Antonello Soro

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Antonello Soro

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Antonello Soro (Orgosolo, 26 novembre 1948) è un politico italiano.

Laureato in medicina e chirurgia e specializzato in Dermatologia, ha avviato la sua esperienza politica nel movimento giovanile della Democrazia Cristiana. È stato sindaco di Nuoro dal 1979 al 1980, e poi consigliere regionale della Sardegna dal 1984 al 1994, ricoprendo anche l'incarico di Presidente del gruppo consiliare della Democrazia Cristiana. Ha partecipato alla costituzione del Partito Popolare Italiano, del quale è stato il primo segretario regionale, e per il quale è stato eletto deputato alle elezioni politiche del 1994 e del 1996. È stato coordinatore della segreteria nazionale del PPI dal 1997 al 1998 e presidente del gruppo parlamentare "Popolari e Democratici - L'Ulivo" dal '98 al 2001. Rieletto deputato nel 2001, è stato presidente della Giunta delle elezioni della Camera, ha aderito alla Margherita ed è stato confermato a Montecitorio per la lista dell'Ulivo nel 2006. È stato nominato coordinatore nazionale dell'esecutivo della Margherita. È stato nominato tra i 45 membri del Comitato nazionale per il Partito Democratico e il 7 novembre 2007 viene eletto Presidente del gruppo del PD alla Camera dei deputati. Recentemente ha pubblicato il libro "Sono partito democratico", una raccolta degli appunti di viaggio verso la costituzione del nuovo soggetto politico. Il 29 aprile 2008 è riconfermato capogruppo alla camera del PD per la XVI legislatura.

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Democrazia è Libertà - La Margherita

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Democrazia è Libertà - La Margherita (DL), meglio nota come La Margherita, era un partito politico italiano nato dall'incontro in un unico soggetto centrista e riformista di forze politiche e culture legate al cristianesimo democratico, al liberalismo e di ispirazione socialdemocratica, con all'interno un'area di riferimento per l'associazionismo ambientalista e una convinta ispirazione europeista.

Il presidente nazionale è stato, per tutta la fase di attività, Francesco Rutelli.

La Margherita è stata un soggetto fondatore dell'Ulivo, la federazione che sta alla base della coalizione denominata L'Unione, che ha dominato il centro-sinistra italiano a partire dal 1995. Nell'ambito di tale progetto, il partito ha stretto una collaborazione con i Democratici di Sinistra dando origine, nel 2007, al Partito Democratico.

A livello internazionale, la Margherita ha aderito al Partito Democratico Europeo, di cui è stata co-fondatrice, e all'Alleanza dei Democratici Americani ed Europei. I colori ufficiali del partito sono stati l'azzurro e il verde.

Il 3 ottobre 1998 il segretario provinciale del Partito Popolare Italiano di Trento, Lorenzo Dellai, decide di partecipare alle elezioni regionali del Trentino-Alto Adige del 22 novembre 1998 fondando la lista Civica - per il governo del Trentino o Lista Civica della Margherita. La lista venne anticipata dal Centro Popolare Riformatore in occasione delle elezioni regionali in Friuli-Venezia Giulia del 1998, qualche mese prima: una lista unitaria di PPI, Unione Democratica per la Repubblica, Rinnovamento Italiano, il Partito Repubblicano Italiano e Slovenska Skupnost.

L'idea alla base della lista è quella di rilanciare il progetto de l'Ulivo di Romano Prodi attraverso una lista civica provinciale che fosse un mix di sindaci, PPI, Comitati per l'Ulivo e liste civiche di ispirazione cattolica (vicine a Massimo Cacciari). L'incredibile successo della Margherita trentina (22% e maggioranza relativa con 8 consiglieri su 35), portano Dellai alla presidenza della Provincia autonoma di Trento. Vista la quasi contemporanea caduta del governo Prodi I, a non pochi centristi quella della Margherita pare la via migliore per rilanciare l'Ulivo e il centro all'interno del centrosinistra nazionale.

Alle elezioni comunali di Trento del maggio 1999, la Margherita supera il 33% e porta lo schieramento di centrosinistra alla maggioranza assoluta.

Si pensa così di estendere il modello Margherita a tutta Italia in occasione delle elezioni regionali del 2000 coinvolgendo come partiti oltre al PPI anche RI, i Popolari UDEUR e I Democratici. Ma la cosa sfumerà, salvo in poche realtà, come il Veneto, dove alle elezioni regionali del 2000 si presenterà una lista unitaria di PPI, Democratici, RI e UDEUR denominata Insieme per il Veneto. In contemporanea alle regionali, in Trentino si svolgono le elezioni comunali che, in controtendenza nazionale, vedono vincere il centrosinistra grazie all'enorme successo della Margherita di Dellai. A questo punto si decide di ripredere più seriamente il progetto per una Margherita nazionale.

Il 1° giugno 2000 il PPI lancia un invito a realizzare una costituente di centro. In quell'occasione Enrico Letta spinge perché tale costituente prenda a modello la Margherita trentina.

Il 27 luglio nasce Una scelta per l'Italia, patto federativo tra PPI, RI e UDEUR che vuole essere il primo passo verso un soggetto politico unico di centro. I Democratici sono però ostili.

Il 10 settembre Arturo Parisi a Lavarone, presso un convegno organizzato dal PPI veneto, annuncia l'adesione de I Democratici al progetto unitario di centro.

L'11 ottobre nasce ufficialmente La Margherita.

Si tratta soltanto di un'esperienza elettorale in vista delle elezioni politiche del 2001, che vede confluire - nella quota proporzionale per l'elezione della Camera dei deputati - nelle liste della Margherita i quattro simboli del PPI, guidato in questa fase da Pierluigi Castagnetti, della Lista Dini-Rinnovamento Italiano, de I Democratici e dell'UDEUR. Il progetto si pone come lista di riferimento dello stesso candidato premier Rutelli.

Questo progetto di Margherita nasce, dunque, il 14 ottobre 2000, quando le segreterie dei partiti danno il via libera alla costruzione di liste unitarie. L'episodio viene salutato con grande entusiasmo dagli ambienti del centrosinistra e la Margherita si candida a diventare il punto di riferimento per i riformisti moderati della coalizione. Il 28 gennaio 2001, Francesco Rutelli viene nominato presidente della Margherita.

Alle elezioni, tuttavia, la coalizione dell'Ulivo esce sconfitta. Il nuovo Presidente del Consiglio è Silvio Berlusconi, leader della Casa delle Libertà, forte di un consistente consenso popolare, ma la Margherita ottiene un risultato elettorale soddisfacente, il 14,5% dei consensi: Rutelli decide di perseguire il progetto di semplificazione del quadro politico, lanciando l'idea di un vero e proprio partito unitario della Margherita che superi la semplice esperienza elettorale, intesa finora come federazione di partiti. La decisione, che convince larga parte della Margherita, si concretizza soprattutto alla luce della condizione di opposizione, che spinge la Margherita, come gli altri soggetti principali della coalizione come i Democratici di Sinistra, a ricostruire un'alternativa di governo credibile per il centrosinistra.

Favorevoli a sciogliersi all'interno della Margherita sono il PPI, Rinnovamento e i Democratici. L'UDEUR, invece, preferisce proseguire la sua strada autonomamente collocandosi in una posizione più marcatamente di centro, sostenendo di non essere interessata al progetto unitario, che assumerà i caratteri complessivi di una formazione vera e propria di centrosinistra, con l'obiettivo di aprire un dialogo per allargare il proprio consenso e già con l'obiettivo di superarsi in vista della nascita di un unico grande partito del centrosinistra. Impresa che, del resto, Prodi aveva tentato nel 1999 con il suo partito dell'Asinello.

Così, il 10 e l'11 dicembre 2001, si avvia a Rocca di Papa il comitato costituente della Margherita che sfocia, dal 22 al 24 marzo 2002, nel vero e proprio congresso costituente del nuovo partito, che si svolge a Parma ed elegge Rutelli alla sua leadership. Nella Margherita si incontrano le correnti post-democristiane di centro-sinistra accanto a nuove istanze della socialdemocrazia e della cosiddetta liberaldemocrazia, come viene espressamente scritto nella Carta dei Valori redatta in questa circostanza.

La Margherita, dall'opposizione del governo di centrodestra, lavora per ricomporre l'unità del centrosinistra, evidenziando i "fallimenti" della politica berlusconiana e della CdL. Contemporaneamente, il partito lavora per la discesa in campo di una nuova leadership dell'Ulivo, incarico che viene affidato a Romano Prodi, nel frattempo presidente della Commissione Europea. Prodi aveva già battuto Berlusconi alle elezioni politiche del 1996 e viene individuato come un'adeguata alternativa da schierare per le future elezioni.

Prodi rompe gli indugi nell'estate del 2003, quando, in vista delle elezioni europee del 2004, propone a tutti i partiti della coalizione di presentarsi sotto un unico simbolo: il simbolo dell'Ulivo. La Margherita è disponibile ad aderire all'appello ma, nella coalizione, non la pensano tutti così: dicono sì i Democratici di Sinistra, lo SDI e il piccolo Movimento Repubblicani Europei, mentre gli altri preferiscono presentarsi con la propria identità individuale.

Nasce così la lista di "Uniti nell'Ulivo", che si presenta con l'obiettivo di "portare il riformismo in Europa". Svolte le elezioni, la lista conquista il 31% dei consensi e, tra gli eletti, gli eurodeputati della Margherita sono 7. In sede di Parlamento europeo, la Margherita - che si presenta per la prima volta come partito unitario ad una elezione di estensione nazionale - deve fare i conti con le rispettive famiglie di provenienza delle sue componenti.

Prima della nascita della Margherita, infatti, il PPI aderiva al Partito Popolare Europeo, la principale famiglia conservatrice, mentre i Democratici e Rinnovamento facevano parte dell'ELDR, ossia il partito liberaldemocratico. Dunque, con l'obiettivo di mantenere fede al progetto di creare una nuova famiglia europea, la Margherita decide di non aderire né all'una né all'altra formazione, ma di fondarne una nuova, già guardando con interesse al modello del Partito Democratico americano, giudicato come contenitore ideale per forze che si richiamano al centro e alla sinistra.

