Arsène Wenger

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Inviato da david 31/03/2009 @ 18:07

Tags : arsène wenger, allenatori, calcio, sport, arsene wenger, dirigenti calcistici

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Arsène Wenger

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Arsène Wenger (Strasburgo, 22 ottobre 1949) è un ex calciatore e allenatore di calcio francese. Dal 1996 guida l'Arsenal, di cui è il tecnico più vincente e più a lungo in carica di tutte le epoche.

È l'unico allenatore non britannico ad aver centrato il double, ovvero ad aver vinto il campionato e la Coppa d'Inghilterra nella medesima stagione, e lo ha fatto per due volte (1998 e 2002). Nel 2004 divenne l'unico allenatore nella storia della Premier League a terminare l'annata senza subire una sconfitta.

Laureato in ingegneria all'Università di Strasburgo, ha una laurea specialistica in economia. Parla correntemente francese, tedesco (specialmente il suo dialetto alsaziano) e inglese e ha una conoscenza di base di italiano, spagnolo e giapponese.

La carriera da calciatore di Wenger non fu particolarmente notevole. Data l'altezza elevata (191 cm), iniziò come difensore o libero in alcune squadre dilettantistiche, mentre proseguiva gli studi all'Università Robert Schuman, dove conseguì la laurea specialistica in economia nel 1974.

Dopo aver giocato con Mulhouse e Pierrots Strasburgo diventò professionista nel 1978, debuttando con lo Strasburgo in una partita contro il Monaco. Collezionò 3 presenze con lo Strasburgo che vinse il campionato francese nel 1979. Nel 1981 ottenne il patentino di allenatore e fu nominato allenatore della squadra giovanile dello Strasburgo.

Dopo un'infelice esperienza al Nancy, la carriera da allenatore di Wenger decollò quando divenne il tecnico del Monaco nel 1987. Nel 1988 vinse il campionato francese e nel 1991 la Coppa di Francia, avvalendosi dell'apporto di campioni del calibro di Glenn Hoddle, George Weah e Jürgen Klinsmann. Wenger rifiutò offerte ricevute dal Bayern Monaco e dalla nazionale francese, promettendo fedeltà al Monaco, ma fu esonerato dopo aver iniziato male il campionato. Nei 18 mesi successivi allenò con successo il Nagoya Grampus Eight, squadra della J League giapponese con cui vinse la prestigiosa Coppa dell'Imperatore e che condusse al secondo posto finale in campionato dopo che all'assunzione dell'incarico il Nagoya si trovava al terzultimo posto.

Frattanto Wenger aveva stretto amicizia con il vicepresidente dell'Arsenal David Dein, dopo un incontro avvenuto in occasione di una partita tra Arsenal e Queens Park Rangers nel 1988. Dopo le dimissioni di Bruce Rioch nell'agosto 1996 la stampa inglese dava per certo l'ingaggio di Wenger da parte dell'Arsenal. Fu Gérard Houllier, all'epoca direttore tecnico della Federazione calcistica francese a suggerire Wenger a David Dein nell'estate 1996. L'Arsenal ufficializzò il raggiungimento dell'intesa tra le parti il 28 settembre e Wenger prese le redini della squadra il 1° ottobre, primo allenatore dell'Arsenal a non essere originario della Gran Bretagna o dell'Irlanda. Sebbene fosse stato candidato come potenziale direttore tecnico della Federazione calcistica inglese, era relativamente sconosciuto in Inghilterra.

Ancor prima di prendere formalmente il controllo della squadra Wenger aveva iniziato a modellarla secondo i propri voleri, caldeggiando l'acquisto dei centrocampisti Patrick Vieira e Rémi Garde. L'esordio sulla panchina della compagine londinese si concluse con una vittoria per 2-0 contro i Blackburn Rovers il 12 ottobre 1996. Nella prima stagione con il club ottenne il terzo posto e fallì la qualificazione in Champions League per la differenza reti.

Nella sua seconda stagione (1997-1998) condusse l'Arsenal al double, vincendo sia la Premiership sia la FA Cup. Si trattò del secondo double nella storia della società e venne a conclusione di un'annata molto soddisfacente: l'Arsenal rimontò 12 punti di distacco dalla vetta della classifica e riuscì ad assicurarsi il titolo con due giornate di anticipo. Fondamentale per il successo fu la solida difesa a quattro composta da Tony Adams, Nigel Winterburn, Lee Dixon e Martin Keown, oltre ai centrocampisti richiesti da Wenger (Patrick Vieira, Emmanuel Petit e Marc Overmars) e ad un attacco in cui si combinavano bene il 19enne francese Nicolas Anelka e l'olandese Dennis Bergkamp.

Le stagioni seguenti non furono così positive, quantunque l'Arsenal sfiorò il successo in varie circostanze. Nel 1999 perse il titolo a beneficio del Manchester United per un solo punto e fu estromesso dalla FA Cup dallo stesso Manchester United in semifinale, al replay. Nel 2000 fu sconfitto nella finale della Coppa UEFA dal Galatasaray dopo i calci di rigore e nel 2001 fu battuto dal Liverpool per 2-1 nella finale della FA Cup. Wenger decise così di acquistare nuovi giocatori. Arrivarono Sol Campbell dal Tottenham Hotspur, Fredrik Ljungberg, Thierry Henry e Robert Pirès.

Anche se i nuovi acquisti necessitarono di un periodo di adattamento, assicurarono poi la conquista del secondo double dell'era Wenger, nella stagione 2001-2002. Il momento topico dell'annata fu la penultima partita del campionato contro il Manchester United. Il match si concluse con una vittoria per 1-0 firmata da Sylvain Wiltord e diede ai Gunners il titolo. Si trattò del terzo double dell'Arsenal.

Dopo un impressionante inizio di stagione nel 2002-2003, sembrava che l'Arsenal fosse destinato a confermarsi campione d'Inghilterra, fatto mai accaduto prima nella storia del club. Agli ottimi risultati Wenger accompagnava infatti un gioco convincente, espresso con giocatori rapidi e votati all'attacco. Ciononostante nell'ultima parte della stagione fu ancora il Manchester United ad avere la meglio: nella partita contro il Bolton Wanderers l'Arsenal dilapidò un vantaggio di due gol e pareggiò 2-2, prima di arrendersi nella partita casalinga contro il Leeds United. La formazione di Wenger si riscattò con il trionfo in Coppa d'Inghilterra.

Nella stagione 2003-2004 l'Arsenal di Wenger conseguì un risultato storico, vincendo la Premiership senza perdere una partita, prima squadra di massima serie a riuscire nell'impresa dopo il Preston North End nel 1888-1889. Un anno prima Wenger era stato oggetto di derisioni per aver dichiarato che l'Arsenal avrebbe potuto terminare una stagione senza essere battuto.

Con la vittoria di un'altra FA Cup nel 2005 Wenger diventò l'allenatore con più trofei vinti alla guida dell'Arsenal: 3 titoli di Premier League e 4 FA Cup. La UEFA Champions League continuò, invece, a sfuggirgli. Wenger arrivò vicinissimo al traguardo quando l'Arsenal raggiunse la sua prima finale di Champions nell'edizione del 2005-2006, dove gli inglesi furono sconfitti in rimonta dal Barcellona per 2-1 al Parco dei Principi di Parigi.

Nell'ottobre 2004 firmò un prolungamento di contratto con l'Arsenal fino al 2007-2008. Il vicepresidente della squadra Dein dichiarò che Wenger avrebbe trovato sempre posto nell'Arsenal. V'è, infatti, il progetto di offrirgli un posto da dirigente una volta che si ritirerà dall'attività di tecnico.

Wenger ha la fama di essere un grande scopritore di talenti e di saperli valorizzare al massimo, soprattutto gli europei ma, negli ultimi anni, anche giocatori provenienti dall'Africa. Portò al Monaco George Weah, che in seguito divenne FIFA World Player of the Year con il AC Milan. Nel suo periodo all'Arsenal, Wenger ha messo sotto contratto giocatori giovani e relativamente sconosciuti, come Patrick Vieira, Nicolas Anelka, Francesc Fàbregas, Kolo Touré e Robin van Persie, Emmanuel Eboue e Johan Djourou, trasformandoli tutti in giocatori di valore mondiale. In particolare, la difesa che ha stabilito un nuovo record, essendo rimasta imbattuta per dieci gare consecutive nella fase finale della Champions League, era costata in tutto meno di 5 milioni di sterline.

Per la parte superiore



Futbol Club Barcelona

L'annuncio apparso su Los Deportes del 22 ottobre 1899 cita: Il nostro amico e compagno Sig. Kans Kamper, della sezione Calcio della "Sociedad Los Deportes" e già campione svizzero, volendo organizzare alcune partite a Barcellona, chiede che chiunque ami questo sport lo contatti recandosi nel suo ufficio il martedì o il venerdì sera dalle 9 alle 11.

Il Futbol Club Barcelona (spa. IPA: /ˈfutβol ˌkluβ baɾθeˈlona/, cat. IPA: /fuδˈβɔɫ ˌklup bəɾsəˈlonə/) o, più semplicemente, Barcelona (abbreviato in Barça, spa. IPA: /ˈbaɾsa/, cat. IPA: /ˈbaɾsə/) è una società polisportiva spagnola nota soprattutto per la sua sezione calcistica. Fu fondata a Barcellona, in Catalogna, nel 1899 da un gruppo di calciatori svizzeri, britannici e catalani guidati da Hans Gamper.

La squadra di calcio della polisportiva catalana milita nella Primera División del campionato spagnolo sin dalla fondazione del torneo e gioca le partite casalinghe nel "Estadi del Futbol Club Barcelona", meglio noto come Camp Nou. Oltre ad essere una delle formazioni più titolate al mondo, potendo vantare, tra l'altro, 18 titoli di campione di Spagna e 2 Champions League, è l'unica compagine calcistica europea ad avere sempre giocato dal 1955 ad oggi almeno in una delle quattro competizioni europee (Coppa dei Campioni/Champions League, Coppa delle Coppe, Coppa delle Fiere/Coppa UEFA, Supercoppa europea) inoltre è il primo club europeo ad aver disputato tutte e tre le finali delle competizioni UEFA.

Dal 15 giugno 2003 il presidente è Joan Laporta e dal 1° luglio 2008 l'allenatore della squadra di calcio è Josep Guardiola. Il club è membro fondatore dell'ECA, associazione nata dallo scioglimento del G-14 per tutelare gli interessi degli stessi club e dei giocatori.

Benché sia più famosa per la sezione calcistica, la società comprende anche altre squadre sportive professionistiche: pallacanestro, pallamano, hockey su pista, hockey su pattini in linea e football americano. È tra le più titolate polisportive europee. Le singole squadre, tra cui il Winterthur FC Barcelona, il FC Barcelona-Cifec e i non più attivi FC Barcelona Dragons, sono subordinate alla sezione calcio e vestono gli stessi colori. Il club annovera altresì squadre sportive amatoriali di rugby, pallacanestro femminile, calcio femminile e pallacanestro in carrozzina. Le principali sono FCB Rugby, UB-Barça, FC Barcelona-Institut Guttman. Altre squadre amatoriali rappresentano la società in vari sport: hockey su ghiaccio, calcio a 5 (Futbol Club Barcelona Futsal), atletica, baseball, ciclismo, hockey su prato, pattinaggio di figura e pallavolo.

Da luglio 2008 la società conta oltre 163.000 soci, record per un club calcistico. Inoltre è uno dei club più ricchi del mondo: nella stagione 2007-2008 era il terzo club più ricco del pianeta, con un budget di 308,8 milioni di euro. Uno studio pubblicato dalla società tedesca Sport+Markt nel 2008 ha stabilito che il Barcellona è il club più amato e popolare d'Europa. Con 50 milioni di tifosi il club catalano supera Real Madrid (45,9 milioni di tifosi), Manchester United (32,8 mln), Arsenal (22,9 mln) e Milan (22,2 mln), mentre in Spagna è il 25% della popolazione a dichiarare di tifare per il Barça. Secondo la rivista americana Forbes, sempre nel 2008, il valore del club è di 784 milioni di dollari (settimo al mondo) di cui il 7% sono debiti. Secondo l'Istituto di Storia e Statistica del Calcio, inoltre, il Barcellona è stato il miglior club del mondo dal 1991 al 2007.

Per il 2010 Joan Laporta progetta di creare una squadra filiale del Barcellona, con sede a Miami chiamata MiamiFCB, che possa prendere parte alla Major League Soccer nordamericana. Il Barcellona sarebbe il primo club europeo ad esportare il proprio marchio fuori dall'Europa.

Il motto della società è Més que un club ("Più di un club").

Il 22 ottobre 1899 Hans Gamper diffuse un annuncio pubblicitario sul giornale Los Deportes, dichiarando la sua volontà di formare un club calcistico. Il riscontro fu positivo, come dimostra un incontro al Gimnasio Sole il 29 novembre. Erano undici i giocatori presenti: Walter Wild, Lluís d'Ossó, Bartomeu Terradas, Otto Kunzle, Otto Maier, Enric Ducal, Pere Cabot, Carles Pujol, Josep Llobet, John Parsons e William Parsons. Sotto la presidenza di Walter Wild, eletto per ragioni di anzianità, era nato il Foot-Ball Club Barcelona, che alla fine del 1899 contava già 32 soci. La conseguenza immediata della fondazione del FC Barcelona fu che altri club calcistici spagnoli, su tutti il Real Madrid e l'Athletic Club, ebbero fondatori britannici e inizialmente adottarono nomi anglofoni.

La leggenda vuole che Gamper abbia scelto il colore blaugrana (detto anche azulgrana) sul modello del Basilea, il suo club precedente. Tuttavia si dice che anche altre società svizzere per le quali giocò Gamper (nel suo cantone di origine, quello di Zurigo) e la Merchant Taylors' School di Crosby (in Inghilterra, precisamente nel Merseyside) abbiano funto da ispirazione per la scelta dei colori sociali. Inizialmente la società utilizzò lo stesso stemma della città di Barcellona, ma nel 1910 indisse una gara per designarne uno proprio. La vittoria andò ad un anonimo socio che presentò l'attuale modello.

Il Futbol Club Barcelona giocò la sua prima partita l'8 dicembre 1899 nell'ex velodromo di la Bonanova, dove si trova l'odierno Turó Parc. L'avversaria era una squadra di inglesi residenti a Barcellona, che vinsero per 1-0. Il giorno seguente il giornale La Vanguardia pubblicò un'ampia cronaca dell'incontro.

Il 18 novembre 1900 Bartomeu Terradas successe a Walter Wild alla presidenza, mentre alla fine dell'anno il club annoverava 51 soci e si avviava a distinguersi come uno dei club emergenti nel panorama calcistico spagnolo. Il 23 dicembre il club affrontò per la prima volta la Sociedad Española de Fútbol, che sarebbe poi diventata l'Espanyol. La partità terminò a reti bianche in un ambiente di assoluto cameratismo. Nelle file dei blaugrana non figuravano stranieri. Intanto Alfonso Macaya, presidente onorario dell'Hispania, offrì una coppa d'argento al vincitore di un tornei denominato I Copa Macaya, poi tramutatosi in Campionat de Catalunya. Il Barcellona si piazzò secondo, perdendo solo una gara.

L'anno seguente (1902) gli azulgrana misero in bacheca il loro primo trofeo trionfando nella II Copa Macaya con otto vittorie su otto partite giocate, 60 gol fatti e solo 2 subiti. Sempre nella stagione 1901-1902, in occasione delle celebrazioni per l'incoronazione di Alfonso XIII, a Madrid fu organizzato un torneo detto I Campeonato de España, oggi Coppa del Re. Il club giunse in finale e fu sconfitto per 2-1 dal Club Vizcaya, l'attuale Athletic Club.

Il 5 settembre 1902 Paul Haas subentrò a Bartomeu Terradas. La stagione 1902-1903 fu caratterizzata dalla disputa della Copa Barcelona, preludio del campionato catalano. Il trofeo fu pagato dai soci del Barcellona (circa 250) con due pesetas e quaranta centesimi ciascuno e fu vinto dai blaugrana dopo due combattute sfide contro i rivali cittadini dell'Espanyol.

L'annata successiva vide il venticinquenne Gamper ritirarsi dal calcio giocato per dedicarsi a tempo pieno ai suoi compiti amministrativi, anche se sarebbe sceso in campo in alcune isolate occasioni. Il nuovo presidente era Arthur Witty. Intanto il Barcellona esordì in terra straniera con una vittoria: il 1° maggio 1904 a Tolosa, in Francia, lo Stade Olympique fu battuto per 3-2.

Il 21 giugno 1905 il FC Barcelona si proclamò per la prima volta campione di Catalogna dopo la vittoria per 3-2 contro l'Espanyol, ma al successo fece seguito una stagione di crisi societaria e sportiva, come testimoniano gli ironici commenti della stampa basca dopo la goleada subita dal Barça a Bilbao dall'Athletic Club (10-1). In realtà si trattò di un periodo buio per il calcio catalano in generale, tanto che l'Espanyol sospese l'attività per tre anni.

Nel 1908 Hans Gamper diventò il presidente del club per la prima volta. Successivamente occupò l'incarico in cinque periodi diversi (1908-09, 1910-12, 1917-19, 1921-23 e 1924-25) e trascorse 25 anni al timone della società. Il principale successo come presidente fu il fatto di dotare il Barça di uno stadio proprio. Inaugurò anche una campagna di reclutamento di soci, che alla fine del 1922 avevano superato quota 10.000. Gamper acquistò anche giocatori leggendari come Paulino Alcántara, Ricardo Zamora e Josep Samitier, che aiutarono la squadra a dominare sia il Campionat de Catalunya sia la Coppa del Re e a vincere la prima Liga spagnola nel 1929.

Fino al 1909 la squadra giocò in vari stadi, nessuno dei quali era di proprietà del club. Il 14 marzo 1909 aprì i battenti lo stadio Carrer Industria (6.000 posti a sedere). Nel 1922 la squadra si trasferì al Camp de Les Corts. All'inizio questo stadio aveva una capacità di 30.000 spettatori, che in seguito fu aumentata in modo impressionante fino ad arrivare a 60.000 posti. Fu nel corso di questi primi anni in questi stadi che i tifosi del Barça acquisirono il soprannome di culés (culi in catalano). Lungi dall'essere offensivo, il nomignolo si riferisce ai tifosi seduti sulle file più alte dello stadio, tifosi di cui i passanti al di fuori dello stadio potevano vedere soltanto le natiche. Da allora i sostenitori del Barça sono detti culés. A novembre 2005 si contavano circa 1730 fan club non ufficiali del Barça sparsi in tutto il mondo.

La rivalità tra FC Barcelona e Real Madrid CF è leggendaria, non solo perché si tratta dei due club più titolati del campionato spagnolo. Sin dall'inizio le società furono considerate rappresentanti delle due nazioni rivali della Spagna, la Catalogna e la Castiglia, così come delle due stesse città. La contrapposizione raggiunse un livello maggiore durante la dittatura di Francisco Franco, quando il Real Madrid era considerato la "squadra del regime", mentre il Barcellona era reputata la "squadra dell'opposizione".

Durante la guerra civile spagnola, tuttavia, a soffrire il regime di Franco furono membri di entrambi i club. Il presidente del Barcellona Josep Sunyol fu assassinato, mentre il presidente del Real Madrid Rafael Sánchez Guerra, un eminente repubblicano, fu imprigionato e torturato. I sicari del dittatore arrestarono e assassinarono anche un vicepresidente e tesoriere del Real e un presidente ad interim scomparve. Josep Samitier e Ricardo Zamora, invece, sostennero apertamente Franco.

Nel 1940 Enric Pineyro, un collaboratore di Franco, fu nominato presidente della società. La rivalità con il Real si intensificò dopo la semifinale della Copa del Generalísimo del 1943 tra le due squadre. La partita di andata al Les Corts terminò con una vittoria del Barça per 3-0, ma il ritorno si concluse con un passivo di 11-1. Si è insinuato che sui giocatori blaugrana furono fatte pressioni affinché perdessero la partita e persino Pineyro si dimise per protesta. La rivalità con il Real riaffiorò di nuovo negli anni Cinquanta dopo la discussione attorno ad Alfredo Di Stéfano. Il giocatore, proveniente dai Millonarios, era sul punto di firmare per il Barcellona quando Franco, tramite un "decreto reale" appositamente emesso, stabilì che Di Stéfano avrebbe dovuto dividere la sua carriera tra le due squadre, giocando una stagione a Barcellona ed una a Madrid. Il Barcellona rifiutò tale soluzione in segno di protesta e il giocatore si accasò al Real Madrid, in cui sarebbe diventato uno dei calciatori più forti di ogni epoca.

Dopo la guerra civile spagnola la lingua e la bandiera catalana furono abolite e alle società di calcio fu proibito di usare nomi non spagnoli. Queste misure indussero il club a cambiare denominazione in Club de Fútbol Barcelona e a rimuovere due delle quattro barre rosse dello stemma. Malgrado le restrizioni imposte da Franco il CF Barcelona godé di notevole successo nel corso degli anni Quaranta.

Nel 1945, con Josep Samitier come allenatore e grazie all'apporto di giocatori come César Rodríguez, Antoni Ramallets e Juan Zambudio Velasco, la squadra vinse la Liga per la prima volta dal 1929. Altri due titoli arrivarono nel 1948 e nel 1949. Nel 1949 la squadra vinse anche la prima Coppa Latina. Il 1951-1952 fu una delle annate più vittoriose della storia del Barcellona: la squadra, trascinata dall' allenatore Ferdinand Daučík e Kubala, considerato da molti il miglior calciatore del Barcellona di tutti i tempi, centrò il treble vincendo la Liga, la Coppa del Re e la Coppa Latina 1952, cui si aggiunsero i trofei Eva Duarte e Martini Rossi. Grazie a questa memorabile annata la squadra si guadagnò il soprannome di equipo de les 5 copes, "squadra delle 5 coppe".

Nel 1953 iniziò l'era di Francesc Miró-Sans, presidente fino al 1961. Nel 1953 arrivarono nuovi successi nella Liga e nella Copa del Generalísimo. Nel 1955 il Barcellona debuttò in Coppa delle Fiere con una divisa celebrativa completamente bianca con lo scudo della città, battendo una formazione di Copenaghen 6-2. I trionfi proseguirono con un'altra Copa del Generalísimo nel 1957 e con la prima edizione della Coppa delle Fiere conclusasi nel 1958.

Con Helenio Herrera alla guida tecnica e in squadra un giovane Luis Suárez, Pallone d'oro 1960, e due validi ungheresi consigliati da Kubala, Sandor Kocsis e Zoltán Czibor, la squadra centrò due accoppiate: quella nazionale nel 1959 e quella Liga-Coppa delle Fiere nel 1960. Nell'edizione del 1961 della Coppa dei Campioni il Barça diventò la prima squadra capace di sconfiggere il Real Madrid in una partita della massima competizione europea, mettendo così fine al monopolio madridista in quel torneo. In quella edizione della Coppa dei Campioni i catalani arrivarono alla finale giocata nello Wankdorfstadion di Berna, dove furono battuti dal Benfica per 3-2.

Gli anni Sessanta furono meno ricchi di successi per la squadra, con il Real Madrid e l'Atlético Madrid che monopolizzarono la Liga. Il completamento dei lavori di costruzione del Camp Nou, nel 1957, fu la principale causa della scarsa disponibilità di denaro da investire in nuovi giocatori. Il decennio, però, vide anche l'ascesa di Josep Fusté e Carles Rexach dalla cantera (il vivaio) della squadra e la vittoria della Copa del Generalísimo nel 1963 e della Coppa delle Fiere nel 1966. Nel 1968 recuperò un po' di orgoglio sconfiggendo il Real Madrid per 1-0 nella finale di Copa del Generalísimo al Bernabéu.

