Arena

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Inviato da david 12/04/2009 @ 16:07

Tags : arena, calabria, italia

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Arena di Verona

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L'Arena di Verona è un anfiteatro romano situato nel centro storico di Verona, icona della città veneta assieme alle figure di Romeo e Giulietta. Si tratta del terzo anfiteatro romano per dimensioni in Italia, dopo quello di Roma - il Colosseo - e l'anfiteatro capuano, ed è sicuramente fra i meglio conservati.

Durante il periodo estivo viene proposto il celeberrimo festival lirico e fanno tappa anche numerosi cantanti famosi. Una manifestazione ormai consolidata nel calendario areniano è anche la serata finale del Festivalbar, proposta in due eventi in diretta tv, dove si stabilisce il vincitore della manifestazione che gira l'Italia nel periodo estivo.

Il nome originale sarebbe anfiteatro di Verona, in latino amphitheatrum Veronae, anche se oggi è conosciuto volgarmente come Arena, che deriva dal latino ărēna, ovvero la sabbia che ricopriva la parte centrale degli anfiteatri romani, dove si svolgevano gli spettacoli.

L'anfiteatro veronese sorse a circa 70-80 m dalle mura repubblicane della città, di fronte all'angolo formato dalla cinta cittadina a meridione. Questo evidenzia il fatto che non era stato previsto nel progetto originario della città, come ad esempio il theatrvm veronae, anche perché la metà del I secolo a.C. (quando venne rifondata la città all'interno dell'ansa dell'Adige), fu un periodo di guerre civili, e non era quindi realistica la costruzione di un edificio tanto imponente vicino alle mura della città, che avrebbe indebolito, se non addirittura reso inutile, il sistema difensivo: si conclude quindi che l'opera venne costruita in un periodo di pace, che coincide quasi sicuramente con l'inizio dell'età imperiale. A prova di questo, nel III secolo, in un periodo di crisi, anarchia militare e di invasioni barbariche, l'imperatore Gallieno sentì il bisogno di costruire una nuova cinta muraria che includeva anche l'Arena.

Il fatto che l'opera venne costruita esternamente alle mura significa che lo spazio interno era stato ormai quasi completamente edificato. Questa caratteristica, inoltre, impose anche la rivisitazione della viabilità, dato che nell'anfiteatro affluivano decine di migliaia di persone, provenienti dalla città, dall'agro e dai centri vicini, e avrebbero intasato le porte che conducevano ad esso (tra l'altro la via Postumia, che entrava a porta Borsari, era una strada già molto trafficata): vennero quindi rifatte porta Leoni e porta Borsari, e vennero probabilmente creati due nuovi sbocchi minori all'altezza dell'anfiteatro. L'orientamento di quest'ultimo, inoltre, rende particolarmente evidente il collegamento con la città, nonostante sia stato costruito postumo: esso è in asse con il reticolo urbano, in particolare l'asse maggiore è parallelo ai cardini, mentre l'asse minore è parallelo ai decumani. Questo orientamento parallelo a quello della città si spiega principalmente con la necessità di collegare le fognature dell'anfiteatro con il sistema cittadino.

Da notare, inoltre, che la posizione esterna alla cinta muraria consentiva un afflusso da parte dell'agro e da altre città facilitato. Gli spettacoli si tenevano a distanze abbastanza lunghe gli uni dagli altri, dato il loro alto costo, per cui era normale che arrivassero anche abitanti di altre città ad assistervi.

La mancanza di fonti scritte circa l'inaugurazione dell'anfiteatro rendono molto difficile fornire una cronologia sicura, tanto che in passato, da diversi studi, sono emerse date molto differenti, un periodo di tempo che va dal I al III secolo, anche se ormai è dimostrato che non può essere stato costruito dopo il I secolo. Lo storico Pirro Marconi propendeva in particolare per la costruzione tra il secondo ed il terzo decennio del I secolo, cioè tra la fine del periodo augusteo e l'inizio di quello tiberiano, mentre più recentemente Luigi Beschi propendeva per la metà dello stesso secolo.

Per datare l'Arena la si può confrontare con l'anfiteatro di Pola, dato che quest'ultimo è il più simile a quello veronese, sia per l'aspetto stilistico che per quello tecnico, ed inoltre appartiene alla stessa area geografica e culturale: le somiglianza sono tali da far pensare che i due siano opera dello stesso architetto e delle stesse maestranze. Per l'anfiteatro di Pola in genere la costruzione viene datata nel periodo augusteo, per cui è probabile che l'Arena sia stata realizzata all'incirca negli stessi anni.