Così, insieme all'Unione per la Democrazia Francese (UDF), partito riformista di centro guidato da François Bayrou, i DL danno vita ad un nuovo partito europeo, il Partito Democratico Europeo, che, nell'ambito dei gruppi parlamentari, confluisce nel gruppo dei liberaldemocratici, l'ALDE.

Di fatto, però, si ripropongono divisioni rispetto all'altro soggetto principale della coalizione italiana, i DS, che, insieme allo SDI aderiscono al Partito del Socialismo Europeo (PSE). Al di là delle difformità in sede europea, i partiti della lista unitaria, in Italia, avviano una politica di convergenza, anche se, in taluni circostanze, non è semplice ricondurre alle posizioni unitarie l'area più a sinistra dei DS.

Dopo l'esperienza delle Europee, ritenuta positiva, tra i partiti nasce la prospettiva di costituire una vera e propria Federazione dell'Ulivo, brevemente denominata "Fed", proposta che viene approvata e sostenuta dalla Margherita, alla quale vengono delegate competenze specifiche di alcuni settori, tra i quali la politica estera. All'interno di essa la Margherita conta 4 (compreso il segretario nazionale) dei 12 componenti della presidenza. Del progetto fanno parte gli stessi soggetti che avevano aderito ad "Uniti nell'Ulivo".

La "Fed" subisce un primo stop al voto sul rifinanziamento della missione militare in Iraq (materia delegata alla Fed, trattandosi di politica estera), sulla quale alla posizione della Margherita, che preferisce un voto di astensione, si contrappone quella dei DS, prevalentemente schierati per il No.

Intanto la coalizione del centro-sinistra si allarga definitivamente, incorporando anche quei partiti (Rifondazione Comunista e Italia dei Valori) che ne erano rimasti fuori, ed acquisisce la nuova denominazione di L'Unione, dopo aver provvisoriamente adottato per circa un mese il nome di "Grande Alleanza Democratica" (Gad).

Alle elezioni regionali del 2005 che interessano 14 delle 20 regioni italiane, i partiti della Fed, seppur dopo alcune incertezze provenienti dalla Margherita stessa, decidono di presentarsi sotto il simbolo di "Uniti nell'Ulivo" in nove regioni, mentre concorrono autonomamente nelle altre 5. L'Unione si aggiudica una netta vittoria in 12 regioni su 14: solo Lombardia e Veneto riconfermano le proprie giunte regionali di centro-destra, mentre il centro-sinistra riconquista, tra gli altri, il Piemonte, il Lazio e soprattutto la Puglia, finora considerata una roccaforte della destra. La Fed raccoglie il 34,2% (sulla base delle 9 regioni nelle quali viene presentata la lista unitaria), mentre la Margherita è al 13% (sulla base delle altre 5).

A maggio 2005, sulla Fed cala il gelo: le resistenze sulla costituzione di una formazione unitaria a livello europeo, il buon risultato ottenuto dalla Margherita alle elezioni regionali e la convinzione di poter sottrarre più voti al centro-destra, spingono il partito a rifiutare la proposta di Romano Prodi di presentarsi con la lista unitaria anche alle Politiche del 2006. Questa scelta provoca un acceso dibattito all'interno del partito: all'assemblea nazionale, tenuta all'indomani delle elezioni regionali, Rutelli propone di correre autonomamente col simbolo della Margherita e la sua mozione conquista l'80% dei voti dei delegati.

In questo quadro la Margherita si spacca in due componenti principali: i sostenitori di questa prima posizione (i centristi) e chi, invece, è favorevole ad un rafforzamento dell'Ulivo (i cosiddetti ulivisti guidati da Arturo Parisi). Questi ultimi minacciano in un primo momento di uscire dal partito, ma poi decidono di perseguire l'impegno per la nascita di un partito unitario di centrosinistra dall'interno della Margherita. Proprio per stemperare la tensione tra centristi ed ulivisti nasce, all'interno delle posizioni centriste, un terzo gruppo detto dei pontieri.

Intanto, però, il progetto della Fed si sfalda, anche in seguito ai referendum sulla procreazione medicalmente assistita che si svolgono a giugno 2005: i DS e lo SDI sono per il sì all'abrogazione della legge varata dal Governo Berlusconi; nella Margherita, pur lasciando libertà di coscienza ai propri elettori, prevale la posizione dell'astensione (annunciata, a livello personale, dallo stesso Rutelli) anche a seguito dell'appello lanciato ai cattolici in tal senso dalla Conferenza Episcopale Italiana. Alla fine il referendum fallisce: il quorum non viene raggiunto, va al voto solo il 25,6% degli elettori.

La posizione della Margherita inasprisce i rapporti con lo SDI, che dà una sterzata nel verso della laicità. Il leader socialista Enrico Boselli accusa la Margherita di clericalismo e abbandona la Fed per dedicarsi ad un altro progetto, socialista e radicale, che poi si concretizzerà nella Rosa nel Pugno.

La decisione di non presentare la lista unitaria alle elezioni politiche spinge Romano Prodi a rilanciare la proposta di organizzare elezioni primarie per scegliere "ufficialmente" il candidato premier dell'Unione e dare, così, allo stesso una maggiore autonomia rispetto ai partiti. Le primarie si svolgono il 16 ottobre 2005 con sette candidati: la Margherita, come gli altri partiti già coinvolti nella Fed, sostiene la candidatura di Prodi che si impone con il 74,1% dei voti, ricevendo l'investitura di candidato premier della coalizione.

Il presidente Rutelli, preso atto dell'elevato numero (4 milioni e 300 mila) di cittadini che hanno preso parte alle elezioni primarie e dell'ampio consenso ottenuto da Romano Prodi, rivede la decisione di non presentare la lista dell'Ulivo alle Politiche, proponendo, anzi, all'assemblea nazionale del partito il rilancio della lista unitaria, ponendo come vincolo l'inizio del processo di costituzione di un vero e proprio partito unico, il Partito Democratico.

L'intesa tra DS e DL, favorevole anche il MRE, dunque, si concretizza.

Si svolgono le elezioni. Il centrosinistra prevale per poche migliaia di voti alla Camera dei deputati, dove ottiene il 49,81% dei consensi contro il 49,74% della CdL. Al Senato, si rivela determinante il voto della circoscrizione Estero, che consente all'Unione - pur avendo conseguito meno voti della CdL - di ottenere due seggi in più.

Il risultato elettorale della Margherita è in lieve flessione: il partito ottiene al Senato 3,6 milioni di voti (10,7%) posizionandosi come il quarto partito italiano, alle spalle di Forza Italia, DS e AN. Ad influire sul risultato della Margherita hanno contribuito, tuttavia, anche le determinazioni di due governatori regionali, del Friuli Venezia Giulia e della Calabria, Riccardo Illy e Agazio Loiero e dell'ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando, che, in polemica con i vertici del partito, hanno supportato altre formazioni.

I risultati elettorali, e il fatto che il simbolo dell'Ulivo abbia raccolto più voti della sommatoria DS-DL, pone come tema centrale la costituzione del grande partito unitario, il "Partito Democratico", tant'è che a livello parlamentare viene già costituito un unico gruppo di deputati e senatori, il gruppo dell'Ulivo.

In questa fase Antonello Soro viene nominato coordinatore nazionale della Margherita.

La rappresentanza della Margherita nel Governo Prodi II è formata da 8 ministri (tra cui un vicepresidente del Consiglio) più 3 viceministri e 16 sottosegretari.

Il governo va incontro ad una crisi nel febbraio 2007, quando Prodi rassegna le sue dimissioni nelle mani del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dopo che al Senato era stata bocciata la relazione sulla politica estera (con particolare riferimento alla presenza italiana nelle forze NATO operanti in Afghanistan). Tuttavia, dopo tre giorni e dopo le formali consultazioni politiche, il Capo dello Stato respinge le dimissioni del Governo e lo invita a presentarsi alle Camere che ri-confermano la fiducia chiudendo la crisi.

La costituzione del Partito Democratico è l'argomento centrale del II Congresso della Margherita, dal 20 al 22 aprile 2007 a Roma. Inizialmente Arturo Parisi e Willer Bordon presentano una mozione autonoma e fortemente ulivista, intitolata Ulivisti per il Partito Democratico, nella quale si auspica un veloce scioglimento del partito, per prevenire la possibilità che il PD si identifichi con una federazione DS-DL, quando invece ritengono necessario un vero e proprio partito unico.

Di conseguenza, l'area centrista vicina al segretario Rutelli decide di presentare anch'essa una propria mozione: da un'analisi, tuttavia, i gruppi dirigenti della Margherita si rendono conto che non esistono differenze notevoli nell'impostazione se non sulla gradualità di avvicinamento al PD e sulla collocazione europea del nuovo soggetto, con i centristi contrari all'adesione al PSE e gli ulivisti possibilisti. Così si arriva a presentare una mozione unitaria che prevede la riconferma della leadership di Rutelli e chiede la nascita del nuovo soggetto politico entro il 2008, data sulla quale esiste anche la convergenza dei DS, nel frattempo impegnati in una parallela assise congressuale ma con divisioni interne più marcate, soprattutto da parte dell'area più a sinistra che si schiera contro la nascita del PD.

Nell'estate 2007 la Margherita dà vita alla fase costituente del Partito Democratico, insieme ai DS, alle altre formazioni minori e ad esponenti che decidono di aderire al nuovo partito di centrosinistra a titolo individuale. Vengono predisposte le regole per l'elezione dell'Assemblea Costituente del PD attraverso il metodo delle primarie, già sperimentato in passato per l'individuazione della leadership dell'Unione.

La data delle elezioni primarie è fissata al 14 ottobre 2007, data di nascita ufficiale del nuovo partito. A tale scopo viene costituito un "Comitato 14 ottobre", composto da 45 rappresentanti politici e della società civile: tra di essi, 15 sono i componenti provenienti dalla Margherita (Mario Barbi, Rosy Bindi, Letizia De Torre, Lamberto Dini, Giuseppe Fioroni, Dario Franceschini, Paolo Gentiloni, Rosa Iervolino Russo, Linda Lanzillotta, Enrico Letta, Marina Magistrelli, Arturo Parisi, Francesco Rutelli, Antonello Soro, Patrizia Toia).

