Algeri

3.4571428571613 (1225)
Inviato da murphy 06/04/2009 @ 18:07

Tags : algeri, algeria, africa, esteri

ultime notizie
Wto: Algeria, non rivede prezzo gas - ANSA
(ANSA) - ALGERI, 21 MAG - Il ministro algerino del Commercio ha affermato che l'Algeria non rivedra' il prezzo del gas sul mercato nazionale. Una delle condizioni poste dall'Organizzazione mondiale del commercio (Wto) per l'adesione del paese...
Algeria: 5 gendarmi morti, un ferito - ANSA
(ANSA) - ALGERI, 21 MAG - Cinque gendarmi sono morti e un altro e' rimasto ferito in un'imboscata compiuta da un gruppo armato di matrice islamica ieri in Algeria. E' accaduto a Oueld Antar, tra le montagne vicino a Medea, 80 km a sud della capitale....
Il biografo - il Giornale
Alain Vircondelet (nella foto tonda) è nato ad Algeri nel 1944, città che ha lasciato nel '62. Ha continuato i suoi studi in Francia, laureandosi in lettere e diventando poi professore alla Facoltà di lettere dell'Istituto cattolico di Paris....
Algeri 41°C: la "gobba" africana verso l'Italia - Meteo Giornale
Mali, Algeria e Tunisia i paesi toccati dal percorso dell'onda di calore. Alluvioni nel Queensland sudorientale e nel nord del Nuovo Galles del Sud. Precipitazioni intense in Nuova Caledonia. Gran caldo in India e Iran, 45°C ad Abadan....
Italia-Algeria/ Fini ad Algeri in visita ufficiale - Wall Street Italia
Algeri, 11 mag. (Apcom) - Il presidente della Camera Gianfranco Fini è giunto ad Algeri per una giornata di visita ufficiale nella capitale algerina. Sono previsti incontri con le massime autorità del Paese: è stato accolto dal presidente...
Algeria: scontri, uccisi 5 islamici - ANSA
(ANSA) - ALGERI, 18 MAG - Cinque membri dei gruppi armati di matrice islamica sono stati uccisi ieri notte in Algeria durante uno scontro con le forze di sicurezza. Secondo quanto riferisce l'agenzia Aps che cita fonti della sicurezza, i cinque uomini...
Algeria: nasce nuovo partito Mpc - ANSA
(ANSA) - ALGERI, 16 MAG - Al via in Algeria una nuova formazione politica: il Movimento per la predicazione e il cambiamento (Mpc),fondato da Abdelmadjid Menasra. Il partito ha annunciato di voler instaurare uno Stato islamico in conformita' con la...
Spagna, Algeria, Marocco, Pakistan, India, Mali, Sudan: festival ... - Meteo Giornale
34°C a Madrid, 39°C ad Algeri, 40°C a Oujda, 48°C a Nawabshah, 47°C a Hissar, 45°C a Nioro, 46°C a Khartoum. Nell'autunno australe, 35°C in Paraguay, 37°C in Australia. Caldo anche in Messico e Arizona: Phoenix 41°C. Diluvio in Australia orientale,...
Saipem: contratto in Algeria - La Stampa
Saipem ha reso noto di aver firmato un contratto con l'algerina Sonatrach per l'ingegneria, l'approvvigionamento di materiali e la costruzione del terminale marittimo destinato all'esportazione dei prodotti del futuro impianto di Ammonia/Urea di Arzew,...

Algeri

Algeri (Algeria)

Algeri (in arabo: مدينة الجزائر', Madīnat al-Jaza'ir - le isole -, in cabilo Dzayer, in francese Alger) è la capitale dell'Algeria e della provincia omonima. È anche il più importante porto del paese.

Il nome arabo, "le isole", deriva da un gruppo di piccoli isolotti antistanti la costa della città e attualmente non più visibili in quanto "assorbiti" dalle barriere di protezione e dalle dighe foranee del porto.

Situata sulle coste del Mar Mediterraneo nella parte occidentale di un'ampia baia sulle pendici di un ramo della catena montuosa dell'Atlante, ha circa 1.661.000 abitanti (dato del 1 gennaio 2004). È capoluogo dell'omonimo dipartimento.

La città è divisa in tre parti con caratteristiche diverse. La parte bassa, fu costruita sulla costa dai francesi, che vi collocarono gli uffici dell'amministrazione coloniale. Lo stile architettonico è quindi tipicamente francese con ampi boulevard, teatri, cattedrali e musei. La parte alta, o città vecchia, nota come casbah, fu costruita nel XVI secolo come forte ottomano e residenza del dey, e in decenni di progressivo declino è diventata un vero e proprio slum. La terza area è costituita dai quartieri periferici risalenti al periodo postcoloniale.

La temperatura media nell'anno è pari a 17,2° C e le precipitazioni totali sono di 681 mm. Il mese più caldo è agosto, con una temperatura media di 24,9° C, mentre quello più freddo è gennaio (10,8° C). Le precipitazioni massime si hanno a dicembre e le minime in luglio.

Il primo insediamento fenicio risale al 1200 a.C. circa, quando, ad una ventina di chilometri dalla città attuale, viene fondato il porto di Icosium che, in seguito alle guerre puniche, diventa romano nel 146 a.C. La città romana più importante della zona non è però Icosium bensì Caesarea (l'attuale Cherchel).

Nel 429 d.C. viene conquistata dai Vandali, nel VI secolo passa sotto il controllo bizantino e nel secolo successivo sotto quello arabo. L'attuale Algeri venne fondata dal sovrano berbero Bologhin Ibn Ziri, fondatore della dinastia Ziride, che ne modifica il nome in al-Jazâ'ir; da questo momento in poi vede aumentare progressivamente la propria importanza nell'area. Al 1159 risale la conquista da parte degli Almohadi e nel 1235 la conquista da parte del sovrano hafside Abu Zakarya. Nel 1302 l'isolotto antistante, chiamato Penon, è occupato dagli spagnoli che ne fanno la base per i traffici commerciali tra Algeria e Spagna. Nel XIV secolo vi è un breve periodo di dominazione da parte dei Merenidi, ma gli Hafsidi ne riconquistano il dominio nei primi anni del XV secolo.

Quando la presenza spagnola inizia ad essere percepita come minacciosa viene invocato, nel 1516, l'aiuto di Khair Ed-Din detto Barbarossa che inizia una lunga lotta per scacciare gli spagnoli, finché nel 1518 Algeri si dichiara parte dell'Impero Ottomano e nel 1529 gli spagnoli lasciano definitivamente l'isola di Penon e la città di Algeri. Algeri diviene il centro più importante della forza ottomana nella parte occidentale del mar mediterraneo.la flotta di Algeri è, in quella epoca,molto potente. viene costruito un porto ben protetto e nel XVII secolo la città ottiene l'indipendenza dall'Impero.

Nel 1815 la marina statunitense chiede formalmente al governatore della città di interrompere gli attacchi ai vascelli statunitensi, l'anno seguente navi inglesi e olandesi distruggono parzialmente la flotta algerina ma gli attacchi continuano.poi,nel 1827, la flotta algerina è totalmente distrutta nella battaglia di Navarino, quando gli algerini hanno sostenuto l'impero Ottomano contro navi di guerra francesi, inglesi e russe. Nel 1830, adducendo a pretesto un'offesa da parte del Bey,re di Algeri, (il Bey aveva colpito il console francese con un ventaglio perché la Francia si mostrava arrogante e rifiutava di pagare i suoi debiti allo stato algerino) la Francia attaccò la città. Iniziano i 132 anni di dominazione coloniale francese.

Durante la seconda guerra mondiale Algeri è la sede delle forze alleate in Nord-Africa e dal 1943 sede del governo francese guidato da Charles de Gaulle. Nel 1957 diviene il cuore della guerra algerina di indipendenza e nel 1962 diventa la capitale dell'Algeria indipendente. La gran parte dei cittadini francesi abbandona allora la città.

Le attività prevalenti della città sono quelle derivanti dal governo e dall'amministrazione del paese. Il porto è un importante nodo per il commercio internazionale, da esso partono le esportazioni di grano, ferro, fosfati, agrumi e verdure così come il petrolio estratto nelle aree centrali del paese.

Le industrie principali sono la raffinazione di petrolio e derivati, la lavorazione dei metalli e quella alimentare.

Il porto, ampliato negli ultimi decenni, è il principale del paese e uno dei più attivi e attrezzati del Nord Africa. Un regolare servizio di traghetti collega Algeri con Marsiglia in Francia.

Un'ampia rete stradale la collega agli altri principali centri urbani del paese. Per mezzo della ferrovia è collegata con Costantina situata 430 km a est e Orano 440 km a ovest. L'aeroporto internazionale Houari Boumedienne la collega con il mondo.

Algeri è sede di una quotata università fondata nel 1879.

Inoltre, molti distretti di Algeri mantengono relazioni di gemellaggio con altre città straniere.

Per la parte superiore



Algeria

Algeria - Bandiera

L'Algeria (pronuncia: alʤe'ria), ufficialmente Repubblica Democratica Popolare di Algeria, in berbero "Dzair" è uno stato dell'Africa del nord, appartenente al Maghreb, parzialmente occupato dal deserto del Sahara. La sua capitale, Algeri, è eccentrica rispetto alla totalità del territorio e si situa all'estremo nord: da essa deriva il nome del paese.

Secondo paese del continente per superficie, confina a nord con il mar Mediterraneo, mentre le frontiere terrestri si dividono con la Tunisia a nord est, Libia a est, Niger a sud est, Sahara occidentale, Mauritania e Mali a sud ovest, per terminare con il Marocco ad ovest.

L'Algeria è membro dell'Unione Africana e della Lega araba praticamente dal momento della sua indipendenza dalla Francia nel 1962, fa parte dell'OPEC dal 1969 e ha contribuito fattivamente alla creazione, nel 1988, dell'Unione del Maghreb Arabo (UMA).

Costituzionalmente, l'Algeria è definita come un paese (nell'ordine) musulmano, arabo e amazigh (berbero).