Altri elementi per una datazione vengono forniti dalla testa di un gladiatore a grandezza naturale, realizzata in tufo: la testa è racchiusa in un elmo nel quale si aprono due fori rotondi, nei quali si intravedono gli occhi. La celata è costituita da due parti che si uniscono esattamente nella metà del viso: queste guancere partono all'altezza delle orecchie abbastanza sottili ma si ampliano fino a coprire tutto il viso, tranne gli occhi. Esse sembrano tenute insieme tramite due correggie incrociate sotto il mento. Questo tipo di elmo si diffonde alla fine dell'età augustea, ovvero circa tra il 10 ed il 20 d.C., e già dopo il 40 questo tipo di elmo si modifica ancora: questo riduce il varco di tempo in cui può essere stato costruito l'anfiteatro, tra la fine del regno di Augusto fino all'inizio di quello di Claudio. Considerando che le statue venivano realizzate alla fine della costruzione dell'edificio si può supporre che l'Arena fosse già completa verso il 30 d.C., come conferma lo storico Pirro Marconi. Oltre all'elmo anche altre decorazioni sembrano portare a questo periodo la datazione della costruzione dell'anfiteatro.

La storia dell'anfiteatro nell'antichità è per lo più sconosciuta, anche sa la si può in parte trarre da alcuni fatti che coinvolsero Verona. Ad esempio, con l'inizio della dinastia Flavia, iniziò una guerra tra Vitellio e Vespasiano che coinvolse la città: quest'ultimo infatti la città come fortezza, perché attorniata da campi aperti in cui poteva utilizzare la cavalleria. La cinta muraria cittadina era però ormai inservibile, proprio per la presenza dell'anfiteatro poco fuori dalle mura, costruito in epoca di pace, per cui decise di costruire un vallo ed di far scavare l'Adigetto (un lungo fossato, utilizzato anche nel medioevo) a sud della città. Questo fatto è dunque una conferma del fatto che nel 69 d.C. l'anfiteatro era già stato costruito.

L'imperatore Gallieno fu impegnato in lunghe guerre per fermare le invasioni barbariche del III secolo, durante le quali utilizzo Verona nella sua nuova tattica di difesa elastica, che vedeva i capisaldi nelle città di Milano, Verona e Aquileia. Decise quindi di allargare le mura della città, ed in soli sette mesi, nel 265, costruì 1.300 metri di mura, in cui incluse finalmente l'Arena risolvendo il problema della sua posizione dominante rispetto alle mura di epoca repubblicana, come è attestato dalla scritta sull'architrave di Porta Borsari.

Nel 312 Verona tornò ad essere protagonista nella guerra tra Costantino e Massenzio, quando quest'ultimo si asserragliò dentro Verona e l'esercito costantiniano venne ad assediarlo: l'assalto avvenne proprio all'altezza dell'anfiteatro, che funse per gli assediati da bastione, dato che era molto più alto delle mura di Gallieno. Davanti all'anfiteatro si tennero due dei più importanti scontri di quella campagna: la sortita degli assedianti, che permise a Ruricio Pompeiano di andare a cercare rinforzi, e la battaglia notturna, in cui Costantino fu preso su due fronti, da quello degli assediati e da quello dei soccorsi, anche se riuscì comunque a vincere. Di questa battaglia vi sono due descrizioni, una in un panegirico a Costantino, ed una in un rilievo dell'arco di Costantino, in cui compare la città di Verona sotto assedio: nel rilievo quadrato, sulla sinistra, c'è Costantino protetto da una guardia e coronato dalla Vittoria, mentre sulla sua destra l'esercito attacca la città mentre gli assediati lanciano frecce e giavellotti dalle mura e dalle torri della città. La parte di cinta muraria più a destra, dove mancano le finestre del piano inferiore, era probabilmente quella che inglobava l'Arena.

Dalla lettera si può trarre che l'amico di Plinio ha offerto alla comunità veronese uno spettacolo di caccia, la venatio, come onoranza funebre per la moglie. Secondo Plinio questa scelta è particolarmente adatta per l'occasione, questo perché originariamente questi generi di spettacoli altro non erano che giochi funebri di origine etrusca o campana.

Da quanto appare scritto Glauco fece voto per la sua salvezza a Nemesi, una delle divinità più venerate dai gladiatori. Egli avverte però chi legge l'iscrizione di farsi dire anche l'oroscopo, perché il suo voto non è bastato per avere salva la vita. Glauco, sulla cui iscrizione appaiono, tra l'altro, le raffigurazioni delle armi di un reziario (quasi sicuramente, quindi, doveva essere un gladiatore reziario), doveva essere stato un gladiatore di buona qualità, dato che l'iscrizione è stata realizzata anche grazie al contributo dei suoi tifosi.

In una casa di Verona, poco fuori le antiche mura romane, è stato scoperto un mosaico che ha come soggetto i giochi gladiatori, databile tra l'età flavia e l'inizio del II secolo. Il mosaico comprende una riquadro centrale: qui, entro cerchi, vi sono elementi geometrici, e tra questi delfini ed elementi vegetali. A margine di questi si trovano i pannelli con le raffigurazioni di gladiatori, in particolare i tre centrali. La funzione di questo mosaico è solamente decorativa, per cui è abbastanza improbabile che rappresenti dei giochi gladiatori tenutisi nell'anfiteatro di Verona, anche se sono presenti delle iscrizioni con nomi di gladiatori, probabilmente famosi gladiatori locali. Nel mosaico sono rappresentati il combattimento tra un reziario ed un secutor, con il reziario a terra e l'arbitro che si interpone tra i due. Sopra c'erano i nomi dei due gladiatori, quasi scomparsi, ed una V, che sta per vicit (ha vinto), e sopra il reziario ISS: manca sicuramente la M, per cui doveva esserci scritto MISS, abbreviazione di missus, cioè ebbe salva la vita. Nel pannello centrale c'è un trace e l'avversario (un mirmillone) a terra ed insanguinato. In questo caso l'arbitro alza il braccio del vincitore. Il nome del gladiatore sconfitto è in questo caso visibile, si tratta di Caecro. Nella terza scena vi è la vittoria di un reziario contro un altro gladiatore, che poggia lo scudo a terra in segno di resa.

