Arezzo

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Tags : arezzo, toscana, italia, serie c, calcio, sport

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Associazione Calcio Arezzo

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L'Associazione Calcio Arezzo è la principale società calcistica di Arezzo. Fondata nel 1923, fallì durante la stagione 1992-93 con il nome di Unione Sportiva Arezzo e venne rifondata nell'estate del 1993, ripartendo dal Campionato Nazionale Dilettanti. Nella stagione 2008-09 milita nel girone B del campionato di Lega Pro Prima Divisione.

Data storica per i tifosi aretini è il 10 settembre 1923, giorno in cui presso il "Caffè del Vapore" della città toscana un gruppo di giovani amanti del calcio fonda la Juventus Foot Ball Club Arezzo (così chiamata in onore proprio della Juventus di Torino, di cui due dei fondatori, i fratelli Arpino, erano tifosi). La prima divisa è arancione con calzoncini neri. Giuseppe Giannini è il primo presidente (oltre che allenatore, cassiere, segretario e pure elettricista), mentre viene disposto che i giocatori versino 50 centesimi al mese a testa per mantenere la squadra.

Nonostante gli scarsissimi mezzi iniziali, l'entusiasmo non manca. Negli anni a seguire la squadra guadagna discreti piazzamenti nei campionati inferiori e vi si aggregano alcune compagini locali (Esperia, Etruria, Fulgor, Libertas, Olimpia e Petrarca): così il 9 settembre 1930 nasce l'Unione Sportiva Arezzo, con Umberto Bondi quale presidente. L'U.S. milita alcune stagioni in II e III divisione, ma nel 1933-34 la squadra viene sciolta per le dimissioni del presidente Bianconi e ricostituita in III divisione col nuovo nome di Fascio Giovanile Arezzo. Nel 1935 la squadra viene ribattezzata Littoria e viene inquadrata nella appena creata serie C, in seguito alla riorganizzazione del campionato. Al tradizionale nome di U.S. Arezzo si torna solo dopo la fine del Fascismo e della Seconda Guerra Mondiale.

Il primo dopoguerra si apre ottimamente per l'Arezzo. Nel campionato di Serie C 1947-48 gli amaranto, allenati dall'ungherese Harpad Hajos, stravincono con ruolino di marcia impressionante (41 punti, frutto di 17 vittorie, 7 pareggi e 6 sconfitte con 61 gol fatti e 26 subiti) il girone N, staccando di 4 punti le inseguitrici Vigor Fucecchio e Monsummanese. Beffardamente il risultato non qualifica l'Arezzo in serie B (a inizio stagione era stata disposta una nuova riforma dei campionati, prevedendo il blocco delle promozioni in serie B), ma la forza della squadra di Hajos è stata messa in evidenza in modo eclatante, grazie anche ad una strepitosa partita con la Nazionale. Il 3 marzo 1948 l'Arezzo gioca al Comunale di Firenze un'amichevole contro gli azzurri, per quella che sarà ricordata come una delle più belle gare della storia degli amaranto. L'Italia, allenata all'epoca da Vittorio Pozzo, vanta nelle proprie file pressoché l'intero squadrone del "Grande Torino" (che di lì a un anno sarebbe tragicamente scomparso a Superga), coi vari Valentino Mazzola, Valerio Bacigalupo e Romeo Menti. Eppure in campo l'Arezzo sfodera un coraggio straordinario, bloccando la Nazionale su un roboante 4-4. Negli annali del calcio quella gara è ricordata come un 7-4 per l'Italia, ma solo perché l'incredulo Pozzo chiede al direttore di gara di giocare un tempo supplementare, inizialmente non previsto, nel quale gli azzurri siglano 3 reti.

Gli anni seguenti sono più modesti e l'Arezzo cade in una grave crisi economica, culminata nel 1953 con la retrocessione in Promozione (all'epoca la quarta serie del campionato di calcio italiano). Tre anni dopo, tuttavia, la storia degli amaranto entrerà in uno dei suoi periodi migliori. Nel 1956 viene infatti eletto presidente Simeone Golia, storico dirigente amaranto, che costruisce un organico capace, nel 1958 di tornare in serie C. Nel 1961, con l'affiancamento a Golia sulla poltrona presidenziale del noto industriale aretino Mario Lebole, l'Arezzo si dota del nuovo Stadio Comunale: si tratta dello stesso impianto dove oggi l'Arezzo gioca, che il 18 novembre 2006 è stato ribattezzato "Città di Arezzo".

Quattro anni dopo, la stagione 1965-66 regala finalmente la prima promozione in Serie B dell'Arezzo. Gli amaranto, allenati da Cesare Meucci, vincono il girone B della terza serie dopo un appassionante testa a testa con il Prato, staccato di appena un punto. Presidente è ancora Golia, che nel frattempo trasforma l'Arezzo in Società per azioni. La gioia della promozione coinvolge l'intera città e gli amaranto, per celebrare l'evento, giocano e vincono (2-1) una prestigiosa partita amichevole contro i brasiliani del Vasco da Gama. La permanenza tra i cadetti dura però una sola stagione.

Ma già nel 1968-69 giunge la seconda promozione, con l'allenatore Omero Tognon. L'anno dopo la salvezza arriva per un soffio, con l'Arezzo che giunge 14° dopo aver collezionato ben 24 pareggi, dei quali 17 per 0-0. Gli anni a seguire sono più interessanti: nel 1970-71 la squadra si piazza addirittura 7°; l'anno dopo giunge uno degli uomini più importanti per l'Arezzo, Francesco Graziani, che trascina la comitiva a suon di gol. Nel 1974-75 l'Arezzo torna in serie C, tra la delusione e l'incredulità dei tifosi: a inizio stagione, infatti, la società annuncia di avere allestito una squadra capace di guadagnarsi facilmente la promozione in serie A, ma una serie di problemi tecnici e soprattutto societari (ben tre presidenti avvicendatisi) fanno naufragare la comitiva aretina.

Il ritorno tra i cadetti arriva solo sette anni dopo, al termine della stagione 1981-82, con la squadra allenata dall'ex-goleador interista Antonio Valentin Angelillo e trascinata dal bomber Tullio Gritti. La stagione è preceduta dalla conquista della Coppa Italia di Serie C, nel giugno 1981, dove l'Arezzo supera in finale la Ternana (0-1 a Terni e 2-0 dopo i tempi supplementari ad Arezzo). L'anno dopo gli amaranto guadagnano un'ottima salvezza, ma la stagione d'oro è il 1983-84, quando l'Arezzo giunge quinto, a soli 5 punti dalla zona promozione. Nel 1987-88 l'ennesima delusione: la società costruisce un organico da A e alla fine l'Arezzo sprofonda in C1.

Negli anni seguenti, nonostante tutti gli sforzi e gli acquisti di calciatori di buon livello come Briaschi, Zoppis, Strukely, Tovalieri e Dell'Anno, l'U.S. Arezzo non riesce a riconquistare la Serie B.

L'U.S. Arezzo disputa la sua ultima stagione sportiva nel 1992-93 che culmina con il fallimento e l'esclusione dal campionato in corso.

Nell'estate 1992, date le difficoltà gestionali incontrate dall'allora presidente Michele Bianchini, il club viene acquistato da una pseudo-cordata di imprenditori romani che si appoggia al direttore sportivo Enzo Nucifora. L'organico è affidato a Domenico Neri detto "Menchino" (che aveva guidato l'Arezzo nel 1990-91 e nel 1991-92 con buoni risultati) e pur contando elementi di buon livello come Fulvio Bonomi, Daniele Berti e il fedelissimo Giovanni Francesco Pozza (179 presenze con la maglia amaranto), si rivela inadeguato alla situazione, sprofondando rapidamente in classifica. Bersaglio dei sempre più irritati ultras sono il portiere Mirco Guerrieri, l'attaccante Clementi prelevato dal Vicenza e l'incontrista Cristiano Patta.

