Appiano Gentile

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Tags : appiano gentile, lombardia, italia

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Appiano Gentile

Pievi Milanesi

Appiano Gentile (Appian in insubre) è un comune di 7.835 abitanti che dista 15 km da Como, capoluogo dell'omonima provincia cui appartiene. Appiano è un antico borgo che sorge ai margini del Parco della Pineta di Appiano Gentile e Tradate, a cavallo tra la Provincia di Como e quella di Varese.

Nel territorio di Appiano Gentile furono rinvenuti reperti di epoca golasecchiana, ora esposti al Museo Civico di Como. Il borgo fece parte della regione del Seprio, di cui rappresentò la pieve più orientale. Alla fine del XIII secolo fu conquistato dai Visconti, entrando così a far parte del Ducato di Milano fino all'epoca napoleonica. Annesso al Regno d'Italia, fu accorpato alla Provincia di Como.

Si può raggiungere Appiano Gentile dall'autostrada A9 Milano-Lainate-Como-Chiasso (uscita a Fino Mornasco o a Lomazzo).

Appiano è dotata di un servizio taxi privato, che parte da Piazza Libertà appartenente a papà Pieretto.

Il paese comasco è celebre in Italia perché sede del centro di allenamento della squadra di calcio F.C. Internazionale (Inter) "Angelo Moratti", detto anche "Pinetina", che si trova sul confine tra Appiano e Veniano.

Il municipio (fax 031.890327), la polizia locale e la biblioteca si trovano all'interno di Villa Rosnati. L'ufficio anagrafe e l'ufficio tributi invece hanno sede nel vecchio palazzo del municipio a fianco della chiesa di Santo Stefano in piazza Libertà.

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Parco della Pineta di Appiano Gentile e Tradate

Il Parco della Pineta di Appiano Gentile e Tradate è un parco naturale che si estende su una vasta area di oltre 48 km² tra la provincia di Varese e la provincia di Como. Il suo territorio tocca 15 comuni. La maggior parte del territorio del parco è proprietà privata.

Degli oltre 4.800 ha di parco, circa 3.500 ha costituiscono il bosco del parco. Il bosco è composto da Pineta (30%), Castagneti (30%), Robineti (25%) e Quercieti (15%). Il restante territorio è adibito a pascolo e per l' agricoltura.

La fauna del parco si compone di svariati animali. Tra i mammiferi ricordiamo ghiro, il tasso, la faina, la volpe, il coniglio selvatico, la donnola, la lepre, lo scoiattolo, il pipistrello. Tra gli uccelli ricordiamo l'airone cinerino, il picchio, il falco, il nibbio, la poiana, il gufo, la civetta, la quaglia, ed il fagiano.

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Provincia di Como

Provincia di Como-Stemma.png

La Provincia di Como (Pruvincia de Comm in dialetto comasco) è una provincia della Lombardia che conta 578.175 abitanti e il cui capoluogo è la città di Como. È compresa all'interno dell'Euroregione dell'Insubria e ne rappresenta la pendice a sud-est.

Confina a nord e a ovest con la Svizzera (Canton Ticino e Canton Grigioni), a est con la Provincia di Sondrio e la Provincia di Lecco, a sud con la Provincia di Monza e Brianza, a ovest con la Provincia di Varese. Ha un'exclave in territorio svizzero, rappresentata dal comune di Campione d'Italia. Il territorio provinciale anticamente era più vasto e comprendeva fino al 1927 anche la parte settentrionale della provincia di Varese e fino al 1992 la quasi totalità della provincia di Lecco.

Lo stemma della provincia di Como è stato modificato nel 2005, dieci anni dopo il distaccamento della provincia lecchese. La parte alta (prima unica con la croce bianca su sfondo rosso e la scritta Libertas) è stata divisa in due sezioni mentre la parte sottostante è stata riunita in un'unica banda, eliminando la divisione tra i simboli di Como e Lecco.

Il "Leone" (simbolo della città di Lecco) è stato sostituito dalla croce di Rovenna e Scaria, circondata da 4 stelle a 6 punte che ricordano come dall'Antico dominio di Como si siano poi gemmate quattro realtà istituzionali ora autonome: Sondrio, Varese, Lecco e il Canton Ticino. Nella fascia inferiore trova spazio un disegno geometrico dei magistri cumacini presente sul basamento della facciata del Duomo di Como. Il simbolo ha significati molteplici, infatti rappresenta un'opera lignea di intaglio, ma anche una ruota dentata oppure una rosa dei venti.

Le diverse aree possiedono delle caratteristiche omogenee dal punto di vista climatico, morfologico e demografico. Non sono riconosciute istituzionalmente ma sono già utilizzate dall'amministrazione provinciale per suddividere la struttura ricettiva turistica e per un piano di collaborazione intercomunale tra le varie municipalità.

Le temperature variano dai -5/+5 °C in Gennaio ai +20/+30 °C in Luglio. La provincia è situata nell'area prealpina ed è caratterizzata da un clima semi-continentale. Gli inverni sono generalmente freddi, specie in montagna, mentre le estati sono calde e afose. Fa eccezione la costiera lariana (specie la Tremezzina), che gode di un clima relativamente più dolce. L'umidità è sempre molto elevata per tutto l'anno.

La provincia di Como è interessata dal flusso di numerosi fiumi e torrenti di piccola o media portata, oltre ad ospitare diverse sorgenti acquifere. Sono tre i fiumi che bagnano il territorio provinciale. Il fiume più importante che nasce nel Triangolo Lariano e scorre attraverso Erba è il Lambro: la sua origine si ha in località Alpe del Piano Rancio, nel bel mezzo del Triangolo Lariano, all'interno dei confini comunali di Magreglio. Si immette nel lago di Pusiano per poi defluire e scorrere verso sud. Per un breve tratto segna il confine tra la provincia di Como e Lecco. Altro fiume importante è il Seveso che nasce sul Monte Sasso a Cavallasca e percorre anche la parte brianzola della provincia. Il fiume Mera percorre il suo ultimo tratto a Sorico prima di gettarsi nella pendice settentrionale del Lago di Como.

Il corso d'acqua più lungo della provincia, il Lura che nasce nel comune di Uggiate-Trevano al confine tra la Lombardia e il Canton Ticino per poi scorrere lungo tutta la zona a sud-ovest della provincia, attraversando tra l'altro i comuni di Lurate Caccivio, Cadorago, Lomazzo e Rovellasca, scorrendo in un tratto nell'omonima valle. Il torrente prosegue poi in Provincia di Varese, bagnando Saronno e nel Milanese, dove lambisce Rho, a valle di questa cittadina, il torrente confluisce nel fiume Olona.

Altri torrenti da citare sono il Serenza e il Terrò (tributari del Seveso) che scorrono nell'area canturina, il Bozzente (tributario dell'Olona) che percorre l'area della pinetina di Appiano Gentile, gli immissari del Lago di Como che sono il Cosia sulla sponda orientale, l'Albano, il Liro, il Livo sulla sponda orientale e il Cuccio, che si getta nel lago di Lugano a Porlezza.