Ovvero Lucilius Iustinus aveva ottenuto imporanti cariche e aveva donato alla città quattro colonne, con relativa superficie, pavimento e decorazioni, nel portico che conduceva al ludus publicus.

L'anfiteatro romano, costruito nella prima metà del I secolo d.C., a cavallo tra l'impero di Augusto e quello di Claudio, è il monumento veronese più conosciuto. Oggi l'Arena è incastonata nel centro storico a fare da quinta a Piazza Bra, ma un tempo, quando i Romani lo costruirono, il monumento fu collocato ai margini dell'urbe, fuori della cerchia delle mura.

Per tutto il Medioevo, fino alla prima metà del Settecento, erano usuali in Arena anche giostre e tornei. Nell'Ottocento, invece, erano saltuariamente rappresentati spettacoli di prosa, eseguiti nel tardo pomeriggio fra la primavera e l'autunno. Nel 1913, nel centenario della nascita di Giuseppe Verdi, venne proposto per la prima volta un melodramma, l'Aida verdiana, cantata dal tenore Zenatello, e in questo modo l'Arena sarà finalmente scoperta per quello che adesso è conosciuto come il primo vero e più importante teatro lirico all'aperto del mondo. Nel 1996, l'Unesco designa Verona come capitale della musica e della poesia, e nel 2001 l'annovera tra le città, il cui valore artistico, è patrimonio dell'umanità.

Vi è scritto che una ricca signora lasciò in eredità, in nome del figlio, una somma per innalzare una statua a Diana, per realizzare uno spettacolo di caccia nell'Arena (una venatio) e dei salientes, che potrebbero essere dei condotti per l'acqua o delle fontane, sempre comunque nell'anfiteatro.

È stato rinvenuto, inoltre, uno degli originali gradini dell'Arena, in cui è iscritto il numero di posto, cioè I / LOC(US) IIII, LIN(EA) I, ovvero cuneo primo, gradino quarto, posto primo.

L'elemento base della pianta dell'anfiteatro è costituita dall'ellisse dell'arena (lo spazio centrale in cui si svolgevano gli spettacoli), che fu quasi sicuramente tracciato sul terreno all'inizio dei lavori: il perimetro esterno dell'anfiteatro si ottenne poi tracciando una linea concentrica a quella dell'arena. Questa ellisse base venne ottenuta con quattro cerchi, di cui i due minori (posti lungo l'asse maggiore) ottenuti suddividendo il semiasse maggiore in cinque parti di 25 piedi l'una, due delle quali altro non sono che il raggio preso all'estremità dello stesso asse maggiore. La curva maggiore invece ha un raggio di sette parti da 25 piedi, con il centro all'estremità del prolungamento esterno.

L'arena misura 75,68 m x 44,43 m, ovvero 250 x 150 piedi romani, dunque una cifra tonda, a conferma della semplicità del modulo base utilizzato, con un rapporto tra asse maggiore e asse minore di 5 a 3. La cavea è invece larga 39,40 m, ovvero 125 piedi, mentre il diametro totale è di 152,43 m x 123,23 m, ovvero 520 x 420 piedi romani. Con queste dimensioni risulta essere il terzo anfiteatro in Italia, dopo quelli di Roma e Capua antica.

L'anfiteatro sorgeva su di una lieve preminenza artificiale (mentre oggi si trova sotto il normale livello stradale), e le sue fondazione erano costituite da una platea in opera cementizia. Tra l'anello più esterno e la base del podio vi è un dislivello di 1,60 m. Il drenaggio delle acque, molto importante per un'opera di tali dimensioni, era assicurato da tra cloache anulari poste sotto il pavimento di altrettante gallerie concentriche, che non erano altro che la struttura portante del primo piano. Altre due cloache erano poste lungo l'asse maggiore e minore della struttura, e portavano la acque di scarico fino all'Adige (tra l'altro, una di queste è stata esplorata per circa cento metri). Questo sistema di fogne era molto efficiente, anche per via delle grandi dimensioni: l'altezza si mantiene costantemente sui due metri. Esse furono costruite con tratti di muratura a ciottoli legati con malta, e alternati a file orizzontali di tre mattoni, mentre grandi lastre di pietra fungono da copertura. Una tecnica simile a stata utilizzata per la messa in opera dell'impianto fognario cittadino.

