Arabia Saudita

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Inviato da gort 18/04/2009 @ 23:13

Tags : arabia saudita, penisola araba, esteri

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Arabia Saudita

Arabia Saudita - Bandiera

L'Arabia Saudita è uno stato dell'Asia medio-orientale che confina con l'Iraq, la Giordania, il Kuwait, l'Oman, il Qatar, gli Emirati Arabi Uniti e lo Yemen. È bagnato dal Golfo Persico a nord-est e dal Mar Rosso ad ovest. Ha una superficie di 2.218.000 km2. La capitale è Riyad.

Il regno saudita occupa circa l'80% della Penisola araba. La maggior parte dei confini con gli Emirati Arabi Uniti, Oman e Yemen non è definita, così come la dimensione esatta del paese. Il governo saudita stima la superficie del suo stato tra i 2.217.949 e i 2.240.000 chilometri quadrati. Meno dell'1% dell'area è adatto alla coltivazione agricola.

La popolazione saudita nel 2003 è stimata essere circa 24,3 milioni, includendo circa 6,4 milioni di stranieri residenti. Il tasso di natalità è di 29,74 nascite per 1.000 abitanti; il tasso di mortalità è di soli 2,66 morti ogni 1.000 abitanti.

Fino agli anni sessanta, la maggior parte della popolazione era nomade o semi-nomade. A causa del rapido sviluppo economico ed urbano, più del 95% della popolazione ora è sedentarizzato. All'inizio degli anni novanta la distribuzione della popolazione variava notevolmente fra le città delle zone costiere ad est e ad ovest del paese, le oasi interne densamente abitate e la maggioranza delle aree interne desertiche e, quindi, quasi totalmente disabitate. Alcune oasi hanno una densità di popolazione di più di 1.000 abitanti per chilometro quadrato.

La maggior parte dei Sauditi è di etnia araba.

Alcuni hanno un'origine etnica mista e sono discendenti di Turchi, Iraniani, Indonesiani, Indiani, Africani e di altre etnie, la maggioranza delle quali immigrò come pellegrina del hajj, fissando la propria residenza nella regione del Ḥijāz, lungo il litorale del mar Rosso.

Molti Arabi dei paesi vicini lavorano nel regno saudita. Ci sono inoltre numerosi asiatici, immigrati per lavoro principalmente dall'India, dal Pakistan, dal Bangladesh, dall'Indonesia e dalle Filippine. Gli occidentali sono meno di 100.000 in tutta l'Arabia Saudita.

La lingua araba.

La religione ufficiale dell'Arabia Saudita è l'Islam, nella sua versione giuridico-teologica del hanbalismo wahhabita. La libertà religiosa è molto limitata. Pur non essendoci restrizioni per coloro che praticano la propria fede privatamente, è impossibile per i non musulmani edificare luoghi per i loro culti. L’ordinamento prevede, inoltre, la pena di morte per apostasia. A nessun non musulmano è permesso diventare cittadino dello stato saudita.

Fra i lavoratori immigrati ve ne sono anche di religione cristiana . In Arabia Saudita i cristiani possono essere arrestati e fustigati per la pratica della loro fede in pubblico o per il possesso di "materiale propagandistico", inclusi libri della Bibbia. Gli incontri di preghiera dei cristiani possono essere interrotti dalla polizia.

La Penisola arabica, specialmente nelle regioni meridionali yemenite, è considerata una delle quindici aree del pianeta in cui si è organizzata la società umana ed è per questo motivo che la zona è definita "culla dell'umanità".

Un'entità statale saudita nacque nell'Arabia centrale circa nel 1750 quando il Sultano del Najd, Muhammad ibn Saʿūd, unì le sue forze sotto la spinta ideale fornita da un riformatore islamico neo-hanbalita, Muḥammad ibn ʿAbd al-Wahhāb, con lo scopo di creare una nuova realtà politica e statuale. Nei centocinquanta anni successivi, le fortune della famiglia dei Sa‘ūd sono cresciute e decadute molte volte, poiché la famiglia contendeva il potere e il territorio sulla Penisola araba all'Egitto, all'Impero ottomano e ad altre famiglie arabe. Il moderno Stato della famiglia Saʿūd ( Āl Saʿūd ) fu fondato dal re ʿAbd al-ʿAzīz Āl Saʿūd (spesso noto internazionalmente come Abdul Aziz Ibn Saud).