I confini dell'Algeria includono un'ampia regione di Sahara, che in epoca coloniale ebbe una amministrazione indipendente. La zona più vitale del paese è certamente il Maghreb, che costituisce un settimo del territorio nazionale. Nel Maghreb confluiscono due sistemi di rilievi e pieghe, formatisi in due fasi dell'orogenesi alpina: l'Atlante del Tell e l'Atlante sahariano.

L'Atlante del Tell (detto anche Atlante Telliano o semplicemente Tell) risale al Pliocene. È costituito da diverse catene montuose discontinue, in cui spiccano massicci calcarei. Lungo la costa, le catene del Tell sono orientate da ovest-sud-ovest a est-nord-est e definiscono la morfologia del litorale, caratterizzato da promontori rocciosi e brevi spiagge. Le massime cime del Tell si trovano nell'Ouarsenis (1983 m), nel Babor (2004 m) e nella Djurdjura (2308 m), che si ergono nelle zone della Piccola e Grande Cabila. Nelle zone più depresse del Tell ci sono zone pianeggianti; alcuni esempi sono la piana dietro Algeri, le pianure di Annata e Orano, la valle fluviale dello Cheliff.

L'Atlante Sahariano, più antico del Tell (Paleozoico), ha subito fenomeni erosivi più significativi e raggiunge quindi altitudini inferiori. Le brevi catene di Ksour, Amour, Ouled e Nanil non oltrepassano i 2000 m di altezza. Fanno eccezione i massicci dell'Aurès (2328 m) e dell'Ahaggar (3000 m). All'interno si trova una successione di altopiani che variano in altezza fra i 600 e i 1200 m; più estesi a ovest, a est si uniscono alle catene del Tell per proseguire verso la Tunisia. Geomorfologicamente, l'Atlante Sahariano è caratterizzato da uno zoccolo archeozoico di rocce cristalline (predominanti micascisti e gneiss). A più riprese il mare è penetrato nella zona, per cui le rocce più antiche sono coperte da strati sedimentari calcarei, arenarie e argille. Lo zoccolo cristallino emerge invece in corrispondenza dell'Ahaggar, che a tratti appare coperto da formazioni laviche basaltiche. L'importante degradazione meteorica subita dalla regione, e la conseguente frammentazione delle rocce superficiali, hanno portato a una morfologia desertica fra le più peculiari del mondo, con superfici rocciose erose dal vento (Hamad di Tademait) alternate ad aree sabbiose (Grande Erg Occidentale e Orientale) e ciottolose.

La rete idrografica algerina è quasi interamente limitata al Maghreb, e anche qui è piuttosto povera. I fiumi che sboccano nel Mediterraneo (per esempio Tafna, Chelif, Soummam, Oued el-Kebir) hanno corso perenne, ma sono piuttosto brevi. Il fiume più lungo che nasce in Algeria, la Medjerda, scorre però quasi interamente in Tunisia, dove pure si trova la sua foce.

Gli altopiani sono spesso bacini chiusi endoreici e ospitano laghi salati, alimentati anche dai corsi d'acqua dell'Atlante Sahariano. Oltre ad alimentare i laghi salati dell'entroterra, i fiumi dell'Atlante Sahariano formano numerose oasi pedemontane.

Pur appartenendo all'area climatica mediterranea, il Maghreb esibisce le caratteristiche tipiche di questo clima solo sulla costa. Ad Algeri, per esempio, la temperatura media annua si aggira sui 18 °C (media invernale 12 °C, estiva 24 °C) mentre presso l'alto Cheliff si registrano gelate invernali e temperature estive fino a 47 °C. Le precipitazioni sono in gran parte determinate dall'interazione fra le masse d'aria oceaniche, umide, e quelle secche continentali, di provenienza sahariana. Sul versante esterno del Tell, in alcune zone, cadono fino a 1000 mm di pioggia annua; negli altopiani interni i valori scendono a 300-400, per risalire solo sui pendii dell'Atlante sahariano. Nella zona sahariana il clima è estremamente arido, con escursioni termiche sia stagionali che giornaliere fortissime. Le precipitazioni sono inferiori ai 10 mm annui, con poche eccezioni (per esempio l'Ahaggar, con 200 mm).

Abitata fin dai progenitori dell'uomo, nella preistoria, la regione dell'Algeria era una savana, abitata da popolazioni di cacciatori-raccoglitori, fino al passaggio all'economia di produzione (allevatori-agricoltori) tipica del Neolitico (VI millennio a.C.?), come attestano numerose pitture rupestri, ad esempio nel Tassili n'Ajjer (estremo sud-est dell'Algeria), oggi parco nazionale.

Successivamente si stanziarono nell'area antiche popolazioni berbere come i Numidi (a est), i Mauri (a ovest) e i Getuli, tutti antenati degli attuali berberi. Gli antichi algerini comprendevano gruppi sia stanziali che nomadi, erano organizzati in tribù patriarcali e seguivano la religione animista. Come in altre parti dell'Africa, anche in Mauritania e Numidia le tribù si unirono formando talvolta veri e propri regni.

La maggior parte delle informazioni che abbiamo su di essi provengono da iscrizioni funerarie di età romana, ma sono sopravvissute anche molte costruzioni indigene, come le cosiddette tombe a ciuffo e alcuni siti archeologici, come Cirta (Costantina), Cuicul (Djémila) e il mausoleo dei re di Mauritania (vicino a Tipasa). Più recenti (età romano-cristiana o epoche successive) sono invece i dolmen, i cromlech e i menhir.

Dal VI secolo a.C., i popoli dell'antica Algeria entrarono in rapporti alternatamente conflittuali e collaborativi con la ex-colonia fenicia di Cartagine, che tendeva a espandere il proprio dominio lungo la costa mediterranea. Quando questa entrò in guerra con Roma, anche i Mauritani e soprattutto i Numidi si trovarono coinvolti: il re numida Massinissa fu il principale alleato di Roma in Africa. Vinta Cartagine, dalla metà del II secolo a.C. l'alternarsi di collaborazione e conflitto si replicò con Roma (specie sotto i re Giugurta di numidia e Bocco di Mauritania alla fine del II secolo); anche i Numidi, che opposero una strenua resistenza sotto il re Giuba I, caddero tra il 46 e il 44 a.C. sconfitti dall'esercito di Cesare in quanto alleati di Pompeo. Tuttavia, la Numidia e la Mauritania restarono autonome, almeno nominalmente, con Giuba II, fino al 40 d. C., quando vennero integrate amministrativamente nell'Impero Romano. Oggi in Algeria restano numerosi siti archeologici romani: Tipasa, Timgad, Calama, Tigzirt, Ippona, Tébessa, Tidisse, ... .

A partire dal II secolo d.C. e certamente dal 256 d.C.,la regione venne cristianizzata, presumibilmente a partire da Cartagine e dalle città della costa, e diede martiri e santi, il più famoso dei quali fu Agostino, vescovo d'Ippona. All'inizio del IV secolo, l'adesione dei berberi al donatismo fu finalizzata alla ribellione politica contro l'imperatore romano, ormai cristiano, che si spense solo con la dichiarazione d'eresia nel 409. Agostino chiese per i donatisti un trattamento caritatevole, contribuendo a riportare la pace religiosa. Nel 428-430 la regione fu strappata al morituro Impero Romano d'Occidente dai Vandali, barbari europei provenienti dalla Spagna, cristianizzati ma aderenti all'eresia di Ario (nel 430 morì Agostino), finché nel 534 non fu ripresa dall'Impero Romano d'Oriente, ossia l'Impero Bizantino.

Gli arabi giunsero per la prima volta nella zona nella seconda metà del VII secolo e non vi crearono insediamenti stabili fino all'VIII, anche per l'accanita resistenza dei berberi fino al 708. Ancora nel IX secolo e X secolo, i berberi aderiscono al Kharigismo come modo di opporsi politicamente agli arabi, e saranno sconfitti solo dagli Ziridi, dinastia anch'essa berbera. L'influenza araba trasformò completamente la cultura della regione; si diffusero l'islam e la lingua araba, e in seguito l'Algeria conobbe (insieme alla Tunisia) il dominio di una sequenza di dinastie arabe: gli Aghlabidi sunniti (IX secolo) e i Fatimidi sciiti (X secolo-XII secolo).

Questi ultimi furono seguiti dalla dinastia berbera degli Hammaditi (1014-1152), ramo degli Ziridi di Tunisia (972-1152), e dai berberi Zenata nell'ovest e sud dell'Algeria (e nord del Marocco), a cui succedettero alla fine del XI secolo gli Almoravidi, una dinastia sanhadja (come gli Ziridi) originaria del sud del Marocco e più tardi imparentata con gli Zenata.

La ribellione degli Almohadi (d'origine Zenata) nacque in Marocco verso la metà del XII secolo e, conquistato il Marocco fra il 1143 e il 1147, occupa l'Algeria e la Tunisia nel 1152. Sia gli Almoravidi che gli Almohadi furono anche signori di al-Andalus, sviluppando perciò sia commercio che conflitti con la Spagna cristiana. Quando gli Almohadi caddero nel 1269 e il loro impero si frantumò, in Algeria si imposero e regnarono gli Abdelwadidi di Tlemcen, una dinastia anch'essa di origine Zenata (ma l'est algerino era soggetto agli Hafsidi d'Ifriqiya).

Tuttavia, le dinastie eredi degli Almohadi furono soggetti in misura crescente alla pressione dei regni cristiani della riva nord del Mediterraneo occidentale, e in particolare della Spagna, frantumandosi e lasciando autonomia sulla costa ai corsari, con ciò rafforzando la determinazione spagnola. Per questa ragione, già nel 1516-1518 con Khayr al-Din Algeri accettò di diventare uno Stato barbaresco (ossia berbero) soggetto all'impero ottomano. Lo stato barbaresco di Algeri perdurò fino al XIX secolo; a questo stato si può ricondurre la moderna identità nazionale algerina (precedentemente, l'Algeria non aveva mai avuto sorti indipendenti dai vicini Tunisia e Marocco). All'inizio del XIX secolo gli stati barbareschi furono oggetto di vittoriose azioni militari da parte dei vari paesi occidentali: Stati Uniti, Gran Bretagna, Olanda, e soprattutto Francia.

