush per il Liverpool fu resa vana da una doppietta di Charlie Nicholas, che valsero all'Arsenal il primo trofeo di League Cup della sua storia.

Anche se nella stagione seguente la League Cup fu persa in finale (sosprendente sconfitta per 3-2 contro il Luton Town), il rendimento in campionato conobbe netti miglioramenti. La solidità difensiva dell'Arsenal di Graham era incarnata dal giovane capitano Tony Adams, il quale, insieme a Lee Dixon, Steve Bould e Nigel Winterburn formò la base della difesa del club per oltre un decennio. Contrariamente a un'opinione diffusa, però, l'Arsenal di Graham non era una squadra puramente difensivista. Lo stesso allenatore seppe, infatti, valorizzare abili centrocampisti come David Rocastle, Michael Thomas e Paul Merson e l'attacante Alan Smith, la cui prolifica vena realizzativa gli consentiva di realizzare più di 20 gol a stagione.

Alla fine della terza stagione di Graham (1988-89) la squadra si aggiudicò il primo titolo di Campione d'Inghilterra dal 1971, in un campionato dall'epilogo palpitante. Dopo aver condotto la graduatoria della League da Natale in poi, l'Arsenal fu superato dal Liverpool a causa della sconfitta contro il Derby County e del pareggio interno contro il Wimbledon in maggio. A quel punto parve che l'Arsenal avesse gettato alle ortiche il titolo, ma l'ultima giornata, giocata il 26 maggio, proponeva lo scontro diretto contro il Liverpool ad Anfield. I Gunners avevano bisogno di una vittoria con due gol di scarto per conquistare il campionato; il Liverpool aveva già vinto la FA Cup e si presentava come favorito per completare il double. Nei primi minuti di gioco l'Arsenal si portò in vantaggio con Alan Smith, ma poi faticò a segnare il secondo gol: con il passare dei minuti le possibilità di ribaltare l'esito dell'incontro diminuivano. Quando il cronometro segnava già il 90° minuto, a pochi secondi dalla fine, un passaggio filtrante di Smith raggiunse Michael Thomas, che si era riversato nell'area avversaria. Il giovane centrocampista, palla al piede, superò con tranquillità Bruce Grobbelaar e depositò il pallone in rete, decretando il successo dell'Arsenal.

L'Arsenal non riuscì a confermarsi Campione nell'annata successiva. Si piazzò, infatti, quarto nel 1989-90, dietro a Liverpool, Aston Villa e Tottenham Hotspur e fallì anche nelle coppe. Inoltre la squalifica dalle competizioni europee imposta dall'UEFA ai club inglesi per via della strage dell'Heysel era ancora attiva, quindi i Gunners non poterono rappresentare l'Inghilterra nelle coppe continentali.

Graham cercò di potenziare l'organico a sua disposizione ingaggiando il portiere David Seaman e l'ala svedese Anders Limpar. Entrambi si rivelarono decisivi per le sorti della compagine londinese, che tornò a festeggiare il titolo nel 1990-91, malgrado due problemi di seria entità: la penalizzazione di due punti nell'ottobre 1990 (dieci giocatori dell'Arsenal erano stati coinvolti in una rissa con i calciatori del Manchester United all'Old Trafford) e la condanna a quattro mesi di prigione per il capitano Tony Adams per guida in stato di ebbrezza a dicembre. La marcia dell'Arsenal verso il titolo fu comunque poderosa: solo una sconfitta in campionato e sette punti di vantaggio sulla seconda. Al successo si aggiunse la semifinale di FA Cup, persa contro il Tottenham Hotspur. Non servì il gol di Paul Gascoigne su calcio di punizione da 27 metri dopo cinque minuti di gioco, perché il Tottenham vinse per 3-1 in casa, interrompendo il percorso dei rivali verso il double.

Il 1991-92 vide l'arrivo dell'attaccante, e futuro secondo miglior marcatore di sempre del club, Ian Wright dal Crystal Palace in ottobre e lo storico ritorno del club in Coppa dei Campioni (non accadeva dal 1971-72). La campagna europea andò male: l'Arsenal fu eliminato dal Benfica nel secondo turno e fu costretto a rinunciare ai guadagni derivanti dalla partecipazione alla fase a gruppi. La stagione, già negativa, peggiorò quando l'Arsenal fu estromesso dalla FA Cup per mano del Wrexham, anche se poi si riprese e finì quarto in campionato.