Nel 1902 ʿAbd al-ʿAzīz Āl Saʿūd conquistò la città di Riyāḍ, la capitale ancestrale della dinastia degli Āl Saʿūd, sottraendola alla famiglia rivale degli Āl Rashīd. Successivamente ʿAbd al-ʿAzīz sottomise al-Ahsa, al-Qaṭīf, il resto di Najd e lo Ḥijāz fra il 1913 ed il 1926. L'8 gennaio 1926 ʿAbd al-ʿAzīz Āl Saʿūd diventò il re del Ḥijāz, strappandolo all'hascemita re ʿAlī ibn al-Husayn, figlio dello Sharīf della Mecca al-Ḥusayn b. ʿAlī che aveva proclamato nel corso della Prima guerra mondiale la Rivolta Araba contro l'Impero Ottomano e che era stato compensato con l'attribuzione ai suoi figli di varie entità arabe erette a monarchia (Transgiordania, Iraq e, appunto, Regno di Ḥijāz).

Il 29 gennaio 1927 ʿAbd al-ʿAzīz Āl Saʿūd assunse il titolo di re del Najd (il suo titolo precedente era sultano). Dal trattato di Jedda, firmato il 20 maggio 1927, la Gran Bretagna riconobbe l'indipendenza del regno di ʿAbd al-ʿAzīz (allora conosciuto come il regno di Hijāz e Najd). Il 23 settembre 1932 queste regioni furono unificate sotto la dizione di Regno dell'Arabia Saudita (al-Mamlakat al-ʿarabiyya al-saʿūdiyya ).

La scoperta del petrolio nel marzo del 1938 ha trasformato economicamente il paese e ha dato al Regno l'autorevolezza di cui gode, malgrado la struttura integralistica delle sue istituzioni giuridiche e sociali (l'Arabia Saudita è ufficialmente wahhabita) e il suo gigantesco finanziamento per l'edificazione, nel mondo islamico e non, di moschee e centri culturali di orientamento fondamentalista e di partiti e movimenti politici che al Wahhabismo direttamente o indirettamente si richiamano (il caso più vistoso è la Fratellanza Musulmana). Diversi miliardi di dollari che non hanno impedito all'Arabia Saudita di mantenere strette relazioni con le molte nazioni occidentali che comprano il suo petrolio e, in particolare, con gli Stati Uniti d'America, alla cui politica estera il Regno è da sempre fedelmente allineato.

La forma di governo dell'Arabia Saudita è la monarchia, il nome ufficiale dello stato è Regno arabo saudita (المملكة العربيّة السّعوديّة).

Le leggi fondamentali del Regno (facenti funzione di una Costituzione, assente perché la "costituzione" è il Corano) furono promulgate nel 1992 con la dichiarazione secondo la quale l'Arabia Saudita è una monarchia governata dai discendenti del sultano del Najd ʿAbd al-ʿAzīz Āl Saʿūd, primo re dell'Arabia Saudita (Dinastia Saudita).

Tali leggi si basano su quella islamica, Sharīʿa, composta dal Corano e dalla Sunna del profeta Muḥammad. Non è dato invece grande spazio all' Ijmāʿ e al Qiyāṣ che, pur non facendo parte in senso stretto della Sharīʿa, sono da molti madhhab (ma non da quello hanbalita) riconosciuti come fonti del diritto islamico.

La Sharīʿa è applicata da tribunali coranici. Non esistono elezioni parlamentari né esistono partiti politici nel paese. Nel 2005 si sono tuttavia organizzate elezioni locali.

L'Arabia Saudita è divisa in 13 province (manātiq, al singolare mintaqa).

Il Wahhabismo di Stato in Arabia Saudita comporta una serie di misure ufficiali miranti a garantire la rigorosa osservanza delle prescrizioni giuridiche e sociali islamiche degli abitanti del Regno, musulmani o meno che siano. Il fatto più appariscente è la separazione esistente a livello pubblico e privato dell'elemento femminile, inserita a pieno titolo in ambito educativo e lavorativo nel tessuto istituzionale ma tenuta a una rigida separazione dall'elemento maschile e a una sorveglianza da parte parentale. Una donna non potrà guidare un'autovettura, fosse anche una diplomatica non musulmana, né potrà fare shopping da sola qualora le manchi un accompagnamento da parte di un componente della sua famiglia.

Un altro fatto che spesso suscita reazioni negative e polemiche nell'ambito del mondo occidentale è la mancanza di edifici di culto non-islamici (sinagoghe, chiese, templi di varia natura religiosa), salvo quanto è garantito all'interno dei compounds dell'Aramco (la società petrolifera statunitense presente in modo privilegiato sul territorio saudita).