A seguito di una serie di confronti tra le anime del nascente PD, viene individuato in Walter Veltroni, sindaco in carica di Roma e dirigente di primo piano dei DS, il candidato designato alla guida del nuovo partito, sostenuto dalla larga parte della Quercia e da ampi settori della Margherita, affiancato, in ticket, da Dario Franceschini, già presidente dei deputati dell'Ulivo. Veltroni presenta la sua candidatura il 27 giugno 2007 in un discorso al Lingotto di Torino, sottolineando i quattro temi chiave del nuovo partito: ambiente, patto generazionale, formazione, sicurezza.

Ma se i DS si presentano in maniera largamente più omogenea, il dibattito interno alla Margherita è più vivace, soprattutto per la contrarietà degli ulivisti al fatto che ci sia un'unica candidatura di spicco, considerata in contraddizione con i metodi innovatori che il PD si propone di portare nella politica italiana. A distanza di qualche settimana, si candidano alle primarie altri due esponenti di spicco della Margherita: il ministro della Famiglia Rosy Bindi (sostenuta anche da Arturo Parisi e da una parte degli ulivisti prodiani) e il sottosegretario Enrico Letta.

Bindi si presenta con un manifesto dal titolo Partito democratico, davvero che sottolinea i temi della pluralità, di un bipolarismo maturo, la legalità, la pace, le donne. Letta annuncia la sua candidatura via web con un video messo in rete su YouTube nel quale lancia la sfida dei quarantenni.

Nel frattempo, alla vigilia delle primarie, Lamberto Dini esce dalla fase costituente del PD lanciando il suo movimento dei Liberaldemocratici. Anche Willer Bordon, contrario ai metodi costituenti del nuovo partito, fonda l'Unione Democratica.

Il confronto a cinque durante le primarie viene vinto da Walter Veltroni che, con il 75,81% delle preferenze su una partecipazione totale di circa 3.517.370 elettori, viene eletto segretario del Partito Democratico. Rosy Bindi arriva seconda con il 12,93%; poi Enrico Letta con l'11,02%.

Con la nascita del PD si conclude l'esperienza politica della Margherita.

In ogni caso, si tratta di divisioni che furono superate nei mesi successivi, quando si deliberò il sì alla lista unitaria, e successivamente ancora quando tutto il partito - alla luce dei risultati delle elezioni politiche del 2006 - si espresse favorevolmente alla nascita del "Partito Democratico".

È la componente popolare e cattolica democratica di DL-La Margherita, riorganizzatasi nel settembre 2006, che s'incardina nell'Associazione "I Popolari" (vedi), erede del disciolto Ppi. I padri nobili sono Franco Marini (considerato il vero "nume tutelare" del gruppo), presidente del Senato, e Pierluigi Castagnetti, vicepresidente della Camera dei Deputati, entrambi già segretari popolari. I loro eredi sono stati indicati in Dario Franceschini, Giuseppe Fioroni ed Enrico Letta. Sono associati a tale tendenza pure Rosy Bindi, Lapo Pistelli, vicepresidente dell'ALDE. Ciriaco De Mita, ex presidente del consiglio, ne fa parte su posizioni critiche. I popolari credono nel progetto del Partito Democratico, purché rappresenti una vera novità nel panorama politico italiano e rispetti le grandi tradizioni politiche che ne faranno parte. Riguardo alla collocazione europea del Pdi, i popolari sono assolutamente contrari al suo eventuale ingresso nel Partito del Socialismo Europeo, come caldeggiato dai Democratici di Sinistra e dagli "ulivisti". Ampi settori della CISL afferiscono a questa tendenza interna. Secondo i dati diffusi sulla stampa nazionale, la componente popolare ha raccolto nei congressi provinciali tra il 60% ed il 65% degli iscritti.

Sempre secondo i dati diffusi dalla stampa nazionale, negli ultimi congressi provinciali tale intendenza si è attestata intorno al 30% e ha espresso quattro coordinatori regionali.

Italia futura o Teo-dem: Si tratta di un gruppo di cattolici tra i quali Paola Binetti, ex presidente del Comitato "Scienza e Vita", Luigi Bobba, ex presidente delle ACLI, Emanuela Baio Dossi. Pur trattandosi sostanzialmente di ex-andreottiani ed ex-forlaniani (lo stesso Enzo Carra fu portavoce di Arnaldo Forlani), i "teodem" -per la maggior parte- non sono immediatamente riconducibili alla tradizione degli ex-PPI (pur avendo militato nella DC). Pur essendo la corrente più a "destra" del partito e dei cosiddetti "integralisti cattolici", i "teodem" vengono identificati come vicini ai "rutelliani": effettivamente con il leader del partito vi sono ottimi ed intensi rapporti, anche se Rutelli non perde occasione di rimarcare il carattere laico-riformista del partito e della sua politica. La componente dispone solo di tre deputati (Enzo Carra, Dorina Bianchi e Marco Calgaro), quattro senatori (Paola Binetti, Luigi Bobba, Emanuela Baio Dossi e Luigi Lusi) e un europarlamentare (Patrizia Toia), ma non è radicata né a livello locale, né provinciale, né regionale.

È l'associazione politico-culturale sorta nel 2002 dallo scioglimento del Partito Popolare Italiano, con lo scopo di mantenere, preservare e aggiornare la tradizione popolare e cattolica democratica all'interno della Margherita e dell'Ulivo. Presidente dell'Associazione è Pierluigi Castagnetti, ultimo segretario Ppi. L'associazione nell'autunno 2006 si è riunita a Chianciano Terme, dove Rosy Bindi, Ciriaco De Mita e Savino Pezzotta (ex segretario confederale della CISL) hanno ribadito che la nascita del PD è condizionata dall'essere una realtà politica realmente nuova, non aderente al PSE.

È l'associazione politico-culturale sorta nel 2002 dallo scioglimento del movimento del Rinnovamento Italiano. Presidente della associazione è l'ex leader di RI Lamberto Dini.

È un gruppo di ex-Socialisti ed ex-Socialdemocratici piemontesi, che decise di confluire tra le file de La Margherita. Nonostante il loro obiettivo unitario rispetto ai DS nel quadro del PSE, Rutelli ha favorito con forza l'entrata di questi socialisti guidati da Giusi La Ganga ed Enrico Manca.

Associazione guidata da Valerio Zanone che riunisce culturalmente diversi DL di cultura liberale e riformatrice, che hanno trovato posto ne La Margherita.

Associazione guidata da Willer Bordon.

È un movimento politico federato, formato da esponenti del cristianesimo democratico provenienti dal Partito Popolare Italiano, che non hanno condiviso la scelta di scioglimento del PPI, pur accettando di entrare nel nuovo partito. Il movimento ha tra i suoi leader l'ex-senatore ed ex-presidente dell'Azione Cattolica Alberto Monticone, l'ex-segretario del PPI Gerardo Bianco, Lino Duilio, presidente della commissione Bilancio alla Camera.

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Partito Democratico (Italia)

Al Quirinale: Walter Veltroni (al centro), Antonello Soro (a sinistra) e Anna Finocchiaro (a destra)

Il Partito Democratico (acronimo: PD) è un partito politico italiano di centro-sinistra.

È nato il 14 ottobre 2007, attraverso le elezioni primarie per la scelta del segretario nazionale e dell'Assemblea Costituente. Il partito si presenta agli elettori come l'erede de L'Ulivo, nato nel 1995 con l'obiettivo di trovare una sintesi fra le tradizioni della socialdemocrazia, del cristianesimo democratico, del liberalismo e delle sensibilità ambientalista ed europeista.

Dario Franceschini è l'attuale segretario. Walter Veltroni ne è stato il primo segretario nazionale, dalla fondazione sino al 17 febbraio 2009, quando ha dato le dimissioni dalla carica in seguito alla sconfitta nelle elezioni regionali sarde. Romano Prodi, ideatore dell'Ulivo e già Presidente del Consiglio dei Ministri, è stato presidente del partito dalla sua fondazione sino al 16 aprile 2008.

Il PD nasce innanzitutto dalla volontà dei due principali partiti di centrosinistra – Democratici di Sinistra (DS) e la Margherita (DL) – di impegnarsi per l'unificazione del centro-sinistra italiano. Al processo costituente hanno partecipato anche altre formazioni politiche: Movimento Repubblicani Europei (MRE), Italia di Mezzo, Alleanza Riformista, Repubblicani Democratici e gruppi regionali come il calabrese Partito Democratico Meridionale e Progetto Sardegna. Diverso è il caso dei Radicali Italiani, che hanno presentato i propri candidati nelle liste del PD, collocandosi all'interno del gruppo parlamentare dopo le elezioni, ma non confluiti nel partito.

Seppur inizialmente interessati ad aderire al percorso costituente, non hanno partecipato alla costruzione del PD: i Socialisti Democratici Italiani (SDI), l'Italia dei Valori (che dichiarò la propria adesione durante la campagna elettorale del 2008, ma frenò poi dopo le elezioni), due minoranze socialiste dei DS di cui una confluita nel nuovo Partito Socialista e una fondatrice del movimento Sinistra Democratica, parte dei diniani e degli ulivisti della Margherita (che hanno dato vita rispettivamente ai Liberal Democratici e ad Unione Democratica), il movimento Italia Popolare (già federato alla Margherita), il Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI).

Nel settembre 2008 si è svolta la 1° festa nazionale del partito democratico a Firenze.

Nel 2003 Michele Salvati, deputato eletto nelle liste dei Democratici di Sinistra in alcuni articoli pubblicati sui quotidiani Il Foglio e la Repubblica nell'aprile 2003, delineò un nuovo partito, nato dall'incontro tra le culture socialdemocratica, cristiano-sociale e socio-liberale. L'idea di Salvati fu ripresa da Romano Prodi, all'epoca presidente della Commissione Europea.

Nel 2003, su proposta di Romano Prodi, per le elezioni europee del 2004, nacque la lista "Uniti nell'Ulivo", composta da Democratici di Sinistra, la Margherita, SDI e i Repubblicani Europei. La lista unitaria raccolse il 31,1% dei voti, eleggendo 25 euro-parlamentari. Prodi sollecitò, quindi, la lista unitaria anche alle elezioni politiche del 2006, ma La Margherita preferì competere con il proprio simbolo.

