Amauri

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Tags : amauri, calciatori, calcio, sport

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Amauri

Amauri Carvalho de Oliveira, noto come Amauri (Carapicuíba, 3 giugno 1980), è un calciatore brasiliano, attaccante della Juventus.

Nel 2000 partecipa al torneo di Viareggio con la sua squadra brasiliana, il Santa Catarina Clube, e subito impressiona segnando una doppietta all'Empoli. Nel marzo dello stesso anno viene mandato in Svizzera al Bellinzona dove, anche a causa di un infortunio al ginocchio, gioca 5 partite segnando un solo gol e la sua proprietà non viene riscattata.

Il manager Mariano Grimaldi lo porta così in Italia, dove viene acquistato dal Parma e immediatamente ceduto in prestito al Napoli nel gennaio del 2001 con la cui maglia esordisce in Serie A il 14 aprile di quell'anno nella partita Bari-Napoli 0-1, gara in cui gli viene anche ingiustamente invalidato un gol. L'esperienza nel capoluogo campano, seppur breve, è positiva, ed il calciatore realizza il sogno di giocare al fianco del suo idolo Edmundo, siglando il primo gol in Serie A in Napoli-Verona finito 2-0. A fine stagione però retrocede con la società partenopea in Serie B.

La cattiva situazione economica della società partenopea lo costringe a trasferirsi, nell'estate 2001, al Piacenza dove ottiene solo 7 presenze in Serie A. La stagione successiva inizia ad Empoli, dove però rimane fino a settembre, quando passa al Messina in Serie B: ricomincia a prender confidenza con il gol, segnando 4 reti in 23 presenze, ed arriva 13° in campionato.

Nel 2003 torna in Serie A a Verona dove avviene la sua consacrazione. La stagione 2005-2006 è la migliore nel Chievo: realizza 11 reti in 37 partite e, grazie alle penalizzazioni seguite a Calciopoli, raggiunge la qualificazione al terzo turno preliminare di Champions League in cui segna 2 reti ai bulgari del PFC Levski Sofia, inutili però per la qualificazione dei veneti alla fase ai gironi. Chiude l'esperienza veronese nel 2006 con 17 reti in 3 campionati.

Viene acquistato dal Palermo nell'ultimo giorno della campagna dei trasferimenti del 2006, dopo una lunga e difficile trattativa. Nella prima parte della stagione ha un ruolo fondamentale come attaccante di peso della squadra rosanero, che, grazie soprattutto ai suoi gol, vola in testa alla classifica. Sembra ormai essere destinato a sostituire definitivamente l'ex Luca Toni ma, il 23 dicembre durante la partita Siena-Palermo, in uno scontro con il portiere austriaco Manninger si procura un trauma distorsivo al ginocchio destro con rottura parziale del legamento crociato posteriore e stiramento del collaterale mediale.

Solo nell'agosto del 2007 l'infortunio è completamente assorbito e torna a giocare a pieno ritmo con i rosanero, confermandosi ai livelli dirompenti della stagione precedente, prima dello stop. Dopo la vittoria esterna per 1-3 contro l'Atalanta del 16 dicembre, l'allenatore Guidolin lo elogia accostandolo a Drogba.

L'11 maggio 2008 disputa l'ultima partita con la maglia del Palermo, quella persa per 2-0 contro la Sampdoria, da capitano, per la contemporanea assenza dal campo di Barzagli e del suo vice Zaccardo. Chiude la sua esperienza palermitana con 23 gol in due campionati di Serie A ed una qualificazione in Coppa UEFA.

Il 29 maggio 2008 è stato premiato come "Miglior calciatore" ai Golden Goal del calcio 2007-2008, dedicando il premio al Palermo la squadra che lo ha consacrato un grande del calcio italiano.

Il 30 maggio 2008 firma un contratto quadriennale a 3,5 milioni di Euro l'anno, più 250 mila di eventuali premi bonus con la Juventus, che lo acquista per 22,8 milioni di euro. In bianconero sceglie di indossare la maglia numero 8.

Fa il suo esordio ufficiale nella stagione 2008-2009 il 13 agosto, nei minuti finali di Juventus-Artmedia Bratislava 4-0, andata del terzo turno preliminare della UEFA Champions League e nella gara di ritorno, giocata a Bratislava il 26 agosto, realizza la prima rete ufficiale con la maglia bianconera, rete che fissa il risultato sul pareggio finale 1-1.

Il primo gol in campionato lo realizza il 14 settembre contro l'Udinese, decisivo per la vittoria, mentre il 14 dicembre raggiunge il traguardo delle 50 reti segnate in Serie A, firmando la doppietta che fissa il punteggio sul 4-2 nella gara contro il Milan all'Olimpico.

Intervistato ha detto che, dopo aver ottenuto la cittadinanza italiana, non rifiuterebbe un'eventuale convocazione in Nazionale. Otterrebbe così, tramite le leggi italiane sulla cittadinanza, il permesso di poter giocare per la selezione italiana, sfruttando la naturalizzazione della moglie Cynthia Cosini Valade­res, in possesso del doppio passaporto dal febbraio del 2009. Nonostante sia molto stimato dal c.t. azzurro Marcello Lippi e dal presidente federale Giancarlo Abete, ha dichiarato che se dovesse essere convocato dal Brasile, non rinuncerebbe a giocare con i verdeoro.

Il 31 gennaio 2009 il commissario tecnico del Brasile Dunga, lo sceglie come sostituto dell'infortunato Luís Fabiano in vista della partita amichevole del 10 febbraio all'Emirates Stadium di Londra contro l'Italia, ma la Juventus, nonostante non sia nemmeno arrivata la pre-convocazione, gli nega il nulla osta, in quanto scaduto il termine regolamentare, e Dunga decide quindi di non convocarlo. Pur accettando la decisione della società, ribadisce la sua volontà di giocare nella Seleçao.

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Società Sportiva Calcio Napoli

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La Società Sportiva Calcio Napoli S.p.A., abbreviata in SSC Napoli e nota come Napoli, è la principale società calcistica della città di Napoli.

Attualmente, è la quarta squadra italiana per numero di tifosi. È inoltre la squadra dell'Italia meridionale più titolata a livello nazionale ed internazionale, nonché quella più presente nei campionati di Serie A. E' al 47° posto nel Ranking mondiale IFFHS.

Le origini del calcio a Napoli risalgono al 1904 quando, ad opera dell'inglese James Poths, impiegato in un'agenzia marittima della città, e dell'ingegnere napoletano Emilio Anatra, venne fondato il Naples Foot-Ball & Cricket Club, la prima squadra calcistica cittadina che nel 1906 prese il nome di Naples Foot-Ball Club. La prima partita venne giocata contro i marinai-giocatori della nave Arabik che pochi giorni prima avevano battuto a Genova la blasonata squadra del Genoa per 3-0: il Naples si impose per 3-2 con le reti di MacPherson, Scafoglio e Chaudoir.

Fino al 1912 il Naples non partecipò al Campionato nazionale al quale erano iscritte solo squadre del Nord Italia. Nei primi anni vinse comunque alcune competizioni minori fra le quali la Coppa Lipton, conquistata battendo il Palermo per 2-1, la Coppa Salsi, conquistata sconfiggendo altre squadre campane, e la Coppa Noli da Costa.

Nel 1911 la componente napoletana si distaccò da quella inglese dando vita all'Unione Sportiva Internazionale Napoli. L'anno successivo la F.I.G.C. decise di ammettere al campionato di Prima Categoria (allora la massima serie) le squadre del centro-sud. Le due squadre partenopee si affrontarono in uno scontro fratricida nella semifinale centro-sud; fu il Naples a uscirne vincitore grazie a due vittorie per 2-1 e 3-2 ma perse la finale centro-sud contro la Lazio. Nella stagione successiva l'Internazionale si prese la rivincita eliminando il Naples sempre nella semifinale centrosud per disputare la finale centro-sud nella quale si affermò nuovamente la Lazio.

Nel 1919, finita la guerra, il campionato riprese; rispetto all'ultimo torneo disputato, il numero delle squadre partecipanti aumentò a dismisura soprattutto nel Nord, anche il numero di squadre campane partecipanti al campionato aumentò notevolmente; dalle due sole iscritte nel 1914-15 (il Naples e l'Internazionale), nel 1919 le squadre campane partecipanti furono molte di più (Puteolana, Savoia, Bagnolese ecc.). Negli anni dal 1919 al 1922 il Naples e l'Internazionale non brillarono particolarmente raggiungendo al massimo le semifinali interregionali.

Nel 1922 le due compagini attuarono una nuova fusione, resa necessaria da esigenze di carattere finanziario e diedero così vita al Foot-Ball Club Internazionale-Naples, meglio noto come FBC Internaples.

Nella stagione 1925/26 l'Internaples disputò un ottimo campionato: dopo aver vinto il girone campano e il girone A delle semifinali Lega Sud arrivò alla finale della Lega Sud, ma fu travolta dall'Alba Trastevere per 6-1 e 1-1.

Il 1° agosto 1926 l'assemblea dei soci dell'Internaples decise di cambiare il nome della società costituendo l'Associazione Calcio Napoli. Giorgio Ascarelli ottenne la nomina di primo presidente della storia del club.

Prima del 1926 le imprese più importanti del calcio campano erano legate al Savoia di Torre Annunziata che aveva addirittura sfiorato il titolo nazionale fermandosi solo nella finale disputata nel 1924 contro il Genoa.

Giorgio Ascarelli, giovane industriale napoletano e presidente dell'Internaples, si era reso conto che ormai il football stava diventando un fenomeno che avrebbe appassionato le folle come null'altro fino ad allora ed il 1° agosto del 1926 fondò la nuova squadra di Napoli con il nome di Associazione Calcio Napoli.

I progetti furono subito ambiziosi, si partì da mister Garbutt, classico allenatore inglese che aveva vinto due scudetti con il Genoa nel 1923 e nel 1924 e - soprattutto da Attila Sallustro soprannominato "il Veltro". Sallustro proveniva da un'agiata famiglia e suo padre - quando seppe che avrebbe giocato a calcio in Italia - gli impose l'obbligo di non guadagnare nulla dall'attività sportiva. Sallustro mantenne la promessa fin che fu possibile; il Napoli lo gratificò regalandogli una lussuosa vettura, cosa che all'epoca destò un enorme scalpore.

Fu edificato - finalmente - uno stadio vero, il "Vesuvio", in grado di accogliere le migliaia di sostenitori della squadra che intanto decisero - viste le modeste prestazioni dei ragazzi in maglia azzurra - di togliere dallo stemma della società l'originario cavallo rampante sostituendolo con un modesto somaro: da allora "'o ciucciariello" divenne per Napoli e per il mondo del calcio l'emblema della squadra partenopea.

Ascarelli morì in giovane età senza poter raggiungere i traguardi ambiziosi che si era prefissato. Lo stadio gli fu intitolato a furore di popolo ma le leggi razziali gli tolsero anche quella "soddisfazione postuma". L'Italia entrava nel baratro della guerra e ben pochi avevano ancora voglia di pensare al pallone in una città squarciata dai bombardamenti che non risparmiarono neanche lo stadio sotto le cui macerie rimase anche la storia avventurosa di quei primi anni di grande calcio a Napoli.

Tornando alle cose prettamente sportive è da ricordare che l'esordio del Napoli nel Campionato italiano fu quanto meno disastroso: un solo punto contro il Brescia in tutta la stagione, ma Ascarelli riuscì a convincere i dirigenti nazionali a non rinunciare al patrimonio che il Napoli e Napoli rappresentavano per il calcio italiano e il Napoli fu ripescato. Ascarelli in vista della stagione successiva rinforzò la squadra in modo da evitare la retrocessione nella categoria inferiore. Tuttavia, inizialmente, il campo sembrava dargli torto: il Napoli infatti alla fine del girone d'andata era in zona retrocessione. Tuttavia grazie a un ottimo girone di ritorno gli azzurri riuscirono a salvarsi arrivando terzultimi. Nel campionato 1928/29 Sallustro segnò ventidue reti portando il Napoli all'ottavo posto della classifica a pari merito con la Lazio. Tuttavia solo le prime otto squadre di ogni girone (all'epoca il campionato italiano di calcio era basato su due gironi) avrebbero partecipato al primo campionato di Serie A a girone unico. Il Napoli dovette giocare uno spareggio con la Lazio che finì in parità per due a due. Lo spareggio si sarebbe dovuto ripetere ma poi non si disputò perché Ascarelli riuscì a convincere l'allora Presidente della FIGC, Leandro Arpinati, ad allargare il campionato di Serie A a diciotto squadre in modo che anche le none classificate potessero accedervi.

Alla vigilia del primo campionato di Serie A a girone unico il Napoli si rinforzò ingaggiando Vojak e il già citato "mister" William Garbutt chiudendo il torneo al quinto posto. Nella stagione successiva il Napoli giocò un ottimo girone d'andata che concluse al secondo posto dietro la Juve poi nel girone di ritorno, anche a causa della chiamata alle armi di Sallustro, venne meno e concluse il campionato al sesto posto. Il campionato 1932/33, invece, passerà alla storia come il primo in cui gli azzurri sfiorano lo scudetto. Formidabile fu la coppia d'attacco: Sallustro segnò diciannove reti e Vojak ventidue; Il Napoli arrivò terzo a pari merito col Bologna e nel campionato succesivo fu ancora terzo qualificandosi per la Coppa Europa, la massima competizione europea di quei tempi. Al primo turno il Napoli incontrò l'Admira Wien: A Vienna finì 0-0 a Napoli 2-2, con reti di Sallustro e Vojak. Alla "bella" vinsero gli austriaci 5-0. In campionato la squadra deluse e arrivò soltanto settima.

Nel 1936 la società fu rilevata da Achille Lauro che, per risanare il bilancio, svendette subito tutti i giocatori più importanti. Sallustro da un paio di campionati segna sempre meno reti, e molti trovano la causa della sua improvvisa scarsa vena realizzativa, nella sua frequentazione con Lucy D'Albert, famosa soubrette dell'epoca, che poi diventerà sua moglie. Al termine del campionato 1936/37 il Napoli cede Sallustro alla Salernitana. In vista della stagione 1938/39 Lauro acquistò l'attaccante Italo Romagnoli, il mediano Piccinni e la mezz'ala Gramaglia. L'allenatore Payer fu sostituito da Iodice che condusse gli azzurri al quinto posto in classifica. Nella stagione successiva la squadra partenopea allenata da Adolfo Baloncieri giocò un pessimo campionato e la retrocessione in B fu evitata solo grazie a un miglior quoziente reti rispetto al Liguria. Lauro al termine della stagione si dimise e Gaetano Del Pezzo diventò presidente della Società. Nella stagione 1940/41 il Napoli si classificò settimo a parimerito col Torino. Senza più campioni il Napoli retrocesse in Serie B al termine del campionato 1941/42.

Nella stagione 1942/43 il Napoli arrivò terzo in serie B ma questo non bastò per tornare in Serie A.

A causa delle difficoltà incontrate durante lo svolgersi degli eventi bellici la società fu costretta a cessare le attività nel 1943. L'anno successivo allo scioglimento, nel 1944, nacquero due distinte società: la Società Sportiva Napoli, promossa dal giornalista Arturo Collana, e la Società Polisportiva Napoli, fondata dal dott. Gigino Scuotto, dalla cui fusione nel gennaio 1945 si costituì l'Associazione Polisportiva Napoli, con presidente Pasquale Russo. La società riprese finalmente la denominazione di A.C. Napoli nel 1947.

Nel 1945 con la fine della seconda guerra mondiale riprese il campionato di Serie A che venne suddiviso in due gironi: al primo parteciparono le squadre di Serie A del Nord e nel secondo le squadre di Serie A e B del Centro-Sud. Il Napoli, nonostante fosse una squadra di Serie B riuscì a vincere il proprio girone a pari merito col Bari qualificandosi per il girone finale a otto squadre in cui arrivò quinto alle spalle di Torino, Juventus, Milan e Inter.

In quel Napoli militava l'attaccante albanese Riza Lushta che ebbe un periodo di appannamento durante il quale si diffuse in città il detto: "Quanno segna Lushta se ne care 'o stadio" (Quando segnerà Lushta cadrà lo stadio). Si narra che quando Lushta interruppe il suo digiuno una parte di tribuna ebbe un cedimento, per fortuna senza gravi conseguenze.

Nella stagione successiva il campionato di Serie A tornò al girone unico, il Napoli venne ripescato insieme al Bari in serie A in quanto le due formazioni, nonostante fossero squadre di Serie B, erano riuscite a qualificarsi al girone finale. Il Napoli tornò così nella massima serie ma al termine del campionato 1947/48 retrocesse ancora in Serie B per un illecito sportivo. Ci vorranno due anni per risalire la china.

