Arredamento

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Inviato da maria 28/04/2009 @ 02:09

Tags : arredamento, economia

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Arredamento

Si intende per arredamento la progettazione della disposizione degli arredi in un ambiente. Come qualificazione formale e funzionale dello spazio interno, l'arredamento si distingue dall'architettura che ne costituisce il presupposto. Di conseguenza si può considerare l'arredamento come un prolungamento ed una ulteriore specificazione dell'architettura.

Nel lavoro di progettazione dell'ambiente, l'arredo interagisce con la definizione dello spazio, ed interviene negli stessi elementi architettonici (pareti, pavimenti, soffitti, ecc.) che possono essere caratterizzati da decorazioni della superficie o l'aggiunta di elementi mobili come quadri o tappeti, andando così a modificare anche la percezione dello spazio nell'ambiente. Ne è un esempio classico l'uso di specchi per annullare i reali margini dello spazio, o quello del trompe-l'oeil per alterarli illusoriamente. Al contrario, l'uso di particolari rivestimenti può accentuare tali limiti, dando all'ambiente un senso di intimità.

Nell'organizzazione dello spazio, gli elementi architettonici possono essere integrati da componenti dell'arredo direttamente inseriti nella struttura della costruzione, è il caso di scale, soppalchi, armadi o librerie a muro. Inoltre, anche il vero e proprio mobilio partecipa alla definizione dello spazio interno in base alle regioni di provenienza ed alle epoche culturali, oscillando tra la funzione di mobile oggetto, leggero, mobile e di minimo ingombro, e mobile architettonico che occupa concretamente lo spazio o addirittura lo sovrasta come il mobilio rinascimentale o barocco.

Tali categorie costituiscono il sistema dell'arredamento che ha stabilito di fatto, al di là di ogni storica separazione, il collegamento tra cosiddette arti maggiori e arti minori, anticipando spesso operativamente l'unificazione teorica.

Lo studio della disposizione degli arredi, fissi o mobili che siano, è determinato da vari fattori, di natura sia estetica che funzionale. In primis l'utilizzo che ne verrà fatto, presupponendo l'utilizzo alla famiglia che lo utilizzerà, porta alla divisione dell'ambiente, ossia alla collocazione in pianta di quelle che sono le varie partizioni e i diaframmi (divisioni-non divisioni tramite pannelli, teli, vetri etc.) Successivamente alla divisione viene la collocazione degli elementi d'arredo e la decorazione dell'ambiente, la sua caratterizzazione in base ad uno o più stili correlati tra loro, lo studio delle luci e dello spazio vitale, il dimensionamento ergonomico e la creazione di percorsi teorici per concretizzare una piacevole fruizione dello spazio.

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Mobile (arredamento)

Mobilio antico esposto nel Museo nazionale del Bardo (Tunisi)

Il mobile è un contenitore per suppellettili, abiti, biancheria, documenti o altri oggetti. I mobili (o mobilio nel suo insieme) sono parte fondamentale dell'arredamento dell'abitazione o di locali adibiti ad altra attività umana (come un ufficio).

Il termine mobile pone in evidenza la possibilità di spostare, trasferire e ricollocare tali oggetti in altre parti degli edifici o in altre abitazioni (trasloco).

Le primitive funzioni erano volte a proteggere e conservare i cibi dall'attacco degli insetti e dagli animali (anche domestici), a contenere gli abiti non indossati con particolare riferimento a quelli tessili, a svolgere più agevolmente le operazioni familiari o artigianali divenute più frequenti con il progredire delle tecniche.

Il mobile inizia ad apparire stabilmente nell'uso comune soltanto al termine della vita nomade e con la costruzione di abitazioni solide in legno, mattoni o pietra.

Alcuni tipi di mobili (tavoli, letti, cassoni, sedie, troni, sgabelli) erano già conosciuti al tempo degli egiziani. La storia del mobile la si può definire in modo preciso a partire solo dal XV secolo quando si affermano alcune uniformità di orientamenti stilistici che assumono di volta in volta connotati estetici riferibili al periodo od al potente del momento.

L'uso di mobili è documentato già presso le antiche civiltà, tra gli Assiri, nell'antico Egitto, nell'antica civiltà cinese.

Le raffigurazioni dei vasi greci ci mostrano vari tipi di mobili: troni, sedie, letti, tavolini.

Presso gli Etruschi e gli antichi romani troviamo l'uso di letti, tavoli, sedili ed anche armadi. Nelle case più ricche esistevano tavoli e arredi di materiali quali bronzo, ferro, marmo e avorio.

Nel Medioevo il mobilio è ridotto all'essenziale e l'elemento più comune rimane il mobile in legno, spesso realizzato in forme semplici e rustiche. Presso le case più ricche dei nobili, per le chiese ed i monasteri monasteri, si producono mobili più elaborati sia di uso civile (troni, panche, sedili, tavoli, letti, cassapanche) o di uso religioso (altari, banchi, reliquari, cofani, cubicoli, armadi da sagrestia, scaffali per libri) anche in serie protratte nel tempo o con materiali pregiati, quali avorio, metalli preziosi, marmi.

Letti, tavoli e bauli sono spesso costruiti in modo da essere trasportati facilmente (smontabili).

Durante il Rinascimento alcuni mobili quali i letti, nelle case nobili e ricche, assumono maggiore importanza con l'aggiunta di rialzi e di baldacchini chiusi con teli e stoffe.

Negli edifici pubblici e religiosi i banchi, le librerie, gli scanni e i cori lignei sono più imponenti, intarsiati e decorati.

Questo stile si sviluppa inizialmente in Italia, dove gli artisti si ispirano alle fonti classiche, a Roma e alle sue vestigia; solo in seguito la nuova cultura si espanderà in Europa attraverso le guerre condotte da Luigi XII e Francesco I.

Successivamente tale tendenza sarà presente nel Regno di Napoli e Sicilia, nella Spagna, nelle Fiandre, nella Germania ed Inghilterra.

