Alex Ferguson

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Inviato da maria 06/04/2009 @ 05:14

Tags : alex ferguson, allenatori, calcio, sport

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Alex Ferguson

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Sir Alex Ferguson, all'anagrafe Alexander Chapman Ferguson (CBE) (Glasgow, 31 dicembre 1941), è un allenatore di calcio ed ex calciatore britannico, di ruolo attaccante, già Nazionale scozzese.

Come ha sempre detto lui stesso, Ferguson, figlio di un protestante e di una cattolica, è cattolico in effetti, viene dalla Scozia operaia: suo padre, ex calciatore del Glentoran (massima divisione nordirlandese), lavorava come manovale in un cantiere navale. Alex, nato nel sobborgo di Govan in quel di Glasgow, invece viene bocciato a scuola sia alle elementari sia all'high school, tanto che lascia gli studi per diventare apprendista. Diventa un calciatore ma intanto continua a studiare e a lavorare in fabbrica: dopo l'apprendistato (durato 6 anni), riesce a 23 anni a prendere il diploma. Dopodiché segue dei corsi per tecnici di calcio, il che gli servirà molto nel corso della sua vita.

Intanto nel 1958 fa il suo esordio in una società calcistica, giocando con i dilettanti del Queen's Park. Nel 1960 passa al Saint Johnstone e nel 1964 al Dumferline, dove milita per tre anni. In questa squadra raccoglie i primi successi: nel 1966 è capocannoniere del massimo campionato scozzese insieme a Joseph McBride, con 31 gol. Contando anche le partite di Coppa di Lega in quella stagione Ferguson realizza in tutto 45 gol in 51 partite.

Nel 1967 passa ai Rangers Glasgow, dove resta 2 anni, e cioè fino a quando la sua squadra viene sconfitta dagli acerrimi rivali del Celtic Glasgow per 4-0 nella finale di Coppa di Scozia. Dal 1969 è al Falkirk e nel 1973-1974 disputa la sua ultima stagione da calciatore nell'Ayr United.

Nel luglio 1974 inizia la sua carriera di allenatore con l'East Stringshire. Viene quindi ingaggiato dalla squadra del Saint Mirren, che riesce a portare nella massima serie nel 1977. L'anno successivo la squadra ottiene la salvezza, ma Ferguson viene comunque esonerato.

Trovato subito un ingaggio con l'Aberdeen, inizia ben presto un ciclo vittorioso. Nel 1980 si vendica con il Celtic e vince il campionato superandoli di un solo punto. Nel 1982 l'Aberdeen conquista la Coppa di Scozia battendo in finale i Rangers per 4-1. L'anno successivo però è ben più ricco: vittorie in Coppa di Scozia, Coppa delle Coppe (battendo 2-1 il Real Madrid) e Supercoppa Europea. Nel 1984 centra il double campionato-coppa nazionale, l'anno successivo deve accontentarsi del primo titolo.

Contemporaneamente all'incarico di manager dell'Aberdeen accetta anche quello di commissario tecnico della Nazionale scozzese, che ricopre dal 16 ottobre 1985 al 13 giugno 1986. Partecipa quindi ai Mondiali 1986, ma la Scozia viene eliminata al 1° turno.

In patria intanto Ferguson vince gli ultimi trofei con l'Aberdeen: Coppa di Scozia e Coppa di Lega.

Sposato con Cathrine, il 20 luglio 1999 è stato nominato "Sir" dalla regina Elisabetta II: è Comandante dell'Ordine dell'Impero Britannico.

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Rangers Football Club

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Il Rangers Football Club, noto anche come Rangers o, impropriamente, Glasgow Rangers, è un club calcistico britannico di Glasgow. Affiliato alla Scottish Football Association, milita nel campionato di prima divisione scozzese, la Scottish Premier League.

Insieme ai rivali cittadini del Celtic forma la cosiddetta Old Firm del calcio scozzese. I Rangers hanno conquistato nel 2005 il loro 51° titolo di campione nazionale, prima squadra al mondo a riuscire in tale impresa: sulle magliette dei giocatori, lo stemma della squadra è sormontato da cinque stelle, ognuna delle quali rappresenta 10 titoli di Lega vinti.

In patria la squadra è conosciuta comunemente come Rangers anche se, fuori dalla Scozia, spesso è chiamata Glasgow Rangers per distinguerla da altre squadre britanniche come i londinesi del Queens Park Rangers. Nel resto d’Europa, invece, l’uso del nome Glasgow Rangers è in linea con la tendenza continentale di affiancare il nome della città a quelle squadre che non lo contengano esplicitamente, come il PSV o la Stella Rossa. È considerata la squadra dei protestanti di Glasgow.

Nel 1872, a Glasgow, i fratelli Peter e Moses McNeil, William McBeath e Peter Campbell furono incuriositi e divertiti da una partita di calcio cui avevano assistito di recente e si riunirono per formare un club calcistico. La prima partita della neonata squadra fu nel maggio 1872 (per la cronaca, un pareggio per 0-0 contro il Callander Football Club). Sfogliando un libro sul rugby, Moses McNeil vide il nome Rangers, che gli piacque subito e con il quale battezzò anche la squadra di calcio da lui co-fondata. Con quel nome la squadra giocò la sua seconda e ultima partita per quell'anno, una vittoria per 11-0 contro un non meglio identificato Clyde, altra squadra di Glasgow.

A piccoli passi, ma progressivamente, la squadra crebbe e già nel 1876 Moses McNeil divenne il primo giocatore dei Rangers a vestire la maglia della nazionale scozzese per un’amichevole contro il Galles. Nel 1877 e nel 1879 i Rangers arrivarono alla finale della Coppa di Scozia, entrambe le volte persa contro il Vale of Leven. Del 1888 è, invece, il primo di oltre 370 derby cittadini contro il Celtic, perso per 2-5, che diede origine alla Old Firm. Il 1890 vide i Rangers tra i fondatori della Lega Calcio scozzese e l’anno successivo li vide campioni nazionali a pari merito del Dumbarton, squadra contro la quale i Rangers pareggiarono 2-2 nell’incontro di spareggio per il titolo dopo che la stagione regolare li aveva visti finire appaiati in testa alla classifica. Nel 1894 arrivò la prima vittoria nella Coppa di Scozia, al termine della finale vinta per 3-1 contro i rivali del Celtic. Precedentemente, quando la Lega Calcio scozzese ancora non era stata costituita, i Rangers giocarono anche nella Coppa d’Inghilterra, della quale raggiunsero nel 1887 la semifinale, poi persa contro l’Aston Villa.

Gli ultimi quattro anni del secolo videro i Rangers aggiudicarsi due Coppe (1897 e 1898) e due titoli di campione di Scozia (1899 e 1900) consecutivi. Il campionato 1898/99, in particolare, è degno di nota perché la squadra vinse tutte le 18 partite in calendario.