Al termine di questa stagione Graham modificò la tattica, adottando un modulo più difensivo e contenendo le spinte offensive della sua formazione, che dipendeva principalmente dai gol di Wright. Dal 1986-87 al 1991-92 l'Arsenal fece registrare una media-gol stagionale di 66 marcature in campionato (furono 81 nel 1991-92), ma nel 1992-93 e nel 1994-95 il dato si abbassò a 48. Nel dettaglio le reti segnate furono 40 nel 1992-93, quando la squadra si classificò decima nella stagione inaugurale della FA Premier League, segnando meno reti di tutti in massima divisione.

Il rendimento dell'Arsenal nelle coppe fu senz'altro migliore rispetto a quello in campionato e nel 1992-93 il club londinese divenne il primo a riuscire nell'impresa di aggiudicarsi l'accoppiata FA Cup-League Cup. Nella finale di League Cup l'Arsenal affrontò Sheffield Wednesday. Ispirato da Merson, l'Arsenal recuperò lo svantaggio iniziale e vinse 2-1 grazie a un gol di Steve Morrow. In FA Cup batté gli Spurs per 1-0 in semifinale (riscattando la sconfitta del 1991) e in finale se la vide nuovamente con lo Sheffield Wednesday . L'incontro finì 1-1 e andò al replay, dove Wright condusse l'Arsenal sull'1-0, prima del pareggio di Chris Waddle. I tempi supplementari non si sbloccarono fino al centoventesimo minuto, quando Andy Linighan, con un preciso colpo di testa su calcio d'angolo, marcò la rete che consentì ai Gunners di vincere partita e double.

Nel 1993-94 l'Arsenal mise in bacheca il suo secondo trofeo europeo. Pur dovendo fare a meno di giocatori chiave (John Jensen e Martin Keown erano infortunati, Ian Wright squalificato), ebbe, infatti, la meglio sul favorito Parma, detentore del trofeo, per 1-0 nella finale della Coppa delle Coppe a Copenhagen, grazie a un'attenta partita difensiva e al gol di Alan Smith (sinistro al volo) al ventunesimo di gioco. La Coppa delle Coppe del 1994 fu l'ultimo trofeo vinto sotto la gestione di George Graham. Nel febbraio 1994 lo scozzese fu esonerato dopo quasi nove anni, quando si scoprì che aveva accettato una tangente di 425.000 sterline dall'agente norvegese Rune Hauge dopo l'acquisizione dell'Arsenal da parte di John Jensen, uno dei clienti di Hauge, nel 1992.

Il vice Stewart Houston assunse le redini della squadra fino alla fine della stagione 1994-95. L'Arsenal terminò il torneo al 12° posto nella Premiership (ad oggi il peggiore piazzamento del club nella Premier League), ma raggiunse ancora la finale della Coppa delle Coppe, dopo una palpitante semifinale contro la Sampdoria: 5-5 tra andata e ritorno e incontro deciso ai tiri di rigore. L'Arsenal affrontò nell'atto conclusivo il Real Saragozza, che con Esnáider si portò in vantaggio. Il pareggio inglese fu di John Hartson. La partita pareva destinata a concludersi con il risultato di 1-1, ma all'ultimo minuto dei supplementari il centrocampista Nayim scoccò un tiro dai 35 metri. David Seaman, grande protagonista per l'Arsenal durante i rigori della semifinale, non riuscì a rientrare in porta rapidamente e toccò soltanto il pallone prima che terminasse in fondo alla rete.

Nel giugno 1995 l'Arsenal ingaggiò l'allenatore Bruce Rioch, che aveva appena guidato il Bolton Wanderers alla finale di League Cup e alla promozione in massima serie. L'acquisto dell'attaccante olandese Dennis Bergkamp dall'Inter per 7,5 millioni di sterline (record per il calcio inglese) si rivelò una mossa azzeccata: la nuova punta formò un valido tandem con Ian Wright e fu tra i fattori che permisero all'Arsenal di raggiungere la semifinale di League Cup e il quinto posto in Premiership alla fine della stagione 1995-96. Il piazzamento garantì al club l'accesso alla Coppa UEFA e alimentò nei tifosi la speranza di vedere la squadra lottare per il titolo nell'annata successiva. L'era Rioch, tuttavia, si chiuse bruscamente nell'agosto 1996, poco prima dell'inizio della nuova stagione agonistica. Rioch fu sollevato dall'incarico dopo una discussione con la dirigenza sulle somme da investire nella campagna-acquisti, disputa che tenne l'ambiente in subbuglio per due mesi. Fu ancora una volta Stewart Houston a prendere temporaneamente il controllo della squadra, ma un mese dopo si dimise per accordarsi con il QPR. Fu allora il momento di Pat Rice, allenatore delle giovanili, che venne rimpiazzato dal francese Arsène Wenger alla fine di settembre.