Nel 1794 il dey di Algeri aveva sostenuto la Francia repubblicana con alimenti il cui acquisto era stato finanziato da un prestito mai restituito. Inoltre, nel 1827 i francesi fortificarono un proprio deposito commerciale a la Calle in Algeria e il 30 aprile il dey ebbe un acceso diverbio con il console francese. Con il pretesto dell'offesa, Carlo X di Francia decise a fini di politica sia interna che estera la conquista dell'Algeria. 37.000 uomini s'imbarcarono sulla flotta nel maggio 1830, sbarcarono a Sidi Ferruch il 14 giugno e occuparono Algeri il 5 luglio.

Tuttavia, i francesi dovettero fronteggiare trent'anni di ostinata guerriglia per giungere a controllare tutto il paese. A ovest dal 21 novembre 1832 l'emiro Abd el-Kader oppose una strenua resistenza contro gli invasori europei, punteggiata da trattati (Desmichels, 24 febbraio 1834; di Tafna, 30 maggio 1837) e di riprese delle ostilità (15 ottobre 1839) fino alla resa (21 dicembre 1847). A sud, i francesi controllano i limiti del Sahara nel 1852, con la presa di Laghouat e di Touggourt, la capitolazione dei Beni-M’zab dello Mzab e quella del Souf. A est, in Cabilia, Lalla Fadhma n'Soumer guida la resistenza dei berberi, fino alla sconfitta nella battaglia di Zaatcha (autunno 1849) nell'Aurès, alla progressiva presa di Costantina, Piccola Cabilia e Grande Cabilia e infine alla cattura l'11 luglio 1857; un'ultima rivolta cabila fu spenta 14 anni dopo, e alla fine del 1871 l'Algeria francese era "pacificata". Un milione di persone, un terzo della popolazione, era perito: il terreno era libero per la colonizzazione di massa.

Già il 14 luglio 1865 Napoleone III attribuì il diritto alla nazionalità francese (su domanda) a tutti gli indigeni algerini tra le proteste dei coloni. Alla caduta di Napoleone), Adolphe Crémieux con il decreto del 24 ottobre 1870 attribuì automaticamente la cittadinanza ai soli 37.000 ebrei d'Algeria. In questo modo si faceva spazio all'immigrazione dei profughi da Alsazia e Lorena, spossessati dai tedeschi. Il 28 giugno 1881 il code de l'indigénat, valido per tutte le colonie e applicato dal 1887, completò la discriminazione contro i musulmani d'Algeria distinguendo tra cittadini (metropolitani) e sudditi (indigeni), questi ultimi privi di quasi tutti i diritti politici (in particolare, minoritari per legge nei consigli municipali), soggetti alla sharia anziché al code civil e di fatto non tenuti, ad esempio, all'istruzione obbligatoria pubblica. Al contrario, già nel 1889 la cittadinanza francese fu concessa agli stranieri residenti, in gran parte coloni provenienti dalla Spagna o dall'Italia (come gli Italo-algerini), così da unificare tutti i coloni europei (pieds-noirs) nel consenso politico alla discriminazione. Fra il 1865 e il 1930 solo 3.600 musulmani algerini otterranno, rinunciando solennemente alla legge coranica, la cittadinanza. Non soddisfatte, le lobbies colonialiste non cessarono di domandare l'abrogazione del decreto Cremieux, che ottennero solo nel 1940 dal regime di Vichy. Solo dopo la seconda guerra mondiale, il 25 aprile 1946, la legge Lamine Guèye estese la cittadinanza francese a tutti i sudditi dell'impero coloniale.

I francesi ebbero sull'Algeria un'influenza politica, culturale e demografica che ha pochissimi paralleli nella storia del colonialismo in Africa, tanto che nel 1947 l'Algeria sarebbe stata parificata al territorio metropolitano francese. Uno degli effetti più evidenti è la diffusione della lingua francese, che Kateb Yacine definì "bottino di guerra", ma che incontra oggi notevoli ostacoli per via di una rigida politica di arabizzazione da parte dei governi fin qui succedutisi al potere.

I primi movimenti nazionalisti erano già sorti dopo la prima guerra mondiale. Il più noto e diffusa è il Partito del Popolo Algerino (PPA), fondato nel 1937 da Messali Hadj; messo fuorilegge dai francesi, fu rifondato nel 1946 con il nome di Movimento per il Trionfo della Libertà e della Democrazia (MTLD) dallo stesso Hadj, cui si accompagnava un'Organizzazione segreta (OS) dedita a sporadiche azioni armate. Nel periodo della seconda guerra mondiale, come altrove in Africa, ancor più in Algeria si consolidò il sentimento nazionalista e indipendentista. Nel 1945, i primi moti furono repressi duramente dai francesi in Cabilia.

Nel 1954 in Algeria vivevano 8 milioni di algerini musulmani (arabi e berberi) e 1 milione di "francesi d'Algeria" (piéds-noirs e ebrei). Nel 1954 erano presenti diverse organizzazioni politiche indipendentiste, fra cui l'Union démocratique du manifeste algérien (UDMA) di Ferhat Abbas (che nel maggio 1955 si unirà al FLN), il Mouvement national algérien (MNA) socialdemocratico di Messali Hadj e l'Associazione degli ulema musulmani algerini. Tuttavia, il ruolo decisivo sarà giocato dalla più radicale, il Comitato Rivoluzionario d'Unione e d'Azione (CRUA), fondato nel marzo 1954 da Hocine Aït Ahmed, Ahmed Ben Bella, Krim Belkacem, Mostefa Ben Boulaïd, Larbi Ben M'Hidi, Rabah Bitat, Mohamed Boudiaf, Mourad Didouche e Mohamed Khider, molti dei quali provenivano dall'esperienza del PPA, del MTLD e soprattutto dell'OS. Mentre alcuni (Ben Boulaïd, Bitat, Belkacem, Didouche, Ben M'Hidi) erano a capo delle zone interne, altri (Ait Ahmed, Ben Bella e Khider) operavano dall'estero (per esempio dal Cairo) gestendo l'importazione clandestina di armi verso l'Algeria; Boudiaf coordinava le zone e presiedeva il CRUA.

Il 10 ottobre dello stesso 1954 il CRUA decise di passare alle armi e formò il Fronte di Liberazione Nazionale (FLN), avente per obiettivo l'indipendenza, il cui esercito prese il nome di (ALN). La guerra civile esplose il primo di novembre, simultaneamente ad un appello radiofonico al popolo algerino, allargandosi a macchia d'olio dalla Cabilia a tutto il paese. Essendo il FLN politicamente ancora minoritario, l'ALN basava la propria azione su azioni non solo di guerriglia ma anche di terrorismo, così come d'altra parte fecero anche i francesi in diverse occasioni.

Nel gennaio 1955 morì in combattimento Didouche e in marzo fu arrestato Bitat, capo del FLN ad Algeri; prese le sue veci Abane Ramdane, mandato dalla Cabilia; nel maggio l'UDMA aderì al FLN, isolando il pacifista MNA; il 22 marzo 1956 morì Ben Boulaid. Nel settembre del 1955, l'ONU iniziò a occuparsi della situazione algerina e nel 1956, appena ottenuta l'indipendenza, Marocco e Tunisia tentarono una mediazione. Il 10 agosto 1956 la Casbah di Algeri subì il primo attentato organizzato dai coloni (73 vittime); la risposta venne il 30 settembre con il primo attentato nella parte europea della città (4 morti e 52 feriti). Il 20 agosto 1956 il FLN tenne un congresso nella valle della Soummam, in Cabilia, per porre le basi politiche dell'Algeria indipendente. A questo proposito, Ramdane, che aveva organizzato il congresso assieme a Ben M'Hidi, espresse chiaramente la necessità di subordinare il potere militare a quello politico. Altri membri dell'FLN (Ben Bella, Belkacem e altri) avevano però progetti diversi; Ramdane sarebbe stato assassinato il 27 dicembre 1957 a Tetuan (Marocco). Il 22 ottobre 1956 furono arrestati diversi capi dell'FLN (tra cui Ben Bella, Ait Ahmed, Khider, e Boudiaf) in seguito a un dirottamento dell'aereo che li portava a un incontro con il presidente della Tunisia e il re del Marocco. Il 1° dicembre il generale Raoul Salan viene nominato a capo della regione militare d'Algeria. Il 4 gennaio 1957 il presidente del consiglio francese Guy Mollet decise di affidare i pieni poteri civili e militari nel dipartimento di Algeri al generale Jacques Massu, a far data dal 7. Quello stesso giorno, una nuova azione di polizia, passata alla storia come battaglia di Algeri, fu intrapresa dai francesi per riprendere il controllo della città e privare la ribellione dei suoi leader (fra gli altri, Ben M'Hidi fu catturato il 16 febbraio, torturato e impiccato il 5 marzo); conclusasi l'8 ottobre, fu tecnicamente un successo. La resistenza tuttavia rimase attiva sulle montagne e soprattutto vinse la battaglia dell'opinione pubblica internazionale.

Nel 1958, anno di costituzione del Governo Provvisorio della Repubblica Algerina (GPRA) di Ferhat Abbas da parte del FLN, la questione algerina giunse a una svolta: approfittando di un'interminabile crisi di governo il 13 maggio i vertici delle forze armate ad Algeri, Raoul Salan (esercito), Philippe Auboyneau (marina) e Edmond Jouhaud (aviazione), alleati ai coloni, presero il potere ad Algeri, seconda città di Francia, e il 1° giugno, di fronte al rischio di un colpo di stato a Parigi, il presidente della repubblica René Coty delegò i poteri al generale Charles de Gaulle, eroe della seconda guerra mondiale, che forma un governo di salute pubblica e annuncia una nuova costituzione, che verrà approvata con referendum popolare il 28 settembre: dal crollo della IV repubblica nasce la V repubblica. Il 21 dicembre De Gaulle sarà eletto presidente dai francesi.