Nell'epoca del Barocco si affermano parti a colonna tornita, si diffonde la tecnica delle tarsie e si inizia a far uso delle impiallacciature.

Durante il secolo dei lumi, il Settecento, viene introdotto l'uso di nuovi tipi di mobili; ciò è dovuto al mutare dello stile di vita delle famiglie e all'allargamento delle possibilità economiche.

Queste nuove esigenze emergono per prime in Francia e si diffondono dalle corti reali agli strati emergenti della borghesia. Console, cassettiere, mobili d'angolo e scrivanie non sono solo mobili innovativi, ma anche più leggeri ed eleganti.

In quello che viene definito, per la metà del XVIII secolo, il tempo del Rococò (chiamato anche Luigi XV dal nome del Re francese), emergono in Italia centri di produzione con vivaci e affermate botteghe di maestri artigiani: gli ebanisti genovesi eredi dei Maragliano, Pietro Piffetti a Torino, i seguaci di Andrea Brustolon a Venezia, e tanti altri nomi di maestri artigiani, più o meno noti, chiamati ad abbellire e dar lustro alle varie Corti italiane.

Sicuramente in Italia il principale mobiliere ed ebanista del periodo, fu Giuseppe Maggiolini, operante a cavallo tra i secoli XVIII e XIX, prima per la corte milanese degli Asburgo, poi per Napoleone e altre corti europee, come ad esempio la Polonia. Egli viene considerato "Maestro ebanista e d'intarsio", ma è più corretto parlare di lui, solo per la prima disciplina, poiché in ebanisteria si utilizzano soltanto legni pregiati, mentre nell'intarsio vi si affiancano altri materiali, come avorio od osso. Maggiolini utilizzava svariati tipi di legno per realizzare decorazioni, trame e disegni, ad ornare i suoi mobili; pare inoltre che sia stato proprio lui ad inventare il tavolo da letto in seguito ad un periodo d'influenza dell'Arciduchessa Maria Beatrice d'Asburgo.

Unitamente alle botteghe lombarde influenzate dalla fama acquisita dal Maggiolini, nell'ultimo quarto del XVIII secolo e durante l'Impero di Napoleone I prosperarono altri centri e maggior fama acquisirono quelli ove aveva collocato alcuni membri della sua famiglia: la corte fiorentina con gli ebanisti Francesco Spighi e Giovanni Socci, Siena con il mobilio realizzato sui disegni di Agostino Fantastici, Lucca dove oltre alla fiorente bottega di Pietro Massagli, Paolina Bonaparte aveva fatto venire dalla corte del fratello ebanisti francesi e la corte napoletana di Gioacchino Murat. Unica eccezione di rilievo (libera dall'influenza della committenza napoleonica) fu senz'altro la bottega torinese di Giuseppe Maria Bonzanigo, grande ebanista alla corte dei Savoia.

Con la caduta di Napoleone anche gli stili si susseguono ad ondate successive: dalla Restaurazione al Carlo X, al Biedermeier austriaco, al Luigi Filippo, alla riscoperta del gotico e del rinascimento. Da ultimo, lo stile Eclettico cercò di recuperare e citare vecchi stili combinandoli insieme.

Lo scorrere di tanti stili viene, nell'Ottocento, accompagnato da una vera e propria rivoluzione tecnica e produttiva. La grande richiesta di mobili causa il parziale superamento della bottega artigiana verso una vera e propria industria del mobile e una suddivisione dei compiti tra chi disegna, costruisce e propone i mobili. È il caso di Herny Thomas Peters, che trasferitosi dall'Inghilterra nel 1817 a Genova vi aprirà una bottega semi industriale: introdurrà le macchine nella lavorazione del legno, riuscendo a mantenere un'ottima qualità esecutiva . Il suo successo, seguito a ruota da altri casi simili sparsi in tutta Italia, segnò il declino inarrestabile della bottega artigiana tradizionale.

Tra la fine dell'Ottocento e i primi anni del Novecento si affermano gli stili Floreale e dell'Art Déco; quest'ultima si protrae per buona parte della prima metà del secolo combinando vari stili.

Dal 1960 inizia a diffondersi lo stile lineare e razionale dei mobili cosiddetti svedesi, progettati e prodotti da architetti per lo più dei paesi nordici dell'Europa: danesi, norvegesi, svedesi.

Si diffonde sempre più anche l'impiego dei materiali più svariati quali: acciaio, plastica, vinile.

I primi materiali utilizzati furono dei vegetali (rami degli alberi, giunco, steli) per produrre contenitori o tavoli, oppure, pietra per sedili e tavoli.

In seguito, il miglioramento delle tecniche di lavorazione del legno, vide l'utilizzo di tale materiale come principale componente per la costruzione dei mobili.

L'essenza che meglio si presta ad essere tinta risulta essere l'acero.

Per ottenere le ombreggiature si usava un ferro rovente o si immergeva il legno in sabbia rovente.

Sia per la pittura che per la doratura la finitura avveniva con vari tipi di vernice o con cera d'api od olio di lino.

La progettazione di un mobile, specie se di stile innovativo o ricercato, ha sempre rivestito grande importanza. Grandi disegnatori e grandi architetti hanno disegnato i più bei mobili che conosciamo.

E' però dalla fine degli anni cinquanta del Novecento che i designer sono diventati sempre più presenti, importanti e necessari ad un'industria del mobile che, pur realizzando una produzione di massa, punta ad un prodotto e ad un'immagine di qualità.

