Andrea Camilleri

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Tags : andrea camilleri, autori, letteratura, cultura

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Andrea Camilleri

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Andrea Calogero Camilleri (Porto Empedocle, 6 settembre 1925) è uno scrittore, sceneggiatore e regista italiano.

Nasce nel 1925 a Porto Empedocle, figlio unico di Carmelina Fragapane e di Giuseppe Camilleri, ispettore delle compagnie portuali. Attualmente vive a Roma. Dal 1939 al 1943, dopo una breve esperienza in collegio (fu espulso perché lanciò delle uova contro un crocifisso) studia al liceo classico Empedocle di Agrigento dove nel 1943 otterrà la maturità senza fare esami, poiché il preside decise che sarebbe valso solo lo scrutinio a causa dell'imminente sbarco in Sicilia delle forze alleate. A giugno dello stesso anno inizia, come ricorda lo scrittore, «una sorta di mezzo periplo della Sicilia a piedi o su camion tedeschi e italiani sotto un continuo mitragliamento per cui bisognava gettarsi a terra, sporcarsi di polvere di sangue, di paure.» Nel 1944 si iscrive alla facoltà di Lettere ma non consegue la laurea. Si iscrive al Partito Comunista Italiano e dal 1945 pubblica racconti e poesie, vincendo anche il Premio St Vincent. Dal 1948 al 1950 studia regia all'Accademia di Arte drammatica Silvio d'Amico e inizia a lavorare come regista e sceneggiatore.

Nel 1954 partecipa con successo a un concorso per funzionari RAI, ma non viene assunto perchè comunista. Entrerà alla RAI qualche anno più tardi. Nel 1957 sposa Rosetta Dello Siesto. Ha tre figlie e quattro nipoti. Nel 1958 è il primo a portare in Italia il teatro dell'assurdo di Beckett con Finale di partita, prima al teatro dei Satiri di Roma e poi in televisione con Adolfo Celi e Renato Rascel. Comincia a insegnare al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Nel 1959, tra le molte produzioni RAI di cui si occupa, hanno molto successo gli sceneggiati con il tenente Sheridan, protagonista Ubaldo Lay e Le inchieste del commissario Maigret, protagonista Gino Cervi, oltre a numerose messe in scena di opere teatrali, sempre con un occhio di riguardo a Pirandello. Nel 1977 gli viene affidata la cattedra di regia all'Accademia di Arte Drammatica. La manterrà per vent'anni.

Nel 1978 esordisce nella narrativa con Il corso delle cose, scritto 10 anni prima e pubblicato da un editore a pagamento con l'impegno di citare l'editore stesso nei titoli dello sceneggiato TV tratto dal libro, La mano sugli occhi: è un insuccesso. Nel 1980, pubblica con Garzanti Un filo di fumo, primo di una serie di romanzi ambientati nell'immaginaria cittadina siciliana di Vigàta a cavallo fra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento. Grazie a quest'ultima opera Camilleri riceve il suo primo premio letterario a Gela. Nel 1992 riprende a scrivere dopo 12 anni di pausa e pubblica La stagione della caccia presso Sellerio Editore. Camilleri diventa un autore di grande successo e i suoi libri, ristampati più volte, vendono mediamente intorno alle 60 mila copie, anche se non tutti trovano il consenso unanime della critica, che lo accusa di essere a volte ripetitivo. Nel 1994 pubblica La forma dell'acqua, primo romanzo poliziesco con il Commissario Montalbano, e arriva il grande successo. Dal 1995 al 2003 si amplia il fenomeno Camilleri. Titoli come Il birraio di Preston (1995) (quasi 70 mila copie vendute), La concessione del telefono e La mossa del cavallo (1999) vanno a ruba, mentre la serie televisiva su Montalbano, interpretato da Luca Zingaretti, ne fa ormai un autore cult.