Appena ricevuti i poteri dal Parlamento, il 4 giugno, De Gaulle aveva pronunciato un discorso ad Algeri, con l'affermazione Je vous ai compris e due giorni dopo a Mostaganem aveva gridato Vive l'Algérie française!. A sorpresa, già il 23 ottobre De Gaulle propose una "pace dei coraggiosi", rifiutata dal FLN e a dicembre rimosse Salan. Un anno dopo, il 16 settembre 1959 De Gaulle riconobbe pubblicamente il diritto all'autodeterminazione degli algerini, provocando tra l'altro gravissimi disordini e proteste da parte dei cittadini francesi in Algeria (le cosiddette "giornate delle barricate", del gennaio 1960); con il suo intervento diretto, De Gaulle ottenne la fedeltà dei militari e fece così fallire politicamente le proteste. Il 3 dicembre 1960 il generale Raoul Salan, il deputato Pierre Lagaillarde (guida dei coloni nel maggio 1958 e nel gennaio 1960), Jean-Jacques Susini e Joseph Ortiz fondarono l'Organizzazione dell'Armata Segreta (OAS). L'8 gennaio 1961, un referendum tra i francesi della madrepatria convocato da De Gaulle riconobbe il diritto all'autodeterminazione dell'Algeria. Di conseguenza si organizzarono e tennero gli incontri franco-algerini di Evian. In reazione a questi fatti, da un lato l'OAS firmò la sua prima azione pubblica l'11 marzo, dall'altro, dal 21 al 26 aprile fu tentato un colpo di stato ad Algeri, guidato da quattro generali in pensione (Salan, Jouhaud, Challe e Zeller), che fallì anche grazie a un discorso televisivo del presidente De Gaulle in divisa da generale il 23 aprile. In seguito a questo fallimento Salan entrò in clandestinità e prese forza l'OAS, che si oppose al GPRA, mettendo in atto diverse azioni terroristiche, soprattutto verso i francesi favorevoli all'autodeterminazione e verso civili musulmani, culminanti nella insurrezione di Bab el-Oued (13 marzo 1962) e nell'operazione Rock'n'Roll (15 marzo 1962).

Il conflitto si concluse il 19 marzo 1962 con un trattato firmato ancora a Evian, che prevedeva il cessate-il-fuoco e la legalizzazione del FLN. I piani insurrezionali dell'OAS fallirono, così come i tentativi di impedire il rimpatrio dei coloni e, infine la politica della terra bruciata. Il 25 marzo Jouhaud venne arrestato a Orano e il 20 aprile Salan venne arrestato ad Algeri. 100.000 coloni lasciarono l'Algeria in maggio. Il 17 giugno Susini a nome dell'OAS firmò un accordo di cessazione delle ostilità contro il GPRA. In seguito a un referendum per l'autodeterminazione, tenutosi il 1° luglio 1962 con esito positivo, il 3 luglio la Francia dichiarò l'Algeria indipendente. Alla fine dell'anno restavano solo 100.000 "francesi d'Algeria", un decimo rispetto a solo 8 anni prima.

Immediatamente dopo aver ottenuto l'indipendenza, l'Algeria fu scossa dai conflitti interni fra le diverse fazioni che aspiravano al potere, in particolare tra il GPRA, più pluralista diretto da Abbas e Belkacem (sostenuto da Ait Ahmed, Bitat, Boudiaf), e l'esercito partigiano controllato da Ben Bella, più militarista e dittatoriale (sostenuto da Khider). Nonostante questa crisi, il 20 settembre 1962 si tennero le elezioni per l'Assemblea Costituente, da cui uscì vincitore lo stesso Ben Bella, designato primo capo di governo dell'Algeria indipendente. Tra il 1962 e il 1963 furono vietati il Partito Comunista Algerino (PCA), ma anche le formazioni politiche di vecchi militanti del FLN come il Partito delle Rivoluzione Socialista (PRS) di Boudiaf e il Fronte delle Forze Socialiste (FFS) di Ait Ahmed.

L'8 settembre 1963, l'Assemblea Costituente emise una nuova Costituzione in cui l'Algeria veniva dichiarata repubblica presidenziale, e Ben Bella divenne presidente. La manovra di Ben Bella fu vista da molte parti come il primo passo verso l'instaurazione di un regime militare e comunque a partito unico (il "nuovo" FLN). Un movimento armato ribelle, nato in Cabilia e guidato da Aït Ahmed, fu represso nel sangue. In seguito, Ben Bella mise in atto una serie di riforme di ispirazione socialista, tra cui la statalizzazione della terra.

Le risoluzioni finali del 3° congresso del FLN (aprile 1964) esimevano il presidente da ogni responsabilità sia verso il FLN sia verso l'Assemblea Nazionale. Ben Bella ne approfittò per cercare di isolare l'ormai troppo potente Houari Boumedienne, primo vice-presidente e ministro della difesa e da sempre suo sostenitore, licenziando man mano i suoi seguaci fino al ministro degli esteri Abdelaziz Bouteflika.

Il 19 giugno 1965, il colonnello Boumedienne diede luogo a un colpo di stato, appoggiato fra gli altri da Bitat, a cui seguirono violenti disordini, arresti in massa di militanti di sinistra, condanne all'esilio e la nascita di nuove organizzazioni armate antigovernative. Un primo tentativo di rovesciare Boumedienne ebbe luogo nel 1967, ma non ebbe successo. Boumedienne fece probabilmente uccidere dai servizi segreti Khider (in esilio in Spagna) nel 1967 e Belkacem (in esilio in Germania) nel 1970. Sempre nel 1967, l'Algeria dichiarò guerra ad Israele, prendendo così parte nella guerra arabo-israeliana, anche se truppe algerine non entrarono di fatto mai in azione.

Boumedienne proseguì la politica socialista di Ben Bella, statalizzando l'industria petrolifera nel 1971, per poi sviluppare ulteriormente la riforma agraria e istituire un servizio di assistenza nazionale. Il tutto, mantenendo il FLN come partito unico ma continuando a sottoporlo alle forze armate. Nel 1976, la costituzione venne modificata dichiarando ufficialmente l'Algeria stato socialista.

Alla morte di Boumedienne (27 dicembre 1978) salì al potere Benjedid Chadli, il più anziano in grado fra i militari, che instaurò un regime presidenziale con mandato quinquennale del presidente. Chadli (riconfermato nel 1984 e poi ancora nel 1988) mise in atto una politica più moderata dei suoi predecessori, indebolendo il potere repressivo e cercando anche la riconciliazione fra i diversi gruppi politici algerini. Emarginò Bouteflika, fece rilasciare Ben Bella, favorì il rientro di Ait Ahmed e portò avanti accordi con la Francia per favorire il ritorno in patria di 800.000 profughi che avevano lasciato il paese negli anni precedenti. Nella prima metà d'ottobre scoppiano dei moti popolari che accelerarono la democratizzazione. Nel 1989, la nuova costituzione introdusse numerose riforme in senso democratico; per la prima volta nella storia dell'Algeria indipendente, divenne possibile formare partiti politici (precedentemente, l'FLN era l'unico partito legale).

Nel 1990, le elezioni amministrative furono vinte con il 54% dal Fronte Islamico di Salvezza (FIS) di Abassi Madani e Ali Belhadj, che, guidato da Abdelkader Hachani dopo l'arresto dei primi due, si aggiudicò anche il primo turno delle successive elezioni politiche (26 dicembre 1991) in tutto il paese fuorché Algeri, il sud e l'est. Su 430 seggi 231 furono assegnati in questo modo: FIS 47,3% e 188 seggi, FLN 23,4% e 15, FFS 7,4% e 25, MSP 5,3% e 0, indipendenti 4,5% e 3, altre liste (tutte <3%) 12,1% e 0. Il secondo turno sarebbe stato un ballottaggio fra i due candidati più votati e avrebbe reso molto probabile una maggioranza dei due terzi al FIS, che avrebbe messo quest'ultimo in grado di modificare la costituzione laica.

L'11 gennaio 1992 l'esercito prese il potere con un colpo di stato, rendendo inevitabili le dimissioni del presidente, che Chadli annunciò alla televisione. Con questo brusco arresto al processo di democratizzazione messo in atto da Chadli, il controllo del paese passò nelle mani di una giunta militare ("Supremo Consiglio di Sicurezza") che affidò la gestione politico amministrativa ad un "Supremo Comitato di Stato" di cinque membri (un militare, due del FLN e due indipendenti) guidato, su richiesta dei militari, dal vecchio resistente Muhammad Boudiaf, richiamato dall'esilio ma assassinato poi il 29 giugno 1992 e succeduto da Ali Kafi, fino a 30 gennaio 1994. Nel 1993 la giunta interruppe le relazioni diplomatiche con Teheran.

Questi due anni furono un periodo di repressione, censura dell'informazione, e arresti di natura politica: sospese molte garanzie costituzionali, migliaia di militanti del FIS furono incarcerati; il 4 marzo 1992 il FIS fu dissolto e nell'estate Madani e Belhadj furono condannati a 12 anni di carcere. L'immediata reazione islamista al colpo di stato fu la formazione del Movimento Islamico Armato (MIA) dedito alla guerriglia contro esercito e polizia nelle montagne e del più radicale Gruppo Islamico Armato (GIA) nelle città (soprattutto ad Algeri e dintorni), formato in gran parte da ex-volontari anti-russi in Afghanistan e poi anti-serbi in Bosnia e dedito al terrorismo contro i funzionari civili, gli intellettuali laici e i giornalisti. Più tardi, il MIA e altri gruppi minori presero il nome di AIS, per sottolineare la loro fedeltà politica al FIS, mentre il GIA ne era ormai autonomo e a sua volta subiva la scissione del qaedista Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento (GSPC).