La dirigenza e il "Comitato di Sostegno" che sorreggono la pericolante compagine amaranto cercano di risollevare la squadra chiamando in panchina Aldo Cerantola che però lascia dopo appena una giornata, vista la sconfortante sconfitta per 2-0 subita per mano della Sambenedettese.

Neri torna per poche e deludenti giornate, poi Nucifora tenta la "carta" Antonio Pasinato: nonostante i buoni propositi il cambio di allenatore non porta nessun buon risultato e, dopo un litigio con Patta, Pasinato lascia Arezzo prima dell'incontro in trasferta, poi perso nettamente, con la Vis Pesaro. Il campionato pare ormai compromesso e il nuovo allenatore, il locale Mario Rossi detto "Pinella", può far ben poco per risollevare una situazione ormai critica.

A poche giornate dalla fine viene presentata, da parte di un ristorante, un'istanza di fallimento ai danni dell'U.S. Arezzo per la somma (che oggi sarebbe stata irrisoria) di 150 milioni di lire. Nonostante i tentativi dell'ex-presidente Benito Butali di salvare la situazione, il 17 aprile 1993 è decretato il fallimento della gloriosa società amaranto.

Nessuno si presenta per chiedere l'esercizio provvisorio (concesso negli anni seguenti ad altre squadre come Monza, Como e Taranto) e la FIGC revoca immediatamente l'affiliazione alla società amaranto, che viene esclusa dalla Serie C1 a 7 giornate dalla conclusione. All'Arezzo (in quel momento già virtualmente condannato alla retrocessione in Serie C2) sono revocati tutti i risultati ottenuti sino ad allora.

Alla notizia della radiazione, quasi tutti i giocatori non perdono tempo nel trasferirsi altrove (subendo gli inevitabili strali del tecnico Rossi) a parte poche eccezioni. Tra esse quella di Daniele Berti, che annuncia immediatamente il ritiro dall'attività agonistica.

La tifoseria reagisce con dolore, ma anche con grande compostezza e senza intemperanze, alla cancellazione del sodalizio amaranto. In città vengono suonate le campane a morto e affissi annunci mortuari. Al posto dell'incontro di Serie C1 Vicenza- Arezzo, annullato per via della radiazione dei toscani, l'emittente locale Teletruria, attraverso le voci dei telecronisti dell'epoca (Nedo Settimelli, Luca Tosi, Giovanni Melani e Antonio Morelli), ripropone lo storico match di Serie B 1982-83 Arezzo-Milan (finito 2-2) con la scritta «Addio Arezzo, noi ti ricordiamo così».

A Montevarchi (la cui formazione, il Montevarchi Calcio Aquila 1902 milita all'epoca in serie C2 e lotta per la promozione in terza serie) la notizia della scomparsa degli acerrimi avversari dell'US Arezzo viene accolta diversamente: i tifosi rossoblu organizzano pure una piccola festa con tanto di mini-carosello di auto e champagne generosamente distribuito dagli ultrà riunitisi allo stadio Brilli Peri. Circola anche la notizia, rivelatasi poi infondata, di una maglia amaranto data alle fiamme.

La notizia del fallimento trova risalto, sia pur per breve tempo, su tutti i supporti mediatici dell'epoca, dato l'indiscutibile prestigio acquisito dalla società nei suoi 70 anni di storia.

Torna allora alla ribalta "Ciccio" Graziani, che con altri soci fonda l'Associazione Calcio Arezzo e riesce ad iscriverla al Campionato Nazionale Dilettanti.

Nel 1995-96 arriva sulla panchina amaranto il pressoché sconosciuto Serse Cosmi. Il nuovo mister compie un autentico miracolo: a fine stagione l'Arezzo ha stravinto il proprio girone volando in C2, mentre nel 1997-98 si aggiudica i play-off (eliminando il Teramo in semifinale e lo Spezia in finale a Pistoia) del girone B e torna in C1. Il gruppo di Cosmi è una squadra tonica, forte, guidata dal bomber Corrado Pilleddu, dall'indimenticabile capitano Lauro Minghelli (stroncato nel 2004, a 31 anni, dal Morbo di Gehrig e a cui i tifosi dell'Arezzo hanno recentemente dedicato la curva sud), dal trequartista ex-Lazio Roberto Bacci, e punta decisamente in alto.

Nel 1999-2000, trascinato dai goal del felsineo Fabio Bazzani, fallisce la promozione in B ai play-off (fermato dall'Ancona in semifinale) e per la stagione successiva, mentre Cosmi si è accasato al Perugia, chiama l'ex campione del mondo Antonio Cabrini in panchina, e al posto di Bazzani (ceduto al Venezia) si affida alla formidabile punta del Liechtenstein Mario Frick. Anche in questo caso ottimo campionato terminato con la sconfitta ai play-off (ancora in semifinale, stavolta contro il Livorno), che lascia ben sperare per le stagioni seguenti.

Stagioni che invece saranno a dir poco sciagurate, con l'Arezzo salvo ai play-out nel 2001-02 (vittoria sulla Carrarese 1-2 e 3-0) e ripescato, dopo essersi piazzato ultimo, nel 2002-03.

Prima del ripescaggio il presidente Piero Mancini dichiarava di voler costruire un organico per il pronto ritorno in serie C1. Chiama così in panchina Mario Somma, che zittisce chiunque lo giudicava troppo poco esperto: l'Arezzo, guidata dal nuovo bomber Elvis Abbruscato e dal capitano Matteo Serafini, stravince il girone A della Serie C1 e dopo 16 anni torna in Serie B. Formazione tipo di quella stagione: Pagotto, Ogliari, Scotti, Venturelli, Pasqual, Teodorani (Vendrame), Gelsi, Passiglia, Vigna (Barbagli), Serafini, Abbruscato. A fine stagione l'Arezzo si incontra col Catanzaro, vincitore del girone B, per la Supercoppa di Lega Serie C1, e vince rifilando un 3-0 agli avversari in casa e un 1-0 in Calabria.

La stagione 2004-05, con Pasquale Marino (salvo una breve parentesi di Marco Tardelli) in panchina, permette all'Arezzo una pur difficile salvezza, grazie al 3-0 imposto al Vicenza nell'ultima di campionato.

Nella stagione 2005-06 l'Arezzo, passato sotto la guida di Elio Gustinetti e guidato dai goal di Antonio Floro Flores, guadagna ben presto la matematica salvezza (obiettivo principale) e conclude brillantemente il campionato al settimo posto, mancando unicamente per la differenza reti l'accesso ai play-off.