Nel 1971 in panchina arrivò Rinus Michels. Fu il primo passo per portare in Catalogna Johan Cruijff, stella di prima grandezza del calcio europeo. Il 22 settembre 1971 il Barcellona, battendo per 2-1 al Camp Nou il Leeds United, si aggiudicò la Coppa delle Fiere e divenne la compagine più titolata nella storia della manifestazione.

Per la stagione 1973-1974 furono acquistati il talentuoso attaccante peruviano Hugo Sotil e l'olandese Johan Cruijff. Già affermatosi nell'Ajax, Cruijff si guadagnò subito le simpatie dei tifosi catalani quando dichiarò alla stampa europea di aver preferito il Barcellona al Real perché non avrebbe potuto giocare per un club associato a Franco. Si ingraziò ulteriormente i tifosi blaugrana scegliendo poi un nome catalano, Jordi, per suo figlio. Nel 1974 la stella olandese aiutò la squadra a vincere la Liga per la prima volta dal 1960. Era lui il leader naturale della squadra, a fianco di Juan Manuel Asensi, Carles Rexach e del suo compagno d'attacco Hugo Sotil. La stagione è ricordata anche per la clamorosa vittoria per 5-0 contro il Real Madrid al Bernabéu. Nel corso della sua militanza in squadra Cruijff fu insignito del Pallone d'oro per due volte consecutive. Ancora oggi la terza divisa del Barcellona è di colore arancione in omaggio alla Nazionale di Cruijff, l'Olanda. Fu in quel periodo che il Barcellona riuscì a mantenere inviolato il Camp Nou per ben 67 match di campionato tra il 4 marzo 1973 e il 20 febbraio 1977.

Nel 1974 il Barcellona si rinforzò con un'altro olandese promettente, Johan Neeskens, ma non riuscì a ripetere la vittoria in campionato dell'anno precedente, che rimase l'unica nell'arco del decennio. Nel 1978 fu la volta di un altro successo nella Coppa del Re ai danni del Las Palmas. Fu l'ultimo trofeo in maglia blaugrana per Crujff, che a fine anno lascio il club.

Pur non avendo alcun legame precedente con il club, nel 1978 Josep Lluís Núñez fu eletto presidente. I suoi principali obbiettivi erano quello di porre il Barcellona nell'élite dei club sportivi mondiali e dare alla società stabilità finanziaria.

Arrivarono al Barcellona giocatori di grande spessore come Simonsen, Krankl, Maradona e Schuster, ritornò anche il mago Helenio Herrera che guidò il Barça nel 1978-1979. La nuova strategia del club fu subito vincente tanto che nel 1979 e nel 1982 la squadra vinse due delle quattro Coppe delle Coppe messe in bacheca nell'era Núñez. Nel 1980 venne ampliato il Camp Nou che arrivò alla sua capacità massima di 120.000 spettatori. Nel 1982 dal Boca Juniors fu acquistato per una cifra record Diego Armando Maradona. Il suo periodo al Barça, però, fu breve e privo di successi di rilievo: l'argentino vinse la prima delle due Coppe della Liga del club nel 1983 contro il Real Madrid e anche a causa di numerosi infortuni che ne condizionarono il rendimento si trasferì ben presto al Napoli. Nel 1985, con Terry Venables in panchina, arrivò lo scozzese Steve Archibald (anche se la dirigenza blaugrana preferiva il goleador dell'Atlético Madrid Hugo Sánchez) e il Barça vinse subito la Liga e nel 1986 raggiunse la sua seconda finale di Coppa dei Campioni a Siviglia, dove fu sconfitta dalla Steaua Bucarest ai calci di rigore. Nella stagione successiva Venables ottenne carta bianca per rinforzare la squadra. Furono ingaggiati il portiere Andoni Zubizarreta e gli attaccanti Mark Hughes e Gary Lineker, ma la stagione fu priva di successi.

Fu nella stagione 1987-1988 che si gettarono le basi per la rifondazione dell'organico della squadra, che fu affidata a Luis Aragonés. Il Barcellona, tuttavia, non andò oltre il sesto posto in campionato, peggiore piazzamento dal 1942, mentre in Coppa UEFA fu eliminato ai quarti di finale. L'unico alloro fu la Coppa del Re, vinta nella finale di Madrid contro la Real Sociedad, sconfitta per 1-0. Il 28 aprile 1988 un fatto eclatante noto come Ammutinamento di Hesperia minò la permanenza di Núñez alla guida del club. Un gruppo di giocatori del Barça convocò una conferenza stampa presso un hotel cittadino, l'Hesperia, chiedendo pubblicamente le dimissioni del presidente. Pochi giorni più tardi, a contesa non ancora sedata, fu nominato il nuovo allenatore. Era Johan Cruijff, grande stella blaugrana degli anni Settanta.

Nell'estate del 1988 Cruijff iniziò ad allestire il Dream Team, la Squadra dei Sogni che derivava il nome dalla squadra di pallacanestro statunitense che giocò alle Olimpiadi di Barcellona 1992. Solo nove giocatori della stagione precedente rimasero nella rosa, mentre furono investiti ben 2.260 milioni di pesetas nell'acquisto di 13 nuovi atleti: Soler (400 milioni), Bakero (300), Begiristain (300), Valverde (200), Serna (170), Unzué (150), Goikoetxea (150), Eusebio (150), Salinas (150), Aloísio (125), Manolo (125) e López Rekarte (a costo zero). Nel mese di aprile 1989 sarà ingaggiato il paraguaiano Romerito (40 milioni), mentre al gruppo si aggiungerà presto Amor, proveniente dal settore giovanile. Spicca un dato singolare: ben sette nuovi acquisti erano giocatori baschi.

Negli otto anni alla guida della squadra Cruijff fondò l'ossatura della formazione su giocatori come Guardiola, Bakero, Begiristain, Amor, Goikoetxea, Koeman, Laudrup e Stoičkov, votato Pallone d'oro 1994.

Nella stagione 1988-1989 si riaccese la passione dei tifosi, che fecero registrare un incremento di quasi mezzo milione di spettatori al Camp Nou. Sul campo la squadra battagliò per la conquista della Liga, che finì nelle mani del Real Madrid in un campionato segnato da molte polemiche per alcune decisioni arbitrali. In Coppa del Re i blaugrana furono eliminati ai quarti di finale dall'Altético Madrid, vittorioso per 4-0 allo Stadio Vicente Calderón, ma si aggiudicarono la Coppa delle Coppe 1988-1989, la terza nella storia del club, superando in finale la Sampdoria per 2-0 a Berna. Il 1° aprile 1989 Núñez fu riconfermato presidente con 25.441 consensi, contro i 17.609 dell'antagonista Sixte Cambra.

Nel 1989-1990 furono acquistati il possente difensore Ronald Koeman e il talentuoso attaccante Michael Laudrup. Gli uomini di Cruijff partirono male nella Liga, totalizzando tre sconfitte nelle prime tre partite prima di compiere un prodigioso recupero di posizioni in classifica. Nel finale di campionato sorsero polemiche per un controverso Barcellona-Siviglia, in cui un fallo fuori area ai danni di un sivigliano fu sanzionato con un calcio di rigore ai danni del Barça. Alla fine il titolo nazionale andò al Real Madrid, che distanziò i rivali catalani di 11 punti. La rivincita del Barcellona giunse allo Stadio Mestalla di Valencia nella finale della Coppa del Re, dove gli azulgrana ebbero la meglio sui blancos per 2-0 con reti di Amor e Salinas. La campagna europea fu decisamente meno brillante della stagione precedente, vista l'eliminazione agli ottavi di finale della Coppa delle Coppe per mano dell'Anderlecht.

I barcellonesi tornarono a festeggiare il titolo spagnolo nel 1990-1991. Rinforzata dagli arrivi di Hristo Stoičkov, Ferrer (rientrato dal prestito al Tenerife), Nando e Jon Andoni Goikoetxea, la squadra di Cruijff impose un rigido dominio sulla Liga, anche se dovette rinunciare a Koeman per via di un grave infortunio e a Stoičkov per due mesi a causa di una squalifica rimediata in Supercoppa di Spagna e poi prolungata al campionato. Tuttavia, grazie ad un finale in crescendo, vinse il campionato con 10 punti di vantaggio sull'Atlético Madrid, esibendosi anche in qualche goleada, come quella ai danni dell'Athletic Club, battuto per 6-0 con una quadripletta di Stoičkov. Quell'anno la squadra raggiunse anche la finale di Coppa delle Coppe e fu sconfitta dal Manchester United.

BARCELLONA: Zubizarreta; Eusebio, Ferrer, Koeman, Nando; Juan Carlos, Bakero, Guardiola (113' Alexanko), Laudrup, Salinas (64' Goikoetxea), Stoičkov. Allenatore: Cruijff.

SAMPDORIA: Pagliuca; Mannini, Lanna, Vierchowod, Katanec; Lombardo, Pari, Cerezo, Bonetti (72' Invernizzi); Vialli (100' Buso), Mancini. Allenatore: Boškov.

Come avvenuto nel 1990, anche la Liga 1991-1992 non iniziò sotto i migliori auspici per il Barcellona, che raccolse appena quattro punti nelle prime cinque giornate al contrario del Real Madrid, capolista con cinque vittorie su cinque. Oltre ai nuovi Nadal, Witschge e Juan Carlos, compariva nell'organico blaugrana il giovane Josep Guardiola, promettente centrocampista proveniente dalla cantera del club e autentica rivelazione della stagione. Il Barcellona, che in estate aveva vinto la Supercoppa di Spagna sconfiggendo l'Atlético Madrid tra andata e ritorno (1-0 e 1-1), fu eliminato ai rigori dal Valencia negli ottavi di finale della coppa nazionale, ma riuscì a confermarsi campione di Spagna approfittando della caduta del Real a Tenerife (3-2 contro la squadra locale) all'ultima giornata. Fu, tuttavia, in Europa che il Barça trovò le maggiori gratificazioni. Superate non senza patemi le eliminatorie in virtù di un gol in extremis di Bakero sul campo del Kaiserslautern, il 20 maggio 1992 gli azulgrana si trovarono opposti alla Sampdoria nella finale della Coppa dei Campioni, a Wembley. A decidere l'incontro fu un calcio di punizione trasformato in rete da Koeman negli ultimi minuti dei tempi supplementari: il Barcellona era campione d'Europa per la prima volta nella sua storia.

Dopo un appassionante testa a testa con Real Madrid e Deportivo la Coruña, il Barça vinse la sua terza Liga consecutiva nella stagione 1992-1993. Curiosamente fu una nuova sconfitta dei madrileni a Tenerife nell'ultimo turno (2-0) a consegnare il titolo ai catalani. Gli altri trofei conquistati in stagione furono la Supercoppa di Spagna (battuto ancora una volta l'Atlético Madrid) e, prima volta nella storia del club, la Supercoppa europea (l'avversario nella doppia partita era il Werder Brema). Tuttavia, il Barça, campione continentale uscente, si fece eliminare negli ottavi di finale della Champions League dal CSKA Mosca e perse anche la Coppa Intercontinentale contro il San Paolo. In Coppa del Re fu estromesso dal Real Madrid in semifinale.

Per l'annata 1993-1994 la dirigenza acquistò il fuoriclasse brasiliano Romário. Il Barcellona poteva vantare un impianto di gioco ormai collaudato e una rosa ricca di stelle di prima grandezza, ma il rendimento nella Liga procedette con troppi alti e bassi, le cui conseguenze furono scongiurate grazie ad un'impressionante serie di vittorie negli ultimi turni. Il quarto titolo nazionale fu messo in bacheca all'ultima giornata, quando il Deportivo la Coruña fallì un rigore con Djukic contro il Valencia. Se realizzato, il calcio di rigore avrebbe consentito ai galiziani di proclamarsi campioni di Spagna, ma, avendo le due formazioni concluso la stagione a pari punti, furono i blaugrana ad aggiudicarsi la Liga per via dei migliori risultati negli scontri diretti. Romário si elevò a Pichichi con 30 gol e mise anche la sua firma nel 5-0 rifilato al Real Madrid al Camp Nou l'8 gennaio 1994. Era un Barcellona assoluto dominatore in patria, ma che steccò in maniera eclatante nell'appuntamento clou della stagione, ovvero la finale della Champions League. Le ottimistiche dichiarazioni rilasciate dall'allenatore olandese Cruijff alla vigilia furono smentite sul campo, dove la sua squadra subì una pesante sconfitta per 4-0 dal Milan ad Atene.

La disfatta di Atene portò con sé notevoli conseguenze per il 1994-1995: Cruijff decise di fare a meno ad alcune delle colonne del Dream Team come Zubizarreta, Laudrup, Goikoetxea e Salinas. Al loro posto furono ingaggiati Hagi, Eskurza e Busquets. Uno dei pochi acquisti a ben figurare nel prosieguo della stagione fu, però, il difensore Abelardo. Alla fine della stagione il Barcellona si ritrovò quarto nella Liga a nove punti dal Real Madrid, già vittorioso per 5-0 contro i blaugrana. La qualificazione alla Coppa UEFA fu ottenuta solo all'ultima giornata, mentre in Coppa del Re gli azulgrana non andarono oltre gli ottavi di finale, eliminati dall'Atlético Madrid. L'avventura in Champions League si concluse ai quarti contro il Paris Saint-Germain, mentre la Supercoppa di Lega vinta contro il Real Saragozza rappresentò una parziale consolazione alle amarezze dell'annata.

La stagione 1994-1995 si era conclusa con la perdita di altri elementi di spicco del Dream Team quali Koeman, Begiristain, Eusebio e Stoičkov, votato Pallone d'oro 1994 e in partenza per via di dissapori con l'allenatore. La dirigenza volle investire sul calciomercato alla ricerca di giovani validi che potessero aprire un nuovo ciclo vincente, e così arrivarono Prosinečki, Kodro, Popescu e Figo. Della nuova politica di Cruijff, incentrata sui giovani, faceva parte anche la decisione di concedere spazio a elementi della cantera come de la Peña e Celades, oltre che al figlio Jordi, il quale aveva già esordito in prima squadra nella stagione precedente. Per la prima volta dal 1988, però, il Barcellona concluse la stagione senza trofei. Nella Liga 1995-1996 si piazzò terzo, in Coppa del Re fu finalista perdente contro l'Atlético Madrid e in Coppa UEFA si arrese al Bayern Monaco in semifinale. I contrasti tra Cruijff e la presidenza esplosero il 18 maggio 1996. Núñez annunciò l'esonero del tecnico a due giornate dalla fine della Liga, suscitando grandi proteste dei tifosi nell'ultima partita di campionato giocata al Camp Nou. A Cruijff subentrò Carles Rexach in attesa che il club ufficializzasse il nome del nuovo allenatore per la stagione seguente.

Cruijff restò sulla panchina del Barcellona per otto anni, dal 1988 al 1996. In totale il Dream Team vinse la Liga per quattro volte tra il 1991 e il 1994 e sconfisse la Sampdoria sia nella finale della Coppa delle Coppe 1988-1989 che nella finale della Coppa dei Campioni 1991-1992. I trionfi dell'era Cruijff comprendono anche una Coppa del Re nel 1990, la Supercoppa europea nel 1992 e tre Supercoppe di Spagna. Nonostante gli ultimi due anni privi di successi, con 11 trofei Cruijff è a tutt'oggi l'allenatore più vincente nella storia del club. È anche l'allenatore del Barça che è stato in carica più a lungo.

L'olandese fu temporaneamente sostituito da Bobby Robson, che guidò la squadra per una sola stagione, nel 1996-1997. Nello staff di Robson c'era José Mourinho, assistente tecnico e traduttore.

L'allenatore inglese volle in squadra la giovane stella brasiliana Ronaldo, che aveva già allenato al PSV Eindhoven. Oltre al brasiliano la campagna di rafforzamento dei blaugrana previde gli acquisti di Luis Enrique, Juan Antonio Pizzi, Vítor Baía, Fernando Couto, Giovanni Silva de Oliveira e Laurent Blanc. Anche grazie all'annata molto positiva del Fenomeno, laureatosi Pichichi della Liga con 34 gol segnati, il Barça si piazzò secondo a due punti dal Real Madrid di Fabio Capello e riuscì a conquistare un treble di coppe: Coppa di Spagna contro il Betis Siviglia, la Coppa delle Coppe, a Rotterdam contro il Paris Saint-Germain, e la Supercoppa di Spagna (battuto l'Atlético Madrid nella doppia finale). Memorabile rimane la partita di Coppa del Re contro l'Atlético Madrid, sconfitto per 5-4 dai catalani dopo uno svantaggio di 3-0 al termine del primo tempo. L'annata segnò anche l'addio al club di Bakero, che andò a chiudere la carriera in Messico.

Malgrado i successi, Robson era visto soltanto come una soluzione temporanea in attesa dell'ingaggio di Louis van Gaal, che assunse l'incarico di allenatore nell'estate del 1997. Come Maradona, anche Ronaldo restò a Barcellona per un breve periodo prima di essere ceduto in Italia, all'Inter. La perdita di Ronaldo fu compensata dall'affermazione di nuovi fuoriclasse quali Luís Figo, Luis Enrique, acquistato l'anno prima, e Rivaldo, talento proveniente dal Deportivo La Coruña. Tra i volti nuovi c'erano anche Sonny Anderson, Ruud Hesp e Michael Reiziger. Nel 1997-1998 la squadra centrò il double Liga-Coppa del Re, conquistando il titolo con quattro giornate di anticipo rispetto alla fine del campionato. In Champions League fu eliminata agli ottavi di finale dalla Dinamo Kiev.

Persa la finale della Supercoppa di Spagna contro il Maiorca, il Barça continuò male la stagione 1998-1999 e attraversò un periodo di crisi di gioco e di risultati. Nel gennaio 1999 per rinforzare l'organico furono acquistati i gemelli Frank e Ronald de Boer. Intanto, a novembre 1998, si era festeggiato il centenario del club. Malgrado gli affanni iniziali, la squadra blaugrana si confermò poi campione della Liga con tre giornate di anticipo rispetto al termine del torneo. In Coppa di Spagna fu estromessa dal Valencia ai quarti, mentre in ambito europeo ancora una volta non riuscì a tagliare i traguardi sperati: i catalani si arresero al Bayern Monaco e al Manchester United (poi finaliste al Camp Nou) nel secondo girone della competizione.

Il Barcellona della stagione 1999-2000, che aveva acquistato Jari Litmanen, Dani, Frédéric Déhu e Simão, riuscì ad aggiudicarsi soltanto la Copa Catalunya, mentre in campionato si classificò seconda a 5 punti dal Deportivo La Coruña e in Champions League fu eliminata dal Real Madrid, poi vincitore della manifestazione. L'amarezza per l'ennesimo fallimento europeo, accompagnato questa volta da quello spagnolo, e le critiche ricevute spinsero Núñez a porre fine ai suoi ventidue anni di presidenza e a fissare per il 27 luglio 2000 nuove elezioni. Per solidarietà si dimise anche l'allenatore van Gaal. A dicembre Rivaldo era diventato il quarto giocatore del Barça a vincere il Pallone d'oro.

Il nuovo millennio si aprì, dunque, con le dimissioni di Núñez dopo ventidue anni di presidenza. Benché non sempre popolare, come testimoniano le dozzine di voti di sfiducia, le ribellioni dei giocatori (si ricorda il cosiddetto Ammutinamento di Hesperia del 1988) e l'aperta opposizione di Johan Cruijff, Núñez è stato il presidente che ha vinto più trofei nella storia del Barcellona. Durante la sua presidenza le quattro squadre professionistiche del club hanno raccolto 176 trofei: 30 nel calcio, 36 nella pallacanestro, 65 nella pallamano e 45 nell'hockey su pista. Il conteggio comprende un prestigioso poker nel 1999, l'anno del centenario della società, quando le tutte e quattro le squadre furono incoronate campioni di Spagna.

Le dimissioni di Núñez e Van Gaal furono molto meno indolori della partenza di Luís Figo, autentica colonna della squadra e beniamino dei sostenitori.

Dalle elezioni del 27 luglio 2000 uscì vincitore Joan Gaspart, già vice di Nuñez per ventidue anni, con il 54,87% dei consensi. Gaspart ebbe la meglio sulla coalizione Elefant Blau, capeggiata dal pubblicitario Lluis Bassat e sostenuta, tra gli altri, da Joan Laporta e Johan Cruijff.

In piena campagna elettorale per le elezioni alla presidenza del Real Madrid (in programma una settimana prima di quelle del Barcellona), il candidato Florentino Pérez sbandierò un accordo con il giocatore portoghese del Barça, promettendo che, in caso di un suo successo alle elezioni, Luís Figo il giorno seguente sarebbe stato un giocatore del Real. Contro tutti i pronostici Pérez vinse le elezioni presidenziali madridiste e pochi giorni dopo concluse l'ingaggio di Figo per la cifra record di 10 miliardi di pesetes, nonostante un'intervista in cui il giocatore, pochi giorni prima delle elezioni, dichiarava ad un giornale catalano di non aver alcun accordo con Pérez. Oltre a essere vice-capitano della squadra, Figo era ormai un simbolo per i tifosi catalani, che lo consideravano uno di loro. Celebri furono le sue grida di gioia dal terrazzo di Placa S. Jaume Visca el Barça y visca Catalunya ("Viva il Barça e viva la Catalogna"). L'abbandono, perciò, fu vissuto dai tifosi del Barcellona come un tradimento.

Secondo opinioni diffuse fu la disapprovazione di Figo per il nuovo presidente Joan Gaspart a causare la partenza del talento lusitano alla volta del Real Madrid, storica arcirivale. La cessione del portoghese suscitò così tanto scalpore tra i sostenitori del Barça che durante le partite delle merengues al Camp Nou a Figo venne riservata un'accoglienza estremamente ostile: nel primo match di Figo da giocatore del Real Madrid al Camp Nou un sostenitore del Barcellona lanciò contro il portoghese una testa di maiale.

Le tre stagioni successive (dal 2000-2001 al 2002-2003) si rivelarono fallimentari dal punto di vista economico e sportivo. La gestione Gaspart era invisa alla maggior parte dei soci e dei tifosi, mentre la squadra raccoglieva risultati molto deludenti e giocatori costosi come Patrick Kluivert e Marc Overmars erano regolarmente accusati di non impegnarsi abbastanza.

In vista della stagione 2000-2001, l'ultima di Guardiola con il Barça, Gaspart affidò l'incarico di allenare la squadra a Llorenç Serra Ferrer. Ex allenatore di Maiorca e Betis Siviglia, Ferrer era nel club catalano già da tre anni, nei quali aveva ricoperto ruoli tecnici senza sedere in panchina. Il presidente investì oltre 15 miliardi di pesetas nell'acquisto di Dutruel, Gerard, Marc Overmars, Emmanuel Petit, Alfonso e Iván de la Peña. La stagione si rivelò avara di successi e difficile dal punto di vista societario. Il 22 aprile 2001, dopo la sconfitta sul campo dell'Osasuna per 3-1 nella trentunesima giornata della Liga, Ferrer fu esonerato per far posto a Carles Rexach, ex calciatore del Barcellona. In quel momento il Barça, già fuori dalla Coppa del Re e dalla Champions, era quinto a 17 punti dal Real Madrid capolista e correva il rischio di non qualificarsi per la successiva edizione della Champions League. Nelle successive sette partite Rexach colse 3 vittorie, 3 pareggi e una sconfitta, riuscendo ad agguantare il quarto posto all'ultima giornata grazie al successo interno per 3-2 contro il Deportivo La Coruña. Fu decisiva una spettacolare rete da fuori area di Rivaldo all'ultimo minuto di gioco.

