Ang Lee

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Inviato da amalia 17/04/2009 @ 13:15

Tags : ang lee, registi, cinema, cultura

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Ang Lee

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Ang Lee (李安; Pinyin: Lǐ Ān) (Pingtung, 23 ottobre 1954) è un regista e sceneggiatore taiwanese.

La maggior parte dei suoi film analizzano il rapporto tra la modernità e la tradizione. Per le sue opere è stato insignito, tra gli altri premi, di un Oscar alla migliore regia per I segreti di Brokeback Mountain, di due Orso d'Oro per Pushing hands e Ragione e sentimento e di due Leone d'Oro al miglior film per I segreti di Brokeback Mountain e Lust, Caution.

Dopo essersi diplomato nel 1975 al National Taiwan College of Arts, Lee decide di trasferirsi negli Stati Uniti nel 1978, alla ricerca di fortuna. Ottiene il diploma in teatro all'Università dell'Illinois e si iscrive a quella di New York, dove studia produzione cinematografica. Nel 1983 si sposa con Jane Lin dalla quale ha avuto due figli. È tuttora sposato con lei.

Il suo film d'esordio è Pushing hands, che narra le vicende di un ex-maestro di Tai chi che va a vivere a New York con la famiglia del figlio. La pellicola vince l'Orso d'Oro al Festival di Berlino del 1992. L'anno seguente, il suo film successivo, Il banchetto di nozze, che bissa la vittoria al festival tedesco del 1993. Queste due opere, insieme alla seguente, Mangiare bere uomo donna, che ottiene una nomination all'Oscar 1994, costituisce una sorta di trilogia denominata Father knows best.

Nel 1995 dirige l'adattamento cinematografico di Ragione e sentimento, tratto dal libro di Jane Austen; la pellicola conquista addirittura sette nomination all'Oscar, un Golden Globe come "miglior film" e, nuovamente, l'Orso d'Oro a Berlino.

Il film seguente è il drammatico Tempesta di ghiaccio, sull'insoddisfazione di due famiglie americane al tempo dello scandalo del Watergate, al quale segue Cavalcando con il diavolo, dedicato alle vicende della Guerra di secessione americana.

Nel 2000 è la volta di La tigre e il dragone, un wuxia, ovvero un film d'arti marziali, visionario, ambientato nella Cina del XIX secolo. Il film riscuote un ottimo successo, sia di pubblico che di critica, e diventa all'epoca il film non in lingua inglese con il maggior incasso della storia del cinema. Gran parte di questo successo è dovuto alle coreografie acrobatiche del maestro Yuen Wo Ping (anche autore dei combattimenti di Matrix). La pellicola vince l'Oscar ed il Golden Globe come "miglior film straniero".

La sua produzione seguente è un vero kolossal, sull'onda della mania per i film dedicati ai supereroi, scoppiata dopo il primo Spider-Man, Hulk (2003), che non riscuote, però, il successo sperato.

Nel 2005 torna al successo con un film delicato come I segreti di Brokeback Mountain, un lungometraggio romantico dedicato all'amore omosessuale di due cowboy. Il film vince il Leone d'Oro al miglior film alla 62a Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia e numerosissimi altri premi, tra cui 3 Premi Oscar e 4 Golden Globe 2006; tra questi, Lee si è aggiudicato anche il Golden Globe per il miglior regista e l'Oscar al miglior regista.

A soli due anni di distanza, nel 2007, torna ad aggiudicarsi il Leone d'Oro per il miglior film con Lussuria - Seduzione e tradimento alla 64a Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.

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Frederick Elmes

Frederick Elmes , conosciuto anche come Fred Elmes, (Mountain Lakes, 4 novembre 1946) è un direttore della fotografia statunitense, noto al grande pubblico per aver collaborato in alcune occasioni con il noto regista David Lynch. Nel corso della sua trentennale carriera ha collaborato con registi del calibro di Ang Lee e Jim Jarmusch.

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I segreti di Brokeback Mountain

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I segreti di Brokeback Mountain è un film del 2005 diretto da Ang Lee, che racconta la drammatica passione amorosa tra due uomini, due cowboy del Wyoming, nata tra gli incontaminati paesaggi delle montagne americane.

È un'opera di fantasia ed è basata sul racconto omonimo di Annie Proulx pubblicato per la prima volta sulla rivista americana The New Yorker il 13 ottobre 1997; in Italia il racconto è stato pubblicato nel 1999 con la raccolta Gente del Wyoming (Baldini & Castoldi). Il film, di produzione statunitense, è uscito in Italia il 20 gennaio 2006.

L'edizione italiana è della Bibi.it, i dialoghi e la direzione del doppiaggio sono di Gianni Galassi.

La storia ha inizio durante l’estate del 1963 e si svolge nel Wyoming, stato dell’America rurale e conservatrice, uno di quei luoghi quasi immutabili nel tempo e difficilmente toccati dalla storia e dalle rivoluzioni culturali.

Due giovani uomini nemmeno ventenni, avvezzi al lavoro di fattoria e piuttosto spiantati si ritrovano casualmente a fare domanda per lo stesso impiego: condurre un gregge di pecore nella zona di Brokeback Mountain (un luogo fittizio), in alta quota, a cui dovranno badare per tutta l’estate.

I due hanno un’indole molto diversa: Jack Twist è un ragazzo piuttosto estroverso e solare dedito alle gare di rodeo, con cui spera di ricavare un po’ di benessere economico, mentre Ennis del Mar è un giovane costretto a passare da un lavoro all’altro fin dall’adolescenza a causa della morte dei genitori, dall’animo piuttosto chiuso e semplice, di pochissime parole. Eppure l’isolamento e la convivenza forzata sopra la silenziosa montagna li porta inevitabilmente a cercare un contatto con quell’unica altra presenza umana e a stabilire a poco a poco un legame, che finisce per diventare sincera stima, e poi un affetto a fatica dichiarato. Questa amicizia immersa nel segreto della natura si fa sempre più intensa fino ad una sera in cui sfocia, senza che i due potessero aspettarselo, in una irrefrenabile e improvvisa passione fisica.

Da questo momento in poi i due, e in particolare Ennis, devono affrontare un difficile tormento interiore, una lotta tra la voce della ragione e delle convenzioni e i sentimenti innegabili che provano verso una persona del proprio sesso. Fino a quando rimangono sulla Brokeback Mountain, questo rapporto sia fisico sia emozionale che non sanno nemmeno loro definire prosegue senza essere scalfito, apparentemente, dagli occhi del mondo, in un idillio quasi perfetto e protetto da questo paradiso naturale.

Ma una volta finito il lavoro estivo, entrambi sembrano consapevoli che nella realtà questo legame non può nemmeno esistere; tornati a bassa quota tra la gente, le loro strade si dividono e si costringono a perdere i contatti.

Nei quattro anni successivi, entrambi intraprendono la vita che il mondo si aspetta da loro: Ennis convola a nozze con la sua fidanzata storica Alma, con cui ha due bambine; Jack ricomincia a partecipare a rodei fino a che in Texas non conosce Lureen, ragazza di buona famiglia con cui conclude un matrimonio un po’ d’amore, un po’ di riparazione, un po’ di interesse. I due hanno un bambino e, nonostante un rapporto conflittuale tra Jack e il suocero, questa unione garantisce al cowboy un buon lavoro e finalmente una certa agiatezza.

Al contrario, Ennis rimane relegato a lavoretti saltuari che a fatica mantengono la famiglia. In questi anni pare aver dimenticato completamente chi sia Jack Twist, fino a che non riceve una cartolina in cui quest’ultimo preannuncia una visita. A differenza di Ennis, infatti, nei quattro anni che precedono questo primo contatto Jack aveva tentato più volte di rintracciare l’amico senza successo.

Quella che nelle intenzioni avrebbe dovuto essere una rimpatriata amichevole però finisce per far cadere la loro maschera, ed è la scintilla che inesorabilmente riaccende la loro relazione amorosa. Una relazione solo autocensurata, ma non dimenticata, e che si rendono conto esista per loro al di là di Brokeback Mountain.

Jack Twist sarebbe a questo punto disposto a smettere di fingere per poter stare assieme ad Ennis, ma quest’ultimo non ne vuole sentir parlare; sa infatti che una soluzione del genere è improponibile, e che dalle loro parti una relazione omosessuale equivale ad una condanna a morte. Lui stesso ricorda bene che, quando era piccolo, un cowboy delle sue parti era stato assassinato da una spedizione punitiva proprio per questo motivo.

L’unica soluzione possibile sembra per Ennis, come poi avverrà, di proseguire questa relazione di nascosto, e abbastanza raramente da non destare sospetti.

Nei successivi sedici anni i due uomini continuano le loro rispettive insipide vite matrimoniali, concedendo di rivedersi solo un paio di volte all’anno, tornando tra le loro montagne fuori dal mondo.

Ma tra Ennis e la moglie Alma si crea un’irreparabile frattura: senza che lui lo sappia, il giorno in cui i due uomini si erano rincontrati a lei era capitato suo malgrado di scoprire il rapporto per lei a dir poco inconcepibile. Per la donna lo shock è talmente grande da impedirle per anni di affrontare il discorso. I due coniugi, vittime anche di infiniti problemi economici di cui Alma attribuisce la colpa al marito, finiscono poi per divorziare e solo dopo anni, quando già sarà risposata, Alma esploderà con Ennis buttandogli addosso tutto il suo risentimento represso.

Gli incontri tra Ennis e Jack continuano in ogni caso regolari ogni anno, ma talmente sporadici da essere, specialmente per quest’ultimo, più motivo di infelicità che di gioia; tanto che a differenza di Ennis, Jack non riesce a sopportare la situazione e cerca di compensare la mancanza del compagno; anche a costo di sostituirlo a tutti gli effetti.

I due uomini invecchiano, Ennis si fa sempre più solitario e a malapena coltiva il legame con le figlie ormai grandi, i suoi pochi rapporti umani a poco a poco falliscono tutti; gli alimenti che deve alla famiglia lo costringono a lavorare quasi ininterrottamente. Jack, nonostante le sue trasgressioni, non divorzierà mai e manterrà una parvenza di stabilità.