Vi sono poi tre torrenti che scorrono in territorio italiano e svizzero: il Breggia, che nasce in località Barco dei Montoni, attraversa tutta la Valle di Muggio per poi rientrare in Italia a Maslianico, il Mara, che nasce sul Monte Sighignola (nel comune di Lanzo d'Intelvi) per poi sfociare nel lago di Lugano e il Gaggiolo che nasce a Meride nel Canton Ticino entra in Italia, attraversa la Valmorea e sbocca nell'Olona nel varesotto.

Il Lago di Como (o Lario) rappresenta il bacino lacustre più importante della provincia. Il Lario non è però l'unico lago presente all'interno della provincia, in quanto esistono diversi bacini minori nell'area prealpina, oltre ad una porzione del Ceresio.

Sono 31 i comuni comaschi che si affacciano sullo specchio d'acqua lariano, serviti da una efficiente rete di navigazione. Sono invece 5 i comuni comaschi che si spartiscono il ramo comasco del lago di Lugano.

I laghi prealpini all'interno dei confini provinciali sono quattro e situati a ridosso dell'area Erbese, nella zona dell'Alta Brianza: il lago di Pusiano ed il lago di Alserio, tra Como e Lecco, il lago di Montorfano, nell'area canturina ed il lago del Segrino, piccolo bacino nel triangolo lariano nei pressi di Canzo.

Vi sono altri due bacini minori nella parte centro-settentrionale dell'area comasca: il lago di Mezzola, a nord, collegato al lago di Como da un breve tratto del fiume Mera ed il piccolo lago di Piano, situato in Val Menaggio.

La provincia si trova a ridosso della catena delle Alpi Lepontine e abbraccia una parte delle Prealpi lombarde, la cima più alta è il Pizzo Cavregasco (2.535 metri). Tutte le montagne sono situate nella parte nord della provincia, oltre la linea immaginaria che unisce le città di Como ed Erba. La principale divisione che si può fare è quella che riguarda le rocce di cui i vari rilievi comaschi sono formati: la linea di divisione tra la fascia metamorfica e quella delle alpi sedimentarie-calcaree passa nella zona tra l'Alto lago di Como e la fascia delle Lepontine meridionali.

Nell'area comasca esistono diverse vallate: nell'area centro-settentrionale sono prevalentemente di origine glaciale mentre nella fascia meridionale vi sono delle valli minori, di modeste dimensioni, di origine fluviale.

Nell'area delle Alpi Lepontine, partendo da nord, si incontrano diversi vallate però scarsamente abitate per via delle impervie condizioni della morfologia. Le più a nord sono la Valle di Sorico e la Valle di Livo che prendono il nome dai comuni in cui si sviluppano. In località Dosso del Liro convergono le vallate del Dosso e di San Jorio. Proseguendo lungo la sponda occidentale del Lario a Dongo vi è lo sbocco della Valle Albano che prende il nome dal torrente che vi scorre al centro.

Nella parte centrale vi sono le vallate più conosciute della zona comasca, nonché centri turistici rinomati: la Val Cavargna e la comunicante Val Rezzo, poste a ridosso della sponda nord del Lago di Lugano, la Valsolda, valle laterale al confine con il distretto di Lugano e la Val d'Intelvi, incastonata tra i laghi di Como e Lugano, accessibile da Porlezza e da Argegno in territorio italiano, da Arogno provenendo dalla Svizzera.

La Vallassina è la più importante e popolata valle della provincia, nonché l'unica valle presente nel Triangolo Lariano.

La provincia di Como, con una popolazione di 578.175 abitanti (di cui 32.381 stranieri), risulta essere la sesta delle provincie lombarde per numero d'abitanti.

Dei 162 comuni che compongono la provincia, Como risulta essere il più popoloso con 83.175 abitanti e con la più alta densità media (2.228 ab./km²). Il comune con meno abitanti è invece Val Rezzo con una popolazione di 187 abitanti.

La zona più densamente popolata è l'area che si snoda tra i centri di Mariano Comense ed Erba sull'asse ferroviario Milano-Asso. Le ragioni sono di tipo morfologico ed economico: la zona precocemente servita dal servizio ferroviario (precedente al 1900) è sede dei maggiori centri industriali della provincia e il terreno collinare-pianeggiante ha permesso lo sviluppo di centri residenziali ben collegati da strade e mezzi di trasporto. L'area lariana e montana presenta invece diverse carenze logistiche nonché una scarsità di attività economiche.

Nel corso del Dopoguerra le valli, a eccezione della Valassina, si sono spopolate a discapito dei piccoli-medi centri dell'area sud della provincia che registrano un costante aumento demografico.

Le prime testimonianze archeologiche della presenza dell'uomo nel territorio comasco risalgono al paleolitico. Secondo le ultime scoperte risalenti al 2006 vi è prova di presenza sia pur saltuaria dell'uomo di Neanderthal attorno a 50.000-60.000 anni fa presso la Grotta Generosa nei pressi dell'abitato di Erbonne nel comune di San Fedele Intelvi. Altre testimonianze sono i ritrovamenti presso il Buco del piombo presso Erba, sicuramente di epoca musteriana. La grotta è stata frequentata, anche se in modo discontinuo da 30.000 a 10.000 anni fa dall'uomo di Neanderthal all'Homo Sapiens Sapiens. Della stessa epoca è anche la punta di selce ritrovata al Tanun nell'alta Valle del Cosia. Questi antichi manufatti ci documentano la presenza di cacciatori - raccoglitori che giungevano sulle prealpi provenienti dalla pianura a caccia di grandi branchi di erbivori, spinti dalla ricerca del cibo.

Al Mesolitico risalgono altri ritrovamenti di Erbonne, risalenti a 10.000 anni fa, e del monte Cornizzolo, più recenti. Anch'essi appartenenti a stanziamenti stagionali di cacciatori. I reperti di Montano Lucino ci documentano invece una presenza stabile nei dintorni di Como collocabile a 6.000 anni fa.

Con il Neolitico, l'età della pietra levigata, avviene una vera e propria rivoluzione dello stile di vita. L'uomo diventa allevatore ed agricoltore, impara a vivere in piccoli agglomerati urbani palafitticoli, scopre la ruota, la terracotta e la tessitura. La fase più antica è caratterizzata dai vasi a bocca quadra, mentre quella più recente dai vasi globulari forati in modo da poter essere appesi. Si ignora il rito funebre. Testimonianze di questo periodo sono state ritrovate al lago di Varese ed alla Lagozza, al Castel Grande di Bellinzona in Svizzera e a Montano Lucino.

L'Eneolitico, o età del rame, nel comasco vede il fiorire della Cultura di Civate, risalente a 2.500 anni fa. La piccola necropoli rinvenuta nel "buco della sabbia" è caratterizzata dal rito di deporre il cadavere sul suolo senza alcuna copertura. Il corredo era composto da oggetti in rame (una perla, una spirale ed un anello) ed in osso di animali domestici oltre ad altri strumenti litici. La tomba rinvenuta nel comune di Canzo vicino al lago del Segrino è unica nel suo genere. Si tratta di una tomba a cassetta litica coperta da un tumulo di pietre. Nel corredo erano presenti quattro bracciali, un pendaglio a doppia spirale ed una punta di selce. Nei dintorni sono state fatte altre scoperte del medesimo periodo (Valbrona e Magreglio).