Il 30 gennaio 1994 divenne Capo dello Stato il generale Liamine Zéroual, già ministro della difesa dal luglio 1993, che favorì la riconciliazione, ottenuta anche grazie alla mediazione della Comunità di Sant'Egidio, che il 14 gennaio 1995 fece approvare un accordo fra tutti i partiti di opposizione laici e islamici, a cui aderì anche il FIS e a cui il governo rispose con un atto politico: l'indizione delle prime elezioni presidenziali pluraliste. Zéroual vinse le elezioni presidenziali del 16 novembre 1995 con il 61,0% dei voti; Mahfoud Nahnah, il candidato islamista moderato (MSP, in arabo HaMaS) ottiene il 25,3%, il candidato laicista (RCD) Saïd Saadi il 9,6%, un secondo candidato islamista (PRA) il 3,8%. Votò il 75% degli elettori, nonostante i tre partiti principali del 1992 avessero diffuso appelli all'astensione e il GIA minacce di morte. Tuttavia, i colloqui di pacificazione avviati da Zéroual con il FIS portarono alla rottura del GIA con l'AIS; e quindi anche fra il 1994 e il 1998 il paese fu scosso da numerosi attentati terroristici, la maggior parte dei quali indirizzati dal GIA contro gli stessi algerini: furono sterminati interi villaggi, soprattutto intorno ad Algeri, e uccisi, tra l'altro, molti dei pochi preti e frati cattolici, ma anche svariati dirigenti dell'AIS. Le elezioni parlamentari del 5 giugno 1997 videro la vittoria di un nuovo partito pro-militari (RND) che ottenne 156 seggi su 380 (MSP e FLN più di 60 ciascuno): i massacri del GIA fallirono il loro obiettivo politico e anzi favorirono la scissione fra GIA e GSPC nel 1998 e il cessate il fuoco unilaterale proclamato dall'AIS il 24 settembre 1997. Un governo di coalizione fu formato dai tre partiti principali siotto laguida del capo del RND Ahmed Ouyahia.

A sorpresa, l'11 settembre 1998 Zéroual annunciò le dimissioni. Le elezioni presidenziali del 15 aprile 1999 videro la vittoria di Abdelaziz Bouteflika, erede politico di Boumedienne e tuttora presidente. I risultati ufficiali gli assegnarono il 74% dei voti, ma tutti gli altri candidati si erano ritirati prima delle votazioni citando il rischio di brogli. Il 5 giugno l'AIS concordò il principio del proprio scioglimento e il 16 settembre fu approvata con un referendum un'amnistia; l'AIS si sciolse il 1° gennaio 2000, in cambio di una seconda e più ampia amnistia proclamata da Bouteflika il 13 gennaio 2000. Il GIA venne distrutto militarmente all'inizio del 2002. Le elezioni parlamentari del 30 maggio 2002 videro una partecipazione del 46,2% e il FLN vincere con 190 seggi su 380, il RND scendere a 47 seggi e il MSP a 38 (43 all'islamista MRN e 21 al Partito dei lavoratori), ma il governo di coalizione continuare. Madani e Belhadj furono liberati nel 2003 senza conseguenze. L'elezione presidenziale dell'8 aprile 2004 ha visto la rielezione di Bouteflika con l'85% e il sostegno dei due partiti principali. Del tutto isolato, il GSPC ha ufficialmente aderito ad Al Qaida nel gennaio 2007. Le elezioni parlamentari del 17 maggio 2007 (partecipazione 35,6%) hanno assegnato 136 seggi al FLN, 61 al RND, 52 al MSP, 26 al PT, 19 al RCD e 13 al FNA. Le elezioni locali si sono tenute il 29 novembre.

La primavera del 2001 venne contrassegnata da grandi movimenti di piazza nella regione della Cabilia, che —nati per protestare contro l'uccisione di un giovane in una caserma di gendarmeria— si estesero fino a reclamare maggiore libertà e democrazia. Questo movimento venne represso con estrema durezza: i gendarmi spararono sulla folla e oltre 100 persone rimasero uccise (la cosiddetta "primavera nera"). Le istanze della popolazione vennero raccolte in una piattaforma in 15 punti (la "piattaforma di El-Kseur"), in cui si richiedeva una maggiore democrazia e la fine dell'impunità per i colpevoli. Il governo non accolse le richieste, che vennero portate ad Algeri il 14 giugno 2001 in quella che fu la più colossale manifestazione dopo l'indipendenza, con più di un milione di partecipanti. E in risposta a questo disinteresse la popolazione della Cabilia, auto-organizzata nelle originali strutture degli Aarch (confederazioni delle antiche tribù, basate sulla democrazia diretta) boicottò il voto in tutte le scadenze elettorali successive (le legislative del 30 maggio 2002, le amministrative del 10 ottobre 2002 e le presidenziali dell'8 aprile 2004), creando di fatto un fossato tra sé e il resto dello Stato algerino.

Anche se in seguito è ripresa, sia pure molto limitatamente, la partecipazione al voto anche in Cabilia, il problema della democratizzazione del paese rimane tuttora senza risposta.

Secondo la Costituzione (del 1976, modificata nel 1979 ed emendata nel 1988, 1989 e 1996), l'Algeria è una repubblica presidenziale democratica, sebbene di fatto il ceto militare eserciti ancora una grande influenza. La costituzione consente libertà di organizzazione dei partiti politici, purché approvati dal Ministero dell'interno che verifica che non siano su base confessionale, linguistica, razziale o regionale e che non ammettano né la violenza né influenze straniere.

Il potere esecutivo è ripartito tra Presidente e Primo Ministro. Quest'ultimo gestisce i rapporti del governo con il Parlamento in base a un programma di governo (se sfiduciato deve dimettersi, ma la sfiducia successiva a due primi ministri comporta lo scioglimento del parlamento) e gestisce l'attuazione delle norme e l'amministrazione pubblica.

Il potere legislativo è bicamerale asimmetrico: l'Assemblea popolare nazionale (.) conta 389 eletti a suffragio universale diretto per un mandato di 5 anni, mentre il meno potente Consiglio nazionale (.) conta 144 membri, 2/3 eletti indirettamente dagli eletti nei consigli locali e 1/3 designati dal presidente, per un mandato di 6 anni (rinnovato per metà ogni 3 anni). Il parlamento controlla l'azione del governo e approva le leggi; il diritto d'iniziativa legislativa spetta al capo del governo oltre che ai deputati (in numero minimo di 20).

Il potere giudiziario ... . I magistrati sono nominati dal Presidente.

L'Algeria è divisa in 48 wilaya (province) I wali sono nominati dal Presidente e rispondono al Ministro dell'interno.

L'agricoltura,condizionata dalla bassa produttività,non ha un ruolo importante nell'economia algerina:più della metà del fabbisogno alimentare viene importato. Le principali coltivazioni forniscono grano,orzo,avena,patate,olive,uva,arance e datteri.Alla base dell'allevamento stanno ovini e caprini,ma anche bovini,cammelli e volatili.La silvicoltura fornisce legna,cortecce per la concia delle pellie sughero. Importante la pesca:la flotta algerina cattura tonno,pesce spada,sardine,acciughe e crostacei.

L'Algeria ha avuto a lungo un'economia ispirata al socialismo di stato. A partire dagli anni 90 il governo ha abbandonato questa impostazione pilotando la transizione verso l'economia di mercato.

I piu noti attuali pittori algerini, tali Mohammed Khadda, M'hemed Issiakhem ed i laureati del premio Abd-el-Tif d'Algeri, tra i quali Maurice Boitel, hanno contribuito al prestigio artistico del Algeria.

È conosciuto, anche a livello internazionale, il cantante Khaled.

L'Algeria ha partecipato, inoltre, alla coppa d'Africa nel 2006 uscendone al primo turno.

Per la parte superiore



Donne di Algeri nei loro appartamenti

Eugène Delacroix - Les Femmes d'Alger.jpg

Donne di Algeri nei loro appartamenti è un dipinto di Eugène Delacroix, ad olio su tela (180 x 229 cm), quest'opera fu realizzata nel 1834. L'opera oggi è conservata al Musée du Louvre di Parigi.

Per motivi politici Delacroix andò in Marocco, e qui rimase incantato dalla bellezza del paese e traspose le sue sensazioni sulla tela; nel 1834, alcuni anni dopo il ritorno a Parigi, dipinse "Donne di Algeri nei loro appartamenti".

La scena rappresenta tre donne sedute nei loro appartamenti e una serva in piedi, posta con la schiena rivolta all'osservatore. Il clima che domina l'insieme è sensuale, colorato, accogliente e molle; le figure sono languide e placide. Il dipinto è significativo per la resa cromatica, le pennellate accatastandosi e sovrapponendosi delineano le forme in maniera efficace. La freschezza dei tocchi si accompagna alla perfetta combinazione dei toni. Quello che da Baudelaire venne definito un piccolo poema d'interni sembra essere quasi olfattivo, l'atmosfera è orientaleggiante e non si limita a dare un volto prettamente visivo ma anche sensoriale a 360° a questa favolosa scena.

Per la parte superiore



Guerra d'Algeria

Manifestazione a Parigi contro la guerra d'Algeria

La Guerra d'Algeria o Guerra d'indipendenza algerina (1954-1962) fu il lungo periodo di scontri urbani, attentati, guerriglia e repressione che segnò la fine della presenza coloniale francese in Nordafrica e si concluse con l'indipendenza dell'Algeria. Il conflitto vide opporsi l'esercito francese e i Francesi d'Algeria da un lato e il Fronte di Liberazione Nazionale (FLN, Front de Libération Nationale) assieme ad altri gruppi indipendentisti dall'altro.

La resistenza fu innescata dal FLN nel 1954. Due anni dopo avrebbe avuto luogo il ritiro francese dalla Tunisia e dal Marocco.

Nelle prime ore della mattina del 1° novembre 1954, guerriglieri del FLN eseguirono molteplici attacchi organizzati in varie parti dell'Algeria contro installazioni militari, posti di polizia, magazzini e mezzi di comunicazione. Dal Cairo, il FLN emise via radio un comunicato in cui esortava il "popolo algerino" e i "militanti della causa nazionale" ad insorgere per la "restaurazione dello Stato algerino, sovrano, democratico e sociale, all'interno dei principi dell'Islam, e per il rispetto di tutte le libertà fondamentali senza distinzioni di razza e di religione".

Il ministro degli Interni francese, l'allora trentasettenne François Mitterrand, affermò che "la ribellione algerina può trovare un'unica forma terminale: la guerra". Toccò al primo ministro francese Pierre Mendès-France, che solo pochi mesi prima aveva portato a termine lo sganciamento della Francia dalle colonie dell'Indocina, stabilire il corso della politica francese per i cinque anni seguenti.

Il 12 novembre Mendès-France prese la parola all'Assemblea Nazionale e dichiarò che "non si può giungere a compromessi quando si tratta di difendere la pace interna della nazione, l'unità e integrità della Repubblica. I dipartimenti algerini sono parte della Repubblica Francese. Sono francesi da lungo tempo e sono irrevocabilmente francesi (...), tra loro e la Francia metropolitana non è concepibile alcuna secessione".