La lista unitaria, così, si ripresentò alle elezioni regionali del 2005, tenute in aprile, ma soltanto in 9 delle 14 regioni chiamate al voto. Il 16 ottobre 2005 si tennero le elezioni primarie per scegliere il leader della nuova coalizione di centrosinistra, che prese il nome di L'Unione. I membri della federazione dell'Ulivo (comunemente chiamata anche "Fed") sostennero la candidatura di Romano Prodi, che con il 74% dei voti, divenne il candidato proposto dal centrosinistra alla Presidenza del Consiglio per il 2006.

Il buon esito delle primarie convinse anche la Margherita, che approvò la decisione di presentare la lista unitaria dell'Ulivo sulla scheda per l'elezione della Camera dei deputati, seppur ciascun partito sarebbe andato con il proprio simbolo al Senato.

Subito dopo le primarie, però, lo SDI dichiarò di non essere interessato alla costituzione di un partito unico.

Nei DS si mostrò da subito contraria al Partito Democratico la sinistra interna, guidata da Fabio Mussi e Cesare Salvi, che presentò una mozione esplicitamente dissenziente al congresso dell'aprile 2007, denominata A sinistra - Per il socialismo europeo. Una terza mozione congressuale Per un partito nuovo, democratico e socialista, fu presentata da altri esponenti del partito come Gavino Angius e Mauro Zani, favorevole ad una federazione che non si limitasse a DS e Margherita.

Nella Margherita si aprì il confronto tra la corrente ulivista e quella popolare, anche se la mozione unica presentata dal presidente Francesco Rutelli venne approvata in maniera compatta da tutte le aree del partito.

Nel frattempo nacquero numerose associazioni, che rivendicarono la partecipazione attiva dei cittadini, anche di quelli non iscritti ad alcun partito, alla formazione del Partito Democratico.

Romano Prodi in prima persona, nel corso del 2006, incaricò tredici personalità di spicco del mondo della cultura e della politica di redigere un Manifesto per il Partito Democratico. Il documento che venne reso pubblico nel dicembre del 2006.

Il IV congresso dei DS fu caratterizzato da una pluralità di mozioni: "Per il Partito Democratico" favorevole al processo unitario (75,5% dei consensi degli iscritti); quella dell'ex cosiddetto Correntone (leader Fabio Mussi) contraria alla formazione di un partito unico con i settori moderati della coalizione (raccolse il 15,1%); quella (primi firmatari Gavino Angius e Mauro Zani), fortemente critici verso il percorso di costituzione intrapreso, richiedendo un legame esplicito al socialismo europeo.

L'elezione alla segreteria di Piero Fassino fu sostanzialmente l'approvazione da parte della base dei DS della creazione del nuovo soggetto politico. Mussi ed il vecchio Correntone annunciarono la propria uscita dai DS e la volontà di costituire un nuovo soggetto a sinistra del partito Democratico. La corrente di Gavino Angius, la settimana successiva all'assise congressuale, deciderà di abbandonare i DS, vista la non certezza dell'adesione al PSE.

Anche il II congresso de La Margherita si svolse con l'obiettivo di dar vita al Partito Democratico, e orientata in tal senso fu l'unica mozione presentata dal presidente del partito Francesco Rutelli.

L'assise della Margherita non presentò le medesime divisioni interne verificatesi nei DS, coerentemente con l'ispirazione unificatrice delle forze di centrosinistra che il partito di Rutelli ebbe sin dalla sua nascita come lista elettorale nel 2001, e come partito nel 2002. Le uniche critiche vennero da Arturo Parisi, ministro della Difesa in carica, e da Willer Bordon, che chiesero lo scioglimento delle correnti interne in vista della nascita del PD, e dall'ex segretario del PPI Gerardo Bianco, che decise di non aderire al PD. Più tardi, nella fase di preparazione del PD, lo stesso Bordon e Lamberto Dini decideranno di non aderire al nuovo partito.

Il primo atto formale verso la costituzione del nuovo Partito venne effettuato il 23 maggio 2007 con la nomina di un Comitato promotore, il "Comitato 14 ottobre", così chiamato con riferimento alla data in cui sarebbe stata eletta l'assemblea costituente del Partito Democratico.

Tale comitato, nato con 45 membri, annoverava, oltre ad esponenti di DS e Margherita, anche politici provenienti da esperienze diverse (come l'ex UDC Marco Follini e l'ex-SDI Ottaviano Del Turco, governatore della Regione Abruzzo) e personalità della società civile, come il giornalista Gad Lerner, il presidente di "Slow Food" Carlo Petrini e l'esponente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Tullia Zevi.

Il Comitato definì le modalità di svolgimento delle primarie per l'elezione dell'Assemblea Costituente Nazionale e delle Assemblee Costituenti Regionali, con i rispettivi Segretari.

Il 31 luglio 2007 il Coordinamento Nazionale delle primarie ufficializzava le candidature alla carica di Segretario Nazionale del PD di: Mario Adinolfi, Rosy Bindi, Pier Giorgio Gawronski, Jacopo Gavazzoli Schettini, Enrico Letta, Walter Veltroni. La candidatura di Gavazzoli Schettini fu successivamente invalidata a causa dell'insufficiente numero di liste presentate a suo sostegno. Queste liste scelsero conseguentemente di appoggiare la candidatura di Gawronski.

Alle elezioni costituenti di domenica 14 ottobre 2007 si registrava una partecipazione superiore alle aspettative con 3.554.169 voti validi, compresa la circoscrizione degli italiani all'estero.

Le liste collegate a Walter Veltroni ("Democratici con Veltroni", "Ambiente, Innovazione, Lavoro.", "A Sinistra per Veltroni" ed altre liste locali) ottenevano complessivamente 2.694.721 voti (75,82%) ed eleggevano 2322 delegati all'Assemblea Costituente Nazionale (compreso lo stesso candidato alla segreteria) su un totale di 2858 eletti, decretando automaticamente l'elezione di Veltroni a Segretario Nazionale del PD. Erano invece 313 i delegati eletti per le liste "Con Rosy Bindi democratici, davvero", 221 i "Democratici per Enrico Letta". Le liste in appoggio di Adinolfi ("Generazione U'") e quelle in appoggio di Gawronski ("Il coraggio di cambiare" e "Noi per il Partito Democratico") riuscivano invece ad eleggere solo i due candidati alla segreteria.

L'Assemblea Costituente Nazionale si insedia sabato 27 ottobre 2007 a Milano (presso il polo fieristico di Rho-Pero). I membri sono 2.858 eletti attraverso liste bloccate formate col criterio dell'alternanza uomo-donna. Il primo Presidente dell'Assemblea Costituente Nazionale è Romano Prodi, fondatore dell'Ulivo e Presidente del Consiglio dei Ministri in carica.

Nella riunione di insediamento viene formalizzata l'elezione di Veltroni a primo Segretario Nazionale. Al termine l'assemblea approva, senza alcuna discussione, un dispositivo proposto da Veltroni, che fra le altre cose stabilisce la nomina di Dario Franceschini a Vice Segretario Nazionale del partito e di Mauro Agostini a Tesoriere Nazionale. Vengono poi costituite, all'interno dell'assemblea, tre commissioni di 100 componenti ciascuna (con rappresentanza di delegati di tutte le liste proporzionale alla composizione totale dell'assemblea) che dovranno redigere rispettivamente lo Statuto, il Manifesto dei Valori ed il Codice Etico nazionali del partito. Stante la struttura federale del PD, saranno previsti analoghi documenti a livello regionale, da redarsi da parte delle Assemblee Costituenti Regionali.

Nei giorni immediatamente successivi all'assemblea costituente di Milano, si delineano gli organi esecutivi e consultivi del partito. Il 4 novembre 2007 il segretario Veltroni nomina l'esecutivo del PD, con 17 membri di cui 9 donne (la maggioranza). Il 7 novembre 2007 è eletto capogruppo del PD alla Camera dei Deputati Antonello Soro. Al Senato della Repubblica viene confermata la capogruppo dell'Ulivo Anna Finocchiaro.

Nel mese di novembre si insediano le Assemblee Costituenti Regionali, che eleggono i rispettivi Presidenti e formalizzano l'elezione dei Segretari Regionali. Sempre a novembre, si insediano delle Assemblee Provinciali provvisorie (formate dai delegati alle Assemblee Costituenti Regionali e Nazionale territorialmente competenti), ciascuna delle quali sceglie il proprio Presidente ed un coordinatore provinciale, pure essi pro tempore.

Tra dicembre 2007 e febbraio 2008 avviene il radicamento territoriale del partito. In ciascun comune vengono richiamate le assemblee degli elettori del 14 ottobre, allo scopo di costituire i Circoli territoriali del PD. Ciascun Circolo elegge il proprio Coordinamento ed i propri delegati per le Assemblee Cittadina (ove nello stesso comune siano presenti più Circoli territoriali) e Provinciale. Ciascuna Assemblea Provinciale elegge poi il proprio Presidente ed il Segretario Provinciale. Allo stesso modo ciascuna Assemblea Cittadina (ove costituita) elegge il proprio Presidente ed il Segretario Cittadino, mentre all'interno di ciascun Circolo territoriale il Coordinamento elegge il Segretario del Circolo (che coincide col Segretario Cittadino nei comuni ove è costituito un solo Circolo territoriale).

Nella seconda riunione dell'Assemblea Costituente Nazionale, sabato 16 febbraio 2008 a Roma, vengono approvati lo Statuto, il Manifesto dei Valori ed il Codice Etico.

L'Assemblea Costituente Nazionale si riunisce nuovamente, tra le altre occasioni, sabato 21 febbraio 2009 a Roma, a seguito delle dimissioni da Segretario di Walter Veltroni. Alla presenza di meno della metà dei delegati, viene eletto come nuovo Segretario Nazionale Dario Franceschini, che ottiene 1.047 voti contro i 92 di Arturo Parisi.

Il 9 novembre viene inaugurata la sede nazionale del PD, a Roma in Piazza Sant'Anastasia, nei pressi del Circo Massimo.