Passati vent’anni dal loro primo incontro a Brokeback Mountain, i due continuano a vedersi tenendo fede a questa sorta di rito che li fa ritrovare tra le montagne; ma gli incontri sono sempre più rari a causa del lavoro di Ennis, fino ad una primavera in cui lui è costretto a confessare al compagno che non potrà ritornare a Brokeback Mountain prima di molti mesi.

Tutto il senso di frustrazione, di vita sprecata che Jack aveva represso per vent’anni, subisce il colpo di grazia da questa dichiarazione e lo porta inesorabilmente a dire tutto quello che aveva taciuto fino a quel momento. I due litigano animosamente rinfacciandosi a vicenda le proprie colpe, e hanno un chiarimento ormai troppo tardivo, pieno di senso di fallimento e rimpianti. Ma quando si salutano, sembrano sapere che nulla cambierà veramente.

Arriva novembre, molto tempo dopo quella loro ultima discussione, ed Ennis si vede rispedire al mittente una cartolina inviata a Jack, recante il timbro “DECEASED”, deceduto. Incredulo e sotto shock, Ennis chiama la casa in Texas di Jack e parla con la moglie di lui, Lureen. La donna gli conferma in un tono secco e sintetico che Jack è morto in uno sfortunato incidente; ma Ennis dentro di sé legge tra le righe e si sente convinto che il suo amico sia stato massacrato per omofobia.

Lureen dice ad Ennis che Jack desiderava che le proprie ceneri fossero sepolte a Brokeback Mountain; il tono della donna è talmente triste e pieno di rancore insieme che è impossibile capire se dopotutto sappia esattamente chi Ennis era per Jack.

Devastato, Ennis si reca per la prima volta dai genitori di Jack per chiedere le ceneri dell’amico, che gli vengono inesorabilmente rifiutate; la madre però gli concede di scegliere qualcosa di Jack da tenere come ricordo, credendo che avrebbe fatto piacere anche al figlio scomparso.

Lui allora sale nella stanza del vecchio compagno, spoglia e in cui non c’è nulla che sembra appartenergli veramente; nell’incavo dell’armadio, però, trova una cosa che ricorda bene. Una vecchia camicia di Jack dei tempi in cui hanno passato l’estate a Brokeback Mountain, con la manica sporca di sangue, e dentro di essa, un’altra camicia che Ennis credeva di avere perso vent’anni prima. L’uomo rimane sconvolto dalla cosa, e sa bene che quella macchia di sangue appartiene a lui stesso, perso anni prima durante una scazzottata con Jack. Tutto era stato conservato da Jack immobile, il suo unico ricordo e appiglio di quei giorni lontani; dopo anni Ennis capisce fino in fondo la profondità di quel sentimento e porta le due camicie con sé.

Il cowboy riprende a fare la sua vita di sempre, trasferendosi in un fatiscente trailer; la figlia maggiore viene a trovarlo per annunciargli il suo matrimonio, notizia che Ennis prende dapprima con malinconia. Promette alla figlia che ci sarà, e la lascia andare per la sua strada, senza che lei sia riuscita a capire fino in fondo quel padre triste e così solitario.

Appese con un chiodo nell’anta interna dell’armadio di Ennis e nascoste agli occhi del mondo, le due camicie: stavolta è quella di Ennis a contenere in sé quella di Jack. Vicino ad esse, una foto di Brokeback Mountain. Ennis le guarda intensamente pronunciando con le lacrime agli occhi un'eterna formula di promessa, per poi tornare rassegnato alla sua ormai completamente grigia quotidianità.

Uno dei fotogrammi più noti della pellicola I segreti di Brokeback Mountain è proprio l’immagine in cui un Ennis Del Mar/Heath Ledger abbraccia alle spalle il Jack Twist di Jake Gyllenhaal in un gesto dolce e affettuoso. Nello svolgimento del film, come nel libro, la scena è inserita in un significativo flashback; ed è solo uno dei tanti esempi di come gli sceneggiatori abbiano deciso di rimanere profondamente aderenti al breve racconto di Annie Proulx, Gente del Wyoming.

Molte scene e soprattutto battute del film infatti riprendono pedissequamente, a volte senza cambiare una virgola, i dialoghi e gli eventi del racconto pubblicato sul New Yorker il 13 ottobre 1997; Diana Ossana e Larry McMurtry, gli sceneggiatori del film, hanno infatti colto subito le potenzialità della storia e di quei dialoghi scarni e oggettivi e hanno voluto rendere loro giustizia modificando con intelligenza solo il minimo indispensabile.

Questa profonda fedeltà all’opera originale rende quindi i cambiamenti piccoli e grandi inseriti nell’economia del film ancora più significativi; e avendo tra le mani una storia breve, i due sceneggiatori non sono stati necessariamente costretti a tagliare qualcosa come accade spesso negli adattamenti cinematografici, ma anzi hanno potuto dare più respiro alla storia, approfondirne alcuni aspetti e dare maggior spazio ad alcuni personaggi.

Il racconto di Annie Proulx (poi nella raccolta Gente del Wyoming) uscì sulle pagine del New Yorker nel 1997 e fu un piccolo caso; il suo adattamento cinematografico ebbe poi una gestazione lunga e difficoltosa. La sceneggiatura, scritta dal premio Pulitzer Larry McMurtry e da Diana Ossana (che poi sarà anche tra i produttori del film) aveva visto la luce già nel 1999, ma nonostante si fosse ormai a ridosso del nuovo millennio restava diffuso un certo timore all’idea di produrre, dirigere e interpretare una storia ancora ritenuta così “rischiosa”.

Il primo regista che si era detto disponibile a portarlo sullo schermo è stato Gus Van Sant, già autore di pellicole ben più particolari e discusse; il progetto era praticamente agli inizi, e si parlava di Joaquin Phoenix e Matt Damon come possibili protagonisti. Ma quest’ultimo come altri giovani attori prima di lui non accettò il ruolo, e rimasto solo Phoenix nel progetto, alla fine fu costretto a chiamarsi fuori per poter interpretare un’altra pellicola, Walk the line.

La produzione subì quindi una battuta d’arresto a questo punto, e il progetto del film diretto da Van Sant andò in fumo. Nel frattempo, la pellicola fu offerta anche ad altri registi: il caso più singolare è quello dello spagnolo Pedro Almodovar, che fu contattato nonostante sia da sempre un regista che si tiene volontariamente distante dall’industria cinematografica americana; costui dirà in seguito che, sebbene abbia rifiutato, è stata l’unica tra le proposte fattegli da Hollywood che abbia preso in seria considerazione e si sia quasi pentito di non avere accettato.

Il progetto quindi rischiava di risolversi in una bolla di sapone, ma alla fine l’intuizione di affidare questa storia alla sensibilità di un regista non americano si rivelerà vincente: fu chiamato Ang Lee, che accettò praticamente subito. Come era successo per Van Sant e Almodovar, la produzione pensò a Lee in quanto regista che aveva dimostrato di saper affrontare i generi più delicati e “trasgressivi”. La filmografia del regista taiwanese è poi particolarmente varia, avendo girato film di produzione cinese (La tigre e il dragone), inglese (Ragione e sentimento), Hollywoodiana (Hulk), dimostrando la propria duttilità artistica e adattabilità culturale; eppure allo stesso tempo le sue opere pur così diverse hanno anche un filo conduttore interno molto forte, trattando spesso il conflitto tra i sentimenti e le costrizioni: una sensibilità dunque molto adatta alla sceneggiatura di Brokeback Mountain, tanto più che Ang Lee aveva già toccato il tema omosessualità in una sua famosa commedia, Il banchetto di nozze.

Un altro problema nell’adattare la storia al cinema, visto che si svolge nell’arco di vent’anni, era decidere se scegliere attori più giovani per interpretare gli Ennis e Jack ventenni e altri due più maturi per Ennis e Jack quarantenni, oppure se fosse meglio prendere due interpreti di età mediana tra i due estremi, al limite invecchiandoli con l’ausilio del trucco.

Alla fine si è deciso per la seconda soluzione, in modo da dare un unico volto in cui identificare ognuno dei personaggi: dopo un lungo casting la scelta ricadde su Heath Ledger e Jake Gyllenhaal (all’epoca della lavorazione del film entrambi attorno ai 24/25 anni), che Ang Lee giudicò molto bene assortiti sullo schermo: le loro capacità erano equilibrate, venivano entrambi da carriere avviate e solide anche se molto diverse, ed entrambi aspettavano un ruolo per mettere definitivamente in luce le proprie doti recitative.

Le riprese del film si svolgono finalmente nell'estate del 2004, con un budget a livelli da cinema indipendente; per contenere ulteriormente i costi si decise di girare tutto il film in Canada, nella regione dell'Alberta. Anche le montagne che si vedono nel film, che nella finzione fanno parte della catena del Big Horn in USA, si trovano in realtà nelle Montagne Rocciose Canadesi, nel sud dell'Alberta, e non nel Wyoming.

I segreti di Brokeback Mountain è debitore ed erede di due grandi generi cinematografici (ma anche letterari): il western e il melodramma romantico.

Per quanto riguarda il western, questo film ne riprende perfettamente gli stilemi tipici: i vasti spazi naturali incontaminati, la solitudine di chi li solca, i personaggi maschili silenziosi e grezzi, le bevute intorno al fuoco. Ogni più piccolo dettaglio rimanda alla grande cultura western, ma con uno strisciante senso di decadenza; in fondo il film è ambientato tra il 1960 e il 1980, quindi la realtà che vediamo non è così lontana da noi nel tempo e tutte le mitizzazioni non sembrano ormai più possibili: i paesi abitati sono sì città fantasma, ma è lo squallore e l’alienazione della gente a renderli tali, i cowboy badano non più a mandrie ma ad un gregge di pecore, i rodei sono come un circo itinerante, questi uomini duri sono spesso dei disgraziati squattrinati che non riescono a centrare un coyote a pochi metri di distanza; persino l’armonica è ammaccata. E, naturalmente, l’atmosfera ambigua che da sempre nel western circonda queste amicizie virili, questi cowboy troppo spesso senza donne accanto, per la prima volta non è più solo sottintesa. Precedenti illustri sono film come Ultima notte a Warlock con Anthony Quinn o Fiume Rosso con Montgomery Clift: casi in cui la sessualità sfumata dei personaggi è già avvertibile; ma da sempre, situazioni e battute tra le righe dei film western hanno dato adito a sospetti. Il cowboy stesso, come tutte le icone della marcata virilità, è come altra faccia della medaglia anche un’icona gay: basti pensare ad una delle sei maschere indossate dai Village People, il gruppo per antonomasia della cultura omosessuale.

