Albania

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Tags : albania, europa, esteri, squadre nazionali europee, calcio, sport

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Albania

Albania - Bandiera

L'Albania /alban'i:a/ (denominazione ufficiale: Repubblica di Albania, in albanese: Republika e Shqipërisë, in IPA ) - detta anche Shqipëria, letteralmente Paese delle aquile - è uno stato della Penisola balcanica, nel sud-est dell'Europa.

Confina a nord-ovest con il Montenegro, a nord-est con il Kosovo, a est con la Macedonia e a sud con la Grecia; le sue coste si affacciano sul Mar Adriatico (sul Canale d'Otranto) e sul Ionio.

L'Albania è una Repubblica Parlamentare, l'attuale Primo ministro è Sali Berisha (in carica dal 2005), il Presidente della Repubblica è invece Bamir Topi (in carica dal 2007).

La lingua ufficiale del paese è l'albanese.

Il termine "Albania", insieme ad altri toponimi europei e mediterranei, come Alpi e Albion, ha due possibili etimologie, entrambe plausibili: *albho-, protoindoeuropeo per "bianco", oppure *alb-, protoindoeuropeo per "collina".

Il territorio albanese è stato abitato fin dall'antichità, come dimostrano i ritrovamenti archeologici e gli studi antropologici su campioni di resti umani del medio-tardo paleolitico, risalenti a un periodo compreso tra 100.000 e 10.000 anni fa, rinvenuti presso la località di Xare e nelle caverne di Santa Marina a Saranda, nel sud del paese.

Sull'origine degli albanesi la storiografia ci offre poche informazioni. Comunque alcuni studiosi ipotizzarono che gli albanesi siano etnicamente discendenti degli antichissimi Pelasgi , e successivamente in tempi più recenti siano stati chiamati col nome di Illiri da scrittori antichi greci e romani. Tuttavia nel giorno d'oggi pochi supportano la tesi dei Pelasgi.

Sulla storia antica dell'Albania, le antiche fonti letterarie offrono poche e vaghe notizie. In generale, si pensa che l'Albania sia stata abitata dagli Illiri, ritenuti i predecessori degli attuali albanesi. Intorno al VI secolo a.C. gli stessi Illiri, grazie ad un rapido sviluppo economico agricolo e produttivo artigianale determinato dalla metallurgia — per uso civile e militare — del bronzo e del ferro, svilupparono una forte identità comune, rafforzando il predominio sul territorio con il commercio e, in molti casi, con atti di pirateria. Fondarono importanti città sulla costa mediterranea, tra cui le attuali Durazzo (in albanese: Durrës), Valona (Vlorë), Scutari (Shkodër), Alessio (Lezhë o Lezha), Butrinto (Butrinti), Santi Quaranta ( Sarandë) e Argirocastro (Gjirokaster).

L'antica Illiria, era il paese dei liberi "liri". Si estendeva nei Balcani occidentali a sud del Danubio ed era formata da una serie di tribù evolute che vivevano attorno alle città stato, a capo delle quali c'era un unico re.

Con il re Glauco, il paese aveva raggiunto il massimo dell'evoluzione, il suo erede fu Agron che aveva tendenze militari, e secondo il racconto di Stradone, nessuno dei suoi predecessori aveva reso tanto potente il paese dal punto di vista bellico; dopo la morte di Agron andò al trono la regina Teuta che durante il suo Regno stipulò molti trattati e alleanze.

Dopo che un membro di ambasceria romana fu ucciso, Roma attaccò l'Illiria con ingenti forze, e dopo uno scontro cruento, le 2 parti decisero una tregua con condizioni giudicate disonorevoli dalla regina Teuta, che si suicidò. Venne sostituita dal re Genzio, diplomatico e naturalista.

Genzio decise di fondare la città di Shkodra (Scutari), nel nord dell'Albania attuale, capitale dell'Illiria; accrebbe il potere centrale e ordinò che solo Scutari potesse battere moneta. Purtroppo, non tutte le città-Stato aderirono, rendendo, forse sotto pressione romana, più gracile e vulnerabile l'Illiria.