Fino a quel momento la squadra non aveva una struttura societaria definita, come pure neppure un allenatore: fu proprio nel 1899 che il club divenne una società regolarmente registrata e al dirigente addetto all’arbitro William Wilton venne affidato il ruolo di allenatore. Venne anche formato un consiglio d’amministrazione e fu eletto presidente James Henderson.

Sotto la guida di William Wilton - affiancato, in seguito, dal suo vice Bill Struth - la squadra vinse sette titoli nel primo ventennio del nuovo secolo, dal 1901 al 1920. In particolare, quest’ultimo titolo giunse al termine di una stagione da record: avendo mancato di riconfermarsi campioni nel 1919, i Rangers affrontarono il torneo successivo decisi a riprendersi il primo posto, e lo ottennero alla fine di un campionato in cui segnarono 106 goal in 42 incontri. Wilton non fece in tempo, tuttavia, a godersi l’ennesimo trionfo perché morì nel maggio del 1920 a causa di un incidente in barca, cosa questa che portò Struth alla guida della squadra per 34 stagioni consecutive, fino al 1954: in quel periodo l’ex braccio destro di Wilton portò nella bacheca dei Rangers 18 titoli di campione scozzese, 10 Coppe di Scozia e anche 2 Coppe di Lega, dando al club anche il primo treble scozzese nel 1948/49.

Bill Struth lasciò l’incarico di allenatore nel 1954 dopo il double di un anno prima e il suo posto fu preso da Scott Symon, il terzo allenatore in 55 anni di storia societaria dei Rangers. Symon rimase per 13 stagioni alla guida della squadra, nel corso dei quali la condusse fuori dai confini del Regno Unito con risultati anche di rilievo: l’UEFA aveva, infatti, istituito nel 1955 la Coppa dei Campioni e, nel 1960, la Coppa delle Coppe. A fronte, quindi, dei sei titoli nazionali (1956, 1957, 1959, 1961, 1963 e 1964) e delle cinque Coppe di Scozia (1960, 1962, 1963, 1964 1966), nonché l’ennesimo treble campionato / Coppa di Scozia / Coppa di Lega nel 1964, arrivò anche la prima partecipazione alla Coppa dei Campioni 1956/57, che si risolse in un’eliminazione a opera del Nizza nella terza partita di spareggio agli ottavi di finale. Nel 1959/60 la squadra arrivò fino alla semifinale, perdendo contro l’Eintracht Francoforte con un complessivo 4-12 (1-6 e 3-6), ma nel 1961 fu la prima squadra britannica a raggiungere una finale europea, quella della Coppa delle Coppe, persa con un complessivo 1-4 contro la Fiorentina (0-2 a Glasgow, 1-2 a Firenze). Prima di lasciare l’incarico, Symon guidò i Rangers a un’altra finale di Coppa delle Coppe, quella del 1966/67, persa contro il Bayern Monaco ai tempi supplementari (nella stessa stagione in cui il Celtic vinceva la Coppa dei Campioni).

Marcatori: 23’ Stein, 40’ e 49’ Johnston, 60’ Estrekov, 87’ Makhovikov.

RANGERS: McCloy, Jardine, Greig (c), Johnstone, Mathieson, D. Smith, Conn, MacDonald, McLean, Stein, Johnston. Allenatore: William Waddell.

DINAMO MOSCA: Pil’guj, Basalaev, Sabo (c), Žikov, Dolbosonov (69’ Gerškovič), Žukov, Dolmatov, Makhovikov, Bajdačnyj, Žakubik (56’ Eštrekov), Evrjužikhin. Allenatore: Konstantin Beskov.

Arbitro: Ortiz de Mendebil.

L’uscita di Symon fu seguita da un breve interregno di Davie White, durato due stagioni prive di successi. Nel 1969 giunse sulla panchina dei Rangers il quinto tecnico della storia del club, Willie Waddell. A lui è legato l’unico successo della squadra fuori dai confini patrii, la Coppa delle Coppe 1971/72 vinta battendo la Dinamo Mosca per 3-2 al Camp Nou di Barcellona, in una finale che vide anche l’invasione di campo di circa 10.000 scozzesi ubriachi a un minuto dalla fine dell’incontro; invasione ripetuta al fischio finale, che impedì la cerimonia di premiazione e che diede vita ad accesi scontri non privi di brutalità con la polizia di Franco. L’invasione costò ai Rangers la squalifica internazionale per due stagioni, poi ridotte a una dall’UEFA, ma anche così la squadra, che aveva fallito per un punto la scalata al titolo nazionale, non poté difendere nella stagione successiva la Coppa vinta.

La vittoria europea, comunque, giungeva poco meno di un anno e mezzo dopo il secondo grande disastro di Ibrox del 1971 e fu vissuta come l’uscita da un lungo periodo buio. Poche settimane dopo la vittoria della Coppa delle Coppe Waddell lasciò l’incarico per diventare direttore generale del club, e il suo posto fu preso dal suo ex-braccio destro John “Jock” Wallace jr., figlio d’arte.

Jock Wallace jr., calciatore, tecnico e a sua volta figlio di calciatore, assunse la direzione tecnica della squadra in un periodo fecondo per il club. Nelle sue sei stagioni sulla panchina dei Rangers vinse tre titoli nazionali (1975, 1976 e 1978, l’ultimo dei quali ottenuto nel campionato riformato a 10 squadre con doppia andata e un ritorno, formula a tutt’oggi adottata in Scozia). Il campionato del 1975 interruppe una serie di nove titoli consecutivi vinti dagli eterni rivali del Celtic, che già avevano avuto modo di collaudare la tenuta dei Rangers sotto la guida di Wallace nella sua stagione d’esordio, risultando sconfitti nella finale di Coppa di Scozia 1972/73 per 3-2. A Wallace si devono anche il terzo e quarto treble del club, rispettivamente nel 1976 e nel 1978, anno in cui, inaspettatamente e senza alcuna spiegazione, il tecnico si dimise. Grazie, tuttavia, al gran raccolto di successi del decennio quasi al termine, i Rangers divennero il club più titolato di Scozia. Il posto di Wallace fu preso da uno dei protagonisti di quel periodo, l’ex calciatore John Greig.