L'ottima stagione 2005-06 fa nascere logiche ambizioni presso gli sportivi amaranto in vista dell'annata seguente. Invece le speranze aretine vengono a breve travolte dallo scandalo di Calciopoli, che sconvolge il calcio italiano nell'estate 2006. Come un fulmine a ciel sereno, il 14 agosto 2006 viene appresa la notizia che il procuratore della FIGC Stefano Palazzi ha richiesto il deferimento della società amaranto a seguito di un'intercettazione telefonica relativa all'incontro di serie B 2004-05 Arezzo-Salernitana (giocata il 14 maggio 2005 e vinta dall'Arezzo 1-0 con rete di Gionatha Spinesi al 10'). Uno dei guardalinee di quella partita, Stefano Titomanlio, dichiarava nel colloquio telefonico a Leonardo Meani (addetto agli arbitri del Milan) di aver aiutato gli amaranto in un momento di maggior pressione dei campani. Palazzi chiede e ottiene così il deferimento dell'Arezzo per "presunta responsabilità in illecito", in quanto «non vi è fondato dubbio che la società Arezzo non fosse a conoscenza del tentativo di illecito posto in essere attraverso il tentativo di alterare il risultato di Arezzo-Salernitana». A tal proposito Palazzi chiede la retrocessione dell'Arezzo in Serie C1 con 3 punti di penalizzazione.

Tuttavia la sentenza emanata il 18 agosto 2006 dalla Commissione di Appello Federale è più lieve per l'Arezzo, confermandolo in Serie B, ma penalizzandolo in un primo momento di 9 punti nella classifica del campionato cadetto 2006-07. La società amaranto ricorre a quel punto in appello, riuscendo però ad ottenere solo una diminuzione dei punti di penalizzazione da 9 a 6.

Presentatosi così ai nastri di partenza del campionato cadetto 2006-2007 con una penalizzazione di certo non lieve per una squadra che mira in primo luogo alla salvezza, l'Arezzo fatica all'avvio di stagione. Alla guida di Antonio Conte (alla sua prima esperienza da allenatore), la squadra amaranto parte male, con 5 pareggi e ben 4 sconfitte nelle prime 9 giornate. Il 31 ottobre Conte viene addirittura esonerato e sostituito da Maurizio Sarri. Nemmeno l'esordio del nuovo mister è confortante, con tre sconfitte consecutive. Il 2 dicembre contro il Pescara giunge la prima vittoria: un 4-1 che, per quanto conseguito contro una squadra anch'essa in crisi (Arezzo a -1, ma che senza penalità sarebbe a 5 punti; Pescara a 4), restituisce fiducia alla compagine toscana, permettendole di abbandonare la zona con il "segno meno". La vittoria rilancia l'Arezzo che, dopo aver perso con la capolista Piacenza, espugna il Bentegodi (1-0 al Verona) e pareggia con il Crotone. Il 23 dicembre all'Olimpico di Torino gli amaranto riescono a rimontare 2 gol (doppietta di Martinetti) alla Juventus, costringendola al primo pareggio in casa della stagione.

Al recupero in campionato dell'Arezzo, fa eco il cammino in Coppa Italia. Eliminate ai primi due turni due compagini di Serie C1 quali Perugia e Venezia, l'Arezzo estromette dalla competizione due squadre di Serie A, l'Udinese e il Livorno. Contro i labronici l'Arezzo ottiene, per la prima volta nella sua storia, l'accesso ai quarti di finale, dove è l'unica squadra di Serie B rimasta. La partita di andata contro il Milan, giocata al "Meazza", si conclude con una sconfitta per 2-0. Nella partita di ritorno, disputata allo Stadio "Città di Arezzo", la squadra aretina è eliminata, ma consegue comunque una prestigiosa vittoria per 1-0 (gol di Antonio Floro Flores e con una incredibile traversa colpita da Goretti).

Con il 2007, invece, la squadra incontra nuovamente delle difficoltà. Dopo prove poco confortanti, l'Arezzo torna in fondo alla classifica e il 14 marzo, all'indomani dell'ennesima sconfitta (0-2 in casa della Triestina), il presidente Mancini richiama in panchina Antonio Conte. Le cose inizialmente continuano ad andare male: nelle successive 4 partite l'Arezzo esce sconfitto dal campo ben 3 volte, guadagnando solo 1 pareggio (il 31 marzo contro il Bologna). Tuttavia il 13 aprile c'è il primo sussulto: l'Arezzo batte in casa il Vicenza e una settimana dopo espugna l'Adriatico di Pescara (2-1 ai sempre più inguaiati padroni di casa). L'incredibile momento di grazia degli amaranto continua: il 28 aprile cade al Città di Arezzo anche il Piacenza e il 1° maggio (recupero della 30° giornata) gli amaranto travolgono 3-0 il Cesena. Trascinato dai goal delle punte Floro Flores, Martinetti e Volpato, l'Arezzo scavalca anche il Crotone e si porta al terz'ultimo posto in classifica, a ridosso di Verona, Spezia, Modena e Triestina, in piena lotta per la salvezza. Come d'incanto, il sorriso e la speranza tornano sul volto dei tifosi aretini, che il 5 maggio vedono la propria squadra incamerare la quinta vittoria consecutiva, rifilando un secco 3-1 al Verona. Una settimana dopo, sul campo del già retrocesso Crotone, gli amaranto vincono nuovamente (2-1), portandosi a ridosso della zona play-out. Il 19 maggio (39° di campionato) l'Arezzo deve momentaneamente arrestare la propria rincorsa, trovandosi di fronte, al Città di Arezzo, la Juventus, che deve vincere per tornare in Serie A. La gara non ha storia (nonostante un buon avvio degli amaranto) e la Juventus vince per 5-1. La sconfitta era comunque inevitabile e non demoralizza l'Arezzo: il 26 maggio gli amaranto vincono nuovamente, stavolta contro il Rimini al Neri per 2-0. A 180 minuti dalla fine del campionato gli amaranto hanno tutte le carte in regola per sperare di agguantare i play-out. Ma il 3 giugno i piani aretini sono scombussolati da un deludente pareggio interno per 0-0 contro il Modena (anch'esso in lotta per la salvezza). La vittoria del Verona e la sconfitta dello Spezia (1-2 in casa contro il Treviso) rendono il finale di campionato cadetto un autentico thrilling. L'Arezzo gioca proprio contro il Treviso, al Tenni, e deve assolutamente vincere per raggiungere il Verona ai play-out, sperando che lo Spezia non vada oltre il pari a Torino contro la Juventus. Le cose paiono mettersi bene: gli amaranto vincono agevolmente (3-1) in casa di un Treviso già salvo, mentre lo Spezia sta pareggiando per 2-2 in casa della Juventus. Ma al 44' del secondo tempo giunge da Torino la notizia che i supporters amaranto non avrebbero mai voluto sentire: Nicola Padoin ha infatti segnato la terza rete per lo Spezia, che chiude vittorioso il match contro la Juventus e costringe l'Arezzo alla retrocessione. La delusione per gli amaranto è cocente (specie per lo strepitoso recupero di fine campionato, con ben 8 vittorie, 1 pareggio e 1 sola sconfitta): il più provato è il mister Antonio Conte, che critica aspramente la sua ex-squadra, la Juventus, per la clamorosa sconfitta in casa contro lo Spezia.

L'Arezzo, tuttavia, non è ancora definitivamente condannato alla C1: già da mesi, infatti, la squadra amaranto aveva presentato ricorso al T.A.R. del Lazio contro i 6 punti di penalizzazione. Dopo diversi rinvii, il tribunale amministrativo pronuncia la propria sentenza il 13 giugno 2007: è un verdetto amaro per l'Arezzo, cui viene respinto il ricorso. Stavolta la retrocessione è cosa certa. Comunque, il sodalizio amaranto lascia la cadetteria in maniera assolutamente onorevole. Senza la penalizzazione, il club avrebbe conquistato la salvezza immediata.

