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Tags : ambasciate, diplomazia, esteri

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Attentati alle ambasciate statunitensi del 1998

L'ambasciata USA a Nairobi dopo l'attentato.

Gli attentati alle ambasciate statunitensi del 1998 colpirono le sedi diplomatiche degli Stati Uniti in Kenya e Tanzania nell'agosto del 1998. Furono rivendicati da Osama bin Laden e dall'organizzazione da lui guidata, al-Qā‘ida, e sono considerati fra i più importanti attacchi terroristici contro gli Stati Uniti perpetrati prima dei fatti dell'11 settembre 2001. Il bilancio complessivo delle vittime fu di 223 morti e circa 4000 feriti.

I due attacchi avvennero a Nairobi e Dar es Salaam la mattina del 7 agosto 1998, quasi simultaneamente, intorno alle 10:45 ora locale. La data era la ricorrenza dell'arrivo delle truppe americane sul suolo saudita durante la prima guerra del Golfo. In entrambi i casi, le ambasciate furono colpite dalla deflagrazione di ordigni esplosivi.

L'esplosione a Nairobi fu la più violenta delle due, e fu udita a oltre 30 km di distanza. L'ambasciata statunitense fu distrutta, e anche diversi edifici circostanti risultarono gravemente danneggiati. Le vittime accertate furono 212, con circa 4000 feriti. A Dar es Salaam fu danneggiata la struttura dell'ambasciata, con un bilancio di 11 morti e 85 feriti. In entrambi i casi, quasi tutte le vittime erano africani; complessivamente persero la vita solo 12 cittadini statunitensi, tutti a Nairobi.

Gli attentati furono rivendicati da Osama bin Laden, ma le motivazioni non furono mai del tutto chiarite. In alcuni messaggi, bin Laden sostenne che nelle ambasciate colpite era stato programmato il genocidio ruandese; in altre occasioni sostenne che la motivazione era stata l'invasione della Somalia nell'operazione Restore Hope, o l'intenzione degli Stati Uniti di dividere il Sudan in due nazioni separate.

In risposta agli attentati, l'allora Presidente degli Stati Uniti Bill Clinton ordinò il bombardamento di obiettivi militari in Sudan e Afghanistan il 20 agosto. Questa rappresaglia ebbe conseguenze molto controverse in Sudan, dove i missili colpirono una fabbrica farmaceutica la cui produzione copriva il 50% del fabbisogno nazionale. L'amministrazione statunitense sostenne di avere prove certe che nella fabbrica si producessero anche armi chimiche, ma le successivi indagini di diversi gruppi indipendenti internazionali e statunitensi e la testimonianza dei tecnici italiani che lavoravano nella fabbrica provarono che l’accusa era infondata. Oltre alla risposta militare, l'amministrazione clintoniana mise alcuni sospetti sulla lista delle persone più ricercate dalla giustizia degli Stati Uniti.

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Relazioni diplomatiche sino-romane

Testa di cavallo - Dinastia Han I - II secolo a.C.

Le relazioni diplomatiche tra mondo romano e cinese iniziarono in modo indiretto con l'apertura della famosa Via della seta nel II secolo a.C. La Cina e l'Impero Romano si avvicinarono progressivamente prima con l'ambasciata di Zhang Quian nel 130 a.C. e le spedizioni militari della Cina verso l'Asia Centrale fino al tentativo del generale Ban Chao di inviare una delegazione a Roma attorno all'anno 100. Antichi storici cinesi registrarono alcune ambasciate romane in Cina; la prima che si ricordi risale all'imperatore romano Antonino Pio e arrivò in Cina nell'anno 166.

Il passo successivo avvenne intorno al 130 a.C. con le ambasciate della dinastia Han verso l'Asia Centrale, a seguito dei rapporti dell'ambasciatore Zhang Qian (che originariamente - e inutilmente - era stato inviato a stipulare un'alleanza con gli Yuezhi contro gli Xiongnu). L'imperatore cinese Wudi scoprì un interesse nel cercare di sviluppare relazioni commerciali con le sofisticate civiltà urbane della Ferghana, della Battriana e della Partia". Il Figlio del Cielo, nell'udire tutto questo, così ragionò: "Ferghana (Dayuan) e le terre di Battriana (Daxia) e di Partia (Anxi) sono grandi stati, pieni di cose rare, le loro popolazioni abitano case ben ferme e sono occupate in attività in qualche modo identiche a quelle del popolo cinese, ma hanno eserciti deboli e tengono in gran conto i ricchi prodotti della Cina" (Hou Hanshu ).

Conseguentemente i cinesi inviarono numerose ambascerie, ogni dieci anni circa, verso quegli stati e fino alla Siria dei Seleucidi. "Così altre ambascerie vennero inviate verso Anxi (Partia), Yancai (Vaste Steppe) (che più tardi sarà conosciuta come terra degli Alani), Lijian (Siria dei Seleucidi), Tiaozhi (Caldea) e Tianzhu 天竺 (NordOvest dell'India). In genere vennero inviate più di dieci missioni all'anno e, nell'ultimo anno, almeno cinque o sei" (Hou Hanshu ).

La "Via della seta", venne a formarsi nel I secolo d.C., essenzialmente in seguito a questi sforzi dei cinesi di consolidare una comunicazione verso il mondo occidentale e l'India, sia attraverso contatti diretti nell'area del Tarim, sia attraverso relazioni diplomatiche con le regioni del Dayuan, i Parti e, più a ovest, i Battriani.

Una "Via della seta marittima" fu aperta, attorno al I secolo, fra la regione - controllata dai cinesi - dello Jaozhi (con centro nell'attuale Vietnam vicino ad Hanoi). Questa "Via" si estese attraverso i porti delle coste dell'India e dello Sri Lanka fino ai porti - controllati dai romani - dell'Egitto e le piste dei Nabatei sulla costa nordoccidentale del Mar Rosso. Lo Hou Hansu, citato, ricorda che il primo contatto romano arrivò in Cina attraverso questa rotta marittima nell'anno 166.

Nel 97, il generale cinese Ban Chao attraversò le montagne del Tian Shan e del Pamir con un esercito di 70.000 uomini in una campagna contro gli Xiongnu (gli Unni) spingendosi a ovest fino al Mar Caspio e all'Ucraina, raggiungendo il territorio della Partia. Durante questa spedizione mandò un inviato di nome Gan Ying a Daqin (Roma). Gan Ying lasciò una dettagliata descrizione delle terre occidentali anche se, probabilmente arrivò solo fino al Mar Nero prima di fare ritorno in patria.

L'esercito cinese stipulò un'alleanza con i Parti e costruì alcuni forti a una distanza di pochi giorni di marcia dalla capitale della Partia Ctesifonte riuscendo a controllare la regione per parecchi anni. Nel 116 l'Imperatore romano Traiano entrò in Partia fino a Ctesifonte arrivando a un giorno di marcia dalla guarnigione di confine cinese. Ma non si verificò mai un contatto diretto.

Con l'espansione dell'Impero romano nel Medio Oriente, durante il II secolo a.C., i romani raggiunsero la capacità di sviluppare i trasporti marittimi e il commercio nell'Oceano Indiano. Parecchi romani probabilmente viaggiarono fino all'Estremo Oriente con navi romane, indiane o cinesi. La prima ambasciata romana in Cina fu registrata nel 166, sessant'anni dopo le spedizioni del generale Ban Chao. L'ambasciata giunse all'imperatore cinese Huan da parte di "Antun" (Antonino Pio), re di Da Quin (Roma)", probabilemente Marco Aurelio, tuttavia oggi si tende a identificare Antun in un mercante privato di nome Marco Aurelio Antonino, probabilmente originario di Palmyra.