L'insurrezione del Fronte di Liberazione Nazionale pose ai gruppi nazionalisti la questione se adottare la rivolta armata come principale modalità d'azione. Durante i primi anni di guerra l'Unione Democratica del Manifesto Algerino (UDMA, "Union Démocratique du Manifeste Algérien") di Ferhat Abbas, gli ulema e il Partito Comunista Algerino (PCA, Parti Communiste Algérien) mantennero un'amichevole neutralità nei confronti del FLN. I comunisti, che inizialmente non avevano fatto alcuna mossa per cooperare alla rivolta, tentarono in seguito di infiltrarsi nel FLN, ma il loro sostegno venne pubblicamente ripudiato dai leader del FLN. Nel 1956 Abbas volò al Cairo, dove aderì formalmente al FLN; tale mossa arricchì il Fronte di Liberazione Nazionale di nuove adesioni provenienti dal vecchio movimento di Abbas.

Fin da subito la resistenza algerina fu fiaccata al suo interno dalle divisioni politiche tra i vari gruppi antifrancesi. Messali Hadj formò il Movimento Nazionale Algerino (MNA, Mouvement National Algérien) con analoghi scopi di rivoluzione violenta e indipendenza totale, ma a differenza del FLN era di ispirazione di sinistra. Il MNA fu ben presto emarginato dall'ala militarista del FLN, l'Armata di Liberazione Nazionale (ALN, Armée de Libération Nationale), ma poté ottenere il supporto della maggioranza dei lavoratori algerini in Francia attraverso i relativi sindacati. Il FLN creò tuttavia una forte organizzazione in Francia per combattere il MNA: durante gli anni della guerra d'Algeria le faide tra i due gruppi ribelli provocarono quasi 5.000 morti in Francia, spesso con la tecnica degli attentati nelle caffetterie.

Dal punto di vista politico il FLN fece di tutto per persuadere - talvolta forzare - le masse algerine a sostenere la causa dell'indipendenza. Sindacati, associazioni professionali, organizzazioni studentesche e femminili vicine al FLN furono fondate per avvicinare vari segmenti della popolazione. Frantz Fanon, uno psichiatra originario della Martinica che era diventato il principale teorico politico del FLN, espose una sofisticata giustificazione intellettuale per l'uso della violenza al fine di ottenere la liberazione nazionale. Dal Cairo, Ahmed Ben Bella ordinò di liquidare i cosiddetti interlocuteurs valables, ossia quei rappresentanti indipendenti della comunità musulmana accettati dai francesi, attraverso i quali si sarebbe potuti giungere a compromessi o riforme all'interno del sistema.

Man mano che la campagna del FLN si diffuse per le campagne, molti coloni francesi dell'interno (i pieds-noirs) vendettero le loro proprietà e cercarono rifugio ad Algeri, dove si fecero sempre più forti le richieste di dure contromisure, tra cui la proclamazione dello stato di emergenza, la pena capitale per crimini politici e la denuncia di tutti i separatisti. Unità di vigilantes, sguinzagliate illegalmente dai coloni con la passiva complicità della polizia francese, furono incaricate di effettuare "cacce al topo" (ratonnades, che in questa accezione dispregiativa erano sinonimo di uccisione di arabi algerini) contro sospetti membri del FLN.

Nel 1955 gruppi di azione politica all'interno della comunità dei coloni francesi riuscì ad intimidire il governatore generale inviato da Parigi per risolvere il conflitto. Un grande successo fu la conversione di Jacques Soustelle, che arrivò in Algeria come governatore generale nel gennaio 1955 con la ferma determinazione di ristabilire la pace. Soustelle, già di sinistra ma poi convertitosi al gollismo, iniziò un ambizioso programma di riforme (il "Piano Soustelle"), destinato a migliorare le condizioni economiche della popolazione musulmana.

Un importante spartiacque nella guerra di indipendenza algerina fu il massacro di civili commesso dal FLN vicino alla città costiera di Philippeville nell'agosto 1955. Prima di questa operazione, la politica del FLN si limitava ad attacchi contro obiettivi militari o governativi. Il comandante della regione di Costantina tuttavia decise che una veloce escalation era necessaria. L'eccidio, da parte del FLN e di suoi sostenitori, di 123 civili, tra cui anziane donne e bambini, provocò la reazione di Soustelle che pretese misure più repressive contro i ribelli. Il governo affermò di aver ucciso 1.273 guerriglieri, mentre secondo il FLN furono in 12.000 a cadere vittima delle forze armate, della polizia e di gruppi di coloni. Dopo i fatti di Philippeville, Soustelle proclamò misure più dure e la guerra si fece totale. Nel 1956 le dimostrazioni dei coloni francesi obbligarono il governo francese ad accantonare ogni idea di riforme.

Il successore di Soustelle, il socialista Robert Lacoste, sciolse l'Assemblea Algerina, in quanto quest'ultima, dominata dai pieds-noirs, veniva da lui considerata un ostacolo alla propria amministrazione, che da quel momento avvenne per decreto. Lacoste favorì le operazioni militari francesi e garantì all'esercito poteri di polizia eccezionali - una concessione di dubbia legalità in base alla legge francese - per contrastare la crescente violenza politica. Allo stesso tempo, Lacoste propose una nuova struttura amministrativa che avrebbe dato all'Algeria un certo grado di autonomia e un governo decentrato. Pur rimanendo parte integrante della Francia, l'Algeria sarebbe quindi stata suddivisa in cinque distretti, ciascuno dei quali dotato di un'assemblea territoriale eletta dal popolo. I deputati dei coloni riuscirono però a ritardare fino al 1958 l'approdo della proposta all'Assemblea Nazionale di Francia.

Il 20 agosto del 1956 a Ifri-Ouzellaguen, in una piccola abitazione berbera nella valle della Soummam, nel dipartimento di Bugia, si tenne il "Congresso della Soummam", dove si discussero e si posero le basi del futuro Stato algerino. Il testo che ne uscì costituisce la cosiddetta "Piattaforma della Soummam", fortemente ispirata dal pensiero politico di Abane Ramdane.

Dal punto di vista organizzativo, la leadership interna del FLN decise di istituire un direttorio per sincronizzare le attività politiche e militari del movimento. La massima autorità del FLN fu eletta all'interno del Consiglio Nazionale della Rivoluzione Algerina (CNRA, Conseil National de la Révolution Algérienne), del quale il Comitato di Coordinamento e di Esecuzione (CCE, Comité de Coordination et d'Exécution), di cinque membri, costituiva l'esecutivo. Gli esterni, tra cui Ben Bella, erano al corrente della conferenza in corso ma non vi parteciparono.

Nell'ottobre 1956 l’aereo della Air Maroc che trasportava da Rabat a Tunisi quattro capi storici del FLN, venne intercettato, dirottato e costretto ad atterrare ad Algeri. Ahmed Ben Bella, Mohammed Boudiaf, Mohamed Khider e Hocine Aït Ahmed vennero arrestati e rimasero prigionieri fino alla fine del conflitto. Quest'azione indusse i leader ribelli rimasti ad un atteggiamento ancora più duro.

La Francia vedeva in modo apertamente ostile l'assistenza materiale e politica prestata dal presidente egiziano Gamal Abd el-Nasser al FLN, fattore che alcuni analisti francesi ritenevano decisivo per il sostentamento dell'attività degli insorti algerini. Questa fu una delle ragioni che spinsero la Francia a partecipare, nel novembre del 1956, al tentativo britannico di impossessarsi del canale di Suez durante la Crisi di Suez.

Durante il 1957 il supporto del FLN subì un certo indebolimento con l'allargarsi della spaccatura tra gli interni e gli esterni. Per arrestare il fenomeno, il FLN allargò il proprio comitato esecutivo fino ad includere Abbas, così come arrestò leader politici come Ben Bella. Il Fronte di Liberazione Nazionale convinse anche alcuni stati arabi e comunisti delle Nazioni Unite ad esercitare pressioni diplomatiche sul governo francese per negoziare un cessate il fuoco.

L'intellettuale francese Albert Camus, nato in Algeria, cercò invano di persuadere entrambe le parti a lasciare per lo meno i civili da parte, ma fu ritenuto un pazzo dal FLN e un traditore dalla maggioranza dei pieds-noirs.

Dalle sue origini nel 1954 come gruppo di un centinaio di guerriglieri mal equipaggiati con un assortimento di vecchi fucili da caccia ed armi leggere, l'Armata di Liberazione Nazionale fece in pochi anni un notevole salto di qualità: già nel 1957 si era ben organizzata come forza di combattimento di quasi 40.000 uomini. Più di 30.000 uomini furono arruolati in unità esterne in Marocco e Tunisia lungo il confine algerino ed adoperati con lo scopo primario di effettuare azioni diversive per allontanare truppe francesi dai principali teatri dell'attività di guerriglia; ad essi si aggiunsero migliaia di combattenti estemporanei.

Durante il 1956 ed il 1957, l'ALN mise in pratica con successo la tattica della guerriglia, specializzandosi in imboscate e raid notturni per evitare il confronto diretto col fuoco francese. Con questo sistema, grazie anche alla copertura presso parte della popolazione rurale, le forze ribelli attaccarono pattuglie dell'esercito, accampamenti militari e posti di polizia, nonché fattorie di coloni, miniere e stabilimenti, così come mezzi di trasporto e infrastrutture di comunicazione. Il ricorso a rapimenti, uccisioni e mutilazioni nei confronti di militari e coloni francesi, sospetti collaborazionisti e traditori divenne sempre più diffuso. Inizialmente le forze rivoluzionarie attaccarono solo ufficiali musulmani compromessi col regime coloniale, mentre in seguito cooptarono o uccisero quei civili che semplicemente si rifiutavano di collaborare con loro. Durante il primo biennio del conflitto, i guerriglieri uccisero circa 6.000 musulmani e 1.000 non musulmani.