L'aspetto del monumento è oggi piuttosto diverso rispetto a quello originale, in particolare per via della mancanza dell'anello esterno, che sarebbe stata la vera facciata monumentale, compito oggi svolto dalla fronte interna, lasciata scoperta dalla terza galleria, presente solo nella cosiddetta ala, composta da quattro archi, l'unico tratto rimasto in piedi della cinta esterna. Questo anello non aveva una funzione portante, ma serviva da facciata monumentale all'opera: le sue arcate riflettevano esattamente gli ambienti vuoti sottostanti la cavea, mentre gli enormi pilastri riassumevano e ultimavano le linee di forza che provenivano dall'interno. La sovrapposizione di tre ordini di arcate rendevano espliciti all'esterno l'esistenza delle due gallerie e del porticato superiore, mentre gli architravi concludevano le volte delle gallerie interne. In questo modo i complessi volumi interni trovano all'esterno un'espressione estetica e spaziale.

I collegamenti tra facciata e la costruzione restrostante sono dati solo della fondamenta comuni e dalle volte a botte della terza galleria e di quella soprastante. La facciata è composta da tre ordini sovrapposti di arcate, realizzata interamente con blocchi ben squadrati di una pietra molto comune nella provincia di Verona, il calcare Rosso Ammonitico. Le arcate del primo ordine sono alte 7,10 m, quelle del secondo 6,30 m, mentre quelle del terzo 4,50 m: questa disposizione delle altezze accentua, se visto dal basso, l'impressione dello slancio verticale. I pilastri del primo ordine sono larghi 2,30 m e profondi 2.15 m (quindi quasi quadrati), e su di essi una lesena si conclude con un capitello di ordine tuscanico, al livello della cornice. Gli archi si appoggiano su due semicapitelli, e si concludono sul lato della lesena, poco sopra la sua metà. Al di sopra dei capitelli tuscanici si trova una fascia di blocchi che, sopra ogni arcata, portano il numero di ingresso (oggi sono presenti quelli dal LXIV al LXVII, anche se attorno all'anfiteatro sono disposti altri blocchi con la numerazione), quindi un secondo fascio di blocchi uguali al precedente, che sostengono la superiore cornice. Dato che le arcate, e quindi gli ingressi, erano 72, considerando la numerazione di quelli superstiti dell'ala si può evincere che il numero I doveva essere quello dell'ingresso ovest, a conferma della maggiore importanza di quel settore. La numerazione degli ingressi procedeva in senso antiorario.

Il secondo ordine della facciata è praticamente uguale al primo, se si esclude la minore altezza. Nel terzo ordine vi è invece qualche piccola differenza: i capitelli sono sempre di ordine tuscanico, però sono assenti le lesene, mentre la cornice è costituita da una trabeazione conclusa da un fregio e un'ulteriore cornice. All'interno si trovavano poi delle mensole utilizzate per sostenere le travi del portico, e certamente non per sostenere il velario, come hanno pensato alcuni studiosi (anche perché con il suo enorme peso le mensole avrebbero potuto sostenerlo solo se poste esternamente).

L'utilizzo dello stesso ordine in tutti gli ordini è tipico di altri anfiteatri, come quello di Nîmes o di Pola.

Partendo dall'interno dell'anfiteatro e muovendo lungo l'asse delle gallerie si trovano un massicio in opera cementizia a 6,80 m dal magine esterno della cavea e quindi la prima galleria, larga 3 m ed alta 3,60 m, seguita dopo 11,18 m dalla seconda, larga 3,30 m ed alta 9,10 m, ed quindi la terza galleria a 14,45 m dalla seconda, larga 4,30 m ed alta 8,15 m. Sopra la galleria più esterna ne sorgeva un'altra (delle stesse dimensioni), che, a sua volta, reggeva il portico della cavea.

Queste tre gallerie concentriche andavano a formare quattro settori. Partendo sempre dall'interno, tra l'arena e la prima galleria è presente il primo ordine di gradinate, il maenianum. Il primo corridoio anulare, detto praecintio, poggiava sulla volta della prima galleria, e separava il secondo ordine di gradinate, tra prima e seconda galleria. Sopra la volta della seconda galleria vi era quindi il secondo corridoio anulare, che separava il secondo dal terzo ordine di gradinate. A questo punto le scale che portano ai vomitori hanno un andamento più complesso ed iniziano ad incrociarsi. Vi era quindi un terzo corridoio anulare che separava terzo e quarto ordine di gradinate. Dopo si alzava un portico, in corrispondenza della galleria più esterna, il cui tetto poggiava sul colonnato antistante la cavea da una parte, e su delle mensole (ancora visibili sull'ala) dall'altra.

L'ingresso più monumentale dell'anfiteatro è posto ad ovest dell'edificio, quindi verso porta Borsari e la via Postumia: qui la volta centrale è alta il doppio delle altre e giunge fin sotto le gradinate della cavea. Il settore ovest doveva quindi essere il più importante, come sembra confermare anche la diversa disposizione delle scale d'accesso rispetto al settore est: nel primo settore (quello ovest) gli ambienti sono simmetrici, in questo modo i corridoi sono realizzati rettilinei e conducono dunque gli spettatori direttamente agli ordini inferiori delle gradinate, mentre nel settore est i corridoi sono piuttosto irregolari, e la maggior parte delle persone veniva incanalato verso gli ordini di gradinate superiori. Al contrario, nel settore ovest la maggior parte degli ospiti era incanalato verso gli ordini inferiori. Inoltre, dall'ingresso monumentale, entrava probabilmente la processione che inaugurava i giochi.