Tutta questa importante eredità è stata riconvertita da Ang Lee senza lo strumento della provocazione facile: non ha nessuna intenzione di distruggere questo mito o di criticarlo, ma anzi, lo rispetta e lo omaggia a più riprese, rompendo solo quei tabù narrativi che ormai il nuovo cinema non sente più ragione di celare.

Persino la scelta dei due interpreti maschili non è lasciata al caso: fisicamente Heath Ledger e Jake Gyllenhaal ricordano quelle accoppiate western alla Robert Redford e Paul Newman (nota di costume: Paul Newman nella realtà era anche il padrino di Gyllenhaal) tanto radicate nell’immaginario collettivo. Naturalmente convertire in amore omosessuale quelle che nel western classico sono, per molti, ammirevoli amicizie virili e nient’altro, ha fatto storcere il naso a più di un purista del genere. Tuttavia la critica ha accettato di non considerare Brokeback Mountain come una pellicola estranea al genere western, ma anzi ultima interessante evoluzione di un filone sacro alla vecchia Hollywood e che invece stenta ormai, forse per sua stessa natura, a trovare una sua collocazione nella cultura contemporanea se non in forme nuove.

Al secondo genere citato all’inizio Brokeback Mountain deve forse ancora di più, e anzi, questo film si inscrive in un filone che si radica ben prima della storia del cinema, e che convenzionalmente ha il suo archetipo nella storia di Romeo e Giulietta: la tragedia romantica. I due personaggi si incontrano, si innamorano a dispetto di tutte le proibizioni, lottano contro se stessi divisi tra la voce della ragione e quella dell’amore, e spesso per questo amore vanno incontro ad una fine infelice.

La tematica di eros e thanatos, amore e morte, per secoli spina dorsale della letteratura, è stata più volte presa in prestito molto degnamente dal grande schermo, e questo permette a Brokeback Mountain di essere per esempio il diretto successore di un film come Titanic, maggiore incasso della storia del cinema. Titanic è appunto anche una delle più grandi storie d'amore viste sullo schermo assieme a Via col Vento e Casablanca, che ha lasciato un grande segno culturale negli anni 90 ed oltre.

I protagonisti di Titanic, Rose e Jack, appartengono a caste sociali opposte e per questo non si incontrerebbero mai se non si trovassero sulla stessa nave; la loro vita altrimenti vuota e priva di senso (specialmente per Rose) viene travolta da questo incontro. Per i due, il Titanic è ciò che per Ennis Del Mar e Jack Twist è la montagna di Brokeback, la zona franca del loro amore. La diretta parentela con Titanic è intenzionalmente sottolineata dal poster scelto per promuovere il film: la locandina di Brokeback Mountain infatti cita esplicitamente quella di Titanic.

Si possono riscontrare anche parecchie assonanze tra Brokeback Mountain e un'altra famosa storia d'amore del cinema: quella raccontata ne I ponti di Madison County di Clint Eastwood.

Quella che qui è una storia d'amore tra uomini, lì è tra una donna sposata e sfiorita e un maturo fotografo, che ritrovano una rinnovata giovinezza nello stare insieme, anche se per poco.

In entrambi i casi sono amori impossibili, in cui i due amanti sono condannati a rimpiangere per sempre un breve e idilliaco periodo di vita insieme, impossibile da riavere (anche se nel caso di Ennis e Jack i due personaggi si rivedranno, sporadicamente, più volte nel corso degli anni) ma impossibile da dimenticare.

Le due pellicole hanno un’ambientazione simile, sia spaziale sia temporale, e nella trama si riscontrano significativi parallelismi, tanto che Brokeback Mountain sembra a tratti rendere omaggio al suo precedente storico o comunque dimostra di avvicinarglisi molto; per esempio, la scena in cui Ennis trova le camicie si avvicina molto alla sequenza in cui una Francesca ormai anziana, nell'altro film, apre la scatola lasciatale dal suo antico amore; oppure, prima che la passione si concretizzi, il momento in cui Francesca sbircia dalla finestra il fotografo mentre si sta lavando nel suo giardino ha un corrispettivo molto simile in Brokeback Mountain: qui "l'oggetto del desiderio" è Ennis, con la differenza che il contatto visivo non si compie fino in fondo; ma il volto di Jack Twist manifesta lo stesso imbarazzo e la stessa tensione della Francesca di Madison County.

In entrambi i film poi, l’unione non compiuta in vita cerca sfogo nel desiderio degli amanti di far spargere dopo la morte le proprie ceneri nel luogo che li ha visti insieme; ma in questo caso I segreti di Brokeback Mountain compie un passo ulteriore, più frustrante e tragico. Dove infatti in I ponti di Madison County la società e la famiglia finiscono, anche se dopo la loro morte, per capire e perdonare l’amore adultero ma puro tra Francesca e Robert esaudendo infine il loro desiderio, nessuna redenzione è possibile per Ennis e Jack. Non basterà nemmeno la morte a far sì che famiglia e società accettino la loro relazione. Questo legame, nonostante tutto, continua ad essere possibile solamente nel segreto di un armadio. (A proposito dell’armadio: il simbolismo di questo particolare oggetto appare più chiaro ad un americano che ad un italiano. L’espressione inglese be in the closet, essere nell’armadio, significa infatti il nascondere la propria omosessualità; invece coming out of the closet, uscire dall’armadio, significa quello che noi italiani abbiamo storpiato in “fare outing”. È proprio a questo modo di dire che fa riferimento anche il titolo della commedia americana In & Out).

Si può ravvisare un terzo genere, in questo caso totalmente letterario, a cui il film I segreti di Brokeback Mountain rinvia sensibilmente: il poema pastorale. Un riferimento culturale antichissimo, che ha le sue radici nella cultura classica e il suo apice nelle Bucoliche di Virgilio. Centrale in questo tipo di poema, o anche nei brevi componimenti chiamati Idilli, il paesaggio. Che è sempre lussureggiante e meraviglioso, e descritto dai poeti con nostalgia come il luogo dell’Età dell’Oro, il Paradiso Perduto a cui si vorrebbe tornare e non è più possibile. I personaggi sono in genere pastori o comunque uomini e donne che vivono a contatto stretto con la natura, a volte in solitudine, e il tema sentimentale è centralizzante. Tutta la prima parte del nostro film deve molto a questa reminiscenza culturale (e i due protagonisti sono in effetti dei pastori), perché la montagna di Brokeback è mostrata come luogo incontaminato e perfetto, paradiso in terra, luogo di sentimenti puri e semplici che non si può far altro che rimpiangere una volta che la vita vera torna a irrompere.

Esattamente come il paesaggio della poesia pastorale, Brokeback Mountain é un luogo dell’Anima ancor più che un luogo reale.

Il film è entrato prepotentemente nell’immaginario collettivo, in particolare negli Stati Uniti, ma anche nel resto del mondo. È facile capire perché: calca un terreno che prima a causa di certi tabù non era stato mai battuto, riempie un vuoto che il cinema hollywoodiano aveva creato attorno al tema dell’omosessualità. Per la prima volta il tema dell’amore omosessuale è centrale in un film mainstream, ovvero un film potenzialmente rivolto ad un grande pubblico, non ad un target ristretto e di nicchia. Ovviamente, il progetto era abbastanza rischioso da rivelarsi un flop o da passare inosservato, o peggio da attirarsi addosso delle grottesche ilarità.

La vittoria al Festival di Venezia 2005 è però il trampolino che gli permette una decisa risonanza mondiale. A partire da quel momento il film grazie alla pubblicità e al passaparola attira molto pubblico nelle sale, e in USA diviene un vero e proprio caso, cosa per niente scontata visto che, se già nel resto del mondo il tema omosessualità è considerato spesso scottante di per sé (e infatti in Italia il film esce al cinema "vietato ai minori di 14 anni"), in patria c'è anche il problema dell’inserimento di questa storia proprio nel cuore delle loro tradizioni, l’epoca e i luoghi quasi mitici del far west: infatti uno stato americano molto conservatore, lo Utah, bandisce del tutto la pellicola dai propri cinema.

Comunque gli spettatori americani (e non solo) dimostrano di amare il film, forse ancora più della critica. Ad apprezzarlo e ad identificarsi nella tragica storia è il pubblico più trasversale, al di là di età, sesso e sessualità. Molti hanno spiegato questa novità dicendo che il film ha il merito di trattare il tema omosessualità, forse per la prima volta, senza filtri: da un lato non c’è traccia degli stereotipi tipici del cinema hollywoodiano, come quello del “gay però bravo, sensibile, spiritoso e creativo”, eterno confidente comprimario senza relazioni (se ne ha non sono certo i grandi amori degli eterosessuali), e viene nel film anche evitata del tutto la radicata equazione gay=femminile. E dall’altro lato, si rifiuta la provocazione gratuita, l’intento militante o didascalico. I segreti di Brokeback Mountain è la storia d’amore tra due uomini, nient’altro che questo, costruita non diversamente da una storia d'amore fra un uomo ed una donna. Non intende celare un messaggio, non cerca il politically correct, si presenta esattamente per quello che è, e forse proprio per questo evita l’autoghetizzazione. Lo spettatore si identifica nella situazione, ed è solo lui che deciderà se assolvere o condannare secondo la propria coscienza; il regista ha empatia per la storia, ma non cerca mai di imporre il suo punto di vista, si limita a raccontarla.

Il successo di pubblico fa entrare quindi il film nella cultura pop, tanto che se ne contano innumerevoli citazioni, parodie e omaggi.

In America per esempio diviene un vero e proprio tormentone una delle battute del film: I wish I knew how to quit you!, traducibile più o meno in “Vorrei riuscire a lasciarti!”, che per mesi e mesi dopo l’uscita del film e ancora adesso è continuamente citata dai mass media statunitensi nelle situazioni più diverse.