La successiva età del bronzo dura dal 1700 al 1000 a.C. La prima espressione nel comasco vede numerosi insediamenti appartenenti all cultura di Polada, svilluppatasi in modo particolare nella bassa bresciana e mantovana. Gli abitati erano collocati lungo le rive di laghi o paludi in zone bonificate disponendo tronchi sul terreno in modo perpendicolare gli uni agli altri. I piccoli laghi brianzoli hanno ospitato numerosi di questi insediamenti (Bosisio Parini, Lago di Pusiano, Lago di Annone, Lago di Montorfano, Albate). La tomba di Ello, oggi in provincia di Lecco appartenente alla media età del bronzo è molto particolare ed importante. Il corredo di guerriero in rame è tra i più antichi ritrovati in Italia. Si tratta di un elmo, due spade, due pugnali, due asce e quattro punte di lancia databili al 1300 a.C. Nel XIII secolo, durante il bronzo finale, importanti avvenimenti determinano la fine della cultura di Polada. Un movimento di popolazioni provenienti dal nord attraversano le Alpi ed entrano nella pianura lombarda. Il loro centro più importante è localizzato a Canegrate, località che dà il nome alla nuova cultura di Canegrate. Nel comasco testimonianze sono presenti ad Appiano Gentile. Si tratta di una civiltà limitata sia in senso cronologico che geografico, ma che ha avuto una grande incidenza sul nostro territorio, soprattutto perché è stato importato il rito funebre a cremazione che sostituisce quello ad inumazione. Si suppone che l'arrivo di queste popolazioni, probabilmente celtiche non abbia avuto un impatto pacifico. Ma è dall'unione di queste due esperienze e di queste due etnie, di Polada e di Canegrate, di popolazioni Liguri e Celtiche, che nascerà una nuova civiltà che gli archeologi chiamano Cultura di Golasecca in contemporanea con la nascita della cultura di Hallstatt nell'Europa centrale ed alla cultura di Villanova nell'Italia centrale. In questo periodo ed in questo ambito compaiono anche i primi insediamenti sulle colline a sud di Como (Cavallasca, Monte della croce, Moncucco) e nella convalle (via Gorio e via Benzi). Inizia così la Civiltà Comacina o Civiltà della Cà morta che vedrà il suo massimo fiorire fino al IV secolo a.C. Como avrà un importante ruolo, soprattutto commerciale, diventando uno dei più grandi centri abitati dell'Italia settentrionale.

Il I millennio a.C., che corrisponde all'Età del ferro, vede la nascita e lo sviluppo di una civiltà comacina inserita in una in una facies più ampia chiamata cultura di Golasecca, oltre che dal centro abitato di Comum oppidum sulle pendici meridionali del Monte della Croce, nella zona compresa tra Breccia e San Fermo. La necropoli di questo centro proto-urbano, ricca di materiele archeologico, è localizzato in una vasta zona chiamata Cà morta. Per questo la Civiltà comacina è detta anche Civiltà della Cà morta. Gli storici comaschi classici, riportando le parole di Catone il Censore, Plinio il Vecchio e Tito Livio, attribuiscono la fondazione di Como agli Orobi o Orumbovii. Gli archeologi moderni chiamano questa popolazione Golasecchiani, polazione di Liguri celtizzati, perché nati dalla fusione della precedente gente Ligure con la popolazione celtica della Cultura di Canegrate.

Il territorio che fa capo a Como, oltre al nucleo principale, comprende il Sottoceneri, tutto il lago con esclusione della sua parte estrema più settentrionale, la Brianza, l'area tra l' Adda, il Brembo ed il Serio, compresa la zona di Bergamo. I ritrovamenti più antichi risalgono al IX secolo a.C. L'abitato di Como a quel tempo era costituito da un insieme di villaggi distanziati ma in stretto contatto tra loro. Qualche nucleo era insediato anche nella convalle, sede dell'odierna città. A partire dalla metà del VII secolo a.C., l'abitato si amplia e la comunità evolve verso forme più articolate: si affermano delle élites aristocratiche ed iniziano contatti culturali e commerciali con il mondo halstattiano transalpino, quello paleoveneto ad est e quello etrusco a sud. In questo periodo il centro principale della Cultura di Golasecca rimane sempre il comprensorio lungo le rive del Ticino. Centro che a partire dal VI secolo a.C. inspiegabilmente decade e Como diventa l'unico capoluogo del vasto territorio golasecchiano. Il suo abitato subisce una forte espansione, soprattutto nel V secolo, tanto da dare all'insediamento un aspetto di tipo urbano piuttosto che di un insieme di villaggi. Le cause di questi processi sono ancora ignote, sono comunque da ricercare nella sfera dei commerci. Gli Etruschi si erano espansi a nord del Po colonizzando Mantova e Melpum mentre il ruolo del porto di Marsiglia decade. La direttrice fondamentale dei traffici dell'Etruria verso il mondo transalpino comprende Spina, il corso del Mincio, Brescia e Bergamo fino a Como e da qui ai passi alpini del San Bernardino e del San Gottardo passando per Lugano e Bellinzona altro importante centro golasecchiano. Nodo fondamentale di intermediazione tra Etruschi e Celti è Como, confermato dalla presenza di innumerevoli testimonianze archeologiche di manufatti di importazione: vasellame bronzeo etrusco, ceramica attica, una dracma d'argento della zecca di Populonia, vasi di vetro di Rodi e persino dell'incenso arabo. Le iscrizioni ritrovate, seppur limitate, redatte in un alfabeto derivato da quello etrusco arcaico chiamato Alfabeto leponzio ci assicurano il carattere celtico della popolazione comense . Si tratta di uno strato linguistico celtico pre gallico e la migliore testimonianza ci è data dalla famosa stele di Prestino "uvamokozis pliale u uvltiauiopos ariuonepos sites tetu".

Con l'inizio del IV secolo (G. IIIA3), l'abitato protostorico va incontro ad un rapido declino e le necropoli si esauriscono. Il fenomeno viene collegato alle invasioni galliche del 388 a. C. che hanno scardinato il sistema politico-economico e commerciale creato dagli Etruschi. Il centro commerciale di Como scompare, mentre ascende il ruolo di Milano, capoluogo degli Insubri in un contesto però diverso da quello commerciale etrusco: l'economia dei nuovi Galli è ora incentrata sull'allevamento e la pastorizia e gli scambi commerciali sono limitati in un ambito locale. Il sistema abitativo è costituito da abitati sparsi in un mondo prevalentemente rurale. L'area di Como è nella seconda età del ferro per lo più disabitata. L'ubicazione di Comum oppidum, il centro che si arrenderà al console Marco Claudio Marcello nel 196 a. C. ci è al momento sconosciuta.