La missione arrivò da sud, probabilmente seguendo la via marina, ed entrò in Cina alla frontiera del Jinan (Tonkino). Portava in dono corni di rinoceronte, avorio, carapaci di tartarughe, probabilmente acquistati nel sud dell'Asia. Nello stesso periodo, e forse proprio per mezzo di questa ambasceria, i cinesi ottennero un trattato di astronomia dall'Impero romano.

La Cina era ben conosciuta dai cartografi romani dell'epoca. Il suo nome e la sua posizione sono descritti nella "Geografia" di Tolomeo che è datata c. 150. La Cina viene situata al di là dell'Aurea Chersonesus (Penisola d'oro) e si riferisce alla penisola indocinese ed è descritta come adiacente al Magnus sinus (Mare grande) che corrisponde all'area allora conosciuta del Mar Cinese Occidentale. Il commercio attraverso l'Oceano Indiano fu molto intenso a partire dal II secolo e sono stati identificati numerosi porti commerciali romani, attraverso i quali deve essere passata la missione diplomatica.

Altre ambasciate romane sono state mandate dopo questo primo incontro ma non furono registrate fino a quando apparve una traccia che parlava di regali inviati all'inizio del III secolo dall'Imperatore romano all'Imperatore Taitsu del Regno di Wei (regnò dal 227 al 239 nel nord della Cina. I doni consistevano in articoli di vetro in svariate colorazioni. L'ambasciata può essere stata inviata da uno dei numerosi imperatori che si susseguirono nel periodo, Alessandro Severo, Massimino Trace, Gordiano I, Gordiano II, Pupieno e Balbino, Gordiano III.

Intorno alla metà del I secolo a.C. profonde divisioni lacerarono l'Asia centrale. Gli Unni furono lacerati dalla guerra civile: due fratelli Hu-han-hsieh, appoggiato dalla Cina e Chih-chih, si disputavano il titolo di Shan Yu (Re) degli Unni. Sconfitto dal generale cinese Cheng Tang, Chih Chih fu catturato e messo a morte nel 35 a.C., ma la notizia interessante, tramandataci dalle cronache cinesi, è che la sua guardia del corpo era composta da uomini di un'altra etnia, capaci di usare una complessa tattica di difesa definita come "a scaglie di pesce", in un modo che ricorda la testudo romana. È stato suggerito che si tratti dei superstiti romani giunti a quelle lontane terre dopo la disastrosa campagna condotta da Marco Antonio contro i Parti nel 36 a.C., ed utilizzati da quest'ultimi come soldati lungo le frontiere orientali del loro impero; da qui, forse a seguito di una fuga o di un'ulteriore cattura in battaglia, sarebbero stati arruolati dagli Unni come mercenari.

Un'altra teoria., proposta dallo storico Homer Dubs, vede in quei mercenari dei soldati romani superstiti della battaglia di Carre, condotta da Crasso nel 53 a.C. contro i Parti in Asia Minore. Da Plinio il Vecchio sappiamo che in quella battaglia, che si concluse anch'essa con una sonora sconfitta romana, 10'000 romani furono catturati dai Parti e trasportati nella Margiana, un territorio nell'attuale Turkmenistan. Secondo questa versione i legionari, una volta sotto l'impero cinese, avrebbero fondato il villaggio di Li-jien, nell'attuale Yongchang, nel nord-ovest della Cina; questa teoria è suggerita da vari indizi, tra cui lo stesso nome del villaggio (uno dei diversi modi del cinese antico per indicare Roma) ed i caratteri etnico-antropologici degli abitanti dell'area su cui sorse il villaggio, diversi da quelli cinesi. Tuttavia non sono state trovate evidenze archeologiche nè chiare prove genetiche sugli abitanti attuali; gli scettici sostengono che il nome LI-jien sarebbe solo foneticamente uguale al nome cinese della città di Roma ed avrebbe diverso significato, e che anche il riferimento nelle cronache alla formazione "a scaglie di pesce" dei soldati potrebbe riferirsi genericamente ad una disposizione molto serrata delle file della fanteria, piuttosto che alla tecnica romana della testuggine.

Una eventuale corrispondenza tra Roma e l'Impero cinese avrebbe potuto sconvolgere completamente gli equilibri geopoltici mondiali. Le immense distanze dell'Asia centrale scongiuravano ogni possibile minaccia militare reciproca tra le due superpotenze, che, d'altro canto erano accomunate dall'interesse di eliminare ogni intermediario nella più importante via commerciale dell'antichità, cioè la Via della seta.

La Persia basava le sue fortune proprio sulla posizione strategica intermedia lungo le rotte mercantili euro-asiatiche, comprando le merci orientali dalla Cina e rivendendole a prezzo maggiorato nell'Impero romano. Grazie ad una abilissima diplomazia riuscì sempre ad attuare una politica estera molto accorta ed ambigua stringendo alleanze o dichiarando guerra ai nemici separatamente in modo che fra Oriente ed Occidente non avvenisse mai un contatto diretto.

I Parti comprendevano che se fosse avvenuto sarebbero stati tagliati fuori dal gigantesco affare della seta, venendo meno di conseguenza del flusso di ricchezze essenziale per la sopravvivenza dello stato persiano perché gli garantiva la possibilità di creare un esercito in grado di fronteggiate le invincibili legioni romane e le numerosissime armate cinesi che incombettero costantemente sui confini fino al IV secolo d.C.

La concreta possibilità ci fu solo durante il I secolo, quando a Roma governava Traiano e le frontiere dei rispettivi imperi si erano espanse a tal punto da trovarsi quasi a contatto in Mesopotamia, vicino a Ctesifonte.

Per poche miglia i due eserciti non s'incontrarono, mancando così un'opportunità epocale che non si ripresenterà più. Di lì a poco, infatti, con l'avvento di Adriano, i Romani si ritirarono lungo il "vallo" siriano, mentre i Cinesi abbandonarono i loro avamposti militari in Persia limitandosi da allora a controllare i traffici fino al Ferghana.

Col senno di poi, considerando gli avvenimenti che accaddero in seguito, la collaborazione tra Roma e Xian avrebbe sortito notevoli benefici ad entrambe le potenze, trovatesi di fronte ad un nemico comune, gli Unni ma combattuto separatamente, e a problemi economici, che di fatto ne causarono la rovina, almeno per l'Impero romano, rimandabile anche ad una drastica riduzione dei commerci internazionali, dovuta alla cronaca instabilità politica dell'Asia centrale, ovviamente evitabile solo con la presenza di una solida compagine statale, che una "spartizione" del continente avrebbe assicurato.

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Gerusalemme

Gerusalemme - Bandiera

Gerusalemme (in ebraico: ירושלים, Yerushalayim ; in arabo: القُدس, al-Quds, "la (città) santa", arabo: أُورْشَلِيم, Ūrshalīm), antichissima città di grande importanza storica e geopolitica nonché città santa per le tre principali religioni monoteistiche (Ebraismo, Cristianesimo e Islam), è sin dal 1949 la capitale dello Stato di Israele, sebbene lo status internazionale della città sia oggetto di una complessa controversia internazionale. Si trova sull'altopiano che separa la costa orientale del Mediterraneo dal Mar Morto, a est di Tel Aviv, a sud di Ramallah, a ovest di Gerico e a nord di Betlemme.

La Città Vecchia e le sue mura, considerate patrimonio dell'umanità dall'UNESCO, racchiudono in meno di un chilometro quadrato luoghi di grande significato religioso come il Monte del Tempio, il Muro del pianto, il Santo Sepolcro, la Cupola della Roccia, la Moschea al-Aqsa. Nel corso della storia Gerusalemme è stata distrutta e ricostruita due volte, e fu assediata, conquistata e riconquistata in decine di occasioni.