Con il pretesto di un'alleanza di Genzio con la Macedonia, Roma sferrò una terza guerra contro l'Illiria divisa, indebolita, e la conquistò nel 168 a.C. completando il dominio su tutti i Balcani.

Diversi imperatori romani furono di origine illirica, tra cui Aureliano (214-275), Diocleziano (255-313), Costantino il Grande (274-337), Giustino I (450-528), Giustiniano il Grande (482-565), Giustino II (morto nel 578).

L'invasione dell'esercito romano nel II secolo a.C., come altrove ,comportò l'integrazione e e l'assimilazione delle popolazioni locali, specie sulle coste. Il territorio fece in seguito parte della provincia romana dell'Illiria (Illiricum), all'epoca di Gaio Giulio Cesare. È a Durrachium (odierna Durazzo) infatti che Cesare combatté contro Gneo Pompeo Magno.

Al crollo dell'Impero romano, sul finire del IV secolo, l'Illiria si ritrovò sotto il dominio dell'Impero bizantino e subì, in rapida successione, le invasioni di popolazioni barbare come i Goti e gli Avari; intorno al V secolo fu la volta degli Slavi macedoni, che occuparono la parte settentrionale del territorio illirico.

Nel 1478 il territorio del Principato dell'Albania entrò a far parte parte dell'Impero ottomano col nome di Arnawutluq.

L'esercito ottomano conquistò l'Albania, che però ebbe azioni gloriose dal 1443 al 1479 con l'eroe Giorgio Castriota Skanderbeg, il principe di Kruje, con gesti che hanno dello straordinario, unì le tribù dell'Epiro e dell'Albania, e resistette per 25 anni ai tentativi di conquista dell'Impero Ottomano. È per questo considerato l'eroe nazionale dell'Albania. Skanderbeg fu preso dai Turchi dall'età giovanile e fu cresciuto facendo carriera nell'esercito ottomano.

Skanderbeg combatté per gli Ottomani, fino a quando alla testa di un gruppo di fedelissimi, si riprese il castello di Kruje in Albania. Il sultano Murad II, furioso per il tradimento, inviò contro gli Albanesi, un potente esercito, guidato da Ali Pascià alla testa di 100.000 uomini. Le forze di Skanderbeg erano notevolmente inferiori numericamente (non superavano mai i 25.000), ma grazie alla sua tattica militare i Turchi riportarono una cocente sconfitta. La sconfitta degli Ottomani infuriò il sultano a tal punto di ordinare un'altra spedizione contro gli Albanesi, Firuz Pascià partì quindi con un altro esercito, ma Skanderbeg ne uscì anche questa volta vittorioso, guadagnando così i titoli di "difensore impavido della civiltà occidentale" e "atleta di Cristo" dal Papa.

Ma Murad II non si rassegnava, dispose agli ordini di Mustafà Pascià due eserciti per un complessivo di 25.000 uomini, di cui metà cavalieri, che si scontrarono con gli Albanesi, l'esito fu disastroso, si salvarono solo pochi Turchi e a stento Mustafà Pascià. Le imprese di Skanderbeg, tuttavia, preoccupavano i Veneziani, che vedendo in pericolo i traffici nel frattempo stabiliti con i Turchi, si allearono con il sultano per contrastare Skenderbeg. La battaglia vide la sconfitta dei Veneziani.

Nella primavera del 1449, Murad II in persona intervenne contro l'Albania alla testa di 100.000 soldati. Tra scontri ed assedi i Turchi persero metà dell'esercito e il comandante Firuz Pascià venne ucciso personalmente da Skanderbeg.

La fama di Skanderbeg ora era incontenibile, i principati europei venivano a sapere della sua accanita resistenza contro l'espansione ottomana. Nel 1458 si recò in Italia per aiutare Ferdinando I, re di Napoli, figlio del suo amico e protettore Alfonso d'Aragona nella lotta contro il rivale Giovanni d'Angiò e del suo esercito.