Nella stagione 2007-08 l'Arezzo ha militato nel girone B del campionato di serie C1. Allenati inizialmente da Luciano De Paola, gli amaranto sono passati poi sotto la guida di Stefano Cuoghi e quindi di Fabio Fraschetti. A fine stagione la squadra si è piazzata al sesto posto con 53 punti, a pari merito con Perugia e Pescara, e mancando la qualificazione ai play-off unicamente per la differenza reti. Il 9 ottobre 2007, intanto, l'Arezzo aveva subito una nuova penalizzazione, stavolta di 3 punti: accogliendo le richieste del procuratore Palazzi (penalizzazione di 3 punti, nonché inibizione del presidente Mancini per 1 anno e ammenda di 15.000 euro), la Commissione Disciplinare della FIGC ha punito la società toscana per essersi rivolta, durante la stagione precedente, alla giustizia sportiva in un momento in cui i regolamenti lo vietavano. La società ha presentato ricorso, accolto il 6 dicembre dalla Corte di Giustizia Federale, che ha restituito i tre punti in classifica e annullato sia la multa di 15.000 euro sia l'inibizione al Presidente Piero Mancini.

Il 19 giugno 2008, tuttavia, è piovuta una nuova tegola sull'Arezzo: il presidente Piero Mancini è stato infatti arrestato per presunta frode informatica e telefonica, a causa di addebiti in bolletta dei numeri speciali 899, 166, 892, 0088. A Mancini il pubblico ministero di Arezzo ha contestato il reato di riciclaggio e concorso esterno in associazione per delinquere.

Nella stagione di Lega Pro Prima Divisione 2008-2009, l'Arezzo è passato sotto la guida di Marco Cari. Nonostante l'ottima partenza e la presenza della squadra sempre nei piani alti della classifica, dopo le due sconfitte consecutive alla quinta e alla sesta giornata di ritorno, rispettivamente contro Taranto (0-1) e Virtus Lanciano (1-2, quest'ultima in casa), che hanno fatto scendere l'Arezzo al terzo posto, a 7 punti dal Gallipoli capolista, hanno portato il 24 febbraio 2009 all'esonero di Cari, con l'arrivo in panchina di Guido Ugolotti .

Le rivalità piu sentite dai tifosi aretini sono senza dubbio quelle con le squadre umbre. In particolar modo il derby storico con il Perugia, che va avanti ormai da diversi decenni, e, in misura minore, con la Ternana. Anche in Toscana esistono diverse ostilità, specialmente con il Siena, la Fiorentina e anche con il Livorno, con il quale l'Arezzo condivide il colore amaranto. Altre rivalità minori sono quelle con i tifosi di Cesena, Pisa, Modena, Spezia e piu recentemente con la Juventus dopo che la formazione bianconera vinse per 5-1 contro gli amaranto e pareggio contro il Cesena costringendo la potente armata amaranto alla retrocessione in quella che oggi è la lega pro.

Per quanto riguarda le amicizie, un gemellaggio particolarmente saldo esiste da tempo con i tifosi del Chieti, molto sentito da entrambe le tifoserie e rinsaldato negli ultimi anni con diverse trasferte comuni. Altre amicizie sono quelle fra la Fossa e i supporters del Venezia (Rude Fans e Nuova Guardia) e fra gli Ultras Arezzo e i Friulani al seguito e gli Ultras dell'Udinese. Anche con la tifoseria della Salernitana si è venuto a creare un rapporto di reciproca stima ed amicizia culminato domenica 13 gennaio 2008 in occasione della partita tra amaranto e granata giocata ad Arezzo. In questa occasione gli Ultrà di casa hanno ospitato quelli campani prima dell'incontro.

Ad Arezzo il tifo organizzato nasce nel 1977, con il Commando ultrà Arezzo (CUA), poi affiancato dalla Gioventù Amaranto (GA) e dai Fedayn. Questa situazione, con aspetti che trascendono pure nella politica (il CUA e i Fedayn erano di sinistra, mentre la GA di destra), all'interno della curva aretina si ripeterà anche successivamente. il 17 dicembre 1995 nascono dalle ceneri del CUA gli Ultras Arezzo, il gruppo piu numeroso che è alla "guida" della tifoseria aretina coordinando cori e coreografie (apolitico), gli Arezzo Ovunque, gruppo tornato in curva sud dopo una breve parentesi in maratona, e gli OFC Arezzo (Old Fans Club), che dal mondo britannico traggono non solo il nome ma anche lo stile, come i loro predecessori. La Fossa Amaranto, nata nel 1991, trae invece origine da alcuni gruppi storici come i Fedayn, il Gruppo Autonomo e la Fossa Etrusca: è attualmente il gruppo piu numeroso della curva amaranto insieme agli Ultras e si colloca nella parte sinistra della curva; il gruppo si dichiara apolitico ma è fortemente antirazzista e al suo interno racchiude anche sottogruppi come Dai Sobborghi (S.H.A.R.P) o Kamikaze, gruppi schierati politicamente a estrema sinistra. Dalla stagione 2008 il gruppo si è spostato nel centrosinistra della curva, e dirige insieme agli Ultras il tifo amaranto. I Devils infine sono formati da persone provenienti dalla Valdichiana, la valle con maggior concentrazione di tifosi amaranto. Attualmente al centro della curva sud "Lauro Minghelli" sono posizionati gli Ultras e le relative sezioni (Castiglion Fiorentino, Anghiari, Castiglion Fibocchi, Barberino e Milano), a destra gli OFC e gli Arezzo Ovunque, alla sinistra i Devils e la Fossa.

Una caratteristica peculiare della curva aretina è l'incrocio fra stile italiano e inglese. La presenza di tifosi allo stadio oscilla fra i 3.000 e i 5.000 spettatori, con punte anche di 11.000 nei derby o nelle partite importanti. Il record di presenze è stato di 17.000 spettatori nella gara interna contro il Perugia del campionato 1970-71, nonostante all'epoca il "Comunale" potesse contenerne circa 15.000.

Per la parte superiore



Arezzo

Panorama di Arezzo

Arezzo è un comune toscano dell'Italia centrale con una popolazione di 98.017 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia.

Il comune di Arezzo è situato alla confluenza di tre delle quattro vallate che compongono la sua provincia. Direttamente a Nord della città ha inizio il Casentino, che è la valle percorsa dal primo tratto dell'Arno; a Nord-Ovest si trova il Valdarno Superiore, sempre percorso dall'Arno nel tratto che scorre fra Arezzo e Firenze; a Sud si trova la Val di Chiana, una pianura ricavata dalla bonifica di preesistenti paludi, il cui più importante corso d'acqua è il Canale Maestro della Chiana. Tramite l'agevole valico del Torrino e la valle del Cerfone, si ha accesso a Nord-Est alla quarta vallata, la Valtiberina, percorsa dal primo tratto del Tevere, che geograficamente appartiene all'Umbria, area con la quale da secoli la Valtiberina ha profondi rapporti culturali, sociali ed economici.

Il territorio del comune è molto ampio e vario: si passa dalla pianura che si apre sulla Val di Chiana e sull'Arno, alle colline, a Sud della città, a zone montuose, soprattutto ad Est. Come conseguenza della grande estensione del territorio comunale i comuni che vi confinano sono numerosi: sul lato della Val di Chiana ci sono Civitella in Val di Chiana, Castiglion Fiorentino, Cortona, Monte San Savino e Marciano della Chiana; sul lato del Valdarno superiore ci sono Laterina e Castiglion Fibocchi; sul lato del Casentino c'è Capolona e Subbiano; sul lato della Valtiberina ci sono Anghiari, Monterchi e i due comuni umbri di Città di Castello e Monte Santa Maria Tiberina (toscano fino al 1927).