I materiali utilizzati per la costruzione del monumento sono omogenei in tutta la struttura, segno che ha subito solo ristrutturazioni limitate, grazie alla solidità della sua struttura. Le gradinate devono essere state invece restaurate più volte, per via dell'usura continua a cui sono sottoposte. Per di più l'utilizzo dell'anfiteatro come cava di materiali per lungo tempo e il grande restauro rinascimentale hanno eliminato la struttura originale delle gradinate della cavea, in particolare sono scomparsi i corridoi che separavano i vari settori ed è reso difficile ricostruire l'esatta posizione delle 64 scalette d'accesso, comunque ancora tutte presenti.

La facciata esterna ed i pilastri sono stati realizzati con pietra da taglio, nel particolare Rosso Ammonitico, una pietra calcarea molto diffusa nel veronese. Le murature interne sono state realizzate a sacco, con paramento di opera mista di mattoni e ciottoli: in pratica ricorsi alternati di ciottoli abbastanza grossi e selci, e tre file di mattoni, questi ultimi pedali o sesquipedali (cioè di un piede e mezzo), di colore rosso scuro e spessi circa 8 cm, mentre la malta è spessa circa 1 o 2 cm. Con questa tecnica sono realizzati soprattutto gli ambienti vicini agli ingressi. Altre murature sono state invece realizzate a getto di materiale cementizio dentro casseforme di legno, e costituiscono la maggior parte della struttura dell'anfiteatro. I pilastri in pietra veronese sono invece la struttura portante dell'edificio, e fu probabilmente la prima opera ad essere stata eseguita. Le volte sono in opera cementizia di malta e ciottoli, gettati su casseforme di legno, le cui tavole sono ancora visibili.

La tecnica di realizzazione è standardizzata, cioè uguale in tutto l'edificio, ed i materiali utilizzati sono abbastanza poveri e senza decorazioni, anche se non mancavano certamente le statue, di cui alcune, rinvenute durante degli scavi, sono costudite presso il museo archeologico al teatro romano.

Le cloache furono costruite ad opera mista, con tratti di muratura a ciottoli legati con malta, e alternati a file orizzontali di tre mattoni. Collegate alle cloache, al centro dell'arena vi è un ambiente sotterraneo, largo 8,77 m e lungo 36,16 m, il cui uso rimane sconociuto.

Nel momento della costruzione dell'anfiteatro si tenne conto della popolazione presente a Verona, nel contado, ma anche nelle città vicine, dato che gli spettacoli richiamavano spesso molte persone. Si tenne conto certamente anche dello sviluppo demografico futuro, e questo perché la costruzione di una tale opera era molto dispendiosa, e si doveva evitare di dover costruire un secondo edificio (come successe per esempio a Pozzuoli) o di dover ampliare quello già esistente (come a Pola) per errori di calcolo. La capienza è stata calcolata recentemente per gli spettacoli estivi dell'Arena in 22.000 persone, però bisogna tenere conto che, oggi, il palcoscenico occupa circa un terzo dei posti, e che non è più presente il portico nella parte più alta della cavea, per cui si può parlare molto realisticamente di circa 30.000 posti.

Nel corso del tempo ci sono state varie leggende circa l'origine dell'Arena: per un certo periodo nel medioevo si pensò che un veronese fu accusato di un crimine cruento, per il quale venne condannato a morte, e pur di avere salva la vita disse che avrebbe costruito in una sola notte un edificio in cui si potessero svolgere spettacoli: per adempiere alla promessa promise l'anima al demonio, che però non finì il lavoro (da qui sarebbe nata l'Ala) per il sopraggiungere delle preghiere mattutine, che lo scacciarono. Secondo altre leggende medioevali sempre al demonio sarebbe attribuita la sua costruzione, per via della enorme mole dell'Arena, per cui pareva impossibile che esseri umani avessero potuta costruirla. In altre leggende sarebbe stata fatta costruire da Re Teodorico (probabilmente perché fece restaurare l'anfiteatro, e vi fece tenere numerosi spettacoli), oppure ad un console romano fuggito dalla sua patria.

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Arena Civica

Stampa del 1837: La Piazza d'Armi (l'attuale Parco Sempione), a destra l'Arena da poco costruita

Coordinate: 45°28′33″N 9°10′45″E / 45.47583, 9.17917 L'Arena Gianni Brera (prima del 2002 semplicemente l'Arena Civica) di Milano, opera dell'architetto neoclassico Luigi Canonica, è un impianto sportivo polifunzionale inaugurato il 18 agosto 1807 e, tuttora, uno dei più notevoli monumenti della città.