Intanto, altre due armate turche comandate da Hussein Bey e Sinan Bey, nel febbraio del 1462, mossero contro gli Albanesi costringendo Skanderbeg a rientrare in tutta fretta nella sua patria, per guidare il suo esercito. Ci fu una furiosa battaglia presso Skopje che vide la spedizione turca annientata. Sceremet-bey fu incaricato di muovere contro gli albanesi ma i Turchi furono nuovamente sconfitti. Il Papa ipotizzo addirittura una crociata contro gli Ottomani guidata da Skanderbeg, ma non riuscì mai a portare a termine l'impresa in quanto morì. L'anno dopo, scongiurato il pericolo della crociata, il Sultano intravide la possibilità di farla finita con il Castriota, mise insieme un poderoso esercito affidandolo ad un traditore albanese, il quale era stato cresciuto allo stesso modo di Skanderbeg: Ballaban Pascià. Ma anche quest'impresa fallì; l'esercito turco fu messo in fuga dalle forze albanesi. Ancora una volta, nella primavera del 1466, riunì forze imponenti, mosse contro gli Albanesi e cinse d'assedio Krujë; una serie di scontri furiosi, nel corso dei quali Ballaban Pascià fu ucciso, portarono Skanderbeg ad un'ennesima e straordinaria vittoria. Maometto II ostinatissimo, nell'estate del 1467, pose nuovamente l'assedio a Krujë, ma, dopo innumerevoli tentativi, dovette rassegnarsi e ritirarsi.

Finché Skanderbeg rimase in vita, i Turchi non riuscirono mai a conquistare il suo impero. Skanderbeg morì di malaria, ad Alessio, il 17 gennaio 1468. Krujë l'eroica cittadina cadde nelle mani turche dieci anni dopo. Secondo parte degli studiosi, l'Italia e l'Europa ora erano salve, l'impero Ottomano non aveva più abbastanza potere da arrivare a portare l'Islam fino a Roma. Ma per l'Albania, ormai distrutta e saccheggiata non ci fu altra soluzione in quanto ormai conquistata e divenne parte dell'impero ottomano nel 1478.

Le Province Illiriche furono uno dei governatorati dell'Impero napoleonico, costituito in seguito al trattato di Vienna (14 ottobre 1809). Comprendeva gli antichi domini veneziani della Dalmazia e dell'Istria, Ragusa, e le province austriache dell'Alta Carinzia, Carniola, Istria, Friuli e Croazia meridionale. Occupate dagli Austriaci nel 1813, le Province Illiriche furono assegnate agli Asburgo dal congresso di Vienna.

Al termine della Prima Guerra Balcanica, il 28 novembre 1912, alcuni esponenti politici del paese - tra cui Ismail Qemali - dichiararono l'indipendenza dell'Albania dall'Impero Ottomano mentre il paese versava nel disordine civile e politico. Diversi governi si succedettero nel tentativo di sviluppare uno stato laico, indipendente e democratico. Tali tentativi furono appoggiati dalle élite intellettuali, da parte della piccola e media borghesia nazionalista urbana, da parte della nobiltà e dei rappresentanti dei ceti elevati delle famiglie albanesi nazionaliste e dalla comunità legata alla diaspora albanese in Europa e negli Stati Uniti d'America, con il supporto e l'intervento della Società delle Nazioni negli anni '20.

Il processo di riforma democratica e laica fu interrotto dal colpo di stato politico-militare guidato da Ahmet Zogu, che trasformò la nazione in un regno, autonominatosi re col nome di Zog I.

Nel periodo 1924-1943 si svilupparono intensi rapporti bilaterali economici tra Italia e Albania.

Il regime monarchico fu rovesciato nel 1939, quando l'Albania fu occupata dall'esercito italiano. Mussolini, infatti, sentiva il bisogno di controbilanciare le azioni dell'alleato tedesco che nel marzo del '39 aveva occupato Praga. Vi erano inoltre supposte collaborazioni tra Re Zog e i governi anglofrancesi, le odiate nazioni che avevano provocato la "vittoria mutilata" dell'Italia nella Grande Guerra. Infine, già alcune zone della costa iugoslava si trovavano sotto il controllo di Roma, e pure la Grecia si apprestava ad essere coinvolta nelle mire espansonistiche fasciste. Con un'invasione-lampo, il 7 aprile '39 l'esercito italiano disarmò la debole resistenza albanese quasi senza colpo ferire. Re Zog riparò subito in Grecia. Il 16 aprile, l'Albania venne accorpata al territorio metropolitano italiano e Vittorio Emanuele III venne proclamato Imperatore d'Etiopia e d'Albania.