Il clima della città di Arezzo e delle zone limitrofe presenta le caratteristiche di continentalità più accentuate di tutta la Toscana, vista la lontananza dal mare e la posizione a cavallo tra il Valdarno e la Val di Chiana con la dorsale appenninica nelle relative vicinanze. Le precipitazioni presentano un carattere irregolare, perché la zona può essere influenzata sia dalle correnti umide atlantiche che da quelle secche continentali provenienti da settentrione e da oriente. L'escursione termica risulta elevata sia nei valori giornalieri che annui.

La frazione di Olmo, con i suoi 3.500 abitanti, è situata a circa 5 km dal centro cittadino. Olmo è famoso per un importante ritrovamento di un teschio di Homo sapiens vissuto nel Pleistocene medio. Al confine tra Olmo e la vicina frazione di S. Anastasio si trova la storica Villa Mancini. La chiesa del paese di Olmo risale alla fine degli anni sessanta, fino al 1995 è appartenuta al movimento dei francescani e successivamente è stata ceduta alla curia vescovile. Ultimo frate francescano a guidare la parrocchia è stato "padre Graziano" ( Sante Conti ). Negli ultimi anni, inoltre, vi sono state eseguite varie opere di ristrutturazione ed ampliamento tra le quali la costruzione del campanile di cui la chiesa stessa era sprovvista. I santi patroni del paese sono S. Vincenzo e S. Anastasio che si festeggiano il 22 gennaio. Per gli amanti delle camminate, delle corse in montagna a piedi ed in mountain-byke il paese di Olmo è adatto come punto di partenza in quanto dallo stesso hanno inizio alcune strade e sentieri che portano verso il monte Lignano, visibile voltando lo sguardo ad est, confluendo nel famoso " sentiero 50 " che unisce il lago Trasimeno, partendo da Passignano (PG), fino al monte della Verna in Casentino (AR).

La Circoscrizione con i suoi 102.5 km², è poco meno di un terzo di tutto il Comune. È zona montana e con i 12 abitanti per km², risulta la zona meno densamente popolata. Le altre frazioni della circoscrizione sono Pieve a Ranco e Rassinata. La zona ha un grande valore paesaggistico e racchiude nel suo territorio una serie di piccoli gioielli artistici come la Pieve di S.Donnino, risalente al VII secolo(Tafi) le cui absidi (XI secolo) sono visibili dall' interno della canonica , la Badia di S. Veriano, il Castello di Ranco e molti altri ancora.

Quarata si trova in direzione nord rispetto al centro della città, conta circa 2.000 abitanti e amministrativamente fa parte della Circoscrizione 1. È uno dei nuclei medievali più importanti del comune d'Arezzo. Secondo alcuni studiosi, il suo castello fu usato da Leonardo da Vinci come punto d'osservazione del paesaggio che poi dipinse nella Gioconda. Il 10 gennaio 1276, qui vi morì Gregorio X, al suo ritorno dal concilio di Lione II. Il patrono è Sant'Andrea apostolo.

La frazione di San Zeno si trova presso le frazioni di Olmo e Ripa di Olmo. Vi si trova una grande zona industriale, oltre ad un impianto di incenerimento rifiuti. Da qui parte la superstrada che collega Arezzo con Siena.

Una cappella Sancti Zenoni è documentata nel 1022 e risulta dipendente dalla Pieve di Santa Mustiola a Quarto nel 1113. Nel XIII secolo la chiesa fu costruita in stile romanico, riconoscibile oggi soltanto nella facciata. L'interno è costituito da un'unica navata.

Ogni anno nel giorno del venerdì santo viene rievocata la crocefissione di Cristo nelle colline di San Zeno: si tratta di una rappresentazione che risale a molti anni fa, una delle più antiche della provincia.

Il 30 aprile 2008 nella zona industriale di San Zeno ad Arezzo è stato inaugurato il primo idrogenodotto al mondo realizzato in area urbana. Il meccanismo di funzionamento è semplice: l'idrogenodotto, attraverso un percorso sotterraneo profondo circa un metro e 20 centimetri, porta idrogeno puro alle ditte orafe di Arezzo, all'HydroLAb e, in tempi strettissimi, anche alle abitazioni della zona di S. Zeno. La produzione energetica, avviene attraverso l'utilizzo di generatori a idrogeno che hanno come unica emissione vapore acqueo.

Arezzo sorse in epoca pre-etrusca in una zona abitata fin dalla preistoria, come dimostra il ritrovamento di strumenti di pietra e del cosiddetto "uomo dell'Olmo", risalente al Paleolitico, avvenuto nei pressi della frazione dell'Olmo durante i lavori di scavo di una breve galleria della linea ferroviaria Roma-Firenze nel 1863.

La zona posta alla confluenza di Valdarno, Valdichiana e Casentino, infatti, è passaggio naturale per chi voglia attraversare l'Appennino. Si ha notizia poi di insediamenti stabili di epoca pre-etrusca in una zona poco distante dall'attuale area urbana, il colle di San Cornelio, dove si sono rinvenute tracce di una cinta muraria di difficile datazione poiché sovrimpresse dalle poderose mura romane. L'abitato etrusco sorse invece sulla sommità del colle di San Donato, occupata dall'attuale città. Si sa che la Arezzo etrusca, con un nome quasi identico all'attuale, Arretium, esisteva già nel IX secolo a.C.

Arezzo fu poi una delle principali città etrusche, e molto probabilmente sede di una delle 12 lucumonie. A questo periodo risalgono opere d'arte di eccezionale valore, come la Chimera, oggi conservata a Firenze, la cui immagine caratterizza talmente la città quasi da diventarne un secondo simbolo.

Al sorgere della potenza di Roma la città, insieme alle consorelle etrusche, tentò di arginarne le tendenze espansionistiche, ma l'esercito messo insieme da Arezzo, Volterra e Perugia fu sconfitto a Roselle, presso Grosseto, nel 295 a.C.; e così nel III secolo avanti Cristo Arezzo fu conquistata dai Romani che latinizzarono il suo nome etrusco Arretium.

Durante l'epoca romana, specialmente nel periodo repubblicano, Arezzo divenne un simbolo importantissimo dell'espansione romana a nord, ed un bastione difensivo del nascituro impero, grazie alla sua posizione strategica che ne faceva tappa obbligata per chiunque volesse raggiungere la sempre più potente città sul Tevere. Arezzo si trovò dunque a doversi difendere dai Galli Senoni che marciavano contro Roma. In suo soccorso giuse una robusta armata guidata dal console Lucio Metello, che trovò la morte in battaglia ma arrestò l'avanzata dei Galli. Del fatto rimane traccia in un toponimo, Campoluci, che indica il tratto di piana vicino all'Arno in cui il console combatté e morì. Dopo il fatto, Arezzo divenne sede di un presidio romano permanente.

Rimase però sempre gelosa della sua autonomia, tanto che cercò più volte di riconquistare l'indipendenza nel corso delle guerre civili della Roma repubblicana, schierandosi prima con Mario e poi con Pompeo. Silla e Cesare si vendicarono facendone una colonia per i loro veterani, il che provocò un notevole riassestamento demografico che cancellò da Arezzo - come da tutta l'Etruria - le rimanenti tracce della vecchia cultura.