Considerata già in epoca antica cuore religioso e culturale della nazione ebraica e, sin dal sorgere del movimento sionista, quale capitale dello Stato di Israele, fu così proclamata nel 1950 e designata come tale, completa e indivisa, nella legislazione israeliana il 30 luglio 1980. I Palestinesi, di contro, rivendicano Gerusalemme Est quale propria capitale. Attualmente le maggiori autorità giuridiche e diplomatiche internazionali considerano Gerusalemme Est quale territorio occupato.

Gerusalemme è sita a 31°47′N, 35°13′E sull'estremità meridionale di un altopiano dei monti di Giudea, che include il Monte degli Olivi (Har HaZeitim) a est e il Monte Scopus (Har HaTzofim) a nord-est; l'altitudine (della città antica) è circa 760 m. s.l.m. (la moderna è percorsa da continui saliscendi), la sua superficie è 125 km².

Gerusalemme dista 60 km a est di Tel Aviv e del mar Mediterraneo e 35 km a ovest del Mar Morto. Le città vicine sono Betlemme e Beit Jala a sud, Abu Dis e Maale Adumim a est, Ramallah e Givat Zeev a nord e Mevaseret Zion a ovest.

Sebbene Sion e Ophel costituissero il nucleo originario, attualmente si trovano al di fuori delle mura che individuano la cosiddetta città vecchia.

Gerusalemme gode di un clima Mediterraneo, con estati calde e secche e inverni freschi e umidi (anche con innevamento sporadico tra gennaio e marzo). Il mese più freddo è gennaio secondo le serie storiche (temperatura media: 8 °C) ma con deciso e costante spostamento negli ultimi anni verso febbraio o addirittura la prima decade di marzo, i più caldi luglio e agosto (temperatura media: 23 °C); l'escursione termica tra giorno e notte è notevole: le sere sono tipicamente fresche anche in estate. Le precipitazioni annue medie toccano i 590 millimetri, concentrandosi tra ottobre e maggio (particolarmente tra gennaio e marzo). Nei restanti mesi non è raro avere completa assenza di pioggia. Una grande percentuale delle case antiche è dotata di reservoirs (cisterne sotterranee) per la raccolta e conservazione dell'acqua e la quasi totalità è dotata di serbatoi esterni sui tetti. La città pesca inoltre acqua fino a 2000 mt di profondità. Diffusa la tecnologia del solare, in espansione il fotovoltaico. L'inquinamento dell'aria, ampiamente mitigato dal clima collinare e dal vento costante, deriva principalmente dal traffico automobilistico (responsabile del pesante inquinamento acustico), indiscipliato ed eccessivo rispetto alla capacità di strade costruite in tempi antichi, e non tanto dall'industria.

Le origini di Gerusalemme risalgono all'età della pietra, ma viene menzionata in alcuni testi egiziani del II millennio a.C. e in alcune lettere risalenti al 1400 a.C. .

La città rimase occupata dal clan amorrita dei Gebusei (1000 a.C. circa) fino alla conquista di David, il quale fece di Gerusalemme la capitale del suo regno; David inoltre fece costruire sull’acropoli una reggia assieme a molti altri edifici e ordinò la ricostruzione delle mura di cinta. Successivamente Salomone fece erigere al posto della reggia il tempio di Dio; quest’ultimo fu distrutto nel 587 a.C. a seguito della violenta invasione dei Babilonesi guidati dal re Nabucodonosor che saccheggiarono la città e deportarono la popolazione a Babilonia. Rientrati i Giudei in patria dopo l'editto di Ciro del 538 a.C., costruirono il Secondo Tempio; più tardi Neemia elevò nuovamente le mura.

Nel 331 a.C. Gerusalemme venne occupata da Alessandro Magno e in seguito occupata dai Tolomei d'Egitto sino al 198 a.C., quando cadde sotto il dominio dei Seleucidi di Siria. Questi ultimi invano cercarono di ellenizzare la città, anzi provocarono la famosa rivolta dei Maccabei che, nel 165 a.C., si risolse con la loro vittoria e l'instaurazione della dinastia degli Asmonei, la quale durò fino a quando Gerusalemme (63 a.C.) fu conquistata da Gneo Pompeo. Con la conquista romana Gerusalemme fu consegnata ad Erode che la ricostruì secondo i criteri urbanistici greco-romani e vi fece ampliare il Tempio. Probabilmente sotto il governatorato di Ponzio Pilato, Gesù fu crocifisso sul monte Golgota.

Il malgoverno romano e i fermenti religiosi tuttavia provocarono due gravissime rivolte nella città; la prima che si protrasse dal 66 al 70 per la quale fu necessario l’intervento delle legioni romane comandate da Tito; quest'ultimo sedata la rivolta distrusse la città e il tempio; la seconda insurrezione comandata da Simon Bar Kokheba nel 132 permise agli Ebrei la riconquista di Gerusalemme (l'imperatore Adriano voleva infatti trasformarla in colonia romana), ma per breve tempo; i Romani difatti rapidamente mobilitarono le truppe al confine ed eliminarono ogni resistenza ribattezzando la città con il nome di Aelia Capitolina e trasformandola in colonia romana. L’imperatore Costantino e i suoi successori fecero restaurare ed abbellire i luoghi legati alle storie evangeliche e ad erigere la prima chiesa cristiana, quella del Santo Sepolcro.

Nel 614 Gerusalemme fu conquistata dai Persiani sasanidi di Cosroe II, che fecero strage della popolazione e s'impadronirono della reliquia della Vera Croce; la città fu riconquistata da Eraclio I di Bisanzio nel 629. Nel 637 si arrese al califfo ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb e restò amministrata dai califfi omayyadi di Damasco e da quelli abbasidi di Baghdad. Nel 972 fu presa dagli Imām/califfi ismailiti Fatimidi e nel 1076 passò ai Turchi selgiuchidi. Nel 1099, dopo essere stata occupata dai crociati, divenne capitale del Regno Latino di Gerusalemme. Nel 1187 fu riconquistata dai musulmani di Saladino e da quel momento fu sotto la dominazione musulmana degli Ayyubidi e quindi dei Mamelucchi.

Gerusalemme rimase mamelucca fino al 1517, anno in cui l'Egitto e la Siria furono occupate dal Sultano ottomano Selim I; il dominio ottomano vi durò fino al novembre del 1917, allorquando fu occupata dai britannici comandati dal generale Edmund Allenby. Con il trattato di Versailles, la città fu dichiarata capitale del Mandato britannico della Palestina. Nel 1949, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite proclamò l’internazionalizzazione di Gerusalemme, sotto il controllo dell'ONU per favorire la convivenza di cristiani, musulmani ed ebrei. La componente ebraica pre-israeliana accettò il piano generale di partizione della Palestina in due Stati, uno ebraico ed uno arabo, mentre la componente araba palestinese e il resto del mondo arabo e islamico lo respinsero. Entrambe le parti non erano tuttavia disposte in alcun modo a rinunciare alla Città Santa e per questo le forze ebraiche e quelle arabe giordane della Legione Araba occuparono Gerusalemme: le prime occuparono il settore occidentale della città e le seconde la sua parte orientale. Nel 1950 Gerusalemme fu scelta quale capitale del nuovo Stato israeliano.