Fu realizzata dall'architetto Luigi Canonica all'interno di un ampio progetto di ristrutturazione dell'area commissionatogli dalla Commissione di Pubblico Ornato, della quale egli era autorevole membro, sin dalla costituzione. Tale progetto andava a colmare parzialmente il vuoto lasciato dalla demolizione delle fortificazioni spagnole che avevano circondato il nucleo rinascimentale del Castello Sforzesco, sino agli abbattimenti ordinati da Napoleone nel 1800. Una prima proposta, quella dell'Antolini, era stato bocciata, sin dal 1801 dal Buonaparte perché troppo costosa e sostituita da una, ben più modesta, disegnata dal Canonica che aveva provveduto a sistemare il semiarco verso la città. Era rimasta interrotta, invece, la sistemazione dell'intera area retrostante, adibita a piazza d'armi, alla quale, in quel 1805, si mise mano. Canonica venne incaricato del disegno di un grande edificio civico per le feste, gli spettacoli e le celebrazioni.

Venne scelta la forma dell'anfiteatro, come richiamo alla tradizione imperiale romana, cui Napoleone esplicitamente si richiamava. Canonica disegnò ispirandosi al Circo di Caracalla, situato fuori di Roma, sulla Via Appia vicino la chiesa di San Sebastiano, forse il più ben conservato degli antichi monumenti romani. Ha forma di ellisse, con lunghezza 238 metri e larghezza 116 metri e poteva contenere fino a 30.000 spettatori, ovvero poco meno di un quarto dell'intera popolazione di Milano dell'epoca. La struttura richiama quella tipica dei templi greci in antis con i due pilastri quadrangolari, posti agli estremi della facciata, tra i quali ci sono le colonne; queste però non sono due, come da tradizione, ma sono ben otto contribuendo ad allargare l'intera struttura. Questo è probabilmente dovuto all'esigenza di dover contenere un elevato numero di persone che una struttura più slanciata non sarebbe riuscita a fare. Particolare imponenza ebbero il Pulvinare, ovvero il palco ove sedeva il monarca, e la porta principale.

Alla sua costruzione si impiegarono le pietre rivenienti dalla demolizione delle fortificazioni spagnole del castello e gli avanzi del castello di Trezzo sull'Adda, cosicché essa venne realizzata tutta in pietra viva. Venne inaugurato, dopo soli due anni di lavori, il 17 dicembre 1807 con una grande naumachia, alla presenza di Napoleone.

Durante la Repubblica Cisalpina ed il Regno d'Italia l'Arena fu usata per rappresentazioni teatrali, naumachie (allagandola con l'acqua di una attigua roggia), corse di cavalli e, perfino, di bighe, giochi pirotecnici.

Nel corso ’800 venne continuamente utilizzata per feste, tornei, gare su bighe, spettacoli circensi, ascensioni in pallone aereostatico, pattinaggio invernale, oltre a diverse “meraviglie”: per esempio nel 1894 e nel 1906 ospitò il grandioso circo ‘’western'’ di Buffalo Bill, nel 25 luglio 1895 i campionati italiani di ciclismo. Il 15 maggio 1910 la nazionale di calcio italiana vi batté quella francese 6 a 2, Beccali vi realizzò il record sui 1500 metri, poi sulle 1000 iarde, Consolini, nel 1948 quello del lancio del disco, Lievore, nel 1961, quello del lancio del giavellotto, Fiasconaro, nel 1973 quello degli 800 metri.

Nei primi anni del ’900 divenne il centro del calcio milanese, ma durante la seconda guerra mondiale subì una forte crisi perché non era più in grado di contenere i tifosi del calcio, che la abbandonarono definitivamente con la costruzione dello stadio di San Siro. L'ultima partita in Arena fu disputata dall'Inter il 10 dicembre 1958, per la seconda edizione della Coppa delle Fiere, gara d'andata contro i francesi dell'Olympique Lione, superati per 7-0.

Dopo un breve periodo di abbandono, a partire dagli anni anni settanta l'Arena ricominciò ad ospitare gare di atletica, incontri di calcio e di football americano, oltre che spettacoli all'aperto.

Attualmente l'Arena è un impianto rinnovato, con una capienza di 10.000 posti, ed è il campo di gioco di una squadra di calcio milanese, il Brera F.C. , militante in promozione lombarda.

All'arena ha anche sede la società Atletica Riccardi famosa a livello italiano.

L'edificio venne acquisito, nel 1870, dal comune di Milano e fu denominato Arena Civica.

Venne danneggiata dai bombardamenti statunitensi e britannici del luglio-settembre 1943. Circa tre mesi più tardi, il 19 dicembre 1943, i repubblichini fucilarono gli antifascisti Carmine Capolongo, Giovanni Cervi, Fedele Cerini, Luciano Gaban, Alberto Maddalena, Giuseppe Ottolenghi, Carlo Mendel, Amedeo Rossin.

Il 2 luglio 1944, al termine di una partita di calcio Milan-Juventus, i nazisti bloccarono le uscite e sequestrarono circa trecento giovani, molti dei quali furono deportati in Germania.