Rexach fu confermato alla guida del Barcellona per la stagione 2001-2002. Nel corso dell'annata l'allenatore fu pesantemente criticato per il cattivo gioco della squadra e per il rendimento al di sotto delle aspettative dei nuovi acquisti Christanval, Rochemback, Geovanni, Andersson e Bonano, quest'ultimo aquistato solo quando il grande acquisto di Francesco Toldo sfumò perché l'italiano si accordò con l'Inter in extremis nonostante il Barcellona avesse già raggiunto un pre-accodo con la Fiorentina, nel maggio 2001. Dei volti nuovi, infatti, soltanto Saviola seppe esprimersi su livelli soddisfacenti. Il bilancio sportivo della seconda stagione di Gaspart fu nuovamente deficitario: nonostante il raggiungimento della semifinale della Champions League, persa contro il Real Madrid, la squadra non riuscì ad andare oltre il quarto posto in campionato, a undici punti di distanza dal Valencia campione. A ciò si aggiunse una precoce eliminazione dalla Coppa del Re.

Il 2002-2003, terza stagione con Gaspart come presidente, prese avvio con gli acquisti Riquelme, Mendieta, Sorín ed Enke. Anche questa volta, però, il Barcellona non fu protagonista nella Liga, che i blaugrana terminarono con un anonimo sesto posto, valido per la qualificazione alla Coppa UEFA, qualificazione ottenuta solo all'ultima giornata. In panchina si alternarono tre allenatori (Rexach, van Gaal e Radomir Antić), mentre a livello societario si preparavano grandi cambiamenti. Non ispirando più fiducia fuori dal campo, il 12 febbraio 2003 Gaspart si dimise. Gli subentrò per qualche mese il vice Enric Reyna, in attesa di nuove elezioni.

Alla base del ritorno del club al dominio nazionale ed europeo nelle stagioni recenti vi è un connubio perfetto tra un nuovo presidente giovane ed entusiasta, Joan Laporta, eletto il 15 giugno 2003, ed un allenatore emergente, Frank Rijkaard, arrivato al Barcellona nello stesso anno. Una delle figure di spicco della nuova gestione è il direttore sportivo Aitor Begiristain, ex calciatore blaugrana voluto nella dirigenza da Joan Laporta. La combinazione sapiente di giocatori di talento (Henrik Larsson, Ronaldinho, Deco, Ludovic Giuly, Lionel Messi e Samuel Eto'o), elementi esperti (Rafael Márquez e Giovanni van Bronckhorst) e di atleti nativi del luogo (Carles Puyol, Andrés Iniesta, Xavi e Víctor Valdés) è una delle chiavi di lettura delle ottime stagioni disputate dal Barça dall'avvento di Laporta.

Dopo aver a lungo seguito l'inglese David Beckham, poi finito al Real Madrid, il neo-presidente del Barcellona ingaggiò il brasiliano Ronaldinho dal Paris Saint-Germain. Fu anche grazie ad una campagna-acquisti intelligente che la squadra seppe rendersi artefice di un'eccezionale rimonta nella stagione 2003-2004. Il Barça, dodicesimo alla fine del girone d'andata a 18 punti di distanza dal Real Madrid, nel corso dell'annata toccò anche l'ultima piazza, ma riuscì a vincere 17 delle ultime 20 partite e a risalire fino alla seconda posizione finale, a cinque lunghezze dal Valencia campione. Il cammino in campionato fu caratterizzato da una striscia di imbattibilità di 14 partite, mentre in Coppa UEFA fu il Celtic ad estromettere i catalani negli ottavi di finale.

Dopo i segnali di ripresa arrivati nella seconda parte della stagione 2003-2004, la squadra occupò saldamente il primo posto nella Liga dall'inizio alla fine della stagione 2004-2005, conquistando così il titolo nazionale dopo cinque anni e mettendo in bacheca anche la Supercoppa di Spagna. Tra i tanti protagonisti dell'annata straordinaria si distinse ancora Ronaldinho, poi insignito da France Football del Pallone d'oro 2005. In Champions League il Barcellona fu eliminato dal Chelsea nel doppio confronto valido per gli ottavi di finale (vittoria per 2-1 al Camp Nou e sconfitta per 4-2 a Stamford Bridge).

La stagione 2005-2006, conclusasi con il double Liga-Champions League, fu una delle più brillanti nella storia della società catalana. In estate la squadra si rinforzò con l'acquisto di Mark van Bommel, ma fu soprattutto il prodigioso talento della rivelazione Lionel Messi a rivelarsi decisivo.

Dopo aver battuto ad agosto il Betis Siviglia nella gara valida per l'assegnazione della Supercoppa di Spagna, il Barça vinse la Liga per la diciottesima volta, con dodici punti di vantaggio sul Real Madrid giunto secondo, e la Champions League per la seconda volta nella sua storia. Nel suo cammino verso la finale eliminò negli ottavi il Chelsea (1-2, 1-1, rivincita della Champions League 2005), nei quarti il Benfica (0-0, 2-0) e in semifinale il Milan (0-1 a San Siro e 0-0 al Camp Nou).

BARCELLONA: Valdés; Oleguer (71' Belletti), Márquez, Puyol, van Bronckhorst; Edmílson (46' Iniesta), Deco, van Bommel (61' Larsson); Giuly, Ronaldinho, Eto'o. Allenatore: Rijkaard.

ARSENAL: Lehmann; Eboué, Touré, Campbell, Cole; Pirès (18' Almunia), Gilberto Silva, Fàbregas (74' Flamini), Hleb (85' Reyes); Ljungberg; Henry. Allenatore: Wenger.

La sfida, attesa come la partita dell'anno, fu indicata da molti come la "finale anticipata", dato che Milan e Barcellona occupavano rispettivamente il primo e il secondo posto nel ranking europeo dell'UEFA. Nella finale disputata al Saint Denis di Parigi il 17 maggio 2006 i blaugrana ebbero poi la meglio sull'Arsenal, sconfitto per 2-1 in rimonta grazie ai gol di Samuel Eto'o e Juliano Belletti. Il successo fece del Barcellona la migliore squadra d'Europa nella stagione 2005-2006. L'annata trionfale è ricordata anche per la netta vittoria per 3-0 contro il Real Madrid al Bernabéu nella partita giocata il 19 novembre 2005, quando persino i tifosi di casa applaudirono Ronaldinho (vincitore nel 2005 del Pallone d'Oro e del FIFA World Player), autore di una doppietta e di giocate di alta classe. Due altri risultati esaltanti furono la striscia di 18 vittorie consecutive in tutte le competizioni e la vittoria nella semifinale di andata di Champions League contro il Milan, battuto per 1-0 a Milano con una rete di Giuly.

La stagione 2006-2007 iniziò con la cessione di Mark van Bommel al Bayern Monaco e gli arrivi dal Chelsea di Eiður Guðjohnsen (per 15 milioni di euro) e, dopo lo scandalo che investì il calcio italiano, di Gianluca Zambrotta e Lilian Thuram dalla Juventus. Lasciò la squadra l'assistente di Rijkaard Henk ten Cate, che finì sulla panchina dell'Ajax e fu rimpiazzato da Johan Neeskens.

Dopo aver vinto la sua settima Supercoppa di Spagna nella doppia finale-derby contro i rivali cittadini dell'Espanyol, il Barcellona fu sonoramente sconfitto (3-0) dai connazionali del Siviglia nella partita valida per l'assegnazione della Supercoppa europea, mancando l'occasione di conquistare per la terza volta il trofeo e la possibilità di vincere tutte e sei le competizioni in cui era in corsa (Supercoppa di Spagna, Supercoppa Europea, Liga, Coppa del Re, Mondiale per club e Champions League). A dicembre 2006 disputò, in qualità di campione d'Europa in carica, il Campionato mondiale per club FIFA (ex Coppa Intercontinentale). Dopo aver sconfitto i messicani dell'América per 4-0 nella semifinale, cui ebbe accesso direttamente, nella finalissima di Yokohama fu battuta per 1-0 dai brasiliani dell'Internacional di Porto Alegre. A marzo fu poi estromessa dalla Champions League 2006-2007 agli ottavi di finale, uscendo dal torneo da campione in carica per opera del Liverpool. In campionato il dominio incontrastato del Barça della stagione precedente lasciò il posto ad una serrata competizione con il Siviglia e il Real Madrid, che vinse il torneo per i migliori risultati negli scontri diretti con il Barcellona, avendo le due squadre chiuso a pari punti il campionato. Secondo il quotidiano sportivo Marca il Barcellona, per invogliare il Maiorca a vincere all'ultima giornata contro il Real Madrid, avrebbe offerto ai maiorchini la somma di 2 milioni di euro. La partita si chiuse, però, con il risultato di 3-1 per i madrileni, che vinsero il titolo. Anche il cammino della squadra catalana in Coppa del Re si chiuse in modo deludente, in semifinale, stante una clamorosa sconfitta per 4-0 in casa del Getafe dopo che i blaugrana avevano vinto per 5-2 all'andata.

Nell'estate 2007 arrivarono al Camp Nou giocatori del calibro di Thierry Henry (acquistato per 24 milioni di euro), Yaya Touré (9), Éric Abidal (15) e Gabriel Milito (17), per un esborso complessivo di 65 milioni di euro. Nel corso della stagione si affermarono due talenti cresciuti nel vivaio e saliti prepotentemente alla ribalta mondiale: Bojan Krkić e Giovanni dos Santos, mentre Marc Crosas, anch'egli proveniente dalla cantera, a gennaio 2008 sarebbe stato ceduto in prestito al Lione. Partirono già in estate, invece, Giovanni van Bronckhorst, ceduto a parametro zero, Ludovic Giuly (4,5 milioni), Maxi López (2), Javier Saviola (parametro zero), Juliano Belletti (5,5) e Thiago Motta (2). Con il Real Madrid stabilmente primo in campionato, il Barcellona fu costretto per la maggior parte della stagione al secondo o al terzo posto e alla terzultima giornata, l'8 maggio, fu sconfitto per 4-1 allo Stadio Santiago Bernabéu dal Real Madrid, già campione da una settimana, e scavalcato in classifica dal Villarreal, che poi conservò la posizione fino al termine del torneo. In Coppa del Re il club azulgrana si fermò in semifinale, eliminato dal Valencia poi vincitore del trofeo. Anche in Champions League il Barcellona si arrestò a un passo dalla finale. Prima vinse il proprio raggruppamento, poi eliminò Celtic negli ottavi di finale e Schalke 04 nei quarti. Infine, nell'attesa semifinale contro il Manchester United, dopo lo 0-0 dell'andata in Spagna, perse per 1-0 all'Old Trafford.

Dopo l'amaro finale di stagione, Joan Laporta è stato criticato e ha ricevuto, da parte dei soci del club, una mozione di sfiducia che vedeva in Sandro Rosell l'uomo giusto per ricondurre il Barça sulla via del successo, ma la percentuale dei voti non ha raggiunto i due terzi necessari per le dimissioni, così Laporta è rimasto alla presidenza. Intanto l'8 maggio 2008 è stato annunciato l'ingaggio di Josep Guardiola come nuovo allenatore. Il giovane tecnico è riuscito a battere la concorrenza di colleghi molto più blasonati di lui come Arsène Wenger e José Mourinho, la cui nomina era fortemente caldeggiata dalla stampa. Nel giugno successivo, in una conferenza stampa, il tecnico ha dichiarato di prevedere una rosa priva di Eto'o, Deco e Ronaldinho. Difatti di lì a poco due nomi eccellenti hanno abbandonato la squadra: Deco è stato ceduto al Chelsea e Ronaldinho si è trasferito al Milan. Sul fronte degli acquisti, invece, si segnalano Seydou Keita, Daniel Alves e Aljaksandr 'Hleb. Sotto la guida di Guardiola, nel 2008, la squadra ha guadagnato l'accesso alla fase a gironi della Champions League, avendo vinto il terzo turno preliminare in agosto.

Attualmente il Barcellona riunisce soci e appassionati di qualsiasi ideologia politica, credenza religiosa e provenienza geografica. Cionostante, secondo la maggior parte degli storici e dei sociologi, nell'aderire al Barça la grande massa sociale del club non ha obbedito a motivi di natura esclusivamente sportiva, ma soprattutto al carattere rappresentativo che, per molti appassionati, il club possiede su un piano sociale e politico.

Il FC Barcelona, reputato l'entità sociale più conosciuta della Catalogna, ha esercitato, nel corso della propria storia, una funzione rappresentativa di difesa dei valori catalani, che il club ha preservato pubblicamente in numerose occasioni, come osserva il giornalista inglese Jimmy Burns nel suo libro Barça, la pasión de un pueblo. Il club si è sempre segnalato per attività e azioni di difesa della cultura e della lingua catalana, sin dall'inizio lingua ufficiale di tutti i documenti del sodalizio eccezion fatta per gli anni della dittatura franchista. Tranne che per questo periodo, il capitano della squadra è stato sempre di origine catalana. Inoltre, il FC Barcelona si è schierato in più di una circostanza a favore delle rivendicazioni autonomistiche della Catalogna, firmando manifesti di appoggio agli statuti d'autonomia della Catalogna tanto nel 1931 quanto nel 1979 e, di recente, nel 2005.

Questa linea di comportamento, improntata alla tutela dei valori catalani, fu riconosciuta il 21 dicembre 1992, quando la Generalitat de Catalunya, presieduta da Jordi Pujol, conferì al club la Creu de Sant Jordi, il massimo riconoscimento assegnato dal governo catalano.

Alcuni storici e saggisti, tra cui Manuel Vázquez Montalbán, arrivarono ad affermare che, per molti catalani, il FC Barcelona funge in Catalogna da compagine sostitutiva della Nazionale catalana nel panorama calcistico internazionale, nonostante la grande tradizione di sportivi spagnoli di origine non catalana e di stranieri militanti nella squadra. Questi saggisti rilevano che è proprio questo una delle ragioni dell'enorme varietà di discipline sportive in cui il club gareggia, dalla pallacanestro alla pallamano, dall'hockey su pista all'atletica, alla pallavolo, ecc.

Il FC Barcelona si è più volte pronunciato pubblicamente a favore del riconoscimento internazionale delle selezioni sportive catalane. Negli ultimi anni non solo ha promosso l'organizzazione di partite miste tra selezioni di Catalogna e di paesi di primo livello calcistico (ad esempio il Brasile o l'Argentina), ma ha anche concesso a queste selezioni l'utilizzo dei suoi stadi per le partite e per gli allenamenti. Il club ha altresì firmato manifesti pubblici in favore di questa causa. Durante la presidenza di Joan Laporta, lo stesso presidente e altri giocatori come Oleguer hanno partecipato ad una campagna pubblicitaria della Plataforma Pro Seleccions Esportives Catalanes che, con lo slogan «una nación, una selección» («una nazione, una selezione»), occupò gli spazi riservati alla pubblicità in molte città della Catalogna.

Malgrado il suo legame inscindibile con i costumi catalani, il club ha potuto fare affidamento su un cospicuo numero di appassionati provenienti dall'intera Spagna, attratti dai valori sportivi del club. Alcuni storici, tuttavia, hanno sostenuto che, al di là dell'elemento sportivo, molti aficionados del FC Barcelona simpatizzano per questo club perché vi vedono una sorta di alternativa al "centralismo politico" con cui è indentificato il Real Madrid, la squadra della capitale, specialmente dagli anni della dittatura franchista. Proprio in quegli anni fu coniata la frase «más que un club» («più di un club»), che sarebbe diventata il motto più conosciuto del FC Barcelona.

D'altra parte, come hanno avuto modo di far notare molti storici, il club, in particolare durante i suoi primi decenni di vita, raccolse i simpatizzanti del repubblicanesimo. Sin dall'inizio del XX secolo una serie di fatti dimostra la complicità dei dirigenti del club con gli ideali repubblicani. A differenza della maggior parte dei club spagnoli dell'epoca, il Barcellona non sollecitò mai il riconoscimento della monarchia spagnola né la concessione del trattamento "Real".

Il momento di maggiore distanza tra il club e la monarchia spagnola risale agli ultimi anni del regno di Alfonso XIII e durante la dittatura di Primo de Rivera. Nello stadio di Les Corts i tifosi del Barcellona avevano espresso critiche alla dittatura ed esibito alcuni striscioni contro il regime. Infine, il 14 giugno 1925, i 14.000 occupanti dello stadio fischiarono la Marcha Real, interpretata da una banda musicale. Alcuni giorni più tardi il Capitano Generale e Governatore Civile di Barcellona Joaquín Milans del Bosch impose un ordine di chiusura dello stadio della validità di sei mesi e obbligò Hans Gamper a dimettersi dalla carica di presidente del club e a esiliare in Svizzera per una stagione. L'ordine di chiusura dello stadio giustificava la misura affermando che «nella citata società vi sono persone che aderiscono ad idee contrarie al bene della Patria». Si trattò della sanzione più dura subita dal club in tutta la sua storia. Come segnala lo stesso Sobrequés, il punto culminante del compromesso del club con i princìpi repubblicani iniziò nel 1931, quando fu proclamata la seconda repubblica spagnola, e soprattutto a partire dall'inizio della guerra civile spagnola, quando, nel 1936, il FC Barcelona si tramutò volontariamente in "Entità al servizio del governo legittimo della Repubblica".

Dopo la restaurazione della democrazia in Spagna (1977) il club perse progressivamente la sua connotazione politica. Una volta normalizzati i rapporti con la corona spagnola, in svariate circostanze dirigenti e sportivi della compagine blaugrana hanno esibito i propri trofei nel Palacio de la Zarzuela. Il fidanzamento e il successivo matrimonio della Infanta Cristina de Borbón y Grecia con il giocatore di pallamano del FC Barcelona Iñaki Urdangarín rese frequente la presenza dei membri della famiglia reale spagnola nel Palau Blaugrana, incluso il re Juan Carlos I, a cavallo tra gli anni Novanta e Duemila. L'ultimo gesto di complicità tra il club e la Casa Reale ebbe luogo il 17 maggio 2006, giorno della finale della UEFA Champions League 2005-2006, quando i re assistettero a Parigi alla partita tra il Barcellona e l'Arsenal per mostrare sostegno al gruppo azulgrana. Al termine dell'incontro scesero sul terreno di gioco a complimentarsi per la vittoria con i giocatori, insieme al presidente del governo spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero, esprimendo vicinanza per la squadra e per il presidente della Generalitat de Catalunya Pasqual Maragall.

In ambito religioso, nonostante il fondatore del club, Hans Gamper, e i suoi primi dirigenti fossero protestanti, il sodalizio acquisì dagli anni Quaranta, dopo la guerra civile spagnola, un carattere marcatamente cattolico. Furono abituali le offerte del club al monastero di Montserrat e accanto agli spogliatoi del Camp Nou sorse una cappella contenente una riproduzione della Vergine di Montserrat.

Il 7 novembre 1982 papa Giovanni Paolo II, che si era dichiarato più volte ammiratore del Barça, ricevette la tessera sociale numero 108.000 del club, in occasione di una messa celebrata al Camp Nou cui assistettero moltissime persone e in omaggio a questa simpatia la società lo designò, nel 1982, socio onorario del club, durante la visita del Pontefice nella città catalana.

Dall'inizio degli anni Ottanta il club si è segnalato per i gesti di solidarietà. In quel periodo organizzò una partita amichevole a beneficio dell'UNICEF, partita in cui il Barça affrontò la squadra Human Stars, una selezione dei migliori calciatori del mondo dell'epoca. A metà degli anni Novanta l'esperienza fu ripetuta e il club iniziò ad impegnarsi seriamente nella lotta contro la droga, organizzando diverse partite a scopo benefico in collaborazione con la Fundación de Ayuda contra la Droga. I proventi dell'incontro furono destinati al "Proyecto Hombre".

Con l'arrivo del presidente Joan Laporta la dirigenza ha manifestato più volte l'intenzione di incrementare i fondi destinati alle cause sociali, esprimendo il desiderio che il club fosse conosciuto a livello mondiale per la sua inclinazione solidaristica. Con questo scopo alla fine del 2005 il FC Barcelona organizzò un'amichevole al Camp Nou tra una selezione di giocatori israeliani e palestinesi, uniti per la prima volta in una medesima squadra. Nello stesso periodo si sono moltiplicati gli accordi firmati con le ONG per l'aiuto economico ai paesi del terzo mondo.

Dal 2006 il club devolve ogni anno lo 0,7% del ricavato annuale societario all'UNICEF. Inoltre il Barcellona ha collocato il logo dell'UNICEF al centro delle proprie maglie, contravvenendo alla storica regola del club secondo cui ogni tipo di pubblicità sulle divise era proibita.

Come in molti stati, anche in Spagna vi è una forte rivalità tra i due club più forti e titolati, in tal caso il Barcellona e il Real Madrid. La partita tra queste due squadre è conosciuta con il nome di El Clásico ("Il Classico"). Sin dall'inizio le due compagini furono viste come le rappresentanti di due regioni storicamente antagoniste, la Catalogna e la Castiglia, e delle due stesse città. La rivalità ha indubbiamente marcate connotazioni politiche e socio-culturali e affonda le sue radici nelle tensioni tra catalani e castigliani, una costante della storia della Spagna.

Elemento caratterizzante della dittatura di Primo de Rivera e specialmente di Francisco Franco fu la soppressione delle identità regionali, realizzata tramite l'abolizione ufficiale delle lingue locali. Fu per queste ragioni che il FC Barcelona divenne più di un club, assurgendo ad ambasciatore e nume tutelare dell'identità e della libertà politica della Catalogna. Nel contempo tra i catalani cresceva l'ostilità verso il Real Madrid, identificato come il club del centralismo del regime.

In verità a soffrire la dittatura franchista durante la guerra civile furono membri di entrambi i club, come Josep Sunyol e Rafael Sánchez Guerra.

Negli anni Cinquanta la rivalità fu esacerbata in maniera rilevante dalla controversia sorta attorno al trasferimento di Alfredo Di Stéfano. Negli anni Sessanta la contrapposizione tra le due potenze calcistiche raggiunse il palcoscenico della UEFA: i due club si incontrarono due volte nelle semifinali della Coppa dei Campioni.

La rivalità tra i blaugrana e le merengues si rinnova annualmente per la conquista del campionato spagnolo e nei primi anni Duemila ha conosciuto nuove sfide in UEFA Champions League.

L'altra rivalità importante è quella con il Reial Club Deportiu Espanyol, la squadra reale di Barcellona. Contrariamente al Barça, che sin dalle origini ha un carattere multietnico e multiculturale, l'Espanyol fu fondato da un gruppo di appassionati di calcio spagnoli. La prima sede dell'Espanyol era presso il ricco quartiere di Sarrià e il nome del club era originariamente in castigliano, Real Club Deportivo Español.

Tradizionalmente, specie negli anni seguenti alla guerra civile spagnola, l'Espanyol fu considerato un sodalizio che coltivava una qualche complicità con l'autorità centrale, al contrario del Barcellona, il quale simboleggiava per molti catalani l'ideale di autonomia regionale. I blanquiazules dell'Espanyol cercarono, nel 1995, di "catalanizzare" il nome tramutandolo in Reial Club Deportiu Espanyol, non suscitando le simpatie dei tifosi del Camp Nou.

La divisa della squadra di calcio è tradizionalmente blaugrana ("blugranata" in catalano). Per questo motivo i giocatori della squadra sono conosciuti in tutto il mondo come i blaugrana o gli azulgrana ("azzurrogranata"). La divisa non prevede alcun logo frontale di sponsor. I calzoncini sono rossi e i calzettoni blu. La seconda maglia è gialla a partire dalla stagione 2004-2005. Dietro il colletto della maglia vi è la bandiera della Catalogna a strisce giallo-rosse, che compare anche sulla fascia del capitano (quello attuale è il catalano Carles Puyol).

Durante i primi due anni la maglia era per metà blau e per metà grana, le maniche presentavano gli stessi colori in ordine inverso e i pantaloncini erano bianchi. Nella stagione 1909-1910 furono introdotte le strisce verticali blu e granata. Nel 1913 i pantaloni diventano neri e alcuni anni dopo blu. Sarà questo il completo definitivo del FC Barcelona, se si escludono parziali variazioni che di epoca in epoca hanno riguardato l'orientamento verticale o orizzontale delle strisce, la loro dimensione e l'intensità delle tonalità del blau e del grana.