La norma non deriva da una rigorosa prescrizione coranica ma dal decreto emesso dal secondo califfo ʿUmar b. al-Khaṭṭāb (reg. 634-644) che stabilì la sacertà dell'intera Jazīrat al-ʿArab (Penisola Araba) come estensione del principio di sacralità (ḥaram) garantito al territorio della Mecca.

Occorre chiarire tuttavia che questa assenza di luoghi di culto non-islamici riguarda solo ed esclusivamente l'Arabia Saudita che, a causa della sua intrinseca natura istituzionale, è paragonabile non già a uno Stato laico del pianeta ma a uno Stato strutturalmente definibile come teocratico, come poteva essere un tempo il Tibet prima dell'annessione cinese e come è attualmente lo Stato della Città del Vaticano, all'interno dei quali infatti non erano e non sono permesse presenze estranee al culto religioso dominante e qualificante.

L'islamicità del Regno trova una sua appariscente sottolineatura nell'istituzione dei mutawwīn, incorporati nel servizio civile della burocrazia saudita fin dagli anni ottanta. Con maniere talora assai spicce e ricorrendo talora anche a repressioni di tipo fisico, essi sono incaricati ufficialmente di sorvegliare che siano osservati alcuni precetti islamici di natura tanto giuridica quanto sociale, quali il controllo dell'osservanza dell'obbligo delle cinque preghiere giornaliere (ṣalāt) da parte dei musulmani, la loro astinenza da cibo, bevande e fumo nel corso delle fasi diurne del mese di ramadan. I mutawwīn - definiti come "Commissari per la Propagazione delle Virtù e la Prevenzione del Vizio" (esiste in proposito un ministero statale con tale nome), o "Commissari per la Pubblica Morale" - sono anche responsabili del controllo della chiusura degli esercizi commerciali nel corso dei "momenti di elezione" (awqāt) delle preghiere obbligatorie e vigilano che un abbigliamento consono per modestia sia ostentato in pubblico. Le donne straniere subiscono pressioni crescenti perché indossino abiti che coprano braccia e gambe e misure repressive possono essere adottate verso persone di ambo i sessi per il fatto di viaggiare insieme in autovettura.

L'economia dello stato gira sul petrolio, con forti controlli statali sulle attività economiche più importanti. L'Arabia Saudita possiede il 24% del totale stimato delle riserve del petrolio mondiale; figura come la più grande esportatrice di petrolio e svolge un ruolo principale nell'OPEC. Il settore del petrolio rappresenta approssimativamente il 75% delle entrate del bilancio, il 40% del PIL ed il 90% degli incassi dovuti all'esportazione. Circa il 35% del PIL viene dal settore privato. Nel 1999 l'Arabia Saudita fu decisiva nello sforzo dell'OPEC e di altri paesi, di realizzare con successo l'aumento del prezzo del petrolio, portandolo ai livelli più alti dall'epoca della guerra del Golfo tra Iraq e Alleati degli USA. Questo intento venne concretizzato riducendo la produzione. Infatti il prezzo del petrolio nel mese di Luglio del 2008 raggiunse all'incirca i 160$ al barile per poi scendere in picchiata ed essere nel Novembre, sempre del 2008, ai 55$ al barile. I prezzi del petrolio rimangono elevati, ma nonostante tutto, Riyāḍ ha grandi disavanzi di bilancio, in parte causati dagli aumenti della spesa per la formazione ed altri programmi sociali. L'Arabia Saudita ha annunciato il varo di programmi per avviare la privatizzazione delle aziende produttrici di elettricità nel 1999, preceduta dalla privatizzazione delle aziende impegnate nel settore delle telecomunicazioni. Il governo spera di continuare a sviluppare il settore privato per diminuire la dipendenza del regno dal petrolio e per poter così anche aumentare le possibilità d'impiego per la popolazione saudita che sta aumentando costantemente. La scarsità d'acqua e la veloce crescita della popolazione obbligheranno il governo a modificare i propri sforzi per aumentare l'autosufficienza nella produzione di prodotti agricoli.

Negli anni recenti, l'Arabia Saudita ha sperimentato una significativa contrazione dei proventi dal petrolio, combinata con un elevato tasso di crescita della popolazione. Queste cause hanno fatto precipitare il reddito pro capite da 25.000 US$ nel 1980 a 8.000 US$ nel 2003; nel 1999 era di circa 7.000 US$. Il declino registrato tra il 1980 ed il 1999 ha segnato un record mondiale negativo di cui non si conoscono precedenti nella storia delle nazioni in periodo di pace.