La Brianza legata alla filiera del mobile si divide in tre parti : la prima e’ la Comasca che ha fulcro in Cantu’,( la Citta' del Mobile : il Mobile di Cantu’) , con Arosio, Cabiate, Inverigo, Mariano Comense. Cantu’ e’ per gli Italiani la Citta’ della produzione ‘nobile’ dei mobili in Brianza. La seconda e’ la Brianza mobiliera ex Milanese che ha fulcro in Lissone, (almeno dal 1958 Lissone è stata di fatto il Primo Centro Italiano del Mobile) ,con Barlassina, Bovisio-Masciago, Briosco, Cesano Maderno, Desio, Giussano, Lentate sul Seveso, Limbiate, Macherio, Meda, Seregno, Seveso, Verano Brianza. Dopo il 1967 Lissone da primo Centro di produzione Italiano del Mobile artigianale , diventa Centro Europeo del Mobile e dell'Arredamento , con una produzione locale diminuita ma con una rilevante novita’: l'essere diventata anche una citta'-vetrina grande ed importante in Europa per l'esposizione dei mobili e di quanto concerne l'arredamento. Citta’-Esposizione di prodotti costruiti sia localmente, che in ogni regione d’Italia e d’Europa ed anche negli altri Continenti . La terza e’ la Brianza dei settori ‘ collaterali’ collegati al quello piu’ propriamente mobiliero .Il loro fulcro e’ nel Meratese ; quello del tessile d'arredamento (presente ad esempio a Costa Masnaga dal 1800 ) , cosi’ come altri settori della meccanica-plastica (compresa la lavorazione veloce per prototipazione di pezzi in plastica ) collegabili sempre all’arredamento (presenti ad esempio ad Osnago ). L’inizio della storia briantea legata alla lavorazione del legno si fa coincidere con il secodo trattato di Aquisgrana (1748) .Dopo un periodo di grande crisi, inizio’ ad avviarsi infatti un nuovo periodo di effettivo miglioramento economico . Si inizio’ grazie ad una richiesta di manodopera Briantea atta alla costruzione delle lussuose dimore per la nobilta’ meneghina . Ne consegui’ anche la necessita’ di mobili ed arredi. In questa nuova nicchia produttiva legata al mobile vi erano possibilita’ di lavoro . Essa fu anche foriera di grandi opportunità di sviluppo .I contadini Briantei (alle dipendenze di fattori che facevano capo sempre alle grandi famiglie milanesi ed anche comasche) furono pronti ad adeguarsi , ‘riciclarsi’ e cogliere le potenzialita’ di innovazione . Presto si resero in grado di costruire, mobili o parti degli stessi .Nello spazio di due generazioni, si e’ sviluppato in definitiva un artigianato mobiliero.Evento favorente, fu anche la soppressione dell'Università dei legnamari di Milano.Apparentemente causa di disoccupazione ulteriore , favorì il ritorno ai paesi d'origine di alcuni "magistri", proprio nel momento in cui si erano realizzate le nuove occasioni di lavoro. Si era inoltre imposta anche una nuova 'moda' del mobile che permetteva la costruzione del mobile scomposto in parti per poi assemblarlo; i ‘ magistri falegnami erano piu’ che all’altezza dl compito.Da quel periodo con le botteghe-scuola dei magistri falegnami discende la nascita di varie specializzazioni quali quelle di intenditori-raccogliotori-venditori della materia prima ,i propriamente falegnami , gli intagliatori, i tornitori, i lucidatori, i laccatori, i decoratori, i tappezzieri, gli specialisti nella costruzione dei serramenti , e via dicendo. In epoca napoleonica furono portati fin sul mercato di Parigi mobili di produzione briantea, A Cantu’ nella prima metà del 1800 , inizia la produzione artistica del Mobile . La fioritura dell'artigianato canturino, fu poi favorita dall'istituzione di una Scuola d'Arte per Arredamento nel 1882 .A Lissone già verso il 1830 l'artigianato del mobile è una categoria produttiva vera e propria. A Lissone fu istituita piu’ tardivamente rispetto Cantu’ una scuola di Disegno ed Intaglio , ‘scuola’ poi sostituita nel 1955 dall'Istituto Professionale di Stato per l'Industria e l'Artigianato "G. Meroni" .La partecipazione alle varie Esposizioni nazionali ed Internazionali sono stati fattori di valorizzazione e di sviluppo sia per Lissone che per Cantu’.Dal 1840 al 1850 si vedono sorgere anche grandi aziende, a carattere industriale per le lavorazioni connesse alla produzione mobiliera . Dopo la formazione del Regno d’Italia sotto i Savoia ed in particolare dal 1867 si assiste al fiorire della produzione artigianale del mobile fino all’apice raggiunto nel 1967, dopo la nascita della Repubblica Italiana . Si formo’ una specialistica nella localizzazione di impianti di reperimento di legname all’estero, di flotte navali per il trasporto del legname estero ,di specialista in tranciatura e realizzazione di prodotti impiantistici. Alcune delle attività produttive svolte comportavano anche controlli con impianti radiologici per industrie e conseguente competenze anche di radioprotezionistica. Cantu’ affermo’ il suo aspetto peculiare della produzione mobiliera : i mobili conosciuti come mobili ‘in stile Cantu' ‘. Lissone affermo’ un suo diverso aspetto peculiare della produzione mobiliera : il saper realizzare,al top, diverse tipologie di prodotto e/o di stile. I manufatti dovevano rispondere alle diverse tendenze stilistiche di volta in volta emergenti mantenendo sempre un altissimo livello qualitativo ed innovativo . I manufatti mobilieri Briantei divennero quindi famosi in tutto il mondo . Il merito reale e’ dovuto all’attività , alla fatica ed all’ abilita’ degli artigiani grazie ai quali il mobile della Brianza acquisto’ negli anni quella grande rilevanza riconosciuta nel mondo . Gli artigiani ‘veri’ : una sorta di grande impresa spezzettata in una diffusa serie di piccole botteghe su base familiare capace di costruire mobili di altissima classe, manufatti estremamente pregevoli nelle qualità esecutive, estetiche ed anche artistiche .Queste innumerevoli piccole botteghe artigianali familiari, le veri artefici della produzione e della bellezza dei prodotti, erano purtroppo controllate da coloro che commerciavano i manufatti (in definitiva gli eredi dei vecchi fattori e delle grandi famiglie milanesi/comasche che controllavano l’economia reale tramite la loro potenza finanziaria ) .Fu grazie all’emancipazione delle piccole botteghe artigianali familiari che si raggiunse il massimo delle proprie capacita produttive ed inventive . Cio’ consenti ‘ anche successivi accorpamenti sulla base dell’economia reale di scala intesa come aumento nel grado di utilizzo della capacita’ produttiva .E’ dall’emancipazione imprenditoriale dalle famiglie che detenevano il monopolio del commercio dei prodotti degli artigiani che si ebbe quindi il piu’ importante impulso produttivo storico dopo il 1748 ; questa emancipazione e' avvenuta a cavallo delle due guerre mondiali ed iniziata a Lissone ( col portare da parte prima di un artigiano (tale V. de Custantitt;1892 ,1948 ),poi degli altri artigiani i mobili direttamente a Milano, esempio subito seguito dagli altri centri Briantei. ( vedi : civiche biblioteche briantee, civica biblioteca del mobile e dell'arredamento di Lissone,biblioteca di Cantu’ anche con le loro mostre fotografiche storiche/fototeche. ).Si ebbe poi un impulso particolare subito dopo la seconda guerra , e cio’ fu realizzato grazie ad una emancipazione culturale degli artigiani attraverso intensi e diretti rapporti di collaborazione con i maggiori protagonisti dell’architettura e del design contemporaneo. Una curiosita’ , da menzionare , del secondo dopoguerra , e ben conosciuta dal falegnami lissonesi ancora viventi furono i‘ triestitt’ : con i 'triestitt' fu 'autonomamente' intuita ed iniziata una produzione di qualita’ e durata alla portata di tutti (detti mobili iniziarono ad essere 'fatti' dal figlio minore (1924-1967) , dell’artigiano che primo porto’ i mobili direttamente a Milano (figlio che che ne eridito’ la 'ditta' , la cui chiusura data al 1967) , erano chiamati a Lissone col nome di ‘triestitt’ , termine intraducibile o traducibile letteralmente come triestine’  : furono come le cinquecento del mobile) .Da ricordare poi come la ricostruzione dello sviluppo della filiera del mobile dopo la fine della seconda guerra mondiale si resse sulle 'cambiali'; veniva fatto credito alle persone,loro professionalita' e fatica;le 'cambiali' vennero onorate , lo sviluppo si verifico'. Il compito promozionale, nel secondo dopoguerra, fu assunto invece da manifestazioni e mostre permanenti pricipalmente promosse da Enti Comunali col risutato di potenziare gli ambiti di influenza nel 'mercato' mobiliero.Sempre nel secondo dopoguerra vi fu una grande immigrazione in Brianza da tutte le regioni d'Italia, molti lavorarono presso le ditte di falegnami della Brianza; tornati poi ai loro paesi di origine costruirono, anche grazie alle nuove tecnologie emergenti come alle disponibilita' finanziarie intervenute, altri pregiatissimi poli del mobile-arredamento . Rispetto all'attività tessile, dal 1800 si consolida ed espande negli anni con fulcro in Costa Masnaga ed (come gia' affermato) il tessile e’ essenziale nell’arredamento e quindi nel settore mobilierio , cosi’ come altri settori della meccanica-plastica , collegabili sempre all’arredamento e con fulcro a Merate ed Osnago.Attivita’ queste che quindi che hanno garantito valore aggiunto di proporzioni importanti al settore ’legno’.Continuando nel divenire della storia del mobile brianteo dai prototipi su disegno alla produzione per tutti, adattatabile per precise ragioni di produzione o di gusto, si passò poi anche agli arredamenti di pezzi unici per case private (molte nei Paesi petroliferi) e contemporaneamente all’impresa dell’arredare palazzi pubblici, ospedali, fiere internazionali.Dal 1990 vi e’ stato un rallentamento in tutta la Brianza:questa presenza nel campo dell'arredo, diminuisce principalmente per una minor attenzione dedicata all'aspetto inventivo-progettuale dell'arredo col risultato di un momento di stagflazione, nonostante le numerose, ed uniche a livello nazionale, professionalità e capacità esistenti sul suo territorio. Dal 1995 è iniziato un percorso atto a riavviare la crescita dell'economia legata al mobile.L’arredamento di produzione locale , le capacita’ espositive e di rapporto con l’estero vengono nuovamente in pieno riconosciute e riapprezzate in tutta Italia , in Europa e nei nuovi mercati . La dimensione aziendale e' costituta da un tessuto di numerose, non grandi, ma laboriosissime unità produttive interconnese quantomeno dall’essere conosciute come Briantee.Dal 1997 si e’ reso solido il percorso iniziato ed atto a riavviare la crescita. Crescita che si e’ resa propulsiva e rivolta al divenire del XXI secolo, in stretta collaborazione con architetti, designers e stilisti.Il design e' reso centrale nelle forme che l'uomo progetta grazie alla sua inventivita’:dall'oggetto minimo agli arredi urbani. Non ci si e’ accontentati solo di produzione,anche se essa è la premessa indispensabile;si e’ cercato,rifacendosi alla storia peculiare dell’arredare brianteo, di arrivare a che il prodotto rispondesse agli intenti capaci di incrementare la funzionalita’ del prodotto stesso, coniugata alla bellezza,ovvero allo spirito umano ed alle sue categorie estetiche, il tutto in un rapporto equilibrato con i materiali impiegati e l'ambiente. Passata dalle Corti-cortili, Chiesette,Cattedrali,'Hospitali', Municipi e loro arredamenti,ai condomini e super/ipermercati la Brianza non e’ si fermata qui:si e’ risvegliato forse il meglio del passato (multa renascentur quae iam cecidere).Le imprese briantee sono finora riuscite a tenere il passo con innovazioni-adeguamenti ed anche recupero del meglio della storia precedente,il tutto effettuato nell'ambito della competitività internazionale. Ora nel 2009, nel mondo globalizzato , si sta vivendo una crisi che da un lato mette in dubbio le certezze gettando una luce inquieta sul futuro , ma dal'altro puo' suggerire nuove opportunita' di rinnovamento . La Brianza ('questa Brianza legata tradizionalmente alla filiera del mobile'), con speranza, perseverante caparbieta', umilta' ed impegno , punta prudente ma soprattutto fiduciosa sul futuro , attingendo alle caratteristiche ,fra cui l'inventivita', che l'hanno contraddistinta nel tempo.