Il 21 novembre il PD presenta il suo nuovo simbolo tricolore, elaborato dal grafico venticinquenne molisano Nicola Storto. Per Ermete Realacci, responsabile della comunicazione del partito, «il simbolo assume su di sè l'identità nazionale con molta forza. Infatti, i tre colori rispondono a tre tradizioni diverse dell'Italia. Il verde è la tradizione laica e ambientalista, il bianco è il solidarismo cattolico, il rosso è il colore del lavoro e del socialismo. Il risultato è una sintesi molto forte». La definizione e l'idea di partito "verde-bianco-rosso" nel segno delle anime del PD e della bandiera nazionale viene coniata per la prima volta dal candidato alla segretaria nazionale Jacopo Gavazzoli Schettini in una lettera aperta pubblicata dal sito del PD il 5 settembre, ed è il titolo della sua candidatura presentata dal primo numero del periodico ufficiale del PD.

Appena sorto, il Partito Democratico assunse immediatamente il ruolo di maggiore forza politica all'interno del governo Prodi II. Il segretario Walter Veltroni intuì rapidamente la necessità di avviare un dialogo con le varie forze politiche per la creazione di importanti riforme, le quali vengono ritenute necessarie per la modernizzazione dello Stato. L'11 novembre Veltroni lanciò una nuova proposta di legge elettorale elaborata dal costituzionalista Salvatore Vassallo, nell'ambito di una riforma che coinvolgesse anche i regolamenti parlamentari e la Costituzione, dando l'appoggio del PD alla proposta di revisione costituzionale al vaglio della Camera dei Deputati.

Nei giorni successivi, si assistette alla fine della Casa delle Libertà, coalizione di opposizione: il governo Prodi II, la cui caduta era stata data per certa al Senato da Silvio Berlusconi agli alleati tra il 14 e il 15 novembre, passò indenne il delicato passaggio della Finanziaria a Palazzo Madama. A seguito di questo fatto, la Lega Nord, l'UDC e soprattutto Alleanza Nazionale rivolsero pesantissime critiche a Forza Italia e raccolsero l'invito di Veltroni ad approvare insieme alcune riforme istituzionali. A stretto giro, lo stesso Berlusconi abbandonò il rifiuto di ogni dialogo con la maggioranza e si dichiarò disposto a discutere con Veltroni di legge elettorale, annunciando la fine della sua difesa al bipolarismo ed il gradimento per il sistema proporzionale.

A fine novembre, dopo il fallimento della "spallata" della Casa delle Libertà (termine giornalistico per indicare i tentativi di Berlusconi di far cadere il governo Prodi II), la coalizione di centro-destra sembrò frantumarsi in uno scontro tra Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini da una parte, e Silvio Berlusconi dall'altra. Ormai rassegnati all'idea che la caduta del governo non fosse imminente, tutti i partiti dell'opposizione accettarono dunque (pur con motivazioni diverse) la proposta di dialogo sulle "riforme" lanciata con forza da Veltroni e Franceschini.

Il segretario del PD incontrò quindi, in rapida successione, i leader della maggioranza e dell'ex-CdL per discutere e cercare di trovare un accordo su una nuova legge elettorale, e sulla riforma dei regolamenti parlamentari e della parte II della Costituzione: il 26 novembre Veltroni vide Gianfranco Fini, Italo Bocchino e Vincenzo Nespoli di Alleanza Nazionale; il 28 Pier Ferdinando Casini, Lorenzo Cesa e Rocco Buttiglione dell'UDC; il 29 Roberto Maroni, Roberto Calderoli e Andrea Gibelli della Lega Nord, Lamberto Dini dei Liberaldemocratici e Oliviero Diliberto dei Comunisti Italiani; il 30 Fabio Mussi di Sinistra Democratica e infine Silvio Berlusconi e Gianni Letta di Forza Italia.

Ma il governo Prodi era ormai allo stremo. I risultati delle elezioni politiche del 2006 erano stati deludenti per il centrosinistra (dato largamente in testa dai sondaggi) e ne era conseguito un quadro non privo di ombre ed ambiguità: al Senato la coalizione di Prodi ottenne una maggioranza di appena 158 seggi su un totale di 315. Un sostanziale pareggio era nei fatti. Ma una proposta di collaborazione lanciata da Silvio Berlusconi, capo dell'opposizione, venne respinta con scherno. In breve tempo l'eterogeneità della coalizione non tardò a mostrarsi in tutta la sua ampiezza. Contestato fortemente per l'aumento delle imposte al ceto medio, travolto dallo scandalo dei rifiuti a Napoli, il governo registrò un drastico calo di fiducia nei sondaggi. Questa situazione iniziò a determinare lo sfaldamento della debole maggioranza, soprattutto al Senato. In particolare, in una intervista del dicembre 2007, il Presidente della Camera, Fausto Bertinotti, arrivò a definire ironicamente Prodi "un grande poeta morente" e dichiarò che bisognava prendere atto del fallimento della coalizione di governo. Alcuni senatori, quindi, iniziarono a rendersi autonomi rispetto alla maggioranza, rendendo incerto l'esito di qualsiasi votazione si tenesse a Palazzo Madama. Ciò continuò a rinfocolare le polemiche sull'apporto determinante dei senatori a vita. Nel gennaio 2008 scoppiò l'emergenza rifiuti a Napoli. Questa vicenda, oltre a gettare ombre sulla gestione del sindaco, Rosa Russo Iervolino (PD)e del Presidente della Regione, Antonio Bassolino (PD), screditò definitivamente il governo Prodi. L'esecutivo, infatti, contestato al suo interno dalla sinistra radicale, non potè permettere che la polizia ristabilisse l'ordine pubblico con la dovuta fermezza. Le immagini della città partenopea invasa dai rifiuti fecero il giro del mondo. Il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, fu accusato di inettitudine, demagogia, ed incapacità politica: l'opposizione presentò una mozione di sfiducia nei confronti del ministro ed alcuni senatori di maggioranza minacciavano di votarla ( di fatto avrebbero determinato, in questo modo, la caduta del governo). Tuttavia, pochi giorni dopo, il governo Prodi II cadde a seguito della crisi politica innescata da Clemente Mastella. Il PD di Veltroni appoggiò il tentativo di formare un governo attorno ad una convergenza fra le forze politiche sulla riforma elettorale, affidato dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano al presidente del Senato Franco Marini (egli stesso del PD). Tuttavia il tentativo non riuscì per la ferma opposizione di Berlusconi e del centro-destra, ora ricompattato dalla prospettiva di una vittoria elettorale imminente.

Nei giorni successivi allo scioglimento delle Camere, il PD scelse di formare le sue alleanze "esclusivamente su base programmatica", il che si risolse con l'esclusione di ogni apparentamento con la Sinistra Arcobaleno e con - invece - la formazione di una coalizione con l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. Si giunse anche ad un accordo con i Radicali italiani, che implicò l'inserimento di alcuni loro esponenti nelle liste del PD. Nonostante gli sforzi, non si giunse a un accordo con il Partito Socialista, il quale non accettò di rinunciare al suo simbolo per inserire suoi esponenti nelle liste del PD, e presentò una lista separata indipendente.

Dopo la presentazione delle liste ufficiali dei candidati scoppiò una polemica interna al Partito a causa di alcune esclusioni eccellenti. L'esclusione di Ciriaco De Mita e quella di Giuseppe Lumia, ex-Presidente della Commissione Antimafia, furono motivate dall'esigenza di partito di non candidare persone con più di tre legislature. A questa regola generale si sono fatte 32 deroghe per i cosiddetti "big" del partito, tra cui lo stesso Walter Veltroni.

Alle elezioni politiche del 2008 PD e Italia dei Valori raccolgono complessivamente il 37,546% dei consensi alla Camera, contro il 46,811% della coalizione Il Popolo della Libertà - Lega Nord - Movimento per l'Autonomia guidata da Silvio Berlusconi, e il 38,010% al Senato, contro il 47,320% della coalizione avversaria. Singolarmente il Partito Democratico ha ottenuto rispettivamente il 33,17% e il 33,69% dei suffragi. Il 16 aprile 2008 viene resa nota una lettera risalente al precedente 23 marzo, giorno di Pasqua, in cui Romano Prodi informava il segretario Veltroni di voler abbandonare l'incarico di presidenza del Partito, per fare spazio a una nuova generazione dirigente.

Dopo le elezioni in Sardegna del 14-15 febbraio 2009, dove Renato Soru, governatore uscente e uomo di punta del PD viene nettamente sconfitto dal candidato del PDL Ugo Cappellacci, in considerazione di questo e di altri risultati negativi del Partito in consultazioni elettorali precedenti e le forti critiche alla sua gestione, Veltroni si dimette da segretario, aprendo così la crisi. Viene riunita sabato 21 febbraio l'Assemblea Costituente, chiamata a decidere come uscire dal momento di difficoltà e quale strada intraprendere. Si fronteggiano due linee: da una parte chi vuole andare subito a primarie, a cui far seguire un congresso per lanciare una nuova fase del partito, cambiando profondamente le leadership della classe dirigente del Partito e proponendo alla segreteria temporaneamente Arturo Parisi; dall'altra parte coloro i quali ritengono sia dannoso aprire la fase congressuale in quel momento, data la vicinanza delle Elezioni Europee, preferendo confermare alla guida del Partito il vicesegretario di Veltroni, Dario Franceschini.

Convocata dopo le dimissioni di Veltroni, l'Assemblea Costituente (presieduta da Anna Finocchiaro, essendo vacante la carica di Presidente del PD) ha eletto, con 1047 preferenze, Dario Franceschini nuovo segretario nazionale del Partito, contro i 92 voti raccolti da Arturo Parisi.

Il nuovo segretario, eletto con il compito di portare il partito alle Elezioni Europee e al Congresso di autunno, annuncia di volere cominciare una nuova fase nel Partito, basata su inedite e giovani personalità, caratterizzata da una opposizione più ferma al Governo, mettendo da parte i "capibastone" e coinvolgendo maggiormente amministratori locali e dirigenti territoriali. Con l'elezione di Franceschini, sono decaduti gli organi direttamente nominati da Veltroni, in primis il Governo ombra. Sono stati poi nominati una nuova segreteria e nuovi responsabili per tematiche politiche.