Pur essendo riuscita con successo a creare un'atmosfera di terrore e incertezza presso ambedue le comunità in Algeria, la tattica coercitiva dei rivoluzionari dimostrò che questi ultimi non erano ancora riusciti a provocare nelle masse della popolazione musulmana un sufficiente spirito di ribellione contro il potere coloniale francese. Gradualmente tuttavia FLN e ALN raggiunsero il controllo di certi settori della regione dell'Aurès, la Cabilia e altre regioni montagnose intorno a Costantina e a sud di Algeri e Orano. In questi luoghi, l'ALN istituì una semplice quanto efficace - seppur spesso temporanea - amministrazione militare capace di raccogliere tasse e cibo e di reclutare nuove forze. Nel frattempo, molti musulmani in tutta la nazione iniziarono a formare clandestinamente organizzazioni sociali, civili e giudiziarie, con ciò creando gradualmente l'assetto del nuovo stato.

La perdita di comandanti competenti sia sul campo di battaglia sia a causa di defezioni e purghe creò difficoltà al FLN. Un altro fattore di debolezza fu la lotta per il potere nei primi anni della guerra, che divise la leadership nelle singole wilayat (province algerine), soprattutto nell'Aurès. Alcuni ufficiali crearono addirittura propri feudi personali, utilizzando unità sotto il proprio comando per risolvere conti in sospeso o per farsi vendetta privata contro militari rivali all'interno dell'ALN. Nonostante queste lotte tra fazioni fossero note e sfruttate dallo spionaggio francese, le stesse non impedirono materialmente l'effettività globale delle azioni militari dell'ALN.

Per aumentare l'interesse internazionale e francese sulla sua lotta, il Fronte di Liberazione Nazionale decise di estendere il conflitto alle città e di proclamare uno sciopero generale nazionale. La più notevole manifestazione della nuova guerriglia urbana fu la battaglia di Algeri, immortalata dall'omonima pellicola di Gillo Pontecorvo, che iniziò il 30 settembre 1956 quando tre donne piazzarono delle bombe in tre luoghi diversi della città, tra cui l'ufficio centrale dell'Air France.

Durante la primavera del 1957 l'ALN diede luogo ad una media di 800 tra sparatorie e bombardamenti al mese, causando numerose vittime civili e provocando una durissima reazione da parte delle autorità. Lo sciopero generale del 1957, fatto coincidere col dibattito sull'Algeria alle Nazioni Unite, fu imposto ai lavoratori e alle imprese musulmane. Il generale Jacques Massu, che aveva avuto istruzioni di utilizzare qualsiasi mezzo necessario per riportare l'ordine in città, memore delle esperienze fatte nella Resistenza ed in Indocina, combatté frequentemente il terrorismo con atti di terrorismo. Con l'aiuto dei paracadutisti fermò lo sciopero e distrusse sistematicamente le infrastrutture del FLN.

Tuttavia, il Fronte di Liberazione Nazionale riuscì a ottenere un successo politico, grazie alla sinistra francese che prima aveva sostenuto la tesi dell'Algeria francese e quindi aveva deciso di prendere le parti dell'FLN. Nello stesso periodo le truppe di Massu si scagliarono contro villaggi sospettati di offrire rifugio ai ribelli attaccandoli con truppe mobili e bombardamenti aerei (reminiscenza della tattica dei tedeschi contro la Resistenza francese ed utilizzando le tattiche apprese dai vietmin in Indocina) e rastrellarono circa 2 milioni di algerini in campi di concentramento. La notizia, amplificata dalla sinistra francese apparentemente dimentica dei metodi usati durante la resistenza antinazista, secondo cui per vincere la battaglia di Algeri l'esercito aveva operato con metodi brutali, tra cui il ricorso alla tortura, ebbe una vasta eco internazionale e pose in questione la stessa presenza francese in Algeria: la repressione della ribellione di una parte della popolazione algerina venne presentata come una guerra coloniale.

Nonostante le lamentele dei comandi militari ad Algeri, il governo francese fu per mesi restio ad ammettere che la situazione in Algeria era ormai fuori controllo e che ciò che ufficialmente era stata descritta come un'operazione di pacificazione era degenerata in una grande guerra coloniale. Fino al 1956 la Francia aveva inviato più di 400.000 uomini in Algeria. Sebbene le unità aerotrasportate (paras) e la Legione Straniera fossero di gran lunga i reparti più efficaci e quindi godessero di grande notorietà, circa 170.000 uomini delle truppe regolari francesi in Algeria erano arabi algerini, la maggioranza di essi volontari, a dimostrazione che moltissimi arabi algerini volevano restare francesi. La Francia inviò anche unità aeree e navali nel teatro degli scontri.

L'esercito francese assunse un ruolo importante nell'amministrazione locale algerina mediante la Sezione Amministrativa Specializzata (SAS, Section Administrative Spécialisée), creata nel 1955. La SAS aveva come missione lo ristabilimento dei contatti con la popolazione musulmana e l'indebolimento dell'influenza dei nazionalisti nelle aree rurali sostenendo la presenza francese in loco. Ufficiali della Sezione Amministrativa Specializzata, chiamati képis bleus (kèpi blu), reclutarono e addestrarono bande di irregolari lealisti musulmani, noti come harkis. Armati con fucili e avvezzi a tattiche di guerriglia analoghe a quelle dell'ALN, gli harkis, che alla fine superavano le 150.000 unità, furono utilizzati come strumento ideale di controrivolta.

Nel tardo 1957 il generale Raoul Salan, comandante dell'esercito francese in Algeria, introdusse una suddivisione del paese in settori permanentemente guarniti da truppe responsabili della repressione delle operazioni ribelli nel territorio loro assegnato. La tattica di Salan ridusse drasticamente gli atti di terrorismo del FLN, ma costrinse un grande numero di soldati a prestare una difesa locale. Salan istituì del pari un sistema di barriere massicciamente pattugliate per limitare le infiltrazioni dalla Tunisia e dal Marocco: la più famosa di queste fu la "Linea Morice" (così denominata in onore del ministro della difesa francese, André Morice), che costituiva un insieme di reti elettrificate, filo spinato e mine per una lunghezza di 320 km lungo il confine tunisino.

Le forze armate francesi applicarono spietatamente il principio della responsabilità collettiva ai paesi sospettati di ospitare, rifornire o collaborare con la guerriglia in qualunque modo. I villaggi che non erano raggiungibili dalle unità mobili furono soggetti a bombardamenti aerei. I francesi diedero inoltre avvio ad un programma per concentrare gran parte della popolazione rurale, compresi interi villaggi, in appositi campi sotto sorveglianza militare per impedire la collaborazione coi ribelli o - secondo i comunicati ufficiali - per proteggerli dalle estorsioni del FLN.

Nei tre anni in cui fu attuato il programma di sfollamento (1957-1960) oltre 2 milioni di algerini vennero sradicati dai loro paesi d'origine, principalmente nelle aree di montagna, e sistemati nelle aree pianeggianti, dove molti faticarono a ricostruire le proprie abitudini di vita economica e sociale. Le condizioni di vita nei campi erano dure. Centinaia di villaggi deserti vennero devastati e in centinaia di altri vennero distrutti campi e frutteti. Questi trasferimenti di popolazione non ebbero un grande effetto strategico per l'esito della guerra, ma le dirompenti conseguenze sociali ed economiche di questa drastica operazione si sarebbero fatte sentire per una generazione.

Verso la fine del 1958 le forze francesi cambiarono tattica e si specializzarono in missioni distruttive contro le roccaforti dell'ALN. Nel corso dell'anno seguente il successore di Salan, il generale Maurice Challe, parve aver domato la resistenza dei ribelli. Ma gli sviluppi politici avevano già superato i successi militari francesi.

Le ricorrenti crisi di governo in Francia spostarono l'attenzione dell'opinione pubblica sull'intrinseca instabilità della Quarta Repubblica e aumentarono l'apprensione delle forze armate e dei coloni che la sicurezza dell'Algeria era minata dalla politica dei partiti. I comandanti dell'esercito si irritarono per quello che ritenevano un sostegno governativo inadeguato e incompetente agli sforzi militari di sedare la ribellione: negli ambienti militari era diffuso il timore che dopo l'Indocina (1954) si stesse avvicinando un'altra débacle e che il governo avrebbe ordinato un altro ritiro precipitoso, con ciò sacrificando l'onore della Francia alla convenienza politica. Molti videro nell'anziano generale de Gaulle, che non ricopriva cariche pubbliche dal 1946, l'unica figura carismatica capace di incoraggiare la nazione e di indirizzare il governo francese.

Dopo il suo mandato da governatore generale, Soustelle aveva fatto ritorno in Francia per organizzare il supporto al ritorno di de Gaulle al potere, mantenendo al contempo stretti legami con l'esercito e i coloni. Nei primi mesi del 1958 Soustelle organizzò un colpo di stato, riunendo ufficiali dissidenti dell'esercito, coloni e simpatizzanti gollisti: una giunta armata comandata dal generale Massu prese il potere ad Algeri nella notte del 13 maggio. Il generale Salan assunse il comando di un Comitato di Salute Pubblica, formato per rimpiazzare l'autorità civile, e sostenne le richieste della giunta militare affinché il presidente francese René Coty domandasse al generale de Gaulle di formare un governo di unione nazionale investito di poteri straordinari per prevenire "l'abbandono dell'Algeria".

Il 24 maggio, paracadutisti francesi dall'Algeria atterrarono in Corsica, prendendo possesso dell'isola senza spargimenti di sangue in seguito alla cosiddetta "Opération Corse". Subito dopo in Algeria venne dato avvio ai preparativi per l'"Opération Résurrection", che aveva come obiettivo la presa di Parigi e la rimozione del governo francese. L'operazione sarebbe scattata in tre ipotesi: se de Gaulle non fosse stato nominato capo del governo dal Parlamento, se lo stesso de Gaulle avesse chiesto assistenza militare per salire al potere, oppure se forze comuniste avessero tentato da parte loro di prendere il potere in Francia.

La candidatura di de Gaulle venne approvata dal parlamento francese il 29 maggio, quindici ore prima del previsto avvio dell'operazione. Ciò evidenzia che nel 1958 la Quarta Repubblica francese non godeva più dell'appoggio dell'esercito in Algeria, e che anzi era alla mercé di quest'ultimo anche in questioni politiche civili. Questo spostamento decisivo dell'equilibrio tra poteri civili e militari nella Francia del 1958 così come la minaccia dell'uso della forza furono i fattori determinanti del ritorno di de Gaulle al potere.