La gestione Wenger portò con sé notevoli miglioramenti. Nel 1996-97 arrivò il terzo posto e la qualificazione in Coppa UEFA, solo perché una differenza reti sfavorevole aveva impedito ai Gunners di giungere secondi e di qualificarsi in Champions League. Wenger ricostruì l'organico dell'Arsenal innestandovi un gruppo di giocatori francesi apparentemente sconosciuti nel Regno Unito. A Patrick Vieira, messo sotto contratto su sollecitazione di Wenger già prima che questi assumesse ufficialmente la guida tecnica, si aggiunsero Nicolas Anelka ed Emmanuel Petit, oltre all'ala olandese Marc Overmars nell'estate del 1997. Wenger forgiò la squadra aggregando i nuovi acquisti alla "vecchia guardia" composta da Adams, Dixon, Winterburn, Keown e Bould, e mantenne Pat Rice nel ruolo di vice.

Wenger ottenne la sua prima medaglia d'argento e divenne il primo allenatore straniero a vincere il titolo inglese nell'annata seguente, quando traghettò la squadra verso il secondo double della sua storia. A dicembre, a dire il vero, l'Arsenal sembrava fuori dalla battaglia per il titolo dopo aver perso per 3-1 a casa contro il Blackburn, ma il divario di dodici punti dalla capolista Manchester United fu appianato del tutto e il 3 maggio la vittoria casalinga per 4-0 contro l'Everton permise ai londinesi di festeggiare con due giornate di anticipo rispetto alla fine del campionato. Il 16 maggio l'Arsenal sconfisse il Newcastle United per 2-0 nella finale di FA Cup, centrando il double. A suggello di una stagione ricca di soddisfazioni, Ian Wright batté il primato di gol in campionato di Cliff Bastin, mandando agli archivi 185 gol realizzati con la maglia dell'Arsenal, prima di lasciare il club nell'estate del 1998.

Malgrado l'arrivo dello svedese Fredrik Ljungberg nel 1998 e del francese Thierry Henry un anno dopo, gli anni a venire furono per l'Arsenal avari di successi, anche se la squadra mancò sempre per un soffio l'obiettivo. Per la maggior parte della stagione 1998-99 condusse la classifica, ma la sconfitta di misura subita in casa del Leeds United aprì la strada al sorpasso del Manchester United. All'ultimo turno a nulla valse per l'Arsenal la vittoria sull'Aston Villa: il Manchester United, sconfiggendo gli Spurs, si aggiudicò il titolo. Perse poi l'ultimo replay di semifinale di FA Cup mai disputato ancora contro il Manchester United. Nel corso di quella partita Dennis Bergkamp fallì un calcio di rigore, mentre nei supplementari Ryan Giggs, dopo uno slalom in velocità tra i difensori avversari, realizzò il gol della vittoria. Nemmeno il ritorno in Champions League dopo sette anni fu positivo, perché coincise con un'eliminazione già alla fase a gironi.

L'Arsenal si classificò ancora secondo nel 1999-2000. Questa volta non ci fu, in realtà, nessuna contesa, come spiegano i 18 punti di distacco dell'Arsenal dalla capolista Manchester United. L'Arsenal visse poi un'altra deludente campagna in Champions League, sebbene il terzo posto nel girone valse alla compagine di Wenger la consolazione dell'ingresso in Coppa UEFA. Ai londinesi riuscì anche l'accesso in finale, ma la coincidenza del luogo della vittoriosa finale del 1994 (Copenaghen) non servì ad avere ragione del Galatasaray. La partita, poco entusiasmante, si risolse in un pareggio a reti bianche e proseguì con i tiri di rigore. Gli errori dagli undici metri di Davor Šuker e Patrick furono fatali per gli inglesi.