Nella stagione 1949/50 gli azzurri allenati da Eraldo Monzeglio vinsero il campionato di Serie B venendo promossi in A. Il Napoli in vista della stagione 1950/51 si rinforzò prelevando dalla Roma Amedeo Amadei che militò in maglia azzurra per sei stagioni segnando in tutto quarantasette reti. Nelle due successive stagioni il Napoli arrivò per due volte sesto in classifica. Lauro in vista della stagione 1952/53 acquistò dall'Atalanta il centroavanti svedese Hasse Jeppson.

Jeppson si era messo in mostra ai mondiali del 1950 svolti in Brasile, pareva dovesse finire all'Inter, ma per l'allora stratosferica cifra di centocinque milioni di lire fu ingaggiato dal Napoli col quale disputò quattro campionati; I tifosi coniarono per lui il soprannome di "'o Banco 'e Napule".

Un altro indimenticabile campione di quei tempi fu il "petisso" Pesaola che anche come allenatore, in tempi successivi, ha lasciato una traccia indelebile nella storia della società.

Jeppson divenne velocemente il goleador simbolo della squadra partenopea, e in tre anni il Napoli otterrà un quarto (1952/53), un quinto (1953/54) e un terzo posto (1954/55).

Nel 1955 arrivò dal Brasile, via Lazio, Luís Vinício ('o Lione) che affiancando Jeppson in attacco diede vita alla coppia "H-V" che fu schierata per la prima volta in campo nella partita contro la Pro Patria vinta per 8-1 dagli azzurri con tripletta di Vinício e doppietta di Jeppson. I due, nonostatante la fama, non diedero al Napoli i frutti sperati, anche perché poche furono le occasioni nelle quali vennero schierati insieme in formazione. Il Napoli in quella stagione deluse arrivando solo quattordicesimo in classifica.

La stagione 1956/57 vede la fine definitiva del tandem Jeppson-Vinício. Il primo viene infatti ceduto al Torino. In campionato i miglioramenti rispetto alla stagione precedente fruttano solo un undicesimo posto. Tra le poche "imprese" del Napoli di quegli anni ci sono le due vittorie contro la Juventus nella stagione 1957/58: all' andata a Torino finì 3-1 per il Napoli grazie alle parate fenomenali di Bugatti, sceso in campo con trentotto gradi di febbre. Charles dopo la partita disse "Ci fosse stato un altro portiere al posto di Bugatti, fra i pali della porta del Napoli, avremmo vinto 7-3". Al ritorno, comunque, il Napoli vinse 4-3. In quella stagione gli azzurri arrivarono quarti in campionato dietro a Juventus, Fiorentina e Padova.

Per la stagione 1958/59 fu ingaggiato per far coppia con Vinício il brasiliano Del Vecchio. Neanche questa coppia, come quella Jeppson-Vinício, funzionò. Del Vecchio marcò tredici gol, Vinício sette: il Napoli arrivò al nono posto.

Nella stagione successiva il Napoli lascia l'ormai angusto stadio del Vomero e inaugura il nuovo stadio S. Paolo di Fuorigrotta davanti a ottantamila tifosi. È il 6 dicembre del 1959, la partita oppone gli azzurri alla Juventus e finisce con un incredibile vittoria del Napoli per 2 a 1.

Questo è però l’unico avvenimento di notevole importanza in quell’anno, poiché il resto della stagione della compagine partenopea fu poco più che anonimo e il risultato finale fu solo un quattordicesimo posto. A giugno lasciano la squadra Vinício e Pesaola, la crisi non sembra fermarsi.

Nel 1960 quando Vinício sembrava a fine carriera ed ormai in decadenza, il Napoli cedette il brasiliano al Bologna; a smentire quella "decadenza" ci pensò Vinício stesso, vincendo la classifica dei marcatori, ben 6 anni dopo, con la maglia del Vicenza. Nella stagione 1960/61 dopo un buon avvio - (8 punti in 5 partite) - il Napoli crolla e retrocede nuovamente in serie B.

Per ritornare in A, Lauro pretese di costruire una formazione in grado di competere con le migliori: "un grande Napoli per una grande Napoli" fu il suo slogan, ma il campo gli diede torto; la squadra non sembrava essere in grado di raggiungere la meta della promozione, e alla fine del girone di andata annaspa negli ultimi posti, rischiando la C, fino a quando fu chiamato ad allenarla Bruno Pesaola, allora allenatore della Scafatese in terza serie, che lasciò subito per tornare da allenatore nella città che l'aveva visto protagonista da calciatore, che da "Mister" rimase famoso anche per il suo immancabile cappotto di cammello e per l’inimitabile sagacia tattica. Con lui in panchina il Napoli risalì la china fino a raggiungere la promozione.

La stagione si chiuse trionfalmente con la conquista della Coppa Italia ottenuta battendo in finale la SPAL. Il Napoli passò subito in vantaggio con Gianni Corelli al 12°; la Spal pareggiò al 15° con Micheli ma Pierluigi Ronzon al 79° portò definitivamente in vantaggio gli azzurri regalandogli così il loro primo trofeo. Il Napoli resta l’unica squadra nella storia del calcio italiano ad aver vinto la Coppa Italia militando in serie B.

Nel 1962/63 il Napoli della Coppa Italia è confermato quasi in blocco, con il solo innesto di Faustino Jarbas Canè, prelevato dall' Olaria di Rio de Janeiro. In campionato la squadra non ingrana ma in Coppa delle Coppe elimina sia i gallesi del Bangor City che l'Újpesti TE (Ungheria) qualificandosi così ai quarti di finale. Intanto, dopo la gara di San Siro contro il Milan, ben quattro azzurri (Pontel, Molino, Rivellino e Tomeazzi) furono squalificati per un mese causa doping. In Coppa alla bella contro l'OFK Belgrado debutta Antonio Juliano, giovanissimo centrocampista che per i successivi diciotto anni sarà l’indiscussa bandiera del Napoli, ma nulla eviterà il 3-1 e l'eliminazione. In campionato le cose non vanno meglio: al temine della partita persa 0-2 contro il Modena sugli spalti del San Paolo si scatena la rabbia dei sostenitori azzurri, adirati per una nuova retrocessione.

Nella stagione successiva il Napoli, sotto la guida di Roberto Lerici, non ottenne grandi successi. A nulla servì la sostituzione del tecnico con il suo secondo Molino: alla fine fu solo ottavo posto. Il 1964 va invece ricordato per la trasformazione dell’A.C. Napoli in Società Sportiva Calcio Napoli, tuttora titolo sportivo ufficiale della squadra partenopea.

Per il campionato 1964/65 tornò in panchina Pesaola, il tecnico della Coppa Italia. La stagione è quantomeno strana: in casa il Napoli non rende, mentre in trasferta dilaga, Canè si trasforma in goleador e gli azzurri tornano in A.

Per lo spregiudicato armatore Achille Lauro il Napoli era un fiore all’occhiello da mostrare con orgoglio, specie in periodo elettorale; per costruire una buona squadra in vista del campionato di A 1965/66 prelevò Omar Sivori della Juventus e José Altafini dal Milan; al loro fianco cominciò a mettersi in evidenza Juliano, che aveva debuttato quando la squadra era ancora in Serie B.

I risultati sono lusinghieri: in campionato il Napoli arriva terzo, con Altafini capocannoniere della squadra con quattordici gol, mentre in estate la squadra si aggiudica la Coppa delle Alpi.

Nel 1966/67 il Napoli ripeté gli ottimi risultati dell'anno passato, arrivando quarto con Altafini di nuovo mattatore, questa volta con sedici reti. Nello stesso anno la squadra partenopea partecipò alla sua prima Coppa delle Fiere: venne eliminato agli ottavi di finale dal Burnley FC.

Alla vigilia del campionato 1967/68 arrivò dal Mantova il portiere Dino Zoff, subito soprannominato l'angelo azzurro. Nonostante la società attraversasse un periodo di crisi economica, in campionato i partenopei arrivarono vicinissimi allo scudetto. La corsa terminò con la sfida decisiva contro il Milan al San Siro, tra le polemiche. L'impegno dei giocatori azzurri fruttò solo un amaro secondo posto con nove punti di distacco dal Milan: il titolo di Campioni d’Italia restò, ancora una volta, solo un sogno nel cassetto.

A conti fatti, ad eccezione della Coppa Italia del 1962 e la Coppa delle Alpi del 1966, gli anni della presidenza di Lauro avevano regalato ai tifosi più illusioni e delusioni che risultati degni di nota.

Il periodo di potere della famiglia Lauro era ormai al termine, nel 1969, con grande abilità e poca spesa Corrado Ferlaino assunse la presidenza della società ridotta però sull’orlo del dissesto finanziario. Nei suoi primi anni di dirigenza, pur dimostrando carattere e testardaggine fuori dal comune, Ferlaino non poté garantire al Napoli la possibilità di lottare per grandi traguardi badando nei primi anni di presidenza in fase di calciomercato alla cessione di pezzi pregiati come Zoff, Altafini e Claudio Sala (ceduto senza aver potuto dimostrare pienamente il proprio valore, ad appena un anno dal suo acquisto), e all'acquisto di giocatori di prima scelta ma sul viale del tramonto come Nielsen, Hamrin, Sormani e Clerici.

Il pubblico comunque ripagava la società garantendole incassi impensabili anche per le squadre più titolate e questo fattore fu determinante per invertire la rotta.

Nel 1970/71 arrivò a Napoli il brasiliano Angelo Benedicto Sormani soprannominato il Pelé bianco. Sulla panchina della compagine partenopea rimase Beppe Chiappella, arrivato due anni prima. Sormani formò con Altafini un attacco solidissimo ed il Napoli giunse a giocarsi lo scudetto con Inter e Milan, ma a fine campionato il bottino fu solo un terzo posto avvelenato da roventi polemiche.

La stagione successiva vede una piccola crisi del Napoli, dovuta ad alcuni problemi societari. La compagine partenopea arriverà soltanto all'ottavo posto. Ferlaino decide quindi di svecchiare la squadra (pensando comunque anche al bilancio). La cessione di giocatori del calibro di Zoff ed Altafini alla Juventus fu accolta malamente dai tifosi e ben pochi videro di buon occhio il nuovo assetto della squadra.

L'acquisto che rivoluziona positivamente l'ambiente azzurro, è però legato al leone Luís Vinício, che ritorna a Napoli in veste di allenatore.

All'arrivo del nuovo tecnico la società cominciò ad investire acquistando giocatori di ottimo livello (come gli attaccanti Sergio Clerici e Giorgio Braglia), mantenendo campioni come Juliano e valorizzando poi alcuni giovani talenti (Bruscolotti, Vavassori, La Palma, Salvatore Esposito ed altri). Vinício, primo in Italia, volle sperimentare una squadra in grado di giocare il calcio totale proposto dagli olandesi ai Mondiali del 1974. La squadra fu rivoluzionata ed i risultati non si fecero attendere: la stagione si chiuse con un buon terzo posto alle spalle della Lazio di Chinaglia e della Juventus.

Nel 1975 il Napoli sempre guidato da Vinício arriva ad un passo dallo scudetto: infatti appena due punti, alla fine, lo separano dalla Juventus. Decisiva risulta la sfida di Torino che la Juve vince grazie 2-1 ad un gol in zona Cesarini dell’ex Altafini, da allora soprannominato Core ‘ngrato.

Il colpo di mercato che ingigantì le speranze di gloria dei tifosi azzurri arrivò nell'estate del 1975 quando per l’allora stratosferica cifra di due miliardi di lire fu ingaggiato dal Bologna il centravanti Beppe Savoldi detto BeppeGoal o anche mister due miliardi.

La squadra, reduce dall'amaro secondo posto, non fece meglio nella stagione successiva, arrivando solo al quinto posto. Però riuscì a conquistare la sua seconda Coppa Italia battendo in finale per 4 a 0 l’Hellas Verona nella finale dell'Olimpico; poi, battendo il Southampton, il Napoli si aggiudicò anche la Coppa di Lega Italo-Inglese.

Nella stagione successiva l'obiettivo del raggiungimento della finale di Coppa delle Coppe (allenatore Pesaola) fallì dopo un’immeritata sconfitta per 2-0 nella semifinale di ritorno contro l'Anderlecht in una gara pilotata letteralmente a senso unico dall'arbitro Matthewson (che successivamente si scoprì essere dipendente dell'azienda di proprietà del presidente della squadra belga). La gara d’andata era finita 1-0 per il Napoli grazie a una rete di Bruscolotti. In campionato gli azzurri raggiungono un modesto settimo posto e subiscono anche la penalizzazione di un punto in classifica per cumulo di squalifiche del campo.

Dopo un doppio sesto posto nelle stagioni 1977/78 e 1978/79, Savoldi lascia il Napoli che precipita all'undicesimo posto nel 1980; la sostituzione del ritrovato Vinício con Sormani non riesce a fermare la crisi.

Gli anni settanta si chiusero così senza sussulti né grandi soddisfazioni. La parola "Scudetto" continuava ad essere solo una chimera per i sostenitori azzurri ma il decennio successivo li avrebbe appagati con trionfi tutt'ora irripetuti.

All’inizio degli anni ottanta, con la riapertura delle frontiere ai giocatori stranieri, giunsero in Italia fior di campioni (ed anche qualche "bidone").

Il Napoli, tradizionalmente, aveva avuto nelle sue file ottimi giocatori non italiani (Sallustro, Sivori, Jeppson, Hamrin, Cané, Clerici); per mantenere viva la tradizione fu ingaggiato dal Vancouver Ruud Krol.

Già campione d’Europa con l’Ajax e pilastro difensivo della grande Olanda dei primi anni settanta, Krol era un libero sopraffino capace di aprire il gioco con lanci lunghissimi e di estrema precisione. La sua classe era degna dei migliori calciatori che avessero calcato l'erba dello stadio San Paolo.

L’entusiasmo attorno alla squadra portò nuovamente i tifosi a sognare la "grande impresa". Nella stagione 1980/81, in un'annata resa drammatica dal sisma che il 23 novembre 1980 scosse la città, la squadra sfiorò il titolo conquistando il terzo posto finale. Dopo la vittoria sul Torino al Comunale, a cinque giornate dal termine, il Napoli si portò in testa alla classifica insieme alla Juventus e con la prospettiva di usufruire di un calendario favorevole. Incredibilmente, però, il Perugia - ultimo in classifica - nella successiva gara interna passò al San Paolo 0-1 con autogol di Ferrario nei primi minuti. Per tutto il resto della gara, gli azzurri si gettarono generosamente all'attacco, ma pali, traverse e le miracolose parate del portiere Malizia, sbarrarono al Napoli ogni possibilità di giungere quantomeno al pareggio. Nonostante tutto, la squadra affrontò l'incontro decisivo con la Juventus primatista con due soli punti di svantaggio e con la teorica possibilità di sfruttare il turno casalingo per riagguantare la vetta a una giornata dal termine. Ma ancora una volta un'autorete (Guidetti) condanna gli azzurri alla sconfitta e a dare l'addio ai sogni tricolore. Restò l'amarezza per un'occasione sfumata e la consapevolezza di aver trovato in Krol uno dei migliori campioni che abbiano vestito la maglia azzurra. A parte il già citato terzo posto nella stagione 1980/81 (allenatore Rino Marchesi) e il quarto posto nella stagione successiva, lo Scudetto restò lontano da Napoli nonostante Krol e Claudio Pellegrini, capocannoniere del Napoli in entrambe le stagioni, e con la stessa quota di gol: undici.

Nonostante l’arrivo di altri stranieri di valore quali Ramón Díaz prima e José Dirceu poi, i due campionati successivi furono coronati da "batoste" e delusioni e la serie B fu evitata in modo quasi rocambolesco.

Nella stagione successiva viene ingaggiato Daniel Bertoni, argentino e campione del mondo che prende uno dei due posti riservati agli stranieri e lasciati liberi da Krol e Dirceu. Intanto sta maturando il vero colpo di mercato che verrà definito l'affare del secolo.

Il 27 maggio del 1984 la prima pagina della Gazzetta dello Sport mandò in visibilio i supporters azzurri: "Maradona, sì al Napoli". Da quel giorno, i tifosi azzurri attesero con ansia l'ufficializzazione dell'acquisto, che avvenne un mese dopo: Diego Armando Maradona era ufficialmente del Napoli ed il 5 luglio del 1984 fu presentato allo stadio San Paolo, gremito in ogni ordine posti. Quell’entusiamo popolare fu più forte della valanga di polemiche suscitata dalla cifra allora enorme che fu sborsata dal Napoli per avere in squadra il campione argentino, cifra che si aggirava attorno ai tredici miliardi di lire.

Nella prima stagione di Maradona, però, il Napoli stentava a decollare: mal supportato da una squadra di mediocre valore, Maradona dimostrò le sue indubbie doti di funambolo ma il suo contributo non poté essere utile per raggiungere grandi traguardi. Dopo un girone di andata mediocre, il Napoli riuscì a raggiungere una tranquilla posizione di centro classifica solo alle ultime giornate di campionato.

