Antitrust

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Inviato da david 02/03/2009 @ 19:12

Tags : antitrust, trust, economia

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Antitrust

Con il termine antitrust si definisce il complesso delle norme giuridiche che sono poste a tutela della concorrenza sui mercati economici. Tale complesso normativo, detto anche Diritto antitrust o Diritto della concorrenza, appresta una tutela di carattere generale al bene primario della concorrenza inteso quale meccanismo concorrenziale, impedendo che le imprese, singolarmente o congiuntamente, pregiudichino la regolare competizione economica adottando condotte che integrano intese restrittive della concorrenza, abusi di posizione dominante e concentrazioni idonee a creare o rafforzare una posizione di monopolio.

In secondo luogo, per estensione, viene definito "antitrust" anche l'organo o autorità che vigila sull'osservanza e il rispetto di tali norme, cioè l'Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM).

Le norme Antitrust rappresentano la risposta dei moderni ordinamenti giuridici all'eccesso di poteri di mercato e alle distorsioni ad esso arrecate da accordi fra produttori.

Le principali legislazioni moderne sono il frutto dell'affermazione del liberismo che ha prodotto due effetti: da un lato, la soppressione dei vincoli per l'economia derivanti dallo Stato, dall'altro il divieto per le imprese di abusare di posizioni dominanti a danno del consumatore.

Il fine ultimo delle normative antitrust è dunque quello di sostenere un'economia di mercato libera (dove ogni impresa assume le proprie decisioni in modo indipendente dai suoi concorrenti), in modo da garantire una forte concorrenza che conduca ad una distribuzione più efficiente di merci e servizi, a prezzi più bassi, ad una migliore qualità ed al massimo dell'innovazione.

Le origini del diritto antitrust sono essenzialmente anglo-americane. Benché introdotte per la prima volta in Canada, con l'approvazione nel 1889 delle leggi contro gli accordi restrittivi della concorrenza, le origini del diritto antitrust vengono comunemente fatte risalire allo Sherman Antitrust Act, la prima legge antitrust, emanata dal Congresso degli Stati Uniti su proposta del senatore dell'Ohio John Sherman nel 1890, ma concretamente applicata solo nel 1911 contro l'impero petrolifero creato dal magnate Rockefeller e contro l'American Tobacco Company. Prima di tale legge, alcuni Stati della federazione degli Stati Uniti avevano adottato atti a tutela del solo commercio interno a ciascuno di essi. L'incremento delle concentrazioni, soprattutto in alcuni settori-chiave dell'economia americana, come i trasporti ferroviari, indusse il Congresso ad adottare lo Sherman Act, al fine di disciplinare il commercio anche tra i diversi Stati.

La sezione 1 dell'Act individuava le condotte contrastanti con la concorrenza e e relaltive sanzioni. Si prevedevano pene piuttosto elevate, a partire dalla multa di 5.000 dollari fino alla reclusione per un anno. La legge, inoltre, autorizzava il governo federale ad avviare dei procedimenti contro le imprese che avessero messo in pericolo la concorrenza, anche se, per alcuni anni, tale potere di inziativa non fu mai utilizzato per l'opposizione della Corte Suprema degli Stati Uniti.

La tradizione antitrust americana ha influenzato profondamente l'Europa. Nel secondo dopoguerra furono varate legislazioni antimonopolistiche nei principali paesi industrializzati: in Francia nel 1945 (poi riformata nel 1986), in Germania e in Gran Bretagna nel 1948, in Spagna nel 1963. Un considerevole sviluppo si manifestò nell'Europa comunitaria grazie al pensiero dei padri fondatori delle Comunità europee, per i quali un ordinamento economico e sociale democratico si fondava su un sistema di mercato concorrenziale. Fu così che nel Trattato di Roma (1957) furono disciplinate le fattispecie delle intese restrittive e dell'abuso di posizione dominante (artt. 81 e seguenti del Trattato nella numerazione attuale) e, successivamente, con Regolamento n. 4064/89 del Consiglio del 21 dicembre 1989, le concentrazioni.

In Italia l'introduzione di una normativa antitrust nazionale avvenne con notevole ritardo sia rispetto agli altri Stati europei, sia rispetto alle Comunità europee: solo nel 1990, infatti, fu approvata la legge 10 ottobre 1990, n. 287, recante Norme per la tutela della concorrenza e del mercato. Questo ritardo è stato generalmente spiegato con il prevalere di fattori istituzionali, politici e culturali che hanno reso a lungo poco favorevole l'atteggiamento prevalente nel nostro Paese verso il mercato, l'iniziativa economica individuale e la concorrenza, a dispetto degli auspici formulati dalla dottrina giuridica fin dagli anni Quaranta, in particolare da Tullio Ascarelli, e successivamente da altri studiosi, tra cui Guido Rossi.

La legge introduce due fondamentali forme di violazione: l'abuso di posizione dominante e l'intesa restrittiva della concorrenza. Le violazioni antitrust negli Stati Uniti hanno rilevanza penale, mentre nel diritto europeo sono punibili con sanzioni amministrative.