Nel corso della guerra dei sei giorni gli israeliani occuparono il settore giordano, suscitando la condanna da parte dell'Assemblea generale dell'ONU. Con un decreto approvato dal Parlamento israeliano (Knesset) si dichiarò, il 30 luglio del 1980, l'ufficiale annessione del settore giordano e la proclamazione di Gerusalemme capitale "unita e indivisibile" di Israele. Tale proclamazione tuttavia suscitò il malcontento non solo degli arabi, ma anche della gran parte delle diplomazie mondiali, a causa del timore che il riconoscimento di tale status legittimasse l'uso della forza nella soluzione delle controversie internazionali.

Lo status internazionale di Gerusalemme rappresenta un problema nodale complesso e di difficile risoluzione nel quadro dei conflitti arabo-israeliani. Svariati tentativi sono stati fatti negli ultimi decenni per definirne lo status giuridico internazionale, tramite risoluzioni ONU e negoziazioni fra le parti, nessuno dei quali ha portato finora ad alcun esito definitivo. La sovranità territoriale di Gerusalemme è attualmente rivendicata sia da Israele che dal popolo palestinese in modalità finora inconciliabili. La varietà di composizione della popolazione della città, luogo di culto delle tre religioni abramitiche, la sua peculiarità storica e l'importanza di luoghi considerati patrimonio dell'umanità rendono la ricerca di una soluzione ancora più complessa, chiamando in causa, oltre ai leader dei due popoli e agli organi internazionali, anche altri soggetti tra cui la Santa Sede.

Israele, dal 1967, ha il controllo de facto dell'intera Gerusalemme, includendovi Gerusalemme Est - il cui territorio ha annesso e di cui rivendica la piena sovranità - e ne ha affermato per legge costituzionale lo status di capitale "completa e indivisa". Il popolo palestinese, tramite i suoi rappresentanti, rivendica una parte o la totalità di Gerusalemme (in arabo al-Quds, ossia "la Santa") come capitale del futuro stato palestinese. La maggior parte dei membri dell'ONU e delle organizzazioni internazionali non accetta né che Gerusalemme sia capitale di Israele, né l'annessione ad Israele di Gerusalemme Est. La maggior parte delle ambasciate si trova nel distretto di Tel Aviv.

Secondo lo studioso Stephen Zunes la "comunità internazionale" in generale non avrebbe accettato di riconoscere Gerusalemme come capitale di israele. Il ministero degli esteri israeliano in proposito afferma come sia "la maggioranza degli stati" a non aver accettato di riconoscere a Gerusalemme lo status di capitale.

Recentemente (maggio 2007), in occasione dei festeggiamenti per il quarantesimo anniversario della riunificazione della città, ha creato sconcerto nel mondo politico israeliano l'assenza di rappresentanze diplomatiche alla cerimonia di Stato. Il primo a declinare l'invito fu l'ambasciatore tedesco, seguito da quello statunitense. Il sindaco Lupolianski reagì rifiutando la necessità di un riconoscimento internazionale , mentre membri della Knesset auspicarono che lo status di capitale potesse essere riconosciuto in futuro.

I tentativi di dare uno status definito alla città risalgono al periodo che seguì la fine del mandato britannico della Palestina. Il regime internazionale originariamente previsto dall'ONU per la città di Gerusalemme (corpus separatum), ideato nel quadro del Piano di partizione della Palestina del 1947, non fu mai realizzato e venne abbandonato negli anni seguenti. Dal 1948 al 1967, a seguito dell'assedio della città vecchia da parte della Legione Araba, sfociato nell'espulsione della popolazione ebraica dalla stessa, la città fu separata tra Gerusalemme Est, inclusa la città vecchia più alcuni quartieri orientali minori con sovranità giordana, e Gerusalemme Nuova con sovranità israeliana. Israele acquisì il controllo dell'intera città in seguito alla guerra dei sei giorni del 1967. La città fu proclamata capitale di Israele nel 1950 e designata in seguito come tale nella legislazione israeliana il 30 luglio 1980, data di promulgazione della Jerusalem Law.

Tali proclamazioni sono state condannate da Risoluzioni ONU e sentenze di corti internazionali, poiché la città di Gerusalemme comprende territori non riconosciuti come israeliani dal diritto internazionale. La Corte Internazionale di Giustizia ha confermato nel 2004 che i territori occupati dallo Stato di Israele oltre la "Linea Verde" del 1967 continuano ad essere "territori occupati" e dunque con essi anche la parte est di Gerusalemme.

Il 7 ottobre 2002 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la Risoluzione 1322 (2002) confermando le precedenti Risoluzioni 476 e 478 del 1980, 672 del 1990 e 1073 del 1996 e "tutte le proprie altre Risoluzioni rilevanti".

La Corte Internazionale di Giustizia in una sua opinione ufficialmente espressa nel 2004 ha confermato la validità di tali risoluzioni, in particolare della Risoluzione 478, affermando come sia (Ris. CdS 476) "inammissibile l'acquisizione di territorio con la forza" e che tutte le misure amministrative e legislative intraprese da Israele e volte ad alterare lo status di Gerusalemme, inclusa la "legge base" Israeliana che dichiara Gerusalemme quale propria capitale, costituiscono una "violazione del Diritto internazionale".

Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU ha richiamato tutti i membri ONU a "(a) accettare tale decisione e (b) a ritirare le proprie missioni diplomatiche presso Israele che fossero presenti a Gerusalemme". Tale ritiro è effettivamente avvenuto, anche di quegli Stati che avevano proprie ambasciate presso Israele a Gerusalemme. Nella cartografia ONU, non è attualmente indicato alcun centro quale capitale d'Israele (Vedi: mappa di Israele, mappa del Mediterraneo sudorientale, mappa del Medio Oriente).

Tutti gli Stati che hanno rapporti diplomatici con Israele mantengono le proprie ambasciate fuori da Gerusalemme, in genere a Tel Aviv o nelle immediate vicinanze. Nel 2006 gli unici due Stati che avevano l'ambasciata a Gerusalemme, il Salvador e la Costa Rica, hanno notificato al governo israeliano la decisione di spostare le proprie rappresentanze diplomatiche verso Tel Aviv. Successivamente a tale notifica il Salvador l'ha spostata a Herzliya Pituach (un sobborgo di Herzliya che prende il nome da Theodor Herzl) e la Costa Rica a Ramat Gan (un sobborgo di Tel Aviv). Il Congresso degli Stati Uniti ha richiesto da diversi anni lo spostamento dell'ambasciata USA da Tel Aviv a Gerusalemme, ma nessuno dei governi succedutisi ha messo in atto la decisione. Su 83 ambasciate presenti nel 2008 in Israele, 64 (77%) si trovano a Tel Aviv, 10 (12%) a Ramat Gan (città presso Tel Aviv), 5 (6%) a Herzliya (città presso Tel Aviv), 2 (2,4%) a Herzliya Pituah (sobborgo marino di Herzliya), 2 (2,4%) a Mevaseret Zion (un insediamento israeliano retto da un Local council, ente amministrativo territoriale - ve ne sono 144 in Israele - simile in struttura a un municipio, ma non ancora tale, non raggiungendo la popolazione minima necessaria per esserlo secondo la legge israeliana; si trova nel Distretto di Gerusalemme, a circa 10 km dalla città di Gerusalemme, lungo l'autostrada che la collega a Tel Aviv). In totale, 81 ambasciate su 83 (97,6%) si trovano nel Distretto di Tel Aviv e solo due (Paraguay e Bolivia) in quello di Gerusalemme, ma fuori dalla città di Gerusalemme. (Fonte).

Oltre ai pronunciamenti in sede internazionale, particolarmente esplicita è la posizione ufficiale britannica su Gerusalemme, che in proposito afferma come non sia possibile nessun riconoscimento, e che lo status definitivo della città sarà oggetto di negoziati.