Era chiaro che da solo Maradona non avrebbe portato il Napoli a grandi risultati e la società dovette subito correre ai ripari. L’anno successivo arrivarono in azzurro rinforzi del calibro di Bruno Giordano, Salvatore Bagni, Claudio Garella, Alessandro Renica ed altri giocatori che in pochi anni diventarono i beniamini dei tifosi. Ma anche dal vivaio emergevano giovani talenti: uno su tutti fu Ciro Ferrara, che debuttò in prima squadra proprio nel 1985-86. Quella stagione finì col Napoli al terzo posto, ma in continua crescita sotto il profilo del gioco.

La stagione del primo scudetto è quella del 1986/87. Sono arrivati nuovi innesti come l'attaccante Andrea Carnevale, mentre Maradona è appena tornato dal trionfale mondiale messicano. Così come per l'Argentina, Maradona sarà il condottiero principe del Napoli, conducendolo alla vittoria del campionato.

Il 10 maggio 1987 il San Paolo può finalmente abbracciare i protagonisti dell'impresa tante volte sognata, sfiorata e sfumata. La gara contro la Fiorentina è solo una passerella per gli azzurri, basta un pareggio (e pareggio fu con reti di Carnevale e Roberto Baggio) poi si scatena la festa, la città intera si abbandona all'euforia più sfrenata ma smentisce clamorosamente quanti prevedevano i catastrofici effetti derivanti dalla follia di una massa enorme, incontrollata ed incontrollabile riversata nelle strade della città. Uno striscione esposto in curva B recitava: "La storia ha voluto una data, 10 maggio 1987".

La squadra vince anche la sua terza Coppa Italia, conquistata vincendo tutte le gare, comprese le due finali disputate contro l'Atalanta. L'accoppiata scudetto/coppa è un'impresa che fino a quel momento era riuscita solo al Grande Torino ed alla Juventus.

La rosa Campione d’Italia comprendeva: Garella, Bruscolotti, Ferrara, Bagni, Ferrario, Renica, Carnevale, De Napoli, Giordano, Maradona, Romano; Volpecina, Caffarelli, Sola, Muro, Marino, Bigliardi, Di Fusco; Allenatore: Ottavio Bianchi.

Il campionato del 1988 inizia sotto i migliori auspici, anche grazie all'innesto del centravanti brasiliano Careca acquistato dal San Paolo: 5 vittorie nelle prime 5 gare danno subito l'impressione che il Napoli cerchi di rifarsi dalla delusione in Coppa dei Campioni vincendo un altro scudetto. Nel corso della stagione il primato azzurro non entra mai in discussione, e sembra ancor più una "passeggiata" rispetto a quello precedente. Al termine del girone d'andata, dove il Napoli è primo con 11 vittorie, 3 pareggi ed 1 sconfitta, il Napoli accelera ancora: altre 7 vittorie consecutive. Poi, improvvisamente, il crollo: nelle ultime 5 giornate, il Napoli conquista un solo punto, perdendo ben 4 gare di fila, tra cui lo scontro diretto con il Milan, che segna il sorpasso rossonero sugli azzurri.

Si scatenarono polemiche per diversi mesi, ma subito si giunse all'idea che, sull'improvviso calo del Napoli nelle ultime 5 giornate, ci fosse la mano della Camorra, in quegli anni molto attiva nel settore delle scommesse clandestine. Lo spogliatoio del Napoli, comunque, si spacca, e si passa così dalle critiche alle "epurazioni" più violente: Claudio Garella, Moreno Ferrario, Salvatore Bagni e Bruno Giordano vengono messi alla porta, resteranno gli unici a pagare per lo scudetto "regalato" ai rossoneri di Arrigo Sacchi.

Il MA.GI.CA. era il tridente di attacco del Napoli alla fine della stagione 1987-1988. Il tridente era composto da Diego Armando Maradona, Antonio Careca, e Bruno Giordano. Tale soprannome nacque dopo la partita Ascoli-Napoli del 31 gennaio 1988, finita 3-1 per i partenopei. In questa gara andarono a segno in sequenza: Maradona (su rigore), Giordano e alla fine Careca. Nella stagione di riferimento, il tridente collezionò complessivamente 97 presenze (Maradona 37, Careca 33, Giordano 27) e segnò 47 reti (Maradona 21 , Careca 18 , Giordano 8).

Finita in modo burrascoso la stagione 1987-88, per quella successiva la squadra cambia radicalmente: per sostituire i giocatori allontanati, il Napoli ricorre a diversi acquisti, tra cui quello di Giuliano Giuliani, di Luca Fusi e del forte centrocampista brasiliano Alemão, già compagno di Careca nella Seleção. Entrano a far parte della dirigenza azzurra, Luciano Moggi e Giorgio Perinetti.

Il campionato 1988/89 regala belle soddisfazioni al Napoli, come il 5-3 esterno alla Juventus, il 4-1 al Milan ed il clamoroso 8-2 al Pescara. Ma lo scudetto di quell'anno va all'Inter detta "dei record", forse la compagine nerazzurra più forte mai esistita. Che il campionato diventi monopolio dell'Inter lo si capisce subito, e così le altre squadre puntano alle competizioni europee.

In Coppa Uefa, gli azzurri partono subito col piede giusto, eliminando i greci del Paok Salonicco (1-0 ed 1-1), i tedeschi del Lokomotive Lipsia (2-0 ed 1-1) ed i francesi del Bordeaux (0-0 e 0-1). Le sfide più interessanti cominciano però dai quarti di finale, con il Napoli che si trova di fronte alla Juventus: dopo lo 0-2 subito nella gara d'andata a Torino, un secco 3-0 al ritorno ribalta il risultato a favore del Napoli, che passa così in semifinale, dove affronta i tedeschi del Bayern Monaco. In uno Stadio San Paolo da tutto esaurito, il Napoli vince per 2-0, con gol di Careca e Carnevale ed ipoteca la finale. Al ritorno, una doppietta di Careca (2-2 il finale) spiana la strada per la finalissima contro un'altra tedesca, lo Stoccarda di Jürgen Klinsmann.

Nella gara d'andata, i tedeschi gelano il San Paolo con la rete di Maurizio Gaudino (per ironia della sorte, un napoletano nato in Germania), ma le reti di Maradona prima e di Careca (allo scadere) poi, fissano il punteggio sul 2-1. Il ritorno a Stoccarda, con oltre 30.000 tifosi azzurri al seguito, è un trionfo: segna Alemão, pareggia Klinsmann, poi Ciro Ferrara e Careca mettono la parola fine alla partita. Il Napoli vince così la Coppa Uefa 1989.

La stagione 1989/90 si apre subito con una notizia clamorosa: Ottavio Bianchi va via dalla panchina azzurra, sostituito da Albertino Bigon. Maradona, invece, è in Argentina, e non rientra in tempo utile per giocare le prime partite di campionato; ma sembra che in realtà stesse cominciando ad avere problemi con la società, a cui aveva chiesto di essere ceduto: voci però subito smentite ma mai in modo del tutto convincente. La squadra intanto acquista nuovi giocatori, come Massimo Mauro dalla Juventus, e mette in prima squadra un giovanotto sardo preso dalla Serie C1: Gianfranco Zola.

In campionato, il Napoli parte subito col piede giusto: 16 risultati utili consecutivi nelle prime 16 gare. La sconfitta arriva solo all'ultima d'andata, ma non preoccupa nessuno. Un piccolo calo di rendimento avvicina l'Inter ed il Milan, ma la squadra gestisce bene il vantaggio di due punti, fino allo scontro diretto: a San Siro i rossoneri vincono 3-0 ed il Napoli viene raggiunto in testa. Due settimane dopo, gli azzurri perdono di nuovo a San Siro, stavolta contro l'Inter (3-1), e si ritrovano due punti sotto. Molti cominciano a temere il ritorno degli "spettri" del 1988, e diversi giornali parlano già di scudetto al Milan; il Napoli invece non demorde, e recupera prima un punto (Milan sconfitto a Torino dalla Juventus ed azzurri che pareggiano a Lecce), poi però si fanno battere dalla Sampdoria (2-1 al 90°) mentre il Milan perde il derby contro l'Inter. Quando i giochi, a poche giornate dalla fine, sembrano ormai fatti, avviene il famoso caso della monetina di Bergamo: sul punteggio di 0-0 tra Atalanta e Napoli, una monetina lanciata dai tifosi nerazzurri colpisce alla testa Alemão, costringendolo ad abbandonare il campo. Il giudice sportivo assegnerà il 2-0 a tavolino al Napoli, mentre il Milan viene bloccato sullo 0-0 dal Bologna, e viene raggiunto così dal Napoli a tre giornate dalla fine. Alla penultima, il definitivo sorpasso: rossoneri sconfitti a Verona per 2-1 e Napoli vittorioso 4-2 sul campo a Bologna, permettendosi così di farsi bastare il pareggio all'ultima giornata, contro la Lazio: tuttavia un gol di Marco Baroni dopo appena sette minuti chiude in fretta la partita e regala al Napoli il secondo scudetto. Non mancarono le polemiche, soprattutto da parte milanista, sia per la decisione di assegnare la vittoria a tavolino al Napoli sull' Atalanta, sia per l' arbitraggio di Rosario Lo Bello che determinerà la sconfitta del Milan a Verona. In tal proposito, l' 11 settembre del 2003, l' allora presidente napoletano, Corrado Ferlaino, rilasciò la seguenti dichiarazioni alla Gazzetta dello Sport: "Allacciai buoni rapporti con il designatore Cesare Gussoni. Alemao fu colpito, forse ingigantimmo l'episodio, ma la partita comunque era già vinta a tavolino. Facemmo un pò di scena. L'idea fu del massaggiatore Carmando. Alemao all'inizio non capì, lo portammo di corsa all'ospedale, gli feci visita e quando uscii dichiarai addolorato ai giornalisti: 'Non mi ha riconosciuto'. Subito dopo scoppiai a ridere da solo, perché Alemao era bello e vigile nel suo lettino". Il campionato si decise il 22 aprile: il Milan giocava a Verona, Gussoni designò Lo Bello per quella partita; successe di tutto, espulsioni, milanisti arrabbiati che scaraventarono le magliette a terra: persero 2-1. Noi vincemmo serenamente a Bologna per 4-2 e mettemmo in tasca tre quarti di scudetto".

Nella stagione 1990/91, la rosa del Napoli è di poco diversa da quella laureatasi campione d'Italia. La stagione comincia con la vittoria nella Supercoppa Italiana ottenuta battendo la Juventus allenata da Maifredi per 5-1. Il campionato, invece, comincia male: nelle prime tre partite la squadra ottiene solo un punto. L'inizio in Coppa dei Campioni sembra favorevole al Napoli, che ottiene una convincente doppia vittoria sugli ungheresi dello Újpesti Dózsa, squadra che aveva già incontrato nella Coppa delle Coppe del '63, quando si chiamava Újpesti TE. Al secondo turno però gli azzurri vengono eliminati dallo Spartak Mosca, implacabile ai rigori, dopo un doppio 0-0. La crisi continua per tutto l'anno, e il Napoli chiude la stagione con un modesto settimo posto.

Si chiude così il primo importante ciclo del Napoli in coincidenza con il declino di Maradona a seguito delle vicende personali che lo costrinsero a lasciare Napoli e l'Italia in modo amaro. Dal 1991, dopo che Maradona lasciò Napoli, la squadra si avviò verso un lento ma costante declino.

Inizialmente, con il nuovo tecnico Claudio Ranieri e grazie all'apporto di giocatori del calibro di Zola, Ferrara, Careca e il nuovo arrivato Laurent Blanc, ottiene un discreto quarto posto nella stagione 1991/92.

Ranieri viene confermato, e il Napoli sembra aver riacquistato la sua competività. La campagna acquisti porta in azzurro giocatori come Daniel Fonseca e Roberto Policano. In Coppa Uefa si comincia piuttosto bene, con un 5-1 esterno contro il Valencia con Fonseca autore di tutti e cinque gol del Napoli. Il Paris Saint Germain ferma però i partenopei al turno successivo; è George Weah, con una doppietta, a condannare il Napoli all'eliminazione. In campionato la squadra va in crisi e dopo un 1-5 contro il Milan, Ranieri viene licenziato. Al suo posto ritorna Ottavio Bianchi, che non può far altro che portare la squadra verso la salvezza senza grandi risultati.

La squadra viene quindi svecchiata e subisce molti cambiamenti: Bianchi diventa General Manager e sceglie come tecnico Marcello Lippi. Pilastri della squadra come Careca e Gianfranco Zola lasciano la squadra mentre molti giovani promettenti, come Fabio Cannavaro e Fabio Pecchia, diventano protagonisti. Dopo un primo periodo di crisi, Lippi decide di puntare tutto sulle forze fresche e la stagione 1993/94 finisce con un buon sesto posto e la soddisfazione di aver sconfitto il Milan, prossimo a laurearsi campione d'Italia e d'Europa, grazie ad una rete di Paolo Di Canio, elemento giunto in prestito dalla Juventus che realizza anche il gol all'ultima giornata che vale la qualificazione alla Coppa UEFA.

Lippi a fine stagione lascia il Napoli con destinazione Juventus, e con lui anche Ciro Ferrara, bandiera e capitano del Napoli. Al posto dell'allenatore viareggino arriva Vincenzo Guerini e il Napoli in campo si affida ad André Cruz, Alain Boghossian e all'ex numero dieci del Torino Benny Carbone, arrivato via Roma con Grossi e ben 18 miliardi, nell'affare che porta in terra capitolina Daniel Fonseca. Ma la stagione comincia male: Guerini viene licenziato dopo un 5-1 subito contro la Lazio ed al suo posto arriva Vujadin Boškov. L'eccentrico allenatore slavo porta i partenopei al settimo posto, sfiorando la qualificazione alla Coppa Uefa.

A partire dal 1995 con la cessione di giocatori come Benito Carbone (all'Inter) e di Fabio Cannavaro (al Parma), inizia il declino. La retrocessione è sfiorata e il Napoli si salva solo alla terz'ultima giornata, vincendo contro la Sampdoria 1-0, grazie ad un rigore nei minuti finali di Arturo Di Napoli. Boškov lascia la squadra a fine anno.

Nella stagione 1996/97 la formazione azzurra allenata da Gigi Simoni è la vera rivelazione del campionato e alla sosta di Natale è addirittura al secondo posto a pari merito con il Vicenza e dietro alla Juventus; nel girone di ritorno, tuttavia, la squadra crolla (3 vittorie in 17 gare) ed evita la retrocessione per un soffio. Nella stessa stagione il Napoli è autore di un’ottima prestazione nella Coppa Italia. Eliminati il Monza, il Pescara (entrambe per 0-1), la Lazio (1-0 ed 1-1) e l'Inter (1-1 ed 1-1, gli azzurri vincono ai rigori), il Napoli arriva in finale contro il Vicenza. All'andata, il Napoli vince 1-0 al San Paolo, ma nella gara di ritorno al Romeo Menti di Vicenza, gli azzurri perdono 1-0 nei minuti regolamentari e, complice l'espulsione di Nicola Caccia, subiscono negli ultimi tre minuti dei tempi supplementari due gol che impediscono di arrivare a giocarsi la coppa ai rigori consegnando al Vicenza il titolo e l'accesso alle coppe europee.

La stagione successiva è disastrosa: nonostante un'intelaiatura costruita per puntare alla qualificazione alla Coppa Uefa (Claudio Bellucci e Igor Protti i fiori all'occhiello della campagna d'acquisti), la crisi degli anni passati arriva a una situazione senza precedenti. Durante l'anno si succedono sulla panchina del Napoli ben quattro allenatori (nell'ordine: Mutti, Mazzone, Galeone, Montefusco) e tre direttori tecnici (nell'ordine: Ottavio Bianchi, Salvatore Bagni, Antonio Juliano), e in campo ben quaranta calciatori (fra cui l'ormai anziano Giuseppe Giannini, Reynald Pedros, Aljoša Asanović, William Prunier, José Luis Calderón, Massimiliano Allegri), ma nessuno di loro eviterà agli azzurri una triste retrocessione: con un bottino di soli quattordici punti, il Napoli retrocede in Serie B dopo trentatre anni di permanenza nella massima serie.

Il primo anno in cadetteria è mediocre, la squadra allenata da Renzo Ulivieri annovera nell'organico giocatori "blasonati" ma sul viale del tramonto come Igor Shalimov e Roberto Murgita e non riuscirà mai ad inserirsi in competizione con le altre squadre in lotta per la promozione. A gennaio arriva l'attaccante Stefan Schwoch, ma è ormai troppo tardi e il Napoli resta in Serie B.

Il ritorno in A avverrà solo l'anno dopo, grazie all'oculata gestione del nuovo allenatore Novellino e alle ottime prestazioni di Stefan Schwoch, che segna ventidue goal eguagliando così il record di reti siglate in una stagione con la maglia azzurra, detenuto fino a quel momento da Vojak. Quell'anno il Napoli ha nel proprio organico elementi di sicuro avvenire, come Massimo Oddo, Matuzalem, Roberto Stellone e Luciano Galletti.