Al primo turno della Coppa dei Campioni 1978/79 Greig trovò subito un’avversaria difficile, la Juventus, tuttavia superata 2-1 nel doppio confronto (0-1 a Torino, 2-0 a Glasgow); fu poi il turno del PSV, regolato per 3-2 (maturato nel ritorno a Eindhoven dopo che il confronto d’andata a Glasgow si era chiuso a reti bianche); il cammino si interruppe ai quarti contro il Colonia, che fece pesare l’1-0 dell’andata e che impose l’1-1 in Scozia per un 1-2 finale che estromise i Rangers dalla Coppa. L’eliminazione europea, seppure tutto sommato accettabile, nascondeva, altresì, l’inizio di una crisi: la squadra perse la testa del campionato scozzese, fino a quel momento condotto senza troppi affanni, e iniziò così un periodo nero che coinvolse i Rangers (in cinque anni di guida tecnica di Greig solo due Coppe di Scozia nel 1979 e nel 1981, e due Coppe di Lega nel 1979 e nel 1982) e, più in generale, tutto il calcio di Glasgow, che coincise con l’ascesa alla ribalta delle - fino ad allora - squadre di secondo piano dell’Aberdeen (vincitore della Coppa delle Coppe 1982/83 contro il Real Madrid) e Dundee Utd. (campione scozzese nel 1983 e semifinalista di Coppa dei Campioni 1983/84, sconfitta dalla Roma con un 2-3 complessivo). Nonostante le Coppe vinte, Greig non riuscì mai a vincere il titolo nazionale e si dimise nel 1983.

I Rangers riassunsero Jock Wallace sperando che questi fosse capace di ripetere i successi di dieci anni prima, ed effettivamente questa era anche la sua speranza, dopo avere allenato senza grande successo in Inghilterra il Leicester. Voci mai confermate vollero, tuttavia, che Wallace fosse non più che una terza scelta, chiamato solo dopo i rifiuti di Jim McLean e Alex Ferguson, allenatori rispettivamente del Dundee Utd. e dell’Aberdeen sulla cresta dell’onda in quegli anni, di guidare i Rangers. Nonostante la vittoria in due Coppe di Scozia consecutive, nel 1984 e nel 1985, tuttavia, Wallace non riuscì mai a far cambiare passo alla squadra. Durante il campionato 1985/86, quando la squadra scivolò al quinto posto in classifica senza prospettive di miglioramento, Wallace fu licenziato: dall’ultimo titolo vinto erano passati ormai otto anni e due allenatori.

Nel 1986, lo scozzese Graeme Souness, già pluridecorato in Inghilterra con il Liverpool e reduce da un biennio in Italia con la Sampdoria, fece ritorno in patria e fu ingaggiato dai Rangers come giocatore-allenatore. La manovra faceva seguito alla decisione presa dal proprietario del club (lo scozzese residente negli USA Lawrence Marlborough), preoccupato dell’assenza di risultati degli ultimi anni, di mettere pesantemente mano al management societario: già uno dei sui primi atti era stato quello di insediare alla presidenza del club David Holmes, il cui programma era quello di ingaggiare gli scozzesi di spicco che si erano distinti nel campionato inglese. Souness fu, appunto, uno di essi.

In Inghilterra Souness aveva vinto cinque campionati e tre Coppe dei Campioni e, in Italia, aveva dato il suo contributo alla vittoria della prima Coppa Italia da parte della Sampdoria; il ritorno in Scozia segnò anche il ritorno alla vittoria dei Rangers, che rivinsero subito il campionato alla prima stagione sotto la sua guida, dopo nove anni di assenza al vertice. Il successo fu bissato dalla vittoria in Coppa di Lega, vinta battendo in finale, per l’ennesima volta, il Celtic. David Murray rilevò nel 1988 la proprietà del club da Marlborough e tra i suoi primi atti vi fu la riconferma di Souness come giocatore-allenatore. Questi ripagò la fiducia vincendo tre campionati consecutivi, l’ultimo dei quali solo da allenatore, avendo egli cessato l’attività agonistica alla fine della stagione 1989/90. Quelli di Souness furono i primi tre di una serie, poi continuata dal suo successore, di nove titoli consecutivi.

Il periodo di Souness alla guida dei Rangers fu uno dei più prestigiosi della storia del club e, in generale, di tutto il calcio scozzese: a seguito del bando quinquennale inflitto dall’UEFA alle squadre inglesi dopo il disastro dell’Heysel del 1985 a Bruxelles, le scozzesi divennero le più credibili rappresentanti del Regno Unito in Europa, e numerosi calciatori, inglesi e non, provenienti dalla First Division si trasferirono nella lega scozzese, tra cui Ray Wilkins, Chris Woods e Terry Butcher (tutti nazionali inglesi). Non mancarono anche polemiche dovute a ragioni extracalcistiche: nel 1989, per la prima volta, i Rangers ingaggiarono un giocatore cattolico scozzese di alto profilo, Mo Johnston, cosa questa che causò aspre critiche sia da parte dei tifosi della squadra (che videro nell’ingaggio di un cattolico scozzese il venir meno alle tradizioni del club), sia da parte di quelli cattolici dei Celtic, che tacciarono Johnston di tradimento.

Nonostante i suoi successi con la squadra, Souness non si integrò mai totalmente nel sistema-calcio scozzese. Bersagliato da numerose sanzioni disciplinari (fu addirittura espulso al suo esordio assoluto nei Rangers il 9 agosto 1986 fu molte volte inibito anche da allenatore.

Souness lasciò i Rangers nel 1991 per tornare al Liverpool: la sua ultima stagione coincise con un campionato vinto all’ultima giornata sul filo di lana battendo a Ibrox i rivali per il titolo dell’Aberdeen. L’addio di Souness suscitò sentimenti contrastanti tra i tifosi dei Rangers: a dispetto dei suoi successi, molti si lagnarono per quello che fu visto come un tradimento; altri, più semplicemente, si dichiararono delusi. I sostenitori ebbero altresì gioco facile a mettere in risalto la differenza tra i risultati ottenuti in cinque anni da Souness con quelli dei suoi due predecessori in nove. Tutti, in generale, sostenitori e detrattori, furono comunque concordi nell’affermare che quelli di Souness furono gli anni più drammatici e movimentati della storia del club. A Walter Smith, già vice di Souness e suo successore sulla panchina, toccò il compito di continuare ad assicurare al club il successo a cui il suo ex capo-allenatore l’aveva portato.