La legge introduceva per la prima volta le authority, che già avevano una pluriennale esperienza positiva nei Paesi di common law (Inghilterra e Stati Uniti).

L'antitrust italiano ed europeo hanno il potere di comminare multe che possono arrivare fino al 10% del fatturato aziendale per ogni anno di violazione, e dunque dispongono di adeguati meccanismi sanzionatori.

Il Parlamento italiano, nell'introdurre norme per la tutela della concorrenza similari a quelle comunitarie, ne ha voluto enfatizzare la finalità di attuazione dell'art. 41 della Costituzione a tutela e garanzia del diritto di iniziativa economica, definendo il mercato concorrenziale come il quadro entro il quale si svolge la libertà di tale iniziativa.

Il diritto antitrust ha il duplice scopo di garantire i diritti del cittadino-consumatore, e la liberà concorrenza delle imprese. La nascita di un trust è associata ad un più generale pericolo democratico per la posizione di forza che un soggetto monopolista di natura privata assume nel mercato di riferimento. Si pensi, ad esempio, al potere assunto nella Germania nazista dai cartelli del settore elettrico AEG, dell'acciaio (Vereinigte Stahlwerke AG) e della chimica (IG Farben).

Gli Stati nazionali potrebbero non avere la forza e l'autorevolezza di legiferare in merito a poteri economici troppo forti, che vengono a crearsi in situzioni di monopolio.

A norma dell'art. 85 del Trattato l'autorità preposta al controllo del rispetto dei divieti posti dagli artt. 81-82 è la Commissione europea, in persona del Commissario alla concorrenza (dal 1995 al 2004 ha ricoperto tale carica l'italiano Mario Monti); nella maggior parte dei paesi europei essa trova il suo omologo in autorità indipendenti come ad esempio la Competition Commission inglese e l'AGCM italiana.

Qualora venga constatata l'esistenza di un'infrazione, l'autorità controllante propone i mezzi atti a porvi termine. Qualora non sia posto termine alle infrazioni, la Commissione contesta l'infrazione ai principi con una decisione motivata; essa può essere pubblicata e autorizza gli Stati membri ad adottare le necessarie misure, di cui definisce le condizioni e modalità, per rimediare alla situazione.

È sempre compito della Commissione definire le condizioni e le modalità adatte a porre rimedio alla situazione, pur sempre basandosi sulle misure adottate dagli Stati.

Introducendo le leggi antitrust, i consumatori dovrebbero ottenere benefici, quali prezzi ridotti, più ampia gamma di diversità di prodotti e perciò più scelta. Inoltre, poiché il potere sul mercato dei cartelli è ridotto, i produttori sono costretti a concentrare più attenzione sui bisogni, i gusti e i desideri dei singoli consumatori.

Le aziende più importanti e con maggiori disponibilità finanziarie, senza alcun controllo, potrebbero usare per emergere sul mercato la tecnica del “predatory pricing” per un periodo, finché riescono a mettere fuori gioco i concorrenti, e poi avere il controllo assoluto dei prezzi. Senza concorrenza e controllo, le maggiori aziende sarebbero libere di consolidare il proprio controllo dell'industria e decidere liberamente i prezzi. In una tale situazione, non ci sarebbe né lo stimolo né la necessità di investire in ricerca, poiché non c'è vantaggio da guadagnare sugli altri concorrenti.

Le aziende in condizione di monopolio od oligopolio hanno inoltre una consistente influenza politica e questo causa spesso una limitazione artificiosa del mercato tramite pressioni per ottenere leggi che impediscano eventuali accessi allo specifico settore di mercato.

Un esempio attuale di questa situazione viene dalle aziende di energia, proprietarie (dopo le privatizzazioni) delle reti di distribuzioni, e non disposte a cedere a proposte come quella presentata in ottobre 2007 dalla comunità europea sulla liberalizzazione del mercato. La proposta consisterebbe nel rendere pubblica la rete e dar possibilità anche ai piccolissimi produttori di energia (le stesse persone, con ad esempio dei pannelli solari) di vendere la quantità di energia prodotta. Questo porterebbe a una sorta di irreggimentazione in un settore attualmente dorato come quello della produzione di energia. Evidenti sono i benefici per il consumatore come evidenti sono i danni per gli oligopolisti dell'energia. I quali essendo in posizione di forza dispongono di ampi mezzi per opporsi su questioni politiche.

Altro esempio del danno pubblico dovuto a mancate cautele di antitrust è offerto dal noto caso del cartello delle assicurazioni, scoppiato nel 2004: le assicurazioni essendo in numero di circa una dozzina si erano accordate per trarre illeciti profitti a danno del consumatore che si trovava da un lato obbligato dalla legge a detenere una assicurazione RCA, e dall'altro costretto dal cartello delle assicurazioni ad accettare i prezzi imposti dal cartello stesso. La questione si è chiusa con sentenza che condannava le compagnie di assicurazione al risarcimento dei clienti.

I critici dell'antitrust sostengono che esistono due diversi tipi di monopolio: il monopolio creato o supportato dalla legge (monopolio legale), e il monopolio derivato "naturalmente" dalle condizioni del libero mercato (monopolio). Il secondo tipo di monopolio è generalmente visto come positivo, in quanto spontanea espressione del libero mercato.