Nonostante i meriti e l'affetto dei tifosi, proprio i due protagonisti del ritorno in A (Novellino e Schwoch), non ottengono la riconferma e nel successivo campionato il Napoli subisce all'ultima giornata un'altra retrocessione nonostante l'avvicendamento in panchina fra Zeman e Mondonico, alcune prestigiose vittorie (6-2 alla Reggina, 2-1 in casa dei campioni d'Italia in carica della Lazio e l'1-0 all'Inter) e la presenza in squadra di calciatori come Edmundo, Amauri (arrivati entrambi nel mercato di gennaio), Matuzalem, Jankulovski, Nicola Amoruso e Bellucci.

Nel campionato successivo di serie B arriva come allenatore Luigi De Canio. La squadra sembra molto competitiva ed è fra le favorite per la promozione: lotterà fino all’ultimo per ritornare in Serie A, riuscendo a risalire dai bassifondi della classifica fino ai primi posti, inanellando una serie lunghissima di risultati consecutivi; ma nella partita decisiva, in casa contro la Reggina ottiene solo un pareggio: la stagione finirà col Napoli quinto, e quindi ancora in cadetteria.

Nella stagione 2002/03 il Napoli passa dalle mani dell'imprenditore romagnolo Giorgio Corbelli a quelle dell'industriale alberghiero Salvatore Naldi che affida la squadra all'allenatore Franco Colomba ma, senza un organico competitivo si ritrova al penultimo posto ed al tecnico subentra Franco Scoglio, che lascia l'incarico di CT della Libia. La squadra risale ma poi va di nuovo in crisi ed in panchina torna Colomba che riesce nell'intento di salvare la squadra da una clamorosa retrocessione in C1 solo all'ultima giornata con un pareggio a Messina contro i locali. Nella stagione 2003/04 la squadra sembra sulla carta in grado di vincere il campionato ma sul campo delude: l'allenatore Agostinelli sarà esonerato per far posto al rientrante Simoni, ma il risultato sarà un mediocre quattordicesimo posto.

Alla crisi di risultati si è aggiunta una crisi finanziaria che ha portato nell'estate del 2004 al fallimento ed alla conseguente perdita del titolo sportivo. Nelle settimane successive l'imprenditore Aurelio de Laurentiis rileva il titolo sportivo dalla curatela fallimentare del tribunale di Napoli e iscrive la squadra, denominata Napoli Soccer al campionato di Serie C1.

La società prende parte al campionato di serie C1 nella stagione 2004-05. In quella stagione la squadra - costretta anche ad una campagna acquisti effettuata in tempi ristretti - termina il girone di andata a due punti dalla zona play-off. Con gli acquisti di calciatori di buon livello come Emanuele Calaiò, Inácio Piá e Marco Capparella ed in seguito all'esonero del tecnico Giampiero Ventura (cui subentra Edoardo Reja), il Napoli arriva terzo alla fine del campionato, ma perde la finale play-off contro l'Avellino, pareggiando 0-0 in casa e perdendo 2-1 ad Avellino. L'intera estate viene vissuta con la speranza, rivelatasi poi vana, di un ripescaggio in cadetteria.

Nella stagione 2005-06, il Napoli, grazie anche agli acquisti di Gennaro Iezzo, Rubén Maldonado e Mariano Bogliacino, ha un ottimo avvio sia in campionato che in Coppa Italia, competizione nella quale viene eliminato solo agli ottavi di finale dalla Roma (prima aveva eliminato Pescara, Reggina e Piacenza). Gli azzurri vengono promossi nella serie cadetta con un notevole distacco sulle inseguitrici, con quattro giornate d'anticipo sulla fine della stagione regolare con Emanuele Calaiò che si mette in evidenza segnando diciotto reti.

Al termine della stagione, il 23 maggio 2006, il presidente De Laurentiis, mantenendo la promessa fatta all'atto della sua acquisizione del titolo sportivo dalle mani del tribunale, restituisce al club la denominazione originaria di Società Sportiva Calcio Napoli, volutamente non utilizzata nei due campionati di terza serie.

L'ultimo atto della stagione è stata la finale di Supercoppa di Serie C1 persa contro lo Spezia: nella doppia finale ha prevalso la squadra ligure grazie allo 0-0 interno nella gara d'andata e all'1-1 al "San Paolo".

Nel campionato 2006/07 l'obiettivo è il salto di categoria in un torneo interessante e difficile, a causa della presenza di squadre di ottimo valore, prima fra tutte la Juventus (retrocessa per illecito). Per puntare alla promozione vengono acquistati calciatori di valore come Paolo Cannavaro (fratello minore di Fabio Cannavaro) e Samuele Dalla Bona che vantano molte esperienze in club di ottima levatura e giocatori di sicura affidabilità come Maurizio Domizzi, Christian Bucchi (capocannoniere della serie B 2005/06), il difensore György Garics ed il trequartista Roberto De Zerbi.

Il Napoli ha un ottimo avvio in Coppa Italia superando i primi tre turni, battendo prima il Frosinone per 3-1, poi l'Ascoli 1-0 (dopo i tempi supplementari) ed infine la Juventus, per 8-7 ai calci di rigore, dopo una gara emozionante chiusa sul 3-3. Negli ottavi di finale gli azzurri vengono eliminati dal Parma (1-0 a Napoli, 1-3 in Emilia).

In campionato la squadra si mantiene costantemente nelle prime tre posizioni; infine, registrata la promozione della Juventus, il Napoli giunge al confronto diretto dell'ultima giornata, in casa del Genoa, secondo in classifica e con un punto di vantaggio proprio sui liguri. Il pareggio a reti bianche di Marassi e il concomitante pareggio del Piacenza (unica squadra che era ancora in gioco per eventuali play-off), è stato sufficiente a garantire sia al Napoli che al Genoa la promozione diretta, festeggiata insieme dalle due tifoserie (gemellate dal 1982) da troppo tempo lontane dal massimo palcoscenico calcistico nazionale.

Per il ritorno in Serie A, il Napoli modifica leggermente la propria politica gestionale, puntando ancor di più, rispetto al passato, su giovani talenti che possano permettere con basse spese di avere buoni rendimenti immediati e futuri - in primis Lavezzi, Hamšík, Gargano - appaiandoli a giocatori di esperienza come Blasi, Zalayeta e Contini; l'allenatore è ancora Reja, uno dei più longevi della storia del club.

In Coppa Italia, gli azzurri superano i primi tre turni battendo Cesena, Pisa e Livorno, ma vengono eliminati dalla Lazio agli ottavi di finale (3-2 in totale: 2-1 a Roma e 1-1 a Napoli). Nel mercato di riparazione, vengono acquistati Santacroce e Mannini dal Brescia, Pazienza dalla Fiorentina e Navarro dall'Argentinos Juniors. In campionato la squadra ottiene una salvezza tranquilla e chiude all'ottavo posto con 50 punti, centrando la qualificazione per l'Intertoto, dopo quasi 14 anni dall'ultima partecipazione in una competizione europea.

A campionato terminato, Pierpaolo Marino mette a segno cinque acquisti: Rinaudo dal Palermo, Maggio dalla Sampdoria, Denis dall'Independiente, Russotto dal Bellinzona, Aronica dalla Reggina, e conferma per il quarto anno di fila Reja come allenatore. Superati con qualche sofferenza i greci del Panionios in Intertoto ed agevolmente gli albanesi del Vllaznia nei preliminari, il Napoli si qualifica per la Coppa Uefa 2008-2009, dove viene eliminato al primo turno dal Benfica (4-3 in totale, dopo il 3-2 a Napoli e lo 0-2 a Lisbona). In Coppa Italia il Napoli, entrato agli ottavi, supera la Salernitana (3-1) per poi essere eliminato ai calci rigori dalla Juventus, in trasferta e dopo un match combattuto , nei quarti. In campionato, alla pausa invernale, il Napoli è 5° con 33 punti in 19 partite, mantenendo l'imbattibilità in casa e chiudendo ottimamente il suo girone d'andata. Nel mercato di gennaio viene messo a segno l'acquisto di Jesús Dátolo, centrocampista argentino prelevato dal Boca Juniors, mentre dalla lista degli svincolati viene ingaggiato il portiere Luca Bucci per sopperire agli infortuni di Iezzo e Gianello.

Il Napoli in competizioni europee ufficiali ha disputato 126 partite (6 in Coppa dei Campioni, 76 tra Coppa delle Fiere e Coppa Uefa, 17 in Coppa delle Coppe, 2 in Coppa Intertoto, 5 in Mitropa Cup, 10 in Coppa delle Alpi, 5 nel Torneo Anglo-Italiano, 2 nella Coppa di Lega Italo-Inglese, 3 nella Coppa Torneo Italia) ed ha vinto una Coppa Uefa (1989), una Coppa delle Alpi (1966) e una Coppa di Lega Italo-Inglese (1976).

La tenuta di gioco del Napoli è composta da una maglia azzurra con numerazione bianca, pantoloncini bianchi e calzerotti azzurri. La tenuta da trasferta tradizionalmente è composta da maglia bianca con numerazione blu scuro pantaloncino bianco o azzurro, calzerotti bianco o azzurri, la terza tenuta invece è composta da una maglia rossa, pantaloncino bianco o azzurro, calzerotti azzurri.

Al momento della fondazione nel 1926 fu adottata una maglia di colore azzurro con colletto celeste e pantaloncini bianchi. Il colore azzurro venne scelto poiché nel 1926, era il colore di fondo dello stemma della provincia di Napoli. Su tale principio nacque anche il primo simbolo, ovvero il cavallo, simbolo della provincia partenopea. In conseguenza dell'ultimo posto conseguito dal Napoli nella sua prima stagione, i tifosi decisero di sostituire il cavallo con un ciuccio. Da allora l'azzurro è rimasto nella maglia sino ad oggi, mentre è aumentata la presenza del bianco.

Nei primi anni '80, quando il fornitore tecnico era Ennerre, il Napoli giocava spesso con numerazione nera e pantaloncini neri; nella stagione 1982/83 invece sulle maglie del Napoli, invece del tradizionale stemma, venne stampato un ciuccio stilizzato, in onore al simbolo del sodalizio.

L'unica stagione in cui la squadra napoletana non ha giocato con la casacca tradizionale è stata il 2002-2003, disputato in Serie B. In quell'occasione lo sponsor tecnico Diadora vestì gli azzurri con una maglia a striscie verticali bianco-azzurre in stile Argentina. Nelle ultime partite di quella stagione l'allora presidente Salvatore Naldi per scaramanzia optò per un ritorno al passato e nelle partite decisive per la salvezza il Napoli tornò all'antico (a partire da quella in casa contro la Ternana), indossando le maglie dell'annata precedente. Sia la società che lo sponsor tecnico non avevano più mute di maglie azzurre. Il sodalizio napoletano fu cosi costretto a chiedere la restituzione di alcune mute, di colore azzurro, ad alcune scuole calcio cui erano state donate. Da notare che a partire dagli anni 2000 il Napoli gioca frequentemente anche con tenute monocromatiche azzurre, tendenza abbastanza diffusa ormai per meglio contrastare le divise delle squadre.

Nella stagione 2007/08 la maglia si può definire un rimando del passato, con un azzurro classico sbiadito che richiama le divise indossate nei primi anni '80, presentando il simbolo della squadra e un colletto a forma di "V", con il bianco presente su due "code di topo", che percorrono la parte anteriore della casacca e sui bordi delle maniche. La seconda maglia è bianca con bordi azzurri mentre la terza è di colore rosso (sempre in memoria degli anni '80), con pantaloncini blu scuro.

Per la stagione 2008/09 lo sponsor resta la Diadora. La maglia cambia, infatti non c'è più il classico "girocollo" ma viene adottato un colletto in stile "polo". La prima maglia è come sempre azzurra con pantaloncini bianchi e calzettoni azzurri; la seconda non è più bianca ma rossa, in omaggio alle seconde maglie degli anni '80, con calzoncini azzurri (o bianchi, a seconda del colore dei calzoncini degli avversari) e calzettoni rossi; la terza divisa, infine, è completamente blu scuro. In queste tre maglie le rifiniture vanno dal collo fino alla manica: nella prima divisa sono bianche, sulla seconda azzurre e color oro sulla terza.

Con l'avvento in Italia, nel 1995, della regola dei numeri "fissi" e cognome sulla maglia di ogni calciatore, il Napoli, seppur solo nell'estate 2000, ha ritirato la maglia numero 10 appartenuta a Diego Armando Maradona dal 1984 al 1991, come tributo alla sua classe e al grandissimo contributo offerto in sette stagioni con la casacca partenopea. Nell'ordine gli ultimi ad indossare la maglia azzurra con quel numero, con l'avvento della numerazione fissa sono stati: Fausto Pizzi (nel 95/96), Beto (nel 96/97), Igor Protti (nel 97/98, ultimo calciatore ad indossare e siglare un gol con la numero 10 in Serie A), e Claudio Bellucci (98/99 e 99/2000, ma in Serie B). Tuttavia, per motivi regolamentari, il numero è stato ristampato sulle maglie azzurre dal 2004 al 2006 in Serie C1, torneo dov'è adottata ancora la vecchia numerazione dall'1 all'11. L'ultimo calciatore che ha indossato e siglato un gol con questa maglia in una gara ufficiale è stato Mariano Bogliacino nella gara casalinga del 18 maggio 2006 contro lo Spezia, valevole per la finale di ritorno della Supercoppa di C1. Primato che gli appartiene anche per l'ultima apparizione in campionato, il 12 maggio 2006 nella gara in casa del Lanciano. Per quel che concerne esclusivamente il campionato, invece, va al calciatore argentino Sosa il primato di essere stato l'ultimo ad indossare la maglia al "San Paolo" e contemporaneamente a segnare, in una gara contro il Frosinone. Il 4 Gennaio 2009, durante un'amichevole con la Cavese, l'attaccante Ezequiel Lavezzi ha indossato il 10 dopo quasi 3 anni dal suo ritiro.

Il primo stemma del Napoli è rappresentato da un cavallo bianco, poggiato su un pallone da calcio, accerchiato dalle iniziali della denominazione di allora della società partenopea: "A.C.N.", che stanno per Associazione Calcio Napoli. Ma dopo un anno viene sostituito il cavallo con l'asino. Lo stemma varia di nuovo nel 1964, in concomitanza con la nuova denominazione di Società Sportiva Calcio Napoli: un cerchio bianco, con una N bianca (su sfondo azzurro) al suo interno. A parte una modifica per la stagione 1982/83 (quando lo stemma fu una "N" bianca unita ad un ciuccio stilizzato), nell'estate del 1985, all'interno del cerchio bianco fu posta la scritta in nero "Società Sportiva Calcio Napoli". Una parziale modifica avviene nell'estate del 2002, quando il cerchio diventa blu, e la scritta societaria diviene bianca. Infine, nel 2004, dopo il fallimento, lo stemma ufficiale resta quasi invariato rispetto a quello precedente, con la differenza che dal cerchio blu scompare la scritta societaria.

Oje vita, oje vita mia...

Il Napoli non ha un vero e proprio inno ufficiale, ma di solito in seguito ad una vittoria importante i sostenitori azzurri inneggiano le note de: 'O surdato 'nnammurato, una delle più celebri canzoni della musica napoletana. Tuttavia negli anni vi sono state numerose canzoni che possono essere considerate come un inno, la più famosa è certamente Napoli, Napoli di Nino D'Angelo. Ultimamente, tra i tifosi si sta diffondendo la canzone Lavezzi di Luca Sepe, dedicata all'omonimo attaccante, oppure Go West dei Pet Shop Boys alla fine di una partita casalinga di poca importanza.

Il Napoli disputa le sue partite casalinghe allo stadio "San Paolo" dal 1959; fu inaugurato con la partita Napoli-Juventus, terminata con la vittoria degli azzurri per 2-1. L'impianto, che inizialmente prevedeva una capienza di 85.012 posti a sedere, è arrivato ad ospitarne 76.824, momentaneamente ridotti a 60.240 a causa della chiusura del terzo anello.

Aggiornata al 6 febbraio 2009.

Il Settore giovanile si occupa di gestire tutte le squadre iscritte dalla SSC Napoli ai campionati giovanili della FIGC e ai vari tornei nazionali e internazionali. L'obiettivo di questo settore è quello di formare e valorizzare i giovani tesserati della SSC Napoli affinché possano essere lanciati nel mondo del calcio professionistico, costituendo anche un serbatoio di talenti dal quale la prima squadra possa attingere.

La cronica instabilità finanziaria del club ha fatto sì che non fossero mai sfruttate a pieno le potenzialità del vivaio napoletano: Antonio Juliano e Fabio Cannavaro hanno rappresentato le poche eccezioni a tale tendenza.

Negli anni '70/'80, in concomitanza con il miglior periodo della prima squadra, il settore giovanile riesce ad affermare singoli giocatori creando formazioni in grado di raggiungere ottimi piazzamenti nelle competizioni di categoria.