Alla fine del 2002, accetta la nomina di direttore artistico del Teatro Comunale Regina Margherita di Racalmuto, inaugurato nel febbraio 2003 alla presenza del Capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi. Nell'aprile 2003, per onororare la letteratura di Camilleri, il comune di Porto Empedocle ha assunto come secondo nome «Vigata», dal nome immaginario attribuito al paese dallo scrittore che in quei luoghi ha ambientato i romanzi e i racconti aventi come protagonista il Commissario Montalbano. Nel 2004 pubblica, sempre con Sellerio, altri romanzi con protagonista Montalbano, La pazienza del ragno, a marzo 2005 Privo di titolo, nel giugno 2005 La luna di carta. Da non dimenticare il romanzo Il re di Girgenti, ambientato nel Seicento, interamente scritto in siciliano inframezzato con lo spagnolo. Tra il 2006 ed il 2008, pubblica altri quattro romanzi che hanno per protagonista il Commissario Montalbano: La vampa d'agosto, Le ali della sfinge, La pista di sabbia, Il campo del vasaio, L'età del dubbio. Tutti presso Sellerio, collana La Memoria. Nel febbraio del 2008 presso Mondadori pubblica Il tailleur grigio e nel giugno dello stesso anno con Sellerio Il casellante, secondo romanzo di una trilogia di romanzi fantastici, primo dei quali è stato Maruzza Musumeci, pubblicato nel 2007. Inoltre, sempre nel 2008, pubblica, per la prima volta, un suo racconto (La Finestra sul cortile, già apparso in versione cartacea sul mensile Il Nasone di Prati, che vede come protagonista sempre il commissario Montalbano, sul web (precisamente sul quotidiano on-line AgrigentoNotizie). Il 4 settembre 2008 ha vinto il premio de Novela Negra RBA con un inedito in lingua spagnola dal titolo La muerte de Amalia Sacerdote (in lingua spagnola) che sarà pubblicato in Spagna il 9 ottobre 2008 ed in Italia nel 2009 con il titolo La rizzagliata. Fino ad oggi Camilleri ha venduto più di 10 milioni di copie.

Nel 2003 ha ricevuto il Premio Vittorio De Sica nella sezione Cultura; il 20 gennaio dello stesso anno aveva già ottenuto il riconoscimento letterario Racalmare L. Sciasca per tutta la sua produzione letteraria.

Nel 1997 con il libro Il cane di terracotta ha vinto l'XI° edizione del Premio Letterario Chianti.

I suoi numerosi lavori letterari lo hanno reso meritevole anche di diverse lauree honoris causa.

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L'odore della notte (romanzo)

L'odore della notte è un romanzo di Andrea Camilleri pubblicato dall'editore Sellerio nel 2001.

Ancora una volta Camilleri dà fondamento reale alle sue storie ispirandosi qui, come scrive in una nota al termine del romanzo, ad un fatto di cronaca oggetto di un articolo redatto dal suo amico Francesco, "Ciccio", La Licata.

Il tragico e suggestivo finale riprende altresì l'atmosfera decadente del racconto di William Faulkner intitolato Omaggio ad Emilia.

Dall'opera è stato tratto uno sceneggiato televisivo trasmesso da Rai Uno il 6 febbraio 2007 con l'attore Luca Zingaretti nella parte del commissario Montalbano.

Su Vigata e dintorni si è abbattuto un tifone che ha spazzato via un mucchio di soldi. È la solita storia del finanziere truffatore che attirando gli ingenui in un primo momento con la corresponsione di alti interessi, poi si dà alla fuga con il malloppo.

Nelle indagini che Montalbano svolgerà incontrerà i piu svariati personaggi vittime del truffatore mago della finanza che ha agito su vasta scala.

Una sola persona in tutto il paese continua ad avere fiducia nel ragioniere Emanuele Gargano, che ora probabilmente sta prendendo il sole su spiagge esotiche, ed è la sua affezionatissima, anzi innamorata persa, segretaria, la signorina Cosentino, donna rimasta sola dopo la morte del carissimo padre, molto bisognosa d'affetto, che crede ancora nell'onestà del suo direttore e che ne aspetta fedelmente, giorno dopo giorno, il ritorno, ostinandosi a tenere a sue spese aperto l'ufficio ed esponendosi ai violenti reclami dei truffati.