Il congresso statunitense, nel 1995, tentò di imporre all'amministrazione un riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele, cosa non ancora avvenuta. . Rimane in ogni caso evidente alla quasi totalità dei paesi stranieri e dell'opinione pubblica lo status de facto di capitale di Israele.

I gerosolimitani sono 743.000 (maggio 2007), di cui 68% ebrei, 30% musulmani, e 2% cristiani; la densità è 5.750,4 abitanti per km². Benché riceva dall'estero alcune migliaia di immigranti ebrei l'anno, lasciano la città più persone di quante vi arrivino; tuttavia l'alta natalità degli arabi e degli ebrei ultra-ortodossi (Haredi) continua a far crescere la popolazione in linea con la media nazionale. Il tasso di fertilità (4,02) e la dimensione familiare (3,8) sono quindi assai superiori alle medie nazionali.

Di conseguenza, cambia la composizione religiosa ed etnica della città: ampia maggioranza, gli ebrei hanno solo il 31% dei bambini sotto i 15 anni, e infatti la quota di ebrei declina dal tempo della riunificazione della città (1967), quando era pari al 74%. Peraltro, fra gli ebrei cresce la quota degli Haredi (ormai più di un terzo degli ebrei locali), che non sono sionisti e il cui stile di vita spinge i giovani ebrei laici a trasferirsi sulla costa mediterranea. Il tema della composizione è politicamente molto sensibile e oggetto di dibattito.

La presente tabella mostra l'evoluzione demografica, con attenzione a quella ebraica. Confronti fra anni vanno effettuati con cautela perché le aree coperte variano con il variare dei confini della città e del distretto.

Tradizionalmente chiuse all'interno dei propri quartieri abitano le quattro maggiori comunità etnico-religiose che popolano la capitale: l’ebraica, la musulmana, la cristiana e l'armena. Le prime due comunità costituiscono oggi la stragrande maggioranza della popolazione cittadina; gli ebrei israeliani rappresentano il 74% del totale, mentre gli arabi palestinesi circa il 25%.

Ciò che rende davvero unica Gerusalemme è l’essere città santa per le tre più grandi religioni monoteiste del mondo. La città è sacra infatti per gli ebrei, in quanto storico simbolo della patria ebraica nonché capitale della stessa, sebbene perennemente contestata, sin dal primo regno ebraico; allo stesso modo sacra per i cristiani poiché luogo in cui Gesù Cristo ha vissuto e sofferto gli ultimi momenti della propria vita terrena, è stato sepolto e poi, secondo i cristiani, è risorto; altrettanto sacra per i musulmani in quanto essi sostengono che Maometto vi sia giunto al termine d'un miracoloso viaggio notturno (isrāʾ) per ascendere poi al cielo pur rimanendo vivo (miʿraj).

Dunque Gerusalemme è da considerarsi uno dei luoghi più affascinanti e ricchi di storia del mondo. Il fatto stesso che da un'unica città siano nate le tre più grandi religioni monoteiste del pianeta è un evento assolutamente straordinario. Gerusalemme in poche parole è luogo simbolo dei più sottili equilibri teologici, religiosi e sociali del globo.

Tra il 1559 e il 1575 Torquato Tasso scrisse la "Gerusalemme liberata", un poema ambientato all'epoca delle Crociate in ottave e in 20 canti (raggruppati in 5 parti corrispondenti ai 5 atti della tragedia classica).

Nel 1931 Marc Chagall ha dipinto a olio un quadro intitolato a Gerusalemme.

Nel 1967 Naomi Shemer ha scritto e musicato la canzone "Gerusalemme d'oro" (in ebraico ירושלים של זהב, Yerushalayim shel zahav, /jəʀuʃa'lajim ʃɛlza'hav/ ), il cui ritornello è uno dei più famosi in Israele e nel mondo ("Jerusalem of Gold") e compare, incongruamente, alla fine del film Schindler's List.

Nel 2002 Amos Oz ha pubblicato il romanzo autobiografico Una storia di amore e di tenebra, in gran parte ambientato nella Gerusalemme degli anni 30 e 40. Anche vari romanzi di Abraham B. Yehoshua sono almeno in parte ambientati a Gerusalemme.

Il sistema di istruzione pubblica è separato fra ebraico e arabo. Nel settore ebraico le scuole pubbliche sono affiancate da numerose scuole religiose (con materie laiche ed ebraiche), incluse quelle ultra-ortodosse (Haredi) che in genere non hanno materie laiche e quindi non consentono di sostenere l'esame di maturità (Bagrut) né quindi di accedere all'università. Nel settore arabo, che si lamenta di essere sotto-finanziato, le scuole offrono un'istruzione di qualità inferiore, come sembrerebbero dimostrare gli esiti della Bagrut (indispensabile per alcune facoltà universitarie); per contrastare il sovraffollamento sono in costruzione nuove scuole e nel 2007 il governo ha approvato un piano quinquennale.

La grandissima importanza storica di Gerusalemme, la rende una delle città medio-orientali più interessanti dal punto di vista dei luoghi storicamente rilevanti. La concentrazione maggiore di siti storici e religiosi ha sede nella Città Vecchia di Gerusalemme, Patrimonio dell'Umanità dal 1981, circondata dalle mura costruite nel 1538 durante il regno del sultano ottomano Solimano I il Magnifico.

Il quartiere cristiano, situato nella zona nord-occidentale, è confinante a sud-ovest con il quartiere armeno, che sorge oltre la porta di Giaffa; il quartiere cristiano inoltre confina a nord con quello musulmano, il quale si estende in un'area compresa tra la porta di Damasco, la porta di Santo Stefano e la Porta Dorata (oggi murata), a est della quale si trovano il Monte degli Ulivi e l’orto del Getsemani. Il quartiere ebraico, compreso tra le sezioni musulmana e armena, occupa il quadrante sud-orientale della Città Vecchia.

Numerosi sono i monumenti di Gerusalemme, tra questi: la moschea islamica della Cupola della Roccia, che rappresenta il simbolo della città, costruita in età omayyade sul luogo che, secondo il Corano, è quello da cui il profeta islamico Maometto ascese da vivo al Cielo per grazia divina; il secondo è la basilica cristiana del Santo Sepolcro, costruita su una preesistente basilica del IV secolo, a sua volta eretta sul luogo tradizionalmente considerato la tomba di Cristo; il terzo è l’emblematico Muro Occidentale o Muro del Pianto, luogo sacro per eccellenza degli ebrei, residuo del Tempio costruito da Erode il Grande, re di Giudea.

Si segnala inoltre la Chiesa di San Salvatore, fondata nel 1559 dai Francescani, all'interno del complesso ancora oggi sede della Custodia di Terra Santa, dell'archivio storico, della biblioteca, delle edizioni Franciscan Printing Press. Dal 2008 è dotata del più importante organo a canne della città, opera di artigiani austriaci e dono della diocesi di Innsbruck. Nella struttura opera l'Istituto Magnificat, dedicato all'insegnamento musicale (canto, coro, pianoforte, archi, fiati) in collegamento con il Conservatorio di Vicenza, con docenti e studenti ebrei e cristiani, israeliani e palestinesi. Il coro del Magnificat accompagna le celebrazioni cattoliche solenni del Santo Sepolcro e delle altre Basiliche e Santuari.