Walter Smith, che raccolse l’eredità di Souness, vinse subito il titolo nel 1992, quarto consecutivo del club, e l’anno dopo condusse i Rangers a una delle migliori stagioni della sua storia: non solo lo portò al quinto treble, ma giunse a un passo dalla finale della Champions’ League 1992/93: dopo avere eliminato i campioni inglesi del Leeds negli ottavi di finale, nella fase a gironi i Rangers si trovarono a contendere all’Olympique Marsiglia il primo posto del raggruppamento, che avrebbe permesso di giocare la finale di Monaco di Baviera. Per un solo punto, e nonostante i Rangers avessero finito imbattuti la competizione, furono i francesi a vincere il girone e andare in finale a battere il Milan. L’anno successivo la squadra conseguì il double campionato / Coppa di Lega e mancò il suo sesto treble perdendo la finale di Coppa di Scozia contro il Dundee Utd. Giocatori di spicco arrivarono in quel periodo, tra cui Brian Laudrup e Paul Gascoigne (entrambi al termine di esperienze con rendimento alterno in Italia), e Smith guidò la squadra anche alla conquista dei campionati 1995, 1996 e 1997, per un personale di sei titoli consecutivi, che significarono, sommati ai tre di Souness, nove per il club e record del Celtic eguagliato. La stagione successiva, l’ultima di Smith alla guida della squadra, vide il tecnico mancare il suo settimo titolo consecutivo e il decimo dei Rangers. Nel giugno 1998 Smith firmò per l’Everton e, al pari suo, anche diversi giocatori lasciarono il club, tra cui Laudrup, McCoist e Gough.

Per sostituire Walter Smith fu chiamato nel 1998 l’olandese Dick Advocaat, soprannominato "Il Piccolo Generale". Proveniente dal PSV, fu il primo allenatore non scozzese a guidare la squadra. Il suo ingaggio fu visto come l’intenzione, da parte dei vertici societari, di competere con i club europei di alto profilo. Già da tempo, infatti, David Murray sosteneva che i Rangers non dovevano essere valutati tanto per i successi domestici, quanto per le prestazioni in campo europeo, specialmente nella remunerativa Champions League. Tuttavia, nonostante le cifre investite nella squadra, l’affermazione a livello continentale non arrivò e, quando Advocaat lasciò il club, la sua eredità consisté in un passivo di bilancio che menomò finanziariamente i Rangers per alcuni anni: in effetti, il budget messo a disposizione del tecnico olandese fu ingente, se messo a confronto con campagne acquisti precedenti e successive. 36 milioni di sterline (55 milioni di euro) furono impiegati per l’acquisto dei compatrioti Numan e van Bronckhorst, acquisti tutto sommato riusciti, anche se parzialmente vanificati da altri come quello di Andrej Kančelskis, che non rese secondo le aspettative.

Se in campo nazionale Advocaat rispettò le previsioni ottenendo il sesto treble per il club nel 1999 e il double campionato/Coppa di Scozia nel 2000, in campo europeo i successi continuarono a non arrivare. Nella Coppa UEFA 1998/99 non riuscì a superare gli ottavi di finale, perdendo contro il Parma; sconfitta riscattata l'anno seguente nel terzo turno preliminare di Champions’ League quando i Rangers si qualificarono alla fase a gironi proprio a spese degli emiliani.

Nel girone però l'undici di Glasgow arrivò solo terzo venendo ripescato in Coppa UEFA da cui però uscì subito, sconfitta dal Borussia Dortmund. Nonostante gli arrivi di altri giocatori di spicco, come il norvegese Flo e l’olandese Ronald Koeman l'allenatore olandese non riuscì mai ad arrivare oltre gli ottavi di finale delle competizioni europee cui partecipò in quel periodo. In aggiunta a ciò, i metodi di Advocaat, causa di tensioni e divisioni nello spogliatoio, portarono molti giocatori a chiedere di lasciare la società. Dopo una stagione, la 2000/01, priva di risultati e con il Celtic autore del treble, Advocaat decise di lasciare le funzioni da tecnico per mantenere quelle direttive in ambito societario, che tenne per altri 11 mesi fino alle sue definitive dimissioni nel 2002.

Il triennio di Advocaat a Glasgow fu contraddittorio. Mentre da un lato operazioni come la costruzione di Murray Park, un centro di allenamento moderno costato 14 milioni di sterline, necessario per la preparazione dei calciatori in vista degli incontri di alto livello e per la formazione di giovani talenti nati in casa, fu vista come un progetto estremamente funzionale agli obiettivi del club, dall’altro l’esasperato professionismo di stampo continentale del tecnico olandese, non pienamente assimilato dall’ambiente circostante, fu visto come fonte di contrasto. A prescindere dalle cause della non completa riuscita del suo progetto, il rosso di bilancio lasciato da Advocaat impedì di fatto ai Rangers per diverse stagioni di condurre un mercato in linea con le loro ambizioni europee.

Quando Alex McLeish assunse la guida del club nel dicembre del 2001, ben pochi invidiarono la sua posizione, dovendosi egli trovare a guidare la pesante eredità tecnico-finanziaria lasciata da Advocaat, che in pratica si traduceva nell’impossibilità di effettuare un mercato in linea con i propri programmi e nel dover tirare fuori il meglio dei giocatori ricevuti in dote dalla precedente gestione. Quando McLeish si presentò a sorpresa alla conferenza stampa dell’11 dicembre 2001 nelle vesti di manager a fianco di Advocaat la reazione dei tifosi fu tiepida, in quanto videro in ciò il ridimensionamento delle ambizioni del club, a dispetto della buona reputazione che McLeish si era fatto allenando con buoni risultati squadre non di primo piano come gli Hibernians o il Motherwell.

Neppure mancò chi, riferendosi all’esperienza di McLeish come secondo di Alex Ferguson sulla panchina dell’Aberdeen, si chiese se un personaggio così poco legato alle sorti dei Rangers sarebbe stato in grado di gestire la contesa contro i ringalluzziti avversari del Celtic. Il giovane tecnico ebbe modo di far ricredere chi dubitava di lui: nel 2002 vinse subito la Coppa di Scozia, per giunta battendo 3-2 il Celtic con un goal del danese Løvenkrands proprio allo scadere.

Tale successo restituì ottimismo ai tifosi, che finalmente rividero una squadra capace di contrastare il ritorno alla ribalta del Celtic guidato da Martin O’Neill. L’anno successivo, il 2003, sembrò confermare le attese dei sostenitori, visto che i Rangers vinsero a marzo un’altra delle innumerevoli finali contro il Celtic, quella di Coppa di Lega, per 2-1, realizzarono il double a maggio vincendo il titolo all’ultima giornata di campionato in un finale drammatico, che vide il Celtic soccombere solo per una peggiore differenza-reti (+72 contro +73 dei Rangers); infine, una settimana più tardi, completarono il loro settimo treble battendo in finale di Coppa di Scozia il Dundee per 1-0. Il treble coincise anche con il 50° titolo di campione di Scozia, che fece dei Rangers il primo club europeo a tagliare tale prestigioso traguardo.