Nel novembre del 1940, dopo il disastroso attacco italiano alla Grecia (vedi Campagna italiana di Grecia), un terzo del territorio albanese finì nella mani dei greci. Alcuni battaglioni scaglionati nelle divisioni "Venezia" e "Giulia" vennero liquidati dai greci in quanto usati come scudi per proteggere la ritirata italiana. Il colonnello Pervizi (rappresentante del comando albanese) decise allora di sottrarre la brigata "Tomorri" al rischio di una seconda strage, abbandonando a sorpresa il campo di battaglia. Badoglio parlò di "tradimento degi albanesi" e decise il ritiro del loro esercito. La situazione si stabilizzò con l'aiuto dei tedeschi, che però - dopo la firma dell'armistizio con gli angloamericani da parte del governo Badoglio (8 settembre 1943), invasero l'Albania.

Si formò così un movimento composto da gruppi nazionalisti e di resistenza partigiana (formato principalmente dai componenti dal partito nazional-comunista guidato da Enver Hoxha). Ci fu anche il contributo degli ex militari italiani che formarono la formazione partigiana Brigata Gramsci (Albania). La resistenza antinazista riuscì a prendere il controllo del paese nel 1944. I nazionalisti e i patrioti antifascisti albanesi si organizzarono nella L.A.N.Ç. - Lufta Antifashiste Nazional Çlirimtare.

L'Albania è il solo paese europeo in cui tutti gli Ebrei sono stati salvati durante la seconda guerra mondiale. Nel corso del conflitto, infatti, il numero degli Ebrei è aumentato; molti vi emigrarono per salvarsi dalle legge razziali. Se prima della II Guerra Mondiale vivevano in Albania circa 200 ebrei, alla fine della guerra gli ebrei sopravvissuti erano circa 2000. Solo una famiglia ebrea è stata uccisa, non perché ebrea, quanto piuttosto perché collaborava con i partigiani. La popolazione albanese e le stesse autorità albanesi rifiutavano di consegnare gli Ebrei durante gli anni dell'occupazione fascista e nazista. Al contrario, li nascondevano, travestivano, gli procuravano documenti falsi per salvarne la vita.

Dal 1946 al 1990 l'Albania fu uno stato nazional-comunista estremamente isolazionista, stalinista e anti-revisionista, che dedicò poche energie alla cooperazione politica anche con gli altri stati comunisti del Patto di Varsavia dominato dall'Unione Sovietica in quanto quest'ultima, con l'ascesa al potere di Nikita Kruscev aveva assunto una forte opposizione al culto della personalità di Stalin, dopo la pubblicazione del rapporto "Sul culto della personalità e le sue conseguenze". Il regime di Enver Hoxha, terminò con la sua morte nel 1985.

Cinque anni dopo, in seguito alla la caduta del Muro di Berlino, si ebbe un movimento di rivolta, guidato dagli studenti e dai professori universitari di Tirana, da intellettuali moderati e da tecnici delle fabbriche, che portò alla rinascita della democrazia e al ripristino del multi-partitismo.

Il Paese soffriva però di molti problemi legati al limitatissimo sviluppo socio-economico. Furono decine di migliaia gli Albanesi, in questi anni, che decisero di partire alla volta dell'Italia e si riversarono via mare sulle coste della Puglia, in particolare nel litorale tra Brindisi e Ostuni.

La prima riforma legislativa riguardò la nuova Costituzione e il revisionismo del sistema politico in un economia di transizione; in particolare il diritto alla proprietà privata venne sostituito alla gestione statale dei beni. Successivamente venne intrapresa la lunga strada verso l'adeguamento ai programmi europei del Patto di stabilità e crescita secondo il protocollo del Trattato di Maastricht.

Le sue coste, bagnate dal Mare Adriatico e dal Mar Ionio, misurano 363 km. Le pianure occidentali si affacciano sul mare Adriatico, in particolare sul Canale d'Otranto, che separa l'Albania dalla Puglia e misura circa 72 km dall'estremo oriente del Salento, Punta Palascìa, alle coste albanesi.