Esistono le più svariate parodie della storia: sia nel film Scary Movie 4, dove ne è inserita una, e sia alla Notte degli Oscar 2006 basta una canadese in mezzo ai boschi per evocare subito questo film; un programma televisivo americano annunciò una finta versione del film con due donne al posto di due uomini (con il commento divertito del conduttore dopo una scena di bacio tra due belle cowgirls, una mora e una bionda: “Scommetto che in questo caso nessuno avrà niente da criticare”); on-line circola una parodia a cartoni animati in cui i personaggi sono tutti sotto forma di paffuti conigli, che riesce a riassumere l’intero film nel giro di un minuto.

Anche il trailer del film, diventato molto popolare, ha praticamente dato vita a un sotto-genere di parodia che attraverso Brokeback Mountain va a citare anche altre pellicole. Il trailer originale di Brokeback Mountain ha infatti la caratteristica che le scene del film vengono accompagnate da alcune frasi didascaliche, la prima delle quali è Era un’amicizia… e diventò un segreto – da questo estratto del trailer deriva la titolazione francese del film, Le secret de Brokeback Mountain, mutuata poi in italiano nel plurale I segreti – seguita da altre frasi come ci sono bugie che bisogna dire, ci sono verità che bisogna negare. La cosa pare prestarsi molto alla presa in giro, e così diversi appassionati scovano tutti quei film e telefilm in cui un’amicizia maschile risulta in qualche modo ambigua, e ne elaborano un trailer parodistico in versione Brokeback. Alcune tra le moltissime accoppiate prese di mira sono: Frodo e Sam de Il Signore degli anelli, JD e Turk di Scrubs, Ryan e Seth di OC, Sirius e Lupin di Harry Potter, persino Spongebob e il suo amico Patrick Stella. Estrapolando alcune scene dal loro contesto e abbinandole alle musiche e alle frasi ad effetto del trailer originale, ognuna di queste amicizie diventa “un segreto”, qualcosa di più: mettendo per esempio, quando appare la scritta ci sono bugie che bisogna dire, al posto della scena del matrimonio di Ennis quella del matrimonio di Sam Gamgee, e così via.

Il fandom di Brokeback Mountain è molto vasto, e oltre alle parodie in Internet sono anche molto diffuse le fan fiction del film, ovvero racconti scritti da fan (soprattutto ragazze) che prendono a prestito i personaggi della storia. Ci sono persino interi siti Internet dedicati all’amicizia tra Jake Gyllenhaal e Heath Ledger, nella realtà dichiaratamente eterosessuali ma ormai identificati spesso dal vasto pubblico proprio nel ruolo di “cowboy gay”. Non è una cosa che ha dato fastidio ai due attori, entrambi candidati all'Oscar per questo ruolo e dunque grati al film che ha consacrato le loro carriere (quella di Heath Ledger interrotta bruscamente nel gennaio 2008, a causa di un'intossicazione acuta da farmaci che l'ha portato alla morte a soli 28 anni).

Il film, probabilmente per il tema delicato e per come è affrontato, è stato una delle pellicole maggiormente pluripremiate della storia: dopo Venezia ha vinto praticamente tutto quello che era possibile vincere in tutto il mondo, che a votare fosse una giuria, la stampa o il pubblico; ha mancato però la consacrazione definitiva, perché il 5 marzo 2006 per un soffio non ottiene proprio quello che viene considerato nel mondo del cinema il premio più importante di qualunque altro: l'Oscar al miglior film. Molti appassionati e simpatizzanti del film insorgono per questa non attesa privazione, e i più accesi accusano addirittura l’Academy di omofobia; nonostante il premio gli sia stato portato via da un altro film piuttosto democratico e antirazzista, Crash - Contatto fisico. Sicuramente invece uno dei premi più originali ricevuti da Brokeback Mountain è stato quello conferito il 3 giugno 2006 durante gli MTV Movie Awards: "Best Kiss", Miglior Bacio. La manifestazione premia non tanto le qualità artistiche di un film ma le scene e i personaggi ritenuti di culto, votati rigorosamente dal pubblico. Così, il bacio sotto la casa di Ennis scambiato tra Jake Gyllenhaal ed Heath Ledger è stato considerato il migliore di tutto l'anno cinematografico per intensità e pathos, come era successo per altre scene di bacio rimaste nella storia, quello di Spiderman oppure Cruel Intentions - Prima regola non innamorarsi (Cruel Intentions). Il premio (a forma di confezione di Pop Corn dorati) è stato ritirato da Gyllenhaal in persona, che la stessa sera ha anche conquistato l'award come "Best Performance".

Oltre ai personaggi, persino alcuni oggetti del film hanno subito un fenomeno di mitizzazione: in particolare le camicie che Ennis ha trovato una nell'altra all'interno dell'armadio di Jack, che tra l’altro sono state battute all'asta su Ebay, il 21 febbraio 2006, per oltre 100.000 dollari americani. L'acquirente, un collezionista di memorabilia cinematografica, ha definito le camicie "le scarpette rosse del nostro tempo" (il riferimento è alle calzature magiche di Dorothy nel Mago di Oz) ed ha dichiarato che non ne se separerà mai. Il provento della vendita è stato devoluto ad una associazione benefica americana a favore dei bambini. Qualche mese dopo è stato venduto all’asta anche il pick-up di Jack Twist dal vero proprietario, che ci ha ricavato un bel gruzzolo per pagarsi gli studi.

Anche se in alcuni paesi del mondo la pellicola è stata bandita, è la prima volta che un film che tratta una tematica del genere vanta canali di promozione così molteplici oltre che rilassati: viene tranquillamente proiettato sugli aerei di linea, per esempio, e nel 2006 viene proposto in un sito statunitense come primissimo film scaricabile legalmente.

La diffusione di quest’opera ha comportato che Ennis Del Mar e Jack Twist siano ora la coppia di soli uomini per antonomasia del cinema, tanto che il termine brokeback in inglese e alcune altre lingue è diventato sinonimo stesso di gay, nel parlare comune. Ma sono diventati una delle coppie più celebri del cinema anche a prescindere dal sesso; in una recente classifica sulle accoppiate cinematografiche che più influenzano l’immaginario contemporaneo, in cui figurano anche Leonardo di Caprio e Kate Winslet, Richard Gere e Julia Roberts, Patrick Swayze e Jennifer Grey, Ledger e Gyllehaal ottengono l’ottavo posto.

Il film è stato presentato in anteprima mondiale alla 62a Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, dove ha vinto il Leone d'Oro al miglior film, il 10 settembre 2005, ed è uscito nelle sale negli Stati Uniti nel dicembre dello stesso anno.

Tra il dicembre 2005 ed il gennaio 2006, il film ha vinto numerosi premi della critica americana tra cui il Critics' Choice Awards.

Il 16 gennaio 2006 ha vinto 4 Golden Globe, i premi della stampa estera di Hollywood: "miglior film drammatico", "miglior regia", "miglior sceneggiatura", "miglior canzone originale" (a Emmylou Harris per A Love That Will Never Grow Old).

Il 31 gennaio il film ha ricevuto 8 candidature ai Premi Oscar 2006: "miglior film", "miglior regia", "miglior attore protagonista" (Heath Ledger), "miglior attore non protagonista" (Jake Gyllenhaal), "miglior attrice non protagonista" (Michelle Williams), "miglior sceneggiatura non originale", "miglior fotografia" e "miglior colonna sonora", aggiudicandosi 3 statuette il 5 marzo (per regia, sceneggiatura non originale e colonna sonora); a sorpresa il premio per il miglior film, dato da tutti per certo a I segreti di Brokeback Mountain, è andato a Crash - Contatto fisico di Paul Haggis.

Il 19 febbraio, a Londra, ha ottenuto 4 premi maggiori dalla BAFTA: "miglior film", "migliore adattamento" (Diana Ossana e Larry McMurtry), "miglior regia" (Ang Lee) e "miglior attore non protagonista" (Jake Gyllenhaal).

Il 30 aprile è il trionfatore alla notte IOMA: porta a casa le "web-statuette" per "miglior film", "miglior regia" e "miglior colonna sonora", dopo che aveva ricevuto nomination anche per "miglior attrice non protagonista" (Michelle Williams), "miglior sceneggiatura non originale" e "miglior fotografia".

L'8 dicembre 2008, il film è andato in in onda per la prima volta sulla tv di stato italiana dopo tre anni dall'uscita nelle sale, su Rai Due in seconda serata alle 22.45, censurato però delle scene d'amore tra i due protagonisti.

Non sono state invece oggetto di censura nessuna delle scene esplicite di sesso eterosessuale, né quelle più cruente.

La circostanza ha causato vivaci proteste da parte degli spettatori e dell'Arcigay, che hanno criticato queste censure non solo come un'imposizione totalmente anacronistica, ma anche come un'operazione molto grave in quanto ha compromesso la comprensione stessa della pellicola.

La Rai ha difeso però la sua posizione sostenendo che la copia ricevuta dalla casa di produzione aveva già questi tagli, svista di cui nessuno si era accorto. Il direttore di Rai Due, Antonio Marano, che allora si era impegnato a ritrasmettere nel futuro il film nella sua versione integrale, ha mantenuto tale promessa: il film è stato ritrasmesso in versione integrale il 16 marzo 2009, su Rai Due, di nuovo in seconda serata (alle 23,40).

Per la parte superiore



Supereroe

I Fantastici Quattro, in un disegno di Jack Kirby; da sinistra: Mr. Fantastic, La Donna Invisibile, La Cosa, La Torcia Umana

Un supereroe è un personaggio dei fumetti che si caratterizza per le sue doti di coraggio e nobiltà e che generalmente ha abilità straordinarie rispetto a quelle degli esseri umani normali, oltre a possedere un nome e un costume pittoreschi. I supereroi trascorrono la maggior parte del loro tempo combattendo contro mostri, disastri naturali e supercriminali.

Le storie che hanno per protagonisti i supereroi sono diventate un vero e proprio genere all'interno del mondo del fumetto, a partire dalle riviste a fumetti statunitensi, per estendere la loro fama al mondo del cinema, delle serie televisive e dei videogiochi.