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Storia dell'arredamento

Ornamenti egizi

Per arredamento si intende tutto ciò che organizza, abbellisce ed arricchisce un ambiente interno, pubblico o privato che sia, rendendolo personale e spesso estremamente soggettivo.

La sua storia si sviluppa di pari passo con la storia vera dell'uomo, come si può riscontrare dalla storia dell'arte o dei costumi di un popolo. È l'uomo a creare il suo ambiente e l'arredamento ed il mobilio appartengono direttamente alla sua coscienza ed a quel patrimonio spirituale che si è venuto gradatamente formando nel corso dei secoli.

L'arredamento in sé non è però considerato una vera e propria forma d'arte, ma piuttosto un insieme di arti differenti e di tecniche in un vasto campo che va da quelle maggiormente impegnative (come architettura, pittura, scultura) a quelle che richiedono un impegno più relativo e sono soprattutto una questione di gusto (ceramiche e mobili). Oggi molto diffusa è la figura dell'arredatore che si propone di realizzare gli ambienti in linea con le aspettative del committente.

Già l'uomo primitivo cercava di rendere maggiormente vicina alla sua vita la propria abitazione. Il suo arredamento era costituito per la gran parte di poche e rozze suppellettili, occasionalmente lavorate con grande perizia. Da quell'epoca sono comunque arrivate fino a noi anche esempi di vera arte come la grotta di Altamira o di Lascaux, non a caso definitia la Cappella Sistina della Preistoria per i suoi meravigliosi dipinti.

Dall'esame di questi reperti si può dedurre che, in qualsiasi epoca l'uomo abbia vissuto, ha sempre cercato di dare una parte di sé stesso alla casa: confortevole per lui ed utilissima oggi agli studiosi che, studiando quanto ritrovato in tombe o in case e luoghi sepolti, hanno potuto ricostruire il vario progredire della tecnica umana.

Già nell'antico Egitto, al tempo delle prime dinastie, si usavano suppellettili e mobili di un gusto finissimo. Essi adornavano case signorili, templi e tombe. Proprio grazie alle tombe sono giunti fino a noi preziosissimi mobili originali come tavolini, poltrone, seggiole, oltre a vasellame, gioielli, vesti e ninnoli vari. Il fasto degli ambienti che si accompagnava al loro uso ci è tramandato dalle pitture murarie da cui si intuisce l'esteso uso di decorazioni parietali, tendaggi e tappeti. I materiali impiegati nella costruzione dei mobili (tra i quali figurano anche le sedie pieghevoli) furono legni pregiati ed avori.

Non meno ricco era l'arredamento dei paesi della Mesopotamia. In particolare tra gli Assiri comparirono troni, letti e sedie decorate con gambe animalesche; il mobilio venne variamente arricchito con intagli in avorio e legni di pregio.

I popoli semitici mediterranei (essenzialemnte Ebrei e Fenici) invece non svilupparono un proprio stile nell'arredamento ma si rifecero agli Assiri ed ai Babilonesi. Si distingue per originalità, nel mondo ebraico, il letto di Salomone costruito in cedro con pilastri in argento.

Il centro della migliore espressione ed uso dell'arte decorativa nell'antichita è oggi individuata in Creta con la civiltà minoica. Le pitture di alcuni celebri palazzi di Cnosso con il suo grandioso trono, Festo, Haghìa Triàda, le ceramiche di Camarès, i vasi, gli ori e tutti i ritrovamenti oggi esposti nei maggiori musei offrono testimonianza viva di un gusto di estrema eleganza e finezza e di un altissimo e mirabile senso di vita. Da lì discendono le origini dell'arte greca e romana.

Non abbiamo molti resti della Grecia arcaica. Dai ritrovamenti archeologico e dalle abbondandissime e preziose descrizioni di Omero è possibile ricostruire il passaggio graduale allo splendore ellenico dopo la dura invasione dorica. Di sicuro nella casa signorile greca di età classica o ellenistica erano diffuse le pareti dipinte, i soffitti stuccati ed i quadri appesi alle pareti. Mobile fondamentale era il talamo (di forma varia), sedie, tavolini rettangolari o rotondi (spesso su tre piedi), cassoni per riporre gli oggetti di uso corrente. Molti fra questi mobili o suppellettili passarono pressoché identici nella casa romana.

I letti geometrici greci ed etruschi trassero forse spunto dai letti fenici e siriaci; i letti con gambe tornite compaiono ai primi del VI secolo a.C.: essi vennero anche usati per rimanere in posizione adagiata durante i banchetti.

A Roma, dall'età augustea in poi, si può notare un continuo arricchimento dell'arredamento che fece delle case patrizie le più ricche e sfarzose del mondo antico. I celebri ritrovamenti di Ercolano e Pompei ne sono la prova più convincente. Le spalliere (nel V secolo a.C. erano comparse quelle oblique) tendono a divenire sempre più alte, mentre il letto si trasforma in veri e propri divani. Il triclinio romano per il banchetto inizialmente era formato da tre letti disposti intorno ad una tavola che successivamente diverrà un divano unico a forma di un sigma circolare. La principale innovazione dell'epoca furono gli armadi a muro. Ma furono le seggiole ad avere una grande importanza nella vita del romano ed alcune erano delle vere opere d'arte: usarono la sedia curiale, il subsellium (una specie di sgabello molto largo) e la cattedra (in bronzo o in pietra), tutte finemente scolpite ed ornate. Nella lavorazione dei mobili erano già in uso l'incrostrazione dell'avorio. I materiali usati per le gambe furono anche argento, bronzo e marmo. L'arredamento era completato da varie suppellettili (candelabri, lampade, incensieri,...) e da tappeti, cuscini e tendaggi.