La conquista della Gallia Transpadana iniziò nel 225 a.C. e terminò, dopo la pausa della Seconda guerra punica nel 196 a.C. I Comenses conobbero dunque i Romani nel 196 a.C., coinvolti ad arma excitis dagli Insubri in un'alleanza, vennero sconfitti in una sanguinosa battaglia nei pressi di Comum Oppidum in cui morirono, a detta di Tito Livio, quarantamila soldati. Anche i ventotto Castella dipendenti dal capoluogo si arresero. Il console Marco Claudio Marcello fu magnanime coi vinti. I Comensi vennero legati a Roma da un foedus, un vincolo federativo, nel rispetto delle autonomie locali. In cambio poté contare sulla loro assoluta e perenne fedeltà. Per circa un secolo, la presenza romana fu sporadica ed episodica fino a che il settentrione divenne un interesse fondamentale per assicurare una adeguata sicurezza e per saziare le mira espansionistiche commerciali e militari oltralpe. Nell'89 a.C. Gneo Pompeo Strabone si affretta ad aiutare Como devastata da un'incursione di Reti: la restaura e conferisce ai comensi lo jus Latii, la cittadinanza latina. Successivamente nel 77 a.C. giunge a Como un gruppo di 3.000 coloni guidati da Lucio Cornelio Scipione Asiatico Emiliano che si stanziano sulle pendici circostanti l'attuale convalle. Il toponimo "Coloniola" oggi riservato ad un quartiere della città, è quantomai significativo. Ma il vero artefice e fondatore ex novo della colonia latina di Novum Comum è da tutte le fonti considerato Gaio Giulio Cesare. Nel 59 a.C. con l'obiettivo di rafforzare Como ed il Lario per la sua importanza quale via di comunicazione con i passi alpini verso l'Europa centrale ed autorizzato dalla lex Vatinia che gli conferiva il potere proconsolare fonda nell'area dove è ubicata ora la città Novum Comum circondandola di mura e vi deduce 5.000 coloni tra cui 500 Greci. Nel 49 a.C. Novum Comum acquisisce la cittadinanza romana e da colonia latina diventa municipium civium romanorum della repubblica romana. I comensi possedevano la pienezza del diritto riservato ai cittadini di Roma. Aveva la propria Curia ed era amministrata da un collegio di quattro magistrati.

Un'altra linea d'importanza secondaria che interessa l'area brianzola è il collegamento ferroviario Como-Lecco, gestito dalla RFI, che collega i due capoluoghi passando per Cantù e Merone. La linea, classificata negli anni Sessanta come "ramo secco", negli ultimi anni è oggetto di rivalutazioni per una possibile integrazione nel trasporto ferroviario suburbano.

D'interesse marginale è invece la linea Milano-Varese-Laveno con le stazioni in territorio comasco di Mozzate e Locate Varesino.

Nel passato esistevano due linee ferroviarie, ormai scomparse e di cui rimangono poche tracce: la linea Como-Varese e la linea Menaggio-Porlezza.

Nella provincia di Como esistono una funicolare e una funivia.

La Funicolare Como-Brunate che collega dal 1894 il capoluogo con il piccolo centro montano posto al di sopra della città e permette una visione privilegiata del primo bacino lariano. Costruita per finalità commerciali con lo sviluppo del turismo di massa acquista grande importanza. Il servizio è ora gestito dall'ATM di Milano.

La funivia Argegno-Pigra collega il centro lariano con il soprastante comune della Val d'Intelvi.

L'unica linea autostradale che interessa il territorio comasco è la A9, detta anche Autostrada dei Laghi, che congiunge Como e la Svizzera con Milano. Nell'area urbana di Como (tra i caselli di Como Nord e Como Sud) non è previsto il pagamento del pedaggio. Gli altri ingressi situati nella provincia sono quelli di Fino Mornasco, Lomazzo e Turate. Sono in corso i lavori per la costruzione della terza corsia in entrambi i sensi di marcia.

In futuro è previsto il passaggio attraverso il territorio dei comuni di Mozzate, Limido Comasco, Fenegrò, Cirimido, Turate e Lomazzo della nuova Autostrada Pedemontana , collegamento diretto tra Bergamo e l'Aeroporto di Milano-Malpensa. Inoltre è prevista la costruzione della Tangenziale di Como, in grado di collegare Villa Guardia e Albese con Cassano senza passare per il capoluogo.

Tutte le principali strade statali della provincia passano per il capoluogo. Le due vie di collegamento più importanti sono la SS 35 dei Giovi e la SS 342 Briantea che mettono in collegamento Como con Milano, Varese e Bergamo.

Le due strade che costeggiano il Lago di Como sono la SS 340 Regina e la SS 583 Lariana. La prima costeggia la riva occidentale del Lario mentre la seconda percorre l'area del Triangolo Lariano da Como a Lecco passando per Bellagio.

Esistono poi due collegamenti che interessano parzialmente o in modo minore il territorio provinciale: la SS 639 di Pusiano e Garlate, che collega Como e Lecco passando per Erba, e la SS 233 Varesina, passante per Mozzate, Carbonate e Locate Varesino.

La provincia di Como si avvale della presenza dell'Università degli Studi dell'Insubria. La sua istituzione risale al febbraio 1997 quando l'Osservatorio per la valutazione del sistema universitario attua una fase di scorporo delle attività dell'Università degli Studi di Milano, creando una università bipolare e concedendo autonomia ai corsi di laurea e alle Facoltà di Varese e Como. L'inizio dell'attività avvenne il 14 febbraio 1998. A Como hanno sede le facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali e di Giurisprudenza, inoltre sono presenti dei corsi di Economia e Medicina.

L'istruzione superiore statale nella provincia di Como offre una vasta scelta per ciò che riguarda le scuole di stampo umanistico-scientifico o tecnico-professionale. Nella città di Como sono presenti 8 scuole di secondo grado: la più importante e prestigiosa è l'I.T.I.S. - Setificio “Paolo Carcano” che mantiene la tradizione della lavorazione della seta nella provincia. Sono sparse nel territorio provinciale altri 9 istituti superiori: 3 a Cantù, 3 a Erba, 1 a Mariano Comense, 1 a Menaggio e 1 a Olgiate Comasco.