La maggior parte dei supereroi agisce da sola, anche se esistono molti team di supereroi. Alcuni, come i Fantastici Quattro, gli X-Men e Gen13, sono legati dall'aver avuto nella stessa maniera i superpoteri, e operano quindi come gruppo. Altri, come la Justice League e i Vendicatori, sono gruppi di eroi con origini differenti e che si sono uniti in occasione di minacce troppo grandi per essere affrontate dal singolo eroe (ad esempio, i Vendicatori per fermare Hulk, la JLA per Starro). Molti supereroi, specialmente dopo l'introduzione di Robin, il ragazzo meraviglia (boy wonder), il giovane assistente di Batman, hanno poi adottato una spalla adolescente (sidekick): Bucky per Capitan America, Speedy per Freccia Verde, Kid Flash per Flash e così via.

I supereroi appaiono prevalentemente negli albi a fumetti, anche se sono presenti sotto forma di striscia a fumetti, radiodrammi (l'Uomo Ombra, ad esempio, nasce appositamente per tale mezzo di comunicazione), serie televisive, film ed altri mezzi di comunicazione. La maggior parte dei supereroi proposti con questi media sono adattati dai fumetti, con qualche eccezione.

Marvel Comics Group e DC Comics, Inc. condividono la proprietà negli Stati Uniti del trademark per la locuzione "Super Heroes" e la maggior parte dei supereroi più famosi a livello mondiale sono di proprietà di queste due società statunitensi. Per esempio DC possiede Superman, Batman e Wonder Woman e la Marvel possiede l'Uomo Ragno, Capitan America e l'incredibile Hulk. Comunque, nella storia dei fumetti, esistono altri supereroi significativi di proprietà di altre case come Capitan Marvel della Fawcett Comics (ma in seguito acquistato dalla DC) e Spawn di proprietà del suo creatore Todd McFarlane.

I supereroi sono spesso considerati una creazione americana ma esistono supereroi di successo anche in altri paesi. Questi eroi condividono molte delle convenzioni tipiche del modello statunitense. Gli esempi più importanti sono Cybersix dall'Argentina, Marvelman dalla Gran Bretagna e serie giapponesi di anime e manga come Science Ninja Team Gatchaman e Sailor Moon.

Benché il genere supereroi sia considerato un sottogenere di fantasy/fantascienza, si è dimostrato molto flessibile nel tipo di vicende che è possibile narrare, perché la natura fantastica del supereroe permette di far accadere ogni cosa senza che appaia innaturale (nonostante l'ambientazione delle storie di supereroi rifletta la società contemporanea). Per esempio, nelle prime serie degli anni ottanta di The New Teen Titans, il gruppo in un racconto combatteva contro un superfurfante che controllava una setta per poi recarsi nel racconto successivo in un'altra galassia per partecipare ad una battaglia spaziale ed infine ritornare sulla Terra dove rimane coinvolto in una storia di crimini urbani con protagonisti dei giovani fuggiaschi. Questa serie comprendeva anche un esempio di contaminazione tra generi, "Who is Donna Troy?", un racconto di detective in cui Robin investigava sull'identità perduta della sua collega Wonder Girl. Il contenuto di queste vicende differisce abbastanza tra una e l'altra, anche se vi sono quasi sempre gli stessi personaggi principali senza badare a possibili conflitti. I fumetti sui supereroi combinano le caratteristiche dei generi horror, commedia, giallo, fantascienza, fantasy ed altri.

L'origine dei supereroi può essere rintracciata in numerose forme precedenti di narrativa. Molti dei loro tratti sono comuni ai protagonisti della tarda letteratura vittoriana, come il detective Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle e l'avventuriero Allan Quatermain di H. Rider Haggard. Nelle storie popolari (dime novel) alcuni personaggi come Buffalo Bill, Zorro e Tarzan hanno influenzato la nascita dei supereroi. L'influenza maggiore, però, come più volte riconosciuto da autori come Alan Moore o Warren Ellis, è dovuta ai racconti avventurosi pubblicati sui pulp magazine, dove muovevano i primi passi personaggi come Conan il barbaro, che sarebbe divenuto, successivamente, personaggio dei fumetti grazie a Roy Thomas e Barry Windsor Smith, o avventurieri e combattenti del crimine come Doc Savage (omaggiato sui primi numeri di Planetary), Spider, l'Uomo Ombra.

Nel giugno del 1938, Jerry Siegel e Joe Shuster introdussero Superman nel n. 1 di Action Comics: inizia da questo storico evento la cosiddetta Golden Age (età dell'oro) del fumetto supereroico.

Malgrado il personaggio fosse stato preceduto da ben due personaggi in costume, Mandrake il mago e, soprattutto, l'Uomo mascherato (The Phantom in originale, in italiano anche L'ombra che cammina), uno dei primi vigilanti in costume (entrambi i personaggi, ideati dallo sceneggiatore Lee Falk, apparirono nelle daily strip dei primi anni trenta), Superman è tuttora considerato il primo supereroe, che introduce molte delle convenzioni che avrebbero definito il termine, compresa un'identità segreta, poteri sovrumani e un costume colorato con un simbolo e un mantello. Il suo nome, inoltre, è la sorgente stessa del termine "supereroe" ("superhero" in inglese).

La DC Comics (che aveva pubblicato sotto i nomi National e American Comics a suo tempo) ricevette un enorme successo per Superman e, nei mesi seguenti, introdusse Aquaman, Hawkman, Flash, Lanterna Verde, Batman ed il suo assistente Robin, e Wonder Woman, la prima supereroina e la sola significativa per un certo periodo. Mentre la DC dominava il mercato dei supereroi, la Fawcett Comics fu l'unica in grado di sfidarne la popolarità con il personaggio di Capitan Marvel; negli stessi anni la Marvel Comics, allora Timely, muoveva i primi passi con la prima Torcia Umana e con Namor, eroi e protagonisti della seconda guerra mondiale insieme a Capitan America. Nel frattempo, negli anni Quaranta, dopo una lunga esperienza sulle strisce giornaliere, Will Eisner propose, con grande successo, il personaggio di Spirit: detective con la maschera sul volto e con caratteristiche che lo accomunano ai supereroi, venne pubblicato sul supplemento domenicale a colori (sunday page) abbinato ai quotidiani statunitensi. Intanto Quality Comics introdusse un personaggio che può essere definito come la prima parodia del genere, il surreale ed umoristico Plastic Man.

Allo stesso tempo i supereroi si conformavano largamente al modello di personaggio dominante nella produzione cartacea dell'America popolare nella prima metà del XX secolo. Quindi, il tipico supereroe era bianco, di ceto medio-alto, eterosessuale, professionista, di giovane o media età.

Durante la Seconda guerra mondiale i supereroi divennero ancora più popolari, sopravvivendo al razionamento della carta e alla perdita di parecchi disegnatori di talento caduti al servizio delle forze armate. La ricerca di racconti semplici di vittorie del bene sul male che possano far consolare o parzialmente dimenticare gli orrori del momento e della guerra può spiegare la popolarità dei supereroi in tempo di guerra. A questa ricerca da parte dei lettori, i creatori di fumetti risposero con storie in cui i supereroi combattevano le forze dell'Asse e ne introdussero alcuni ispirati ai temi patriottici, tra i quali il Capitan America della Marvel, che insieme ai già citati Torcia Umana e Namor, e con la collaborazione del suo giovane assistente Bucky, in più di un'occasione salvò il mondo dalla minaccia nazista.

Dopo la guerra i supereroi persero popolarità. Un fattore fu la crociata morale che considerava i fumetti dannosi per la gioventù e ispiratori di delinquenza. Il movimento era capeggiato dal dottor Fredric Wertham che, nel libro "Seduzione dell'Innocente" (Seduction of the Innocent), argomentava soprattutto che "devianti" sfondi sessuali imperversavano nei fumetti di supereroi, come in altri generi quali l'horror ed il thriller. In risposta parecchie case editrici adottarono il Comics Code, che venne usato solo per le storie di supereroi più tranquille. Sul finire degli anni Cinquanta, il genere dei supereroi sopravviveva ma attenuato, con versioni mitigate dei più popolari personaggi (Wonder Woman, Batman e Superman) ancora pubblicati regolarmente.

Nel 1956 la DC Comics introdusse una nuova versione di Flash, che ottenne un immediato successo. Questo indusse la compagnia a rinverdire Hawkman, Lanterna Verde, e molti altri - normalmente con un taglio più moderno e fantascientifico - e a lanciare il team di star della Justice League of America, che avrebbe rinverdito i fasti del primo supergruppo della storia del fumetto, la Justice Society of America. Principale fautore di questo rinnovamento fu lo scrittore Gardner Fox, autore di molte delle icone della Golden Age e divenuto, insieme a pochi altri autori, come i disegnatori Joe Kubert e Carmine Infantino, uno dei simboli di questa nuova età: la Silver Age (età d'argento).

Alla fine degli anni sessanta e agli inizi dei settanta, supereroi di altri gruppi razziali incominciarono ad apparire nella Marvel Comics, tra cui Pantera Nera, monarca di una immaginaria nazione africana, il Wakanda, Luke Cage, un afro-americano eroe in affitto e Shang-Chi, un eroe asiatico esperto in arti marziali. Le case editrici di fumetti erano ai primi stadi di espansione culturale e parecchi di questi personaggi seguivano uno specifico stereotipo. Per esempio Cage impiegava spesso un gergo simile ai film della blaxploitation e gli asiatici erano spesso rappresentati come maestri di arti marziali. I creatori riconobbero questo problema e svilupparono caratteri più sofisticati come l'afro-americano Cyborg ed il gruppo di adolescenti dei Teen Titans.

Ebbero maggior risalto anche personaggi femminili. Un esempio è Susan Storm, la Donna Invisibile dei Fantastici Quattro, o Jean Grey, alias Fenice (detta anche Marvel Girl) degli X-Men: questi personaggi erano, però, fisicamente deboli ed erano spinti soprattutto da interessi romantici verso altri membri del gruppo (Reed per Susan, Ciclope per Jean). Tuttavia negli anni settanta questi genere di personaggi divenne più aggressivo con l'introduzione di nuove eroine come la Donna Ragno e Tempesta dei nuovi X-Men o la nuova Black Canary, figlia della Black Canary della golden age, mentre vecchi personaggi come Fenice e Power Girl (a lungo sidecick di Wonder Woman) diventavano stereotipi di femminismo radicale, per adeguarli maggiormente ai cambiamenti in atto nella società.