Tuttavia, gli effetti del dissesto economico lasciato da Advocaat iniziarono a farsi sentire: il calo di risorse finanziarie impose pesanti tagli alle spese, che si concretizzò nella cessione di giocatori anche di successo ma costosi come Lorenzo Amoruso, il nazionale Neil McCann, e nella necessità di rimpiazzarli con giovani di talento ma di basso costo o a parametro zero. E in effetti, nel 2003/04, la squadra rimaneggiata in tal senso riuscì a prendere la testa del campionato e a qualificarsi per la Champions’ League, ma la cessione in corso d’opera del capitano Barry Ferguson provocò una grave flessione nella squadra e il mancato successo in tutte le competizioni. Tra gli acquisti a basso costo della successiva stagione 2004/05 vi fu il serbo Dragan Mladenović, pagato solo 1 milione di sterline e utilizzato pochissimo per via degli infortuni. La sconfitta contro il Celtic in campionato e l’esclusione dall'Europa fecero pensare che McLeish avesse i giorni contati alla guida della squadra, ma alcuni degli altri acquisti dell’estate precedente, segnatamente il croato Pršo e il francese Boumsong iniziarono, una volta ambientati, a fornire un rendimento eccellente. Sfortunatamente per McLeish, la società aveva deciso di cedere il francese al Newcastle dopo soli 6 mesi al club, ma con i soldi della vendita (8 milioni di sterline) i Rangers acquistarono Thomas Buffel e richiamarono a casa l’ex capitano Barry Ferguson. Arrivarono così la Coppa di Lega a marzo, vinta battendo il Motherwell per 5-1 in finale e, alquanto inaspettatamente, il 51° - e per adesso ultimo - titolo di campione di Scozia, vinto ancora una volta dopo un testa-a-testa contro il Celtic risolto solo all’ultimo minuto dell’ultima giornata.

L’ultima stagione di McLeish cominciò male, con una rapida eliminazione dalla coppa di Lega a opera, ancora una volta, del Celtic. Nonostante le dichiarazioni di David Murray, che assicurò fiducia a tempo indeterminato al tecnico, molti ritennero che la fiducia fosse motivata dal fatto che il presidente del club non poteva ancora ingaggiare il francese Paul Le Guen, che era il vero obiettivo della società. La dichiarazione di fiducia ebbe un benefico effetto sulla squadra, che si riprese, ma ebbe un calo in primavera, perdendo quasi la metà delle rimanenti partite di campionato. Alla fine della stagione, conclusasi senza vittorie, McLeish rassegnò le dimissioni, peraltro già annunciate a febbraio.

È tuttora dibattuto il ruolo di McLeish come allenatore dei Rangers: pur non assicurando continuità di successi al club, avendo alternato stagioni ottime a fallimentari, purtuttavia vinse sette titoli (un treble e due double) nei suoi sei anni di guida. I suoi critici lo accusano di aver portato a Glasgow alcuni tra i peggiori giocatori stranieri della storia del club. I suoi difensori, altresì, sostengono che, visto il budget estremamente limitato e la forzata cessione dei migliori giocatori, McLeish ha ottenuto ottimi risultati in rapporto ad allenatori del passato che ebbero squadre più forti e vinsero, in proporzione, di meno quando non, addirittura, nulla. Rimane comunque agli archivi il primato di 50 titoli nazionali, conseguito proprio da McLeish.

L’esperienza del francese Paul Le Guen alla guida dei Rangers è, a tutt’oggi, notevole soprattutto per la sua estrema brevità: solo sei mesi, dal luglio 2006 al gennaio 2007. Appena arrivato, il tecnico, già allenatore del Lione pluricampione di Francia, forte di un budget garantito da un nuovo sponsor del club, diede avvio a una faraonica campagna acquisti con l’ingaggio del sudafricano Dean Furman dal Chelsea, dei francesi William Stanger (poi lasciato libero a febbraio 2007 dal club) e Antoine Ponroy dal Rennes, il ceco Libor Sionko e lo svedese Karl Svensson, mentre lasciò libero il beniamino di Ibrox Alex Rae di trasferirsi al Dundee, dove è attualmente giocatore-allenatore.

Una prima amichevole contro i campioni nordirlandesi del Linfield per 2-0 il 6 luglio 2006 a Belfast fece ben sperare, anche se le prime avvisaglie di una stagione non facile giunsero durante una tournée in Sudafrica poco dopo, quando i Rangers furono sconfitti dai campioni sudafricani del Mamelodi Sundowns. Dopo due vittorie iniziali in campionato, il primo match impegnativo per i Rangers, contro il Dundee Utd., vide la squadra pareggiare per 2-2, per giunta costretta a inseguire dallo 0-2. A novembre la squadra era già terza a 15 punti dal Celtic capolista. A dispetto dei buoni risultati della Coppa UEFA, in cui i Rangers hanno raggiunto gli ottavi di finale, e dopo numerosi problemi con lo spogliatoio, altri arrivi, cessioni e giocatori ceduti in prestito, il 4 gennaio 2007 Le Guen ha rassegnato le dimissioni da tecnico senza essere mai riuscito a far fare alla squadra un decisivo salto di qualità.

Dopo l’abbandono di Le Guen la stampa trovò «comprensibile» che la nuova struttura societaria prevedesse il ritorno di Walter Smith come allenatore e Ally McCoist come suo vice. Tuttavia, essendo Smith in quel momento l’allenatore della nazionale scozzese, la Federazione sulle prime rifiutò di lasciarlo libero e, una volta che lo stesso Smith si dimise, annunciò azioni legali contro di lui per inadempienza contrattuale. Comunque, il 10 gennaio 2007, la coppia Smith / McCoist è stata ingaggiata dal club.

Sotto la guida tecnica di Smith i Rangers hanno chiuso la stagione 2006/07 al secondo posto della Scottish Premier League, anche se il nuovo manager può vantare al suo attivo due vittorie sui rivali cittadini, la prima per 1-0, ottenuta l’11 marzo 2007 al Celtic Park, la più recente ad Ibrox per 2-0 il 5 maggio.

Nel 2007/08, dopo l'eliminazione dalla Champions League giungendo al 3° posto in un difficile girone con Barcellona, Lione e Stoccarda, i Rangers hanno compiuto un positivo cammino in Coppa UEFA, conclusosi con la sconfitta per 0-2 in finale al City of Manchester Stadium il 14 maggio 2008 contro lo Zenit San Pietroburgo, allenato proprio da Dick Advocaat. Hanno poi vinto la Coppa di Scozia battendo in finale il Queen of the South per 3-2.

La prima tenuta da gara dei Rangers è sempre stata storicamente blu con inserti bianchi. Il blu richiama la tonalità della bandiera nazionale scozzese e gli inserti bianchi, in genere a seconda dello sponsor tecnico della squadra, sono comparsi sulle maniche, sui bordi o anche sul colletto. Attualmente sono sulle spalle, e le maniche sono bordate di rosso. I calzoncini sono bianchi e i calzettoni sono grigio cenere scuro.