Nell' epoca post-Maradona il Napoli vive un momento di profonda crisi ed anche il settore giovanile viene trascurato; nonostante ciò, nei primissimi anni '90, le giovanili del Napoli portano alla Serie A giocatori di talento tra i quali spicca il (futuro) campione del mondo italiano e Pallone d'oro 2006 Fabio Cannavaro; il periodo di crisi aveva portato alla sua cessione per motivi economici, 10 anni prima del duplice riconoscimento.

Nonostante il trend negativo del sodalizio azzurro, il settore giovanile si è imposto nella Coppa Italia Primavera del 1997 ed ha conquistato lo Scudetto Allievi. In questi anni fu anche costruito, nel comune di Marianella, un centro sportivo che, nei piani dei dirigenti, avrebbe dovuto essere all'avanguardia a livello di formazione giovanile. La struttura - però - sarà consegnata al totale degrado fino alla sua chiusura.

Col fallimento della SSC Napoli nel 2004, il settore giovanile è totalmente smembrato. Ma quando la società viene rilevata da De Laurentiis, si decide di investire sui giovani per poter contare sempre più anche sull'apporto di talenti locali in erba ed risultati sono subito ottimi con un titolo Berretti di Serie C vinto al primo colpo. I primi anni del rinnovamento sono comunque molto difficili poiché la società concentra al massimo i propri investimenti nel progetto di ritorno in Serie A, nonostante ciò il lavoro del direttore Santoro e del suo staff portano al ritorno di alcuni azzurrini nel giro delle nazionali giovanili. Tra i giocatori lanciati in prima squadra figurano Luigi Vitale e Cosmo Palumbo: il primo è stato titolare nelle prima due partite d'Intertoto ed è regolarmente utilizzato in prima squadra, mentre il secondo è stato ceduto in prestito al Cesena, in Serie C.

I primi giocatori del Napoli a militare in nazionale furono Marcello Mihalic ed il Veltro Attila Sallustro il 1º dicembre 1929 contro il Portogallo. La partita terminò 6-1 e 3 gol furono segnati dai due azzurri (due da Mihalic ed uno da Sallustro).

Tuttavia i due azzurri non furono scelti per i mondiali 1934, ma fu scelto Giuseppe Cavanna, portierone azzurro, che si laureò addirittura campione del mondo come secondo del mitico Gianpiero Combi. Ai mondiali del 1938 il Napoli non ebbe alcun rappresentante.

La decadenza della nazionale degli anni '50 e '60 coincise con quella del Napoli e non è un caso che il ritorno al successo degli azzurri fu segnato dal ritorno in Nazionale di due grandi giocatori azzurri Antonio Juliano, che partecipò anche ai mondiali del 1966, e Dino Zoff, che portarono l'Italia alla vittoria del suo primo e per ora unico europeo nel 1968 e al secondo posto nei mondiali del 1970. Il Napoli ebbe tuttavia altri rappresentanti: lo stesso Juliano nel mondiale del 1974 e Mauro Bellugi nell' europeo del 1980.

Ma il periodo con più napoletani in nazionale coincise con quello del Napoli di Maradona; nel periodo compreso fra i mondiali del 1986, gli europei del 1988 e i mondiali del 1990 giocarono in nazionale Salvatore Bagni, Fernando De Napoli, Ciro Ferrara, Giovanni Francini, Francesco Romano, Andrea Carnevale convocati per le rose fase finali delle competizioni, mentre Luca Fusi e Massimo Crippa, vestirono la maglia della Nazionale in alcune amichevoli. Dopo quel periodo nessun giocatore del Napoli è stato più chiamato per la fase finale di un Europeo o un Mondiale, ma solo per gare di qualificazione alle stesse competizioni, oppure amichevoli (Ciro Ferrara, Gianfranco Zola, Fernando De Napoli ed ultimo Angelo Carbone nell'ottobre del 1992).

Per ben 15 anni nessun calciatore del Napoli fu convocato in nazionale. Spezzò il digiuno delle convocazioni, Paolo Cannavaro il 13 ottobre 2007, chiamato per l'amichevole contro il Sudafrica, senza però fare ingresso in campo. Un anno dopo la convocazione (e questa volta per gare di qualificazioni ai mondiali) fu per Fabiano Santacroce e Christian Maggio, ma anche loro non scesero nelle due gare in campo. Christian Maggio però, un mese dopo, nuovamente convocato, scendendo in campo nell'amichevole contro la Grecia, fece terminare cosi' il lungo periodo di ben 16 anni in cui nessun calciatore del Napoli aveva indossato in campo la maglia della Nazionale; digiuno che però continua ancora per quel che concerne le presenze in gare di competizioni ufficiali.

Il giocatore che ha militato nel Napoli ottenendo più presenze nella selezione azzurra è stato Fabio Cannavaro con 116 presenze, mentre quelli con più gol sono stati Gianfranco Zola (10 gol) e Gino Rossetti II (9 gol).

In 81 stagioni sportive a partire dalla fondazione della società nel 1926, compresi 4 tornei di Divisione Nazionale (A).

Nota: aggiornamento a metà della stagione 2008-09.

In questa sezione sono raccolte le partite più importanti e significative della storia del Napoli, cioè quelle che lo hanno portato alla vittoria di scudetti e della varie coppe conquistate.

Il Napoli è attualmente la quarta squadra italiana per numero di tifosi. Notevole è il seguito che da sempre la squadra ha in paesi esteri e principalmente in quelli dove è più forte il tasso di immigrati dall'Italia: i Napoli Club fuori dai confini nazionali si contano a centinaia anche nelle località più sperdute. È stato stimato che ci sono circa 7 milioni di tifosi azzurri in tutto il mondo.

La tifoseria napoletana è gemellata con quella del Genoa dal 16 maggio 1982, in seguito al pareggio per 2-2 tra le due squadre nell'ultima giornata di Serie A di quell'anno, che consentì al Genoa di salvarsi e condannò il Milan alla seconda retrocessione in Serie B della sua storia. Esiste, inoltre, un forte rapporto di amicizia con quella dell'Ancona e vi sono buoni rapporti anche con la tifoseria del Palermo, del Catania, del Messina e della Cavese. Il 18 settembre 2008 in occasione della sfida col Benfica di Coppa Uefa le due tifoserie, unite negli spalti, hanno dato vita ad un insolito gemellaggio.

La tifoseria partenopea conta un elevato numero di tifoserie rivali, ma limitandoci alle più importanti, ricorderemo le "storiche" rivalità con le cosiddette "grandi" del Nord (Juventus, Milan e Inter), quelle con le romane Roma e Lazio, quelle con le squadre lombardo-venete (Atalanta, Hellas Verona, Brescia e Vicenza su tutte) ed infine quella a livello regionale con la Salernitana.

La tifoseria del Napoli è stata più volte colpita da provvedimenti restrittivi. Nella stagione 2007/2008 ai tifosi è stata vietata la trasferta per nove volte, e nel 2008/2009, a seguito di presunti incidenti presso la Stazione di Napoli Centrale, il divieto di trasferta è stato comminato per tutta la stagione.

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Cleto Polonia

Cleto Polonia (Tolmezzo, 4 novembre 1968) è un ex calciatore italiano  che ha ricoperto il ruolo di terzino destro.

Cresciuto nella Triestina, passa nel 1990 all' Verona con cui esordisce in massima serie nella stagione 1991-92 prima di approdare nel Piacenza nell'estate 1993 per affrontare la prima volta assoluta della squadra emiliana in Serie A. Vi resterà (tra massima serie e serie cadetta) fino all'agosto 2000 quando firmerà per la Sampdoria, dove però non risucirà ad imporsi da titolare (solo 8 presenze in Serie B in 2 stagioni). Nella stagione 1998-99 conta una "storica" rete in Serie A nella vittoria interna contro il Vicenza.

Difensore indefesso, ha rappresentato un po' il simbolo dell'italianità del Piacenza Calcio che giocò per diversi anni la massima serie senza calciatori di nazionalità straniera. Non a caso la sua partenza coincise con quel cambio di politica societaria che portò in biancorosso Amauri e Matuzalem.

Conta una convocazione nella Nazionale Under 21 del 1990 di Cesare Maldini.

In carriera ha totalizzato complessivamente 181 presenze ed una rete in Serie A e 169 presenze in Serie B.

Nel 2006 ha conseguito il cosiddetto "patentino" di Allenatore professionista di Seconda categoria. La stagione calcistica 08-09 lo vede come allenatore di una squadra friulana di prima categoria (ASD Arteniese).

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Società Sportiva Lazio 2007-2008

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Voce principale: Società Sportiva Lazio.

La stagione calcistica 2007-2008, è stata per la Società Sportiva Lazio una stagione in chiaroscuro. La stagione, dopo il terzo posto conquistato l'anno precedente, vede i biancocelesti lottare su tre fronti: UEFA Champions League, campionato e Coppa Italia. In Europa, supera con successo la fase preeliminatoria, ma poi si classifica ultima nel suo girone, deludendo molte aspettative. In campionato la squadra non brilla, complici i molti infortuni e le amnesie difensive dovute al mancato acquisto di un difensore centrale di peso. In Coppa Italia la squadra ha dimostrato il meglio di sé perdendo soltanto in semifinale contro l'Inter dominatrice del campionato e campione d'Italia. Nel suo cammino ha eliminato senza demeriti squadre del calibro del Napoli agli ottavi e la Fiorentina ai quarti.

Il calciomercato estivo 2007, nonostante la qualificazione alla Champions League 2008, continua nella filosofia del risanamento economico, tant'è che il tetto massimo per lo stipendio di ogni singolo giocatore è di 500.000 euro. A caratterizzare quest'importante momento della formazione della rosa sono i colpi di scena riguardanti i portieri e le contestazioni da parte dei tifosi biancocelesti, perlopiù delusi dalla gestione della campagna acquisti da parte della dirigenza. Ad abbandonare la Lazio sono: Angelo Peruzzi che, al termine del derby di ritorno, nonostante i numerosi incontri con la società, decide di ritirarsi dall'attività agonistica; e Matteo Sereni, che nonostante fosse giunto in biancoceleste nella stagione 2003/2004 come suo naturale sostituto, firma per il Torino. Il ruolo di portiere, sembra quindi destinato al neoacquisto Juan Pablo Carrizo però, per problemi burocratici relativi al suo passaporto, non può essere iscritto al campionato italiano e viene "parcheggiato" al River Plate. La maglia numero uno viene così affidata al ventunenne uruguagio Fernando Muslera prelevato dal Nacional Montevideo e al più esperto Marco Ballotta alla sesta stagione con la squadra. Il ruolo di terzo portiere è infine attribuito a Tommaso Berni acquistato definitivamente dalla Ternana nel gennaio 2007. Per la difesa arrivano dall'OFK Belgrado il terzino Aleksandar Kolarov, difensore dalle ottime qualità balistiche, e dal Racing Santander il duttile Lionel Scaloni acqistato a parametro zero. Mentre a centrocampo arrivano alcuni giovani di fantasia: Simone Del Nero dal Brescia e Mourad Meghni dal Bologna. Sul lato delle cessioni si registrano le importanti partenze del cileno Jimenez, fortemente voluto da Roberto Mancini all'Inter e di Pasquale Foggia, ceduto in prestito al Cagliari. Riccardo Bonetto viene invece girato ai felsinei. Infine, volendo sfoltire la rosa ed alleggerire il monte stipendi, Simone Inzaghi viene ceduto in prestito all'Atalanta.

Nella sessione invernale del calciomercato la Lazio riusce ad assicurarsi le prestazioni dell'ex attaccante della Reggina e del Manchester City: Rolando Bianchi. Il giocatore viene acquistato con la formula del prestito con diritto di riscatto fissato a 12 milioni di euro. La squadra di Delio Rossi ha ingaggiato anche il difensore nazionale rumeno Stefan Radu della Dinamo Bucarest ed il centrcampista francese Ousmane Dabo, che aveva già giocato nella Lazio per tre stagioni, sempre dal Manchester City. Il presidente Claudio Lotito infine riesce a piazzare un importante colpo per la difesa nelle ultime ore di mercato, infatti arriva dal Newcastle United il possente difensore ceco David Rozehnal. Sul lato delle cessioni si registrano, il passaggio di Simone Sannibale alla Scafatese in prestito, il passaggio di Guglielmo Stendardo, in rotta con Delio Rossi, alla Juventus; sempre a titolo di prestito, il ritorno in Spagna, destinazione Maiorca, di Lionel Scaloni ed infine il passaggio in prestito di Stephen Makinwa alla Reggina.

Il campionato inizia con tre pareggi consecutivi: due all'Olimpico, con Torino ed Empoli, l'altro a Genova in casa della Sampdoria. La prima partita di campionato termina con 4 reti, due per parte. La Lazio disputa un ottimo inizio di gara, ma è il Torino, con un gol da cineteca al 34' di Rosina a passare in vantaggio. Nella ripresa, prima Rocchi al 56', poi Pandev al 59' ribaltano il risultato portando la Lazio sul 2-1. Il definitivo 2-2 giunge pochi minuti dopo il 68' con un'altra bella rete questa vota del ventunenne granata Tommaso Vailatti all'esordio in Serie A.

Le partite con Sampdoria ed Empoli terminano invece a reti bianche, ma se con i toscani i biancocelesti sono sembrati in discreta condizione, altrettanto non si può dire della squadra vista a Genova.

Nelle successive otto giornate la Lazio ottiene solo 7 punti totalizzando: due vittorie, alla quinta e settima giornata, contro Cagliari e Livorno; un pareggio, al Granillo con gli Amaranto di Reggio Calabria; e cinque sconfitte. La prima per 2-1 all'Atleti Azzurri d'Italia di Bergamo contro l'Atalanta e le altre quattro all'Olimpico contro Milan, Udinese, Roma e Fiorentina.

Contro il Milan arriva il risultato peggiore della stagione. La gara vede come protagonista in negativo il portiere Fernando Muslera responsabile in più occasioni delle numerose reti subite. Il Milan passa in vantaggio al 16' quando il giovane portiere uruguaigio manca l'intervento su un cross diretto in porta, effettuato da Massimo Ambrosini. Il pareggio biancoceleste arriva al 23' quando Mauri raccoglie un assist da destra di De Silvestri e insacca di sinistro. Dopo soli 11 minuti i diavoli tornano in vantaggio su calcio di rigore di Kakà scaturito da un doppio errore laziale: prima Mauri perde ingenuamente palla in area di rigore, poi Muslera atterra Girladino che nel frattempo si era avventato sul pallone. Nella ripresa il Milan trova il 3-1 al 53' con il secondo gol di Kaká bravo a finalizzare un preciso assist di Pirlo. Nel finale, Gilardino con una doppietta, 71' e 80', arrotonda il risultato fissandolo sull'1-5.

Nel match con l'Udinese la rete dello 0-1 è siglata dal ventiduenne Asamoah.

Il derby termina con una vittoria giallorossa per 3-2: dopo il primo goal di Rocchi, segnano i romanisti Vucinic, Mancini e Perrotta, inutile il destro di Ledesma che trasforma una punizione dal limite.

La sconfitta contro la Fiorentina, (quarta consecutiva considerando quella rimediata in Germania col Werder Brema) giunge per colpa di Ballotta protagonista di un grave errore su un retropassaggio sbagliato di Cribari. A seguito dell'incontro con i gigliati il presidente viene duramente contestato, mentre Delio Rossi e la squadra, nonostante quest'ultima sconfitta assegni ai biancocelesti il 15° posto in classifica, vengono paradossalmente applauditi ed incitati.

Dopo il rinvio forzato della partita di Milano contro l'Inter, a causa del tragico episodio che vede la morte del tifoso laziale Gabriele Sandri, e la successiva pausa dovuta all'ultimo impegno della Nazionale Italiana, neo-qualificata agli Europei di Austria e Svizzera, la Lazio ottiene i tre punti battendo, all'Olimpico il Parma del tecnico Di Carlo per 1-0. La rete è siglata dal centrocampista Firmani al novantesimo minuto che chiude di destro su un cross basso di Makinwa.

La partita Inter-Lazio viene recuperata il 5 dicembre e finisce 3-0 per i milanesi, con goal di Ibrahimovic su rigore, Maicon e Suazo. La quarta vittoria arriva contro il Catania all' Olimpico con i gol di Tommaso Rocchi e di Goran Pandev. Successivamente, sempre all'Olimpico, arriva una brutta sconfitta per i biancocelesti, che perdono 3 a 2 contro la Juventus. I padroni di casa, sfoggiano un buon gioco e probabilmente il migliore visto da loro quest'anno, ma prendono prima un goal (con un dubbio fuorigioco) da Trezeguet su un'azione confusa in area di rigore, e dopo aver agguantato il pareggio con un colpo di testa di Pandev, subisce due goal simili da Del Piero assistito da due lanci di Cristiano Zanetti libero davanti alla porta. Inutile il gol allo scadere del secondo tempo di Pandev che accorcia le distanza. Nonostante la sconfitta, il tecnico Delio Rossi si dichiara soddisfatto di aver visto una squadra vogliosa, in salute e che ha giocato bene.