Il territorio è costituito da una piccola porzione di terreno pianeggiante e agricolo (700.000 ettari di terre agricole prevalentemente nella fascia costiera e nelle pianure di Myzeqe e Korca), mentre la gran parte del territorio è collinare, montagnoso e impervio. La vetta più alta raggiunge i 2.753 m di altezza. Il clima nell'entroterra è principalmente di tipo continentale, mentre la fascia costiera è caratterizzata da un clima mediterraneo.

Trovandosi ad una latitudine soggetta a diverse caratteristiche climatiche durante le stagioni estiva ed invernale ed avendo la costa affacciata sui mari Adriatico e Ionio e le regioni montuose appoggiate all'elevata massa dei Balcani, l'Albania ha un elevato numero di regioni climatiche considerata la sua modesta superficie.

Le pianure litoranee hanno tipicamente un clima mediterraneo, le regioni montuose hanno un clima continentale. Sia nelle pianure che nell'interno, il clima varia marcatamente da nord a sud. Le pianure hanno inverni miti, con una temperatura media di 7 °C. D'estate la temperatura media è di 24 °C con un'alta percentuale di umidità. Nelle pianure del sud, le temperature medie sono di circa cinque gradi più alte durante tutto l'anno. La differenza è più marcata durante l'estate.

L'Albania è suddivisa amministrativamente in 12 prefetture o "contee" (il termine ufficiale è qark/qarku, ma viene usato anche prefekturë/prefektura), a loro volta suddivise in 36 distretti (rrethe in albanese). Vi sono poi 351 comuni. La capitale del paese, Tirana, è sottoposta a uno statuto particolare in quanto metropoli.

Oltre alla capitale Tirana, che insieme ai comuni limitrofi conta circa 1.000.000 abitanti, le città principali sono Durazzo, Scutari, Elbasan, Korca/Corizza , Valona e Fier.

La lingua ufficiale è l'albanese, anche se una parte della popolazione dell'estremo sud parla il greco. Una minoranza linguistica nell'est parla il macedone e un'altra minoranza linguistica nel nord-ovest parla il serbo (dialetto iekavo). Ampiamente conosciuta è la lingua italiana.

La diaspora albanese vanta una tradizione secolare e riguarda molti Paesi e in particolare l'Italia. Si calcola che la più antica migrazione fu quella che riguardò un cospicuo gruppo di persone della comunità Arbëreshë, i cui discendenti vivono ancora oggi in alcune regioni del sud Italia (Puglia, Molise, Calabria).

Gli abitanti dell'antico territorio d'Illiria praticavano riti pagani e credevano nei miti della guerra, della natura e degli animali.

Il cristianesimo si diffuse nelle terre illiriche durante il I secolo d.C.

San Paolo scrisse di aver predicato anche nelle province romane dell'Illiria, e le Sacre Scritture narrano di una sua visita a Durazzo: l'apostolo conobbe l'Albania grazie ai suoi viaggi via terra dalla Giudea a Roma, durante i quali ci si imbarcava a Durazzo per raggiungere la penisola Italiana.

L'opera di cristianizzazione fu portata avanti, in seguito, anche dai missionari cristiani attraverso l'antica Via Egnatia e il territorio dell'antica Illiria, dove si fondano le prime comunità e chiese cristiane illiriche. Secondo recenti scoperte archeologiche come le Sinagoghe Ebree nelle città di Saranda e Valona , in alcune città costiere del territorio dell'Albania in quei tempi sorsero anche alcune piccole comunità ebraiche. Le comunità cristiane rimasero legate alla Chiesa cattolica grazie alla presenza di capi spirituali italiani e albanesi e alla volontà dei principi dei clan Arianiti, Kastrioti, Balshaj, Topiaj, Gjon Markaj, Dukagjini, Muzakaj.