La seconda tenuta, in genere usata per le trasferte domestiche, prevedeva in passato una maglia divisa in due sezioni, bianca e rossa, divise in diagonale (la tonalità di rosso riprendeva il colore dell’animale raffigurato nel crest del club). Attualmente è bianca con maniche grigio-cenere scuro, colore replicato sui pantaloncini, mentre i calzettoni sono bianchi.

La terza tenuta, destinata alle trasferte europee, ha una maglia di colore blu scuro, con due strisce verticali sul fronte dello stesso colore grigio-cenere dei calzini della prima uniforme. Calzettoni e pantaloncini sono anch’essi di color grigio-cenere scuro.

L’animale mitologico rappresentato nel crest dei Rangers è un leone - la cui forma può richiamare anche un drago - che emette una lingua di fuoco. Tale leone richiama l’analogo animale raffigurato sul logo della Scottish FA, ma ancor di più l'antico stemma reale scozzese e la Lion Rampant, la bandiera gialla con decorazioni e leone rampante rossi. L’animale è di colore rosso e campeggia su uno sfondo circolare pieno, che rappresenta un pallone da calcio. Il colore del fondo è lo stesso blu della bandiera scozzese. Due cerchi concentrici circondano il pallone. Tra i due cerchi più esterni campeggia la scritta "RANGERS FOOTBALL CLUB" e, tra i due interni, in basso sotto il pallone, il motto Ready ("Pronti").

Dal 1899 la sede delle partite casalinghe dei Rangers è Ibrox, stadio situato nell’omonimo quartiere di Glasgow a sud del fiume Clyde. In precedenza, dal 1872 al 1899, la squadra aveva adottato diverse sedi, tutte provvisorie. Solo quando il club si diede una struttura societaria definita e una solida situazione finanziaria prese in esame il progetto di costruire uno stadio proprio. Il disegno originale dello stadio è dell’architetto scozzese Archibald Leitch, il cui tratto si è cercato di rispettare nel corso delle successive ristrutturazioni, specialmente per quanto riguarda le decorazioni.

Ibrox fu teatro, come molti altri stadi del Regno Unito, di gravi incidenti (nel 1902 e nel 1971) dovuti alla struttura portante inadeguata, all’errato dimensionamento degli accessi e al sovraccarico delle tribune. Oggi, l’impianto è stato completamente ristrutturato ed è uno dei più sicuri d’Europa, in grado di ospitare incontri internazionali e giudicato dall’UEFA meritevole di cinque stelle. Può ospitare 51.000 spettatori, tutti seduti.

Occasionalmente lo stadio ha ospitato anche partite della nazionale, soprattutto in passato, durante il Torneo Interbritannico, anche se oggigiorno la sede naturale degli incontri della selezione scozzese è Hampden Park, anch’esso a Glasgow.

Benché originariamente i sostenitori dei Rangers fossero in stragrande maggioranza di religione protestante e politicamente lealista nei confronti della Corona d’Inghilterra, oggi il tifo per la squadra è variegato e prescinde da appartenenze etniche, culturali o religiose, rimangono a far bella mostra sulle tribune molti vessilli del Regno unito. Per lungo tempo, tuttavia, la rivalità cittadina con il Celtic fu alimentata proprio da motivazioni religiose e politiche (il Celtic fu fondato da cattolici irlandesi e in gran parte sostenuto da indipendentisti). In ragione di ciò i dissapori tra le due tifoserie, polarizzate su opposte e talora conflittuali visioni, furono spesso causa di tensioni e incidenti spesso seri. Oggi entrambi i club sono consci del rischio di faziosità di frange del proprio tifo e hanno posto in essere misure attive per combattere il pregiudizio razziale, religioso e politico sugli spalti.

Come detto, il venir meno da parte di Graeme Souness della regola non scritta di ingaggiare cattolici nei Rangers provocò critiche e tensioni in entrambe le tifoserie cittadine. Con il tempo, tuttavia, anche grazie al successivo arrivo di calciatori provenienti da Paesi di tradizione cattolica dell’Europa meridionale - Spagna e Italia in particolar modo - molte delle proteste persero peso e significato. Comunque, è del 9 giugno 2006 un comunicato ufficiale del club, in cui esso annuncia il suo impegno di uniformarsi alle tre direttive UEFA contro il razzismo e ogni forma di discriminazione, sia nei confronti dei giocatori che nei confronti dei tifosi: il fissaggio di obiettivi certi nella lotta al razzismo e agli atteggiamenti faziosi dei propri sostenitori; il monitoraggio e controllo, con relativa pubblica diffusione dei risultati, di eventuali fenomeni discriminatori posti in essere durante gli incontri calcistici; la pubblica diffusione, prima di ogni incontro ufficiale, dell’avviso che ogni coro razzista od offensivo è severamente proibito.

I giocatori dei Rangers vengono soprannominati Teddy Bears (orsacchiotti) per assonanza con Gers (diminutivo di Rangers). I tifosi sono invece chiamati Blue Noses (nasi blu) dal colore delle maglie della squadra.

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Alan Hansen

Alan Hansen nel 2004

Alan David Hansen (Alloa, 13 giugno 1955) è un ex calciatore e giornalista britannico, nazionale scozzese.

Difensore centrale di grande rendimento, fu uno dei punti fermi del Liverpool che dominò in Europa tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta.

Nato in un villaggio della Scozia centrale nella regione del Clackmannanshire, il giovane Hansen, una volta diplomato, rinunciò all'opportunità di frequentare l'Università di Aberdeen per seguire il fratello John al Partick Thistle, squadra nella quale quest'ultimo giocò un centinaio di incontri tra il 1973 e il 1977. Alan Hansen si mise subito in luce come difensore e centrocampista arretrato molto promettente.

Nel 1977 fu acquistato dal Liverpool per 110.000 sterline. Il club aveva appena vinto campionato e Coppa dei Campioni e cercava di confermarsi a livello sia nazionale che internazionale. Nonostante le sue scarse presenze in campionato, Hansen fu tuttavia negli undici di partenza che rivinsero la Coppa dei Campioni del 1978 contro i belgi del Bruges a Wembley.

Da quel momento fu titolare in pianta stabile nel Liverpool e arrivò anche la prima delle 26 convocazioni nella nazionale scozzese. Complessivamente nelle 14 stagioni trascorse a Liverpool Hansen vinse tre Coppe dei Campioni (1978, 1981 e 1984), otto campionati nazionali (1979, 1980, 1982, 1983, 1984, 1986, 1988, 1990), due Coppe d'Inghilterra (1986, 1989), quattro Coppe di Lega (1981, 1982, 1983, 1984) e una Supercoppa d'Europa (1977).