Nei primi anni di vita il Barça utilizzò una maglietta per metà blau e per metà grana. Solo in un secondo momento s'imposero le strisce verticali, l'ampiezza delle quali è cambiata nel corso della storia. Anche le squadre di basket, rugby e atletica hanno adottato in alcune epoche le strisce blaugrana orizzontali. In occasione del centenario la squadra di calcio sfoggiò una maglietta simile a quella dei primi anni di vita del club, per metà blu e per metà granata. Per quanto riguarda i calzoncini, all'inizio furono di colore bianco. Nel 1913 diventarono neri e, successivamente, blu. Da allora non ci sarebbero più stati cambiamenti nella colorazione dei pantaloncini fino alla stagione 2005-2006, quando, per disposizione del presidente Joan Laporta, tutte le squadre della polisportiva FC Barcelona adottarono calzoncini di colore granata. Questo provvedimento interruppe una tradizione che durava da novant'anni. Nella stagione 2007-2008 era presente sulle maglie un logo celebrativo dei cinquant'anni del Camp Nou e fu introdotta una seconda maglia a strisce con due tonalità di azzurro, cambiata nella stagione seguente. Nel 2008-2009 la divisa è tornata simile a quella del centenario.

Il Barça ha da tempo rifiutato di portare loghi di sponsor sulla maglia. Il motivo della scelta è legata al fatto che i colori tradizionali della squadra, il blu e il granata, sono visti come un simbolo della Catalogna e i loghi degli sponsor sono considerati invadenti. Perfino l'azienda produttrice del completo, nonché sponsor tecnico della società, la Nike, è stata oggetto di critiche per il logo presente sulle divise ufficiali. Cionostante, dal 2005 il Barça porta sul braccio destro il logo di TV3 (Televisió de Catalunya), avendo tra l'altro rifiutato un'offerta di parte della società di scommesse austriaca Betandwin pari a 110 milioni di euro per 5 anni di sponsorizzazione, da porsi al centro della parte frontale della maglietta (l'azienda austriaca ha poi puntato sul Milan e sul Real Madrid, trovando un accordo). Il motivo della drastica decisione è da ricondursi al motto della società: El Barça és més que un club (in italiano Il Barça è più di un club).

Nel 2006-2007 il club ha concluso un accordo di "sponsorizzazione" sui generis con l'UNICEF, sponsor utilizzato per la prima volta nella storia di questo sport dalla squadra italiana del Catanzaro Calcio nel 1981-1982 e in seguito dal Brescia Calcio nel 1988-1989 e dal Piacenza Calcio. È il primo "marchio" a comparire sulle divise ufficiali del club. La storica "prima volta" risale al 12 settembre 2006 nella partita di Champions League contro il Levski Sofia, battuto per 5-0 dai blaugrana al Camp Nou. Il Barcellona si è impegnato a versare nelle casse dell'agenzia dell'ONU, 1,5 milioni di euro all'anno per i prossimi 5 anni.

Esistono varie versioni sull’origine dei colori che identificano il FC Barcelona. La versione più credibile è che sia stato il fondatore del club, Joan Gamper, a scegliere i colori ufficiali. Questa tesi è la più attendibile perché, come attestato storicamente, nella prima partita con la nuova squadra, subito dopo la fondazione, Gamper indossò una maglietta blau e grana, da cui il nome blaugrana. Fino a qualche anno addietro si pensava che Gamper avesse scelto tali colori perché erano gli stessi del FC Basilea, squadra in cui Gamper aveva giocato prima di approdare al Barcellona, ma, d’altro canto, la scelta poteva anche derivare dal fatto che quei colori campeggiavano nello stemma del Canton Ticino, luogo natale di Gamper.

Altre versioni che circolano tra i cronisti dell’epoca sostengono che la scelta fu dettata da un episodio particolare. Durante la riunione per la fondazione del club uno degli assistenti avrebbe tirato fuori una matita bicolore blu e granata. Gli occhi di qualcuno dei presenti si posarono su quella matita, e, in mancanza di altre proposte, si suggerì di scegliere quei colori. Stando ad una terza versione, sarebbe stata la madre di uno dei primi calciatori, la signora Comamala, a ideare per i calciatori del Barcellona delle magliette a fasce nere e rosse, il che avrebbe indirizzato la scelta verso il blaugrana. Negli ultimi anni si è diffusa una teoria secondo cui i colori proverrebbero dalla Germania meridionale, precisamente da Heidenheim, luogo natale di Otto Maier, uno dei fondatori del club.

L'emblema del Futbol Club Barcelona ha la forma di una "pentola" dentro cui figurano la croce di Sant Jordi (San Giorgio), la bandiera della Catalogna, un pallone, i colori e le iniziali del club.

Esistono due versioni sulle origini del gagliardetto.

La prima narra che nel 1900, un anno dopo la fondazione del club, si tenne una riunione societaria per stabilire il nuovo simbolo del sodalizio, dopo che per un anno si era utilizzato il gonfalone cittadino. Non essendoci unanimità né sulla forma né sul contenuto del simbolo, Lluís d'Ossó, visibilmente irritato, esclamò: «È una pentola!», dando l'idea a Gamper.

Secondo l'altra versione fu Gamper, di origine svizzera, a ideare il gagliardetto, basandosi su alcuni stemmi di squadre del suo paese.

Lo stadio del Futbol Club Barcelona è il Camp Nou. Di proprietà del club, fu inaugurato nel 1957 e ha una capienza di 98.772 posti, tutti a sedere. È uno dei quattro stadi europei catalogato come "Stadio a cinque stelle" dalla UEFA, che lo ha ritenuto idoneo ad ospitare finali di Champions League, Supercoppa europea e Coppa UEFA, com'è avvenuto in 15 circostanze. Si trova nel quartiere di Les Corts, a Barcellona, insieme ad altri impianti del club, come il Mini Estadi (lo stadio del Barcellona Atlètic) e il Palau Blaugrana, casa del Barcellona della pallacanestro. Tra le strutture del Camp Nou figura il Museo del FC Barcelona, il museo più visitato della Catalogna.

Prima del Camp Nou il Barcellona ebbe tre stadi. Nel biennio 1899-1900 utilizzò come campo il "Velódromo de la Bonanova". Dal 1909 al 1922 giocava in un campo della calle Industria de Barcelona, comunemente chiamato "La Escopidora". Dal 1922 al 1957 disputò le sue partite interne nel Campo de "Les Corts", inaugurato per accogliere 30.000 spettatori e che giunse ad ospitare fino a 60.000 persone. L'etimologia del soprannome culés data ai tifosi del Barcellona è legata proprio a questo stadio. Dall'esterno dello stadio, infatti, i passanti vedevano solo le natiche degli spettatori della fila più alta.

L'inno ufficiale del FC Barcelona si chiama Cant del Barça (in italiano Canto del Barça). Sostituisce il vecchio inno Himne a l'Estadi di Cabané i Badia. Fu eseguito per la prima volta nel 1974 al Camp Nou, in occasione delle celebrazioni per il 75° anniversario della fondazione del club. Il testo, interamente in catalano, è opera di Jaume Picas e Josep Maria Espinàs, mentre la musica fu composta da Manuel Valls. La versione ufficiale è interpretata dall'orchestra Sant Jordi.

Negli ultimi decenni è stato interpretato da cantanti di fama come Joan Manuel Serrat, in occasione delle celebrazioni per il centenario del club. Con l'avvento di Joan Laporta alla presidenza è stata incentivata l'esecuzione dell'inno al Camp Nou da parte di diversi cantanti ed ensemble musicali, solitamente prima della disputa delle partite di calcio. Ne sono risultate disparate interpretazioni: dal pop al rock, dal rap al samba, dall'hip hop alla rumba.

Una delle caratteristiche dell'inno è il suo continuo riferimento all'indole aperta e socievole del club, che non fa differenze di provenienza geografica tra i suoi membri. Come dice una strofa, tant se val d'on venim, si del sud o del nord, una bandera ens agermana ("non importa da dove veniamo, se dal sud o dal nord, ci affratella una bandiera").

Il Cant del Barça risuona negli impianti sportivi del FC Barcelona ogni volta che le squadre blaugrana disputano una partita, poco prima dell'inizio dell'incontro e nel momento dell'ingresso in campo dei giocatori. Frequente è, inoltre, il suo utilizzo tra i sostenitori assiepati sugli spalti.

és un clam som la gent blaugrana Tant se val d'on venim Si del sud o del nord ara estem d'acord estem d'acord una bandera ens agermana. blaugrana al vent un crit valent tenim un nom el sap tothom BARÇA, BARÇA, BARÇA.

è un clamore siamo il popolo blaugrana non importa da dove veniamo se dal sud o dal nord su una cosa siamo tutti d'accordo siamo d'accordo: una bandiera ci affratella. Blaugrana al vento, un grido valoroso, abbiamo un nome che tutti conoscono: BARÇA, BARÇA, BARÇA.

Giocatori, tifosi, tutti uniti facciamoci forza sono anni pieni di sacrifici sono molte le reti che abbiamo festeggiato ed è stato dimostrato è stato dimostrato che mai nessuno ci potrà piegare. Blaugrana al vento, un grido valoroso, abbiamo un nome che tutti conoscono: BARÇA, BARÇA, BARÇA.

Il Barcellona ha avuto 38 presidenti e 4 comitati di gestione nel corso della sua storia. In verità il fondatore del club, lo svizzero Hans Gamper, non fu, paradossalmente, il primo presidente. Lo fu l'inglese Walter Wild, essendo la persona più adulta delle undici che parteciparono all'assemblea di fondazione. Gamper, tuttavia, sarebbe stato al timone del Barcellona in cinque diverse riprese. Il presidente più longevo nella storia del club fu Josep Lluís Núñez, che ricoprì l'incarico per ventidue anni, dal 1978 al 2000.

La grande maggioranza dei presidenti (33 su 38) sono stati spagnoli. Nei suoi primi anni il club ebbe due presidenti inglesi (Walter Wild e Arthur Witty), due tedeschi (Paul Haas e Otto Gmelin) e uno svizzero (Hans Gamper).

La presidenza del FC Barcelona è stabilita dai soci. Questa regola fu violata soltanto nel periodo posteriore alla guerra civile spagnola, dal 1939 al 1953, quando il presidente era designato dalle autorità del governo. Nel 1953 si tennero le prime elezioni semi-democratiche, in cui poterono votare tutti i soci maschi maggiorenni.

Dal 1978 il presidente è eletto per suffragio universale. Le elezioni si svolgono ogni quattro anni e vi possono votare ed essere votati tutti i soci e socie del club che hanno compiuto 18 anni, con alle spalle almeno un anno di adesione al club.

Il presidente sceglie i membri della Giunta Direttiva, che sono ratificati da un'assemblea di "soci rappresentanti": 300 soci maggiorenni eletti a sorte e partecipanti, per un biennio, alle assemblee annuali dei soci, con diritto di parola e di voto, in rappresentanza di tutti i soci del club.

Secondo la legislazione sportiva spagnola tutti i direttivi devono presentare avalli economici pari al 15% del bilancio annuale del club. Questa norma, stabilita allo scopo di garantire la prosperità economica al club contro un'eventuale cattiva gestione direttiva, è criticata da una parte dei soci, che vedono un ostacolo economico al principio basilare della società, secondo cui qualunque socio ha diritto a candidarsi alla presidenza.

L'attuale presidente del FC Barcelona è Joan Laporta, un avvocato catalano nominato nel 2003 e rieletto il 22 agosto 2006 senza necessità di andare alle urne, essendo stato l'unico dei quattro candidati a superare abbondantemente le 1.804 firme di soci richieste per aspirare alla presidenza del club. Laporta iniziava allora il suo secondo mandato, che si concluderà nel 2010.

Il 20 luglio 2006 il giudice Roberto García Ceniceros emise una sentenza in cui si obbligava l'attuale direttivo a convocare nuove elezioni immediatamente, come reclamava il socio Joan March Torné ed essendo ciò consentito dagli statuti del club. Joan Laporta credette che le elezioni si dovessero tenere nel 2007 allo scadere, a sua detta, dei quattro anni di mandato. L'errore era, però, di un anno e derivava dal fatto che l'attuale direttivo iniziò il suo primo mandato il 22 giugno 2003, data supposta par iniziare il mandato prima che l'esercizio economico della stagione 2002-03 si concludesse, ragion per cui il socio querelante sosteneva che la giunta di Laporta dovesse finire il 30 giugno 2006, dovendosi gli otto giorni precedenti alla chiusura contare come un anno di mandato.

Il Futbol Club Barcelona ha avuto in tutto 49 allenatori della sezione calcistica. Il primo fu l'inglese John Barrow, che guidò la formazione azulgrana in 19 partite nel 1917.

Degli allenatori del FC Barcelona i più sono stranieri. Nella lista storica figurano soltanto 23 spagnoli, 15 dei quali catalani. Per quanto concerne gli allenatori spagnoli, si tratta per lo più di ex calciatori blaugrana, se si escludono i casi di Luis Aragonés e Llorenç Serra Ferrer, allenatori spagnoli del Barça ma non ex calciatori del club.

Tra le nazionalità dei tecnici prevale quella inglese (8 rappresentanti), seguita dall'olandese (4), dall'argentina (3) e dall'ungherese (3). Chiudono questa particolare graduatoria la nazionalità tedesca (2) e quelle francese, croata, serba, irlandese, ceca e italiana (1). Sono stati quattro gli allenatori non europei: tre argentini (Helenio Herrera, Roque Olsen e César Luis Menotti) e un uruguaiano (Enrique Fernández).

Il tecnico in carica più a lungo fu Johan Cruijff, rimasto sulla panchina del Barcellona per otto anni, dal 1988 al 1996. Cruijff detiene anche il primato nel numero di partite come allenatore (602) e di trofei vinti. Il secondo tecnico più longevo fu l'inglese Jack Greenwell, che diresse il club in 492 partite in due periodi distinti, dal 1917 al 1924 e dal 1931 al 1933. Il terzo allenatore come numero di partite è l'olandese Rinus Michels con 361 incontri in due riprese: dal 1971 al 1975 e dal 1976 al 1978.

In 109 anni di storia più di mille calciatori hanno vestito la maglia del Barcellona, i calciatori di nazionalità straniera hanno avuto sempre grande peso nella storia del club e hanno segnato le epoche più vittoriose del Barcellona. Fondato da un gruppo di stranieri il Barcellona inizialmente era formato principalmente da atleti inglesi, svizzeri e tedeschi. Soltanto a partire dagli anni '70, quando il calcio spagnolo regolarizzò la partecipazione di giocatori stranieri, che il Barcellona incominciò a tesserare con più frequenza degli stranieri.

Storicamente il Barcellona, insieme al Real Madrid, ha sempre contato sull'apporto del migliori giocatori spagnoli, e ha contribuito in maniera determinante a nutrire la Nazionale spagnola. Il giocatore del Barcellona che conta più presenze in nazionale è Andoni Zubizarreta che con 126 presenze è anche il recordman spagnolo di presenze in nazionale.

Il Barcellona, unica squadra europea ad aver disputato le competizioni europee in tutte le stagioni agonistiche dal 1955-1956 ad oggi, esordì il 25 dicembre 1955 in Coppa delle Fiere contro il Copenaghen vincendo per 6-2. I culés, sono anche la squadra che ha perso il maggior numero di finali in competizioni internazionali (12 su 23 finali).

Qui di seguito si riportano i titoli ufficiali, ovvero riconoscuti da UEFA e FIFA.

Qui di seguito si riportano altri titoli importanti vinti dalla società catalana, sebbene non riconoscuti da UEFA e FIFA.

Il Futbol Club Barcelona è una società polisportiva che conta dodici altre sezioni oltre a quella calcistica. Da un punto di vista strutturale il club attua una distinzione tra sezioni maschili professionistiche, sezioni maschili non professionistiche e sezioni femminili.

Le sezioni maschili professionistiche sono tre: il Barcellona della pallacanestro, il Barcellona della pallamano e il Barcellona dell'hockey su pista. Si tratta delle tre sezioni maggiormente professionistiche e prestigiose. Prendono parte alle competizioni di categoria più elevata in Spagna nelle rispettive discipline sportive, oltre ad essere componenti dell'élite dei club europei per la quantità di trofei continentali vinti. In tutto il FC Barcelona conta, con queste tre sezioni, 24 Coppe d'Europa. Tutte e tre queste squadre hanno sede nel Palau Blaugrana, dove disputano le partite interne.

Il Barcellona della pallacanestro è il secondo club cestistico spagnolo per numero di titoli conquistati, nonché una delle compagini più vincenti d'Europa. Visse la sua epoca di gloria tra gli anni Ottanta e i Novanta, in cui mise in bacheca svariati trofei nazionali e continentali. Nel 2002-2003 conquistò poi l'Eurolega prevalendo nella fase finale disputata proprio a Barcellona. L'attuale direttore tecnico è Zoran Savić e l'allenatore è Dusko Ivanovic.

La sezione di pallamano del Barcellona, costituita nel 1942, è quella che ha dato più successi al club. Compagine più titolata a livello spagnolo ed europeo, assomma 7 Coppe d'Europa, l'ultima delle quali sollevata nel 2005. L'attuale direttore tecnico è Xesco Espar.

Anche la sezione di hockey su pista del Barcellona fu creata nel 1942 ed è reputata la migliore squadra del mondo nella sua disciplina, anche perché può vantare il primato di titoli europei (17). Il direttore tecnico attuale è Quim Paüls.

La sezione cestistica del FC Barcelona è uno delle compagini di pallacanestro più prestigiose in Spagna ed in Europa. Fondata nel 1926, all'inizio ebbe qualche difficoltà e non vinse nessun trofeo, ma negli anni 1940 si affermò a livello nazionale, vincendo sei Coppe del Generalísimo. A cavallo degli anni Cinquanta e Sessanta conobbe un periodo di sbandamento anche a livello scietario, tanto che retrocesse in seconda divisione. Dagli anni Settanta inziò il rilancio, dato ottenne diversi buoni piazzamenti nel campionato spagnolo ed in Coppa Korać. A partire dagli anni Ottanta vi furono tre decenni di trionfi per la squadra, che vinse parecchi titoli della Liga ACB e delle competizioni europee e che culminarono con la conquista dell'Eurolega nel 2003.

Le sezioni maschili dilettantistiche coprono nove discipline: atletica, pattinaggio, calcio a 5, hockey su ghiaccio, baseball, pallavolo, rugby e ciclismo. Il direttore delle sezioni non professionistiche è l'ex giocatore di hockey su pista argentino Gaby Cairo.

La sezione di atletica fu la seconda ad essere formata, dopo quella calcistica. Fondata ufficialmente nel 1915, in realtà esisteva a livello ufficioso già dal 1900, come confermano alcune cronache dell'epoca. La squadra maschile di atletica del FC Barcelona è una delle migliori della spagna per numero di titoli conseguiti, in campo nazionale e internazionale. Nel suo palmarès spiccano 30 campionati di Spagna per club in diverse modalità. Tra i giocatori celebri si ricordano le medaglie d'oro olimpiche José Manuel Abascal e Javier García-Chico, e i campioni di Spagna Gregorio Rojo, Antonio Corgos, Javier Moracho e Colomán Trabado.

La sezione rugbistica del FC Barcelona è una delle più antiche del club, avendo visto la luce nel 1924. Gioca le partite interne nella Ciutat Esportiva del F.C. Barcelona. La squadra seniores A ha giocato nel 2006-2007 nella División de Honor spagnola dopo il raggiungimento di un accordo di fusione con l'USAP Barcelona, occupando il posto di quest'ultima formazione nella massima categoria del rugby nazionale. Si tratta di uno dei club più vincenti d'Europa considerati i molti successi ottenuti tra gli anni Quaranta e Sessanta. Tra questi figurano 15 campionati di Spagna, 2 titoli di Liga spagnola e una Supercoppa di Spagna.

Nel 1941 il club creò una sezione di baseball che, malgrado la scarsa notorietà, non ha mai smesso di esistere. Comprende squadre maschili in tutte le categorie, dai principianti ai seniores, i quali hanno il proprio campo di gioco nello Stadio Pérez de Rozas, situato sul monte Montjuic di Barcellona. La squadra seniores compete nella categoria più alta del baseball spagnolo, la División de Honor.

Costituita nel 1984, la squadra di calcio a 5 del FC Barcelona ha conquistato, al termine della stagione 2005-2006, l'accesso alla Division de Honór della Liga Nacional de Fútbol Sala.

Considerate la crescente partecipazione delle donne e la progressiva professionalizzazione dello sport, il FC Barcelona ha promosso la costituzione di molte squadre femminili. Le più importanti sono quella calcistica, quella cestistica, quella atletica e quella di pattinaggio artistico.

La squadra di calcio femminile gioca nella Superliga Femenina, la massima categoria del calcio spagnolo. Beneficiò di un'effimera popolarità nella stagione 2004-2005 in seguito all'acquisto della giocatrice messicana Maribel Domínguez. L'unico titolo vinto è la Copa de la Reina de Fútbol del 1994.

La squadra di pallacanestro femminile in precedenza era chiamata UB-Barça, essendo il risultato dell'unione tra il FC Barcelona e l'Università di barcellona. Militava nella Liga spagnola di pallacanestro femminile, che conquistò in due occasioni.

La squadra di atletica femminile disputa la División de Honor, primo livello dell'atletica nazionale. Tra gli atleti di spicco oggi figurano le nazionali spagnole Montse Mas, specialista negli 800 metri piani, e Rosa Morató, campionessa d'Europa di cross nel 2005. Della squadra faceva parte fino al 2006 la marciatrice María Vasco, meddaglia di bronzo ai Giochi Olimpici di Sydney 2000.

La squadra di pattinaggio artistico femminile fu fondata, come quella maschile, il 25 gennaio 1972, in concomitanza con l'inaugurazione del Palau de Gel, la pista di ghiaccio annessa al Palau Blaugrana, sede della squadra. La compagine ha dato al Barcellona molte soddisfazioni, come i 10 titoli di campione di Spagan per club. Una delle figure di spicco della sezione fu Marta Andrade, ritenuta la migliore pattinatrice artistica spagnola e finalista ai Giochi olimpici invernali di Lillehammer 1994 e Nagano 1998.

Oltre alle sezioni menzionate, nel corso della sua storia il Barcellona ha visto competere proprie formazioni in altre otto discipline sportive. Tali formazioni si sono poi sciolte per motivi di svariata natura.

Dal 1924 al 1928 il club aveva una squadra di lotta greco-romana il cui leader era il campione olimpico Emili Ardèvol. Un altro lottatore celebre del Barcellona fu Joaquín Blume, membro della sezione di ginnastica, attiva dal 1957 al 1976.

Il Barça ebbe anche sezioni di tennis (1926-1936), nuoto (1942), pattinaggio artistico su cemento (1952-1956) e jūdō (1961-1976).

Le ultime sezioni scomparse sono state quella di football americano e quella di ciclismo. La prima fece parte del club dal 2001 al 2003 in virtù dell'integrazione con i Barcelona Dragons, squadra che gareggiò nella divisione europea della NFL. La seconda, ricomparsa nel 2004, fu chiusa alla fine del 2006 prima del fallimento di un accordo sulle modalità di direzione del ciclismo da parte delle diverse federazionii internazionali.

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Arsenal Football Club

Tifosi dell'Arsenal incitano Cesc Fàbregas mentre si dirige a battere un calcio d'angolo contro i rivali cittadini del Chelsea.

L'Arsenal Football Club, meglio noto come Arsenal, è una società inglese di calcio con sede a Londra, di cui è uno dei tredici club calcistici. Più precisamente la sua sede si trova a Holloway, distretto situato nel London Borough of Islington. Tra i più antichi club di calcio inglesi, è stato fondato nel 1886 e attualmente gioca nella Premier League.