Ma insieme a Gargano è sparito dalla circolazione anche il suo factotum Giacomo Pellegrino che condivideva con il suo capo affari di denaro e di "cuore" ma che non aveva alcun motivo di fuggire e che anzi si stava costruendo una villa in campagna. Una villa che il commissario Montalbano conosce bene perché quando è andato per salutare il suo amico, il grande e antico aulivo saraceno, l'ha trovato abbattuto e fatto a pezzi proprio per fare spazio alla nuova costruzione. Montalbano vendicherà la morte del suo amico spaccando i vetri della villa e tutte le otto statuette di Biancaneve e i sette nani che campeggiavano nel giardino.

Alcuni, come il dottor Guarmotta, incaricato ufficialmente delle indagini, credono che nelle sparizioni c'entri la mafia forse vittima anch'essa della truffa ma il commissario Montalbano non la pensa così.

Le sue indagini, non autorizzate dal signori equestore, come dice Catarella, l'ineffabile telefonista del commissariato, sono complicate dalle visite a casa del suo vice e scanzonato amico Mimì Augello che ama troppo le donne per sposarsele ma che ora, caduto nella rete, è afflitto dalla paura del matrimonio con Beba - una giovane donna che gli ha fatto conoscere proprio Montalbano - dalla venuta a Marinella della pluriennale fidanzata, destinata a rimaner tale, Livia, che gli chiederà conto di un suo regalo: un costoso pullover che il commissario ha irrimediabilmente rovinato e disperatamente cercato di nascondere, ma soprattutto dalla sensazione che inutilmente egli cerca di scacciare, quella di essere giunto ad una svolta della sua vita: l'inizio della vecchiaia.

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Voi non sapete

Foto di Bernardo Provenzano oggi

Voi non sapete. Gli amici, i nemici, la mafia, il mondo nei pizzini di Bernardo Provenzano è un'opera di Andrea Camilleri pubblicata dall'editore Mondadori nel 2007.

Un vero e proprio dizionario di sessanta termini della mafiosità che, usando come fonte i cosiddetti "pizzini", elenca le consuetudini, la "filosofia" e la vita di Bernardo Provenzano e dei suoi fiancheggiatori, prima della cattura, avvenuta l’11 aprile del 2006, dopo una lunghissima latitanza di quarantatre anni.

Nel dialetto siciliano i "pizzini", come ben sanno i lettori dei romanzi di Montalbano, sono dei semplici pezzetti di carta su cui si scrivono delle annotazioni.

Quello dei pizzini rappresentava l'unico geniale sistema con cui Provenzano, diffidando, dal suo punto di vista, a ragione delle tecnologie della comunicazioni spesso identificabili, e usando per sovrappiù un codice numerico, vanificando tutti i più moderni sistemi di controllo delle telecomunicazioni adottati dalla polizia, riusciva a comunicare, in modo del tutto anonimo e irrintracciabile, con i vari mafiosi locali.

Con i pizzini Provenzano riusciva a manovrare le fila degli "affari" e degli interessi di Cosa Nostra. Molti i nomi di "illustri" capi mandamento che compaiono come destinatari di quei pizzini che raccontano una sorta di storia mafiosa del "regno" criminale di Provenzano che deve ancora essere letta del tutto.

Non è un caso che nel dizionario di Provenzano il termine mafia non compare, poiché egli è il creatore di una nuova struttura che non ha più nulla a che fare con l'organizzazione mafiosa precedente, quella di Totò Riina, quella della lupara, quella delle imprese clamorose a sfida dello Stato. Quella mafia non rende: alla lunga le istituzioni, se attaccate frontalmente, reagiscono e a nulla valgono più le complicità politiche.

Provenzano ha conservato della mafia lo spirito, ma la sua è un'organizzazione che lavora sott'acqua dove continuano ad avere efficacia le intimidazioni, gli attentati per riscuotere il pizzo e, se proprio è inevitabile, con un razionale calcolo dei vantaggi e dei danni, gli omicidi se quando chi si astuta (spegne, uccide) è troppo pericoloso per rimanere in vita.