In seguito alla divisione dell'Impero Romano in Impero d'Oriente e d'Occidente nel 395, il territorio oggi noto come Albania venne posto sotto la giurisdizione dall'Impero Romano d'Oriente, ma in termini ecclesiastici rimase dipendente da Roma. Nel 732 l'imperatore bizantino, Leone l'Isaurico, assoggettò l'area al patriarcato di Costantinopoli. Per secoli la terra di Albania divenne l'arena delle lotte ecclesiastiche fra Roma e Costantinopoli. Molti degli albanesi gheghi che vivevano a nord del fiume Shkumbini (area comprendente l'odierna Durazzo-Apollonia-Elbasan fino a Korca e l'area di Scutari, la pianura compresa fra il Mare Adriatico e il lago di Scutari) si convertirono al Cattolicesimo, mentre gli albanesi toschi che vivevano fra le regioni montuose del sud-est e le regioni sudoccidentali a sud del fiume Shkumbini aderirono alla Chiesa Ortodossa di rito Bizantino. Una volta scoppiata la guerra tra Impero Romano e Impero Bizantino, quest'ultimo invase il territorio dell'Epiro del nord, dell'Arberia, della Grecia e della Macedonia. Le comunità cristiane sotto il regime politico-militare dell'Impero Bizantino si divisero sia dai riti ortodossi (passando alla liturgia della Sacra Scrittura e ai simboli cristiani), sia dall'autorità di Costantinopoli del clero bizantino.

Seguì l'occupazione da parte dell'Impero Ottomano durante la quale l'autorità turca imponeva la conversione sia con la tassazione sulla proprietà delle famiglie albanesi, sia con la minaccia di arruolare i figli nelle campagne militari. In molti accettarono la conversione imposta.

Nel periodo 1944-1990, tutte le religioni erano proibite durante il regime nazional-comunista di Enver Hoxha, quando l'ateismo di stato era stato assunto a principio costituzionale ed imposto con la forza.

Oggigiorno il culto è consentito e vi è un aumento di fedeli di varie religioni. Il problema principale è la mancanza di sacerdoti e di suore nei diversi ordine religiosi di nazionalità albanese con diverse professioni in servizio delle persone nelle loro comunità religiose, sono pochi novizie di nazionalità albanese che studiano scienze teologiche e filosofiche nel Seminario di Scutari e di ricerca teologica presso le università pontificie a Roma e in Italia, ma anche nelle altre discipline accademiche di scienze umane, antropologia, pedagogia ed educazione, agricoltura e in etica medica e biologica. Un altro problema giuridico è anche la restituzione delle proprietà immobiliari di tutti gli ordini religiosi in Albania, confiscati dai governi durante il regime totalitario comunista.

Capo di stato dell'Albania è il Presidente della Repubblica eletto ogni cinque anni con i 3/5 dei voti dell'Assemblea (Kuvendi) a scrutinio segreto. La maggior parte dei 140 membri dell'Assemblea viene eletta ogni 4 anni.

L'attuale presidente è Bamir Topi, eletto nel luglio 2007.

Il Presidente ha il potere di garantire il rispetto della costituzione e di tutte le leggi, opera come comandante supremo delle forze armate, esercita le funzioni dell'Assemblea quando l'Assemblea non è in carica.

Il Presidente, con la proposta del leader del partito o coalizione di partiti che detiene la maggioranza nell'Assemblea, nomina il Primo Ministro, il quale propone al Presidente i membri del Consiglio dei Ministri. L'intero Consiglio poi viene approvato dal voto dell'Assemblea.

Il potere esecutivo viene esercitato dal Consiglio dei Ministri. Il presidente del Consiglio è nominato dal Presidente; i ministri sono anche essi nominati dal Presidente sulla base di raccomandazioni del Primo Ministro. L'Assemblea del Parlamento dà l'approvazione definitiva alla composizione del Consiglio. Il Consiglio è responsabile sia della politica interna che estera. Dirige e controlla l'attività dei Ministeri e di altri organi dello Stato.

In Albania attualmente ci sono università di diritto pubblico statali e private che sono nella fase di sviluppo dei curricula accademica per il riconoscimento del titolo di studio con ECTS European Credit Transfert System, con obiettivo l'integrazione nel sistema accademico e universitario dell'Unione Europea, secondo il processo della dichiarazione di Bologna.