All'inizio dell'età imperiale la città, operosa e ricca di inventiva, divenne ricca e prospera come al tempo delle guerre puniche, quando era stata la principale fornitrice di armi per la spedizione di Scipione in Africa. Sorsero numerosi stabilimenti pubblici, come il teatro, le terme, ed un anfiteatro di notevoli dimensioni che è giunto fino ai nostri giorni. La vita culturale ebbe un grande impulso grazie alla feconda attività del primo degli aretini illustri nel mondo delle arti e delle lettere, Gaio Cilnio Mecenate, il cui nome rimarrà per sempre legato alla promozione della cultura. Arezzo fu anche un centro di lavorazione dei metalli e, soprattutto, di vasi di ceramica: i vasi prodotti ad Arezzo erano detti "corallini" per il loro colore.

Al crollo dell'impero, Arezzo subì un forte spopolamento ed una profonda crisi economica, da cui non la salvò la posizione di relativa importanza in cui la posero i Longobardi: le dimensioni della città subirono una contrazione che la riportarono pressappoco a quelle di epoca etrusca, le campagne si svuotarono e i commerci languirono a lungo. La situazione non migliorò neppure con l'arrivo dei Franchi di Carlo Magno - che non si stanziarono in città come avevano fatto i Longobardi -la cui impronta nella vita civile e negli usi quotidiani fu lunga e durevole- ma che privilegiarono i rapporti con quello che ritenevano il più alto potere locale, il vescovado.

Con la diffusione del Cristianesimo, infatti, Arezzo era divenuta sede di episcopato. Si tratta di una delle poche città di cui sono noti tutti i vescovi che si sono succeduti fino ad oggi. Dopo il mille il suo vescovo iniziò a fregiarsi, primo in Italia, del titolo di "Conte". A questo periodo risalgono il perduto "Duomo Vecchio" del colle del Pionta, ai cui lavori partecipò Maginardo, l'attuale Cattedrale e la Pieve di Santa Maria Assunta.

Sotto la protezione del vescovo si sviluppò nel contado aretino anche un folto numero di abbazie, che contribuirono a ricostruire un sistema di scambi ed un minimo ambito culturale. In questo periodo Arezzo vide la nascita di un altro dei suoi figli illustri: Guido Monaco. Fattosi benedettino nell'abbazia di Pomposa e successivamente a Roma, elaborò il nuovo metodo di notazione musicale ed il tetragramma.

Dopo il Mille al potere feudale, identificato con il vescovo che risiedeva fuori dalla città sull'altura del Pionta, arroccato come in un castello, venne affiancandosi un potere cittadino, l'ordinamento della città ebbe un'evoluzione e si affermò il libero comune: la presenza di un console è attestata ad Arezzo nel 1098. La duplicità di poteri generò presto un conflitto tra il vescovo, che vedeva la sua autorità feudale provenire dall'imperatore e quindi incarnava la prima espressione del partito ghibellino, e la magistratura cittadina. L'attrito sfociò in varie sollevazioni popolari contro il vescovo e nella rappresaglie di questo, che chiamò in soccorso l'imperatore Arrigo, il quale scendendo in Italia verso Roma, trovava per l'appunto Arezzo nella sua strada. La rappresaglia fu durissima ma non arrestò lo sviluppo del Comune, che proseguì soprattutto dopo il concordato di Worms del 1122 che poneva fine alle controversie tra impero e papato e, di fatto, alla figura dei vescovi-conti.

È a questo periodo, all'inizio del XIII secolo, che risale l'avvio della costruzione della Pieve, concepita per ospitare un vescovo ridimensionato alle sue funzioni pastorali, e di altre chiese che accogliessero gli ordini monastici inurbati forzatamente dopo la confisca dei loro possedimenti feudali. L'influenza territoriale di Arezzo crebbe notevolmente culminando con la presa di Cortona, avvenuta nel 1298 dopo una sanguinosa battaglia. Alla rinnovata importanza politica si accompagnò una fioritura culturale: la città si dotò di una università, lo Studium, i cui ordinamenti risalgono al 1252, brillarono i primi ingegni della nuova poesia lirica italiana Guittone d'Arezzo e Cenne de la Chitarra; della scienza con quel Ristoro che nel 1282 scrisse la prima opera scientifica in volgare; della composizione del mondo; e della pittura, con Margaritone d'Arezzo, poi affiancato da maestri fiorentini e senesi quali Cimabue e Pietro Lorenzetti. Nel 1304 infine nasceva ad Arezzo, da un fuoriuscito fiorentino, Francesco Petrarca.

Mentre la potenza di Arezzo cresceva sempre di più, cresceva contemporaneamente la voglia delle città vicine di pareggiarne l'importanza, ed era perciò inevitabile che si arrivasse allo scontro con Firenze e Siena. Dopo alterne vicende la Arezzo ghibellina subì una disfatta contro le armate senesi e fiorentine nella battaglia di Campaldino (1289) nei pressi di Poppi. In questa battaglia, a cui partecipò Dante Alighieri per la parte guelfa, morì anche il vescovo di Arezzo Guglielmino Ubertini. In seguito si affermò la signoria dei Tarlati di Pietramala, il cui principale esponente fu Guido Tarlati che pur essendo divenuto vescovo nel 1312 continuò a mantenere buoni rapporti con la fazione ghibellina, in Toscana e fuori, come ad esempio con gli Ordelaffi di Forlì. La signoria di Guido Tarlati mise temporaneamente fine alle dispute di fazione tra i Tarlati e gli Ubertini e la famiglia guelfa dei Bostoli; tanto feroci che San Francesco si era rifiutato a suo tempo di entrare in città, vedendola "infestata dai diavoli", episodio ricordato da Giotto negli affreschi della Basilica Superiore di Assisi.

Guido Tarlati risanò il bilancio delle Stato, portandolo a una tale floridità che Arezzo prese a battere moneta propria, ampliò la cinta muraria, concluse una onorevole pace con Firenze e riuscì ad allearsi con Siena e ad espandere il dominio territoriale verso sud e verso est, lui vescovo, a spese dei possedimenti pontifici; tanto che il Papa da Avignone lo scomunicò e lo dichiarò eretico. Ciò non gli impedì, nel 1327, di incoronare imperatore a Milano Ludovico il Bavaro. In questo periodo si era anche sviluppata una forte borghesia mercantile che aveva imposto alcune modifiche nel governo della città, come la creazione della magistratura del capitano del popolo e delle corporazioni delle arti, e la costituzione di una magistratura rappresentativa delle quattro parti in cui la città venne divisa: porta Crucifera, porta del Foro, porta Sant'Andrea e porta del Borgo, alle quali si richiamano i quattro quartieri che disputano l'odierna Giostra del Saracino.