Ma il tutto deve avvenire sempre sotto traccia, senza clamore, senza dare troppo fastidio di modo che s'impari a convivere con la mafia, che tutti sanno non esistere, e che al più è un fastidio da sopportare in cambio di quella protezione che lo Stato non dà.

Questo agire discretamente darà modo agli spiriti caritatevoli, opportunamente stimolati, di proporre l’abrogazione dell’ergastolo e dell'articolo 41 bis del codice penale, il carcere duro, di cercare di eliminare quella mina vagante che sono gli infami, i pentiti e rendere illegale la confisca dei beni mafiosi.

è diventato un umile servitore; questo nuovo pontefice mafioso sembra quasi assumerne lo stesso titolo servus servorum Dei, servo dei servi di Dio. Ma chi è al suo servizio sa bene che sotto la pelle dell'agnello c'è un lupo e nulla deve esser fatto senza i suoi consigli. Nel suo covo di Montagna dei Cavalli, l'ormai vecchio Provenzano uno stile di vita appartato, quasi ascetico: si nutre di verdure e minestrine si accontenta di essere un consigliere disinteressato, un uomo di pace. Veramente egli incarna il rozzo detto degli uomini d'onore: «Comannari è megghiu chi futteri».

Egli si considera il profeta di una buona novella mafiosa e ne assume un linguaggio evangelico quando dirà ai poliziotti che lo arrestano: «Voi non sapete cosa state facendo» rifacendo il verso alle parole di Cristo in croce: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno» (Luca 23:34).

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Le pecore e il pastore

Le pecore e il pastore é un romanzo giallo storico di Andrea Camilleri pubblicato dall'editore Sellerio nel 2007.

Questa storia sembrerebbe uno di quei racconti che si svolgono nel Medioevo, epoca di particolare intensa religiosità che poteva arrivare a punte di esaltazione mistica tale da infliggersi punizioni corporali estreme sino a darsi la morte con le proprie mani.

Ma è proprio questo invece quello che è accaduto appena qualche decennio fa nella Sicilia del 1945 dove si svolgevano lotte contadine per l'abolizione del latifondo con talora sanguinosi tentativi di occupazione delle terre.

Il Vescovo di Agrigento, Giovanni Battista Peruzzo si è schierato decisamente con i contadini, considera un peccato il latifondo e ha invitato i suoi parroci a sostenere le rivendicazioni dei braccianti agricoli senza terra.

Il vescovo sta diventando troppo ingombrante e dunque va eliminato. Una sera d'estate mentre il prelato sta passeggiando con un anziano monaco nel fresco bosco dell'eremo di Quisquina partono dal convento dei colpi che lo colpiscono gravemente al torace.

Non meravigli che qualcuno possa aver sparato da quel luogo di preghiera perché nei tempi passati i conventi davano abitualmente rifugio ai ricercati della legge i quali per sfuggire alla giustizia mettevano in atto una latitanza che avrebbe dovuto essere di pentimento e preghiera ma che in realtà trasformava i conventi in un rifugio di pericolosi banditi.

Il vescovo quindi non può rimanere nell'eremo inadatto a curare un ferito grave e quindi verrà ospitato nel convento delle monache di clausura benedettine di Palma di Montechiaro. Convento e città fondate dalla famiglia di Giuseppe Tomasi, duca di Palma di Montechiaro e principe di Lampedusa autore del Gattopardo, romanzo che descrive le vicende di un suo antenato.

Camilleri racconta di aver letto di questi avvenimenti in un libricino dimenticato della sua biblioteca ma ciò che lo incuriosì fu una nota a piè di pagina dove si riferiva di una lettera scritta il 16 agosto del 1956 dall'abadessa del convento benedettino dove il vescovo fu ricoverato. Nella lettera si scriveva che dieci giovani monache si lasciarono morire di fame e di sete per avere, in cambio della loro vita, la salvezza del vescovo che infatti guarì dalle gravi ferite riportate nell'attentato. Si chiede Camilleri: «Nessuna delle suore ebbe un ripensamento? Nessuna suora implorò, in extremis, di essere salvata? E in questo caso, come si comportarono le consorelle? Si tapparono le orecchie per non sentire quel flebile implorare? Uscirono dalle celle chiudendosi la porta alle spalle o tentarono un salvataggio oramai impossibile? Non lo sapremo mai».