L'Arsenal è la squadra più titolata della capitale del Regno Unito e la terza per trofei vinti in ambito nazionale alle spalle di Liverpool e Manchester United, essendosi aggiudicata nel corso della sua lunga storia tredici campionati di massima serie inglesi, dieci Coppe d'Inghilterra, due Coppe di Lega inglesi e dodici (di cui una condivisa) Supercoppe d'Inghilterra.

In campo europeo, dove non ha ottenuto risultati dello stesso prestigio, ha conquistato una Coppa delle Coppe e una Coppa delle Fiere. Ciononostante è una delle tredici squadre che hanno raggiunto le finali di tutte le principali coppe europee della UEFA: Champions League (finale del 2005–2006), Coppa UEFA (1999–2000) e Coppa delle Coppe, competizione vinta nel 1993–1994 ma persa in finale nel 1979–1980 e nel 1994–1995.

I colori sociali, rosso vivo per la maglietta e bianco per i pantaloncini, hanno subito variazioni più o meno evidenti nel corso degli anni. Anche la sede del club è stata cambiata più volte. Se inizialmente la squadra giocava a Woolwich, nel 1913 si spostò all'Arsenal Stadium, ad Highbury. Nel 2006 ha fatto ritorno vicino al luogo di origine trasferendosi all'Emirates Stadium, ad Holloway. Lo stemma è stato modificato ripetutamente, ma al suo interno è sempre comparso almeno un cannone. Proprio per questo i giocatori e i tifosi dell'Arsenal sono soprannominati Gunners, in italiano "Cannonieri".

L'Arsenal conta su una schiera di tifosi molto nutrita, distribuita in ogni parte del mondo. Nel corso degli anni sono sorte profonde rivalità con i sostenitori di club concittadini, la più degna di nota delle quali è quella con i seguaci del Tottenham, con i quali i Gunners giocano regolarmente il North London derby. L'Arsenal è anche uno dei club più ricchi del calcio inglese, con un patrimonio stimato in 520 milioni di € a fine 2008 e grazie alla sua influenza occupa un posto di rilievo nella cultura britannica.

L'Arsenal, fondato come Dial Square da un gruppo di operai dell'omonima officina del Royal Arsenal, fu presto rinominato Royal Arsenal e poi Woolwich Arsenal nel 1891 con il passaggio al professionismo. Il club si unì alla Football League nel 1893 debuttando in Second Division, dove rimase per undici anni prima di guadagnare la promozione in First Division. L'isolamento geografico del club non favoriva un'affluenza di pubblico nutrita come quella degli altri club e questo portò a problemi finanziari e quasi al fallimento nel 1910, quando venne acquistato da Henry Norris. Nel 1913, poco dopo la retrocessione in Second Division, Norris spostò la sede del club presso l'Arsenal Stadium di Highbury, North London; negli anni successivi il nome "Woolwich" scomparve. Nel 1919, pur arrivando solo quinto, l'Arsenal venne promosso in First Division a spese dei rivali del Tottenham Hotspur a causa di un errore del regolamento.

Nel 1925 l'Arsenal nominò come allenatore Herbert Chapman che già aveva vinto il campionato con l'Huddersfield Town nelle due stagioni precedenti. La rivoluzione tecnico-tattica di Chapman portò l'Arsensal al suo periodo di maggior successo, l'acquisto di giocatori di grande fama come Alex James e Cliff Bastin segnarono l'inizio del dominio del club nel calcio inglese degli anni trenta. Sotto la sua guida l'Arsenal conquistò i suoi primi maggiori trofei – una FA Cup nel 1929–1930 e due campionati nel 1930–1931 e nel 1932–1933. Inoltre, Chapman fu responsabile del cambio di denominazione della stazione locale della metropolitana di Londra, che da "Gillespie Road Station" divenne "Arsenal tube station", facendo di questa l'unica stazione metropolitana ad essere rinominata in onore di una squadra di calcio.

Alla morte prematura di Chapman, nel 1932 a causa di una polmonite fulminante, gli successe dapprima Joe Shaw e in seguito George Allison. Sotto la loro presidenza l'Arsenal vinse molti titoli (1933–1934, 1934–1935 e 1937–1938) e una FA Cup (1935–1936). Tuttavia il club stava cominciando ad indebolirsi verso la fine del decennio, quando a causa della seconda guerra mondiale vennero sospese tutte le competizioni professionali d'Inghilterra.

Dopo la guerra, sotto la guida di Tom Whittaker, il successore di Allison, l'Arsenal attraversò un secondo periodo costellato di successi vincendo il campionato nel 1947–1948 e nel 1952–1953, e la FA Cup nel 1949–1950. Successivamente la squadra ebbe una flessione dovuta, tra le altre cose, ad una campagna acquisti poco indovinata. Così, tra gli anni cinquanta e gli anni sessanta, non conquistò alcun trofeo di prestigio. Neppure l'ex capitano inglese Billy Wright nelle vesti di allenatore tra il 1962 e il 1966 riusci nell'intento.

L'Arsenal incominciò a trionfare di nuovo grazie al sorprendente incarico del fisioterapista Bertie Mee come allenatore nel 1966. Dopo aver perso due finali di League Cup, la squadra vinse la Coppa delle Fiere, il suo primo trofeo europeo, nel 1969–1970. Seguì quindi un altro evento positivo: il primo double di campionato e FA Cup, nel 1970–1971. Ma dopo questo periodo favorevole seguì un momento di rottura e nel decennio successivo la squadra sfiorò vari titoli senza raggiungerli. L'Arsenal si classificò secondo in Premier League nel 1972–1973, perse tre finali di FA Cup (1971–1972, 1977–1978 e 1979–1980) e perse la Coppa delle Coppe 1979–1980 ai rigori. L'unico successo ottenuto, in una partita che è tuttora considerata un classico, fu una FA Cup nel 1978–1979 agguantata all'ultimo minuto contro il Manchester United per 3–2.

Nel 1986 il ritorno dell'ex calciatore George Graham come allenatore portò un terzo periodo di gloria. L'Arsenal vinse la League Cup nel 1986–1987, nella prima stagione di carica di Graham. Questa vittoria fu seguita da quella in campionato nel 1988–1989, anche questo vinto grazie ad un goal realizzato all'ultimo minuto nella partita di fine stagione contro il Liverpool, anch'egli in lotta per il titolo . L'Arsenal di Graham vinse un altro campionato nel 1990–1991 (perdendo solo un match), il double di FA Cup e di League Cup nel 1992–1993 ed il secondo trofeo europeo, la Coppa delle Coppe, nel 1993–1994. Ma la reputazione di Graham fu macchiata quando fu rivelato che aveva accettato un pagamento illegale dall'agente Rune Hauge, e fu esonerato nel 1995. Il suo sostituto, Bruce Rioch, rimase solamente una stagione, lasciando la squadra dopo una lite con il consiglio di amministrazione.

I successi del club degli anni novanta e duemila sono in parte merito dell'allenatore Arsène Wenger, ingaggiato nel 1996. Wenger adottò nuove tattiche, un nuovo regime di allenamento e acquisì alcuni giocatori stranieri che servirono da complemento per i talenti inglesi già in squadra. L'Arsenal vinse un secondo double di coppe nel 1997–1998 e un terzo nel 2001–2002. Inoltre, il club raggiunse la finale di Coppa UEFA nel 1999–2000 (persa ai rigori contro il Galatasaray), vinse la FA Cup nel 2002–2003 e nel 2004–2005 e vinse la Premier League nel 2003–2004 senza perdere una sola partita, il che fece guadagnare alla squadra il soprannome degli “Invincibili"; in tutto, il club disputò 49 partite rimanendo imbattuto, un record nazionale.

Da quando Wenger è allenatore l'Arsenal, in otto degli undici anni della sua gestione, è risultato sempre primo o secondo in classifica. La squadra è, insieme al Manchester United, al Blackburn Rovers e al Chelsea, una delle quattro ad aver vinto la Premier League dalla sua costituzione nel 1993. Tuttavia non è mai riuscita a conservare il titolo ogni volta che è diventata campione. Fino al 2005–2006 l'Arsenal non aveva mai superato i quarti di finale in Champions League: in questa competizione raggiunse la finale in quell'anno, divenendo così il primo club di Londra ad averla raggiunta, ma venne battuto per 2–1 dal Barcellona. Nel luglio 2006 il club si trasferì all'Emirates Stadium, cambiando così impianto dopo 93 anni ad Highbury.

In occasione delle partite casalinghe, i colori del club sono per lo più stati il rosso vivo per la maglietta e il bianco per i pantaloncini. Tuttavia non è sempre stato cosi: la scelta del rosso è stata un segno di riconoscimento per la donazione del Nottingham Forest, subito dopo la fondazione del club nel 1886. Due membri fondatori del Dial Square, Fred Beardsley e Morris Bates, erano giocatori del Forest che, trasferitisi a Woolwich per lavoro, ivi crearono la prima squadra della zona. Aiutati dalle proprie famiglie, ricevettero una serie di divise la cui maglia, color ribes, aveva una sfumatura scura che richiamava il colore del borgogna.

Questa venne usata assieme ai pantaloncini bianchi e calzettoni blu. Nel 1933 Herbert Chapman chiese che i suoi giocatori fossero vestiti più distintamente e modificò la divisa aggiungendo maniche bianche e cambiando la sfumatura al rosso.

Si narra che Chapman fece questa scelta ispirato da qualcuno che indossava una canottiera sotto un maglione senza maniche: forse un tifoso o, forse, Tom Webster, un esperto di animazione con il quale giocava a golf. Fondate che siano o meno queste voci, da quel momento l'Arsenal ha sempre adottato le maglie bianco-rosse ad eccezione di due stagioni: nel 1966–1967, quando indossò maglie interamente rosse che però sembra non furono apprezzate dai tifosi, e nel 2005–2006, l'ultima stagione in cui l'Arsenal giocò ad Highbury, quando si tornò al color ribes rosso in ricordo delle maglie usate nel 1913.

La divisa casalinga dell'Arsenal ha ispirato molte altre squadre. Nel 1909 lo Sparta Praga adottò una divisa rosso scuro come quella indossata all'epoca dall'Arsenal; nel 1938 l'Hibernian adottò il design delle maniche dell'Arsenal per la propria divisa verde e bianca. Negli anni trenta l'allenatore dello Sporting Braga, ritornato da Highbury, decise di adattare la divisa verde della sua squadra a quella dei Gunners.

Queste squadre ancora oggi usano gli stessi colori. I colori adottati dall'Arsenal per le partite in trasferta sono stati, tradizionalmente, il giallo ed il blu, sebbene, tra il 1982 e il 1984, siano state indossate divise color verde e blu scuro. Dagli inizi degli anni novanta, i colori per le divise da trasferta sono stati cambiati regolarmente. Tra i più significativi ci sono: una maglia con due tonalità di blu; alcune varianti del tradizionale giallo e blu come, ad esempio, le strisce blu scuro su oro metallico del 2001–2002; il giallo e il grigio scuro delle stagioni 2005–2006 e 2006–2007. Il terzo completo attuale dell'Arsenal per la stagione 2008–2009 consiste semplicemente in una maglia bianca con pantaloncini ribes rosso, che era utilizzato come divisa da trasferta nella stagione 2007–2008, e verrà usato solamente quando entrambi gli altri completi si confonderanno con quelli avversari.

Il primo simbolo del Royal Arsenal, adottato nel 1888 imitando quello del Borough of Woolwich, raffigurava tre cannoni posti in posizione verticale. Questi talvolta potevano essere scambiati per ciminiere, ma la presenza di una testa di leone intagliata e di una campana posta su ciascuna delle teste facevano capire chiaramente che si trattava di cannoni. Tale simbolo venne abbandonato dopo il trasferimento ad Highbury nel 1913 e nel 1922 il club adottò uno stemma con un solo cannone puntato verso est con il nome del club, The Gunners, posto sopra la facciata; questo simbolo rimase in uso sino al 1925 quando il cannone venne rimpicciolito ed orientato verso ovest.

Nel 1949 il club inaugurò uno stemma più moderno con lo stesso stile di cannone, il nome della squadra in caratteri gotici sopra di esso, ed un rotolo di pergamena con su scritto il nuovo motto latino adottato dal club: Victoria Concordia Crescit (la vittoria proviene dall'armonia). Per la prima volta lo stemma venne proposto a colori: rosso,dorato e verde. A causa delle numerose revisioni apportate allo stemma, l' Arsenal non fu capace di tutelarsi giuridicamente; sebbene il club avesse progettato di registrare il simbolo come marchio ed avesse combattuto (ed infine vinto) una lunga battaglia legale con un commerciante di una strada locale che vendeva prodotti dell'Arsenal non ufficiali, il club chiese una più completa protezione legale. Nel 2002 fu poi introdotto un nuovo stemma con linee curve più moderne ed uno stile semplificato, il cannone nuovamente orientato ad est, il nome del club in caratteri topografici ed il blu scuro in sostituzione del verde. Il nuovo simbolo ha però causato una reazione critica da parte dei tifosi; l'Associazione Indipendente Tifosi dell'Arsenal ha accusato infatti il club di aver ignorato gran parte della propria storia e tradizione e di non aver consultato i tifosi nella questione.

Per la maggior parte della sua storia l'Arsenal ha avuto il suo quartier generale nella zona sud-orientale di Londra. Ha disputato le sue prime partite al Manor Ground a Plumstead, salvo per un periodo di tre anni nel vicino Invicta Ground tra il 1890 e il 1893. Il Manor Ground inizialmente era solo un campo, ma il club inserì impalcature e gradinate giusto in tempo per la sua prima partita avvenuta nel settembre del 1893. Lo stadio venne utilizzato nei successivi vent'anni fino al trasferimento del club nell'area settentrionale di Londra nel 1913. Il successivo stadio dell'Arsenal, l'Arsenal Stadium, meglio noto come Highbury, ospitò le gare interne dei Gunners dal settembre 1913 al maggio 2006.

La sua costruzione venne affidata all'architetto Archibald Leitch. Aveva un design comune a molti campi di calcio britannici dell'epoca, con una sola tribuna coperta. Negli anni trenta venne apportata una grande revisione all'intero impianto, con la costruzione dei nuovi settori est ed ovest in Art déco e l'aggiunta di tettoie al North Bank e alla Clock End. Ai suoi esordi Highbury poteva ospitare più di 60.000 spettatori ed aveva una capacità di 57.000 persone fino ai primi anni novanta, quando il rapporto Taylor ed i regolamenti della Premier League costrinsero il club a convertire Highbury in posti tutti a sedere in tempo per la stagione 1993–1994. La società ridusse, pertanto, la capienza a 38.419 spettatori, capacità ulteriormente ridotta in occasione delle partite di UEFA Champions League per poter aggiungere ulteriori cartelloni pubblicitari. Perciò durante le stagioni 1998–1999 e 1999–2000 l'Arsenal giocò le partite casalinghe di Champions League a Wembley, che poteva ospitare più di 70.000 persone. Dopo aver considerato varie opzioni l'Arsenal decise nel 1999 di costruire un nuovo stadio da 60.000 posti a sedere, l'Emirates Stadium, ad Ashburton Grove, circa 500 metri a sud-ovest di Highbury.

Il progetto inizialmente fu frenato dai costi elevati, ma la costuzione venne completata nel luglio 2006, in tempo per l'inizio della stagione 2006–2007. Lo stadio trae la sua denominazione dallo sponsor, la compagnia aerea Emirates, con la quale il club ha firmato il contratto di sponsorizzazione più lungo della storia del calcio inglese; il valore dell'operazione si aggira intorno ai 100 milioni di sterline. Alcuni tifosi però, non accettando il nome dello sponsor come denominazione dello stadio, lo chiamano stadio Ashburton Grove o il Grove. Sarà comunque conosciuto ufficialmente come Emirates Stadium fino al 2012 ed il logo della compagnia aerea comparirà sulle maglie della squadra fino alla fine della stagione 2013–2014.

Il campo di allenamento dell'Arsenal è a Shenley, Hertfordshire, in un impianto aperto nel 2000. Prima che il club condividesse questo tipo di impianti dell'University College di Londra, fino al 1961 si allenava ad Higbury. A Shenley giocano anche le Riserve dell'Arsenal, mentre la Primavera disputa le proprie partite casalinghe all'Underhill Stadium, appartenente al Barnet.

Essendo uno dei club di maggiore successo del paese, l'Arsenal si è spesso distinto non solo in ambito calcistico ma anche nella cultura britannica. La partita contro lo Sheffield United disputatasi ad Highbury il 22 gennaio 1927 fu il primo evento calcistico ad essere trasmesso in diretta dalla radio inglese. Un decennio dopo, il 16 settembre 1937, un'amichevole tra la prima squadra dell'Arsenal e le rispettive riserve fu la prima partita di calcio ad essere trasmessa in diretta dalla televisione. L'Arsenal è anche apparso nella prima edizione di Match of the Day della BBC, che trasmise gli highlights dell'incontro con il Liverpool ad Anfield il 22 agosto 1964.

L'Arsenal ha anche fatto da sfondo in uno dei più antichi film correlati al calcio, The Arsenal Stadium Mystery (1939). Il film è incentrato su un'amichevole tra l'Arsenal ed una squadra amatoriale, un giocatore appartenente alla squadra amatoriale viene avvelenato durante la partita. Molti calciatori dell'Arsenal recitarono di persona ma solo all'allenatore George Allison fu data una parte parlata.

Più recentemente, nel 1992, è stato pubblicato il libro Febbre a 90°, un'autobiografia di Nick Hornby nella quale son messe in luce le sue relazioni con il calcio e più in particolare con l'Arsenal. Il libro, che ha avuto un ruolo importante nel riabilitare il calcio nella società britannica di quegli anni, fu in seguito adattato al grande schermo dando luogo all'omonimo film interpretato da Colin Firth ed ambientato nella emozionante stagione calcistica 1988–89 vinta dai Gunners. Il libro ispirò anche un'adattamento statunitense riguardante un fan dei Boston Red Sox, squadra della Major League Baseball.

L'Arsenal è stato spesso raffigurato come una squadra difensiva e "noiosa", specialmente durante gli anni trenta e ottanta; molti comici, tra i quali Eric Morecambe, hanno fatto delle parodie a questo proposito. Il tema fu ripreso nel film Full Monty del 1997, in una scena dove gli attori principali si muovono in linea alzando le mani, mimando deliberatamente la trappola del fuorigioco applicata dalla difesa dell'Arsenal, nel tentativo di coordinare il loro spogliarello. In un altro film, Plunkett & Macleane, vi sono due personaggi chiamati Dixon e Winterburn con chiara allusione ai due difensori gunners Lee Dixon e Nigel Winterburn.

Il club è stato citato in alcuni episodi di Monty Python's Flying Circus e in Guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams, dove un barman rimarca che l'imminente fine del mondo è una "scappatoia fortunata" per l'Arsenal. Inoltre nel film del 2004 Ocean's Twelve i personaggi principali indossano una tuta dell'Arsenal come travestimento per fuggire da un hotel durante uno dei loro colpi in giro per l'Europa.

L'Arsenal è entrato a far parte anche della musica popolare. Joe Strummer scrisse una canzone dedicata al capitano del club londinese, "Tony Adams", che apparve nel suo album del 1999 Rock Art and the X-Ray Style. Strummer è conosciuto anche per aver indossato una sciarpa dell'Arsenal nonostante fosse tifoso del Chelsea.

Insieme agli acerrimi rivali del Tottenham Hotspur, i Gunners furono menzionati nella canzone "Billy's Bones" dei The Pogues, presente nel secondo album della band, Rum, Sodomy, and the Lash.

Nel 1985, l'Arsenal ha fondato un progetto per la comunità, ovvero l'Arsenal in the Community, che offre sport, educazione e progetti caritevoli. La squadra supporta direttamente un numero di buone cause per la povertà e nel 1992 ha instaurato la compagnia The Arsenal Charitable, che ha raccolto quasi tre milioni di euro per cause locali. Inoltre, una ex squadra professionistica famosa dal 1991 aiuta a cercare fondi per buone cause.

Aggiornata al 24 marzo 2009.

Aggiornato al 7 settembre 2008.

Da quando il club ha ingaggiato il primo allenatore professionista, Thomas Mitchell, nel 1862, sulla panchina dell'Arsenal hanno preso posto diciotto allenatori più cinque temporanei. Colui che è rimasto più a lungo è stato George Allison (1934–1947), mentre colui che ha giocato più partite è Arsène Wenger (1996–presente). Wenger è anche l'unico allenatore proveniente al di fuori del Regno Unito e dall'Irlanda che abbia mai allenato il club londinese ed è colui con più successo avendo una percentuale di vittoria del 57,58% (al 27 settembre 2008), mentre Leslie Knighton è l'ultimo (percentuale del 34,46%). Due allenatori dell'Arsenal sono morti durante la carriera – Herbert Chapman e Tom Whittaker.

Aggiornato al 26 dicembre 2007. Soltanto le partite ufficiali sono contate.

Nota: Gli allenatori contrassegnati da una stellina (*) hanno avuto il ruolo di manager temporaneo.

David O'Leary detiene il maggior numero di presenze con la maglia dell'Arsenal, avendo giocato 722 partite tra il 1975 e il 1993 con la prima squadra. Il record per un portiere è invece di 563 presenze, ed è detenuto da David Seaman.

Thierry Henry è il miglior marcatore di sempre, con 226 goal tra il 1999 e il 2007, avendo superato nell'ottobre del 2005 i 185 di Ian Wright. Il calciatore francese detiene anche il record di reti in campionato – 174 –, che era in precedenza appartenuto a Cliff Bastin.

Il record di pubblico presso il Wembley Stadium è di 73.707 spettatori, stabilito il 25 novembre 1998 in occasione di una partita di UEFA Champions League contro il Lens. Leggermente inferiore il record di pubblico ad Highbury: 73.295 spettatori per un pareggio a reti inviolate contro il Sunderland il 9 marzo 1935. Infine il maggior numero di spettatori all'Emirates Stadium, 60.161, fu registrato il 3 novembre 2007 per il pareggio 2–2 contro il Manchester United.

Tra i vari primati che l'Arsenal può vantare nell'ambito del calcio inglese, va segnalata la più lunga serie di partite senza sconfitte in campionato (49 tra il maggio 2003 e l'ottobre 2004): questo periodo include le 38 partite del campionato 2003–2004 naturalmente vinto dalla squadra londinese. L'Arsenal è stato quindi l'unico club dei tempi moderni capace di vincere un campionato senza sconfitte, ma ricordiamo che anticamente una tale impresa fu anche conseguita dal Preston North End nel campionato 1889–1890, in cui però si giocò un numero inferiore di partite, nella fattispecie 22.

Nella Champions League 2005–2006 l'Arsenal ha disputato 10 partite senza subire goal, battendo in tal modo il record di 7 partite che apparteneva al Milan: la squadra londinese giocò precisamente 995 minuti senza lasciar segnare gli avversari, per poi perdere l'imbattibilità nella finale in cui uscì sconfitta contro il Barcellona, quando al settantaseiesimo minuto segnò Samuel Eto'o.

Il record di tredici campionati vinti è il terzo più alto nel calcio inglese, dietro quelli del Liverpool e Manchester United, mentre quello di dieci FA Cup conquistate è il secondo, dietro quello del Manchester United. L'Arsenal ha realizzato tre double tra campionato e FA Cup (nel 1971, 1988 e 2002), un record condiviso con il Manchester United, ed è stata la prima squadra inglese a fare un double tra FA Cup e League Cup nel 1993. È stata anche la prima squadra di Londra a raggiungere la finale di Champions League nel 2006.

L'Arsenal vanta uno dei migliori record della storia, essendosi piazzata sotto il quattordicesimo posto solamente sette volte. Inoltre, tra il 1990 e il 1999 ha riportato una media di classifica pari a 8,5, ed è l'unico club ad aver vinto due volte consecutive la FA Cup (nel 2002 e nel 2003).