Il campionato 2000-01 fu rivinto Manchester United, che distanziò l'Arsenal, secondo, di dieci punti. La competizione per il titolo rimase viva sino a febbraio, quando l'Arsenal uscì battuto per 6-1 dall'Old Trafford. La priorità fu data, dunque, alle coppe europee e nazionali. Superato il Tottenham Hotspur nella semifinale di FA Cup, gli uomini di Wenger incontrarono il Liverpool nella finale del Millennium Stadium di Cardiff. Dopo aver dominato per la maggior parte della partita ed essersi visto sventare irregolarmente un gol da un tocco di mano di Stephane Henchoz, l'Arsenal riuscì a passare in vantaggio con Ljungberg, ma due gol nel finale di gara di Michael Owen fissarono il punteggio sul 2-1. In Europa l'Arsenal raccolse il suo miglior piazzamento in Champions League (quarti di finale) dal 1972 e fu eliminato Valencia, poi finalista, per la regola dei gol fuori casa.

Frattanto Wenger si era visto costretto a ricostruire gran parte la squadra che aveva vinto il double nel 1998. Se Anelka, Overmars e Petit si erano accasati a club spagnoli in cambio di grosse somme, problemi anagrafici attanagliavano la storica linea difensiva, con Bould e Winterburn già ritiratisi e Adams e Dixon prossimi a farlo di lì ad un anno. Per sostituirli il tecnico francese puntò sui difensori Sol Campbell e Lauren e promosse Ashley Cole dalle giovanili alla prima squadra. Il centrocampo fu rinforzato con Robert Pirès e l'attacco con Sylvain Wiltord. La vera stella della squadra era, però, Thierry Henry, adattatosi in fretta e molto bene al calcio inglese.

Il punto di forza dell'Arsenal vincitore del terzo double nel 2001-02 fu senza dubbio l'attacco. I Gunners furono l'unica squadra capace di segnare in ogni partita di campionato e a uscire imbattuta da tutte le trasferte. Dopo una lotta serrata (a febbraio le prime quattro squadre in graduatoria erano nello spazio di tre punti) l'Arsenal si issò in vetta con una sensazionale striscia conclusiva di 13 vittorie di fila, terminando con sette punti di vantaggio sul Liverpool, secondo. L'aritmetica certezza della conquista del titolo arrivò alla penultimata giornata (1-0 contro il Manchester United all'Old Trafford, grazie a una rete di Wiltord). Una settimana prima l'Arsenal aveva messo le mani sulla sua ottava FA Cup battendo il Chelsea per 2-0 con gol di Ray Parlour e Freddie Ljungberg.

Nel 2002-03 i londinesi divennero la prima compagine in più di 20 anni in grado di rivincere la FA Cup da detentrice. Il successo fu conseguito dopo l'1-0 nella finale contro il Southampton con una marcatura di Pirès. In Premiership l'Arsenal mancò per poco la vittoria finale. Pur ritrovandosi a un certo punto della stagione con otto punti di vantaggio rispetto al Manchester United, la squadra di Wenger calò nettamente di rendimento nelle ultime battute del campionato: pareggiò per 2-2 in casa del Bolton Wanderers (conduceva 2-0) e sette giorni più tardi perse per 3-2 ad Highbury contro il Leeds United, lasciando via libera allo United.

Seppure dolorosissima, la sconfitta contro il Leeds sarebbe stata l'ultima dell'Arsenal di lì a quasi un anno. Il 2003-04 fu, infatti, una stagione da record per Vieira e compagni, un'annata in cui il campionato fu vinto dominando in maniera incontrastata (26 vittorie, 12 pareggi, nessuna sconfitta), distanziando di 11 punti il Chelsea. L'Arsenal fu la seconda squadra a riuscire nell'impresa dopo il Preston North End nel 1888-89 (il Preston, però, rimase imbattuto per 22 partite, che allora equivalevano all'intero campionato). Nelle coppe, invece, si assistette alla rivalsa delle avversarie inglesi sull'Arsenal: i Gunners furono sconfitti nei quarti di finale di Champions League e in semifinale di FA Cup rispettivamente dal Chelsea e dal Manchester United, in due partite consecutive. A quel punto la squadra della capitale, che rischiava di finire l'annata senza successi, affrontò il Liverpool e, malgrado lo svantaggio iniziale, riuscì a rimontare, portandosi prima sul 2-1 e poi sul 4-2. Fu Thierry Henry, autore di una tripletta, il grande protagonista dell'incontro. Il pareggio per 2-2 al White Hart Lane contro il Tottenham Hotspur fece il paio con quello del 1971 e sancì il titolo dell'Arsenal.