Anche la Disney non si fece trovare impreparata: nel 1966 aveva fatto la sua comparsa Superpippo, la versione con superpoteri di Pippo, e nel 1969 venne creato Paperinik, che non è altri che Paolino Paperino.

Agli inizi degli anni ottanta il concetto di supereroe venne messo fortemente in discussione e minato alle radici.

Moore con la serie Miracleman inventa il supereroe decostruzionista, demolendo l'idea che da grandi poteri derivino grandi responsabilità.

Subito dopo, la mini serie Squadrone Supremo, scritta da Mark Gruenwald, mostra come un gruppo di eroi (una versione alternativa e distorta della JLA della Dc comics) decida di usare i propri poteri per creare un nuovo ordine mondiale (idea che sarà ripresa e portata alle sue estreme conseguenze dalla serie Authority scritta da Warren Ellis). In quegli anni poi la Marvel Comics introdusse alcuni popolari anti-eroi tra cui il Punitore, un ex-soldato (reduce del Vietnam) la cui famiglia venne spietatamente uccisa dalla mafia, Wolverine, un nuovo, violento e cinico mutante, e la versione crepuscolare di Devil realizzata da Frank Miller, che aveva già rivitalizzato il mito di Batman. Questi personaggi erano fortemente tormentati da qualcosa: la già citata strage alla base della follia di Frank Castle (Il Punitore), la lotta contro i propri istinti animali per Wolverine, la difficile infanzia e la continua esposizione alla vita dei bassifondi per Devil.

Anche le serie mutanti dedicati agli X-men e ai suoi spin-off (New Mutants, X-Factor, Excalibur ecc.) si fanno cupe e inaugurano quel filone denominato "morte e distruzione". Inoltre altri personaggi privi della classica morale dell'eroe, tra i quali Foolkiller (l'insanicida), The One, Nexus vengono creati in quegli anni.

La tendenza fu portata all'estremo nel 1986 nella maxiserie, in dodici capitoli, Watchmen, realizzata dai britannici Alan Moore e Dave Gibbons, rispettivamente sceneggiatore e disegnatore. Sebbene pubblicata dalla DC Comics, la storia si svolge al di fuori dell'universo DC canonico, presentando nuovi personaggi, che però altro non sono che una libera interpretazione di vecchi personaggi della defunta Charlton Comics. I supereroi di Watchmen sono emozionalmente insoddisfatti, psicologicamente introversi e spesso sociopatici ed affrontano, per la prima volta in maniera diretta, le conseguenze della loro esistenza sulla gente comune.

Forse ancor più di Watchmen, l'altra opera che contribuì alla reinterpretazione in chiave più realistica del supereroe fu Il ritorno del Cavaliere Oscuro (1985-1986), scritta ed illustrata da Frank Miller, che dopo aver messo mano al Batman ufficiale con Batman: Anno uno, gioca con abilità con uno dei personaggi di punta della DC Comics ambientando la storia nel futuro, dove si ritrova un Bruce Wayne invecchiato e deluso, che ritorna sulle scene dopo un ritiro durato dieci anni. La serie proponeva l'eroe come un alienato che si lascia dominare dalla sua rabbia interiore, memore dell'assassino dei suoi genitori, nel violento tentativo di modellare la società al suo volere.

Anche Grant Morrison con il suo ciclo di Animal Man trasforma un oscuro personaggio della DC Comics in un eroe complesso e tormentato che scopre anche che la sua vita è soltanto una finzione e tutto quello che ha vissuto (tra cui lo sterminio della sua famiglia) è opera di un demiurgo crudele (Morrison stesso che compare nell'ultimo episodio, intitolato Deus Ex Machina).

Alcuni critici pensavano che questa tendenza fosse dettata dal cinismo degli anni ottanta, quando l'idea di una persona che volutamente usasse gli straordinari poteri per la vittoria del bene non pareva credibile, a differenza di una persona con forte impulso psicologico a distruggere i criminali.

Ad ogni modo entrambe le serie furono molto ammirate per il contenuto artistico e per lo sfondo psicologico ed ebbero numerose imitazioni. Agli inizi degli anni novanta l'anti-eroe divenne una regola più che un'eccezione: parecchi critici, tra cui lo stesso Moore, si lamentano della povertà di queste serie degli essenziali elementi artistici di redenzione e di tragedia che si trovavano nei loro ispiratori. Senza questi elementi le imitazioni spesso diventavano biografie di psicotici con un piccolo valore di redenzione.

Nel corso del decennio successivo, ci fu una reazione da parte di alcuni autori che cercarono di ricostruire il genere dei supereroi, rinnovandolo ma senza perdere lo spirito delle origini. Su tutti spiccano la serie di Astro City, ideata da Kurt Busiek, i due prodotti pittorici di quegli anni, Marvels, sempre di Busiek, e Kingdome Come di Mark Waid (entrambi i progetti si sono avvalsi della collaborazione grafica di Alex Ross), i vari tentativi fatti da Moore prima nella Image Comics, in collaborazione con Rob Liefeld, poi con la sua nuova linea di fumetti nota come America's Best Comics.

All'inizio degli anni novanta, Marvel e DC introdussero, in maniera continua, nuovi personaggi con serie regolari loro dedicate dalla vita editoriale più o meno lunga, anche se la maggior parte della loro produzione consisteva di tradizionali titoli di successo, ristampe di vecchi titoli e diversi spin-off, ovvero serie regolari che narrano le gesta di personaggi apparsi in altre serie più importanti (vedi, ad esempio, la serie dedicata al terzo Robin, Tim Drake). Tra i nuovi personaggi si conta l'esordio della serie di Venom, ideato da David Michelinie e Todd McFarlane come nemico dell'Uomo Ragno, e Cable, il leader della X-Force, un ramo degli X-Men (ciò che rende la sua serie in solitaria uno spin-off di uno spin-off).

Il panorama indipendente (ovvero il fumetto pubblicato da editori non-Marvel e non-DC ed i cui diritti restano, generalmente, agli autori), e con esso il genere supereroico, ha invece un nuovo impulso a partire dal 1992, anno della fondazione della Image Comics, un consorzio editoriale realizzato da McFarlane, Erik Larsen, Jim Lee, Rob Liefeld, Whilce Portacio, Marc Silvestri e Jim Valentino, ex disegnatori della Marvel. Ben presto la nuova realtà editoriale divenne il maggiore sfidante che Marvel e DC avessero mai avuto nei loro 30 anni di egemonia e introdusse molti nuovi popolari eroi tra cui Spawn, Witchblade, Savage Dragon e gruppi come Gen 13, WildC.A.T.s e Youngblood. Questi personaggi erano proprietà dei loro creatori, senza un controllo editoriale da parte della società, il che poteva cambiare sostanzialmente il modello del tradizionale supereroe. Per esempio Spawn era un uomo fatto risorgere da Malebolgia apparentemente per riempire l'Inferno uccidendo i criminali, mentre Witchblade narrava le avventure di Sara Pezzini, una detective in un costume succinto e dotata di un'arma magica. Tuttavia parecchi critici si lamentavano che il dominio degli illustratori alla Image procurava spesso una sceneggiatura superficiale e uno scarso (spesso nullo) sviluppo dei personaggi.

Per combattere la concorrenza, Marvel e DC fecero drastici cambiamenti per gli amati personaggi: da un lato La morte di Superman presentava un eroe ucciso e risorto, mentre un nuovo personaggio, il folle Jean-Paul Valley, prendeva il ruolo di Batman, con la schiena rotta a causa di uno scontro con Bane, dall'altro veniva ripreso il clone dell'Uomo Ragno, che aveva esordito negli anni Settanta, per mettere in dubbio la vera identità dell'eroe. Altri personaggi storici venivano rivisti e rovesciati drasticamente.

Hal Jordan (Lanterna Verde), ad esempio, eroe puro per eccellenza, impazzisce per la distruzione della sua città natale e diventa il potente Parallax dopo aver sterminato il corpo delle Lanterne Verdi, ed è deciso a ricreare l'intera realtà del Dc Universe grazie ai suoi nuovi poteri divini. Mentre queste storie procuravano pubblicità (spesso sui media più importanti), i lettori affezionati cominciarono a lamentarsi e, all'inizio del 2000, la maggior parte dei supereroi classici ritornarono al loro ruolo.

Negli anni novanta le differenze etniche e di generi nei supereroi erano maggiori rispetto al passato. Parecchi personaggi negli X-Men erano donne (ad esempio Tempesta e Rogue), o appartenevano a minoranze, come Gambit del gruppo etnico Cajun e l'afro-americano Alfiere. C'erano anche alcuni supereroi gay come Northstar della Alpha Flight, Rainmaker della Gen 13, la coppia gay Apollo e Midnighter del gruppo Authority.

Il genere revisionista/decostruzionista ha continuato a produrre opere di rottura con i canoni del fumetto classico anche nel nuovo millennio. Warren Ellis scrive con Stormwatch prima e con Authority poi la serie che ridefinisce il concetto di superteam del nuovo millennio (anche se molte idee sono riprese da Miracleman e dalla miniserie dello Squadrone Supremo). Mark Millar porta alle estreme conseguenze il concetto dell'amico Ellis e trasforma Authority in un gruppo che lotta contro i totalitarismi e le dittature rovesciandone i regimi, partendo dal presupposto che chi ha il potere deve usarlo per cambiare una volta per sempre il mondo. Successivamente seguono questa tendenza anche le serie New X-men di Grant Morrison, X-Static di Peter Milligan e soprattutto Ultimates di Mark Millar, che rivolta alle fondamenta i personaggi classici del Marvel Universe in una versione completamente diversa dai canoni a cui erano abituati i lettori (Capitan America, ad esempio, è un patriota reazionario, Ultimate Giant-Man uno scienziato perverso, Ultimate Hulk un mostro antropofago e Thor un mutante schizofrenico no-global che crede di essere una divinità reincarnata). Anche la mini serie Wanted, scritta sempre da Millar, descrive un mondo dove i supereroi non ci sono più e chi possiede superpoteri li usa esclusivamente per i propri scopi e per appagare i propri desideri di potere.

Queste categorie spesso si sovrappongono. Per esempio, Batman è sia un "martial artist" sia un "gadgeteer", oppure Superman è estremamente forte e resistente agli attacchi come un "brick", ha la possibilità di colpire a distanza (vista calorifica, supersoffio) come un "energy blaster" e può muoversi rapidamente come uno "speedster".