I dialetti parlati in Provincia di Como sono tutti varianti della koinè del Lombardo Occidentale o Insubre. Intelleggibili fra loro, e basate sull'articolo determinativo maschile ul (contrapposto al el milanese) presentano una serie di varianti fonetiche e lessicali. La causa principale di questa disomogeità linguistica è rappresentata dalle vicende storiche dell'attuale Provincia. La zona brianzola è storicamente legata a Milano e risente dell'influenza del Milanese. A Como e nell'area canturina viene parlato il dialetto comasco, utilizzato fra l'altro dal poeta Gianpaolo Mascheroni e codificato da La Famiglia Comasca. . Nell'Alta Brianza l'accento rimane abbastanza fedele a quello del capoluogo, pur esistendo varianti locali come il canzese e il vallassinese, circoscritti alle aree di Canzo e dei comuni centrali del Triangolo Lariano. Sul Lario il dialetto comasco assume una propria fisionomia con la variante del dialetto laghée (anche detto tremezzino) che risente delle influenze della vicina parlata ticinese. Particolare successo ha ottenuto questa variante comasca con il cantautore Davide Van De Sfroos che ha esportato la parlata comasca in tutto il mondo. Nella Bassa Comasca, e in particolare nei Comuni di Locate Varesino, Carbonate e Mozzate, la variante locale è più simile al Saronnese e al basso Varesotto. A Turate compaiono invece tratti liguri e le vocali turbate similmente al Bustocco. Da ultimo in Val Cavargna ed in Valle Albano, a causa del secolare isolamento, si sono sviluppati dei dialetti originali: il cavargnon ed il muncecch. I Cavargnoni hanno anche elaborato il Rungin, un gergo incomprensibile ai non iniziati.

Nel comasco vi sono 8 monumenti nazionali della Repubblica Italiana.

Il Sistema Museale della provincia di Como raccoglie tutti i musei della città di Como e del territorio della provincia.

La cucina comasca attinge le sue ricette dalla tradizione gastronomica lariana e dell'alta Lombardia, unendo i prodotti del lago a quelli della pastorizia e della tradizione contadina.

Nel 1927 dalla provincia di Como vennero scorporati i comuni di Abbiate Guazzone, Agra, Angera, Arbizzo, Arcisate, Arcumeggia, Ardena, Armio, Arolo, Azzate, Azzio, Ballarate, Barasso, Bardello, Barza, Barzola, Bedero Valcuvia, Besano, Besozzo, Biandronno, Biegno, Bisuschio, Bizzozero, Bobbiate, Bodio Lomnago, Bogno, Bosco Valtravaglia, Brebbia, Bregano, Brenno Useria, Brenta, Brezzo di Bedero, Brinzio, Brissago, Brunello, Brusimpiano, Buguggiate, Cadegliano, Cadero con Graglio, Cadrezzate, Campagnano Veddasca, Cantello, Capolago, Capronno, Caravate, Cardana, Carnago, Caronno Corbellaro, Caronno Varesino, Casalzuigno, Casciago, Cassano Valcuvia, Castello Cabiaglio, Castelseprio, Castelveccana, Castiglione Olona, Castronno, Cavona, Cazzago Brabbia, Cellina, Cerro Lago Maggiore, Cittiglio, Clivio, Cocquio, Comabbio, Comerio, Cremenaga, Crosio della Valle, Cuasso al Monte, Cugliate, Cunardo, Curiglia con Monteviasco, Cuveglio, Cuvio, Daverio, Due Cossani, Dumenza, Duno, Fabiasco, Ferrera di Varese, Galliate Lombardo, Garabiolo, Gavirate, Gazzada, Gemonio, Germignaga, Gornate Olona, Gornate Superiore, Grantola, Gurone, Induno Olona, Ispra, Lavena Ponte Tresa, Laveno, Leggiuno, Lisanza, Lissago, Lonate Ceppino, Lozza, Lozzo, Luino, Luvinate, Maccagno Inferiore, Maccagno Superiore, Malgesso, Malnate, Marchirolo, Marzio, Masciago Primo, Masnago, Mercallo, Mesenzana, Mombello Lago Maggiore, Monate, Montegrino, Monteviasco, Monvalle, Morazzone, Morosolo, Muceno, Musadino, Musignano, Olginasio, Oltrona al Lago, Orino, Osmate Lentate, Pino sulla sponda del Lago Maggiore, Porto Ceresio, Porto Valtravaglia, Rancio Valcuvia, Ranco, Roggiano Valtravaglia, Rovate, Runo, Saltrio, Sangiano, S. Maria del Monte, S. Ambrogio Olona, Schianno, Taino, Ternate, Torba, Tradate, Travedona, Trevisago, Tronzano Lago Maggiore, Valganna, Varano Borghi, Varese, Veccana, Vedano Olona, Velate, Venegono Inferiore, Venegono Superiore, Vergobbio, Viconago, Viggiù, Voldomino, Voltorre, corrispondento all'ex circondario di Varese della Provincia di Como ed entrati a fare parte della nuova provincia di Varese.

Parchi naturali - Nella provincia di Como esistono tre parchi regionali: il parco forestale della Pineta di Appiano Gentile e i due parchi di cintura metropolitana della Valle del Lambro e della Spina Verde di Como (quest'ultimo non riconosciuto dall'EUAP). Vi sono poi tre parchi di interesse sovraccomunale, divisi con il territorio delle province circostanti: il Parco del Lura, il Parco della Brughiera Briantea e il Parco del Lago del Segrino.

La provincia di Como ha il privilegio di ospitare una località facente parte del Douzelage, Bellagio, la quale rappresenta l'Italia all'interno del gemellaggio internazionale tra i diversi luoghi di attrazione turistica europea. Con l'allargamento dell'Unione Europea, i comuni aderenti sono passati dai 12 iniziali agli attuali 21.

La pallacanestro è lo sport che ha regalato maggiori successi e trionfi alla provincia di Como con la Pallacanestro Cantù in campo maschile e la Pool Comense in campo femminile. La società canturina, fondata nel 1936, ha sfornato talenti come Pierluigi Marzorati, Charlie Recalcati e Antonello Riva. È attualmente la seconda squadra più titolata d'Europa dopo il Real Madrid; per questo motivo viene chiamata Regina d'Europa. La Pool Comense, oltre ad essere la società sportiva della provincia (fondata nel 1872) è la società italiana femminile ad aver conquistato il maggior numero di trofei in Italia ed in Europa, vincendo 25 trofei in 15 anni tra il 1990 e il 2004.

Il calcio è lo sport più diffuso sul territorio provinciale, raggiungendo una copertura capillare che tocca ogni frazione o quartiere. La più antica società calcistica comasca è l'A.C. Maslianico, fondata nel 1902. Nel corso degli anni si sono create diverse società.

La più gloriosa è il Calcio Como, fondato nel 1907 con 13 presenze nel campionato di Serie A. Negli anni Ottanta ha militato per 5 stagioni consecutive nella massima serie dando spazio a numerosi talenti come Roberto Galia, Alessandro Scanziani, Silvano Fontolan e Stefano Borgonovo. Sono cresciuti nelle giovanili azzurre Luigi Meroni, indimenticato talento calcistico italiano degli anni Sessanta e Gianluca Zambrotta, campione del mondo con la nazionale italiana nel 2006.

Le altre società che hanno disputato dei campionati nazionali sono quattro. Il Cantù Calcio nel corso degli Anni Quaranta e Cinquanta ha militato per diversi anni in serie C. L'U.S. Mariano ha disputato il Campionato Interregionale ininterrottamente tra il 1987 e il 2000. L'U.S. Canzese che disputò 3 campionati di serie D tra il 2002 e il 2005 e ottenne una promozione in serie C2 poi revocata. L'U.S. Guanzatese ha disputato diverse volte il Campionato Nazionale Dilettanti negli anni Novanta. La Salus Turate è alla sua seconda stagione nel campionato di serie D.