Tanto nella Grecia ellenistica quanto in Roma l'abitazione veniva decorata anche con ricchi mosaici e stucchi policromi.

Delle rarissime testimonianze pervenuteci del Medioevo, la maggior parte sono quelle riguardanti le chiese. Dal loro studio si deduce un generale impoverimento degli ambienti interni rispetto alla ricchezza e grandiosità dell'epoca precedente ma sui mobili di lusso, sia sacri sia profani, si osserva il perfezionamento dell'impiego dell'avorio e del metallo. È lo stile romanico.

Ovviamente l'uomo alle mutate condizioni di vita affiancò mutamenti anche nel campo dell'arredamento. Nacquero l'armadio verticale e la madia (mobile da cucina a forma di cassa dotato di vani per conservare il cibo e di un ripiano per impastare). I mobili, i cofani (casse con coperchio bombato), gli sgabelli ed i letti variano il loro uso mentre il mobile fisso non apparirà che verso il 1400 per ornare i castelli che fino ad allora non avevano aspirato che ad arredi più facilmente trasportabili a dorso di mulo o su carro. Con il tempo anche le pareti sono tinteggiate o arricchite da tele dipinte ed i primi tappeti cominciano a coprire i pavimenti.

Notevoli sono soprattutto i mobili del periodo gotico che si distinguono anche nel metodo di decorazione: mentre i mobili romanici venivano dipinti, lo stile gotico propone la decorazione a scultura con riproduzione di motivi architettonici. Si sviluppa, con il tempo, anche la tecnica per la costruzione dei mobili: ora si imposta prima lo scheletro, solidamente intelaiato da assi verticali e orizzontali, che poi è ricoperto da pannelli di legno diverso. I mobili acquistavano così un aspetto più leggero ed elegante.

Nelle case private i mobili rimangono però pochi, semplici ed essenziali e rispondono alle comuni esigenze di vita: di carattere pratico, essi presentano dimensioni proporzionatamente adatte all'uomo ed al suo ambito. Per la sua versatilità il cofano diviene il mobile fondamentale potendo essere utilizzato di volta in volta come armadio, sedia e persino letto. Un bel mobile di quest'epoca è il leggio. Più tardi questo pezzo lascerà il suo uso di carattere civile per passare a quello ecclesiastico. Sui letti venivano collocate cortine ricamate con stemmi o seminati di stelle.

Nel 1332 ad Asburgo nacque la prima segheria e finalmente le assi poterono essere costruite dello spessore voluto. Questo consentì un sensibile miglioramento nella costruzione di mobili con immediati giovamenti nell'arredamento della casa. I mobili, infatti, sono sempre più richiesti dalla nascente borghesia artigiana e commerciale in seguito alle mutate condizioni sociali. Non a caso in quegli anni nasce anche la prima corporazione artigianale di mobilieri.

All'uso delle vetrate policrome, un'altra altissima manifestazione delle forme artigianali del periodo gotico, si deve un arricchimento sempre più completo e più caldo degli ambienti, soprattutto le chiese.

Nel XV secolo nasce a Firenze il Rinascimento, stile che trova ispirazione all'antichità classica, rifiutando le concezioni medioevali. Partendo dall'Italia esso si diffonderà anche nel resto d'Europa soppiantando pian piano lo stile Gotico.

Rifiorisce anche il gusto per l'arredamento con i mobili che acquistano una nuova importanza spaziale in armonia con l'architettura della casa: eleganti, mai eccessivamente sfarzosi, risentono di quella ricerca di benessere e di comodità che caratterizza l'epoca. Questo nuovo gusto è ancora visibile nei palazzi cittadini e negli antichi castelli medioevali fuori città dove gli artisti di maggior fama decorarono pavimenti, soffitti, mobili ed argenteria. Soprattutto la ceramica vive un grande sviluppo.

L'arte del mobilio, con caratteristiche proprie da regione a regione, continua ad essere influenzata dall'architettura che persegue la ricerca dell'armonia di linee e proporzioni: gli ambienti sono decorati con colonne, pilastri, fregi, modanature e medaglioni mentre armadi, cassettoni e credenze assumono l'aspetto di piccole edicole sormontate da frontoni e nicchie.

Il mobile, dunque, diventa un'opera d'arte nonostante sia sempre un oggetto di uso quotidiano. In Germania fu a tal punto pieno di sovrastrutture decorative da perdere a volte gran parte del suo carattere originale.

Per quanto riguarda i materiali costruttivi, nel rinascimento si preferisce il legno di quercia e di noce o di ebano utilizzando chiodi ed incrostrazioni d'oro, d'avorio e di madreperla per le decorazioni.

In Italia si crearono anche nuovi mobili quali i cofani nuziali, le cassapanche ed i baldacchini a forma di colonne per i letti. Di quell'epoca sono anche i sécrétaires, le credenze e le sedie imbottite. Molto diffuso è l'inginocchiatoio che si trova non solo negli edifici destinati al culto ma anche nelle case private.

Il tavolo non è più un mobile smontabile ma è solido, con un piano robusto e ben levigato e con gambe tornite. Tra le varie forme di tavolo bisogna ricordare il fratino tipico dei refettori: due gambe semplici o tornite a forma di colonna che reggono una tavola e sono poi inchiodate e fissate con spine a due capi del tavolo.

Nell'arte del mobilio dell'epoca si distingue anche la Francia dove, a partire dal XV secolo, lo stile dei mobili prende il nome del sovrano regnante (Luigi XIV, XV,...). Le decorazioni francesi in particolare sono caratterizzate da un miscuglio di foglie, animali e motivi architettonici.

Nel tardo Rinascimento in Italia nacque il Barocco che proponeva motivi nuovissimi in architettura che influenzarono anche l'arte del mobile, dell'arredamento e della decorazione interna. In questi, comunque, il passaggio fu graduale perché alcuni mobili continuarono a mantenere qualcosa di medioevale.