Nel 2002 l'Arena fu intitolata a Gianni Brera.

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Arena Football League

stadio al coperto o arena della squadra Brigade

Arena Football League è la principale lega professionale di football a 8 in USA. Il termine arena si riferisce all'impianto al coperto, chiamato arena dagli statunitensi, dove si svolgono le partite. A questa lega è affiliata af2 ossia arena football seconda lega. Negli ultimi anni la presenza di pubblico alle partite AFL è aumentata moltissimo, arrivando nel 2007 ad una media di 12,415 spettatori per incontro .

Questa lega fu fondata nel 1987 da Jim Foster che era stato un funzionario di NFL e United States Football League. La prima partita di esibizione si disputò nel 1986 a Rockford tra Rockford Metros e Chicago Politicians.

Durante la prima stagione, la lega fu composta da quattro squadre: Chicago Bruisers, Denver Dynamite, Pittsburgh Gladiators e Washington Commandos. Si giocò una stagione di sei partite culminante nell'Arena Bowl I, dove Denver sconfisse Pittsburgh in casa loro. Nel 1990 Foster brevettò le regole dell'AFL, perciò le altre leghe dovettero inventare delle varianti per poter sopravvivere; tale brevetto è comunque scaduto il 30 settembre 2007.

Per molti anni il mondo dell'indoor football è stato quasi sconosciuto a gran parte degli statunitensi. Fino a fine anni '90 la maggiore esposizione per l'AFL veniva dalla ESPN, che trasmetteva le partite in differita, spesso dopo mezzanotte. La prima grande vetrina fu ottenuta nel 1998, quando l'Arena Bowl XII fu trasmessa in tutta la naziona dal Wide World of Sports dell'ABC.

Una delle prime storie di successo della lega furono i Detroit Drive. Erano un team di primo livello, grazie alle stelle che vi giocavano, inclusi George LaFrance, Gary e Alvin Rettig, Art Schlichter, spesso i Drive giocavano nell'esaurita Joe Louis Arena, e parteciparono all'ArenaBowl ogni anno della loro esistenza (1988-1993). La prima dinastia dell'AFL finì quando il suo padrone, Mike Ilitch, comprò i Detroit Tigers e vendette la squadra.

Nonostante l'abbandono dei Drive, l'AFL ha ancora oggi numerose dinastie, inclusi i Tampa Bay Storm (l'unica squadra che ha partecipato a tutti i campionati), i loro arcirivali Orlando Predators, i San Jose SaberCats, gli Arizona Rattlers. Gli Albany/Indiana Firebirds, nonostante abbiano vinto un solo campionato, potrebbero essere considerati una dinastia, dal momento che è uno dei rari casi di permanenza per dieci anni in una città.

Nel 1993 la lega ha organizzato il suo primo All-Star game a Des Moines, Iowa, la futura casa degli Iowa Barnstormers. La National Conference batté l'American Conference 64-40 davanti a 7,189 persone.

Nel XXI secolo l'interesse per la AFL è aumentato moltissimo. Il quarterback dei St. Louis Rams Kurt Warner, MVP al Super Bowl XXXIV, era già noto per essere stato il quarterback negli Iowa Barnstormers. Mentre la lega continua ad attirarsi numerose critiche dai commentatori, questa storia ha dato una grande visibilità alla AFL, procurandole un nuovo contratto tv con la TNN, che, diversamente da ESPN, trasmette gli incontri in diretta. Nel 2000 dalla AFL deriva l'af2, lega di sviluppo per la AFL stessa.

Il regolamento di gioco adottato ha ispirato quello di football a 8 in Italia e altrove ma vi sono piccole differenze. Il campo regolamentare della lega è in uno stadio (architettura) al coperto, lungo 58 iarde e largo 85 piedi. Per ogni squadra i giocatori disponibili sono 20 dei quali 8 sono contemporaneamente attivi in campo. La partita dura un'ora di tempo effettivo cronometrato divisa in quattro tempi di 15 minuti: tra secondo e terzo tempo i giocatori riposano per 15 minuti. Un touchdown ossia meta vale 6 punti: la conversione dopo meta segnata vale 1 punto quando realizzata con calcio piazzato e 2 punti quando realizzata con calcio a rimbalzo o azione giocata alla mano; il calcio piazzato, realizzato dopo un fallo degli aversari, vale 3 punti e il calcio a rimbalzo, realizzato durante azione di gioco, vale 4 punti; l'azione di safety, ossia quando si placca un avversario con il pallone nella propria area di meta, vale 2 punti.

All'inizio della stagione 2003 l'AFL fece un contratto con la NBC, che fu poi rinnovato per due anni nel 2005. Legato a questo la lega spostò l'inizio della stagione da maggio a febbraio (la settimana dopo il Super Bowl) e mise in calendario la maggior parte delle partite alla domenica e non più sabato o venerdì. Nel 2006, a causa della XX Olimpiade Invernale, i playoff della Stanley Cup e la Daytona 500, la trasmissione delle partite da parte della NBC non fu a cadenza settimanale durante la regular season, ma rimase completa per i playoff conclusisi con il 20° ArenaBowl. NBC ed Arena Football League si separarono poi però, non riuscendo ad arrivare ad un nuovo accordo. Il proprietario dei Las Vegas Gladiators Jim Ferraro disse in un'intervista radiofonica che la ragione per cui la trattativa fallì fu che la ESPN rifiutò di mostrare gli highlights o persino menzionare un prodotto della NBC.