Nella Città Nuova sono situati il Museo d'Israele (con l'esposizione di alcuni rotoli originali od in riproduzione del Mar Morto), l'Università Ebraica (1918, tra le migliori al mondo, un campus della quale è nella parte araba), il Museo dell'Olocausto o “Yad Veshem”, il Cimitero nazionale del monte Herzl, sede inoltre del Centro Sionistico Internazionale, la Biblioteca nazionale e universitaria ebraica e il Palazzo del parlamento israeliano (Knesset), sia la sede precedente che quella attuale. Pregevoli la Sinagoga di rito italiano, trasportata e riassemblata qui da Conegliano Veneto, la parte più antica dei quartieri di Rehavia e Morasha composte da vicoli stretti e silenziosi. Diverse comunità nazionali (Russia, Francia, Spagna, Italia, Olanda...) hanno ricostruito nella città nuova simboli architettonici dei loro paesi (ad esempio Piazza della Signoria di Firenze nello spiazzo del servizio dell'educazione municipale, chiese ortodosse nel Russian Compound vicino al carcere centrale cittadino, un mulino a vento a Rechavia...). Il passeggio e lo shopping si praticano soprattutto nel trangolo tra Jaffa road, King George street e rechov Ben Jehuda (l'artefice della lingua ebraica moderna) oppure in Salach-Din street, la via principale del quartiere arabo ad Est. Un intero quartiere quasi è dedicato al terziario ed allo shopping (Talpiot) oltre al grande Mall "Malha" (Regina), nei pressi dell'omonima stazione ferroviaria. Il mercato popolare ebraico è in Mahanè benJehuda, il suk da Porta Damasco verso Nord. La parte moderna di Gerusalemme si è sviluppata attorno alla Città Vecchia anche con insediamenti di grandi dimensioni (quartiere di Ghilo).

Dal 1981 la Città Vecchia di Gerusalemme è inserita tra i patrimoni dell'umanità dell'UNESCO. L'anno seguente viene elencata tra i "patrimoni in pericolo" in seguito alla richiesta avanzata dalla Giordania.

Storicamente, l'economia di Gerusalemme, città lontana dai porti e dalle vie commerciali (Giaffa, Gaza), dipendeva dai pellegrini, ossia, come diciamo oggi, dal turismo religioso internazionale. Il turismo culturale e religioso, oltre alla consistente presenza di studenti stranieri presso le università civile e le facoltà ecclesiastiche(Studium Biblicum Franciscanum dei Frati Minori, Ecole Biblique et Archeologique Francais dei Domenicani, S. Paul Theological Institute dei Salesiani ed altri centri ecumenici e riformati), è ancor oggi il volano principale (6,1% degli addetti solo in alberghi e ristoranti), ma da 40 anni è sempre più chiaro che il benessere della città non può affidarsi solo ad esso.

L'urbanistica favorisce il turismo ma scoraggia lo sviluppo economico: una legge approvata durante il Mandato britannico per conservare l'estetica della città impone che ogni edificio sia costruito in pietra di Gerusalemme; inoltre, solo il 2,2% della superficie della città è destinabile a industria e infrastrutture (la metà di Tel Aviv, un settimo di Haifa), in gran parte ad Atarot.

Di conseguenza, solo l'8,5% della forza lavoro è impiegata nell'industria manifatturiera (in Israele 15,8%), anche se un numero crescente di imprese high-tech internazionali si sta localizzando nel parco industriale di Har Hotzvim, periferia nord della città.

In quanto polo religioso e culturale, ma anche in quanto città afflitta da una non trascurabile povertà (vedi sotto), la quota di addetti nell'istruzione (17,9%), nella sanità (12,6%), nei servizi sociali (6,4%), è ampiamente superiore alla media nazionale.

In quanto capitale dello Stato di Israele, Gerusalemme è sede anche di una quota importante di posti di lavoro pubblici (8,2% del totale, contro una media nazionale del 4,7%), in misura crescente dopo l'unificazione della città sotto controllo israeliano in seguito alla guerra dei sei giorni (1967); inoltre da allora il governo offre sussidi e incentivi alle nuove imprese che si localizzano in città.

Dal 1967 (ma in realtà già dalla divisione del 1948) la parte araba fino al 1967 (Gerusalemme Est) si è sviluppata a ritmi più lenti della parte israeliana dal 1948 (Gerusalemme Ovest). Ciononostante, le famiglie con persone occupate sono il 76% a est e solo il 67% a ovest, a causa del gran numero di ebrei ultra-ortodossi (Haredi) maschi che non entrano nella forza lavoro. Il tasso di disoccupazione (2007) è leggermente migliore a Gerusalemme (8,3%) che nel resto di Israele (9,0%), anche se in gran parte a causa del relativamente basso tasso di attività. Per queste ragioni, oltre che per la seconda Intifada, la quota di abitanti sotto la soglia di povertà è cresciuta in entrambe le parti della città fra il 2001 e il 2007 (+40%). Nel 2006, il reddito mensile medio per occupato era a Gerusalemme NIS 5.940 (1.080 euro), NIS 1.350 (245 euro) sotto alla media di Tel Aviv.

L'aeroporto più vicino è Atarot (IATA: JRS, ICAO: LLJR), a nord della città e incluso nei suoi confini dal 1967, in seguito alla guerra dei sei giorni. Impiegato solo per voli interni, è stato chiuso e affidato alle Forze Armate nel 2001 a causa della seconda Intifada. Da allora tutto il traffico aereo per Gerusalemme passa dall'Aeroporto Internazionale Ben Gurion, a Lod.

L'unica linea ferroviaria è la Tel Aviv - Bet Shemesh - Gerusalemme (stazione di Malha), tortuosa e con scarse frequenze, con prezzi e tempi non concorrenziali con i taxi collettivi. È in costruzione una linea ad alta velocità da Tel Aviv a Gerusalemme, di cui si prevede il completamento nel 2011 ma che oggi è in forse per motivi di bilancio.

La cooperativa Egged, la seconda più grande società di trasporto pubblico del mondo, gestisce dal 1948 quasi tutto il trasporto pubblico urbano e inter-urbano in Israele, quest'ultimo dalla stazione centrale degli autobus a Rechov Yafo (ingresso ovest alla città, dall'autostrada 1).

Ancora nel 2007 il trasporto pubblico locale offre la scelta di autobus (Egged), o taxi anche collettivi (Sherut). Il sistema ostacola la continuità di spostamento tra la zona araba e quella israeliana. Per gennaio 2010 è previsto il completamento della metropolitana di superficie di Gerusalemme (Jerusalem Light Rail), dotata di 24 fermate ed esteso fino ad alcuni quartieri arabi della cintura metropolitana. I lavori di posa delle rotaie e cementificazione, in forte ritardo, stanno ormai procedendo celermente anche nel cuore della città.

La municipalità di Gerusalemme fu istituita sotto l'Impero Ottomano nel 1863.

Dal 1948 al 1967 sono esistite due diverse amministrazioni per la città, una israeliana e una giordana (Amanat al-Quds o Gerusalemme Est).

La città, divisa in seguito alla guerra arabo-israeliana del 1948, è stata riunificata nel 1967, dopo la guerra dei sei giorni e l'azione dei paracadutisti israeliani in Città Vecchia. Il camminamento delle mura conserva alcune indicazioni delle postazioni giordane durante il conflitto.

Il consiglio comunale conta 31 consiglieri eletti, uno dei quali è il sindaco, che ha un mandato quinquennale e può nominare sei delegati (assessori). Solo il sindaco e i delegati sono remunerati. Le riunioni del consiglio sono pubbliche almeno una volta al mese. La municipalità ha sede a Piazza Safra (Kikar Safra) che si affaccia sulla parte di Jaffa Road vicina alla Città Vecchia e nelle vicinanze del palazzo della Posta Centrale e della Banca Nazionale (Bank Leumì).

La città è anche la capitale dell'omonimo distretto israeliano (prefisso telefonico distrettuale 02).