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Il cane di terracotta

Il cane di terracotta è un romanzo di Andrea Camilleri pubblicato nel 1996 dalla casa editrice Sellerio di Palermo. È il secondo romanzo ad avere come protagonista il commissario di polizia siciliano Salvo Montalbano.

Dall'opera ne è stato tratto un telefilm trasmesso dalla RAI nel 2000 con attore principale Luca Zingaretti nella parte del commissario Montalbano che nel corso dell'indagine narrata sarà per la prima volta seriamente ferito in un conflitto a fuoco.

Il romanzo si avvia su una tipica indagine per la repressione di un traffico d'armi d'origine mafiosa ma l'argomento principale diventa poi un episodio di amore e morte di un tempo ormai passato. Come la caverna che nasconde le armi cela un altro nascondiglio dove giacciono i due amanti assassinati, così il racconto contiene al suo interno un'altra storia del tutto diversa.

Tutto il romanzo ruota intorno a una misteriosa caverna che appare e che scompare e che una volta ritrovata rivelerà di custodire un altro segreto. Montalbano mantiene una strana amicizia per un poliziotto: quella con Gegè, protettore di prostitute, che gli ha fissato un appuntamento in un luogo che, sin dai tempi delle scuole elementari,conoscono soltanto loro due. Gegè gli riferisce che Tanu "u grecu", pluriomicida latitante, vuole consegnarsi a Montalbano. Tanu è un mafioso da sempre ma ora si sente estraneo alla nuova mafia che non rispetta più regole e tradizioni, per cui preferisce morire in galera piuttosto che in un fosso. Si consegnerà a Montalbano ma con un po' di triatro, una sceneggiata dell'arresto, per salvare la faccia.

Ma la mafia non si fa prendere in giro e in occasione di un trasferimento da un carcere ad un altro ritenuto più sicuro, due agenti di scorta vengono uccisi e Tanu ferito mortalmente. Ma la cosa più grave non è tanto la sconfitta della polizia quanto il fatto che l'accaduto conferma che ci sia una "talpa" al suo interno.

Tanu in punto di morte, per vendicarsi confiderà a Montalbano l'esistenza di un grosso traffico d'armi che vengono depositate in una caverna mimetizzata che la squadra del commissario farà fatica a scoprire.

Il preside Burgio, ormai in pensione e amico di Montalbano gli rivelerà che la grotta ha una lunga storia che risale a tempi lontani. Questo racconto farà tornare il commissario nella grotta e scoprire una parete posticcia che abbattuta rivela la presenza di due cadaveri sorvegliati da un cane di terracotta...

Nel 1997 il libro Il cane di terracotta ha vinto l'XI° edizione del Premio Letterario Chianti.

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La bolla di componenda

La bolla di componenda è un saggio storico scritto da Andrea Camilleri e pubblicato dall'editore Sellerio nel 1993.

La "componenda" vale a dire "le cose che si devono o possono comporre" era un'antica tradizione siciliana di compromesso, una transazione, tra le istituzioni e il malaffare e «lo Stato italiano quando venne si aggiustò a questa pratica tradizionale, con il brigantaggio, con la mafia e con i tanti prepotenti» (A.Camilleri op.cit.).

Il nuovo stato comportò esattamente all'opposto di uno stato di diritto che in nome della legge non deve scendere a composizioni, aggiustamenti o compromessi magari dichiarando, com'è accaduto in tempi recenti, da parte di alte istituzioni statali, che bisogna imparare a convivere con la mafia stipulando con essa come un tacito accordo.