La stagione successiva vide il Chelsea disputare una stagione da record. La squadra di Wenger si piazzò seconda, 12 punti dietro i Blues, ma riuscì ad estendere la propria imbattibilità fino a 49 partite consecutive, primato per il calcio inglese. Il record fu eguagliato con una vittoria per 5-3 contro il Middlesbrough (l'Arsenal conduceva 3-1 a inizio ripresa) e poi battuto con l'affermazione netta (3-0) contro il Blackburn Rovers. Il 2-0 subito in casa del Manchester United interruppe il filotto ed ebbe ripercussioni sul morale del gruppo, che nel giro di alcune partite abdicò dalla battaglia per il titolo, salvo risollevarsi verso la fine del torneo, quando un crescendo suggellato dal 7-0 all'Everton portò i Gunners al secondo posto. In Champions League l'epilogo fu ancora una volta insoddisfacente: fu il Bayern Monaco a eliminare gli inglesi al secondo turno (3-2 per i tedeschi il risultato complessivo). L'Arsenal non finì, tuttavia, la stagione a mani vuote, perché si aggiudicò la terza FA Cup negli ultimi quattro anni, battendo per 5-4 ai rigori il Manchester United dopo lo 0-0 dei centoventi minuti di gioco.

Indebolito dalla cessione della bandiera Patrick Vieira alla Juventus nell'estate del 2005, l'Arsenal del 2005-06 fu deludente in patria, dove non fu in grado di competere per nessun trofeo. Il cattivo ruolino di marcia esterno, che vanificò alcune larghe vittorie interne che pure non erano mancate (5-0 contro l'Aston Villa e 7-0 contro il Middlesbrough), costrinse l'Arsenal a trascorre gran parte della seconda porzione della stagione al quinto posto o più in basso, tanto che per la prima volta dal 1997 la squadra corse il pericolo di restare fuori dalla Champions League. Poi giunsero tre successi nelle ultime tre giornate, l'ultimo dei quali per 4-2 contro il Wigan Athletic in quella che è passata alla storia come l'ultima partita giocata ad Highbury. Proprio la vittoria contro il Wigan, abbinata alla sconfitta del Tottenham Hotspur per opera del West Ham United, significò qualificazione in Champions League per l'Arsenal, che scavalcò in graduatoria gli Spurs, quarti prima del match.

In contrasto con il rendimento in Inghilterra, quello all'estero fu nel 2005-06 molto più brillante: i Gunners raggiunsero la finale di UEFA Champions League per la prima volta nella loro storia, diventando il primo club di Londra a riuscire nell'impresa. Dopo aver vinto il proprio girone senza sconfitte precedendo Ajax, Thun e Sparta Praga (sul terreno dei cechi Thierry Henry realizzò due gol che lo proiettarono in cima alla classifica dei marcatori di tutti i tempi del club), l'Arsenal eliminò Real Madrid (prima squadra inglese a sconfiggere il Real al Bernabéu), Juventus e Villarreal, per un totale di dieci partite senza subire reti, un primato per la competizione. Nella finale dello Stade de France di Parigi si vide opposto al Barcelona e rimase in dieci uomini per l'espulsione, nel primo tempo, del portiere Jens Lehmann. La formazione di Wenger passò in vantaggio con Sol Campbell (colpo di testa su calcio di punizione al 37° minuto), ma, a dispetto di una strenua difesa, cadde sotto i gol di Samuel Eto'o e Juliano Belletti negli ultimi minuti. Il Barcellona vinse per 2-1 e sollevò il trofeo.

L'Arsenal ha riscosso molti successi negli anni Novanta e Duemila, ma la capienza di Highbury era limitata a soli 38.500 posti nell'era post-rapporto Taylor. Ogni partita faceva registrare virtualmente il tutto esaurito e il club non riusciva a massimizzare i ricavi della vendita dei biglietti. Quando si stabilì che l'espansione di Highbury era impossibile, nel 1999 l'Arsenal annunciò ufficialmente il piano di trasferimento ad Ashburton Grove. La costruzione cominciò nel dicembre 2002 e nel luglio 2006 aprì i battenti il nuovo Emirates Stadium, pronto per l'inizio della stagione 2006-07.