La collocazione europea è uno dei principali nodi da sciogliere per il Partito Democratico, diviso tra un'anima di matrice socialdemocratica e un'altra cattolico-riformista: gli ex-DS, infatti, fanno parte del Partito Socialista Europeo, mentre la Margherita nel 2004 ha fondato un Partito Democratico Europeo che siede nell'area liberaldemocratica.

Tra le maggiori preoccupazioni, specularmente delle minoranze diessine e dell'ala popolare della Margherita, c'è l'idea di rinuncia delle proprie identità storiche in un progetto che potrebbe condurre ad avere un partito senza identità ideologiche oppure l'appiattimento delle varie aree sulle posizioni di una sola. Quello della collocazione europea è il motivo che ha indotto la minoranza DS guidata da Gavino Angius (in seguito rientrato) a non aderire al partito, sostenendo appunto che mancasse un richiamo forte del partito all'appartenenza al PSE.

A tal proposito, il PSE, nel 7° congresso tenuto a Oporto, ha modificato il proprio statuto definendosi come forza politica aperta a tutti i partiti europei "di ispirazione socialista, progressista e democratica", prospettando la possibilità di un allargamento a partiti e movimenti progressisti che non provengono necessariamente dallo storico campo del socialismo europeo. Tale modifica è stata considerata un'apertura nei confronti delle istanze avanzate dalla Margherita in Italia, anche se il partito ha rimarcato di non volere che il PD aderisca tout-court al PSE, semmai che intraprenda con esso un rapporto di collaborazione nell'alveo di un nuovo centrosinistra europeo.

In questa direzione va anche la posizione di Romano Prodi che, in sede di Assemblea Costituente, ha sostenuto che sarà l'Italia ad anticipare l'Europa nella creazione di un contenitore delle forze progressiste e democratiche. In sede europea, infatti, i parlamentari europei del PD mantengono la loro collocazione originaria (divisi tra PSE e ALDE) fino alle elezioni europee del 2009, dopodiché sarà stabilita una collocazione unitaria. Il segretario Dario Franceschini ha ribadito tuttavia che il PD non entrerà nel PSE, ma "non potrà mai stare in un luogo in cui non sia insieme ai socialisti europei".

A livello centrale il massimo organismo che dirige il partito fra un congresso e l'altro è l'Assemblea Nazionale. Organo esecutivo sono la Segreteria Nazionale, collegio che aiuta il lavoro del segretario nazionale. An e Sn restano in carica quattro anni. L'organo esecutivo di indirizzo politico dell'An è il Coordinamento Nazionale. Il Cn è detta Direzione Nazionale quando comprende il Segretario Nazionale, il Presidente dell’Assemblea Nazionale, Il Vicesegretario, il Tesoriere, il massimo dirigente dell’Organizzazione giovanile, i Presidenti dei Gruppi parlamentari italiani ed europei, i Segretari Regionali, 20 personalità del mondo della cultura, dell’associazionismo, del lavoro e dell’impresa indicate dal Segretario, i Presidenti di Regione, i Sindaci delle Aree Metropolitane e i Presidenti delle Province con più di 3 milioni di abitanti e i presidenti di Anci, Upi e Uncem, gli ex Presidenti delle Camere e del Consiglio dei Ministri, i vicepresidenti di Camera e Senato e Parlamento Europeo, i vicepresidenti dei gruppi parlamentari italiani ed europei del PD, i presidenti di Commissioni parlamentari di Camera e Senato, i candidati alle Primarie, i Presidenti e i relatori delle Commissioni costituenti Statuto, Manifesto dei valori, Codice Etico, 5 giovani espressione della organizzazione giovanile del PD, i Giovani Democratici.

L'attuale Dn è stata eletta il 20 giugno 2008 ed è composta circa al 50% da ex-DS, al 23% da popolari, 10% da bindiani, 10% rutelliani, 7% lettiani.

A livello periferico il PD mutua l'organizzazione federale che era di DL.

Per i risultati regione per regione, vedi la pagina: Risultati elettorali del Partito Democratico per regione italiana.

L'organo di proprietà del PD è Europa, vecchio quotidiano della Margherita. Possono, tuttavia, essere considerati filo-democratici i quotidiani l'Unità, già vicino ai DS e Il Riformista, diretto dall'ex-senatore Antonio Polito. Anche La Repubblica, quotidiano non sportivo più venduto in Italia, ha una linea editoriale considerata vicina al PD. E' stato inoltre pubblicato anche un numero 0 di un periodico, PD.

Recentemente è stato varato il canale televisivo YouDem, che trasmette in streaming sul proprio sito Internet e via satellite sul canale 813 di SKY. Vicina al PD è anche Red TV che fa capo alla corrente di Massimo D'Alema.

A proposito di propaganda, ha creato scalpore un manifesto a favore della manifestazione di piazza del 25 ottobre in cui nella foto, che ritrae una folla, vi sono suore e frati. La foto risale alla massa oceanica che rese omaggio alla salma di Giovanni Paolo II nel 2005.

L'articolo 30 dello Statuto del partito recita che il PD «ai sensi dell’articolo 18 della Costituzione, favorisce la libertà e il pluralismo associativo e stabilisce rapporti di collaborazione con fondazioni, associazioni ed altri istituti, nazionali ed internazionali, a carattere politico-culturale e senza fini di lucro, garantendone e rispettandone l’autonomia». «Tali fondazioni, associazioni ed istituti» vengono considerati «strumenti per la divulgazione del sapere, il libero dibattito scientifico, la elaborazione politico-programmatica» e le loro iniziative «non sono soggette a pareri degli organi del Partito Democratico».

Per tale motivo diversi esponenti nel PD hanno promosso da subito fondazioni e associazioni o hanno rilanciato quelle che già preesistevano al PD. L'attività febbrile intorno alle fondazioni democratiche ha fatto sì che da più parti si parlasse di vera e propria attività correntizia più o meno occulta. Non essendo però stato convocato alcun congresso nazionale, non è ancora dato di parlare di correnti in senso classico, e del resto uno stesso esponente democratico può essere iscritto a più fondazioni e associazioni, così come quest'ultime spesso iscrivono anche soggetti esterni al PD quando non iscritte ad altri partiti.

È la corrente d'ispirazione socialdemocratica che raggruppa la parte della vecchia maggioranza dei DS fedele all' ex segretario Walter Veltroni. I suoi aderenti sono stati tra i più fedeli sostenitori della nascita del PD all'ultimo congresso DS. I suoi maggiori esponenti sono Goffredo Bettini, Piero Fassino, Anna Finocchiaro e Giovanna Melandri.

I Veltroniani hanno presentato liste comuni per l'elezione dell'Assemblea Costituente, denominate Democratici con Veltroni, con i Dalemiani, i Popolari, i Rutelliani, i Cristiano Sociali, esponenti della società civile. La lista Democratici con Veltroni ha ottenuto il 43,7% dei voti a livello nazionale, con un forte radicamento nel centro del Paese. Va detto che in alcune circoscrizioni la lista si è aggregata ad altri gruppi, mente in altre (segnatamente in Campania) alcune correnti, come i Popolari e i Rutelliani, hanno presentato liste separate dal gruppo dei Veltroniani. Alcuni Veltroniani, tra i quali Giovanna Melandri, hanno animato la lista Ambiente, Innovazione, Lavoro.

I membri della corrente sono in genere favorevoli al sistema elettorale uninominale, magari con doppio turno, e vedono di buon occhio il semipresidenzialismo. In tema di alleanze sono contrari a ricomporre una vasta coalizione di centro-sinistra "solo per vincere" ma vogliono invece un nuovo centro-sinistra basato sul programma di governo.

Oltre ai veltroniani in senso stretto, possono essere considerati veltroniani in senso lato molti esponenti di altre correnti che sono molto vicini a Veltroni: dai popolari Dario Franceschini ora nuovo segretario, e Antonello Soro ai cristiano-sociali Giorgio Tonini e Stefano Ceccanti, dall'ecologista Ermete Realacci al prodiano Salvatore Vassallo, dal liberal Enrico Morando a Vincenzo Vita della sinistra interna.

È la componente di origine democristiana e di ispirazione cristiano-sociale che s'incardina nell'associazione I Popolari, erede del disciolto Partito Popolare Italiano. I Popolari, dopo avere a lungo mantenuto la maggioranza ne La Margherita, hanno deciso insieme alle altre principali correnti di questa, di superarne l'esperienza politica e di partecipare al progetto costituente del Partito Democratico. Riguardo alla collocazione europea del PD, i Popolari sono contrari al suo eventuale ingresso nel Partito del Socialismo Europeo, come caldeggiato dalle correnti ex-DS.

Ampi settori della CISL e delle ACLI afferiscono a questa tendenza interna. I maggiori esponenti sono Franco Marini, Giuseppe Fioroni, Dario Franceschini, Antonello Soro e Pierluigi Castagnetti. Ciriaco De Mita ha lasciato il partito il 20 febbraio 2008, dopo il rifiuto opposto dalla dirigenza, e in particolare da Veltroni, di candidarlo al Parlamento per la dodicesima legislatura. Alle primarie i Popolari, candidati nelle liste Democratici con Veltroni, hanno eletto almeno 600 membri nell'Assemblea Costituente. Il gruppo - che sostiene Veltroni - si è recentemente organizato nell'associazione "Quarta Fase" guidata da Fioroni e Franceschini e ha promosso la fondazione "Persone, Comunità, Democrazia", presieduta da Castagnetti. Pochi esponenti dei Popolari, soprattutto calabresi, hanno invece aderito a ReD, l'organizzazione che fa capo a D'Alema.

È una corrente d'ispirazione prevalentemente socialdemocratica che raggruppa gli uomini vicini a Massimo D'Alema, come Pierluigi Bersani, Nicola Latorre, Marco Minniti, Barbara Pollastrini e Michele Ventura. I dalemiani propongono una linea diversa da quella di Veltroni in riferimento alle alleanze e alla struttura del partito. A questo gruppo storico si sono recentemente uniti Enrico Letta, alcuni ex-Ulivisti che avevano sostenuto la sua candidatura alle primarie del PD, tra i quali Paolo De Castro e Francesco Boccia, e alcuni Popolari, come Nicodemo Oliverio. Il gruppo è molto vicino alla Fondazione Italianieuropei, attorno alla quale ha formato un'associazione di parlamentari, denominata Riformisti e Democratici (ReD), che comprende oltre cento eletti nelle file del PD. Paolo De Castro, anello di congiunzione tra D'Alema e Prodi, è stato designato presidente, Lino Duilio, popolare ed ex-animatore di Italia Popolare - Movimento per l'Europa, vice presidente e Michele Ventura coordinatore.