L'arricchimento progressivo della forma e delle strutture si manifesta all'inizio attraverso certi elementi che solo in seguito diverranno parte integrante del mobile. Se ne ritrovano le prime tracce alla fine della Rinascenza, ben visibili nel cosiddetto armadio di Rubens. Negli anni successivi gli stessi motivi ornamentali furono sempre più visibili nelle sedie, negli armadi e nei tavoli propriamente barocchi grazie all'adozione di colonne a chiocciola e decorate con conchiglie e foglie d'acanto.

Un identico gusto si ritrova anche nelle argenterie, nelle posaterie e nei soprammobili.

Gli ebanisti iniziano ad unire i motivi decorativi agli elementi di costruzione. In alternativa alla ben affermate tecnica dell'incizione e della scultura si comincia ad usare anche quella dell'impiallacciatura (innesto sulla superficie dei mobili di sottili tasselli di legno pregiato o anche squame di tartaruga). Oltre il noce molto diffusi sono i legni esteri.

Una delle ragioni dello sviluppo dell'arredamento del tempo fu lo sviluppo delle corti reali e principesche che chiedevano mobili capaci di decorare i grandi saloni creando ambienti gradevoli. Nei grandi saloni vengono inserite le cosolles dai piani di marmo più o meno pregiato o riccamente colorato, le immense specchiere, le poltrone, le sedie, i divani, i tavoli,... tutti indistintamente di grandi proporzioni. Spesso sui piani dei tavoli si usò la decorazione a finto legno o marmo fra i vari intarsi o pitture.

L'oro, in questo stile, è molto presente.

L'arredamento barocco da Roma, dove ottenne fin dall'alba del '600 un grande successo, si diffuse nelle altre regioni italiane: nel Piemonte, nel napoletano e specialmente a Venezia dove il nuovo gusto assume caratteristiche proprie.

Il barocco romano giunse anche in Francia dove si sviluppò con forme proprie di levità e di grazia divenendo noto come stile Luigi XIV dal nome del Re Sole, il sovrano dell'epoca. Questa trasformazione deriva dalle modificazioni che allora subì la Francia: nel clima assolutistico imposto dal Luigi XIV tutto il mondo vedeva il suo centro nella persona del re che era sulla vetta della scala sociale. Di conseguenza tra le varie rigorose etichette di corte vigeva anche quella che prescriveva per ogni persona il tipo di sedia per sedere davanti al re, stabilendo anche l'altezza dello schienale.

Lo stile Luigi XIV dominò su tutti gli altri stili e dalla Francia e si diffuse in tutta Europa eccetto che in Spagna dove forte era l'influenza napoletana e si continuava a preferire il Barocco italiano reinterpretandolo con grandi appesantimenti.

A cavallo tra il XVII ed il XVIII secolo si nota un ammorbidimento della forma rigida dello stile Luigi XIV. La grandiosità della linea si perde nel capriccioso e nell'arbitrario e nasce il Rococò (o, in Francia, Stile Luigi XV). Questa volta non fu l'Italia a far espandere nel mondo il nuovo gusto perché esso si sviluppò soprattutto per merito di Cuvillier nella Germania meridionale e di Meissonnier in Francia.

Il Rococò si afferama facilemente in tutta Europa ed in Inghilterra acquista originali sfumature divenendo noto come stile chippendale, dal nome del grande mobiliere Thomas Chippendale.

In Italia, fra le forme ancora esistenti di barocco, predomina quello veneziano. Per l'arredamento dei mobili predominano le lacche (sostanza naturale e colorata usata per rivestimenti protettivi e decorativi), ma si va oltre le cineserie; le lacche veneziane assumono sfumature proprie e si sviluppano in due sensi: lacche figurate e lacche floreali. Assumono anche grande importanza i vetri, gli specchi, le ceramiche e le stoffe.

Anche nel Rococò il mobile non è un'opera d'arte isolata, ma è concepito per far parte di un ambiente spaziale in cui tutto si armonizza anche con le decorazioni murali e con gli specchi. Si cerca di creare un ambiente intimo e raccolto dove un arredamento proporzionato, ridotto e fine divenga soprattutto il regno della donna. Tutto perde la sua forma monumentale e grandiosa per assumerne una nuova che ammorbidisce, arrotonda ed ingentilisce.

Generalmente monumentale e di nuova creazione è il trumeau, composto di bei legni incisi, intarsiati e con pregevoli specchi che si presenta come un mobile diviso in due corpi: in quello basso trovano posto i cassetti, a metà vi è una ribalta sormontata da un'alzata.

La comodità è sempre più cercata, così nascono vari tipi di sedie, poltrone, ottomane e sofà, tavoli tondi e leggeri, armadi bassi e comode angoliere. I motivi ornamentali vengono soprattutto ripresi dall'Oriente e fra lacche e cineserie varie predomina la conchiglia da cui il nome di stile rocaille.

In contrasto con il Rococò francese, quello inglese inventato da Thomas Chippendale si ispira a motivi orientali con una nota di semplicità e praticità ignote dall'altro lato della Manica.

Tra le tradizioni artigianali italiane eccelle l'arte di Giuseppe Maggiolini che ci ha dato lo stile da lui detto maggilino, famoso per l'intarsio paziente, pregevolissimo e vario.

Occorre ricordare, sempre per quanto riguarda il Rococò, anche la comparsa del tavolo-scrittoio e delle sale di musica con l'affermarsi della moda dei concerti. In quelle sale anche antichi stumenti, come il clavicembalo, erano rifiniti con lo stesso stile riservato dei mobili.

Nella seconda metà del '700 si manifesta a Roma una nuova tendenza di arredamento con un ritorno rigoroso al classicismo in anticipo su altri Paesi. Un ben più timido ritorno al passato era proposto in Francia dallo stile Luigi XVI che in quegli anni cominciava ad essere sperimentato.