Stesso dicasi per Hellstorm (alias Daimon Hellstrom), il figlio di Satana. Hellboy, invece, è un demone che fu allevato dall'infanzia da alcuni agenti del governo statunitense dopo essere stato salvato dai nazisti nella Seconda guerra mondiale ed è leale alle forze del bene in base al suo accordo.

Lo stesso gruppo Ultimates è stato creato da Nick Fury e il governo Usa per usarlo contro "i nemici della democrazia".

Il genere supereroe ha dominato nei fumetti statunitensi per mezzo secolo. Prima del 1960, esistevano fumetti noti in vari generi, compresi racconti comici con animali antropomorfi (funny animals), western, storie romantiche, racconti dell'orrore, di guerra o polizieschi, pubblicati da dozzine di grandi e piccoli editori. Questa diversità scomparì rapidamente negli anni cinquanta, principalmente per due ragioni.

La prima fu una serie di campagne fortemente pubblicizzate contro i fumetti dannosi per i ragazzi, dovute alla nascita dell'altamente restrittiva Comics Code Authority; questa authority proibì la maggioranza dei generi più popolari, causando così la scomparsa di molti piccoli editori, ma lasciando intatte le grandi compagnie che pubblicavano i fumetti del genere supereroe.

In aggiunta, le novità in termini di rappresentazione delle storie del genere, inizialmente introdotte dalla Marvel Comics, favorirono la nascita di numerosi personaggi che provocarono una ulteriore espansione della versatilità tematica propria del genere.

Quasi subito dopo che i supereroi acquistarono importanza nei fumetti, furono adattati nei movie serial del sabato indirizzati ai bambini, iniziando con The Adventures of Captain Marvel (1941; nota bene: il personaggio è quello della DC). Seguirono i serial che ospitarono The Phantom (conosciuto in Italia anche come Uomo mascherato), Batman, Superman e Capitan America. Questi film ebbero successo malgrado le poche risorse a disposizione.

Nella decade successiva, il declino dei serials del sabato e il caos nell'industria dei fumetti posero temporaneamente fine alle versioni cinematografiche dei supereroi, con l'eccezione delle edizioni per il grande schermo di alcuni episodi accorpati insieme della serie The Adventures of Superman e con la derivazione della serie televisiva Batman, appositamente realizzata per il cinema (1966).

Pur riscuotendo grande successo, i sequel furono di qualità artistica inferiore, nonostante l'impegno degli attori, al punto che Reeve liquidò l'ultimo, da lui accettato solo in cambio di appoggio ad un'altra produzione cui stava lavorando, come motivo di imbarazzo. È da evidenziare che Superman IV non era prodotto dalla famiglia Salkind dei primi tre titoli, ma dalla società di produzione Golan & Globus.

Il film Batman (1989), del regista Tim Burton, fu il primo tentativo di creare una pellicola di supereroi con le tenebrose atmosfere dei fumetti più recenti. Un'accuratissima scenografia e le acclamate interpretazioni di Michael Keaton nella parte di Batman e Jack Nicholson in quella del Joker portarono il film a un grande successo di pubblico e critica, oltre a essere considerato il miglior film di supereroi mai realizzato.

Dello stesso regista, con risultati analoghi, è Batman - Il ritorno (1992) con lo stesso Keaton a rivestire il ruolo del cavaliere mascherato, che questa volta ha come antagonisti l'ambigua Catwoman, resa sinuosa e affascinante da Michelle Pfeiffer e il Pinguino, i cui panni calzano a pennello a Danny De Vito.

La serie proseguì con altri due film opera del regista Joel Schumacher, Batman Forever (1995) e Batman e Robin (1997). In questi due film si perdono le peculiarità che avevano caratterizzato le due opere precedenti, lasciando il posto a una visione più lieve della psicologia dei protagonisti, e il casting non si rivela altrettanto felice. Val Kilmer prima e George Clooney poi non convincono la platea e i film cadono al botteghino e nelle recensioni.

L'insuccesso soprattutto di Batman e Robin, da molti considerato il meno riuscito della serie, unito a quelli, sempre nel 1997, del film su Steel (un supereroe minore della DC) e del pur popolarissimo Spawn, crearono una certa diffidenza nei confronti dei film di supereroi da parte degli studi cinematografici. In Italia il primo film è stato distribuito solo per il mercato home video, il secondo è stato visto brevemente anche nelle sale.

Ciò nonostante, molti film di supereroi (detti anche supermovie) vennero prodotti tra la fine degli anni novanta e l'inizio del decennio successivo.

La Marvel riscosse un certo successo nel 1998 con Blade, interpretato dal convincente Wesley Snipes, a cui seguirono Blade II (2002) e Blade: Trinity (2004). Anche in Italia i film hanno goduto di un discreto successo.

Nel 2000 Unbreakable - Il predestinato, di M. Night Shyamalan, pur non essendo basato su fumetti, accentra intensamente l'attenzione sul medium fumetto e sull'idea di supereroe, dimostrando alla critica e agli appassionati di cinema che un film su questo argomento può utilizzare un linguaggio drammatico e realistico.

Gli Incredibili (sottotitolato Una tranquilla famiglia di supereroi), film di animazione della Pixar, fornisce una inedita versione comica, elaborando una sorta di divertito commentario sul genere supereroistico, i suoi temi fondamentali e la sua lunga storia.

È del 2005 Batman Begins, un ritorno alle origini per il Batman cinematografico, diretto da Christopher Nolan, con Christian Bale a indossare cappuccio e mantello del cavaliere oscuro. Il film indaga sulla giovinezza di Bruce Wayne e sulla genesi del supereroe (un periodo in generale poco approfondito dai fumetti), facendo ritorno alle atmosfere cupe che hanno reso celebre il personaggio, ma non può e non vuole, nelle intenzioni degli autori, essere considerato il prosieguo della saga iniziata da Tim Burton. La pellicola ha riscosso un considerevole successo, anche in Italia, ed una parte della critica l'ha indicato come uno degli esempi meglio riusciti del filone.

Sempre del 2005 è I Fantastici Quattro, una reintrepretazione modernizzata con parecchie libertà del primo e più celebre quartetto di supereroi, rivolto soprattutto alle generazioni più giovani. Uscito negli Stati Uniti in luglio e successivamente distribuito nel resto del mondo (in Italia il 16 settembre), il film ha riscosso un notevole successo al botteghino, pur senza entusiasmare la critica come altri predecessori.

Nel 2006 è uscito Superman Returns diretto da Bryan Singer, che si è dichiaratamente rifatto ai primi due film, realizzandone una sorta di seguito. Singer ha ottenuto, inoltre, di girare un sequel di Superman Returns.

Nel 2007 prima Ghost Rider, Spider-Man 3 e poi I Fantastici Quattro e Silver Surfer, sequel del film del 2005, hanno confermato la stagione di successi di questo particolare cinema di genere. Nel 2008 escono Iron Man, L'incredibile Hulk con Edward Norton al posto di Eric Bana.

I Supereroi hanno sempre riscosso successo nelle serie animate rivolte ai bambini, a cominciare dai cartoni animati di Superman degli anni quaranta realizzati dagli innovatori Fleischer Studios, in cui si sentiva la famosa introduzione «È un uccello, è un aereo» ("It's a bird, it's a plane"). Gli anni sessanta vedono nascere Superman-Batman Adventure Hour della Filmation e numerosi tentativi di serie basate su personaggi Marvel, fra i quali ebbe maggior successo Spider-Man della Grantray-Lawrence Animation's (in Italia trasmessa negli anni settanta, all'interno della trasmissione serale SuperGulp, fumetti in TV) caratterizzato dal tema musicale "Does whatever a spider can…".

Negli anni settanta e ottanta le serie animate di supereroi furono severamente limitate nelle azioni che potevano rappresentare, a causa delle strette restrizioni alle emittenti che i gruppi come Action for Children's Television (Movimento per la televisione dei bambini) riuscirono a imporre. Per esempio, la serie più longeva di questo periodo, Super Friends (in Italia I Superamici), un adattamento della Justice League of America della DC fu progettata per essere il più possibile non violenta e innocua. The Plastic Man Comedy/Adventure Show and Spider-Man and His Amazing Friends furono analogamente ammorbidite.

A cominciare da Batman: The Animated Series, che debuttò su Fox Network nel 1992, serie animate di supereroi acquisirono una nuova maturità e rispetto per i fumetti su cui si basavano. Ciò proseguì con X-Men, e Spider-Man, che furono, come Batman, adeguati ad un'audience più adulta, oltre a essere fruibili dai bambini.

All'inizio del XXI secolo il Cartoon Network ottiene successo con l'adattamento delle serie DC Justice League of America e Teen Titans e La Legione dei Supereroi.

La Marvel produrrà una nuova serie di Spiderman più vicine all'estetica vista nelle storie di Ultimate Spiderman dal titolo The Spectacular Spider-Man Animated Series, mentre nel 2009 è atteso un dvd direct dal titolo Next Avengers: Heroes of Tomorrow con un gruppo di Vendicatori teenagers.

Mentre le serie animate riscossero buon seguito, le serie dal vivo spesso furono ostacolate da budget limitati (dato l'alto costo di effetti speciali e delle scenografie) e sceneggiature inappropriate. Ne sono un esempio le Adventures of Superman degli anni cinquanta con George Reeves, una propaggine del popolare movie serial. Questa serie aveva effetti speciali molto scarsi e poco convincenti. La serie televisiva di Batman degli anni sessanta, con Adam West (Batman) e Burt Ward (Robin) era invece una grossolana caricatura dei fumetti e dei supereroi. Ci furono sfortunate imitazioni come Captain Nice, Mr. Terrific, Il calabrone verde (The Green Hornet), interpretato da Van Williams nella parte di Hornet e da un giovane Bruce Lee come sua spalla, fu un tentativo di approccio più realistico, ma ebbe breve vita.