Alan Hansen divenne capitano del Liverpool nel 1985 dopo il ritiro dell'allenatore Joe Fagan a seguito della tragica finale di Coppa dei Campioni dell'Heysel contro la Juventus e a seguito dell'incarico conferito al suo amico e compagno di nazionale Kenny Dalglish di giocatore-allenatore. Nonostante le 26 presenze nella selezione scozzese, il cammino di Hansen in Nazionale fu sempre accidentato, perché era chiuso dalla coppia difensiva dell'Aberdeen Miller-McLeish. L'avvento di Alex Ferguson sulla panchina scozzese non aiutò, visto che il tecnico scartò Hansen in occasione dei campionati del mondo in Messico 1986.

A dispetto di un persistente problema al ginocchio, Hansen fu attivo fino al 1991, e costituì anche in età matura un punto fermo della squadra. Ancora oggi Alan Hansen è considerato uno dei migliori centrali difensivi del calcio britannico e un esempio di longevità sportiva e professionalità.

Dopo il ritiro, Alan Hansen intraprese la carriera giornalistica e lavorò per testate come Sky Channel e BBC. Voci non confermate dicono che nel 1994 gli fu anche offerta la panchina del Liverpool dopo che un altro suo amico e compagno di nazionale, lo scozzese Graeme Souness, si dimise, ma lui preferì continuare il suo lavoro da commentatore sportivo. Come commentatore dei campionati del mondo 2006 in Germania, è stato uno dei più feroci critici del tecnico della nazionale inglese Sven Göran Eriksson. Attualmente lavora come articolista per il Daily Telegraph e per il sito web della BBC.

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Norman Whiteside

Norman Whiteside (Belfast, 7 maggio 1965) è un ex calciatore britannico, nazionale nordirlandese.

Centrocampista - attaccante, Norman Whiteside esordì da professionista nel Manchester United a 17 anni ancora da compiere, nella stagione 1981/82, divenendo così il più giovane debuttante con la maglia dei Red Devils. Fu anche il più giovane professionista a segnare sia nella finale di Coppa di Lega che di quella della Coppa d’Inghilterra (entrambe nella stagione 1982/83).

Nel Manchester Utd. Whiteside assommò un totale di 273 partite e 66 reti, prima di passare all’Everton.

Nazionale dell’Irlanda del Nord, Whiteside esordì con la sua rappresentativa a Saragozza il 17 giugno 1982 durante il campionato del mondo in Spagna, all’età di 17 anni e 41 giorni. Tuttora è il calciatore più giovane ad aver giocato la fase finale di un campionato del mondo di calcio (e anche il più giovane ammonito, avendo rimediato un cartellino giallo nel secondo tempo della partita d’esordio). Norman Whiteside fu presente anche al successivo campionato del mondo, Mexico ’86. In otto anni di nazionale collezionò un totale di 38 presenze e 9 goal.

La carriera di Whiteside non fu delle più fortunate, a causa di una serie di infortuni che gli fecero saltare il campo da gioco per lunghi periodi. Inoltre, il suo atteggiamento fuori dal campo non era gradito al nuovo manager del Manchester Alex Ferguson (subentrato nel 1986 a Ron Atkinson), che contestava a Whiteside soprattutto il fatto che bevesse troppo per la sua età. Alla fine, e nonostante l’opposizione di molti tifosi, Ferguson convinse il Manchester a vendere all’Everton il giocatore nordirlandese.

A Liverpool, sponda toffees, Whiteside non ebbe una grande fortuna, visto che il suo ginocchio, già pesantemente offeso per via degli infortuni precedenti, necessitava di ulteriori operazioni, finché, dopo che un ortopedico gli prospettò il rischio di problemi alla deambulazione se avesse continuato a giocare, alla fine della stagione (1990) annunciò il suo ritiro dal calcio giocato dopo sole 29 partite giocate con l'Everton.

Dopo il ritiro Whiteside tornò a scuola e studiò per diventare medico ortopedico e podologo. Attualmente lavora per l’associazione calciatori professionisti britannici, ed è un apprezzato commentatore televisivo.

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Walter Smith

Walter Smith OBE (Lanark, 24 febbraio 1948) è un ex calciatore e allenatore di calcio britannico. Intrapresa la carriera da allenatore, è stato commissario tecnico della nazionale del suo Paese ed è attualmente il manager dei Rangers, militanti nella Scottish Premier League.

Nato a Lanark, in Scozia, Smith crebbe calcisticamente in un sobborgo orientale di Glasgow, Carmyle. Durante l’infanzia divenne tifoso dei Rangers. Avviato alle scuole professionali per imparare il mestiere di elettricista, fu nel frattempo ingaggiato dall’Ashfield, club che militava nella Lega Calcio Giovanile scozzese. A 18 anni Smith divenne semiprofessionista e firmò un contratto con il Dundee Utd., inizialmente alternando il lavoro di calciatore a quello di elettricista.

Calciatore dignitoso, ebbe una carriera di club regolare nel Dundee Utd., poi si trasferì nel 1975 al Dumbarton per due stagioni, per poi tornare nella sua squadra d’origine. Nel 1977 un infortunio pelvico mise in forse la sua carriera e in quel periodo iniziò ad alternare l’attività in campo con quella in panchina. Dopo tre ulteriori stagioni nel Dundee Utd., chiuse con il calcio giocato nel 1980 dopo più di 250 partite di Lega e 3 goal segnati. Il suo unico trofeo da calciatore è la Coppa di Lega scozzese vinta nella stagione 1979/80.

I primi passi da allenatore, come detto, Smith li aveva fatti al Dundee Utd. come giocatore / assistente del manager Jim McLean. Come suo vice, guidò il Dundee Utd. alla vittoria nel campionato scozzese 1982/83 e arrivò, nella successiva Coppa dei Campioni, alla semifinale, venendo eliminato da un 2-3 (2-0 e 0-3) complessivo a opera della Roma.

Scelto nel 1978 quale allenatore dell’Under-18 scozzese, vinse con tale squadra il campionato d’Europa di categoria del 1982. Passò poi all’Under-21 e, nel 1984, con l’incarico di allenatore in seconda di Alex Ferguson sulla panchina della nazionale maggiore, fece parte della spedizione scozzese al campionato del mondo 1986 in Messico. Dopo i Mondiali Graeme Souness lo chiamò ai Rangers come suo assistente, incarico che tenne fino al 1991 quando, a seguito delle dimissioni di Souness, Smith divenne allenatore titolare.

L’esperienza di Smith sulla panchina del club di Glasgow fu esaltante, con sei titoli di Scozia consecutivi (che con i tre di Souness costituivano una striscia di nove per i Rangers), tre Coppe di Scozia, tre Coppe di Lega e un treble nel 1992/93. Nell’ottobre 1997, dopo sei anni di completo dominio del calcio scozzese, Smith manifestò per la prima volta l’intenzione di abbandonare i Rangers, cosa che fece alla fine della stagione seguente, in cui per la prima volta fallì la vittoria del campionato, vinto dal Celtic. Nonostante quest’ultima sconfitta, a cui si unì anche quella in finale di Coppa di Scozia contro gli Hearts, Smith lasciò Ibrox con la reputazione di tecnico più vincente di Scozia, per tentare l’avventura in Premier League sulla panchina dell’Everton.