Il patrimonio culturale è celebrato nella festività annuale, chiamata Jenadriya.

La cultura saudita ruota quasi interamente in funzione dell'Islam. I due luoghi più sacri dell'Islam (Mecca e Medina) sono nel Regno, sul cui territorio nel VII secolo d.C. si espresse la religione islamica.

Uno dei rituali folcloristici più rappresentativi dell'Arabia Saudita è l' Ardha, il ballo nazionale del paese. Questo ballo della spada è basato sulle tradizioni antiche dei beduini: i suonatori di tamburi tengono un ritmo sostenuto e un poeta canta i versi mentre gli uomini che portano la spada ballano spalla a spalla. La musica ha origini nella Spagna musulmana (al-Andalus). A Mecca, a Medina e a Jedda il ballo e la canzone sono eseguite al suono del mizmar, uno strumento di legno simile all'oboe.

Il vestito saudita è fortemente simbolico, rappresenta i legami della gente alla terra, il passato e l'Islam. Gli indumenti sono principalmente larghi ed ondeggianti, riflettono la praticità della vita in un paese desertico così come l'enfasi conservatrice islamica. Tradizionalmente, gli uomini portano solitamente una camicia lunga fino alla caviglia, tessuta con fibre di lana o cotone (conosciuto come thawb), con una ghutra (un grande quadrato di cotone tenuto fermo da una corda) portata sulla testa. Per i rari giorni freddi, gli uomini sauditi portano un mantello di pelo di dromedario indossato sopra i vestiti. I vestiti delle donne sono decorati con motivi tribali, monete, lustrini, fili metallici e paramenti. Tuttavia, alle donne saudite è imposto di portare un cappotto nero lungo (abaya) e il velo (niqāb) quando lasciano la casa, al fine di "proteggere il loro pudore".

Festa nazionale: 23 settembre.

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Diritti umani in Arabia Saudita

La situazione dei diritti umani in Arabia Saudita è considerata generalmente lontana dagli standard occidentali. Sotto il comando autoritario della famiglia reale Saudita è stata fatta rispettare rigorosamente la legge della dottrina wahabita (un'interpretazione fondamentalista del Corano). Molte libertà fondamentali messe nella dichiarazione universale dei diritti dell'uomo non esistono; la pena di morte ed altre pene sono state applicate spesso senza un regolare processo. Inoltre l'Arabia Saudita è entrata nel mirino per l'oppressione delle minoranze religiose e politiche, per la tortura dei prigionieri e per l'atteggiamento verso gli stranieri, le donne e gli omosessuali. Nonostante le maggiori organizzazioni internazionali come Amnesty International e Human Rights Watch esprimano ripetutamente preoccupazioni per la condizione dei diritti umani in Arabia Saudita, il regno nega che tali violazioni avvengano.

L'Arabia Saudita è uno di quegli stati in cui le corti continuano a imporre punizioni corporali, inclusa l'amputazione delle mani e dei piedi per i ladri e la fustigazione per alcuni crimini come la "cattiva condotta sessuale" e l'ubriachezza. Il numero di frustate non è chiaramente previsto dalla legge e varia a discrezione del giudice, da alcune dozzine a parecchie migliaia, inflitte generalmente lungo un periodo di settimane o di mesi. La persona che dà le frustate deve tenere un Corano sotto l'ascella del braccio con cui utilizza la frusta, in modo da limitare la potenza del colpo. L'Arabia Saudita è anche uno dei paesi in cui si applica la pena di morte, incluse le esecuzioni pubbliche effettuate tramite decapitazione. Alcune persone sono giustiziate in prigione tramite fucilazione. Ci sono state notizie di effettuate lapidazioni e crocifissioni.

Nel 1997, Human Rights Watch ha esaminato il caso di Abd al-Karim Mara i al-Naqshabandi, che è stato giustiziato dopo la condanna per stregoneria contro il suo datore di lavoro. L'organizzazione ha concluso che il sistema legislativo saudita "non riesce a dare le garanzie minime nei processi e dà la possibilità a individui potenti di maneggiare il sistema a loro vantaggio".