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Karl Vasil'evič Nesselrode

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Karl Vasil'evič Nesselrode in russo: Карл Васильевич Нессельроде (Lisbona, 14 dicembre 1780 – San Pietroburgo, 23 marzo 1862) è stato un diplomatico e politico russo.

Ebbe importanti incarichi nelle ambasciate di Prussia, Württemberg, Paesi Bassi e Francia; segretario degli affari esteri dal 1816 al 1856; vice cancelliere e cancelliere dell'impero russo sotto Nicola I. Fu protagonista di una politica mirata all'espansione nei Balcani a danno dell'impero ottomano. Guidò la delegazione russa al Congresso di Vienna (benché lo zar Alessandro I preferisse operare personalmente).

Nel 1827, a nome della Santa Alleanza allarmata dalle Società di Amici Cattolici, Nesselrode, ammoniva i sovrani italiani a stare in guardia “non solo dai rivoluzionari apertamente riconosciuti, ma ben anche da un certo potere occulto che sotto la maschera della religione va incontro alla sovversione dei governi, o per lo meno, al sistema esistente cospirando così questo potere occulto, sebbene per vie diverse, con i liberali”.

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Status di Gerusalemme

Israele con Cisgiordania, Striscia di Gaza e Alture del Golan

Lo status di Gerusalemme rappresenta un problema nodale complesso e di difficile risoluzione nel quadro dei conflitti arabo-israeliani. Svariati tentativi sono stati fatti negli ultimi decenni per definirne lo status giuridico internazionale, tramite risoluzioni ONU e negoziazioni fra le parti, nessuno dei quali ha portato finora ad alcun esito definitivo. La sovranità territoriale di Gerusalemme è attualmente rivendicata sia da Israele che dal popolo palestinese in modalità finora inconciliabili. La varietà di composizione della popolazione della città, luogo di culto delle tre religioni abramitiche, la sua peculiarità storica e l'importanza di luoghi considerati patrimonio dell'umanità rendono la ricerca di una soluzione ancora più complessa, chiamando in causa, oltre ai leader dei due popoli e agli organi internazionali, anche altri soggetti tra cui la Santa Sede.

Israele ha il controllo de facto di tutta Gerusalemme. Tuttavia, su Gerusalemme ci sono molte posizioni divergenti dal punto di vista legale e diplomatico.

A questo proposito lo studioso Stephen Zunes afferma come "la comunità internazionale" non abbia accettato di riconoscere Gerusalemme come capitale di israele. Il ministero degli esteri israeliano in proposito afferma come "la maggioranza degli stati" non abbia accettato di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele. .

Recentemente (maggio 2007), in occasione dei festeggiamenti per il quarantesimo anniversario della riunificazione della città, ha creato sconcerto nel mondo politico israeliano l'assenza di rappresentanze diplomatiche alla cerimonia di Stato. Il primo a declinare l'invito fu quello tedesco, seguito da quello statunitense. Il sindaco Lupolianski reagì rifiutando la necessità di un riconoscimento internazionale , mentre membri della Knesset auspicarono che lo status di capitale potesse essere riconosciuto in futuro.

Le controversie internazionali sullo status della città sono sorte sin dalla fine del mandato britannico della Palestina. Il regime internazionale originariamente previsto dall'ONU per la città di Gerusalemme (corpus separatum) nel quadro del Piano di partizione della Palestina del 1947 non è stato mai realizzato. Dal 1948 al 1967, a seguito dell'assedio della città vecchia da parte della Legione Araba, sfociato nell'espulsione della popolazione ebraica dalla stessa, la città è stata separata tra Gerusalemme Est, inclusa la città vecchia più alcuni quartieri orientali minori con sovranità giordana, e Gerusalemme Nuova con sovranità israeliana. Israele acquisì il controllo dell'intera città in seguito alla guerra dei sei giorni del 1967. La città fu proclamata capitale di Israele nel 1950 e designata in seguito come tale nella legislazione israeliana il 30 luglio 1980, data di promulgazione della Jerusalem Law.

Tali proclamazioni non sono state riconosciute come valide dalle maggiori autorità internazionali, e sono state condannate da Risoluzioni ONU e sentenze di corti internazionali, poiché la città di Gerusalemme comprende territori non riconosciuti come israeliani dal diritto internazionale. La Corte Internazionale di Giustizia ha confermato nel 2004 che i territori occupati dallo Stato di Israele oltre la "Linea Verde" del 1967 continuano ad essere "territori occupati" e dunque con essi anche la parte est di Gerusalemme.

Alcuni giuristi israeliani sostengono che la sovranità di Israele su Gerusalemme Est e sull'intera Cisgiordania è legittima dal momento che la Giordania non aveva precedentemente alcuna legittima sovranità su quei territori, e pertanto Israele ha legittimamente proceduto a "riempire quel vuoto" quando attaccato dalla Giordania nel corso della guerra dei sei giorni. La sovranità israeliana su "Gerusalemme Ovest" è risultato di un simile "vuoto" venuto a determinarsi al termine del Mandato britannico della Palestina, laddove anche durante la guerra arabo-israeliana del 1948 le azioni delle forze ebraiche in quel quadrante furono di autodifesa.

Nel 1980, la Knesset ha approvato una Legge Fondamentale, che ha il valore di un principio costituzionale, essendo Israele uno stato a costituzione non scritta. La legge del 1980 ha il nome di "Legge Fondamentale: Gerusalemme capitale di Israele" che proclama Gerusalemme la capitale ufficiale dello stato. La legge ha quattro articoli; primo: "Gerusalemme, unita ed indivisibile, è la capitale di Israele"; secondo: "Gerusalemme è la sede del capo di stato, della Knesset, del governo e della suprema corte"; il terzo tratta della protezione dei "Luoghi Sacri" mentre il quarto di faccende amministrative.

In accordo con la legge del 1980, tutta gli organi sovrani di Israele sono situati a Gerusalemme.

Prima della risoluzione i paesi che avevano stabilito la loro ambasciata a Gerusalemme erano 13: Bolivia, Cile, Colombia, Costa Rica, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Haiti, Paesi Bassi, Panama, Repubblica Dominicana, Uruguay, Venezuela. Accogliendo la risoluzione tutti spostarono la loro ambasciata a Tel Aviv. Costa Rica ed El Salvador trasferirono nuovamente le rispettive ambasciate a Gerusalemme nel 1984, per poi riportarle a Tel Aviv nel 2006. Al momento nessuna ambasciata internazionale è a Gerusalemme, benché quelle di Paraguay e Bolivia sono a Mevasseret Zion, un sobborgo 10km ad ovest della città.

Il Congresso degli Stati Uniti ha richiesto da diversi anni lo spostamento dell'ambasciata USA da Tel Aviv a Gerusalemme, ma nessuno dei governi succedutisi ha messo in atto la decisione. Su 83 ambasciate presenti nel 2008 in Israele, 64 (77%) si trovano a Tel Aviv, 10 (12%) a Ramat Gan (città presso Tel Aviv), 5 (6%) a Herzliya (città presso Tel Aviv), 2 (2,4%) a Herzliya Pituah (sobborgo marino di Herzliya), 2 (2,4%) a Mevaseret Zion (un insediamento israeliano retto da un Local council, ente amministrativo territoriale - ve ne sono 144 in Israele - simile in struttura a un municipio, ma non ancora tale, non raggiungendo la popolazione minima necessaria per esserlo secondo la legge israeliana; si trova nel Distretto di Gerusalemme, a circa 10 km dalla città di Gerusalemme, lungo l'autostrada che la collega a Tel Aviv). In totale, 81 ambasciate su 83 (97,6%) si trovano nel Distretto di Tel Aviv e solo due (Paraguay e Bolivia) in quello di Gerusalemme, ma fuori dalla città di Gerusalemme. (Fonte).