A Guido Tarlati passato a miglior vita nel 1327 successe Pier Saccone, il fratello, che non era purtroppo della stessa pasta. Arezzo cominciò progressivamente a perdere terreno nei confronti della rivale Firenze, perdendo per la prima volta l'indipendenza nel 1337: Pier Saccone, pressato dagli oppositori interni, dai nemici esterni (fiorentini e perugini) e dalla crisi economica, cedette Arezzo a Firenze per dieci anni in cambio di denaro. Trascorso questo periodo, l'indipendenza fu recuperata, ma non la prosperità. La seconda metà del trecento fu caratterizzata tuttavia da una sostanziale pace sociale, che terminò bruscamente con il progetto del vescovo Giovanni Albergotti di fare entrare Arezzo nella sfera d'influenza del papato. Le lotte tra guelfi e ghibellini riesplosero con violenza, e la città conobbe più volte l'esperienza del saccheggio da parte di soldataglie mercenarie chiamate in soccorso ora dall'una ora dall'altra parte, o anche venute per l'una e passate all'altra se questa pagava meglio, secondo il costume dell'epoca. Ultimo fu il capitano di ventura francese Enguerrand de Coucy che transitava nella zona diretto a Napoli, dove doveva attaccare Carlo di Durazzo per conto di Luigi d'Angiò, e fu assoldato dalla parte ghibellina che era stata appena espulsa dalla città. Enguerrand prese con facilità quel che rimaneva di Arezzo, ma nel frattempo il suo signore Luigi d'Angiò moriva, lasciando l'armata senza scopo e senza soldo. Firenze ne approfittò immediatamente, offrendo al capitano francese quarantamila fiorini perché consegnasse Arezzo, ed egli accettò. Fu così che nel 1384 Arezzo fu annessa allo stato toscano dominato da Firenze. Il dominio fiorentino è visibile d'ora in poi anche nell'architettura e nell'Arte: Spinello Aretino fu l'ultimo artista di scuola autoctona; dopo di lui prevale la scuola fiorentina. In questo periodo furono realizzati da Piero della Francesca gli affreschi della Leggenda della Vera Croce nella Basilica di San Francesco. Il governo fiorentino tentò di rendersi gradito alla città, riuscendovi in parte grazie alla saggia elezione a segretario della Repubblica di un aretino di alto spessore, lo storico e poeta Leonardo Bruni, che si adoperò per favorire l'integrazione di Arezzo nel nuovo Stato toscano ormai, con l'eccezione di Siena e Lucca, interamente sotto il controllo di Firenze. Vi fu tuttavia un lento decadimento economico e culturale della città. La parte più antica, comprendente la rocca e la Cattedrale, fu profondamente modificata con la costruzione della Fortezza Medicea, esempio precoce di fortificazione alla moderna.

Nel primo cinquecento Arezzo si trovò coinvolta in una rivolta antifiorentina, che oppose a Firenze il capitano di ventura Vitellozzo Vitelli, il "duca Valentino" Cesare Borgia e suo padre Papa Alessandro VI, e il re di Francia Luigi XII. La sommossa si spense però dopo pochi giorni, e costò la vita al Vitelli che fu fatto uccidere dallo stesso Cesare Borgia durante un banchetto, con un metodo cui Niccolò Machiavelli dedicò un addirittura un trattato datato 1503. Nel 1525 sulla città e sul contado si abbatté una pestilenza, cui seguì una carestia che mise in ginocchio l'economia aretina e portò ad una nuova sollevazione contro Firenze nel 1529, anche questa però più legata ad avvenimenti esterni che ad una vera volontà popolare. I Medici, che erano stati scacciati da Firenze nel 1527, avevano ora dalla loro il papa Clemente VII, appartenente alla famiglia dei Medici. Questi concluse una pace con l'Impero e si assicurò così una armata imperiale, comandata da Filiberto d'Orange, per imporre a Firenze il ritorno dei Medici. L'armata proveniente da Roma passò dal territorio di Arezzo, allora parte dei possedimenti fiorentini e presidiata da una guarnigione fiorentina, e la città anziché tentare una improbabile resisterenza all'assedio pensò di profittare della situazione per riconquistare l'indipendenza, trattando la resa tramite un ufficiale dell'esercito imperiale originario della Valtiberina, tale Francesco di Bivignano, detto "il conte rosso". La guarnigione fiorentina si rifugiò in fortezza ma fu presto cacciata, mentre il Conte Rosso si impadroniva di parte del Valdarno, Anghiari e Sansepolcro. Ma terminata la contesa con la sconfitta della Repubblica fiorentina a Gavignana nell'agosto del 1530, i Medici non videro più la ragione per tenere Arezzo separata dal resto della Toscana, ed inviarono di nuovo l'esercito imperiale a prenderne possesso. Nel 1554 cadeva anche Siena, ed una quindicina di anni dopo tutta la Toscana, con l'eccezione di Lucca e dello Stato dei Presidi presso l'Argentario, diveniva Granducato. Cosimo I Medici attuò ad Arezzo un piano di ristrutturazione urbanistica a scopi difensivi: il perimetro della cinta muraria fu ridotto come il numero delle porte, la fortezza fu ricostruita e ampliata. In questo contesto fu anche completata la cattedrale, e furono abbattuti alcuni storici edifici, tra cui l'antico palazzo comunale e il palazzo del capitano del popolo, per fare spazio alle Logge dovute alla mano di Giorgio Vasari. Durante i lavori di scasso vennero rinvenute le celebri statue di bronzo della Minerva e della Chimera di Arezzo. Il periodo del Granducato Mediceo a partire dalla seconda metà del '500 vide però, in tutta la Toscana, un lento ma inesorabile decadimento economico e culturale accompagnato da decremento demografico, che si invertirà solo nel settecento, con le iniziative illuminate di Pietro Leopoldo di Lorena.

Nel XVIII secolo fu portata a termine la bonifica della Val di Chiana. Nel 1796 cominciò una campagna militare di invasione dell'Italia da parte dei Francesi. Il generale comandante di questa invasione era Napoleone Bonaparte. Anche Arezzo fu conquistata ma nel 1799 fu il centro del movimento del "Viva Maria", una delle insorgenze antinapoleoniche avvenute in quegli anni in Italia.

In seguito a questi fatti Arezzo fu riconosciuta dal Granduca di Toscana capoluogo di provincia. Nel 1860 il Granducato di Toscana, e quindi Arezzo, entrò a far parte del regno d'Italia.

In questo periodo, anche grazie all'avvenuta bonifica della Val di Chiana, Arezzo ritornò ad essere un nodo delle principali vie di comunicazione fra Roma e Firenze.

La città ha anche ospitato il set del film La vita è bella di Roberto Benigni.

Le feste proprie della città sono quelle del patrono San Donato, il 7 agosto e quella della Madonna del Conforto il 15 febbraio. Il 10 gennaio si festeggia il Beato Gregorio X, compatrono della città.

Ogni prima domenica del mese e il sabato precedente si tiene nel centro storico la "Fiera antiquaria". Il 9, 10 e 11 settembre di ogni anno si tiene la "fiera di settembre" (Fiera del Mestolo).

L'ultima settimana di agosto si svolge un concorso corale polifonico internazionale dedicato a Guido Monaco al quale partecipano cori di altissimo livello provenienti da tutto il mondo, nel 2007 ha ospitato il Gran Premio Europeo di Canto Corale.

In autunno si svolge il Festival Internazionale "I Grandi Appuntamenti della Musica" organizzato dall'Ente Filarmonico Italiano con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il contributo dei principali enti territoriali.

Nel quadro delle rievocazioni storiche, di cui il centro Italia è ricco, si colloca la Giostra del Saracino. Ripristinato in rievocazione storica nel 1931, la Giostra del Saracino si corre ad Arezzo nella Piazza Grande il penultimo sabato di giugno in notturna e la prima domenica di settembre in edizione diurna. Nella giostra si sfidano i 4 quartieri della città: Porta del Foro, Porta Crucifera, Porta S.Andrea e Porta S.Spirito. Ogni cavaliere corre la lizza in base all'ordine stabilito dall'estrazione delle carriere, un rito che si svolge nella piazza del Comune una settimana prima della Giostra. Il cavaliere porta una lancia con la quale deve colpire il tabellone sostenuto dal buratto, una statua lignea rappresentate il Saraceno (da cui il nome). Il punteggio è compreso tra uno e cinque punti; ogni quartiere corre due volte finché, ricorrendo talvolta allo spareggio, un quartiere non predomina sugli altri.