I Rutelliani, detti in precedenza anche Democratici Rinnovatori o Coraggiosi, sono una corrente di orientamento centrista guidata da Francesco Rutelli, Paolo Gentiloni e Linda Lanzillotta, Renzo Lusetti e Rino Piscitello. Alle primarie i centristi rutelliani hanno eletto più di 230 membri nell'Assemblea Costituente, candidati nelle liste Democratici con Veltroni.

Al Manifesto dei Coraggiosi hanno aderito, tra gli altri, il gruppo dei Teodem, Tiziano Treu, Luigi Zanda, Antonio Polito, Ermete Realacci, Antonio Maccanico, Sergio Chiamparino, Massimo Cacciari, Filippo Penati, Enrico Gasbarra e Andrea Olivero (presidente delle ACLI). Al gruppo di Rutelli fanno riferimento anche i Socialisti Democratici per il Partito Democratico e alcuni politici vicini a Lamberto Dini che però hanno deciso di non seguirlo nei Liberaldemocratici.

Il gruppo ha manifestato insofferenza verso la cosiddetta "sinistra radicale", area politica corrispondente a La Sinistra - l'Arcobaleno alleata al PD fino al 2008. Alla corrente fanno riferimento molti laici, liberali e socialdemocratici (molti dei quali provenienti dalla componente rutelliana de La Margherita), così come molti cattolici d'ispirazione moderata che non si riconoscono né nel gruppo dei Popolari né degli Ulivisti né dei Cristiano Sociali, tutti percepiti come troppo a sinistra.

Diversi firmatari del Manifesto dei Coraggiosi hanno comunque firmato, nel gennaio 2008, anche il manifesto per la costituzione della corrente detta Liberal PD (vedi oltre), altri sono tra gli animatori degli Ecologisti Democratici. Sebbene molti membri del gruppo sostengano Veltroni, una delle principali battaglie della corrente è quella riguardo alla collocazione europea del PD, fatta in alleanza con I Popolari: i Rutelliani sono nettamente contrari al suo eventuale ingresso nel Partito del Socialismo Europeo, come caldeggiato dalla sinistra interna e dai Dalemiani. Infine alcuni esponenti cattolici rutelliani, tra i quali Renzo Lusetti, si sono uniti ai Teodem per dare vita a una nuova associazione denominata Persone e Reti (PeR).

I Liberal PD la corrente di orientamento socio-liberale. Orfana di Lamberto Dini e dei suoi Liberal Democratici, che hanno deciso di non entrare nel PD sostenendo che l'identita "liberaldemocratica" sarebbe stata schiacciata nel nascente partito, è stata costituita il 26 gennaio 2008 da Enzo Bianco, Valerio Zanone, Enrico Morando (ex-leader dei Liberal DS) e Franco Bassanini. Fra le oltre 40 personalità di spicco che hanno firmato il manifesto dell'area ricordiamo gli ex-ministri Giuliano Amato, Linda Lanzillotta e Paolo Gentiloni.

Hanno aderito all'area molti ex-Socialisti, fra cui Giuliano Amato, Enrico Manca e Salvo Andò, la maggior parte degli ex-Repubblicani del partito, fra cui Antonio Maccanico, Stefano Passigli, Andrea Manzella, Massimo Livi Bacci, Giorgio Bogi (già leader di Sinistra Repubblicana), Giuseppe Ossorio (già leader dei Repubblicani Democratici), degli ex-Liberali, inclusi gli appartenenti a Sinistra Liberale, tra cui Beatrice Rangoni Machiavelli, patron dell'Internazionale Liberale. Alla corrente fa riferimento il Gruppo italiano dell'Internazionale Liberale.

Al gruppo fa riferimento anche Luciana Sbarbati e il suo Movimento Repubblicani Europei.

Gli Ecologisti Democratici (EcoDem) sono la corrente ambientalista del PD, costituita principalmente da ex-Verdi transitati per DL (Ermete Realacci, Roberto Della Seta, Francesco Ferrante) o per i DS (Edo Ronchi, Luigi Manconi, Sergio Gentili). Alle primarie sono stati eletti oltre 100 EcoDem all'Assemblea Costituente.

La maggioranza degli Ecodem si è presentata alle primarie all'interno della lista Con Veltroni. Ambiente, Innovazione, Lavoro, capeggiata da Ermete Realacci, Giovanna Melandri, Cesare Damiano e Luigi Nicolais. La lista ha ottenuto l'8,1% dei consensi, pur essendo presente in modo autonomo solo in 20 circoscrizioni su 29. Da segnalare il dato di Milano: Con Veltroni. Ambiente, Innovazione, Lavoro, Sinistra ha ottenuto il 32,21% dei consensi, risultando la prima lista della città.

È l'area più vicina a Romano Prodi e alla sua idea di Partito Democratico. Gli Ulivisti enfatizzano molto l'apertura del PD alla società civile e la democrazia interna al partito. In occasione delle primarie per la scelta del segretario, gli Ulivisti si sono divisi in due correnti che si muovono in modo autonomo all'interno del partito: uno più di sinistra guidato da Rosy Bindi e uno più centrista guidato da Enrico Letta, il quale è ora alla guida di un gruppo autonomo.

I sostenitori di Bindi includevano Arturo Parisi, Mario Barbi, Giulio Santagata, Sandra Zampa, Sandro Gozi, Franco Monaco, Marina Magistrelli, Gad Lerner, Gianfranco Morgando, Nando Dalla Chiesa, Vittorio Prodi, Roberto Zaccaria, Giovanni Bachelet, Franca Chiaromonte e Albertina Soliani. Bindi fu sostenuta anche dal Partito Democratico Meridionale di Agazio Loiero e da alcuni membri dell'associazione I Popolari, di cui sono membri sia la Bindi sia Letta.

Gli Ulivisti hanno le loro roccaforti nell'Italia settentrionale, specie in Veneto, Lombardia e Piemonte, ma la Bindi, che ottenne il 13,9% del voto a livello nazionale, ebbe il suo miglior risultato in Calabria (31,3%) grazie al supporto di Loiero..

Nel luglio 2008 il gruppo della Bindi (Bachelet, Morgando, Zaccaria, Magistrelli, Dalla Chiesa) ha costituito Democratici Davvero, un'associazione separata. Motivo della separazione fu che Bindi era molto meno critica nei confronti del segretario Walter Veltroni e preferiva collaborare con lui invece di opporvisi. Gli Ulivisti (Parisi, Barbi, Lerner, Zampa, Monaco, Gozi, Santagata) decisero di continuare la loro opposizione frontale a Veltroni, in specie denunciando la sua linea politica e la mancanza di democrazia interna.

Il 21 febbraio 2009 Arturo Parisi presentò in Assemblea Nazionale la propria candidatura alla segreteria del partito: aiutato dallo sfidante Dario Franceschini nella raccolta delle firme necessarie, ricevette 92 voti (8,1%).

Il gruppo, guidato da Rosy Bindi, comprende principalmente esponenti cristiano sociali e socialdemocratici. Come gli Ulivisti, sono stati forti sostenitori di Romano Prodi e vogliono che il partito si radichi nella tradizione dell'Ulivo. Alle elezioni primarie del 2007 Rosy Bindi fu sostenuta dalla maggioranza degli Ulivisti, dal Partito Democratico Meridionale di Agazio Loiero e ad alcuni membri dell'associazione I Popolari, cui è iscritta anche la Bindi. Gli Ulivisti hanno le loro roccaforti nell'Italia settentrionale, specie in Veneto, Lombardia e Piemonte, ma la Bindi, che ottenne il 13,9% del voto a livello nazionale, ebbe il suo miglior risultato in Calabria (31,3%) grazie al supporto di Loiero. Nel luglio 2008 la Bindi e il suo gruppo (Giovanni Bachelet, Gianfranco Morgando, Roberto Zaccaria, Marina Magistrelli, Nando Dalla Chiesa) hanno rotto con gli Ulivisti, molto più critici della linea politica impressa al PD da Walter Veltroni e dello standard di democrazia del partito.

Enrico Letta, che ha presentato liste autonome (denominate Democratici per Letta) rappresenta la componente ulivista di formazione cattolico-liberale, sulla scia della scuola di Beniamino Andreatta e dello stesso Romano Prodi). Va sottolineato che Letta, oltre ad essere stato un convinto sostenitore di Prodi, è anche membro dell'associazione I Popolari. Tra i sostenitori di Letta figuravano, tra gli altri, il ministro Paolo De Castro, Renato Soru (e il suo Progetto Sardegna), Umberto Ranieri (DS), Gianni Pittella (capodelegazione italiano del PSE al Parlamento Europeo), Vito De Filippo, Gian Mario Spacca, Lorenzo Dellai e Marco Stradiotto.

La lista a sostegno di Letta si è fermata all'11,0% dei voti, forte dei buoni risultati al Nord (16,6% in Lombardia 1, 15,3% in Veneto 1, 21,6% in provincia di Bolzano e 25,9% in provincia di Trento, grazie al sostegno di Lorenzo Dellai), in alcune regioni del Sud (26,5% in Puglia e 27,4% in Basilicata) e nella Circoscrizione Estero (15,7%).

Letta sta organizzando la sua Associazione 360, che propone con forza un'alleanza con l'Unione dei Democratici Cristiani e di Centro, a scapito dell'Italia dei Valori.

A Sinistra è la corrente di sinistra interna, che individua come temi principali del suo impegno quelli dell'appartenenza al socialismo europeo, dei diritti della persona, dello sviluppo sostenibile e della tutela dell'ambiente, della sicurezza, della laicità e dei saperi. Vuole un PD chiaramente di sinistra e socialista, figlio delle culture politiche del Partito Comunista Italiano e del Partito Socialista Italiano. Le ideologie di riferimento di A Sinistra sono il socialismo democratico e la socialdemocrazia classica. Principali esponenti sono Livia Turco (iscritta anche a Riformisti e Democratici), Sergio Gentili, Massimo Brutti, Vincenzo Vita.