Per la sola stagione 2006 la AFL fece un accordo con il canale via cavo OLN (ora chiamata Versus) per 11 partite della regular season ed una dei playoff.

Il 19 dicembre 2006 ESPN annunciò l'acquisto di una quota minoritaria in AFL. Questo accordo includeva diritti televisivi per il gruppo ESPN, che trasmette un minimo di 17 partite della regular season e 9 dei playoff, incluso l'ArenaBowl XXI.

L'AFL ha anche un accordo regionale per il via cavo con FSN.

Il primo videogame sulla AFL fu Arena Football per il C-64 uscito nel 1988. Il 18 maggio 2000, Kurt Warner's Arena Football Unleashed fu messo in commercio dalla Midway Games per la Playstation. Il 7 febbraio 2006 EA Sports produsse Arena Football per PlayStation 2 e Xbox. EA Sports ha messo in vendita anche Arena Football: Road to Glory, nel febbraio 2007 per la PlayStation 2.

Nel 2001 Jeff Foley pubblicò War on the Floor: An Average Guy Plays in the Arena Football League and Lives to Write About It. Il libro racconta l'esperienza dell'autore in due preseason dell'indoor football (1999 and 2000) con la squadra degli Albany Firebirds. L'uomo si autodescrive come uno scrittore non atletico e giocò tre partite di precampionato.

L'Arena Football League si è allargata ed ha inglobato molte squadre nella sua storia. Tutti gli anni si è registrata almeno una nuova adesione o almeno un cambio di nome. La AFL per il 2006 si è ampliata a 19 franchigie. La lega ha condotto un draft di espansione nel settembre 2005 per avere gli Utah Blaze. A causa dell'uragano Katrina i New Orleans VooDoo hanno annunciato una pausa per il 2006. I giocatori sotto contratto con i VooDoo furono trasferiti ai nuovi Kansas City Brigade. Nel 2007 però l'arena football è tornato a New Orleans. Un ulteriore allargamento porta nel 2008 una franchigia anche a Cleveland.

Per quanto riguarda gli spettatori la media AFL negli anni'90 era 10,000-11,000 a partita, ma la recessione successiva agli attentati dell'11 settembre la fecero scendere sotto i 10,000. Successivamente però è tornata a crescere, arrivando a 12392 nel 2007 . 11 delle 17 squadre hanno una media sopra i 13000.

Per diverse città si è parlato di una possibile adesione all'AFL nel prossimo futuro durante la conferenza stampa del Commissioner prima dell'ArenaBowl XX.

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Arena (Duran Duran)

L'album Arena è il quarto album dei Duran Duran, primo live.

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L'Arena

L'Arena è il giornale di Verona e provincia. È uno dei quotidiani in circolazione più antichi infatti fonda le sue origini nel 1866, poco prima dell'annessione del Veneto al Regno d'Italia.

La Società Athesis S.p.A. è l'editrice della testata.

L'Arena è popolarmente chiamata dai veronesi "La bugiardella".

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Arena (gruppo musicale)

Gli Arena sono un gruppo musicale progressive rock nato nel 1995. Il gruppo è stato fondato da Clive Nolan, personaggio molto influente nella scena neoprogressive, in quanto tastierista dei Pendragon e altre band parallele, e da Mick Pointer, fondatore e primo batterista dei Marillion, che dopo aver inciso Script for a Jester Tears aveva abbandonato il suo gruppo e, da allora, si era ritirato dalla scena musicale Il sound degli Arena risente fortemente delle influenze musicali di Nolan e Pointer, unici membri fissi della band: in particolare i primi tre dischi richiamano innegabilmente le sonorità dei Marillion degli anni '80. Anche i cantanti John Carson e Paul Wrightson hanno un timbro di voce molto simile a quello di Fish. A simboleggiare un ulteriore legame di Pointer con la sua prima band, da cui era stato allontanato per causa di malumori con Fish), nel primo disco compare Steve Rothery che suona un assolo nel brano Crying for Help VIII.

A partire dal disco Immortal? entra nella band il cantante Rob Sowden e la formazione resterà immutata fino ai giorni nostri. A partire da questo disco il sound della band cambia radicalmente: Sowden, rispetto ai predecessori, ha una voce molto più profonda e ruvida, simile a quella di Zak Stevens dei Savatage. Il genere degli Arena inizia ad oscillare tra il neoprogressive delle origini ad una musica più sinfonica fino a sfociare nel progressive metal; senza rinnegare completamente il sound delle orgini, ora nei dischi compaiono brani melodici e d'atmosfera alla Pink Floyd, come canzoni più dure e sinfoniche nello stile dei Savatage, ma senza risultarne dei semplici imitatori.

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Source : Wikipedia