Nell'ultima partita prima della pausa invernale la Lazio pareggia 2-2 contro il Palermo. La Favorita ospita una delle partite più emozionanti del campionato. La Lazio deve riscattare una prima parte del campionato con più bassi che alti, come al solito con una rosa decimata: sono ben 10 gli assenti tra squalificati e infortunati oltre a Stendardo messo furi rosa dopo la lite avuta con il tecnico in seguito alle esclusioni del giocatore napoletano contro Real Madrid e Juventus. Nella formazione obbligata, di Delio Rossi si registrano l'esordio di Vignaroli e i tre primavera portati in panchina: il 49 Cinelli, l'88 Casini e il 91 Faraoni. Al contrario il Palermo gode di ottima salute: sesto in classifica e in serie positiva (in grado di battere 2-0 la Fiorentina ed espugnare per 3-1 l'Atleti Azzurri di Bergamo). La partita è molto tecnica e veloce. Nel primo tempo il Palermo passa in vantaggio al 34' grazie ad una rete di Simplicio e chiude in vantaggio 1-0 il primo tempo. Nel primo minuto della ripresa Amauri raddoppia con un rapido contropiede. La Lazio è allo sbando. Delio Rossi prova a rimetterla in carreggiata al quarto d'ora del secondo tempo levando Makinwa, inconsistente, e Vignaroli, nervoso, per Tare e Del Nero. Il gol di Firmani al 14' riapre la partita. Le squadre sono vivaci, ma è la Lazio ad avere in mano il pallino del gioco, e Agliardi, con delle difficili parate, toglie più volte la gioia del pareggio a Kolarov. Al 74' Siviglia stende Amauri in area. L'arbitro Orsato concede rigore ed espulsione. Dal dischetto però il brasiliano fallisce tirando alto la palla del 3-1. La Lazio in 10 continua ad essere padrona del gioco e all'80' pareggia con Tare che insacca su assist di De Silvestri. Quest'ultimo, migliore in campo e nota positiva della stagione, all'88' viene espulso per doppia ammonizione.

Nel 2008, la prima partita è all'Olimpico contro il Genoa: la Lazio va in vantaggio con Mauri, ma nel secondo tempo si fa prima raggiungere da un calcio di rigore discutibile siglato da Marco Borriello, e poi quattro minuti dopo arriva il colpo del ko con una rete di testa sempre di Borriello. Il girone di andata termina con un nervosissimo pareggio 2-2 contro il Napoli. La Lazio torna al San Paolo a soli 3 giorni dal pareggio 1-1 che aveva permesso il passaggio ai quarti in Coppa Italia. I partenopei, iniziano aggressivamente la partita e vanno in vantaggio al 5' con una rete dello slovacco Hamšík poi si fanno raggiungere e superare dalla Lazio. Al 25' il pareggio è opera di Ledesma con un tiro da fuori area. Il vantaggio invece porta la firma di Pandev che al 31' concretizza su assist di Tare. La Lazio sembra in grado di gestire il vantaggio, soprattutto grazie alla supremazia a centrocampo, e al 51' è solo il palo che non permette a Ledesma di chiudere la partita. L'ultima mezzora vede invece prevalere il Napoli che riesce ad aumentare la pressione offensiva costringendo Ballotta a salvare più volte la porta biancoceleste. Nel tempo di recupero accade di tutto e il clima si infiamma. Al 91' Blasi, dopo aver scalciato il pallone a palla ferma viene espulso per doppia ammonizione. Al 94'Hamšík, il migliore in campo, pareggia con un tiro deviato da un difensore laziale e l'arbitro espelle Stendardo e il tecnico partenopeo Reja. Al giro di boa i biancocelesti hanno solo 19 punti.

Un pareggio 0-0, in trasferta è il primo risultato del girone di ritorno. Contro il Torino Delio Rossi lascia in panchina il neo acquisto Rolando Bianchi preferendo una Lazio a due punte, e schierando la consueta coppia Rocchi-Pandev. Durante il primo tempo le squadre si studiano a lungo e mantengono un sostanziale equilibrio. Le uniche note positive "biancocelesti" sono la costante pericolosità di Kolarov, i rapidi rovesiamenti di fronte e l'espulsione per doppia ammonizione del granata Barone al 44'. Al 15' del secondo tempo Delio Rossi fa esordire Rolando Bianchi che entra tra i fischi dei tifosi torinesi. Il neoacquisto biancoceleste appare però molto nervoso e dopo soli 30 secondi commette una fallo da ammonizione su Nikola Lazetic. La Lazio in superiorità numerica coglie un palo al 18', con una girata di testa di Pandev. Al 20' l'arbitro Rizzoli (protagonista in negativo della partita, avendo distribuito ben 10 gialli e 2 rossi) espelle Bianchi che chiude così dopo 5 minuti la sua partita d'esordio. Le occasioni, tornata la parità numerica, da ambo le parti, non mancano, su tutte la traversa colta da Bjelanovic dopo una bella parata di Ballotta ma la gara termina a reti bianche.

Nel match casalingo contro la Sampdoria di Walter Mazzarri la Lazio torna al successo imponendosi per 2 reti a uno sui liguri. Apre le marcature Stefano Mauri ma verso la fine del primo tempo arriva il pareggio doriano ad opera di Antonio Cassano. Nel secondo tempo Tommaso Rocchi risolve la partita realizzando un pregevolissimo goal che permette ai biancocelesti di rilanciarsi in classifica.

Contro l'Empoli Delio Rossi schiera un 4-4-2 con la consueta coppia Rocchi e Pandev. Appena al settimo minuto la Lazio va in svantaggio. La rete scaturisce da una precisa punizione di Ighli Vannucchi. Il resto della gara vede una Lazio disordinata sia nel primo tempo che nella ripresa, quando, con l'arretramento di Pandev e l'inserimento di Bianchi, passa al 4-3-1-2. Nonostante i cambi del tecnico gli aquilotti non riescono a realizzare un buon gioco e la partita finisce con l'espulsione di Kolarov ed una sconfitta meritata, contro un più ordinato Empoli.

La domenica seguente la Lazio ospita in casa l'Atalanta dell'ex Simone Inzaghi. Delio Rossi si affida ancora una volta alla collaudata coppia d'attacco Rocchi-Pandev, che rispetto alla partita contro l'Empoli offrono una migliore prestazione, infatti il bomber veneziano porta in vantaggio i laziali trasformando un rigore dopo un atterramento in area di Christian Manfredini. Nel secondo tempo dopo un gran tiro dalla distanza di Ledesma la Lazio raddoppia con Goran Pandev e alla fine dell'incontro Rolando Bianchi entrato da pochi minuti si procura il secondo rigore trasformato ancora da Tommaso Rocchi.

Al Sant'Elia i biancocelesti incontrano "l'ultima della classe". Nel primo tempo il Cagliari è molto agguerrito mentre la Lazio è spenta. La forma atletica ritrovata a Bergamo sembra essersi già dissolta. Nel secondo tempo, con l'inserimento di De Silvestri il ritmo migliora e, complice anche l'espulsione di Michele Fini al 62', gli aquilotti riescono a creare alcune belle occasioni. Il Cagliari, da parte sua, è bravo a ripartire in contropiede. La svolta della gara arriva nel finale. La Lazio col passare dei minuti si spegne e i rossoblù ne approfittano trovando la meritata vittoria all'89' con un bel colpo di testa di Matri che, imbeccato da Agostini, svetta di testa e insacca a fil di palo. Al rientro a Roma la squadra è accolta da un lancio di uova e Delio Rossi ha responsabilmente risposto alla pioggia di critiche: "Attaccate me".

Nella partita contro la Reggina la Lazio esce dall'Olimpico vincitrice. Il gol partita viene segnato su rigore da Rolando Bianchi. Per l'attaccante di Albano Sant'Alessandro la prima rete in biancoceleste arriva nel giorno in cui Delio Rossi lo schiera dal primo minuto preferendolo a Rocchi. Il match successivo in programma a Milano contro i rossoneri di Carlo Ancelotti finisce 1-1: la partita è noiosa nel primo tempo ma si vivacizza nella ripresa quando la Lazio trova il goal con Rolando Bianchi imbeccato da Tommaso Rocchi che così realizza il suo secondo goal nel giro di una settimana. Il Milan si sveglia e comincia a rendersi pericoloso con le incursioni di Pato e al 66' arriva il pareggio scaturito da un calcio d'angolo battuto irregolarmente (come gli altri della squadra milanese); Kaladze si lascia cadere in area di rigore e l'arbitro assegna il penalty che l'ex laziale Oddo realizza.

L'incontro col Livorno termina col risultato di 2-0 per i biancocelesti che chiudono i conti nel primo tempo con un 1-2 firmato dai "gemelli" Rocchi e Pandev, per quest'ultimo si tratta del decimo goal stagionale; il macedone quindi riesce ad andare in doppia cifra per la terza stagione consecutiva. Ad Udine la Lazio parte bene nel primo tempo creando numerose occasioni e realizzando un goal con Tommaso Rocchi, bravo a sfruttare un errore della difesa friulana. Dopo il pareggio dell'Udinese arriva l'inaspettato vantaggio con Cristian Ledesma che segna da fuori area un goal di pregevole fattura, ma negli ultimi minuti arriva il pareggio dei bianconeri ad opera di Di Natale.

Si arriva dunque al derby del 19 marzo che sarà ricco di goals e di emozioni. Parte bene la Lazio ma sono i giallorossi a passare in vantaggio grazie ad una papera dello svizzero Valon Behrami che cerca di togliere il pallone dall'area ma che finisce sulla schiena di Taddei; sul finire del primo tempo Goran Pandev trova il pareggio dopo un'azione tutta di prima. Nel secondo tempo Kolarov crossa in area dove Bianchi viene atterrato da Juan: è rigore, dal dischetto parte Rocchi che segna la rete del vantaggio laziale; ma la gioia dura poco perché arriva il pareggio di Perrotta. Il risultato della partita sembra essere già scritto ma al 92' Pandev crossa in area verso Stefano Mauri il quale tocca per Behrami che insacca la rete del definitivo 3-2, riscattando l'errore iniziale e permettendo alla Lazio di vendicare il risultato dell'andata.

Dopo il derby la Lazio va in trasferta a Firenze contro una Fiorentina orfana del portiere Sebastien Frey sostituito dal serbo Vlada Avramov. Qui la Lazio esce sconfitta 1-0 grazie al gol di Pazzini nella ripresa. La Lazio era rimasta in 10 uomini per l'espulsione di Mutarelli al 37' minuto.

Alla 31a giornata la Lazio affronta la capolista Inter. La settimana precedente la partita, è infuocata da dei presunti accordi tra Lazio e Inter per far vincere l'Inter impedendo alla Roma di avvicinarsi alla capolista. Non sarà così. Lazio-Inter finisce 1-1 grazie alle reti di Crespo e di Rocchi, ma la Lazio gioca una grande partita, forse la sua migliore partita del campionato, colpendo anche due traverse con Dabo (il migliore in campo) e Behrami.

Nella 32a giornata la Lazio va in trasferta a Parma. In porta si rivede Fernando Muslera che gioca una partita positiva condita da una grande parata sul difensore parmense Paci. La partita finisce 2-2. Budan porta in vantaggio il Parma al 17' sfruttando un buco dei due centrali biancocelesti. La Lazio pareggia al 35' grazie a Pandev e si porta in vantaggio 3 minuti dopo grazie ad un gran tiro da 25 metri finito sotto l'incrocio dei pali di Rolando Bianchi. Il pareggio avviene al 43' grazie ad un colpo di testa di Paci.

La domenica dopo la Lazio affronta il Siena all'Olimpico. Delio Rossi schiera molte riserve dal primo minuto (Baronio, Vignaroli, Tare, Rozehnal). Il primo tempo è noioso, sembra la classica partita di fine stagione, poi però alla fine del primo tempo la Lazio si porta in vantaggio grazie ad una bomba da fuori area di Massimo Mutarelli al 2° gol stagionale. Nel secondo tempo il copione non cambia, la partita resta noiosa. Ma quando il risultato sembra trascinarsi stancamente verso l'1-0, all'88' Muslera, confermato titolare da Delio Rossi dopo la buona prova di Parma, purtroppo si rende colpevole di una papera che manda in gol il difensore Simone Loria. La partita finisce 1-1 con Muslera ancora al centro di polemiche.

La domenica dopo la Lazio va a Catania e si rende protagonista di una brutta prova. La squadra è svogliata e senza idee e perde 1-0 grazie ad un rigore di Gionatha Spinesi, rigore concesso per fallo da ultimo uomo di Zauri, poi espulso. Da segnalare anche l'espulsione di Dabo per frasi irriguardose all'indirizzo dell'arbitro.

La domenica successiva va ancora peggio. La Lazio va a Torino per affrontare la Juventus senza gli squalificati Zauri, Dabo e Ledesma ma soprattutto senza la necessaria grinta che serve ad affrontare una grande squadra. Alla fine del primo tempo la Lazio è già in svantaggio per 4-0 grazie alle reti di Chiellini, Camoranesi, Del Piero e Trezeguet. Nella ripresa la Lazio da segni di risveglio, grazie anche all'ingresso di Fabio Vignaroli che sarà il migliore tra i "biancocelesti", arrivando almeno al 4-2 grazie alle reti di Rolando Bianchi e Siviglia. Lo stesso Siviglia al 75' si fa espellere per doppia ammonizione e all'88' la Lazio subisce il 5-2 ancora a opera di Chiellini.

Alla terz'ultima giornata la Lazio è chiamata ad una prova d'orgoglio dopo la figuraccia di Torino. L'avversario di turno è il Palermo di Colantuono. In porta si rivede Muslera. Al 25' la Lazio passa in vantaggio grazie ad un rigore di Pandev. Al 37' viene assegnato un rigore anche al Palermo ma Muslera si riscatta della papera col Siena respingendo il rigore di Amauri. Negli ultimi 10 minuti però la Lazio subisce la rimonta da parte del Palermo grazie ad una doppietta proprio di Amauri.

Nelle ultime due giornate le cose vanno meglio. Al Marassi di Genova, la Lazio affronta il Genoa e vince 2-0 grazie alle reti di Pandev e Rocchi e acquisisce la seconda vittoria in trasferta. Da segnalare il debutto di Ivan Artipoli con la maglia biancoceleste che gioca 57' minuti più che discreti.

Nell'ultima giornata la Lazio affronta il Napoli, ma negli spalti dell'Olimpico la testa è più a Parma e a Catania, dove si giocano Parma-Inter e Catania-Roma per decidere chi sarà campione d'Italia. Nell'indifferenza generale la Lazio batte il Napoli 2-1 grazie alle reti di Rocchi e del redivivo Firmani, che non giocava da Palermo-Lazio del girone d'andata. Inutile il gol napoletano di Domizzi. Ma negli spalti la soddisfazione più grande è la vittoria dell'Inter a Parma e il pareggio della Roma a Catania che consegna lo scudetto all'Inter.

Grazie alla terza posizione in campionato ottenuta nella stagione precedente il cammino della Lazio in Coppa Italia incomincia dagli ottavi di finale.

Il primo avversario è il Napoli che dapprima si è battuto contro due squadre di Serie B, eliminando al primo turno, con un secco 4-0, il Cesena, e al secondo turno, ai supplementari per 3-1, il Pisa; infine, al terzo turno, ha strappato la qualificazione eliminando il Livorno ai calci di rigore dopo il pareggio per 1-1 nel tempo regolamentare.

La partita di andata con i partenopei disputata all'Olimpico si è conclusa con la vittoria, per 2-1, della Lazio che nel secondo tempo grazie ai gol di De Silvestri, e Baronio ha ribaltato l'inizale vantaggio napoletano siglato da Dalla Bona.

All' Olimpico l'andata finisce 2-1 in favore della Lazio che gioca un buon primo tempo e trova il goal prima con una punizione di Aleksandar Kolarov e un minuto dopo con Valon Behrami, per la Fiorentina a segno Giampaolo Pazzini.

Il match di ritorno all Artemio Franchi di Firenze vede la vittoria della Lazio che si impone con lo stesso punteggio dell'andata: 2-1. Iniziano meglio i viola che vanno a segno con Franco Semioli, il pareggio laziale arriva ancora una volta con Aleksandar Kolarov che trasforma una punizione e nel secondo tempo è Tommaso Rocchi a chiudere il dicorso qualificazione.La Lazio in semifinale affronterà l'Inter.

La semifinale di andata a San Siro vede la Lazio ben sistemata in campo. La capolista Inter è in balia del gioco avversario ma riesce a evitare di subire reti. Nella gara di ritorno la Lazio entra in campo con la grinta giusta. Il primo tempo i biancocelesti costringono l'Inter a chiudersi in difesa. La Lazio in pochi minuti colpisce due pali. Clamoroso quello di Ledesma su punizione con Toldo immobile. Nel secondo tempo la Lazio riparte arrembante ma l'Inter con esperienza trasforma la gara in rissa e passa in vantaggio in contropiede grazie ad una bella rete del portoghese Pelé al 52'. Al 63' Roberto Mancini si fa espellere. La Lazio prova a reagire, ma il gioco è falcidiato dai falli. Su tutti il violento pugno di Cruz a Kolarov, non visto dall'arbitro Saccani e la sforbiciata su Pandev che porta all'espulsione di Materazzi. Nel finale, all'85' Cruz raddoppia grazie all'ennesima paperata dei portieri laziali. In questo caso di Ballotta.