Questo modo di pensare e di comportarsi da parte dell'autorità laica in effetti dice Camilleri risaliva a una tradizione religiosa dove la componenda era «una tassa in favore del clero sul delitto, è una partecipazione al furto e un furto esso stesso» (G.Stocchi, op.cit). Una tassa stabilita secondo un catalogo che andava «dalla corruzione all’abigeato, dalla falsa testimonianza alla circonvenzione d’incapace, tutto catalogato e prezzato.» (Ibidem),che offriva in cambio della somma versata l'assoluzione del colpevole. In questo modo si chiedeva il tenente Generale Casanova, Commissario governativo a Palermo dal 1875 «fino a che punto un uomo che ha commesso un reato ma che ha la coscienza a posto in virtù di una speciale concessione della Chiesa, può definirsi e sentirsi colpevole?» (A.Camilleri op.cit. pag. 60).

Alcuni potrebbero pensare, aggiunge Camilleri che la componenda fosse una sorta di indulgenza, una «bullailochisanti», come dicevano sua madre e sua nonna intendendo la «Bolla dei luoghi santi», alludendo alle antiche indulgenze di cui godevano coloro che avevano partecipato alla liberazione e conservazione dei luoghi santi. Anche di questo tipo di bolle la Chiesa in seguito ne fece commercio ma presso la tradizione siciliana la bulla invece aveva ben altro valore e potere rispetto alla bolla di componenda.

Quello che accomunava i due tipi di bolle era che venivano vendute ambedue in chiesa e in particolari periodi dell'anno, quella d'indulgenza nel periodo pasquale e quella di componenda in quello delle feste natalizie.

Ora i flagelli della divina Giustizia si manifestano in carestie, terremoti ecc. quindi chi avesse avuto una bullailochisanti con un pezzetto di questa lanciato al vento poteva procurarsi la salvezza dai cataclismi naturali.

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Il giro di boa

Il giro di boa è un romanzo di Andrea Camilleri, pubblicato nel 2003 dalla casa editrice Sellerio Editore.

È il settimo romanzo della serie dedicata al Commissario Montalbano. Di tutti i romanzi dello scrittore Andrea Camilleri è probabilmente quello che più risente del tempo della sua pubblicazione, nonché delle inclinazioni politiche, mai celate, dello scrittore. Il romanzo, infatti, si apre con una forte invettiva contro una certa parte delle forze dell'ordine italiane colpevoli, nelle parole del protagonista del romanzo, di aver infangato il nome della Polizia nella gestione dei fatti del G8 di Genova (luglio 2001).

Il commissario Montalbano, sconcertato dai comportamenti della polizia e dalla politica italiana, prende la decisione di dimettersi dalla sua carica. Nel frattempo però si impiglia in un nuovo caso: trova un cadavere mentre fa la consueta nuotata nelle acque di Marinella.

Il cadavere appare in condizioni tali che il commissario, anche in base al parere di un suo amico marinaio, dubita che sia morto veramente affogato.

Per vari motivi il momento della presentazione delle dimissioni viene sempre rimandato. Nel frattempo Montalbano ha occasione di prendere parte ad un'operazione di smistamento ai centri di raccolta di extracomunitari arrivati da chissà dove.

Montalbano insegue e porta indietro un ragazzo che cercava di fuggire, notando però che questi voleva inspiegabilmente fuggire da sua madre.

Qualche giorno dopo Montalbano scopre che quel bambino è stato investito, secondo lui volontariamente, mentre scappava dalla zona di una delle “città abusive” createsi da poco: Spigonella. I due casi sembrano separati finché l’amica Ingrid, svedese bella e sessualmente disinvolta, continua tentazione per Montalbano, non vede una delle ricostruzioni del viso del morto annegato e lo riconosce come un suo ex, e dà al commissario gli elementi fondamentali per risolvere il caso.

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Un mese con Montalbano

Un mese con Montalbano è una raccolta di trenta racconti di Andrea Camilleri, pubblicata per la prima volta nel 1998 dalla Mondadori.