L'Arsenal possiede una larga e fedele schiera di tifosi, che segue la squadra sia in casa che in trasferta. Nel corso della stagione 2007–2008, infatti, ha registrato la seconda media più alta per numero di spettatori presenti allo stadio in una partita di calcio inglese (ovvero 60.070, pari al 99,5% della capacità disponibile dello stadio) nonché la quarta media più alta di tutti i tempi. I tifosi spesso amano chiamarsi Gooners, soprannome che deriva dalla denominazione del club, The Gunners ("Cannoni"). I tifosi sono equamente distribuiti in zone ricche come Canonbury e Barnsbury, in zone eterogenee come Islington, Holloway e Highbury, e in vaste aree proletarie come Finsbury Park o Stoke Newington. Ciò significa che i tifosi dell'Arsenal provengono da diverse classi sociali. Inoltre, secondo un servizio risalente al 2002, il club ha la più alta percentuale (7,7%) di tifosi non-bianchi rispetto ad ogni altro club di calcio inglese.

Tra i fan club si ricordano il Club Ufficiale dei Tifosi dell'Arsenal, il quale è affiliato alla società inglese, e l'Associazione Indipendente Tifosi Arsenal, che invece mantiene una linea indipendente. Più recentemente è stato fondato l'Arsenal Supporters' Trust che promuove manifestazioni tra i fan. I tifosi del club pubblicano anche fanzines, ossia riviste amatoriali come The Gooner, Highbury High, Gunflash e Up The Arse!. Oltre agli usuali cori da stadio, i tifosi dell'Arsenal cantano "One-Nil to the Arsenal" (sul ritmo di "Go West") e "Boring, Boring Arsenal", un tempo comune melodia di scherno scambiata tra opposte tifoserie, ma che ora è intonato ironicamente dai supporters dell'Arsenal quando la squadra gioca bene.

Oltre all'elevato numero di tifosi in patria, il team inglese ha sempre contato su un nutrito gruppo di ammiratori in tutto il mondo, specialmente negli ultimi anni, quando la base del tifo è cresciuta considerevolmente con l'avvento della televisione satellitare. Secondo una statistica del 2007, ci sono 24 Arsenal supporters' clubs nel Regno Unito, 37 in Irlanda e 49 all'estero. Un servizio del 2005 ha invece stimato i tifosi dell'Arsenal nel mondo a quota 27 milioni, che ne fanno il terzo club più seguito in assoluto.

La più lunga e profonda rivalità è quella con i concittadini del Tottenham Hotspur. Le partite tra le due squadre sono chiamate North London Derbies. Molto sentite sono anche le partite con il Chelsea e il West Ham United, anch'essi concittadini dei Gunners, ma la rivalità tra le squadre non è paragonabile a quella con il Tottenham. La contrapposizione con il Manchester United è nata alla fine degli anni 1980 e si è intensificata alla fine del decennio seguente, quando entrambi i club lottavano per la conquista del titolo. Un un sondaggio online del Football Fans Census determinò addirittura la rivalità tra dell'Arsenal con il Manchester United la più grande del club londinese, seguita da quelle con il Tottenham e il Chelsea. Un sondaggio più recente, comunque, indicò quella con il Tottenham la più accesa.

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UEFA Champions League

Il logo della UEFA Champions League sventola al centro del campo prima di ogni partita

L'UEFA Champions League (letteralmente Lega dei Campioni), già Coppa dei Campioni d'Europa e detta semplicemente Champions League, è il massimo torneo calcistico europeo e, per livello sportivo e dimensioni finanziarie, la più importante competizione al mondo per squadre di club. L'attuale detentore del trofeo è il Manchester United, che si è aggiudicato l'edizione 2007-2008 del torneo battendo in finale il Chelsea a Mosca nella notte tra il 21 e il 22 maggio 2008. La competizione è stata vinta da 21 squadre, 12 delle quali sono diventate Campione d'Europa per più di una volta. La squadra più titolata è il Real Madrid con 9 successi, di cui 5 consecutivi dal 1955-1956 al 1959-1960. I madrileni sono seguiti dal Milan (7 trofei) e dal Liverpool (5).

In origine il concetto di calcio internazionale era indossolubilmente legato agli incontri fra le squadre nazionali, essendo le società di club confinate nell'ambito interno a ciascun paese. Col tempo talune nazioni organizzarono manifestazioni comuni quali la Coppa dell'Europa Centrale (1927) e la Coppa Latina (1949), ma tali esperimenti ebbero sempre un limitato raggio d'azione geografico. L'idea di una competizione paneuropea per formazioni di club nacque nel 1954. In quell'anno sui giornali sportivi francesi si aprì in un acceso dibattito su chi fosse la squadra più forte del continente tra gli spagnoli del Real Madrid, gli italiani del Milan, gli ungheresi della Honvéd e gli inglesi dell'Arsenal, formazioni all'epoca ai vertici dei rispettivi campionati nazionali. Fu così che il quotidiano transalpino L'Equipe, diretto da Gabriel Hanot, propose a FIFA e UEFA l'idea di un campionato fra i maggiori club d'Europa. In un primo tempo le due associazioni non si mostrarono entusiaste dell'idea, ma, una volta che L'Equipe si mosse privatamente coi dirigenti di numerose società, la FIFA impose alla UEFA l'organizzazione del nuovo torneo. Il timore della UEFA era, dall'inizio, quello che un campionato europeo per club potesse avere un successo tale da oscurare sia i campionati nazionali, sia il nascente Campionato Europeo per Nazioni. Quindi la confederazione continentale decise di limitare il progetto, strutturandolo sul meccanismo dell'eliminazione diretta ed ammettendo una sola società, indicata dalle federazioni nazionali, per ciascun paese.

Fu così che venne alla luce la Coppa dei Campioni d’Europa (fr. Coupe des clubs champions européens, ingl. European Cup) tenuta sotto l'egida della UEFA. A quella storica prima edizione presero parte sedici formazioni provenienti dalle principali federazioni calcistiche. Unica assenza di spicco fu quella della Football Association inglese, che non riteneva la nuova coppa all'altezza del blasone dei fondatori del football. La partita inaugurale fu giocata domenica 4 settembre 1955 a Lisbona fra lo Sporting Lisbona e gli jugoslavi del Partizan Belgrado. Curiosamente, nessuna di queste due squadre vantava in quel momento il titolo nazionale nel proprio paese. Ogni singola federazione era infatti libera di designare la propria rappresentante in piena libertà, con una vaga condizione che la società prescelta avesse vinto almeno una volta il campionato nazionale in passato. Nei fatti, solo sette delle partecipanti erano campioni in carica, e ciò lasciò un curioso strascico linguistico negli anni a venire, dato che l'espressione Coppa dei Campioni d'Europa fu tendenzialmente ridotta a Coppa dei Campioni nei paesi che fin da subito ebbero a rappresentarli la detentrice dello scudetto, e invece a Coppa d'Europa negli altri. La formula della coppa era la semplice eliminazione diretta con gare di andata e ritorno, tranne la finale da disputarsi in campo neutro a Parigi. I primi Campioni d'Europa furono gli spagnoli del Real Madrid che, battendo i francesi del Reims davanti a quarantamila spettatori, diede inizio ad uno storico quinquiennio di inarrestabili trionfi.

Il travolgente successo di pubblico della prima edizione convinse cinque nuove nazioni, tra cui l'Inghilterra, ad entrare nella manifestazione. L'UEFA riuscì ad imporre che ciascuna federazione presentasse il proprio campione in carica, con l'unica eccezione, che verrà peraltro abolita nel 1960, della possibile coincidenza fra i Campioni d'Europa e un campione nazionale, nel qual caso la seconda classificata in campionato sarebbe stata ugualmente ammessa alla coppa. Il torneo ebbe un rapidissimo sviluppo. Già alla finale della seconda edizione, disputata a Madrid fra il Real e la Fiorentina (prima squadra italiana a raggiungere la più importante finale continentale), presenziarono addirittura 125.000 spettatori. Nel volgere di pochi anni tutte le trentadue federazioni europee decisero di iscrivere i propri campioni, l'ultima a farlo fu quella dell'Unione Sovietica nel 1966. L'entusiasmo fu tale che nel 1960 fu creata una identica manifestazione per le vincitrici delle coppe nazionali, la Coppa delle Coppe, la cui prima edizione fu vinta dalla Fiorentina. Durante questo periodo, come si è già detto, la Coppa dei Campioni fu dominata dal Real Madrid. Alfredo Di Stéfano, Ferenc Puskás, Raymond Kopa, José Santamaría e Miguel Muñoz furono tra gli artefici delle cinque vittorie consecutive in Coppa dei Campioni tra il 1956 e il 1960. Tra le partite memorabili vi sono il 7-3 ( 3 gol di Di Stefano e 4 di Puskas) contro l'Eintracht Francoforte nella finale dell'Hampden Park del 1960, davanti alle telecamere della BBC e dell'Eurovisione e a un pubblico di oltre 135.000 spettatori, la più grande affluenza per una finale di Coppa dei Campioni. Le altre squadre finaliste furono il francese Stade de Reims, che raggiunse due finali (1955-56 e 1958-59) e due squadre italiane, la Fiorentina, finalista nel 1957, e il Milan, finalista nel 1958. Anche il Manchester United ottenne buoni risultati, raggiungendo le semifinali nel 1957 e nel 1958. Il disastro aereo di Monaco durante la Coppa dei Campioni 1958, però, mise una tragica fine a tutte le speranze del Manchester di superare il Real.

Nell'edizione del 1961, al primo turno del torneo il Barcellona diventò la prima squadra capace di sconfiggere il Real Madrid in una partita di Coppa dei Campioni, mettendo così fine al monopolio madridista sulla competizione. Il Barça arrivò fino alla finale giocata allo Wankdorf Stadion di Berna, in Svizzera, dove fu battuto dal Benfica di Lisbona. Nella successiva edizione di Coppa dei Campioni si unì a questa squadra, capitanata dal forte mozambicano Mário Coluna, il leggendario Eusébio, che guidò il Benfica alla difesa del trofeo nella finale contro il Real Madrid, battuto per 5-3 all'Olympia Stadion di Amsterdam, Paesi Bassi.

Le reti di Josè Altafini porteranno per la prima volta in Italia la Coppa dei Campioni, conquistata dal Milan nel mitico stadio di Wembley nell'edizione del 1963, dopo la vittoria per 2-1 nella finale contro il Benfica, finalista per la terza volta consecutiva. Nell'edizione del 1964 la Coppa fu vinta da un'altra squadra milanese, l'Inter, che prevalse per 3-1 con due gol di Mazzola e uno di Milani allo Stadio del Prater di Vienna contro il grande Real Madrid. L'anno seguente l'Inter tornò a dominare: vinse di nuovo la Coppa dei Campioni, questa volta proprio a San Siro. Sotto un vero e proprio diluvio superò, infatti, il Benfica per 1-0 con gol di Jair. Nacque il mito della Grande Inter, una squadra che fu subito paragonata al Real Madrid "pentacampione" del decennio precedente. Quest'era si concluse nell'edizione del 1966 con la sesta vittoria del Real Madrid, che prima sconfisse l'Inter in semifinale e poi sconfisse in finale il Partizan Belgrado per 2-1 con una squadra interamente composta da giocatori spagnoli, la prima nella storia della manifestazione. Da notare che solo Paco Gento giocò in tutte e sei le edizioni vinte dal Real Madrid e centro ester.

Nell'edizione 1966-1967 il Celtic divenne il primo e fino ad allora unico club britannico e nord-europeo a vincere la Coppa dei Campioni. Capitanati da Billy McNeill, i Bhoys sconfissero in finale l'Inter per 2-1 all'Estádio Nacional di Lisbona, in Portogallo, il 25 maggio 1967. Inter subito in vantaggio con Mazzola su rigore. Da quel momento e soprattutto per l'intero secondo tempo fu un assalto continuo contro la difesa "più forte del mondo". A far capitolare Giuliano Sarti ci pensò Gemmell con un tiro potentissimo dal limite. Il gol della vittoria lo siglò Chalmers all'80° con una deviazione sotto rete. I calciatori biancoverdi passarono alla storia come Lisbon Lions ("Leoni di Lisbona").

Ad oggi il Celtic rimane l'unico club scozzese ad aver raggiunto la prestigiosa finale di Coppa dei Campioni e l'unica squadra al mondo ad averlo fatto con giocatori tutti provenienti dal vivaio . Tutti i giocatori erano scozzesi e nati intorno allo stadio.

Dieci anni dopo il disastro aereo di Monaco, il Manchester United divenne la prima squadra inglese a vincere la competizione. Avvenne nell'edizione 1967-1968. Grazie al fenomenale trio d'attacco formato da Bobby Charlton, George Best e Denis Law lo United riuscì ad arrivare alla finale di Londra e quel giorno, con il giovane Brian Kidd al posto di Law, batté il Benfica per 4-1 dopo i tempi supplementari nel mitico stadio di Wembley. Fu una gara straordinaria, fra due squadre moderne, ancorché di scuole diverse: più basato sugli spunti individuali il Benfica; più collettivo, atletico e veloce il Manchester. I tempi regolamentari si chiusero sull'1-1 (gol di Charlton e Graça). Nel primo tempo supplementare i Red Devils segnarono in pochi minuti addirittura tre gol (Best - Kidd - Charlton). Al Benfica resta il rimpianto per la grande occasione sprecata da Eusebio quasi al 90°: solo e a pochi metri da Stepney, "la Perla del Mozambico" sferra un tiro potentissimo che il portiere inglese intercetta e riesce addirittura a trattenere!

Negli anni Settanta la Coppa dei Campioni fu dominata da tre sole squadre, AFC Ajax, Bayern Monaco e Liverpool, ognuna della quale ha vinto almeno tre finali.

La prima delle tre squadre fu l'Ajax, che, dopo aver perso la finale del 1969 contro il Milan, vide vincere i rivali del Feyenoord di Rotterdam nell'edizione del 1970 contro il Celtic, dopo i tempi supplementari.

L'Ajax egemonizzò poi il movimento calcistico europeo vincendo tre Coppe dei Campioni consecutive nel 1971, 1972 e 1973. La prima a Wembley contro un sorprendente Panathinaikos, squadra greca arrivata alla finale dopo aver eliminato la Stella Rossa di Belgrado (1-4 in Jugoslavia e miracolosa rimonta 3-0 ad Atene). VanDijk portò in vantaggio gli olandesi dopo un veemente assalto iniziale; poi i greci si ripresero e sfiorarono il pareggio con Antoniadis. Il risultato restò in bilico fin quasi a fine gara. Poi uno sfortunato autogol di Vlahos diede ai lancieri la certezza della vittoria. Nelle altre due finali invece l'Ajax si impose con meno sforzo: 2-0 all'Inter e 1-0 alla Juventus. Le ragioni del successo degli olandesi sono sostanzialmente due: la disciplina tattica introdotta dall'allenatore Rinus Michels e il contributo del genio calcistico di Johan Cruijff. Già nelle edizioni degli anni Sessanta l'Ajax era stata la culla del cosiddetto "calcio totale", una nuova concezione tattica che superava la tradizionale divisione del lavoro in campo tra difensori, centrocampisti ed attaccanti. Secondo questa filosofia tutti i calciatori dovevano partecipare al gioco in ogni suo aspetto. Questa impostazione valse all'Ajax un'organizzazione tattica straordinaria, secondo cui ognuno poteva ricoprire, senza difficoltà, una diversa zona del campo a seconda delle esigenze della squadra.

Il calcio totale dell'Ajax sembrava destinato a non tramontare fino a quando Cruijff scelse di seguire l'ex allenatore Michels al Barcellona, nel tardo 1973. Con la partenza di Cruijff e quella successiva di Johan Neeskens più avanti, l'Ajax avrebbe faticato a imporsi in Coppa dei Campioni per oltre 20 anni.

Dopo l'Ajax fu il Bayern a dominare la competizione. Guidato da Franz Beckenbauer e con altri giocatori come Sepp Maier, Gerd Müller, Uli Hoeness e Paul Breitner, il Bayern vinse la Coppa dei Campioni per tre volte consecutive nella metà degli anni Settanta.

La prima Coppa fu conquistata nel 1974 ai danni di un volitivo Atletico Madrid, guidato in panchina da Juan Carlos Lorenzo. La svolta arrivò nel secondo tempo supplementare quando la punizione-gol di Luis Aragones illuse gli spagnoli. Fu il difensore Schwarzenbeck, a un minuto dalla fine, a salvare la partita e i futuri destini dei bavaresi con un tiro disperato quanto fortunato da lunga distanza. L'1-1 costrinse le due squadre alla ripetizione della gara e stavolta non ci fu partita: 4-0 con doppiette di Höness e Müller. Nell'edizione del 1975 il Bayern ebbe la meglio su un Leeds United che dominò per larghi tratti la finale, ma che fu battuto per 2-0 al Parco dei Principi di Parigi (gol di Roth e Muller). I bavaresi completarono l'opera sconfiggendo il St. Étienne all'Hampden Park di Glasgow nell'edizione del 1976. Anche qui la vittoria arrivò al termine di una gara difficile: Saint Etienne, rivelazione del calcio francese, capace di colpire due pali e impegnare severamente il portiere Maier. A decidere la gara una punizione dal limite di Roth nel primo tempo.

Quindi la squadra subì un lento declino, come i precedenti club dominanti: il Bayern non vinse nessun'altra Coppa dei Campioni per 25 anni.

Nella fine degli anni Settanta iniziò un periodo di dominio delle squadre inglesi, che raccolsero sei vittorie consecutive ed un totale di sette vittorie in otto anni.

La squadra che iniziò questo ciclo fu il Liverpool guidato da Bob Paisley, ricordato come uno degli allenatori più vincenti della storia del calcio. Paisley poteva disporre di una squadra formata da elementi di sicuro valore come il portiere Ray Clemence, i difensori Phil Neal e Alan Kennedy, i centrocampisti Jimmy Case, Emlyn Hughes e Terry McDermott, gli attaccanti Ray Kennedy, Toshack e, su tutti, il talentuoso King Kevin Keegan, uno dei migliori talenti espressi dal calcio inglese, eletto Pallone d'oro in due occasioni. Erano tutti giocatori di livello internazionale, regolarmente convocati dalle loro rappresentative nazionali.

Il Liverpool giunse alla finale dello Stadio Olimpico di Roma del 1976-1977 contro il Borussia Mönchengladbach, già battuta nella finale di Coppa UEFA del 1972. I Reds vinsero per 3-1 e si laurearono campioni d'Europa per la prima volta, successo che replicarono l'anno successivo nella finale di Wembley contro i belgi del Bruges.

Nell'edizione 1978-1979 il Liverpool campione uscente fu sconfitto al primo turno da una connazionale, il Nottingham Forest. Il Forest, guidato da Brian Clough, ottenne poi il titolo europeo sconfiggendo gli svedesi del Malmö per 1-0 a Monaco. Gli uomini di Clough parteciparono all'edizione 1979-1980 come detentori del titolo, arrivando alla finale del 28 maggio 1980 allo Stadio Santiago Bernabéu, dove furono opposti ai campioni tedeschi dell'Amburgo. Gli inglesi passarono in vantaggio al 19° minuto con John Robertson e si chiusero in un impenetrabile catenaccio che riuscì a neutralizzare le punte tedesche. Il Nottingham Forest conquistò così anche la Coppa del 1980.

Il Liverpool ritornò in finale nell'edizione del 1981. Mise in bacheca il suo terzo trofeo battendo il Real Madrid a Parigi per 1-0.

Alla sua prima partecipazione in Coppa dei Campioni nel 1981-1982, l'Aston Villa vinse la competizione superando in finale il Bayern Monaco di Karl-Heinz Rummenigge, sconfitto per 1-0 al Feijenoord Stadion di Rotterdam, nonostante il portiere titolare, infortunato, fosse stato costretto ad abbandonare il terreno di gioco dopo appena dieci minuti dal fischio di inizio. I Villans continuarono così il dominio europeo degli inglesi di quegli anni.

La finale della Coppa dei Campioni 1982-1983, giocata il 25 maggio 1983 allo Stadio Spiridon Louis di Atene, fu la prima senza squadre inglesi dopo sette anni. A contendersi la Coppa c'erano la Juventus allenata da Trapattoni e condotta in campo da Michel Platini e Roberto Bettega, nettamente favorita e sospinta dall'urlo di 40.000 italiani, e i campioni tedeschi dell'Amburgo. Per nulla intimorito, l'Amburgo affonda subito il colpo: dopo appena otto minuti Felix Magath sorprese Dino Zoff fuori dai pali e lo beffò con un pallonetto dal limite dell'area. La Juventus, ingabbiata dalla difesa tedesca e con le punte in serata storta, non riuscì a pareggiare. L'Amburgo diventò la seconda squadra tedesca (dopo il tris del Bayern Monaco negli anni Settanta) a vincere la Coppa dei Campioni.

Nel 1983-1984 arrivò la quarta Coppa dei Campioni del Liverpool, vinta ancora una volta allo Stadio Olimpico di Roma, questa volta contro la squadra che in quello stadio era normalmente di casa, la Roma. Dopo l'addio di Ray Clemence, il Liverpool s'era affidato a un portiere africano spericolato e guascone, lo zimbabwese Bruce Grobbelaar, ex combattente e giramondo (aveva giocato al calcio in Sudafrica e in Canada). Per la prima volta nella storia la finale di Coppa dei Campioni fu decisa ai calci di rigore (dopo un sofferto pareggio per 1-1 siglato da Phil Neal e Roberto Pruzzo). Nei tiri dagli undici metri risultò determinante l'atteggiamento clownesco di Bruce Grobbelaar, che indusse Conti e Graziani a sbagliare i loro tiri. Per l'ennesima volta la Coppa dei Campioni prese la strada dell'Inghilterra. Il Liverpool divenne così la prima squadra capace di vincere il trofeo per quattro volte dopo il Real Madrid negli anni Cinquanta, mentre Grobbelaar divenne il primo calciatore africano a vincere la competizione.

Il giorno seguente l'UEFA escluse le squadre inglesi - i cui tifosi si erano già in passato macchiati di simili efferatezze - a tempo indeterminato dalle Coppe europee. Il provvedimento di esclusione fu applicato fino al 1990, un anno dopo la Strage di Hillsborough, che vide sempre protagonisti (anche se stavolta senza alcuna colpa) i tifosi del Liverpool.

Con l'esclusione delle squadre inglesi dal calcio europeo, si concluse il loro periodo di egemonia. Negli anni immediatamente successivi alla Strage dell'Heysel, ci furono vittorie inattese di squadre come la Steaua Bucarest (Romania), il Porto (Portogallo) e il PSV Eindhoven (Paesi Bassi).

Nell'edizione del 1985-1986 il trofeo fu sollevato dai rumeni della Steaua Bucarest. Nessuno immaginava la Steaua come possibile favorita per il titolo finale nella Coppa dei Campioni, ma gli uomini di Emeric Jenei sorpresero tutti, con un gioco forse non bello da vedere ma profondamente efficace, attendista e ostruzionistico, che cercava di impedire agli avversari di giocare per poi infilarli in contropiede. Campioni quali il capitano Balint, i goleador Boloni (di professione dentista) e Piturca, il "regista" Belodedici e, soprattutto, il portiere Duckadam guidarono la Steaua sino alla finale del 7 maggio 1986 allo Stadio Ramon Sanchez Pizjuan di Siviglia, in Spagna. I rumeni si trovarono di fronte proprio una compagine spagnola, il Barcellona, allenato da Terry Venables. In una finale dai poveri contenuti tecnici, la Steaua raggiunse il suo principale obiettivo: portare la sfida ai calci di rigore. Dopo aver mantenuto inviolata la sua porta nel corso della partita, Duckadam parò tutti e quattro i rigori battuti dal Barcellona, regalando la Coppa alla Steaua.