Numerose persone, cittadini francesi e non, salutarono il ritorno al potere di de Gaulle come la svolta necessaria per terminare le ostilità. In occasione della sua visita in Algeria del 4 giugno, il presidente si rivolse con un trascinante quanto intenzionalmente ambiguo appello a tutti gli abitanti, dichiarando "Je vous ai compris" ("vi ho capiti"). Charles de Gaulle ravvivò le speranze dei coloni e dei militari, disaffezionati dalle indecisioni dei precedenti governi, con la sua esclamazione "Vive l'Algérie française" alle folle urlanti a Mostaganem.

Allo stesso tempo propose riforme economiche, sociali e politiche per migliorare la situazione degli arabi algerini, anche se lo stesso de Gaulle avrebbe in seguito ammesso che all'epoca nutriva al contrario un forte pessimismo sull'esito della situazione algerina. Nel frattempo si mise a cercare una "terza forza" tra la popolazione algerina, intermedia tra gli estremismi del FLN e dei coloni, con cui poter giungere ad una soluzione della questione.

Charles de Gaulle nominò immediatamente un comitato incaricato di redigere la bozza di una nuova costituzione per la ventura Quinta Repubblica francese. La nuova carta costituzionale (che sarebbe stata proclamata nei primi mesi dell'anno seguente) conteneva già un'importante concessione: in base ad essa l'Algeria sarebbe stata non più parte integrante, bensì territorio associato alla Francia. Tutti i musulmani, incluse le donne, vennero registrati negli elenchi elettorali per partecipare ad un referendum sulla nuova costituzione, da tenersi nel settembre 1958.

L'iniziativa di de Gaulle minacciava il FLN con la prospettiva di perdere il sostegno da parte di quella (crescente) parte della popolazione musulmana che era stanca della guerra e che non aveva mai dimostrato se non un tiepido convincimento per un'Algeria totalmente indipendente. Come reazione, il FLN instaurò il Governo Provvisorio della Repubblica Algerina (GPRA, Gouvernement Provisionel de la République Algérienne), una sorta di governo in esilio retto da Abbas e con base a Tunisi. Prima del referendum, Abbas esercitò pressioni affinché il GPRA fosse internazionalmente riconosciuto, ottenendo ben presto non solo il riconoscimento da parte del Marocco, della Tunisia e di numerosi altri paesi arabi, ma anche da stati asiatici, africani, dell'Europa orientale e dall'Unione Sovietica.

Nel mese di agosto del 1958 dei commandi dell'ALN commisero numerosi atti di sabotaggio in Francia, mentre il Fronte di Liberazione Nazionale instaurò una disperata campagna di terrore sul suolo algerino, al fine di intimidire i musulmani e di boicottare il referendum. Nonostante le minacce di rappresaglia tuttavia l'80% dell'elettorato musulmano si presentò al voto approvando massicciamente (96%) la bozza di costituzione.

Nel febbraio del 1959, de Gaulle venne eletto presidente della nuova Quinta Repubblica. De Gaulle visitò la città di Constantine in ottobre per annunciare il suo programma di cessazione della guerra e di creazione di un'Algeria strettamente legata alla Francia. L'appello del generale ai leader ribelli di cessare le ostilità e di partecipare alle elezioni fu disatteso con un deciso rifiuto. "Il problema di un cessate il fuoco in Algeria non è semplicemente un problema militare," disse il presidente del GPRA Abbas. "È essenzialmente politico, e le negoziazioni devono riguardare l'intera questione algerina". Nel contempo vennero interrotte le negoziazioni segrete che si susseguivano da tempo.

Nel biennio 1958-1959 l'esercito francese raggiunse il controllo militare dell'Algeria e si avvicinò come non mai alla vittoria. Tuttavia, in quel periodo in Francia l'opposizione al conflitto crebbe presso numerosi strati della popolazione: migliaia di parenti di coscritti e soldati di riserva avevano patito la perdita di familiari; le rivelazioni delle torture e indiscriminate brutalità commesse dall'esercito contro la popolazione musulmana provocavano generale riprovazione; infine, era sempre più accettato il principio dell'emancipazione nazionale.

Del pari si moltiplicarono le pressioni internazionali per garantire l'indipendenza all'Algeria; dal 1955 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite aveva toccato annualmente la questione algerina e le posizioni del FLN stavano guadagnando consenso. L'apparente intransigenza francese nel risolvere una guerra coloniale che teneva occupata metà delle sue forze armate destava anche preoccupazione negli alleati della NATO. In una dichiarazione del settembre 1959, de Gaulle rivide drasticamente la propria posizione ed espresse il concetto di "autodeterminazione", che considerò decisivo per ottenere un consenso maggioritario in un'Algeria formalmente associata alla Francia. A Tunisi Abbas riconobbe che quanto detto da de Gaulle poteva essere accettabile come base per una negoziazione, ma il governo di Parigi si rifiutò di riconoscere la legittimità del Governo Provvisorio come rappresentante della comunità araba algerina.

Asserendo di essere stati traditi da de Gaulle, i coloni, supportati da unità dell'esercito, organizzarono nel gennaio del 1960 un'insurrezione ad Algeri che ottenne in Europa il sostegno delle masse. Quando la polizia e l'esercito si avvicinarono, i coloni manifestanti ersero barricate per le strade ed espugnarono edifici del governo. Da Parigi de Gaulle fece appello all'esercito di rimanere leale e chiamò i francesi a sostegno della sua politica algerina in un appello televisivo. Gran parte dell'esercito diede ascolto al presidente e ad Algeri il generale Challe soffocò velocemente l'insurrezione.

Il fallimento della rivolta e la perdita di molti leader estremisti che furono imprigionati o trasferiti ad altre aree non dissuase tuttavia i coloni militanti: gruppi di guardie altamente organizzate e ben equipaggiate aumentarono le loro attività terroristiche, dirette sia contro gli arabi sia contro i francesi filogovernativi, man mano che la strada verso una pace negoziata ed un'autodeterminazione dell'Algeria trovava sempre più consensi. Alla ribellione del FLN contro la Francia si aggiunsero guerre civili tra estremisti nelle due comunità, nonché tra gli estremisti e il governo francese in Algeria.

Nel 1961 un referendum organizzato nella capitale algerina ebbe come esito una maggioranza a favore dell'autodeterminazione dell'Algeria; in seguito ad esso il governo francese iniziò segretamente delle negoziazioni col governo provvisorio di Abbas. Quando nel mese di aprile venne comunicato un imminente incontro franco-algerino, una parte delle sfere militari in Algeria si sentì tradita da de Gaulle dopo sette anni di dura lotta contro gli insurrezionalisti. Un gruppo di generali (Salan, Challe, Jouhaud e Zeller) contrario ai progetti di indipendenza per l'Algeria si mise quindi ad organizzare un colpo di stato.

Nella notte tra il 21 ed il 22 aprile 1961 i generali presero possesso dell'aeroporto, del municipio e del governatorato generale. Nel giro di tre ore tutti i punti chiave della città erano in mano dei golpisti. Il colpo di stato fu reso noto alla cittadinanza alle 7 di mattina, quando alla radio venne comunicato che "l'esercito ha preso il controllo dell'Algeria e del Sahara". Il giorno seguente il presidente de Gaulle comunicò in televisione che "un potere insurrezionale si è installato in Algeria in seguito ad un pronunciamiento militare... vieto ad ogni francese e, soprattutto, ad ogni soldato di eseguire alcuno dei loro ordini". L'accorato appello di de Gaulle ebbe effetto e il colpo di stato fallì nei giorni successivi.

Il "putsch dei generali" costituì il punto di svolta nell'atteggiamento ufficiale verso la guerra d'Algeria. De Gaulle era ormai pronto a voltare le spalle ai coloni e l'esercito, che aveva perso prestigio in seguito al putsch, avrebbe mantenuto un profilo politico basso per tutto il resto del conflitto. I negoziati col Fronte di Liberazione Nazionale vennero riaperti nella città francese di Évian-les-Bains nel maggio 1961; dopo numerose false partenze il governo francese decretò infine che un cessate il fuoco avrebbe avuto effetto dal 19 marzo 1962.

Nella loro forma definitiva, gli Accordi di Évian garantirono ai coloni uguale protezione legale rispetto agli altri algerini per un periodo di tre anni. Questi diritti includevano il rispetto della proprietà, la partecipazione alla vita pubblica e un largo elenco di diritti civili e culturali. Alla fine di tale periodo tutti i residenti in Algeria sarebbero però stati obbligati a diventare cittadini algerini o ad essere classificati come stranieri, con la conseguente decadenza dai diritti. Gli elettori francesi approvarono gli accordi di Évian con una maggioranza del 91% in un referendum tenuto nel giugno 1962.

Durante i tre mesi che trascorsero tra il cessate il fuoco ed il referendum sul futuro dell'Algeria, l'Organisation armée secrète (OAS) tentò di provocare una rottura della tregua ottenuta dal FLN ed avviò una nuova, indiscriminata campagna terroristica senza precedenti. Si trattò della più gratuita carneficina avvenuta in Algeria dopo otto anni di guerra: nel solo mese di marzo 1962 l'OAS fece esplodere una media di 120 ordigni al giorno, non risparmiando nemmeno ospedali e scuole. Alla fine i terroristi fallirono nei loro obiettivi e stipularono una tregua col FNL il 17 giugno 1962. Nello stesso mese, più di 350.000 coloni abbandonarono l'Algeria. Di fronte alla scelta se rimanere in Algeria come cittadini algerini o se intraprendere la via dell'esodo, nel giro di un anno 1.400.000 rifugiati, ossia la stragrande maggioranza dei pieds-noirs, nonché l'intera comunità ebraica e alcuni musulmani filofrancesi, gli "harkis", si riversarono in Francia, di cui una parte consistente fu insediata in Corsica nella piana orientale.

Il 1° luglio del 1962 circa 6 milioni di elettori algerini, su un totale di 6,5 milioni, andò alle urne per il referendum sull'indipendenza. Il voto fu quasi unanime e de Gaulle proclamò l'Algeria indipendente il 3 luglio. Il governo provvisorio tuttavia fissò il 5 luglio, 132esimo anniversario dell'arrivo francese in Algeria, come festa nazionale dell'indipendenza.

Per la parte superiore



Source : Wikipedia