L'Arsenal iniziò la nuova stagione in malo modo e dopo tre partite era al 17° posto, ma tra settembre e ottobre riuscì a non subire sconfitte e si riprese visibilmente. A novembre, però, raccolse solo quattro punti, spingendo Arsène Wenger a dichiarare che la sua squadra era troppo indietro per poter competere per il titolo. Il rendimento fuori casa fu pessimo (sette partite perse) e alla fine l'Arsenal si classificò quarto, a pari punti con il Liverpool, dopo aver trascorto gran parte della stagione nei primi quattro posti. Con una formazione piena di rincalzi e giocatori delle giovanili, l'Arsenal raggiunse la finale di League Cup, persa per 2-1 contro il Chelsea. Nelle altre competizioni i risultati furono meno scintillanti: in Champions League l'eliminazione giunse agli ottavi di finale contro il PSV Eindhoven (2-1 nel punteggio complessivo), in FA Cup al replay del quinto turno contro il Blackburn Rovers.

Nel corso del 2007 l'Arsenal divenne il soggetto di una possibile offerta pubblica di acquisto di due investitori stranieri. Il primo è il magnate sportivo statunitense Stan Kroenke, che ad agosto 2007 controllava il 12.19% delle azioni del club, acquistate perlopiù dalla Granada Ventures (filiale della compagnia inglese ITV plc) nell'aprile 2007. La mossa condusse alle dimissioni del vicepresidente dell'Arsenal David Dein, che deteneva il 14.6% del club, il 18 aprile. Ancorché inizialmente si pensasse che questi fosse a favore dell'acquisto da parte di Kroenke, quattro mesi dopo egli vendette la sua quota alla Red & White Holdings, compagnia co-posseduta dal miliardario russo Alisher Usmanov e dal finanziere Farhad Moshiri, di stanza a Londra; in cambio Dein fu eletto presidente della nuova società finanziaria. Il presidente dell'Arsenal Peter Hill-Wood dichiarò che nessuno della dirigenza avrebbe mai ceduto di propria spontanea volontà le proprie quote (45.45% del club in totale) fino ad aprile 2008.

Nel 2006-07 la dirigenza dell'Arsenal allestì una rosa esperta, composta da Ashley Cole, Sol Campbell, Lauren, Fredrik Ljungberg e che aveva la sua stella in Thierry Henry, miglior marcatore di tutti i tempi e capitano della squadra. All'inizio del 2007-08 Wenger si ritrovò, così, solo tre giocatori dell'organico vittorioso nel 2003-04, e potè fare affidamento su un nugolo di talentuosi giovani come Cesc Fabregas, Robin van Persie, Emmanuel Eboué e Gael Clichy. L'Arsenal aprì la sua stagione molto bene, rimase imbattuto fino ai primi di dicembre per un totale, nell'anno solare, di 28 risultati utili consecutivi in tutte le competizioni, da aprile a novembre 2007. A primavera, però, accusò un crollo e passò dal primo al terzo posto, dove concluse il torneo, a quattro punti dal Manchester United capolista. In molti pensarono che la partita pareggiata per 2-2 in casa del Birmingham City, il 23 febbraio 2008, fosse l'inizio del calo dell'Arsenal. Da lì in poi, infatti, le speranze di vincere il campionato si spensero gradualmente: solo due vittorie nelle successive dieci partite per la squadra di Londra. La partita passò agli archivi come quella del grave infortunio subito da Eduardo da Silva, che riportò la frattura composta del perone sinistro e la dislocazione della caviglia a causa di un allungo a due piedi del difensore del Birmingham Martin Taylor.

Nelle coppe l'Arsenal non conobbe successi. In Champions League estromise i detentori del Milan agli ottavi di finale, ma fu poi eliminato dal Liverpool ai quarti. Raggiunse pure il quinto turno di FA Cup, dove fu sconfitto dal Manchester United per 4-0 all'Old Trafford. Nella League Cup il suo percorso si fermò in semifinale per la terza stagione consecutiva: il 6-2 complessivo subito dal Tottenham Hotspur fu la prima sconfitta per i Gunners nel North London derby dopo quasi nove anni. Era dal 2005 che l'Arsenal non riusciva a piazzarsi al secondo posto in almeno in una competizione.

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