Nel 1986-1987 il Porto guidato da Artur Jorge (nome assunto da Pedroto) vinse il suo primo alloro continentale, la Coppa dei Campioni, battendo per 2-1 il Bayern Monaco. La finale, piuttosto movimentata, è reputata una tra le più belle della Coppa dei Campioni e si risolse con il gol di tacco di Rabah Madjer.

Nell'edizione del 1987-1988 il PSV Eindhoven, allenato da Guus Hiddink e composto da giocatori di rilievo come Ronald Koeman, Eric Gerets, Søren Lerby e Wim Kieft, vinse la Coppa dei Campioni per la prima ed unica volta nella sua storia. In finale batté il Benfica ai calci di rigore dopo che la partita si era conclusa a reti inviolate. Curiosamente il PSV si aggiudicò il trofeo senza più vincere alcuna partita dopo gli ottavi di finale: i biancorossi estromisero dalla competizione il Bordeaux ai quarti e il Real Madrid in semifinale grazie ai gol in trasferta pareggiando quattro volte.

Nell'edizione del 1988-1989 fu il Milan di Arrigo Sacchi a rendersi protagonista in Coppa dei Campioni, eliminando nell'ordine il Vitocha Sofia, la Stella Rossa Belgrado ai rigori, il Werder Brema e il Real Madrid. Contro gli spagnoli, dopo una partita dominata allo Stadio Santiago Bernabéu e caratterizzata da episodi dubbi fra i quali un gol regolare annullato, i rossoneri sbaragliano le merengues con uno storico 5-0 a San Siro grazie ai gol di Carlo Ancelotti, Frankie Rijkaard, Ruud Gullit, Marco van Basten e Roberto Donadoni, in quella che molti considerano la più bella partita mai giocata dal Milan. La finale del 24 maggio 1989 mette di fronte il Diavolo e i temibili rumeni della Steaua Bucarest, già campioni d'Europa nel 1986. Di fronte ai quasi centomila sostenitori rossoneri accorsi al Camp Nou di Barcellona il Milan annichilisce gli avversari per 4-0 con le doppiette di Ruud Gullit e Marco Van Basten.

Il Milan si conferma campione d'Europa anche nell'edizione successiva, dopo aver sconfitto il Benfica per 1-0 con gol di Rijkaard, al termine di una partita incerta in cui le squadre si equivalgono. Il trio olandese formato da van Basten, Gullit e Rijkaard divenne l'emblema di una delle squadre più forti di ogni epoca, votata Migliore squadra di club di sempre dalla rivista inglese World Soccer nel luglio 2007.

Nell'edizione del 1990-1991 il Milan campione in carica fu eliminato ai quarti di finale, dopo un vibrante doppio confronto con l'Olympique Marsiglia. I francesi furono poi sconfitti nella finale dello Stadio San Nicola di Bari dai campioni iugoslavi della Stella Rossa di Belgrado, che conquistarono il trofeo ai rigori, dopo un pareggio a reti inviolate. La finale del 1991 fu la sola tra il periodo 1989-1998 a non vedere una squadra italiana come finalista. L'esclusione delle squadre inglesi, come si è già detto, finì nel 1990, ma i campioni inglesi del Liverpool non poterono partecipare alla Coppa dei Campioni del 1991 poiché dovevano scontare un ulteriore anno di squalifica dalle Coppe europee.

Le squadre inglesi fecero ritorno nella Champions League nei primi anni Novanta, ma nessuna riuscì a superare gli ottavi di finale perché ostacolate dalla regola dei "tre stranieri": la UEFA prevedeva che alle squadre non fosse permesso, nelle partite giocate nell'ambito delle sue competizioni (quindi nella Champions League, nella Coppa delle Coppe e nella Coppa UEFA) di convocare più di tre giocatori stranieri. La limitazione ebbe effetti particolarmente negativi sulle squadre del Regno Unito, in quanto sia la UEFA che la FIFA considerano l'Inghilterra, l'Irlanda del Nord, la Scozia e il Galles delle nazioni separate.

Il periodo vide le squadre italiane sugli scudi. Furono tre le squadre della Serie A (Sampdoria, Milan e Juventus) che raggiunsero la finale in sette stagioni consecutive, vincendone due.

La finale della Coppa dei Campioni 1992, giocata allo stadio di Wembley, fu vinta dal Barcellona contro la Sampdoria. Il Barcellona, allenato da Johan Cruyff, era soprannominato Dream Team ("Squadra dei Sogni") e traeva il nome dalla squadra di pallacanestro statunitense che giocò alle Olimpiadi di Barcellona 1992. Il club catalano poteva annoverare giocatori come Josep Guardiola, José Mari Bakero, Aitor Begiristain, Jon Andoni Goikoetxea, Ronald Koeman, Michael Laudrup e Hristo Stoichkov, votato Pallone d'Oro nel 1994.

In questi anni la formula della Coppa dei Campioni fu rivoluzionata. Il torneo fu rinominato UEFA Champions League e il numero di squadre partecipanti fu ampliato, con la creazione di due gironi di qualificazione all'italiana di quattro squadre ciascuna prima dei quarti di finale.

Nella prima edizione della cosiddetta UEFA Champions League (trentottesima edizione della Coppa dei Campioni), nel 1992-1993, a vincere il trofeo fu l'Olympique Marsiglia, che sconfisse in finale il Milan di Fabio Capello per 1-0. L'Olympique Marsiglia fu poi esclusa dalla Coppa Intercontinentale, dalla Supercoppa Europea e dall'edizione successiva del trofeo in seguito ad uno scandalo di corruzione denominato Affaire VA-OM, che coinvolse il presidente del club francese, Bernard Tapie. Sempre nella stagione 1992-1993 l'Olympique Marsiglia si vide revocare il titolo nazionale che aveva conquistato sempre a maggio 1993. Il Milan, finalista perdente, avrebbe giocato la Supercoppa Europea e la Coppa Intercontinentale al posto dei marsigliesi, perdendole entrambe. Il Marsiglia rimane l'unica squadra francese ad aver vinto una Coppa dei Campioni. Nel gennaio 2006 destano scalpore alcune dichiarazioni dell' ex giocatore del Marsiglia, Jean-Jacques Eydelie, che disse di essersi dopato con altri giocatori la sera della finale. Dirigenti ed ex compagni di squadra del calciatore querelarono e smentirono le accuse. Il trofeo rimase nella bacheca marsigliese, nonostante l'iniziale ipotesi di una riassegnazione della Coppa dei Campioni al Milan.

Nell'edizione del 1993-1994 il Milan riscattò in modo memorabile la sconfitta contro l'Olympique Marsiglia patita nella finale dell'anno precedente, conquistando così il suo quinto titolo europeo nella finale di Atene (18 maggio 1994). L'avversario era il Barcellona, il cui allenatore, Johann Cruyff, alla vigilia si era detto sicuro che i suoi uomini avrebbero inflitto al Milan una lezione di calcio. Tuttavia, furono i rossoneri a surclassare gli avversari catalani con un severo 4-0 firmato da una doppietta di Daniele Massaro e dai gol di Dejan Savićević e Marcel Desailly. Quel punteggio rappresenta il maggiore scarto mai registrato in una finale di Coppa dei Campioni/Champions League, eguagliando esattamente quello della ripetizione della finale del 1974 (Bayern Monaco-Atletico Madrid 4-0), ma rimanendo inferiore, in termini di gol segnati, al roboante 7-3 della finale del 1960 tra Real Madrid ed Eintracht Francoforte. Marcel Desailly, il quale aveva vinto la Champions League l'anno prima con il Marsiglia, diventò nel 1994 il primo giocatore a vincere la Coppa in due stagioni consecutive con squadre differenti e il primo giocatore a vincere la Coppa dei Campioni con l'avversaria (il Milan) della sua ex squadra (l'Olympique Marsiglia) che aveva vinto l'edizione precedente (1992-1993).

Il Milan di Fabio Capello raggiunse la finale per il terzo anno consecutivo nell'edizione del 1994-1995, ma perse per 1-0 contro l'Ajax. Il club olandese presentava una squadra formata in gran parte da giocatori provenienti dalle sue formazioni giovanili, tra cui spiccava il 19enne attaccante Patrick Kluivert, autore del gol della vittoria. Quella formazione olandese, allenata da Louis van Gaal, si inseriva nel solco della grande tradizione del vivaio dell'Ajax, il cui prodotto più insigne è senza dubbio Johan Cruyff. Questo fu il primo trionfo dell'Ajax dal 1973, quando aveva vinto la sua terza Coppa dei Campioni consecutiva. In quel periodo numerosi giocatori dell'Ajax divennero titolari nella Nazionale olandese.

Il 22 maggio 1996, a undici anni dalla vittoria contro il Liverpool nella partita ricordata per la Strage dell'Heysel, tornò a trionfare la Juventus, rivoluzionata con l'arrivo ai vertici della triade Bettega-Giraudo-Moggi e dell'allenatore Marcello Lippi, che guidava una squadra di campioni come Gianluca Vialli, capitano della squadra, il giovane Alessandro Del Piero, già campione affermato, Gianluca Pessotto, Fabrizio Ravanelli, Angelo Peruzzi, Didier Deschamps, Ciro Ferrara e Paulo Sousa. La Juventus affrontò nella finale di Roma i detentori dell’Ajax, battendoli per 5-3 ai tiri di rigore dopo che i tempi supplementari si erano conclusi sul punteggio di 1-1, in una partita palpitante e ricca di emozioni. Jari Litmanen rispose sul finire del primo tempo regolamentare al gol del bianconero Ravanelli. Ai rigori, dopo gli errori di Sonny Silooy e di Edgar Davids per gli olandesi, fu decisivo il tiro trasformato in gol da Vladimir Jugović.

Da allora il mondo del calcio cominciò ad adattarsi ai cambiamenti radicali dovuti alla sentenza Bosman. Essa permetteva a tutti i calciatori dell'Unione Europea di trasferirsi gratuitamente alla fine del loro contratto, ma l'impatto più importante fu subito dalla Champions League. Infatti la sentenza Bosman ha anche proibito alle leghe calcistiche nazionali degli stati UE, e anche alla UEFA, di porre un tetto al numero di calciatori stranieri qualora ciò discriminasse cittadini dell'Unione Europea. Dopo la sentenza, la regola poteva ancora essere imposta, ma solo con riguardo ai calciatori non aventi cittadinanza di paesi facenti parte dell'Unione Europea.

Il Borussia Dortmund entrò nel novero delle squadre vincitrici della Coppa dei Campioni nell'edizione del 1996-1997, quando i tedeschi sconfissero i detentori della Juventus nella finale, dopo aver sconfitto i campioni inglesi del Manchester United in semifinale.

Nell'edizione del 1997-1998 la UEFA aprì le porte della Champions League alle seconde classificate degli otto migliori campionati continentali (vedi anche Formato del torneo). Nonostante i cambiamenti, fu una vecchia gloria a conquistare il titolo europeo: il Real Madrid. Guidata da Jupp Heynckes, la squadra che comprendeva campioni come Raúl, Predrag Mijatović, Fernando Redondo, Fernando Hierro, Davor Šuker, Clarence Seedorf e Roberto Carlos pose fine all'astinenza del Real Madrid nel massimo torneo continentale, astinenza che durava dal 1966. La squadra della capitale iberica batté infatti la Juventus per 1-0 nella finale della Champions League 1997-1998. Per i bianconeri si trattò della seconda sconfitta consecutiva in finale.

L'edizione 1998-1999 incoronò il Manchester United, capace di centrare, in quella stagione, il cosiddetto treble, che consiste nella vittoria in un'unica stagione di campionato, coppa nazionale e Champions League. Il Manchester impressionò per la capacità di uscire imbattuto da un girone difficile, comprendente anche Barcellona e Bayern Monaco, e per essersi sbarazzato di due grandi italiane, Inter e Juventus, nei quarti e in semifinale. Gli inglesi trionfarono anche in patria, dove vinsero sia la Premier League sia la FA Cup.

La finale passò alla storia come una delle partite più emozionanti di ogni epoca e venne giocata al Camp Nou di Barcellona. Anche l'altra squadra finalista, il Bayern Monaco, era in procinto di raggiungere il treble, conducendo il risultato per 1-0 dopo un gol su calcio di punizione di Mario Basler. Il Bayern dominò per tutta la durata dell'incontro, anche se non riuscì a segnare nessun altro gol, anche per merito del portiere del Manchester Peter Schmeichel, galvanizzato in quella che sarebbe stata la sua ultima partita di sempre con la maglia dei Red Devils. Dopo che l'arbitro Pierluigi Collina segnalò tre minuti di recupero, tutti i giocatori del Manchester si portarono nell'area avversaria alla ricerca del pareggio. Su un calcio d'angolo battuto da David Beckham i loro sforzi furono premiati: il subentrato Teddy Sheringham segnò dopo un quasi-gol di Ryan Giggs. Giusto un minuto dopo, un altro calcio d'angolo di Beckham fu trasformato in gol, stavolta da Ole Gunnar Solskjær su assist di Sheringham. Il repentino quanto clamoroso cambiamento del risultato valse la vittoria agli inglesi.

Fu il primo successo della squadra di Manchester dal 1968 e la prima vittoria di un'inglese da quella del Liverpool nel 1984.

L'edizione 1999-2000 coincise con un nuovo mutamento del formato della Champions League, aperta da allora anche alle terze classificate delle sei principali federazioni e alle quarte classificate delle migliori tre (vedi anche Formato del Torneo).

Questa stagione vide il ritorno delle squadre spagnole al dominio europeo. Dopo aver vinto due Coppe dei Campioni nel 1992 col Barcellona e nel 1998 col Real Madrid, la Spagna ebbe tre semifinaliste nella Champions League 1999-2000 (Real Madrid, Valencia e Barcellona). In quest'ultima edizione si giocò la prima finale fra due squadre di uno stesso paese (Real Madrid e Valencia). La prima finale del nuovo millennio, disputata nello Stade de France di Parigi, dove si era svolta la finale della prima edizione della Coppa dei Campioni, fu vinta dal Real Madrid, che sconfisse il Valencia per 3-0. Prima della finale il Real aveva avuto la meglio sul Bayern Monaco in semifinale e sul Manchester United nei quarti. La partita dei quarti di finale contro il Manchester all'Old Trafford, terminata con la vittoria per 2-3 in trasferta da parte dei madrileni, è ricordata per uno dei gol più belli nella storia del calcio. La marcatura fu realizzata da Raúl a conclusione di una notevole azione personale di Fernando Redondo, capace di superare un avversario con un colpo di tacco, soprannominato el taconazo de Old Trafford.

Nella UEFA Champions League 2001 la Liga spagnola ebbe due semifinaliste, Real Madrid e Valencia. Stavolta fu il Valencia ad arrivare in finale, dove fu sconfitto dal Bayern Monaco per 5-4 dopo i calci di rigore (1-1 alla fine dei tempi regolamentari). L'allenatore tedesco Ottmar Hitzfeld vinse così la sua seconda Coppa dei Campioni con due squadre diverse, a quattro anni di distanza dal trionfo con il Borussia Dortmund nel 1997. Per il Valencia si trattò della seconda sconfitta consecutiva in finale, come successe alla Juventus nel 1997 e nel 1998.

Dalla finale della UEFA Champions League 2002 uscì vincitore il Real Madrid. Furono almeno due le analogie con la vittoria del Real nel 1960: la nazionalità dell'avversaria (il Bayer Leverkusen, squadra tedesca come l'Eintracht Francoforte battuto nel 1960) e lo stadio (l'Hampden Park di Glasgow, dove si era disputata la finale del 1960). Mentre la squadra del 1960 era formata da campioni come Di Stéfano e Puskás, quello del 2002 era il Real dei cosiddetti Galacticos ("Galattici"), cioè dei grandi acquisti che avvenivano annualmente. Nell'estate 2001 il Real Madrid aveva acquistato dalla Juventus un plurivincitore del FIFA World Player of the Year, Zinédine Zidane, per la cifra record di 71 milioni di euro. Zidane e il Real Madrid furono all'altezza delle attese: il francese mostrò grandi abilità calcistiche, conducendo il Real alla sua nona vittoria in Coppa dei Campioni insieme a molte altre stelle, tra cui Luís Figo, Raúl e Roberto Carlos. Zizou segnò un gol memorabile in finale, quando colpì violentemente al volo il pallone da distanza ragguardevole, indirizzandolo all'incrocio dei pali. In semifinale i madridisti prevalsero sui connazionali del Barcelona, mentre nell'atto conclusivo il sorprendente Bayer Leverkusen di Lucio, Michael Ballack e Zé Roberto (che in semifinale aveva eliminato il Manchester United) fu sconfitto per 2-1 in rimonta il 15 maggio 2002.

Questa sconfitta pose fine ad una strana stagione per il Bayer Leverkusen allenato da Klaus Toppmöller. I tedeschi sfiorarono il treble, classificandosi secondi in tutte e tre le competizioni più importanti. Nella Bundesliga tedesca persero cinque punti nelle ultime tre giornate a favore del Borussia Dortmund, che si aggiudicò poi il campionato; in Coppa di Germania furono sconfitti per 4-2 dallo Schalke 04; in Champions League furono battuti dal Real Madrid. Inoltre, fatto singolare, molti tedeschi del Bayer che facevano parte della Nazionale tedesca arrivarono secondi al campionato del mondo 2002.

La stagione seguente segnò il ritorno delle squadre italiane al vertice del calcio europeo. Dopo aver dominato la competizione durante gli anni Novanta, Milan e Juventus avevano vissuto una crisi, culminata nell'edizione 2001-2002, quando nessuna squadra italiana raggiunse i quarti di finale. La tendenza fu invertita nella Champions League 2002-2003, in cui, delle quattro semifinaliste, tre erano italiane (Juventus, Milan e Inter). In semifinale ci fu il primo storico derby europeo tra le milanesi, in cui prevalse il Milan. La Juventus affrontò il Real Madrid e lo sconfisse per 3-1 dopo aver perso all'andata per 2-1. Pavel Nedved, vincitore proprio quell'anno del Pallone d'oro, rimediò un cartellino giallo nella sfida di ritorno e dovette saltare la finale per somma di ammonizioni.

Ad aggiudicarsi il trofeo fu il Milan, di nuovo campione dopo nove anni. I rossoneri giocarono un calcio a tratti spettacolare, basato sul possesso palla e sulla tecnica ed espresso nel miglior modo da un modulo innovativo, il cosiddetto rombo (il 4-3-1-2), ideato dall'allenatore Carlo Ancelotti per schierare nella stessa formazione giocatori di alto spessore tecnico come Andrea Pirlo e Manuel Rui Costa. In finale, il 28 maggio all'Old Trafford di Manchester, i rossoneri sconfissero ai calci di rigore la Juventus, rivale storica, nella prima finale della Coppa dei Campioni-Champions League con entrambe le contendenti italiane. La partita, molto combattuta, terminò a reti bianche dopo i tempi supplementari e si decise dal dischetto. Ai tiri dal dischetto Dida parò tre conclusioni avversarie, mentre Andriy Shevchenko trasformò il rigore decisivo che consegnò al Milan la coppa. Il capitano Paolo Maldini la sollevò a quarant'anni esatti dal padre Cesare, campione d'Europa 1963 con i rossoneri a Londra. Clarence Seedorf conquistò la sua terza Champions League, diventando il primo calciatore ad aggiudicarsi tre Coppe con tre squadre diverse: infatti aveva già vinto la Coppa con l'Ajax nel 1995 e col Real Madrid nel 1998.

Nella fase a gironi si verificarono alcuni curiosi risultati. Tre squadre chiusero con il medesimo punteggio tutti i loro incontri. Il Barcellona vinse tutte e sei le partite del suo girone, mentre lo Spartak Mosca le perse tutte. L'AEK Atene, invece, pareggiò sei volte, diventando la prima squadra imbattuta nel girone a non qualificarsi, finendo terza. Infine il Newcastle United perse le sue prime tre partite del girone, per poi vincere le altre tre contro Juventus, Dinamo Kiev e Feyenoord. Gli inglesi si piazzarono secondi con 9 punti e si qualificarono, pertanto, al secondo turno. Inoltre dopo il primo turno furono promosse tutte e quattro le italiane in gara: Inter, Juventus, Milan e Roma.

Le edizioni 2003-2004 e 2004-2005 della Champions League si rivelarono estremamente avvincenti per l'imprevedibilità dei risultati e per il livello di gioco su cui si espressero le squadre. Uno degli eventi più eclatanti fu il ribaltone di La Coruña: il Deportivo, sconfitto per 4-1 a San Siro dal Milan campione d'Europa uscente, fu in grado di infliggere agli italiani un clamoroso 4-0 nella gara di ritorno, nei quarti di finale dell'edizione 2004. Sempre nel corso di quella edizione e sempre nei quarti di finale, oltre all'inattesa eliminazione del Milan vi fu quella, clamorosa, di una compagine blasonata come Real Madrid, sconfitto dal Monaco. L'altro quarto di finale vide scontrarsi le inglesi Arsenal e Chelsea, formazione che prevalse nel doppio confronto. La finale di quella edizione fu tra due outsider come il Monaco allenato da Didier Deschamps e il Porto di José Mourinho, che prevalse con un netto 3-0.

Dell'edizione 2004-2005 resta memorabile l'emozionante finale di Istanbul, vinta ai calci di rigore dal Liverpool contro il Milan. Questa edizione fu caratterizzata da un notevole susseguirsi di vittorie del Milan. Inizialmente i rossoneri conclusero al primo posto il proprio raggruppamento. Di seguito eliminarono il Manchester United negli ottavi di finale (doppio 1-0), l'Inter nei quarti (successi per 2-0 in casa e 3-0 a tavolino nel ritorno) e il PSV Eindhoven in semifinale (vittoria per 2-0 a Milano e sconfitta per 3-1 al Philips Stadion). Il 25 maggio, nella finale di Istanbul, la decima nella storia rossonera, il Milan dominò il gioco e chiuse il primo tempo in vantaggio per 3-0 contro il Liverpool, grazie ad un gol di Maldini e alla doppietta di Crespo (più un gol annullato a Shevchenko per un fuorigioco inesistente). Nel secondo tempo, tuttavia, i rossoneri furono raggiunti sul 3-3 in soli 6 minuti, durante i quali un rigore parato dal portiere rossonero Dida fu poi ribadito in gol da Xabi Alonso, il che riaccese l'entusiasmo su una partita che sembrava ormai decisa e poco spettacolare. La gara procedette ai tempi supplementari, dove il portiere polacco Jerzy Dudek fu autore di un prodigioso salvataggio su un tiro ravvicinato di Shevchenko, e quindi ai calci di rigore. Qui il Milan fallì tre tiri dal dischetto di cui l'ultimo, decisivo, proprio con l'attaccante ucraino. Fu quindi la squadra inglese a sollevare la coppa, la quinta nella storia dei Reds di Liverpool.

L'edizione 2005-2006 si chiuse con il trionfo del Barcellona delle tante stelle, da Ronaldinho a Lionel Messi a Samuel Eto'o. I catalani, allenati dall'ex campione del Milan Frank Rijkaard, impressionarono per la capacità di abbinare un gioco a tratti spettacolare e la concretezza delle squadre esperte. Ronaldinho viene eletto miglior giocatore del torneo. Nella finale di Parigi superarono, per 2-1 in rimonta, gli inglesi dell'Arsenal, guidati da Henry.

Nel 2006-2007 si è assistito alla rivincita del Milan ai danni del Liverpool, primo caso nella storia della Champions League in cui due squadre si sono incontrate due volte in pochi anni in finale e in cui la perdente della prima è riuscita ad ottenere ciò che aveva perso precedentemente.

Dopo un'estate travagliata e caratterizzata dallo scandalo del calcio italiano del 2006, la Champions League iniziò con l'assenza di una delle sue protagoniste storiche, la Juventus, retrocessa in Serie B d'ufficio dopo essersi vista revocare gli ultimi due scudetti. Le cose andarono diversamente per il Milan, che pur avendo rischiato di mancare alla più importante competizione continentale, riuscì a iscriversi al torneo partendo dal terzo turno preliminare di agosto contro la Stella Rossa e ottendendo il diritto di partecipare alla fase a gironi della competizione per l'ottava volta negli ultimi dieci anni.