La critica, inoltre, sostiene che l'esperienza dimostra che la teoria del "predatory pricing" (cioè, quando un'impresa abbassa i prezzi al di sotto del margine di guadagno per costringere anche i concorrenti a fare lo stesso, portandoli così in perdita e, dunque, fuori dal mercato) non funziona nella pratica e che il fenomeno viene meglio arginato in una condizione di libero mercato, piuttosto che dalle leggi antitrust.

Inoltre, nella pratica osserviamo che anche se un imprenditore riesce ad eliminare un concorrente, la concorrenza comunque continua. Dai giudizi espressi nei casi di processi antitrust, però, sembra che se un'azienda danneggia o mette fuori gioco un concorrente, danneggi automaticamente il mercato di libera concorrenza.

L'economista Alan Greenspan argomenta che le leggi antitrust sono spesso un detraente per gli imprenditori nella gestione delle loro aziende in maniera produttiva, poiché questi temono di incorrere in citazioni e procedimenti legali a causa di alcune loro strategie di mercato, necessarie per la sopravvivenza e lo sviluppo dell'impresa, ma senza dubbio miranti ad ottenere una posizione di spicco nel mercato.

Va sempre tenuto presente che il monopolio di un privato non è mai dannoso prima di essere ottenuto. Fino a quel momento infatti, si suppone che il soggetto sia costretto a ottenere una posizione di predominio ossequiando le leggi di mercato e quindi portando vantaggi economici e sociali agli utenti. Tuttavia quando una azienda si trova ad aver già acquisito una consolidata posizione di monopolio, non ha più nessun interesse a seguire le leggi di mercato mancando ora ogni forma di concorrenza. Mentre resta ovviamente vivo l'interesse per un sempre maggiore profitto e una sempre maggiore posizione di monopolio. Obiettivi che possono ora essere raggiunti restando al di fuori di un'ottica concorrenziale e penalizzando quindi consumatori, mercato e società.

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Sherman Antitrust Act

Lo Sherman Antitrust Act (1890), detto anche Sherman Act, è la più antica legge antitrust degli Stati Uniti e rappresenta la prima azione del governo degli Stati Uniti per limitare i monopoli e i trusts.

Lo Sherman Act fu firmato dal Presidente Benjamin Harrison nel 1890 e prende il nome dal suo autore, il senatore repubblicano John Sherman dell'Ohio, ex-Segretario del Tesoro sotto la presidenza di Rutherford Hayes.

La legge rimase praticamente inutilizzata per alcuni anni. Poi il presidente Theodore Roosevelt ne fece un estensivo utilizzo nella sua campagna antitrust, diretta a scindere la Northern Securities Company. In seguito anche il Presidente William Howard Taft la utilizzò per colpire il monopolio della American Tobacco Company. Il più grande successo dello Sherman Act fu lo smembramento della Standard Oil.

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ConocoPhillips

La ConocoPhillips è un'azienda petrolifera nata il 30 agosto 2002 dalla fusione di Conoco Inc. con Phillips Petroleum Company, il colosso che ha avuto origine dalla fusione ha sede a Houston in Texas ed è una delle maggiori compagnie petrolifere del mondo,la Conoco in particolare era una delle compagnie figlie della Standard Oil, il potentissimo trust di John Davison Rockefeller, distrutta dall'antitrust nei primi del novecento.

Una delle forze di questa compagnia è la sua capacità di raffinazione del petrolio, possiede infatti ben 19 impianti per la raffinazione (12 di questi negli USA), solo gli impianti negli USA possono raffinare 2.208.000 BPD (Barili per giorno), questo rende la ConocoPhilips la seconda compagnia statuinitense per raffinazione, la raffinazione mondiale della ConocoPhilips raggiunge i 2.901.000 BPD (quinta nel mondo).

Negli USA vende la sua benzina attraverso i distributori Conoco, Phillips 66, e (Union) 76. In Europa opera attraverso il marchio di stazioni di servizio Jet, con questo è presente in Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Germania, Ungheria, Norvegia, Polonia, Repubblica Slovacca, Svezia, Thailandia e Regno Unito, invece in Malaysia il marchio diventa ProJET. La compagnia è presente anche in Turchia con il marchio Turkpetrol e in Svizzera con il marchio COOP.

Dal 2005 la compagnia possiede anche la catena di distributori (Union) 76, resa famosa da molti film americani.

La compagnia è stata la prima azienda petrolifera americana a sottoscrivere il U.S. Climate Action Partnership, un impegno per la protezione dell'ambiente.

ConocoPhillips possiede 19 raffinerie nel mondo.

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Lista di conglomerati nel mondo

Per conglomerato in Economia si intende una grande compagnia divisa in settori che si occupano di affari diversi, spesso completamente differenti tra loro.

Spesso i conglomerati hanno problemi con le commissioni antitrust a causa della loro grande estensione commerciale e soprattutto perché le leggi di molti paesi limitano ad una stessa la possibilità di espandersi in altri determinati settori allo scopo di favorire le piccole imprese e il libero mercato.

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Source : Wikipedia