I Paesi Bassi conservano un ufficio a Gerusalemme. Grecia, Italia, Regno Unito e Stati Uniti hanno a Gerusalemme dei Consolati Generali - il Console Generale prende contatto con l'amministrazione locale di Gerusalemme e non con le autorità politiche israeliane. Dal momento che il presidente riceve gli accrediti dei diplomatici stranieri e risiede a Gerusalemme, per presentare le proprie credenziali, all'atto dell'assunzione del loro incarico, gli ambasciatori devono recarsi da Tel Aviv a Gerusalemme.

Ancora il 7 ottobre 2002 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite approvando la Risoluzione 1322 (2002) ha confermato come le precedenti Risoluzioni 476 (1980) del 30 giugno 1980, 478 (1980) del 20 agosto 1980, 672 (1990) del 12 ottobre 1990 e 1073 (1996) del 28 Settembre 1996, e "tutte le proprie altre Risoluzioni rilevanti" restino in vigore. La medesima Risoluzione, riferendosi a fatti avvenuti a "Gerusalemme" (senza limitarne l'estensione alla sola Gerusalemme Est), definisce Israele "Potenza occupante" e la richiama - come tale - ai propri obblighi ex IV convenzione di Ginevra; tale posizione è stata riaffermata dalla Corte Internazionale di Giustizia in una sua opinione ufficialmente espressa nel 2004. Le Risoluzioni richiamate, in particolare la Risoluzione 478, richiamando altre precedenti Risoluzioni in materia, afferma a propria volta - in termini netti ed in base al Diritto Internazionale plasmato dallo stesso Statuto delle Nazioni Unite - che è (Ris. CdS 476) "inammissibile l'acquisizione di territorio con la forza" (avvenuta, nel caso di Gerusalemme, a seguito della guerra dei sei giorni) e, censurandone nei termini più severi i contenuti, stabilisce che tutte le misure amministrative e legislative intraprese da Israele e volte ad alterare lo status di Gerusalemme, inclusa la "legge base" Israeliana che dichiara Gerusalemme quale propria capitale, costituiscono una "violazione del Diritto internazionale" e, pertanto, sono dichiarate "nulle e prive di validità" e "da rescindere". Conseguentemente, il Consiglio di Sicurezza dell'ONU ha richiamato tutti i membri ONU a "(a) accettare tale decisione e (b) a ritirare le proprie missioni diplomatiche presso Israele che fossero presenti a Gerusalemme". Tale ritiro è effettivamente avvenuto, anche di quegli Stati che avevano proprie ambasciate presso Israele a Gerusalemme.

La mancanza di una capitale di Israele riconosciuta come tale dall'ONU è rimarcata nella stessa cartografia da esso prodotta e distribuita, che non indica alcun centro quale capitale d'Israele (come ad esempio questa mappa del 2004 ove, pur non impegnando il Segretariato delle Nazioni Unite rispetto ai suoi contenuti, Gerusalemme è segnata semplicemente come "città" sede di "distretto", laddove Amman e Damasco sono segnate come "capitali" dei rispettivi Stati; vedi anche mappa del Mediterraneo sudorientale e mappa del Medio Oriente).

Secondo l'Unione Europea la complessa questione di Gerusalemme dovrebbe essere equamente risolta nel contesto della soluzione a due stati proposta dalla Roadmap (di cui è uno dei quattro proponenti), tenendo conto degli interessi politici e religiosi di tutte le parti coinvolte.

L'UE ha espresso anche preoccupazione per il fatto che le politiche attuate da Israele stanno riducendo la possibilità di raggiungere un accordo definitivo su Gerusalemme, e non rispettano nè le condizioni imposte ad Israele dalla Roadmap, nè la legge internazionale.

Da allora ogni sei mesi lo spostamento dell'ambasciata da Tel Aviv viene rinviato dal Presidente, ogni volta ribadendo che il "Governo conferma l'impegno a dare inizio al processo di traferimento a Gerusalemme della nostra ambasciata". Come effetto dell'Embassy Act, sia i documenti ufficiali che i siti web ufficiali degli Sati Uniti fanno riferimento a Gerusalemme come alla capitale di Israele.

La costituzione degli USA assegna la conduzione della politica estera al Presidente, ma il Congresso ha il cosiddetto "potere della borsa", ovvero vara le finanziarie e potrebbe pertanto vietare spese su ogni ambasciata eventualmente situata al di fuori di Gerusalemme. Al momento il Congresso non ha compiuto questo passo.

A Gerusalemme il Dipartimento di Stato dispiega un Consolato Generale.

Sul passaporto dei cittadini americani nati a Gerusalemme, in corrispondenza della voce relativa al loro paese natio compare l'indicazione "Jerusalem" in luogo di "Israel". Il Congresso nel 2002 ha approvato un disegno di legge per permettere ai cittadini americani di scegliere la dicitura "Israel" in relazione al paese di nascita; ma il Presidente non ha implementato queste disposizioni, giudicando l'atto consultivo e non impegnativo. Un simile disegno di legge fu proposto alla Camera dei Rappresentanti nel febbraio 2007, ma in data giugno 2007 non è ancora stato messo ai voti.

Questa risoluzione è una proposta legislativa che non richiede la firma del Presidente ma non ha valore di legge.

La posizione ufficiale britannica su Gerusalemme è esplicitamente in linea con l'ONU.

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Cesare Alfieri di Sostegno

Cesare Alfieri di Sostegno

Cesare Giustiniano Enrico Giuseppe Maria Teobaldo Alfieri di Sostegno (Torino, 13 agosto 1799 – Firenze, 16 aprile 1869) è stato un politico e diplomatico italiano.

Nato da Carlo Emanuele e Carlotta Duchi dei conti della Cassa, cugino di Vittorio Alfieri, iniziò la carriera diplomatica nel 1816 come allievo presso la Segreteria di Stato, dopodiché venne assegnato col grado di applicato all'ambasciata di Parigi, dove il padre era rappresentante del Regno di Sardegna. Da cui passò al seguito del Conte di Sales, presso le ambasciate dell'Aia e di Berlino, quindi del marchese Grimaldi al congresso di Aquisgrana nel 1818 e poi del marchese di San Marzano e del de La Tour, rispettivamente assistiti dal giovane diplomatico ai congressi di Troppau (1820) e Lubiana (1821). L'esperienza in tal modo maturata e la sua naturale intraprendenza gli fruttarono la nomina a titolare della legazione di Pietroburgo nel gennaio 1824 e durante tale incarico non mancò di distinguersi, riuscendo a stipulare un contratto postale con la Turchia.

Nel 1826 tornò a Torino per sposarsi e prendere servizio nell'incarico di primo scudiero dell'erede al trono, Carlo Alberto. La scomparsa di Carlo Felice e l'avvento al trono del principe di Carignano ne favorirono il progressivo ingresso nella vita pubblica: membro del Consiglio di Stato appena costituito nel 1838; presidente dell'Associazione Agraria di Torino nel 1842; magistrato per la riforma degli studi; primo titolare del neocostituito Ministero della Pubblica Istruzione nel 1847; estensore dello Statuto Albertino assieme a Luigi Des Ambrois e Giacinto Borelli; Senatore del Regno dal 3 aprile 1848; Presidente del Consiglio dall'agosto all'ottobre del 1848; vicepresidente del Senato dal 1848 al 1855 e Presidente del Senato del Regno di Sardegna dal 1855 al 1860.

Ulteriori informazioni nella scheda sul database dell'Archivio Storico del Senato, I Senatori d'Italia.

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