Nella fase a gironi dell'edizione 2006-2007 il Barcellona di Ronaldinho e il Chelsea di Shevchenko si affrontarono per l'ennesima volta. Dopo essersi contese nel 2005 l'accesso ai quarti di finale (aveva avuto la meglio la formazione inglese), nel 2006 si erano sfidate sempre negli ottavi di finale, nei quali la formazione catalana si era presa la rivincita, avviandosi a conquistare la coppa per la seconda volta nella sua storia. Questa volta, invece, furono nuovamente i Blues a prevalere, conquistando la testa del Girone A.

Tra le squadre qualificate per gli ottavi di finale del torneo figuravano tutte e quattro le inglesi. Solamente l'Arsenal non riuscì ad approdare alle semifinali, battuto agli ottavi dal PSV Eindhoven. Liverpool, Chelsea e Manchester United arrivarono ad occupare tre posti sui quattro disponibili nelle semifinali (l'altro fu del Milan). Le grandi assenti dei quarti di finale erano il Real Madrid, battuto da un agguerrito Bayern Monaco, l'Inter, eliminata dal Valencia dopo un doppio pareggio per la regola dei gol fuori casa, e il Barcellona campione in carica, sconfitto dal Liverpool, che con una serie notevole di vittorie (tra cui la rivincita contro il Chelsea) giunse a disputare la seconda finale in tre anni, secondo solamente all'altra finalista, il Milan, alla sua terza finale negli ultimi cinque anni.

Proprio il Milan, che pareva aver esaurito le energie già a dicembre, dopo aver pareggiato in casa contro il Bayern Monaco fu capace di infliggere un 2-0 in trasferta all'Allianz Arena, di surclassare il Manchester United grazie ad un grande Kaká, autore di una doppietta all'Old Trafford (vittoria inglese per 3-2) e di un gol nel 3-0 rossonero di San Siro, e di raggiungere in finale i Reds allo Stadio Olimpico di Atene. Proprio come nel 1994 contro il Barcellona, il Milan sollevò la coppa nella città ellenica, portandosi per la settima volta della sua storia sul tetto dell'Europa.

Importantissimo fu il contributo di Kaká, capocannoniere del torneo con 10 gol, Filippo Inzaghi, autore di due gol in finale, Andrea Pirlo, Clarence Seedorf, Paolo Maldini, Gennaro Gattuso, Dida, Massimo Ambrosini, Alessandro Nesta e tanti altri giocatori già componenti della squadra vincitrice della Champions League nel 2003. In particolare Inzaghi, malgrado le poche partite disputate nel corso della stagione, seppe segnare i gol decisivi nelle partite di maggiore importanza. A titolo di curiosità va citata la particolarità relativa allo sponsor: se l'anno prima le squadre finaliste vestivano Nike, questa volta entrambe erano sponsorizzate da Adidas (in questa stagione il Liverpool aveva cambiato fornitore tecnico).

Nel 2007-2008 la Champions League è stata vinta dal Manchester United, che ha battuto in finale il Chelsea nella prima finale tutta inglese della competizione ed è diventato Campione d'Europa per la terza volta.

Molte le favorite oltre alle due finaliste all'inizio della competizione. Tra le italiane spicca l'Inter di Zlatan Ibrahimović e delle tante stelle messe a disposizione dell'allenatore Mancini dal presidente Massimo Moratti assieme al Milan campione in carica che fatica in campionato ma che continua a dare il meglio di sé in Europa. Oltre alle finaliste anche altre due inglesi si candidano alla vittoria: il Liverpool squadra solida che punta su un gruppo in grado di conquistare sempre le fasi finali della competizione negli utimi quattro anni e un Arsenal che Arsène Wenger ha rivoluzionato dall'anno precedente. I Gunners sostituiscono infatti la loro bandiera e giocatore di punta Thierry Henry (trasferitosi al Barcelona andando a formare il quartetto di campioni con Eto'o, Messi e Ronaldinho) con innesti giovani ma di grande classe come il togolese Adebayor. E proprio il Barcelona dei quattro fuoriclasse è una delle due formazioni spagnole favorite insieme al Real Madrid.

Dopo la fase a gironi tutte le favorite sono ancora in gioco per la vittoria finale. Le varie fasi a eliminazione diretta riservano un'edizione ricca di emozioni grazie a scontri diretti tra le grandi fin dagli ottavi di finale (come Milan-Arsenal), alla presenza tra le accesse alle fasi finali di altre squadre di un certo calibro come Roma e Lione e di squadre-rivelazione come lo Schalke 04, in grado di mettere in difficoltà il Barça, e il Fenerbahçe, che prima elimina il Siviglia e poi crea problemi al Chelsea.

Alle semifinali si è prospettata una situazione simile a quella dell'edizione 2002-2003 e anche a quella dell'anno prima. Infatti 3 squadre su 4 erano di un'unica nazionalità. Sicuramente una squadra inglese sarebbe volata a Mosca. Da una parte si sono affrontate Liverpool e Chelsea. I Reds erano reduci da scontri diretti estenuanti contro Inter e Arsenal (che a sua volta ha eliminato il Milan Campione uscente), mentre i Blues hanno avuto vita facile contro Olympiakos e sofferto contro il Fenerbahçe. Dalla parte opposta del tabellone il Manchester United ha eliminato Lione e Roma (che a sua volta aveva eliminato il Real) e il Barça, che ha affrontato Schalke e Celtic. Il Liverpool, sebbene esprima un buon gioco, ha pregiudicato la qualificazione nella partita di andata con un autogol negli ultimi minuti di John Arne Riise, che ha vanificato la possibilità di una vittoria esterna importantissima. L'altra semifinale di andata tra Barcellona e Manchester United è stata spettacolare, ma è terminata 0-0. La gara di ritorno, più tattica, si è conclusa con la qualificazione degli inglesi, vittoriosi grazie a un gol di Paul Scholes.

In finale i Red Devils hanno sfidato il Chelsea (per la prima volta alla finale della massima competizione europea), nella prima finale tutta inglese della storia del torneo, la terza tra nazioni di uno stesso paese dopo 2000 e 2003. Il primo tempo è finito con il parziale di 1-1, con Cristiano Ronaldo a segno di testa per il Manchester e Frank Lampard, a termine di un'azione molto confusa, per il Chelsea. Il risultato è rimasto immutato fino alla fine dei tempi regolamentari e dei tempi supplementari, nonostante la sfida sia stata molto accesa e piena di emozioni. Ai tiri di rigore hanno fallito Ronaldo per il Manchester United e per il Chelsea il capitano John Terry, scivolato al momento del tiro su un campo non impeccabile proprio sull'ultimo rigore, quando la vittoria sembrava già raggiunta. L'errore decisivo è stato quello di Nicolas Anelka, il cui tiro è stato parato da Edwin van der Sar.

La formula inziale del torneo era, come si è già detto, quella dell'eliminazione diretta: le trentadue squadre si incontravano a doppio turno di andata e ritorno (per i primi anni era prevista anche una terza partita di spareggio) nei turni di sedicesimi, ottavi, quarti di finale, semifinali e poi finale unica. In caso vi fossero più di trentadue squadre ai nastri di partenza, quelle con il coefficiente UEFA più basso dovevano spareggiare per entrare a far parte del tabellone principale. La vincitrice della Coppa dei Campioni era ammessa di diritto all'edizione dell'anno successivo (unico caso in cui era possibile vedere più di una squadra per federazione).

La formula della Coppa dei Campioni rimase praticamente immutata per oltre trent'anni. Fu solo sul finire degli anni 1980 che si cominciarono a mettere in cantiere progetti di riforma. La struttura delle Coppe europee era da sempre considerata provvisoria, riecheggiando ciclicamente quell'idea di un campionato europeo per clubs che era stata proposta da Gabriel Hanot decenni prima.

Il primo cambiamento alla ormai classica formula della coppa fu apportato nella stagione 1991/92 quando furono previsti, in luogo dei quarti di finale e delle semifinali, due gironi di qualificazione all'italiana di quattro squadre ciascuna. Il pubblico dimostrò di gradire la novità tant'è che nella successiva stagione 1992/93 l'UEFA diede a questi nuovi gironi il nome UEFA Champions League, registrandone un logo e un inno ufficiale. La stagione successiva si ebbe una piccola aggiunta: dopo i gironi fu introdotta una semifinale di sola andata (in casa della vincitrice del girone) tra prime e seconde, le vincenti vanno in finale.

Un altro grande cambiamento avvenne nella stagione 1994/95. Con l'edizione precedente, infatti, si era concluso il contratto che legava la UEFA all'Eurovisione e che dava diritto a quest'ultima di trasmettere in esclusiva la finale della Coppa dei Campioni. Ciò diede campo libero alla UEFA per rivedere integralmente il format della competizione secondo canoni più appetibili alle televisioni private. L'accesso alla coppa fu dunque riservato ai soli 24 migliori campioni del continente, relegando gli altri nella meno prestigiosa Coppa UEFA. Il termine Champions League prese ad indicare l'intera manifestazione e non solo i gironi, e la coppa si strutturò su una fase a gironi autunnale e una ad eliminazione diretta primaverile.

Ma la grande svolta avvenne con la stagione 1997/98, quando fu abrogata quella clausola che era divenuta l'essenza stessa della Coppa dei Campioni, e cioè la partecipazione dei soli campioni in carica. In quell'anno infatti il meccanismo dei preliminari estivi se da un lato ricomprendette quelle nazioni che ne erano state escluse tre anni prima, dall'altro aprì le porte alle seconde classificate degli otto migliori campionati continentali.

La minaccia di una Superlega fra le migliori società europee spinse infine nel 1999 la UEFA a ridisegnare in fretta e furia l'intero impianto delle sue tre coppe. La porta della Champions League venne aperta anche alle terze classificate delle sei principali federazioni e alle quarte classificate delle migliori tre. Il format fu ampliato con ben due fasi a gironi seguite da due turni ad eliminazione più la finale. Per laurearsi campione era dunque necessario disputare ben 17 gare, se non 19, 21 o addirittura 23 nel caso di partenza dai preliminari. La Champions League assunse quindi un ruolo di assoluto predominio nell'immaginario sportivo collettivo, relegando in una posizione marginale la Coppa UEFA e determinando l'abrogazione della Coppa delle Coppe.

L'attuale formato della competizione è in vigore dalla stagione 2003/04.

Il torneo si compone di diverse fasi, composte tra eliminazione diretta e gironi all'italiana. I primi tre turni sono ad eliminazione diretta e le squadre iniziano a prendere parte a una delle tre fasi in base alla posizione ottenuta nel proprio campionato nazionale ed al coefficiente UEFA (vedi anche la sezione Squadre ammesse). Sedici squadre, quelle meglio classificate nei campionati nazionali più importanti del continente, prendono direttamente parte alla fase a gironi senza passare quindi dai turni preliminari. In questi preliminari, giocati con partite in casa e in trasferta da metà luglio a fine agosto, la squadra vincente passa al turno successivo. Le squadre sconfitte al terzo turno vengono ammesse alla Coppa UEFA mentre le 16 squadre uscite vincenti dai turni preliminari possono prendere parte alla fase a gironi, assieme alle altre 16 già ammesse direttamente.

Questi gironi si compongono di 8 gruppi di 4 squadre ed ogni squadra gioca con le altre tre due volte, una in casa e una in trasferta. Questa fase dura da metà settembre ai primi di dicembre. Le terze classificate verranno ammesse in Coppa UEFA, mentre l'ultima verrà eliminata dal torneo. Le prime due passano al turno successivo, ad eliminazione diretta (da fine febbraio fino alla finale di maggio): le prime classificate giocheranno con le seconde e avranno il fattore campo a favore. In questa fase non sono previsti derby nazionali, che potranno essere giocati a partire dai quarti di finale.

Gli scontri diretti che terminano in parità prevedono la regola del gol fuori casa, dei tempi supplementari ed eventualmente dei calci di rigore. Fa eccezione la finale, giocata a turno unico (in uno stadio determinato un paio di anni prima) con tempi supplementari e rigori per i pareggi.

Dal 2009 è stabilita la riforma dei turni preliminari. Rispetto alla formula attuale, sei squadre in più saranno ammesse direttamente ai gironi: le terze classificate dei tre migliori campionati nazionali e i campioni delle federazioni fra il 10° e il 12° posto del ranking. I dieci residui posti saranno attribuiti attraverso due distinti percorsi preliminari. Il primo comprenderà i campioni delle nazioni minori classificate dal 13° al 53° posto del ranking, si svolgerà in quattro turni e avrà l'effetto di favorire a tali squadre la qualificazione alla fase a gironi, rispetto al regolamento precedente che prevedeva lo scontro con squadre non campioni nazionali delle maggiori federazioni. Il secondo percorso preliminare, costituito da due turni, comprenderà invece le squadre residue delle federazioni maggiori fino al 15° posto. Anche le squadre perdenti il penultimo turno preliminare, e non solo l'ultimo, avranno accesso alla Coppa UEFA.

Nessun cambiamento è invece previsto per il format della competizione vera e propria, confermato sino al 2012. Sono stabiliti solo piccoli ritocchi di calendario, con gli ottavi che saranno spalmati in un mese (4 partite a settimana), mentre dal 2010 la finale si svolgerà di sabato per agevolare l'afflusso delle famiglie nell'impianto sede dell'atto conclusivo della manifestazione.

La forma del trofeo così com'è conosciuto ora fu commissionata nel 1966 per 10.000 franchi svizzeri e la prima squadra a vincere la nuova coppa fu il Celtic FC (vincente nella finale del 25 maggio 1967 a Lisbona contro l'Internazionale Football Club). La forma, con i particolari manici denominati "grandi orecchie", venne approvata dall'allora segretario generale della UEFA, Hans Bangerter, sulla base di varie proposte presentate da uno specialista di Berna, Hans Stadelmann. I ritocchi finali furono opera dell'incisore Fred Bänninger dopo 340 ore di lavoro del figlio di Stadelmann, Jürg. La coppa misura 62 cm di altezza e pesa 7,5 kg. Se le versioni del 1973 e del 1976 furono sostanzialmente conformi all'originale del 1966, quella del 1994 variò nel particolare della scritta Coupe des clubs champions européens che da minuscola divenne maiuscola, e del retro su cui si incominciarono ad incidere i risultati delle finali, mentre il trofeo attuale, datato 2005, porta oggi incisi sul retro i nomi di tutte le squadre che l'hanno vinto in precedenza, ed ha le orecchie piu aggraziate.

Dal 1997 il trofeo originale viene consegnato al sindaco della città ospitante la finale, così da poter essere visitato dal pubblico per uno o due mesi prima dell'incontro decisivo. Così fu anche per Milano nel 2001, che ospitò la coppa al centro dell'ottagono della Galleria Vittorio Emanuele a due passi dal Duomo, liberamente visibile da chiunque fino al 23 maggio, giorno della finale tra Bayern Monaco e Valencia. Attualmente sono due le città italiane ad avere ospitato il trofeo: Milano (2001) e Roma (1996), che lo ospiterà di nuovo nell'edizione del 2009.

La squadra vincitrice della Champions League ritira la coppa al termine della cerimonia di premiazione, e riconsegna il trofeo al quartier generale della UEFA due mesi prima della finale della stagione successiva. La UEFA consegna comunque una replica in scala ridotta della coppa che viene mantenuta dalla società vincitrice. Le uniche squadre a poter trattenere il trofeo originale sono quelle capaci di aggiudicarsi tre tornei consecutivi o cinque in tutto, ovvero quelle insignite del Badge of Honour (Stemma onorifico), introdotto nella stagione 2000-2001.

Queste squadre vengono contraddistinte da un particolare stemma di colore blu raffigurante la coppa con impresso il logo della competizione (le stelle che formano un pallone) sotto il numero di Champions League (e Coppe Campioni) vinte, posto sulla manica sinistra della divisa ufficiale.

Nell'edizione 2004-2005 l'UEFA ha introdotto il logo dei detentori, da apporre sulla manica destra della maglia della detentrice del trofeo nella stagione successiva alla vittoria. La prima squadra a indossare il logo dei detentori è stato il Porto.

Alla UEFA Champions League, cui è ammessa di diritto la squadra detentrice, possono partecipare solo le squadre che militano nei campionati associati alla UEFA (eccetto Liechtenstein), in base alla posizione in classifica ottenuta durante la precedente stagione.

Il coefficiente UEFA determina automaticamente a che livello una squadra dovrà iniziare a competere: i primi tre campionati che apportano 4 squadre, vedranno le prime due classificate iniziare dai gironi all'italiana, mentre la terza e la quarta dovranno iniziare dai cosiddetti preliminari di Champions League, ovvero dal terzo turno di qualificazione. Attualmente, questo è il caso previsto per i campionati di Liga Spagnola, Serie A e Premier League.

Le successive tre nazioni iscriveranno ugualmente due squadre direttamente ai gironi, ma una sola ai preliminari, come peraltro le seguenti tre federazioni, che però di posti assicurati nei gironi ne hanno uno solo a testa.

Le altre nazioni devono necessariamente passare integralmente dai preliminari, con due formazioni le prime sei, e una sola tutte le altre.

Oltre ai già citati meriti sportivi, ogni club deve ricevere una particolare licenza dalla propria associazione calcistica per partecipare alla Champions League, utile a comprovare l'adeguatezza dello stadio, delle infrastrutture e della stabilità finanziaria.

La Champions League è una competizione dalle grandi possibilità economiche per i club che vi partecipano e che riescono a giocare il maggior numero di partite. La UEFA, infatti, distribuisce parte dei ricavi ottenuti dalle vendite dei diritti televisivi in tutta Europa tra le squadre partecipanti in base ai livelli raggiunti (gironi, quarti di finale, semifinali e finale). Per esempio i guadagni ottenuti dai club che hanno preso parte all'edizione 2004-2005 sono compresi tra i 3,8 milioni di euro dello Sparta Praga ai 30,6 milioni di euro del vincente Liverpool. Per le italiane: 10,6 milioni alla Roma, 14,9 all'Inter, 15 alla Juve e 26 milioni di euro al Milan.

Nel torneo 2005-2006 sono stati distribuiti 430 milioni di euro tra le 32 formazioni partecipanti.

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Nicolas Anelka

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Nicolas Sebastien Anelka (Versailles, 14 marzo 1979) è un calciatore francese, che attualmente gioca come attaccante nel Chelsea. Precedentemente ha giocato per PSG, Arsenal, Real Madrid, Liverpool, Manchester City, Fenerbahçe e Bolton. Gli è stato riconosciuto il PFA Miglior Giocatore dell'anno 1999.

Ha assunto il nome islamico di Abdul-Salam Bilal da quando si è convertito all'Islam.

Anelka comincia la sua carriera da professionista nel PSG, ma nel novembre 1996 all'età di 17 anni viene comprato dall'Arsenal per 500.000 £ su ordine di Arsène Wenger appena arrivato nella squadra londinese. In Inghilterra si mette in evidenza nella stagione 1997/98 (complice anche un infortunio a Ian Wright) diventando in breve tempo uno dei giocatori chiave della squadra, sia in Premiership, sia nella FA Cup. Anelka segna infatti il secondo gol in finale di coppa contro il Newcastle.

Giocatore dotato di un grande ritmo e di finalizzazione sotto rete, nel 1998/99 vince il PFA, ma sempre quell'anno l'Arsenal non riesce a difendere il campionato vinto l'anno precedente e in Coppa dei Campioni giunge ultimo nella fase iniziale a gironi, mentre Anelka fa chiaramente capire di volere un aumento di stipendio. Alcune interviste rilasciate dai suoi fratelli maggiori (che fungono anche come suoi agenti) fanno emergere particolari della sua carriera riguardo soprattutto i suoi aspri rapporti verso il club, a tal punto da venir soprannominato dai media l'incredibile imbronciato (The incredible sulk).

Nell'estate 1999 viene comprato dal Real Madrid per 22.3 milioni di sterline (circa 67 miliardi di lire) che lo soffia alla SS Lazio e al suo presidente Sergio Cragnotti che a lungo lo aveva inseguito e corteggiato nelle settimane precedenti. Lascia quindi l'Arsenal dopo aver giocato 67 partite (di cui 17 entrando come riserva) e segnato 28 reti.

Anelka gioca una sola stagione con le merengues disputando anche la finale di Coppa dei Campioni vinta contro il Valencia CF (3-0). Il suo cattivo rendimento (su 29 presenze segna 4 reti) e la sua incapacità di stringere rapporti con i compagni di squadra (tranne con Steve McManaman, suo buon amico) inducono però il club a cederlo nell'estate del 2000 al Paris Saint Germain.

Dopo una stagione e mezza nel club parigino, viene ceduto in prestito al Liverpool nel dicembre del 2001. Anelka non riesce ad ottenere buoni risultati nemmeno con i reds, perciò a fine stagione su ordine dell'allenatore Houllier viene rispedito in Francia. A sorpresa, nell'estate del 2002 viene comprato dal Manchester City, squadra neo-promossa in Premier League per una cifra attorno ai 12 milioni di sterline; un record per la società.

In tre stagioni, sebbene riesca ad andare spesso a segno, non riesce ad ambientarsi bene, poiché continua ad ambire ad una grande squadra (il club arrivò 9° nel 2002/03, 16° nel 2003/04, 8° nel 2004/05), perciò fa sapere al club di volersi trasferire.

Il 27 gennaio Anelka viene comprato dal Fenerbahçe, fra le candidate alla vittoria finale del campionato turco. Nell'estate 2005 i media riportano anche un interessamento del Newcastle United ma ciò si concluse in un nulla di fatto. Il 25 agosto dell'anno successivo passa al Bolton Wanderers per una cifra pari a otto milioni di sterline, diventando l'acquisto più costoso della storia dei Trotters.

L'11 gennaio 2008 il cartellino di Anelka viene acquistato per una cifra vicina ai 15 milioni di sterline dal Chelsea che gli fa firmare un contratto con scadenza nel 2012.

Nella notte tra il 21 e il 22 maggio, a Mosca, nel corso della finale di Champions League, Anelka ha fallito il tiro della serie di rigori, risultando decisivo per l'assegnazione del trofeo al Manchester United. Il francese si è fatto parare il tiro dal portiere del Manchester United Edwin van der Sar.

Nicolas Anelka vanta un singolare record: nel complessivo dei suoi trasferimenti, è stato il giocatore per il quale è stata spesa la maggior cifra di denaro.

Gioca con la nazionale giovanile francese ai mondiali di calcio nel 1997, poi, nel 1998, debutta nella nazionale maggiore il 21 aprile contro la Svezia (0-0).

Non partecipa a Francia '98 ma entra a far parte della rosa per Euro 2000 e per la Confederations Cup 2001.

Dal 2002 al 2005 Anelka non viene mai schierato in nazionale a causa di dissapori verso Roger Lemerre e Jacques Santini ma con l'avvento di Raymond Domenech ritorna a vestire la maglia dei Bleus, seppur per un giro di amichevoli.

Nel 2006 non viene comunque inserito nella lista dei 23 convocati da Raymond Domenech per i Mondiali di Germania neanche quando Djibril Cissè è costretto a dare forfait a causa di un infortunio: Domenech preferisce infatti convocare il giocatore del Lione Sidney Govou. Dopo questo fatto Anelka rilascia la seguente dichiarazione: "La mia assenza è una vera vergogna. Ero completamente pronto per giocare ai Mondiali di calcio. Sono sicuro che avrei potuto aiutare la Francia".

Nelle partite di qualificazione ad Euro 2008 il C.T. Domenech lo inserisce nuovamente nel giro della Nazionale, inserendolo quasi sempre tra i titolari e preferendolo costantemente a David Trezeguet.

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Source : Wikipedia