Tra il 1913 e il 1923 l'F.C. Chiasso disputò le sue partite interne sul campo del Mornello di Maslianico, teatro di sfide del campionato di Prima Categoria, la Serie A dell'epoca.

La provincia di Como è una terra che ha dato i natali a numerosi atleti che si sono contraddistinti in discipline diverse dal calcio e dal basket ed ogni anno ospita manifestazioni di interesse internazionale.

Due sono i piloti comaschi che hanno corso con una monoposto in Formula 1: Arturo Merzario, tra il 1972 e il 1979 e Max Papis, che corse nella stagione 1995.

Il ciclismo è una delle attività sportive di maggior rilievo nella provincia: ogni anno il Giro di Lombardia percorre le strade comasche. Il ciclista più noto che naque nel territorio lariano è Fabio Casartelli, medaglia d'oro alle Olimpiadi di Barcellona nel 1992 tragicamente scomparso durante la 15a tappa del Tour de France del 1995.

Un appuntamento fisso per gli appassionati delle due ruote a motore è il Circuito del Lario, gara di moto d'epoca.

Altre discipline che hanno visto squadre comasche ai vertici nazionali sono la pallanuoto con la Como Nuoto e l'hockey su ghiaccio con l'Hockey Club Como.

La città di Como dagli anni '80 ad oggi è stata protagonista nella ginnastica ritmica italiana e mondiale con diverse talentuose ginnaste, che hanno raggiunto i vertici in competizioni nazionali e internazionali, regalando all'Italia alcune importantissime medaglie a campionati del mondo e Olimpiadi.

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Beregazzo con Figliaro

Beregazzo con Figliaro è un comune di 2.309 abitanti della provincia di Como.

L'Associazione - che ha ambito e competenza per l'intero Olgiatese - aveva sede sino all'aprile 2007 nel comune di Olgiate Comasco. A causa di inagibilità di quella sede, l'amministrazione comunale aderì alla proposta di ospitare la sede dell'Associazione, temporaneamente nei locali di Corso Roma 5, in attesa di trovare soluzione definitiva presso il Centro Civico che già ospita altre Associazioni locali. Il legame con l'Associazione risale ad alcuni anni addietro, vedendo la loro presenza in ogni circostanza ed evento della comunità, e si è man mano consolidato, divenendo parte integrante della comunità diffondendo nella popolazione un maggior senso di fiducia e sicurezza, senza dimenticare che il loro ambito è sicuramente ben più ampio.

Il Sindaco Malinverno promosse la prima riunione. L'obiettivo fu individuato in quello di fornire a tutti la possibilità di praticare lo sport, lasciando in secondo luogo l'obiettivo di perseguire finalità prevalentemente agonistiche, che avrebbero portato ad una severa selezione dei partecipanti. Ciò non nascondeva, anzi esaltava, la finalità sociale dell'organismo che volevamo creare. Dopo queste riflessioni di indirizzo, fu stilato lo schema di Statuto e si pensò al nome. Con l'ambizione di voler essere l'Associazione di tutti, aprendo all'interesse anche ai Castelnuovesi, decidemmo di scegliere il nome che rappresentò un tempo i tre paesi: MIRABELLO. Ne conseguì la scelta di uno stemma che rappresentasse i tre paesi: eccolo rappresentato da Luigi Abati che ideò i tre cerchi posti in fedele posizione geografica, due pini stilizzati per rappresentare la M di Mirabello, i tre colori, uno per ciascun paese.

Il 19.11.1986, si ritrovavano (in ordine alfabetico) i signori ABATI Luigi, BOLLINI Monica, BRAMBILLA Domenico, BROGGI Pietro, CATTANEO Ezio, FRANCESCUCCI Lucio, GRIZZETTI Ambrogio, INTROZZI Giancarlo, LAMPERTI Mauro, LUCCA Anna, MAINO Fiorenzo Luigi, SQUIZZATO Sergio, VILLA Luigi, VILLA Gregorio, i quali sottoscrissero l'Atto Costitutivo con l'allegato Statuto ed elessero il primo Consiglio Direttivo ed il primo Presidente (Cattaneo Ezio).

In 15 anni di attività, sono state fatte moltecose, basti pensare a quanti atleti hanno praticato, quanti hanno dedicato il loro tempo, le loro capacità di lavoro ed organizzative per consentire che le attività venissero attuate! E quanti ancora hanno aiutato o solo incoraggiato pagando la Tessera annuale, riconoscendo quindi la validità delle iniziative. Tenuto conto delle strutture esistenti nel Comune, si utilizzarono i campi degli Oratori, la Palestra ed il campo Polivalente presso il Centro Civico. Con le loro dimensioni, ci si iscrisse solo ai campionati C.S.I. . Si praticò il Calcio a 7 giocatori, dove Galli Giuseppe, Malinverno Alessandro, Crepaldi Maurizio, Ferrari Flavio si successero quali responsabili della categoria Ragazzi. Luigi Villa, Zampieri Severino, Aliverti Franco, Calogero Lillo, Tacchini Fabrizio, Bonura Salvatore si successero quali responsabili della categoria Allievi. Riva Amedeo si è occupato del settore femminile che negli ultimi campionati ha ottenuto ottimi risultati, ha vinto il campionato nel 2001!

È stato praticato - in passato - il Minibasket e il Bascket maschile grazie alla collaborazione di Pozzoli Serafino e Bislenghi Luigi.

Sono stati svolti diversi campionati di Pallavolo femminile con ottimi risultati, poi - per poter affrontare il campionato della Federazione anziche del C.S.I. - c'è stata la fusione con la Faloppiese. Questa disciplina è stata coordinata da Maino Fiorenzo e Gianni Cattaneo. Le attività dedicate al Podismo, coordinate da Brambilla Domenico, Ferrari Flavio e Grizzetti Ambrogio, hanno visto l'organizzazione di 11 edizioni della Marcia "4 pass tra Fiè e Beregaz", la partecipazione della squadra a diverse edizioni della Pre Nimega, di alcuni atleti alla Marcia internazionale della "Firenze-Faenza" di ben 100 km. .

Per il Tennis sono stati organizzati da Fabrizio Clerici diversi edizioni del Torneo adulti, contestualmente alla pratica ordinaria, e - recentemente Cattaneo Claudio e Grizzetti Davide hanno promosso una edizione per il ragazzi.

Per il Ciclismo, sono stati organizzate alcune manifestazioni, tra cui la gara di Mountan bike in collaborazione con il GS Dolomiti, altre di ciclismo su strada con il Gruppo Ambrosoli.

Torneo polisportivo. Cattaneo Claudio, Crepaldi Maurizio, Grizzetti Davide, hanno coordinato questo torneo multidisciplinare, cui hanno partecipato ragazzi di ambo i sessi.

Tra le tante manifestazioni, ricordiamo i Raduni di moto d'epoca, coordinati da Abati Alfonso e Tettamanti Damiano, la partecipazione dell'Associazione alla Fiera degli Uccelli, alla Festa della Scuola Materna, alla Festa di Carnevale, ed è stata promotrice delle annuali edizioni della Festa dello Sport.