Nel 2002 il Comitato delle Nazioni Unite contro la Tortura ha criticato l'Arabia Saudita per le amputazioni e le fustigazioni che effettua per la sua interpretazione del Corano. La delegazione saudita ha risposto che si difende la "tradizione legale" tenuta fin dall'inizio dell'Islam, 1400 anni fa, e ha rifiutato l'interferenza nel sistema legislativo.

Rispetto agli standard occidentali, le donne saudite subiscono forti discriminazioni in molti aspetti della loro vita, compresa la famiglia, l'educazione, l'occupazione e il sistema giudiziario. Sulle strade pubbliche alle donne non è permesso di portare una bicicletta o di andarci. È inoltre proibito loro di guidare autoveicoli. La polizia religiosa fa rispettare la modestia del vestito e a volte chiede alle donne delle Forze Armate Americane di rivedere la loro acconciatura. Tuttavia negli ultimi anni molti stranieri che risiedono nel regno hanno segnalato che l'applicazione delle leggi sul modo di vestire è diventata meno rigorosa. Le donne non possono avere accesso ad alcune cariche, come quella di Ministro degli Esteri, né lavorare nel settore petrolifero. È, però, permesso loro di studiare, dalla scuola primaria fino all'università (ovviamente in istituti separati rispetto ai ragazzi), e sono sempre di più le saudite che decidono di lavorare, perché uno stipendio in più in casa fa comodo, e anche per emanciparsi un po' dalla famiglia. È interessante, per chi fosse interessato alla condizione femminile della donna saudita, e alle evoluzioni in corso, leggere il libro Sfigurata, di Rania al Baz, una giornalista del regno che è stata picchiata a sangue dal marito e che, in seguito, si è impegnata per l'emancipazione delle donne musulmane.

Le nazioni della penisola araba sono state tra le ultime a dichiarare fuorilegge la schiavitù. Nonostante questa proibizione formale, persistono casi di schiavitù e di traffico di esseri umani.

Nel 1962 l'Arabia Saudita rese illegale la pratica, liberando circa 10000 schiavi su un totale stimato di 15-30000. La schiavitù fu abolita dal vicino Qatar nel 1952, nella Repubblica Araba dello Yemen nel 1962, negli Emirati Arabi Uniti nel 1963, nello Yemen del sud nel 1967 e nell'Oman nel 1970. Alcuni di questi stati, come lo Yemen, erano protettorati britannici. Gli inglesi lasciarono lo Yemen del sud senza obbligarlo ad abrograre della schiavitù, ma fecero pressioni sugli Emirati Arabi Uniti affinché lo facessero. Nel 2005, l'Arabia Saudita è stata descritta dal Dipartimento di stato degli USA come il 3° paese con più traffico di esseri umani. I primi 3 paesi sono "paesi in cui i governi non aderiscono completamente agli standard minimi e non fanno neppure significanti sforzi per ciò".

Vedi anche: Traffico di esseri umani in Arabia Saudita.

Tutta l'attività sessuale fuori dal matrimonio eterosessuale è illegale. La punizione per l'omosessualità, travestimento da donna o coinvolgimento in qualche cosa che faccia pensare all'esistenza di una comunità gay organizzata, varia dall'imprigionamento, alla deportazione (per gli stranieri), alle frustate e all'esecuzione.

Qualsiasi straniero trovato infettato dall'HIV, il virus che porta l'AIDS (o anche, qualunque altro trovato in condizioni mediche serie) è portato nel suo paese d'origine. Le opzioni di trattamento disponibile per i cittadini sauditi sono limitate. Solo negli ultimi anni il governo ha cominciato a riconoscere il servizio delle Nazioni Unite nel giorno mondiale contro l'AIDS.

I preservativi sono disponibili in alcuni ospedali e farmacie.

La libertà di parola e di stampa è limitata per proibire la critica al governo o l'approvazione dei valori "non-islamici". Il governo vieta ufficialmente la televisione satellitare, ma questa legge è in genere ignorata. I sindacati commerciali e le organizazioni politiche sono proibiti. Le dimostrazioni pubbliche sono anch'esse vietate.

L'Arabia Saudita proibisce il lavoro dei missionari di tutte le religioni tranne che dell'Islam. Ufficialmente tutte le religioni tranne l'Islam sono vietate e le chiese proibite. Non ufficialmente il governo permette che gli operai stranieri siano cristiani, che i cristiani stranieri possano praticare il culto nelle loro case o persino in posti riservati nelle scuole locali, a condizione che non si parli di ciò in pubblico. Questo è un grado di tolleranza ufficiosa che non è dato all'ebraismo o all'ateismo.