Il titolo si collega al numero di racconti, che coinvolgerebbero il lettore per un mese esatto, leggendo un racconto ogni giorno, come afferma lo stesso autore nella Nota conclusiva. Sempre a detta dello scrittore, la serie è stata realizzata in poco più di un anno e due mesi, fra il 1 dicembre 1996 ed il 30 gennaio 1998. Gran parte dei racconti sono inediti, mentre altri sono stati pubblicati precedentemente in alcune riviste locali.

Una lettera anonima giunge al commissario di polizia di Vigata, in cui si annuncia che Annibale Verruso ha scoperto il tradimento della moglie Serena Peritore, e che intende ucciderla. Tuttavia la faccenda non quadra al commissario Montalbano, dato che delitti d'onore non se ne vedono più a Vigata, e soprattutto perché entrambi i coniugi per diverse ragioni non avrebbero interesse nell'annunciare l'omicidio. Spacciandosi al telefono per un alto dirigente, riesce ad ottenere alcune informazioni dal Consorzio Agrario di Montelusa, dove lavora Verruso, ed infine la domenica si reca a vedere la coppia, intuendo dai movimenti che effettivamente ci sia del tradimento: dal poliziotto Gallo scopre che Serena avrebbe una relazione con Giacomino Agrò, amico d'infanzia della signora, ma a cui per il matrimonio fu preferito Verruso, trattandosi quest'ultimo di un miglior partito. Bluffando Montalbano scopre da Verruso che da qualche giorno gli era stata rubata la Beretta 7,65 che aveva acquistato poco prima, dopo che la sua casa a Monterussello era stata svaligiata e la moglie l'aveva convinto ad armarsi per difesa. Incontrata la signora, il commissario ha conferma dei suoi sospetti, ossia che la moglie voleva uccidere il marito insieme all'amante inscenando una rapina; ma in conclusione scopre che non era stata la moglie a spedire la lettera anonima, ma l'amante impaurito da cosa stavano per fare.

Montalbano tramite la lettura del "Manoscritto trovato in una bottiglia di Edgar Allan Poe" scopre l'assassino di un mendicante.

L'autore ha letto il racconto in prima persona nell'audiolibro Camilleri legge Montalbano.

Il commissario da una parte si trova a gestire l'inasprimento dei rapporti delle due grandi famiglie mafiose di Vigata (Sinagra e Cuffaro), dall'altra è impegnato nella ricerca di una ragazza straniera; seguendone le tracce si inoltra nella campagna siciliana.

Nel 2005 ne è stato realizzato un adattamento per la fiction televisiva Il commissario Montalbano, nell'episodio omonimo.

Il commissario si trova accanto nello stesso scompartimento di un treno un personaggio che ha appena ucciso la moglie.

Lo scrittore, nella Nota alla fine del libro, spiega che lo spunto per questo racconto gli venne offerto dal Noir in Festival di Courmayeur; il racconto è poi apparso nel maggio del 1997 sulla rivista Sintesi. Sempre Camilleri ha letto il racconto nell'audiolibro Camilleri legge Montalbano.

Il racconto - a quanto afferma l'autore nella Nota di fine testo - venne realizzato in occasione del festival Piazza Gutenberg su proposta del suo amico triestino Piero Spirito. La stessa storia è apparsa in Raccontare Trieste, un piccolo saggio edito nel giugno 1997.

Si tratta di uno dei racconti letti dall'autore all'interno dell'audiolibro Camilleri legge Montalbano.

Andrea Camilleri scrive che questo racconto lo compose perché ci aveva pigliato gusto (in Note); è apparso sulla rivista cagliaritana La Grotta della Vipera alla fine del 1997.

Il racconto è stato oggetto di lettura per l'edizione Camilleri legge Montalbano, in formato audiolibro.