Il Luigi XVI è l'ultima fase dello stile cortigiano che dà origine ai germi della nuova arte. Si ispira ad una nuova semplicità che annuncia lo stile Impero, come viene chiamato il neo-classicismo, che si affermerà in Francia con la Rivoluzione francese e soprattutto con la nascita dell'Impero di Napoleone Bonaparte.

In quegli anni gli ornamenti cominciano a cedere il posto al nuovo gusto, scompaiono progressivamente curve e volute e si afferma l'uso della linea retta.

Gli artigiani tentano, dunque, di ridare al mobile una struttura solida e chiara.

Dello stile Impero furono ideatori gli architetti Charles Percier e Fontaine; il gusto si distingue per le forme geometriche di struttura massiccia, di perfetta simmetria; le decorazioni sono tutte in bronzo.

Il mobile, quindi, nello stile neo-classico, che raggiunge tutto il suo splendore durante l'impero di Napoleone I, va gradatamente riprendendo la sua individualità. Non si integra più con il resto dell'ambiente ma si cerca soprattutto la simmetria e l'equilibrio delle proporzioni. Le decorazioni sono date da foglie, mazzolini di fiori, ghirlande. Il mobile insomma conserva qualcosa che ricorda l'eleganza e la grazia del Rococò, presentandosi però in una struttura insolita.

In tutti gli ambienti settecenteschi, inoltre, si diffonde il gusto per l'antico già accennato nello stile Luigi XVI. Molto influenti sono Johann Joachim Winckelmann e Anton Raphael Mengs che con i loro trattati contribuiscono a diffondere notizie e testimonianze sulle antiche forme di vita dei romani e, attraverso questi, dei Greci. Giovanni Battista Piranesi, da parte sua, diffonde motivi decorativi ed altri particolari di ispirazione classicistica.

Talvolta però l'antico fu copiato totalmente, senza discernimento, usando indifferentemente per la decorazione motivi greci, romani, egiziani ed inoltre colonne, fregi, pilastri. Per tale ragione questo stile raggiunse solo negli edifici imperiali nobili affermazioni di gusto, anche se in una tonalità sempre fredda.

Tutto ciò avviene anche per l'influenza delle mutate condizioni sociali dell'Europa. Dopo le guerre dell'Impero, infatti, si nota un decadimento nell'arredamento. La natura poco intelligente e vuota ostentazione della ricchezza della nuova borghesia sono riflesse nei vari stili che seguirono fra la Battaglia di Waterloo e la Prima guerra mondiale.

In quegli anni non si crea nulla di nuovo, specialmente se di lusso, dal momento che la comodità è considerata di primo piano. Fa eccezione la duchessa de Berry che propone l'unico esempio di buon gusto: fu lei difatti a lasciare la moda dei mobili in legno chiaro.

Nel resto dell'Europa si parla di stile prima di marzo, dove per marzo si intende quello del 1848. Questo termine fu poi sostituito da quello di biedermeier, tratto dal titolo di una raccolta di versi di Ludwig Eichrodt, un poeta umoristico tedesco. Il suo significato è il compendio di tutto il clima, l'ambiente, il gusto nell'arredamento della borghesia del tempo.

Si inventano anche nuovi esemplari di mobili (ad es. il comodino) e si sviluppò l'usanza di adottare, al posto delle stoffe lavorate, la carta da parati per ornare i muri.

Il secondo Impero è, insomma, una brutta copia del neo-classicismo. Lo stile Luigi Filippo ed infine lo Stile Liberty sono rispettivamente le pietre miliari che segnano il cammino lungo la stada della nuova concezione dell'arredamento.

Per la costruzione dei mobili si preferisce il legno di pero, di faggio e di ciliegio. Essi sono fatti con l'intento di offrire praticità e la già ricordata comodità. Per un esempio basta pensare alle sedie che seguivano, accompagnavano la posa e la mole del corpo. Anche le decorazioni sentono già l'influsso dell'epoca romantica. Appaiono allora i primi mobili composti, come i divani in cui si inserivano dei cassetti, armadi a vetro, scaffali a specchi. È frequente anche l'intaglio che spesso è seguito da piacevoli effetti che si ottengono con l'accostamento di legni a superficie diverse, più o meno lucide.

Giustamente però bisogna ricordare che, anche se in quest'epoca il gusto andò evolvendosi in forme piatte e fredde, si ebbero mobili e oggetti d'arredamento in cui la comodità fu cercata soprattutto senza perdere di vista il gusto dell'ornamento e delle qualità. Si riuscì, cioè, a contemperare la rigidezza dello stile classico con l'esuberanza e la grazia del Rococò.

Lo stile romantico cerca di recuperare il meglio di ogni gusto precedente ma le tappezzerie ed i tendaggi sono abbondanti e troppo carichi di colore (spesso di un rosso cupo) ed i damaschi o i velluti che rivestono le pareti contribuiscono a creare un'atmosfera un po' troppo carica e pesante.

Le linee lasciano il posto nuovamente alle curve, ma scompare quasi del tutto l'uso dell'oro sostituito da morbide sagome di noce e mogano. Nei divani e nelle poltrone piccole e romantiche a volte il legno rimane a sagomare schienale e bracciolo mentre in altre il raso o il velluto in tinte calde riveste l'intera superficie. Per i letti si fa frequente l'uso del ferro battuto o dell'ottone.

Fra le due guerre mondiali comunque si è imposto in tutta Europa il problema della ricerca di un nuovo gusto. Le soluzioni hanno oscillato tra un'imitazione del Rinascimento e del Barocco e la funzionalità pura che è venuta via via riducendo la casa a una machine à habiter.

Negli anni successivi sono sorti gusti nuovi e generi nuovissimi di arredamento che deve essere sempre più moderno e razionale.

Attualmente il gusto dell'arredamento è molto influenzato dai frequenti contatti tra le grandi firme dell'architettura moderna e le varie scuole di design.

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Source : Wikipedia