In teoria, il governo può cercare nelle case di chiunque e arrestare o deportare i lavoratori stranieri che possiedono icone o simboli religiosi, tipo la Bibbia o il rosario. Tuttavia, questo non è fatto generalmente sui componenti dell'Aramco e la politica più comune per i cristiani stranieri è simile alla politica delle forze armate degli Stati Uniti per gli omosessuali (Non chiedere, non dire). Il governo tollera la presenza degli operai cristiani finché rimane discreta e occulta.

Gli stranieri in pubblico devono essere conformi alle pratiche locali (comunque la preghiera 5 volte al giorno o le pratiche musulmane non sono obbligatorie). Il vestito conservatore è previsto, specialmente per le donne che viaggiano nelle zone rurali. I negozi e i ristoranti chiudono cinque volte al giorno per la preghiera e le esposizioni pubbliche dei simboli religiosi o politici stranieri non è tollerata. Durante il Ramadan mangiare, bere o fumare in pubblico durante le ore diurne è proibito. Alle scuole straniere è spesso richiesto di insegnare un segmento introduttivo annuale sull'Islam.

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Nazionale di calcio a 5 dell'Arabia Saudita

La Nazionale di calcio a 5 dell'Arabia Saudita è, in senso generale, una qualsiasi delle selezioni nazionali di Calcio a 5 della Saudi Arabia Football Federation che rappresentano l'Arabia Saudita nelle varie competizioni ufficiali o amichevoli riservate a squadre nazionali.

Questa squadra nazionale non ha una grande tradizione in fatto di calcio a 5, ha partecipato ad un'unica edizione dei campionati del mondo, più precisamente il FIFA Futsal World Championship 1989 in Olanda dove è uscita al primo turno. Nei trofei continentali d'Asia, la squadra saudita non si è mai presentata ai nastri di partenza delle fasi finali.

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Pena di morte in Arabia Saudita

In Arabia Saudita si ha un'interpretazione rigida della Sharia e la pena di morte viene prevista per i reati di omicidio, stupro, rapina a mano armata, traffico di droga, stregoneria, adulterio, sodomia, omosessualità, rapina su autostrada, sabotaggio ed apostasia (ovvero rinuncia della religione Islamica).

Sono previsti tre metodi di esecuzione, ovvero l'impiccagione, la lapidazione e la decapitazione: quest'ultimo è il sistema più applicato (nel 2005 tutte le esecuzioni sono avvenute per decapitazione) anche se alcuni anni fa ci sono state varie impiccaggioni e lapidazioni.

Il procedimento per l'esecuzione è il seguente: il condannato viene portato in un cortile davanti a una moschea, gli vengono legate le mani, viene fatto accosciare e infine il boia sguaina la spada davanti a una folla che urla "Allah Akbar" ("Dio è grande" in lingua araba).

La maggior parte delle esecuzioni sono avvenute per omicidio e stupro anche se un buon numero di reati non violenti come la presunta stregoneria, l'apostasia, la cattiva condotta sessuale e l'uso di sostanze stupefacenti si sono risolti con la decapitazione.

Spesso gli stranieri, soprattutto quelli provenienti dal Medio Oriente, dall'Africa e dall'Asia sono trattati in modo denigratorio. Molte volte non viene detto loro che sono stati condannati a morte, né che il loro processo è concluso; in alcune circostanze le vittime hanno potuto sapere ciò che stava per capitargli solo quando i poliziotti sono entrati nella loro cella e li hanno portati nel luogo di esecuzione.

Alcune organizzazioni umanitarie hanno denunciato che in Arabia Saudita c'è una quasi totale assenza di garanzie processuali: ad esempio agli imputati è stata negata molte volte la presenza di un avvocato o di una rappresentanza legale in aula; solo nel 2002 è stata consentita dal governo saudita la visita dello Special Rapporteur ONU sull'indipendenza dei giudici.

Riguardo al numero di esecuzioni, il record è stato raggiunto nel 1995 con 191 esecuzioni (i due/terzi dei giustiziati erano stranieri). Nel 2004 le esecuzioni sono state 33, il numero più basso degli ultimi anni. Finora non si può sperare in un'abolizione totale della pena di morte in quanto l'Arabia Saudita ha recentemente votato contro la risoluzione per l'abolizione della pena capitale approvata dalla Commissione per i Diritti Umani del ONU (21 aprile 2004).

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Source : Wikipedia