L'avventura della Lazio in UEFA Champions League 2008 comincia dal 3° turno preliminare. L'avversaria sorteggiata è la Dinamo Bucarest. La partita di andata giocata a Ferragosto all'Olimpico termina 1-1, mentre nel ritorno a Bucarest i biancocelesti si impongono per 3-1 qualificandosi così alla fase successiva. Grande prestazione dei biancocelesti, che dopo essere passati in svantaggio nel primo tempo, ribaltano il risultato. Nella fase a gironi la squadra viene sorteggiata con i campioni di Spagna in carica del Real Madrid guidati dal capitano Raùl e dal capitano della nazionale italiana Fabio Cannavaro , i tedeschi del Werder Brema che contano tra le loro file la stella Diego e i vincitori del campionato greco dell'Olympiakos Pireo nel gruppo C. Nonostante delle ottime prestazioni, nelle partite di andata di questa fase della competizione, i biancocelesti ottengono solo due punti pareggiando per 1-1 nella trasferta contro l'Olympiacos: al goal dei greci risponde Luciano Zauri e, per 2-2 all'Olimpico contro il temibie Real Madrid in cui si mette in evidenza il talento di Goran Pandev autore di una doppietta. In Germania arriva invece una sconfitta per 2-1 che assegna alla Lazio, momentaneamente l'ultmo posto del girone. Grazie alla doppietta di Rocchi al Werder Brema la squadra di Delio Rossi ottiene la prima vittoria; in casa contro l'Olympiakos Pireo la partita finisce 1-2 per gli ospiti: apre le marcature Goran Pandev al 30', pochi minuti dopo arriva il pareggio greco con Luciano Galletti e al 64' Darko Kovacevic sigla il goal della vittoria greca. La partita al Santiago Bernabeu contro le merengues finisce 3 a 1 per gli spagnoli: goal di Baptista, Raul e Robinho nel primo tempo, e goal di Pandev nel secondo. Allo scadere Rocchi sbaglia anche un rigore. La Lazio così esce quarta nel girone C di Champions League.

La Lazio ha partecipato, con la squadra di casa dell'AFC Ajax, gli inglesi dell'Arsenal F.C. e gli spagnoli dell'Atletico Madrid all'edizione 2007 del Torneo di Amsterdam, competizione istituita nel 1975 per commemorare i 700 anni della fondazione della città di Amsterdam. La presenza biancazzurra al torneo, vinto nell'edizione del 1999, mancava dal 2000. La competizione è stata vinta dai Gooners che hanno chiuso primi con 9 punti, mentre i biancocelesti hanno totalizzato solo 2 punti duvuti alle reti di Pandev all'Arsenal e Mauri ai Colchoneros.

La Lazio ha partecipato, vincendo 5-2, alla quarta edizione del Trofeo Ted Bates, competizione amichevole intitolata a Ted Bates, ex giocatore, allenatore, direttore e presidente del club che viene disputata al St. Mary's Stadium di Southampton. Le reti biancazzurre sono state realizzate da Pandev su punizione e dalle doppiette di Mauri e Rocchi. Per gli inglesi hanno segnato Kenwyne Jones e Grzegorz Rasiak.

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Storia dell'Unione Sportiva Città di Palermo

La formazione tipo nella stagione 1968-1969

Voce principale: Unione Sportiva Città di Palermo.

La prima squadra di calcio che rappresentò la città siciliana di Palermo nacque nel 1898, costituita da una formazione mista anglo-italiana. Il primo nome della società fu Anglo Panormitan Football Club, il primo presidente Joseph Whitaker (che allora era il console inglese a Palermo), il primo allenatore era Blake e il primo campo da gioco fu lo Stadio Ranchibile.

Appena 2 anni dopo nel 1900, nacque a Palermo, per volere di Majo Pagano (un giovane che aveva conosciuto il calcio in Inghilterra), un'altra squadra che avrà più fortuna e sarà riconosciuta come prima squadra: il nome era Palermo football and criket club.

Il Palermo football and cricket club disputò la sua prima partita il 30 dicembre 1900 contro una non identificata squadra amatoriale inglese perdendo 5-0. Le partite venivano quasi sempre giocate su un terreno di proprietà dei Whitaker. Il 3 aprile 1901 il club palermitano gioca contro il "Caterina Walker", pareggiando 1-1.

Inizialmente i colori della squadra erano il rosso e il blu, e solo nel 1907 si scelsero i celebri colori sociali rosa e nero. Sul passaggio a questi colori sono sorte diverse leggende: la più diffusa racconta che il rosso e il blu stinsero in rosa e nero a causa di un candeggio sbagliato, ma il fatto che analoghe storielle circolino sulle nascita delle maglie di altri club mina la credibilità di questa versione. Più realisticamente il rosa e il nero potrebbero rappresentare il rosolio e l'amaro prodotti dalla famiglia di Joseph Whitaker, da bere rispettivamente dopo una vittoria e dopo una sconfitta. L'ipotesi più accreditata resta la lettera inviata da Giuseppe Airoldi a Giosuè Whitaker, convincendolo a cambiare i colori sociali in rosa e nero, come metafora del dolce e dell'amaro a causa dei risultati alterni. I colori vennero cambiati all'alba della stagione agonistica 1907-1908. La scelta del rosa e del nero come colori sociali rende la divisa del Palermo fra le più originali del panorama calcistico mondiale.

La prima partita ufficiale venne disputata il 18 aprile 1901 contro il Messina Football Club, la partita finì 3-2 per il Palermo. Dal 1905 in poi le due squadre si affrontarono nella Whitaker Challenge Cup, il Palermo vinse questo torneo una volta.

Dal 1909 al 1915 il Palermo partecipò alla Lipton Challenge Cup, una competizione annuale organizzata dal miliardario inglese Sir Thomas Lipton. Il regolamento prevedeva che si sarebbero contese il trofeo la migliore squadra siciliana e la migliore campana. Nelle sette edizioni della Lipton Cup il Palermo si qualificò sempre alla finale, dove affrontò il Naples in cinque occasioni, con un bilancio di tre vittorie e due sconfitte, e l'Internazionale Napoli nelle altre due edizioni, centrando due vittorie. I rosanero conquistarono dunque in totale la competizione cinque volte. Nel marzo 1914 venne inaugurato il campo "Ranchibile" di Piazza Leoni.

Nel 1920 la squadra, con il nome di Unione Sportiva Palermo, conquistò il primo titolo ufficiale, la Coppa Federale Siciliana, dove militavano anche le squadre di Catania e Messina. L'anno dopo partecipò per la prima volta al campionato di Prima Divisione, la massima serie di allora, e venne inserito nel campionato siciliano della lega sud. Il Palermo vinse in tre occasioni il campionato siciliano (1921-1922; 1923-1924; 1925-1926) qualificandosi alla fase finale della lega Sud. In tutte queste occasioni venne però eliminata nella fase interregionale. A seguito di una riforma dei campionati, la Prima Divisione divenne una specie di Serie B: il Palermo nel 1926-1927 dovette però ritirarsi a stagione iniziata per problemi finanziari.

Dopo la fusione con la Vigor Palermo, nel 1927-1928 il Palermo disputò la Seconda Divisione, nel 1928-1929 ritornò in Prima Divisione, divenuta però nel frattempo l'equivalente della Serie C di oggi. Per l'occasione viene creato un nuovo scudetto in stile futurista. Fu promosso in Serie B l'anno successivo. Nella stagione 1930-1931 sfiorò la promozione in A terminando il campionato al terzo posto a soli tre punti dal Bari. Nella stagione successiva il Palermo ottenne la promozione in Serie A grazie anche ai 27 gol segnati dal suo bomber Radice.

Nello stesso anno venne inaugurato lo Stadio "La Favorita" di Palermo che allora si chiamava Stadio Littorale. La prima partita nel nuovo stadio venne disputata il 24 gennaio 1932 contro l'Atalanta, il Palermo vinse la partita per 5-1. Negli anni successivi il Palermo divenne una presenza stabile della massima serie, raggiungendo nel 1934-1935 il settimo posto. La stagione successiva tuttavia venne retrocesso in Serie B.

In quegli anni nella serie cadetta militavano tre squadre siciliane, il Palermo, il Messina e il Catania; fu allora che il Palermo giocò i primi derby contro gli etnei. La prima partita ufficiale tra le due squadre, nei Sedicesimi di Coppa Italia, si giocò a Catania nel 1935-1936 e finì 1-0 per la squadra di casa. Il primo derby in campionato si disputò il 1° novembre 1936 allo Stadio Littorio, finì 1-1 e fu vista da solo otto tifosi del Catania; il Palermo vinse poi la gara di ritorno per 1-0.

Nel 1940 la squadra venne esclusa dal campionato per inadempienze finanziarie, ricominciando dalla Serie C in seguito alla fusione con la Juventina Palermo. Nel 1942 la squadra tornò in Serie B, ma nella stagione successiva il presidente della società Beppe Agnello fu costretto a ritirare la squadra dal campionato cadetto in seguito all'invasione americana della Sicilia.

Nella stagione 1947-1948 il Palermo vinse il campionato di Serie B e ritornò così in Serie A: in quella squadra militavano giocatori rimasti nel cuore dei tifosi come il cecoslovacco Čestmír Vycpálek e gli italiani Conti, Di Bella e Pavesi. Il presidente del Palermo era il Principe Raimondo Lanza di Trabia. Il Palermo arrivò 11° in A la stagione successiva, seguirono poi altre quattro stagioni concluse a metà classifica. Nel 1953-1954 subì la retrocessione in Serie B dopo degli spareggi molto discussi contro SPAL e Udinese.

Senza scoraggiarsi il Palermo diede vita a una vera rivoluzione, che coinvolse tutti i livelli, incluso il presidente. Fu assunto un nuovo allenatore, Carlo Rigotti, insieme a 14 giocatori, incluso Enzo Benedetti, che diverrà il capitano della squadra dal 1955 al 1962.

Grazie a un secondo posto in B nella stagione 1955-1956 il Palermo tornò in Serie A. Il Palermo divenne negli anni successivi una squadra che alternava promozioni in A a retrocessioni in B. L'allenatore del periodo era Ettore Puricelli, la vera star era l'ex del River Plate Santiago Vernazza, idolo dei tifosi grazie a 51 gol in 115 partite. È tuttora oggi secondo nella classifica marcatori del Palermo.

Negli anni '60 militò nel Palermo il portiere Roberto Anzolin che poi venne ceduto alla Juventus con cui giocò oltre 200 partite. Un altro storico giocatore che militò nel Palermo in quegli anni fu Giuseppe Furino. Negli anni '60 la società rosanero ebbe un buon rapporto con la Juventus, che prestò ai rosanero Carlo Mattrel e Franco Causio. L'apice dei risultati sportivi arrivò nella stagione 1961-1962, i rosanero disputarono infatti un ottimo campionato arrivando a un prestigioso 8° posto. La stagione seguente il Palermo non riuscì a confermarsi e retrocedette in Serie B.

Nel 1968 la società cambiò la denominazione in Società Sportiva Calcio Palermo.

Il 4 maggio 1970 si apre una nuova pagina della storia della società palermitana: Renzo Barbera diviene il nuovo presidente del club. Famoso per la sua umanità, Barbera è ancora oggi il presidente più amato, al punto che dopo la sua morte lo Stadio della Favorita gli sarà dedicato. Ciò nonostante la sua presidenza fu avara di soddisfazioni: dopo la promozione del 1971-1972 il Palermo subì l'immediata retrocessione nel 1972-1973. Bisognerà attendere 31 anni per rivedere il sodalizio siciliano nella massima serie. Nonostante giocasse in B in quel periodo il Palermo arrivò in finale di Coppa Italia in due occasioni: nel 1973-1974 e nel 1978-1979. Specialmente la finale di Roma del 23 maggio 1974 lasciò l'amaro in bocca ai tifosi rosanero: in vantaggio fino all'ultimo minuto per 1-0 con gol di Sergio Magistrelli, venne raggiunto all'ultimo minuto con un rigore inesistente magnanimamente dall'arbitro Gonella per fallo su Bulgarelli. Il Bologna vincerà poi ai calci di rigore dopo che i tempi supplementari si erano chiusi senza ulteriori reti. Nel 1979 perse la finale di Napoli per 2-1, dopo i tempi supplementari, battuta dalla Juventus che era riuscita a pareggiare sul finale di partita il gol di Chimenti.

Il 7 marzo 1980 Barbera vendette il club al costruttore Gaspare Gambino.

Nel 1980-1981 la squdra scontò una penalizzazione di cinque punti in seguito allo scandalo "Totonero" che coinvolse il centrocampista del Palermo Guido Magherini, squalificato per 3 anni e mezzo.

Gli anni '80 furono un periodo molto difficile della lunga storia rosanero. Nel 1983-1984 il Palermo venne retrocesso in Serie C1: si trattò della prima retrocessione sul campo in terza serie nella storia del Palermo, e fu vissuta dalla città come un momento molto umiliante. Arrivò comunque una pronta riscossa con l'immediato ritorno in Serie B la stagione successiva. Ma il peggio doveva ancora venire: il 23 febbraio 1985 il presidente Roberto Parisi venne ucciso in un agguato mafioso.

Al termine della stagione 1985-1986 il Palermo fu radiato dalla FIGC per un debito di poco inferiore ai 500 milioni di vecchie lire, che non fu pagato dopo le dimissioni in blocco della dirigenza seguite allo scandalo "Calcioscommesse 2". Dopo la radiazione il club scomparve per un anno. L'allora seconda squadra della città, l'Olympia, che militava nel campionato di Promozione regionale, tentò di sostituirsi al Palermo cambiando nome in Palermolympia, ma il sodalizio non entrò mai nel cuore dei tifosi.

Grazie all'appogio delle istituzioni locali, come il sindaco Leoluca Orlando, il ministro Carlo Vizzini e l'industiale Salvino Lagumina, il 7 gennaio 1987 rinacque l'Unione Sportiva Palermo, che grazie ad una deroga della Federazione venne ammesso direttamente alla Serie C2. Per festeggiare il ritorno del Palermo allo Stadio Renzo Barbera, venne giocata un'amichevole contro l'Atletico Mineiro (1-2): gli spettatori furono quasi 50.000 in uno stadio che ne poteva contenere un pò più della metà.

Subito, nel 1987-1988, venne conquistata la promozione in Serie C1.

Nell'agosto 1990, sull'eco del recente mondiale, a Palermo giocò in amichevole la Juventus con nella sua rosa il siciliano Salvatore Schillaci: l'incasso fu di oltre 900 milioni di lire. Dopo tre stagioni di C1, il Palermo tornò in Serie B nel 1990-1991 ma l'anno dopo tornò subito in C1. Il Palermo vinse nuovamente il campionato di Serie C1 nel 1992-1993, in quella stagione venne conquistato anche l'unico trofeo ufficiale della storia del Palermo Calcio: la Coppa Italia di Serie C, vinta al quarto tentativo dopo le finali perse negli anni precedenti. Nel 1993 venne cambiata la denominazione in Unione Sportiva Città di Palermo. I rosanero restarono in Serie B per quattro stagioni consecutive, ottenendo risultati prestigiosi in Coppa Italia come la vittoria a S.Siro per 1-0 contro il Milan nel 1994-1995, o il raggiungimento dei quarti di finale nel 1995-1996.

In quegli anni, a causa delle ristrettezze finanziarie della società, la squadra era composta da moltissimi prodotti del vivaio rosanero: la squadra passata alla storia come "il Palermo dei picciotti" nella stagione 1995-1996 sfiorò la tanto agognata promozione in Serie A. Tra i giovanissimi che militavano in quel Palermo ricordiamo Gaetano Vasari, Giacomo Tedesco e Francesco Galeoto, passati poi tutti in società della serie maggiore. A guidare questo gruppo erano un capitano di lunga esperienza, Roberto Biffi, e l'allenatore palermitano Ignazio Arcoleo.

Ma i miracoli non si ripetono e nel 1996-1997 il Palermo venne retrocesso in Serie C1. Nel 1997-1998 giocò uno dei suoi peggiori campionati, retrocedendo in Serie C2 dopo una drammatica e scioccante sconfitta nei play-out contro la Battipagliese: 0-1 in trasferta, 0-0 alla Favorita. Tuttavia il Palermo venne ripescato in C1, in seguito all'esclusione per problemi finanziari dell'Ischia Isolaverde: questo fu l'inizio della riscossa verso i massimi livelli del calcio italiano.