Un mesto e doveroso pensiero agli atleti prematuramente scomparsi: Alaimo Davide, Maino Franco, Maira Rosario, per i quali l'Associazione ha organizzato un "Quadrangolare" alla loro memoria.

Attualmente (marzo 2006) le attività dell'associazione sono sospese, a causa di una profonda crisi del governo della medesima, ed è stato nominato un Commissario (il sig. Lamperti Mauro) con il preciso mandato di ricomporre un numero di possibili candidati e procedere all'elezione di un nuovo Consiglio Direttivo.

Da alcuni compunenti della Filarmonica, è nata l'idea di formare un gruppo musicale per un genere particolare. Insieme ad altri componenti provenienti anche da località lontane, si è formato questo complesso che si dedica al jazz e swing, interpretando egregiamente motivi noti e gradevoli. Esso si è esibito per il pubblico locale e in altre occasioni in provincia e fuori provincia.

Cenni storici: Fondato nell’anno 1977, per opera di alcuni appassionati trascinati dal primo Maestro Giorgio Galli, è senz’altro uno dei più “giovani” gruppi bandistici della Provincia di Como.

Don Giuseppe Rossi, Parroco di allora, si preoccupò in prima persona di fare da propulsore al progetto, incentivando gli aderenti e mettendo concretamente a disposizione, presso l’Oratorio Femminile di Beregazzo, il locale per le prove e per la Scuola Allievi. Nei primi anni ’80, all’ormai consolidato gruppo di Beregazzo si unirono alcuni musici di Figliaro, rafforzando l’organico; nello stesso periodo, la sede sociale venne trasferita presso il Centro Civico, nell’edificio ex scuole elementari, dove tuttora la Filarmonica conserva la propria sede.

Al M.° Giorgio Galli va riconosciuto il grande merito di essersi fatto promotore di un compito non facile e, pur in un periodo storico certamente proficuo per le iniziative associative, lo stesso si sarebbe rivelato irrealizzabile senza l’appoggio e la passione del Parroco, dei numerosi simpatizzanti, e dei primi musicisti che contribuirono a fondare il corpo bandistico, alcuni dei quali tuttora costituiscono i “veterani” del gruppo.

A questi musici, ancora oggi è affidato il compito di trasferire il loro immutato entusiasmo, la loro esperienza, e di costituire un tangibile e fattivo esempio alle nuove generazioni, contribuendo insieme a loro a creare un’immagine positiva di omogeneità e di saldezza del gruppo.

Attività: Gli appuntamenti più significativi dell’anno sono rappresentati dai concerti, che prendono avvio nella stagione primaverile, proseguono con la ricca stagione estiva (che vede la Filarmonica impegnata ad esibirsi all’aperto a Beregazzo, Figliaro e Castelnuovo Bozzente) per concludersi con il tradizionale concerto nel periodo natalizio.

Importante è anche l’incontro promozionale con i bambini delle scuole elementari: un’esibizione durante la quale si cerca di far prendere loro diretta conoscenza con i vari strumenti e le loro sonorità, utilizzando brevi estratti di diversi stili musicali, come sigle di cartoni animati, musica classica, ecc..

Solo con una pulsante attività di insegnamento ai bambini e ragazzi, infatti, l’Associazione potrà sperare di affrontare, nel corso degli anni, il fisiologico ricambio generazionale. Come detto, è infatti assai piacevole constatare come l’organico bandistico stia aumentando grazie all’ingresso degli allievi, che vedono ripagati i loro sforzi dopo anni di studio.

Questa attività, non visibile dall’esterno ma fondamentale e di grande valenza educativa e sociale, è resa possibile anche dalla collaborazione di maestri esterni, tra i quali Maria Teresa Spina e Fabio Burgassi. I cittadini in modo diretto e l’Amministrazione Comunale contribuiscono al sostentamento finanziario dell’associazione, che è fondata sul volontariato e non ha – evidentemente - scopo di lucro, in occasione della festa annuale di Santa Cecilia, ricorrenza in cui la banda suona per le vie per la raccolta di fondi utili per l’acquisto di partiture, strumenti, divise e per il parziale finanziamento della scuola allievi.

La Filarmonica rappresenta – quindi - un vero e proprio “biglietto da visita” per il Comune, ed il ruolo attivo nella vita cittadina si esplica - in particolare - nello svolgimento dei tradizionali servizi religiosi e civili (processioni, feste patronali, ricorrenze, servizi per il Gruppo Alpini), ma anche di carattere folkloristico come le sfilate di carnevale, per i quali è richiesta la sua presenza anche nei paesi limitrofi, quali Olgiate Comasco, Appiano Gentile e Lurate Caccivio.

Un’altra circostanza in cui la banda esce dai propri confini è il tradizionale servizio religioso per la Festa Patronale di Civiglio. Inoltre, è tradizione che alcuni suonatori del complesso, su commissione delle famiglie che lo richiedono, passino per le vie di Beregazzo nella notte di Natale suonando brani tipici, vestiti da pastori e portando doni ai bambini.

La Filarmonica svolge anche un’attività di volontariato - su richiesta - eseguendo concerti presso la Casa di Riposo FateBeneFratelli di Solbiate Comasco, l’Associazione Sim-patia ed il gruppo Avis di Valmorea. Da sottolineare, infine, che l’invito ad entrare a far parte del corpo musicale è rivolto a tutti, non solo ai più giovani, ma a chiunque abbia voglia di intraprendere ex-novo o anche a riprendere questa esperienza per divertirsi con buona musica.

Si tratta del locale Gruppo di Alpini, fondato nel 1985.

La sede, sistemata direttamente dal Gruppo, si trova in Vicolo Puccini, 1 a Beregazzo.

La sede è abitualmente aperta il tardo pomeriggio di ogni sabato e la tarda mattinata della domenica.

Nel 2005, in occasione del ventesimo anniversario di fondazione, si è svolto il raduno della Sezione di Como per la S. Messa Annuale, con la presenza di un folto numero di Gruppi di tutta la Provincia di Como.

Per l'occasione, gli Alpini locali hanno restaurato sapientemente la Cappellina della Madonna di Caravaggio sita in Via S. Pietro.

È il gruppo locale della terza età, che ha sede e si riunisce ogni mercoledì pomeriggio presso il Centro Civico.

Attualmente conta oltre 50 soci.

Hanno partecipato alle attività associative, comprese le edizioni della Fiera degli Uccelli primaverile degli scorsi anni, sia nell'organizzazione, sia presentando un proprio stand.

In tali occasioni è stata pubblicamente presentata la vasta gamma dei lavoretti da essi svolti.

Compagnia teatrale sorta da qualche lustro all'Oratorio di Beregazzo, per rallegrare le serate con rappresentazioni teatrali (prevalentemente di commedie dialettali), con la partecipazione di attori locali e la direzione della compianta sig.a Piera Betti, coadiuvata dalla sig. Marta Betti.