Si presenta come l'evoluzione della lista A Sinistra per Veltroni, che alle primarie del 2007, chiedendo un forte ancoraggio al Partito del Socialismo Europeo e all'Internazionale Socialista, un impegno per salvaguardare la Costituzione Italiana e soprattutto difendendo i principi lavoristi, ha ottenuto il 7,7% (con picchi del 30% nelle regioni rosse dove era più radicata la presenza dei DS), eleggendo oltre 300 delegati all'Assemblea Costituente. Va detto che in alcune circoscrizioni non è stata presentata una lista autonoma A Sinistra per Veltroni, ma, dove era presente (15 circoscrizioni su 29), essa ha ottenuto ottimi risultati, tra i quali il 32,7% in Piemonte 1 e il 27,1% in Lazio 1. La lista era sostenuta, tra gli altri, da Giorgio Ruffolo, uno dei redattori della Carta dei Valori del partito.

Il 18 gennaio 2008 un gruppo di dirigenti di Sinistra Democratica (perlopiù ex-esponenti della mozione Mussi e rappresentanti del mondo sindacale come Famiano Crucianelli, Olga D'Antona, Paolo Nerozzi e Massimo Cialente) solleva delle forte critiche al proprio partito invocando una «sinistra per il paese». L'8 febbraio Crucianelli annuncia sul quotidiano Europa la sua uscita da SD per il PD. Altri faranno lo stesso il 24 febbraio con una manifestazione alla quale partecipa anche Veltroni e che vede aderirivi anche ex-esponenti di alcuni partiti della c.d. "sinistra radicale", come l'ex-ministro Alessandro Bianchi (indipendente del Partito dei Comunisti Italiani) e l'ex-senatore Gianfranco Pagliarulo, passato in SD attraverso l'Associazione Sinistra Rossoverde. Da qui lì'idea di costituire il 7 marzo l'associazione Una Sinistra per il Paese. Il 23 aprile l'associazione organizza un primo incontro con la sinistra del PD (Vita, Turco). Il 14 giugno l'associazione avvia di fatto la fuzione con la sinistra del PD e muta nome in Sinistra per il Paese.

L'unione fra Sinistra per il Paese e le correnti PD che avevano sostenuto la lista A Sinistra per Veltroni (Democratici, Laici e Socialisti, fondata da quei sostenitori delle mozione Angius che decisero di non seguirlo in Sinistra Democratica e di rimanere invece nei DS, Dì Sinistra, formata dai sostenitori della mozione Mussi che presero la stessa decisione, Laburisti - Socialisti Liberali, i cui principali esponenti hanno aderito al Partito Socialista), viene ufficializzata il 5 luglio 2008. Il 20 settembre 2008 l'unificazione è completata con la costituzione di A Sinistra mediante un'assemblea fondativa che ne approva lo statuto e il manifesto.

I Cristiano Sociali (CS) sono un'associazione, nata come partito nel 1993 e confluita nei DS nel 1998, che, dopo aver rappresentato i valori cristiano-sociali all'interno dei DS, continua la sua attività nel nuovo partito. Oltre ai membri storici (Mimmo Lucà, Giorgio Tonini, Luigi Viviani, Aldo Preda, Franco Chiusoli, Stefano Ceccanti, Marcella Lucidi, Franco Passuello e Domenico Maselli), anche altre importanti personalità del mondo cattolico vicine al centro-sinistra e politici aderenti al PD hanno firmato il loro appello intitolato Cristiani per il Partito Democratico: Giovanni Bianchi, Valentino Castellani, Giovanni Colombo, Paolo Corsini, Luigina Di Liegro, Francesco Saverio Garofani, Franca Gorrieri, Giuseppe Lumia, Sergio Marelli, Ignazio Marino e Bruno Marziano. Alle primarie i CS hanno presentato loro candidati nelle liste Democratici con Veltroni e sono considerati molto vicini al segretario PD.

Il gruppo, con il nome di Socialisti Europei, fu costituito nel 2006 da Gavino Angius e Giuseppe Caldarola come corrente nei Democratici di Sinistra in disaccordo sulle modalità di costruzione del Partito Democratico, che ritenevano esclusive dei principi di laicità e dell'appartenenza al Partito del Socialismo Europeo.

Dopo la decisione dei DS di sciogliersi nel PD nell'aprile 2007, alcuni membri (Mauro Zani, Massimo Brutti, Sergio Gentili, Giuseppe Caldarola ed altri) vi aderirono, mentre Gavino Angius, Alberto Nigra, i deputati Franco Grillini e Fabio Baratella e i senatori Roberto Barbieri e Accursio Montalbano costituirono insieme ai sostenitori della mozione Mussi il movimento Sinistra Democratica.

Presto Angius e i suoi compagni capirono che il nuovo partito si stava spostando troppo a sinistra verso una stretta alleanza con il Partito della Rifondazione Comunista, il Partito dei Comunisti Italiani e la Federazione dei Verdi invece di formare un'alleanza con i Socialisti Democratici Italiani, aderenti come SD al PSE.

Nel settembre 2007 il gruppo di Angius ruppe con SD e partecipò alla costituzione del Partito Socialista. Da allora prese il nome attuale ed ottenne l'adesione di Valdo Spini.

Dopo la pesante sconfitta del PS nelle elezioni politiche del 2008 il gruppo di Angius sostenne la candidatura di Riccardo Nencini, poi vincente, alla segreteria del Partito. Nel settembre 2008, Angius dichiarò che "la Costituente Socialista ha fallito" e che il partito avrebbe dovuto cooperare con, e possibilmente dentro, il PD alla costruzione di un "nuovo centrosinistra riformista". Nell'ottobre 2008 il gruppo abbandonò il PS per unirsi al PD, proponendo che l'intero partito lo seguisse. Aderì al PD anche Cinzia Dato, già ex-liberale di DL, mentre Spini decise di non lasciare il PS.

I Teodem sono una corrente di stampo democristiano e cristiano-sociale che rappresenta la "destra" del PD sul fronte dei temi etico-sociali. Del gruppo fanno parte cinque deputati (Luigi Bobba, Paola Binetti, Enzo Carra, Marco Calgaro e Donato Mosella) e sei senatori (Benedetto Adragna, Emanuela Baio Dossi, Egidio Banti, Cristina De Luca, Luigi Lusi e Antonino Papania), tutti molto vicini a Rutelli, loro mentore politico. Una settima senatrice, Dorina Bianchi, faceva parte del gruppo, ma lo ha lasciato prima di essere nominata capogruppo del partito in Commissione Sanità della Camera.

I Teodem si sono caratterizzati per un forte attivismo nel campo dei temi etici, a partire dal referendum sulla procreazione medicalmente assistita, l'opposizione ai DICO e le dure critiche alle norme anti-omofobia incluse nel Trattato di Amsterdam. Ciò non significa che essi assumano posizioni conservatrici in tutti i campi: per esempio, aderiscono all'impostazione cristiano-sociale in campo economico.

Nel settembre 2008 alcuni teodem, guidati da Luigi Bobba e Paola Binetti, hanno dato vita all'associazione Persone e Reti (PeR), assieme ad alcuni cattolici rutelliani come Renzo Lusetti e con la "benedizione" di Rutelli.

I Radicali di Marco Pannella ed Emma Bonino sono entrati a far parte del Partito Democratico qualche mese prima delle elezioni politiche 2008, pur mantenendo in vita il loro partito d'origine.

Si distinguono per il loro attivismo nelle battaglie per la laicità, per la libertà di ricerca scientifica e di cura, per la legalizzazione delle droghe leggere, e per tutti i temi cari storicamente al Partito Radicale.

Sono presenti in parlamento con 6 deputati e 4 senatori, tutti iscritti ai gruppi parlamentari del PD (salvo il senatore Villari, iscritto al Gruppo Misto).

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I Popolari

I Popolari sono la componente di origine democristiana e di ispirazione cristiano-sociale, erede del disciolto Partito Popolare Italiano, all'interno del Partito Democratico.

I Popolari, dopo avere a lungo mantenuto la maggioranza ne La Margherita, hanno deciso insieme alle altre principali correnti di questa, di superarne l'esperienza politica e di partecipare al progetto costituente del Partito Democratico. Riguardo alla collocazione europea del PD, i Popolari sono contrari al suo eventuale ingresso nel Partito del Socialismo Europeo, come caldeggiato dalle correnti ex-DS.

Ampi settori della CISL e delle ACLI afferiscono a questa tendenza interna. I maggiori esponenti sono Franco Marini, Giuseppe Fioroni, Dario Franceschini, Antonello Soro e Pierluigi Castagnetti. Ciriaco De Mita ha lasciato il partito il 20 febbraio 2008, dopo il rifiuto opposto dalla dirigenza, e in particolare da Veltroni, di candidarlo al Parlamento per la dodicesima legislatura. Alle primarie i Popolari, candidati nelle liste Democratici con Veltroni, hanno eletto almeno 600 membri nell'Assemblea Costituente. Il gruppo non è del tutto compatto e comprende sia esponenti critici verso Veltroni (come Fioroni) sia stretti alleati del segretario del PD (Franceschini e Soro), tanto che questi ultimi hanno recentemente dato vita all'associazione denominata Quarta Fase.

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Provenienza dei politici appartenenti al Partito Democratico

Il Partito Democratico è nato il 14 ottobre 2007 dalla confluenza dei Democratici di Sinistra, Democrazia è Libertà - La Margherita e altre formazioni minori in un unico partito.

Questo è un elenco di politici membri del Partito Democratico appartenuti o vicini (anche solo come elettori), in precedenza (cioè prima della fine della Prima Repubblica, nel triennio 1992-94), ad altri schieramenti politici (ordinati in funzione della loro precedente appartenenza). È una lista di deputati, senatori, euro-parlamentari, ministri, sottosegretari, presidenti di Regione e di provincia, consiglieri e assessori regionali di primo piano, sindaci di grandi città, nonché importanti membri degli organi dirigenti del partito.

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Source : Wikipedia