Nicolò Zito sveglia il commissario di prima mattina, chiedendogli chi fosse Jan Potocki: autore di Manoscritto trovato a Saragozza, è l'ispiratore del suicidio di Alberto Larussa, conoscente di Montalbano ed eccentrico orefice di Ragòna. Il libro dell'autore in questione si trovava accanto alla sedia elettrica che si era costruito autonomamente con la sua sedia a rotella. Il tutto era stato scoperto da un cacciatore, Martino Zìcari, che aveva sentito odore di bruciato e aveva chiamato le forze dell'ordine intorno alle tre e mezza del mattino. Larussa aveva un fratello minore che viveva a Palermo, e da trent'anni era costretto sulla sedia a rotelle per una caduta da cavallo, tanto da non aver mai più lasciato il paese d'origine. Così aveva scoperto le sue notevoli capacità per l'oreficeria, utilizzando però solamente materiali poveri con cui realizzava grandi capolavori, che regalava agli amici: lo scantinato che aveva attrezzato come laboratorio era divenuto il suo ultimo luogo di vita. Le indagini dei Carabinieri guidate dal tenente Olcese non chiariscono la situazione, ma i giornalisti si interessano al fratello del defunto, Giacomo Larussa, che avrebbe ereditato il cospicuo patrimonio familiare. Dopo venti giorni dalla morte viene effettivamente arrestato il fratello per omicidio, grazie alla testimonianza di Filippo Alaimo, un contadino vicino che avrebbe visto la notte dell'evento la macchina di Giacomo. Dopo una serie di altri indizi, a cui risponde adeguatamente il difensore dell'indiziato, l'avvocato Gaspare Palillo. Viene quindi ritrovato un testamento contraffatto, in cui Alberto lascerebbe tutti i suoi averi al fratello Giacomo. Ma Montalbano, grazie ad un'intuizione, scopre che sarebbe stato lo stesso Alberto a falsificare la propria scrittura, sapendo così di incolpare il fratello: il giorno del suicidio, il 13 aprile è infatto lo stesso in cui trentuno anni prima (rovescio della data) era stato spinto dalle scale e aveva ricevuto delle lesioni alla spina dorsale irrimediabili; la storia della caduta di cavallo sarebbe stato un intervento del padre Angelo, che avrebbe poi messo in secondo piano Giacomo, lasciandolo in seconda parte per l'eredità. Il libro di Potocki si riferiva infatti non alla particolarità del suo suicidio, ma al limite temporale che si era dato lui stesso per la propria morte. Indagando presso una ditta di conduttori elettrici, la Ruberti spa, scopre che la vittima aveva richiesto per ben due volte una notevole quantità di Xeron 50, un conduttore molto spesso che gli sarebbe servito per iscenare il proprio suicidio mascherandolo però come assassinio del fratello su cui voleva vendicarsi, e con cui pochi giorni prima aveva messo in scena un riappacificamento. Montalbano racconta tutto al suo amico giornalista, che riferisce al tenete Olcese che risolve brillantemente il caso.

Per la fiction tv Il commissario Montalbano nel 2001 è stato realizzato un episodio omonimo tratto dal racconto.

Camilleri ha letto di persona il racconto, per l'edizione Camilleri legge Montalbano della Mondadori.

La prima edizione venne pubblicata dalla Mondadori nel 1998 all'interno della collana Omnibus Italiani. A questa seguì l'anno successivo una nuova edizione, per la stessa casa editrice, ma in brossura e fra gli Oscar Bestsellers. Nel 2003 il quotidiano La Repubblica propose in allegato una serie di grandi opere letterarie del Novecento: fra queste venne pubblicata anche questa raccolta, come numero 78 della collana Novecento.

Lo stesso scrittore ha letto alcuni racconti per Camilleri legge Montalbano, versione audiolibro di alcuni dei racconti tratti da questo libro, edito da Mondadori nella collana Varia di Letteratura: questi sono La sigla, L'uomo che andava appresso ai funerali, Il compagno di viaggio, Guardie e ladri, e Being here....

Inoltre Rai Fiction ha realizzato, per la serie Il commissario Montalbano, alcuni episodi tratti dai racconti di Un mese con Montalbano. Nel 2001 è stato trasmesso il riadattamento televisivo di Tocco d'artista, mentre nel 2005 è stata la volta di Par condicio.

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