La serie dell'Uomo Ragno ha avuto anche un fugace passaggio televisivo sui canali RAI, mentre quella della Principessa Diana (cioè Wonder Woman) è stata trasmessa e replicata più volte dalle reti Mediaset tra la fine degli anni settanta e l'inizio degli ottanta. Sul risultato qualitativo di queste serie influirono i budget bassi e gli stereotipi non aderenti alla caratterizzazione dei personaggi presentata nei fumetti. Comunque, nello stesso periodo, la serie dell'Incredibile Hulk, che vedeva nella parte di Bruce Banner (qui chiamato con il suo secondo nome David) lo scomparso Bill Bixby e in quella di Hulk il culturista Lou Ferrigno (che appare anche in un cameo del recente film di Ang Lee), porta un approccio più convincente e drammatico focalizzando l'attenzione su Banner, che si ritrova ad affrontare dei cattivi abbastanza stupidi da scatenare la sua rabbia, e la conseguente entrata in scena del suo possente alter ego. La serie ha avuto una certa popolarità anche in Italia, dove è stata trasmessa e replicata a più riprese da varie emittenti private e locali.

Gli anni ottanta videro il lancio di varie serie di supereroi dal vivo che non traevano la loro origine dalla tradizione fumettistica. Alcune, come Ralph supermaxieroe (The Greatest American Hero, trasmesso da Mediaset), ebbero un successo di non grande portata. Altre, come The Misfits of Science (non si hanno notizie di edizioni italiane), sono state cancellate dopo pochi episodi.

Nel 1993 il canale radiotelevisivo statunitense ABC (American Broadcasting Company) riscosse successo con Lois and Clark (in Italia Le nuove avventure di Superman, prima sul canale LA7 poi sulle reti RAI), che rimodellò il mito del personaggio di Superman in una "soap-opera supereroistica". Protagonisti della serie Dean Cain (Clark Kent/Superman) e Teri Hatcher, (Lois Lane). Ciò condusse a numerosi approcci che esulavano dalla tradizione dei supereroi, come Buffy the Vampire Slayer (Buffy l'ammazzavampiri, interamente trasmessa dalla rete Mediaset Italia 1). La protagonista (cui dà corpo Sarah Michelle Gellar) è un'irriducibile supereroina idealista (superpoteri, identità segreta e supercattivi completano la confezione) che prende vita nel genere horror. La serie presenta un supereroe credibile nei suoi comportamenti umani, con dubbi e indecisioni, sebbene contemporaneamente infierisca con sottile divertimento sul genere supereroi (insieme con altri generi).

All'inizio del XXI secolo è stato tratto dalla serie a fumetti Witchblade, realizzata dagli studios della statunitense Top Cow, un altro telefilm con un'altra supereroina sui generis, anch'essa caratterizzata da contaminazioni fra più generi, però con una tendenza verso i supereroi assai più evidente: Witchblade. L'avvenente Sara Pezzini (interpretata dall'attrice Yancy Butler) viene misteriosamente in possesso della lama stregata (in inglese witchblade) che le conferisce grandi poteri ma che le causerà anche molti guai.

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Independent Spirit Awards 2002

La 17ª edizione degli Independent Spirit Awards si è svolta il 23 marzo 2002 sulla spiaggia di Santa Monica, California ed è stata presentata da John Waters. Ang Lee e Nicole Kidman sono stati i presidenti onorari (Honorary Chairs).

I vincitori sono indicati in grassetto.

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Cavalcando col diavolo

Cavalcando col diavolo è un film del 1999 diretto da Ang Lee ambientato durante la guerra civile americana.

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Il banchetto di nozze

Il film Il banchetto di nozze (Hsi yen), per la regia di Ang Lee (Taiwan) ha vinto l'Orso d'Oro 1993, inoltre fu anche nominato al Premio Oscar 1994 come miglior film straniero.

È uno splendido film d'elogio alla tolleranza, che narra le vicende d'un giovane imprenditore taiwanese che vive negli USA con il suo partner americano che decide - per accontentare i genitori a Taiwan, ormai anziani, i quali vorrebbero dei nipotini e che ignorano l'omosessualità del loro unico figlio - di sposare una ragazza cinese che rischia l'espulsione dagli USA.

Alla notizia, però, il padre e la madre non solo affrontano il lungo viaggio, ma organizzano anche un sontuosissimo banchetto di nozze, alla fine del quale, durante la prima notte di nozze, c'è un rapporto sessuale fra i due sposi, che porta ad una gravidanza.

Alla difficile situazione imprevista che si viene a creare tra i due giovani amanti gay, che si vedono costretti a fingere d'essere coinquilini, si aggiunge la permanenza dei genitori, che vorrebbero essere vicini al figlio e alla nuora fino alla nascita del bimbo.

Dopo un crescendo di liti e incomprensioni tra la ragazza e i due amanti, alla fine tutto si risolve in una civile convivenza a tre, con il riconoscimento, da parte del padre di lui, dello status quo.

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Hulk (film)

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Hulk è un film del 2003, diretto da Ang Lee e ispirato all'omonimo fumetto pubblicato dalla Marvel Comics.

Dopo i film su Blade, X-Men, l'Uomo Ragno e Devil, anche Hulk ha ottenuto una spettacolare riduzione cinematografica, grazie a costosi e raffinati effetti speciali. La trama ha comunque apportato alcune variazioni alle origini classiche del personaggio, rendendolo più moderno e adattandolo alle tematiche del mondo odierno. Il film tuttavia non riscosse il successo sperato, pertanto al posto di un sequel è stato girato un reboot cinque anni più tardi, che ha sostanzialmente ri-azzerato il franchise partendo da capo, L'incredibile Hulk, diretto da Louis Leterrier e con Edward Norton nel ruolo di Bruce Banner.

Desert Base, 1966.

Il giovane David Banner lavora in un progetto del governo degli Stati Uniti d'America volto a rafforzare le reazioni biologiche umane contro terribili pestilenze. Dopo una serie di sperimentazioni sugli animali, scopre come intervenire sul sistema immunitario di un uomo, ma il colonnello Ross gli impedisce di procedere, temendo che le vere intenzioni del bizzarro scienziato siano altre e piuttosto oscure.

Non volendo gettare la spugna, Banner sperimenta un composto chimico su di sé , modificando così proprio il corredo genetico. Sua moglie rimane incinta successivamente, e mette al mondo un grazioso bambino di nome Bruce. Disgraziatamente, il bimbo dimostra episodi di trasmissione genetica, e il padre decide di trovare un rimedio. Successivamente, al compimento dei quattro anni, Bruce viene affidato in adozione alla famiglia Krenzler, e i suoi genitori vengono dati per morti.

Anni dopo Bruce, brillante ricercatore nello stesso settore del padre, lavora come scienziato in un laboratorio del governo insieme alla sua ex fidanzata, Betty Ross, figlia del colonnello Ross, nel frattempo divenuto generale. Insieme, essi lavorano a esperimenti di nanotecnologia e di scienze genetiche, i quali falliscono a causa di qualche fattore sconosciuto.

Bruce è un giovane introverso, che dimostra notevoli difficoltà a controllare la sua rabbia. Quando subisce un incidente in laboratorio, il suo corpo viene esposto a una dose massiccia di raggi gamma, ma, anziché morire, li assorbe senza conseguenze apparenti. La notizia fa presto il giro degli ambienti scientifici americani, e il generale "Thunderbolt" Ross si precipita a incontrare la figlia per capire cosa sappia esattamente su di lui.

Durante la convalescenza, Bruce incontra il guardiano del laboratorio, che si presenta come suo padre, David Banner, mandato in prigione da Ross per più di trent' anni. Egli si presenta come l' unico uomo capace di aiutarlo a capire chi egli sia in realtà, ma Bruce si arrabbia, e lo caccia per sempre.

Successivamente, durante le proprie ricerche mediche e scientifiche, il giovane cade in uno stato di grande rabbia, e si trasforma in un essere mostruoso, verde, gigantesco. Dotato di una possente forza, il mostro infuriato distrugge il laboratorio e semina il panico in ogni angolo della città. Qualche giorno dopo, Bruce viene interrogato dal generale Ross, che lo condanna agli arresti domiciliari, ritenendolo complice di suo padre in un brutto esperimento che potrebbe mettere a repentaglio la sicurezza nazionale.

Quando si trasforma per la seconda volta in Hulk, Bruce distrugge la propria casa e raggiunge a grandi balzi l'amata Betty, che viene aggredita dai cani mutanti del terribile David Banner. Decisa ad aiutarlo, la fidanzata porta Bruce, sedato, a Desert Base, dove convince il padre a collaborare. A guastare la situazione giunge un giovane scienziato (l'ex maggiore Talbot) che, deciso a creare una razza di soldati perfetti, si impadronisce materialmente di Bruce, che, in preda a un incubo, in realtà è un ricordo riaffiorato circa l' assassinio della madre per mano del padre, si trasforma nuovamente nel golia verde.

Evaso e infuriato, Hulk è braccato dalla task forces americana, che non riesce a fermarlo nemmeno sparandogli contro granate o missili molto potenti. Il mostro ridiventa umano soltanto quando i militari gli mostrano Betty, che lo accompagna in un luogo protetto dove Ross, che ha ricevuto tutta l' autorità in merito dal Presidente degli Stati Uniti in persona, manda il folle David, che in quei giorni è stato arrestato dopo aver predisposto il proprio corpo ad assorbire tutta quanta l' energia del figlio. I due Banner si affrontano, e Bruce si trasforma per la quarta volta. I due mostri, uno verde e muscoloso, l' altro divenuto pura energia, vengono fermati solo dal lancio di una bomba nucleare in pieno deserto per ordine del generale Ross. Bruce Banner è ritenuto morto, ma in realtà la bomba ha solo rafforzato il mostro dentro di lui.

Un anno più tardi, nascosto in America Latina dove fa il medico sotto falsa identità, si trasforma in Hulk a seguito dell'arrivo delle armate del dittatore locale, deciso a confiscare i farmaci.

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Mangiare bere uomo donna

Mangiare bere uomo donna è un film di Taiwan diretto da Ang Lee e interpretato da Sihung Lung, Yu-wen Wang, Chien-lien Wu e Kuei-mei Yang. Il film fu molto apprezzato dalla critica al punto di essere nominato all'Oscar al miglior film straniero. Nel 2001 ne è uscito in remake statunitense Tortilla Soup.

È stato presentato nella Quinzaine des Réalisateurs al 47° Festival di Cannes.

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Source : Wikipedia