Il loro nome deriva proprio dall'appellativo degli abitanti di Beregazzo.

È stata fatta anche qualche trasferta esterna, raccogliendo un buon successo.

Attualmente il coordinamento viene svolto da: Ausilia CRIGNOLA, Marta BETTI, Antonietta CASTELLI, Simona BOLLINI, Carlo LAMPERTI.

Club sportivo dei tifosi nerazzurri, ha sede presso il Bar Sport di Via Risorgimento n. 2 a Figliaro.

Fornisce i servizi di tesseramento, biglietti, consigli ed informazioni ai soci e simpatizzanti.

È luogo di ritrovo per vedere le partite della squadra, condividerne gioie e dolori.

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Mozzate

Chiesa di Santo Stefano - Appiano Gentile

Mozzate (in insubre Mozzàa) è un comune di 7.396 abitanti in provincia di Como.

Il territorio Mozzatese, un tempo particolarmente ricco di boschi specie a nord dove incominciano le prime ondulazioni di origine morenica, è percorso dai torrenti Bozzente e Gradaluso e da altri piccoli corsi d’acqua, con i quali è intrecciata la storia del paese per le diverse inondazioni avvenute nei secoli passati.

L’etimologia del toponimo è di difficile interpretazione.

E’ per alcuni nome di tipo preromano, derivato dal celtico “mota”, indicante una cascina posta sopra un’altura: per altri è il termine proveniente dal nome personale Mozzo diffuso nel Medioevo.

Sta di fatto che la prima attestazione nella grafia “Mozao” appare in un documento pergamenaceo del 712, dove si legge che Liutprando, re dei Longobardi, concede al Monastero di San Pietro in Ciel d'Oro di Pavia numerosi possedimenti, tra cui appunto Mozao.

Ma l’origine della località risale senz’altro ad epoca più remota; ne è prova l’esistenza di chiese dedicate a patroni militari, quali San Martino di Tours e lo stesso Sant’Alessandro, titolare dell’attuale parrocchiale, che farebbero supporre la presenza di un “castrum” romano sotto l’influenza del Cristianesimo.

Povero di fatti rilevanti è il periodo medioevale a Mozzate; si può tuttavia ricordare, con il Giulini, che nel 1160 accolse i soldati milanesi profughi a causa dell’incendio che consentì al Barbarossa d’impadronirsi della città ambrosiana.

Nel 1270 fu poi al centro di un fatto d’arme, durante il quale 300 balestrieri (probabilmente i soldati dell’arcivescovo Ottone Visconti) distrussero la torre.

Più ricca la storia successiva del paese, connessa con quella di alcune grandi famiglie, quali i Maineri, i Luini, i Del Maino, i De Riva, i Castiglioni, i Carcano e, più tardi, i Cornaggia Medici, i Carena, i Litta Modigliani, i Giussani, ma soprattutto i Rabbolinis per citare solo quelle più illustri.

Il territorio intanto si andava allargando; l’abitato, tutto compreso tra la sponda destra del Bozzente e la strada Varesina, si ampliava ben al di là del nucleo originario, fino a raggiungere l’attuale estensione. Testimonianza di un passato che, se pur non denso di eventi, è tuttavia caratterizzato da un continuo sviluppo, sono le due chiese di Sant’Alessandro e della Vergine Addolorata, quest’ultima nella frazione di San Martino, documentate entrambe a partire dal XIV secolo.

L’agricoltura era un tempo l’attività più redditizia del paese, che aveva di conseguenza un assetto tipicamente rurale, caratterizzato, nel centro storico, dalle tipiche case a corte e, nella campagna, dalle fattorie di modesta dimensione.

Il rapido evolversi economico degli ultimi decenni ha in parte mutato la vecchia realtà.

Nel 1928 Mozzate fu accorpato al Comune di Seprio.

Continuano ad operare alcune aziende agricole e nel contempo si sviluppano iniziative nel settore industriale ed artigianale, con l’impianto di imprese di medie o piccole dimensioni.

Inoltre è stato completamente riconvertito il centro storico, si sono approntate aree industriali e piani di intervento, sono cresciute le abitazioni, anche grazie alla realizzazione degli spazi destinati all’edilizia economico-popolare.

Parte del territorio di Mozzate è compresa nel Parco Naturale della Pineta di Appiano Gentile e Tradate.

Chiesa Parrocchiale di Mozzate E’ dedicata a S. Alessandro Martire. A tre navate, con pianta a croce latina, non se ne conosce la data esatta di costruzione. Comunque si evince dal “Libro notizie dei santi di Milano” che nel 1300 già esisteva e fu ampliata nel 1568 dal Parroco Perego, consacrata dallo stesso San Carlo il giorno 11 settembre 1581 come prova una pergamena autografata del Santo, rinvenuta nell’Ottocento durante il rifacimento dell’altare, dove era stata murata insieme con alcune reliquie dei Santi. La chiesa parrocchiale di Mozzate, ed il suo campanile, sono di buone linee architettoniche: l’altare, risalente agli anni 1842-1844, con un bassorilievo scolpito da Antonio Galli, reca la scena del martirio di Sant’Alessandro.

Chiesa Parrocchiale di San Martino Veramente devesi dire: la Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Solaro è dedicata alla Beata Vergine Addolorata; un tempo era dedicata alla Natività di Maria SS. Risalente al XIV secolo e si trova nella frazione San Martino: vi si conserva un quadro raffigurante il martirio di Sant’Alessandro, opera pregevole attribuita alla scuola di Gaudenzio Ferrari. Il dipinto è attualmente ubicato in posizione sopraelevata dietro l’altare maggiore, dove si trova un passaggio che consente ai numerosi pellegrini di sostare devotamente davanti all’immagine durante la festa annuale, celebrata la seconda domenica di maggio.

Chiesa di San Bartolomeo Per la chiesetta di S. Bartolomeo, occorre far riferimento a quanto scrisse il prof. Gabriele Cornaggia Medici in “Cenni storici sulla Cappellania di S. Bartolomeo di Mozzate”. Questa chiesetta certamente la costruirono i Maineri, negli anni compresi tra il 1385 ed il 1433 ed è in stile barocco. Fu consacrata il 14 luglio 1642 dal Vescovo di Bobbio Francesco Maria Abbiati. La cappella all’epoca del Cardinal Federico Borromeo, successo al cugino S. Carlo, fu trasformata in Abbazia e ne fu investito un Castiglioni. La facciata fu ispirata alla Chiesetta di S. Martino all’Argine nel Mantovano. L’adiacente campanile venne invece conservato nella sua semplice struttura di stile lombardo. Sulla torre una campana.

Dimore signorili Fra queste meritano di essere ricordate in particolare la Villa Merlini, di architettura settecentesca, e la Villa Cornaggia Medici, già dei Castiglioni.

Monumento ai Caduti Ravvisata la necessità di ricordare degnamente coloro che s’erano immolati per la grandezza della Patria nel 1920 sorse il Monumento ai Caduti che fu inaugurato il giorno 22 maggio 1921, con solenne cerimonia.

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Source : Wikipedia