Fino al primo dopoguerra l'economia della città si è basata sostanzialmente sulla coltivazione delle campagne circostanti e, soprattutto, sul commercio e intermediazione dei prodotti agricoli delle quattro vallate. Risale a questo periodo un foro boario destinato al mercato degli animali come, ad esempio, i bovini di razza chianina. Questo tipo di attività non è del tutto abbandonata sebbene sia diventata marginale rispetto ad altre.

Nel primo dopoguerra, infatti, la posizione favorevole di Arezzo rispetto alle vie di comunicazione cominciò ad essere valorizzata grazie alla costruzione della linea ferroviaria Roma-Firenze e di tre ferrovie secondarie: la Arezzo-Fossato di Vico, la Arezzo-Stia e la Arezzo Sinalunga. La prima grande industria della città, la Sacfem, produceva e forniva materiale rotabile a queste ferrovie.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale la vocazione industriale della città proseguì non più nel settore delle costruzioni ferroviare ma nella lavorazione dei metalli preziosi. Sorgono in questo periodo centinaia di piccole e medie aziende specializzate in questa attività ed alcune grandi aziende, come la UnoAErre. Attualmente la città è al centro di uno dei principali distretti orafi del paese. L'attività industriale, fino al 1980 circa, si basava anche sulla moda (si pensi, ad esempio, alla Lebole) ma questo settore, sebbene largamente presente nella provincia, ha progressivamente abbandonato la città.

I servizi comprendono un settore turistico alberghiero in sviluppo: la città ha potenzialità turistiche probabilmente non completamente sviluppate; comprendono un settore bancario e finanziario: ha sede in città la Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio; comprendono l'informatica e le telecomunicazioni: la principale aziende della città per numero di addetti è in questo settore, Eutelia.

Dal punto di vista socio-economico la città non registra gravi problemi di disoccupazione. Probabilmente è ancora troppo sbilanciata verso il settore orafo che, nei ciclici momenti di crisi, può creare qualche disagio.

La principale infrastruttura viaria che serve la città è l'Autostrada A1, alla quale è collegata da un breve raccordo che si dirama dalla tangenziale urbana e raggiunge il casello in 8 km scarsi. Arezzo è toccata anche da tre ex-strade statali: la SS 69 (ora SR 69) che la collega a Firenze attraversando tutto il Valdarno superiore; la SS 73 (ora SP 157 e SR 73) che collega le località di Braccagni (GR) e Sansepolcro (AR) passando per Siena e Arezzo; la SS 71 (ora SP 152, SR 71, SP 142, SP 138, SP 7 e SP 118) che collega le località di Montefiascone (VT) e Ravenna passando per Orvieto, Cortona, Arezzo e Cesena. La città è inoltre al centro della S.G.C. Due Mari Grosseto-Fano, itinerario ancora in via di realizzazione definitiva, che tuttavia consente, grazie ai tratti già in funzione (SS 680 e SS 73 var), un collegamento più veloce rispetto alla viabilità ordinaria con Siena a Sud-Ovest e la Valtiberina a Nord-Est.

La città è attraversata dalla linea lenta Firenze-Roma e sul territorio comunale sono presenti due interconnessioni con la Direttissima che consentono ai treni che la percorrono di effettuare la fermata nella stazione di Arezzo. La stazione è ancora il punto di partenza di due delle già citate linee locali, elettrificate e a binario unico: la Arezzo-Stia che collega il capoluogo con la valle del Casentino e la Arezzo-Sinalunga che collega il capoluogo con le località della Valdichiana non servite dalla linea Firenze-Roma. Le due linee non sono di competenza di RFI e Trenitalia ma sono date in concessione a La Ferroviaria Italiana che le gestisce tramite le due società Rete Ferroviaria Toscana e Trasporto Ferroviario Toscano. La linea Arezzo-Fossato di Vico è invece dismessa dal 1945 anche se recentemente se ne è ipotizzata la riattivazione.

L'Aeroporto di Arezzo-Molin Bianco, codice ICAO "LIQB", è una piccola infrastruttura non aperta ad aerei di linea ma solo a piccoli aerei privati. La pista in asfalto è lunga 660 m. e larga 23. Da tempo viene avanzata la proposta di ampliarlo o di costruirne uno totalmente nuovo in Valdichiana ma ancora non sono state prese decisioni ufficiali. I principali impianti aeroportuali internazionali o intercontinentali più vicini alla città restano dunque Firenze (circa 90 km), Forlì (circa 140 km), Aeroporto di Bologna-Borgo Panigale (circa 190 km), Pisa (circa 180 km) e Roma-Fiumicino (circa 240 km).

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Chimera di Arezzo

Chimera di Arezzo

La Chimera di Arezzo è uno degli esempi meglio conosciuti di arte etrusca. È conservata presso il Museo Archeologico Nazionale di Firenze ed è alta 65 cm.

La sua datazione viene fatta risalire ad un periodo compreso tra l'ultimo quarto del V e i primi decenni del IV secolo a.C. Faceva parte di un gruppo di bronzi sepolti nell'antichità per poterli preservare. Vennero rinvenuti accidentalmente durante la costruzione delle fortificazioni medicee fuori da Porta San Lorentino, alla periferia della città.

Si tratta di una statua bronzea rinvenuta il 15 novembre 1553 in Toscana durante la costruzione di fortificazioni medicee alla periferia di Arezzo, fuori da Porta San Lorentino (dove oggi si trova una replica in bronzo). Venne subito reclamata dal granduca di Toscana Cosimo I de' Medici per la sua collezione, che la espose pubblicamente presso il Palazzo Vecchio, nella sala di Leone X. Venne poi trasferita presso il suo studiolo di Palazzo Pitti, in cui, come riportato da Benvenuto Cellini nella sua autobiografia, "il duca ricavava grande piacere nel pulirla personalmente con attrezzi da orafo".

Il restauro alla coda è però un restauro sbagliato: il serpente doveva avventarsi minacciosamente contro Bellerofonte e non mordere un corno della testa della capra.

Nel 1718 venne poi trasportata nella Galleria degli Uffizi e in seguito fu trasferita nuovamente, insieme all'Idolino e ad altri bronzi classici, presso il Palazzo della Crocetta, dove si trova tutt'ora, nell'odierno Museo archeologico di Firenze.

Nella mitologia greca la chimera (il cui nome in greco significa letteralmente capra) era un mostro che sputava fuoco, talvolta alato, con il corpo e la testa di leone, la coda a forma di serpente e con una testa di capra nel mezzo della schiena, che terrorizzava la terra della Lycia. Venne uccisa da Bellerofonte in un epico scontro con l'aiuto del cavallo alato Pegaso.

Probabilmente, la Chimera faceva parte di un gruppo con Bellerofonte e Pegaso ma non si può escludere completamente l'ipotesi che si trattasse di un'offerta votiva a sé stante. Quest'ipotesi sembra essere confermata dalla presenza di un'iscrizione sulla branca anteriore destra, in cui vi si legge la scritta TINSCVIL o TINS'VIL (TLE^2 663), che significa "donata al dio Tin", supremo dio etrusco del giorno (assimilabile allo Zeus greco o al Giove dei Romani).

La Chimera presenta elementi arcaici, come la criniera schematica e il muso leonino simile a modelli greci del V secolo a.C., mentre il corpo è di una secchezza austera. Altri tratti sono invece più spiccatamente naturalistici, come l'accentuazione drammatica della posa e la sofisticata postura del corpo e delle zampe. Questa commistione è tipica del gusto etrusco della prima metà del IV secolo a.C. e attraverso il confronto con leoni funerari coevi si è giunti a una datazione attorno al 380-360 a.C.

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