Smith si trovò a sostituire Howard Kendall alla guida di una squadra che aveva appena sfiorato la retrocessione in First division, salvandosi grazie alla differenza reti a spese del Bolton. La mancanza di fondi per acquistare nuovi giocatori e ringiovanire la rosa non permise a Smith di ottenere i risultati sperati, tanto che nei tre anni successivi l’Everton continuò a navigare nei bassifondi della Premiership. L’esperienza di Smith al club di Liverpool si concluse bruscamente con un esonero nel marzo 2002, con la squadra pesantemente invischiata nella lotta per non retrocedere.

Dopo due anni di pausa, nel marzo 2004 Smith fu chiamato da Alex Ferguson come suo vice sulla panchina del Manchester Utd., incarico che tenne fino al 2 dicembre 2004, quando assunse la direzione della nazionale scozzese in sostituzione del dimissionario Berti Vogts. Sotto la sua guida la Scozia non riuscì a qualificarsi al campionato del mondo 2006 a causa di una sconfitta contro la Bielorussia; ha, più recentemente, ottenuto un parziale riscatto con un ottimo inizio nel girone di qualificazione per il campionato d’Europa 2008, battendo 1-0 i francesi, finalisti al campionato del mondo 2006.

Il 10 gennaio 2007 Smith è tornato ad allenare i Rangers nonostante il tentativo della federazione scozzese di non lasciar libero il tecnico in una fase critica ai fini della qualificazione al campionato d’Europa 2008.

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Hall of Fame del calcio inglese

La Hall of Fame del calcio inglese, collocata nel National Football Museum di Preston, in Inghilterra, mira a celebrare e mettere in evidenza i conseguimenti dei principali calciatori inglesi o che hanno giocato in Inghilterra. Nuovi membri vengono aggiunti ogni anno, con una cerimonia descritta come "Gli Oscar del calcio inglese", che si tiene in ottobre.

I membri della Hall of Fame vengono selezionati da una commissione composta da alcuni dei nomi più importanti di questo sport, come Alex Ferguson, Bobby Charlton e Mark Lawrenson. Per essere presi in considerazione per l'introduzione della Hall of Fame i giocatori/allenatori devono avere almeno 30 anni ed aver giocato in Inghilterra per almeno cinque stagioni.

La Hall of Fame onora molti dei più grandi giocatori della storia ed è in mostra permanente al National Football Museum. Un libro, Hall of Fame, Football’s Greatest Heroes: The National Football Museum Hall Of Fame, è stato pubblicato nell'ottobre 2005 dalla Robson Books.

Gli introdotti nel 2006 furono annunciati il 30 agosto da Howard Kendall per conto della commissione selezionatrice. La cerimonia di premiazione si svolse il 19 ottobre a Liverpool.

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Ordine dell'Impero Britannico

Stella dell'Ordine di cavalleria britannico

L'Eccellentissimo Ordine dell’Impero Britannico (OBE, The Most Excellent Order of the British Empire) è un ordine di cavalleria britannico istituito da re Giorgio V il 4 giugno 1917.

Il re Giorgio V fondò l'ordine per colmare le lacune nel sistema di onori britannico: The Most Honourable Order of the Bath onorava soltanto gli ufficiali superiori e i dirigenti della pubblica amministrazione; The Most Distinguished Order of St Michael and St George onorava i diplomatici; e il Royal Victorian Order onorava coloro che avevano servito personalmente la famiglia reale britannica.

In particolare, sua maestà voleva onorare le molte centinaia di persone che avevano svolto un servizio di tipo non militare durante la prima guerra mondiale, senza rendersi tuttavia meritevoli dell'Ordine al Merito o dell'Ordine della Giarrettiera. All'inizio, l'ordine comprendeva soltanto una divisione; però, nel 1918, non molto tempo dopo la sua fondazione, fu formalmente organizzato in una Divisione Civile ed una Militare.

I membri di questo ordine hanno dignità inferiore a quelli degli ordini più antichi e selettivi di Bath, Saint Michael e Saint George, e nei primi decenni non erano tenuti in grande considerazione. Parzialmente questo è cambiato negli anni. Attualmente l'Ordine ha la funzione di premiare coloro che abbiano dato prestigio al Regno Unito e al Commonwealth in ambito artistico, culturale, sportivo, economico, scientifico ed educativo. Soventemente, tuttavia, l'ordine viene conferito semplicemente per contributi al partito di turno al governo. Chiunque abbia elargito oltre un milione di sterline al partito laburista negli ultimi dieci anni, è stato nominato KBE,GBE o pari a vita.

Personaggi famosi insigniti dell'Ordine sono ad esempio David Gilmour col suo titolo CBE, Paul McCartney e gli altri tre Beatles (tra cui John Lennon che restituì il titolo di MBE nel 1969, in seguito ad una presa di posizione contro le scelte della sua nazione), Elton John (prima CBE e poi KBE), Bob Geldof (cantante e ideatore dell'iniziativa musicale benefica Band Aid e Live Aid), Mark Knopfler, Ian Anderson, il pilota Alain Prost, i calciatori Gordon Banks, Kevin Keegan e, recentemente, Steven Gerrard, l'allenatore Alex Ferguson (CBE), la podista Paula Radcliffe, le scrittrici Agatha Christie e Joanne Kathleen Rowling, lo scrittore John Ronald Reuel Tolkien, gli attori Michael Caine, Liam Neeson, Sean Connery, Ian McKellen, Pierce Brosnan, Anthony Hopkins, Elizabeth Taylor, Julie Andrews, Angela Lansbury e Helen Mirren, il presentatore anglo-irlandese Terry Wogan, ma anche Sua Grazia Lord Cavendish, Duca di Devonshire, e Il Molto Onorevole Lord Douglas Marchese di Queensberry. Da non scordare il calciatore italiano Gianfranco Zola e il giornalista Beppe Severgnini.

Le due classi più elevate comportano l'ammissione nella Cavalleria, il rango di Cavaliere e il titolo di Sir (o Dame).

V’è anche un’onorificenza associata a tale Ordine, la Medaglia dell'Impero Britannico (British Empire Medal), i cui decorati non sono purtuttavia membri dell’Ordine. Essa è usata solo nei Territori d'Oltremare e negli Stati membri del Commonwealth.

Il motto dell'ordine è For God and the Empire (Per Dio e per l’Impero). È il più recente degli ordini di cavalleria e anche quello che vanta più membri.

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Source : Wikipedia