Il presidente della Roma Franco Sensi comprò il club nel 2000 e nella stagione 2000-2001 conquistò la promozione in Serie B, dopo una fuga solitaria che stava però per terminare prima del traguardo, a causa di una travolgente rimonta ad opera del Messina: decisivo risultò il cambio di allenatore a due giornate dalla fine, da Sonzogni a Sella.

Dopo aver raggiunto una tranquilla salvezza in Serie B nel 2001-2002, nell'estate del 2002 Sensi vendette il Palermo a Maurizio Zamparini per 15 milioni di euro. L'ex proprietario del Venezia comprò numerosi giocatori, operando un vero travaso dal suo vecchio club.

La stagione 2002-2003 fu la prima dell'era Zamparini: il club fu inizialmente allenato da Ezio Glerean che venne però esonerato in seguito alla sconfitta per 4-2 contro l'Ancona alla prima giornata, e sostituito da Daniele Arrigoni che venne a sua volta esonerato. Fu chiamato ad allenare la squadra Nedo Sonetti che fu artefice di una grande rimonta, fermatasi solo all'ultimo atto. Il Palermo non riuscì a centrare la promozione in A per la sconfitta all'ultima giornata per 3-0 a Lecce. Il Palermo terminò quindi il campionato al quinto posto. Nonostante i buoni risultati, a fine stagione Sonetti fu sostituito dall'ex allenatore dell'Empoli Silvio Baldini.

Per la stagione 2003-2004 l'ambizioso Zamparini rinforzò la squadra comprando buoni giocatori come Luca Toni, Lamberto Zauli ed Eugenio Corini e le giovani promesse Simone Pepe, Andrea Gasbarroni e Christian Terlizzi. Nonostante fosse in testa alla classifica Baldini fu esonerato nel gennaio 2004, dopo una inaspettata sconfitta casalinga contro la Salernitana. Il Palermo, rinforzato dagli acquisti di Fabio Grosso, Antonio ed Emanuele Filippini, e Jeda, sostituì Baldini con Francesco Guidolin. I rosanero terminarono la stagione al primo posto venendo promossi in Serie A dopo 31 anni. Grandi protagonisti furono tra tutti Luca Toni (capocannoniere del torneo con 30 reti) ed Eugenio Corini, in una squadra forte che annoverava anche alcuni palermitani, tra cui il "picciotto" Gaetano Vasari e Pietro Accardi. Vasari, all'ultima giornata di campionato, si rese protagonista dell'ultima rete del Palermo in serie cadetta: nonostante il gol fosse ininfluente per il risultato, l'intero stadio esultò e il giocatore si commosse poiché con quel gol mantenne la promessa fatta al papà prima della sua morte: riportare il Palermo nella massima serie.

In vista della stagione 2004-05 Zamparini rinforzò ulteriormente la squadra allestendo un organico di prim'ordine, composto da giocatori di fama e calibro già approdati in nazionale e da giovani promettenti come Andrea Barzagli, Simone Barone, Mariano González e Cristian Zaccardo, anch'essi in seguito approdati in nazionale. Grazie a questo organico la squadra si classificò 6a nel campionato di Serie A 2004-2005 e si qualificò per la prima volta nella sua storia in Coppa UEFA.

Quella stagione fu sicuramente delle più esaltanti - raramente si è vista una matricola approdare in Europa - e rischiò addirittura di finire in Champions League, sogno sfumato dopo una contestata sconfitta con la Sampdoria, maturata nel recupero per un rigore segnato da Flachi ed assegnato dall'arbitro per un fallo di mani del difensore Fabio Grosso.

La stagione successiva vede l'addio del tecnico Guidolin e l'arrivo al suo posto di Luigi Del Neri. Il mercato estivo fu caratterizzato soprattutto dalla dolorosa partenza del centravanti Luca Toni, ceduto alla Fiorentina per 10 milioni di euro, dopo l'improvviso desiderio del giocatore di essere ceduto e dagli arrivi di giocatori come Cristiano Lupatelli, David Di Michele, Stephen Makinwa e Giovanni Tedesco. Il team iniziò bene la nuova stagione battendo per 3-2 l'Inter e superando il primo turno di Coppa UEFA, con la doppia vittoria sull'Anorthosis Famagusta FC (2-1 e 4-0 a Cipro). Il Palermo vinse in seguito la fase a gironi in cui affrontò l'RCD Espanyol, il Lokomotiv Mosca, il Maccabi Petah Tikva ed il Brøndby IF, qualificandosi così ai sedicesimi di finale.

Nonostante le ottime prestazioni in Coppa UEFA il Palermo non riuscì a fare altrettanto bene in campionato; Del Neri venne di conseguenza esonerato nel gennaio 2006 in seguito alla sconfitta casalinga contro il Siena per 3-1 e venne sostituito da Giuseppe Papadopulo. Papadopulo debuttò con una sensazionale vittoria per 3-0 contro il Milan nel match di ritorno dei quarti di finale di Coppa Italia permettendo al Palermo di qualificarsi alle semifinali per la terza volta nella sua storia; i rosanero furono poi eliminati dalla competizione in semifinale dalla AS Roma, nel corso di una partita di ritorno sfortunata e condizionata negativamente dall'arbitraggio. Il Palermo, dopo aver sconfitto ai sedicesimi i temibili cechi dello Slavia Praga, fu eliminato anche in Coppa UEFA agli ottavi dallo FC Schalke 04 (1-0 all'andata per i rosanero; 0-3 per i tedeschi in Germania al ritorno, al termine di una partita messasi male per il calcio di rigore dello 0-1 assegnato a fine primo tempo per fallo di mani del capitano Eugenio Corini, espulso nell'occasione). La stagione terminò, comunque, con un insperato ottavo posto, che garantì la presenza all'Intertoto. Ma le conseguenze dello scandalo Calciopoli fecero sì che il Palermo si qualificasse per la seconda volta consecutiva in Coppa UEFA, terminando il torneo ufficialmente al quinto posto e sfiorando la storica qualificazione in Champions League, cui invece pervenne il Chievo Verona: la società rosanero, in effetti, dopo una prima sentenza della giustizia sportiva, si era ritrovata ammessa nella più prestigiosa Coppa europea di calcio. Successivamente, una criticata sentenza di secondo grado riammise il Milan (coinvolto nello scandalo e pertanto pesantemente sanzionato in primo grado) alla Champions League, beffando proprio il Palermo (peraltro, poi, quella edizione della Champions League sarebbe stata vinta proprio dalla società milanese).

In vista della stagione 2006-07 il Palermo acquistò, tra gli altri, Aimo Diana, Mark Bresciano, Fábio Simplicio e, soprattutto, l'attaccante Amauri ma vendette il neo-Campione del mondo Fabio Grosso all'Inter. Il Palermo iniziò benissimo il campionato ottenendo risultati di prestigio, come la vittoria per 2-1 sul campo della Lazio, e per 5-3 nel derby casalingo con il Catania, e dopo appena 3 giornate il Palermo andò per la prima volta da sola in testa alla classifica della Serie A a punteggio pieno.

Grazie alla vittoria per 3-0 contro il Torino all'undicesima giornata il Palermo stabilì la sua miglior striscia di vittorie consecutive in serie A: 5. Giovanni Tedesco giocando la partita Palermo-Torino arrivò a quota 200 gare in serie A, con questa vittoria mantenne ancora il primo posto assieme all'Inter, permanendovi fino al 18 novembre 2006, giorno in cui, perdendo in trasferta contro il Cagliari nel corso di una gara molto sfortunata, fu superato in classifica dai nerazzurri. Nella giornata successiva i rosanero persero lo scontro diretto con l'Inter per 1-2 e vennero scavalcati, anche dalla Roma, posizionandosi terzi. Il Palermo chiuse il girone di andata al terzo posto pareggiando in seguito con il Parma ed il Siena, perdendo contro la Roma, e vincendo contro Ascoli, Livorno, e Udinese.

I rosanero iniziarono bene anche in Coppa UEFA, eliminando i pericolosi londinesi del West Ham United al primo turno. Tuttavia il Palermo venne eliminato nella fase a gironi, finendo penultimo nel girone con Celta de Vigo, Eintracht Francoforte, Fenerbahçe e Newcastle United, nonostante la vittoria sul campo dei tedeschi. In seguito ai gravi incidenti avvenuti il 2 febbraio 2007 durante ed al termine della partita Catania-Palermo, terminata 1-2, durante i quali morì l'Ispettore Capo della P.S. Filippo Raciti, tutte le competizioni organizzate sotto l'egida della FIGC (dalla Serie A alle categorie giovanili) furono sospese "fino a nuova determinazione" (Comunicato Ufficiale FIGC n°63 del 2/2/2007). Ripreso il campionato, complice l'infortunio di Amauri (rottura parziale del legamento crociato), per il Palermo iniziò una crisi di gioco e di risultati: la squadra, allora terza, procedette a passo di retrocessione, con conseguente erosione del vantaggio accumulato e accantonamento delle speranze di qualificazione alla Champions League, troppo presto data per acquisita (a fine girone di andata erano 15 i punti di vantaggio sulla quinta). La squadra siciliana, così, fu superata in classifica da Lazio e Milan, finendo al quinto posto.

Il Presidente Maurizio Zamparini esonerò l'allenatore Francesco Guidolin il 23 aprile 2007 in seguito alla sconfitta casalinga per 3-4 contro il Parma, allora terzultimo. Vennero assunti al suo posto gli allenatori Renzo Gobbo e Rosario Pergolizzi che debuttarono con una vittoria per 2-1 in trasferta contro il Livorno, vittoria che mancava da 11 giornate, ma persero due partite consecutive, inclusa quella per 3-2 contro l'Ascoli ultimo e già retrocesso, che fecero scendere i rosanero al settimo posto e convinsero Zamparini a richiamare Guidolin sulla panchina rosanero per le ultime due giornate. Grazie a due vittorie in suddette ultime due giornate, contro il Siena e l'Udinese, il Palermo terminò la stagione al quinto posto qualificandosi alla Coppa UEFA 2007-2008 per la terza volta consecutiva e conquistando il record dei punti ottenuti in Serie A (58). Il ritorno di Guidolin comunque durò solo fino alla fine del campionato.

Il 31 maggio 2007 il Presidente del Palermo Maurizio Zamparini assume come allenatore Stefano Colantuono per la stagione 2007-2008. Furono comprati il centrocampista Giulio Migliaccio dall'Atalanta ed il portiere Samir Ujkani dall'Anderlecht. Contemporaneamente il capitano Eugenio Corini lascia la squadra.. Furono ingaggiati anche Boško Janković e Fabrizio Miccoli, che prese il posto di David Di Michele, ceduto al Torino, mentre il contestato centravanti Andrea Caracciolo fu trasferito in comproprietà alla Sampdoria. L'inizio di stagione è altalenante: la squadra riesce a battere i campioni d'Europa del Milan, ma si fa eliminare in casa, al primo turno di Coppa UEFA, dai modesti cechi del Mladá Boleslav, ai rigori, dopo aver vinto in trasferta la gara di andata per 1-0 (gol di Boško Janković). In seguito all'eliminazione Stefano Colantuono viene contestato da Maurizio Zamparini ed anche i tifosi non gradiscono affatto l'eliminazione dal torneo europeo.

Il 27 novembre 2007, il giorno dopo la sconfitta del Palermo contro la Juventus a Torino per 5 a 0, il presidente Maurizio Zamparini esonera Stefano Colantuono e richiama sulla panchina siciliana Francesco Guidolin. Dopo il ritiro invernale di Siviglia, l'anno nuovo porta ai rosanero le prime delusioni: netta sconfitta a Genova con la Sampdoria per 3-0 ed eliminazione dalla Coppa Italia ad opera dell'Udinese (0-0 al Friuli, 0-1 in Sicilia con gol dei bianconeri a un minuto dalla fine). Il girone d'andata si chiude con la sconfitta casalinga contro Siena per 2-3. Nel mercato di gennaio Zamparini rinforza la squadra con Federico Balzaretti, l'albanese Edgar Çani e Luca Di Matteo; scoppia inoltre il caso de Melo, attaccante brasiliano che gioca in Francia, conteso con il Parma. Vengono ceduti al Torino il difensore Pisano e il centrocampista Diana, proprio in vista della sfida diretta con la stessa squadra, all'Olimpico, domenica 10 febbraio. Ma un doloroso addio si consuma da parte di Brienza, ceduto alla Reggina: lui stesso, con una lettera aperta sui quotidiani della città, saluta i tifosi. Franco Brienza rappresenta la storia ultima del Palermo, il giocatore che più di tutti ha vissuto da attore l'escalation della squadra rosanero dalla Serie C1 alla A, passando, con la maglia rosa, dai campi della Battipagliese e del Savoia, a San Siro o all'Olimpico di Roma. Per ironia della sorte, nella terza giornata di ritorno del campionato, il Palermo perde a Torino con i classici gol degli ex, 1 goal di Diana e 2 di Di Michele (3 a 1 il risultato finale), dopo che la squadra rosanero aveva chiuso il primo tempo in vantaggio con la 17a rete di Amauri in maglia rosanero.

A marzo, subito dopo Pasqua, dopo un'altra serie di tre sconfitte consecutive contro Inter, Parma e Genoa, Guidolin viene di nuovo esonerato, concludendo la sua quarta distinta esperienza in rosanero in pochi anni, e al suo posto viene richiamato Stefano Colantuono. Il Colantuono-bis comincia nella dolorosa trasferta di Napoli, una gara che il Palermo avrebbe potuto vincere ma che perse al 90' con un gol di Marek Hamšík. La gara successiva fu un trionfo rosanero inaspettato contro la Juventus per 3-2 con splendida doppietta di Amauri e gol strepitoso di Mattia Cassani. Con questi risultati il Palermo riesce a chiudere all'11° posto il suo campionato, positivo solo in parte, grazie alle prestigiose vittorie contro Juventus e Milan e il pareggio al Barbera contro l'Inter.

Dopo la deludente stagione 2007-2008, il Palermo inizia una ricostruzione dalle fondamenta. Si consuma l'addio di Amauri che risponde alla chiamata della "vecchia signora" e chiude la sua bella parentesi rosanero dopo avere siglato 23 reti con la maglia del Palermo. Anche altri due giocatori "storici" hanno terminato il loro ciclo a Palermo: i campioni del mondo Barzagli e Zaccardo raggiungono, infatti, Toni nella Bundesliga, essendo stati ceduti al Wolfsburg. Tra i nuovi acquisti spiccano Marco Amelia, secondo di Buffon in Nazionale (dal Livorno), il capitano della Nazionale Olimpica alle Olimpiadi di Pechino 2008 Antonio Nocerino (dalla Juventus) e l'ex-regista di Lazio e Fiorentina Fabio Liverani, chiamato a recuperare il ruolo di regista venuto a mancare dopo la cessione di Corini al Torino.

Ma la rivoluzione non ha colpito solo l'aspetto tecnico ma anche quello dirigenziale: Rino Foschi stesso lascia il 30 giugno 2008, alla scadenza del suo contratto, ringraziando il presidente e i tifosi (come è sua consuetudine, Foschi firma sempre e solo contratti annuali). Il suo posto come direttore sportivo viene preso da Walter Sabatini, ex dirigente della Lazio.

Un altro aspetto "rivoluzionario" è il fatto che per le stagioni 2008-2009 e 2009-2010, il Palermo ha ottenuto il diritto di far parte dell'ECA, in base ad una graduatoria stilata dalla UEFA stessa. Anche per questo motivo riceverà degli indennizzi ecomonici per ogni calciatore che sarà impegnato con la rispettiva Nazionale. Il primo risultato in questo senso si è visto all'inizio di dicembre 2008, quando la società ha ricevuto dall'UEFA 121.837 euro di rimborso.

La palla passa poi al campo, che è subito beffardo: il 23 agosto la squadra viene infatti eliminata all'esordio in Coppa Italia (Terzo turno) per mano del Ravenna (1-2 il risultato), togliendo subito alla squadra rosanero il primo obiettivo stagionale.

Agosto si conclude in maniera movimentata e confusa: viene dapprima tagliato, disputando solo un tempo in Coppa Italia, il neo-acquisto Túlio de Melo; successivamente, viene ceduto anche Boško Janković in prestito al Genoa; infine l'allenatore Stefano Colantuono, a seguito delle due sconfitte in Coppa Italia e nella prima giornata di campionato, viene esonerato e rimpiazzato con Davide Ballardini all'insaputa del d.s. Walter Sabatini.

Nelle sue prime cinque partite sulla panchina del Palermo, Ballardini ottiene 12 punti frutto delle quattro vittorie con Roma (3-1), Genoa (2-1), Reggina (1-0) e Juventus (2-1) e di una sconfitta immeritata a Napoli (2-1). Ben presto arriva però la prima "crisi" di risultati, ovvero un solo pareggio contro il Lecce (1-1) dopo due sconfitte contro Catania (2-0) e Fiorentina (1-3).

Altre importanti vittorie del girone di andata sono quelle contro il Chievo Verona (3-0), Milan (3-1) e Sampdoria in trasferta (0-2).

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