Molte hanno sedi a Tirana, come l'Università statale di Tirana, il Politecnico statale, l'Università statale Agraria, Accademia statale delle Belle Arti e della Musica, l'Accademia statale dell'Educazione Fisica e per lo Sport (Università dello Sport), l'Università statale degli Studi Militari, l'Accademia statale della Polizia, le due ultime in collaborazione (per la riforma dei curricula accademica) con le strutture di formazione della NATO, PAMECA (missione dell'Unione Europea in Albania), e con specializzazioni nelle accademie dell'Esercito Italiano e Carabinieri in Italia.

Altri sedi universitarie pubbliche sono nelle principali città: Scutari, Durazzo, Elbasan, Korca, Valona e Girocastro.

Attualmente ci sono 15 università private come status economico in Società a responsabilità limitata (S.r.l.), e una fondazione italiana no profit, di questi (S.r.l.), 10 sono proprietà dei investitori privati albanesi, 1 turco, 2 greco-cipriota, 1 greco-americana, 1 italiana di educazione a distanza (e-learning). L'offerta delle università private in Albania è invece maggiormente concentrata sulle facoltà di economia finanziaria e commercio, giurisprudenza, medicina, odontoiatria, ingegneria elettronica, edile e architettura.

Le forze armate albanesi sono supervisionate dal Quartier Generale dello Stato Maggiore e consistono in forze armate di terra (esercito), commando forza navale (marina), difesa aerea, commando di dottrina e formazione e commando logistico. Nel 2002, le forze armate albanesi hanno lanciato un programma di riforma di 10 anni sponsorizzato e supervisionato dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per perfezionare e modernizzare significativamente le proprie forze armate. Ad oggi l'esercito impiega più di 25.000 soldati. Lavorando in vista dell'adesione alla NATO, i paesi del Patto Adriatico (Albania, Croazia e Repubblica di Macedonia) attendono di potersi unire all'alleanza Euro-Atlantica della NATO nel 2008. In aprile 2008, l'Albania e la Croazia hanno ricevuto un formale invito di adesione alla NATO. Attualmente l'esercito albanese partecipa a missioni di pace sia in Afganistan, sia in Iraq.

Le elezioni del 2005 si sono svolte in clima pacifico, l'affluenza ha sfiorato il 60% ed è molto alta se si considera che molti cittadini sono emigrati all'estero. L'OSCE(Organizzazione per la Sicurezza e Cooperazione in Europa) ha ammesso che sono state elezioni sostanzialmente regolari, il fatto stesso che la coalizione socialista al governo che controllava gli apparati dello stato abbia perso è indice che in fondo la consultazione è stata regolare, nonostante molti limiti.

Lo scontro è stato tra il blocco socialista al governo da 8 anni e il blocco democratico-conservatore di centrodestra. Il sistema elettorale è complicato: il parlamento unicamerale con 140 seggi viene eletto su base maggioritaria per 100 seggi e su base proporzionale con scorporo per i rimanenti 40 seggi.

Va detto che in molti collegi il centro-sinistra ha pagato la propria divisione interna: dovunque oltre al candidato ufficiale del PSSH si sono presentati candidati di partiti affini e alleati: i Socialisti di Ilir Meta (LSI), i Socialdemocratici di Skender Gjinushi(PSD), la Democrazia Sociale (PDS), l'Alleanza Democratica (PAD), tutti hanno presentato propri candidati nei collegi maggioritari disperdendo molti voti di centro-sinistra.

La coalizione di centrodestra può così contare su una base di 75 seggi su 140.

Questi ultimi 2 partiti, in precedenza alleati con i socialisti, dopo le elezioni si sono uniti alla maggioranza di centrodestra e sono entrati nel governo Berisha.

Il 18 febbraio 2007 si sono tenute le elezioni amministrative. Ha prevalso l'opposizione di sinistra, con a capo i socialisti di Edi Rama (sindaco di Tirana), che ha battuto il raggruppamento del presidente del consiglio Sali Berisha.

Albania confina con il Montenegro a nord (per 287 km), con la Serbia (Kosovo, attualmente sotto amministrazione ONU) e con la Macedonia a nord-est (151 km), e con la Grecia per 282 km a sud. Ad eccezione della linea costiera, tutti i confini dell'Albania sono convenzionali, stabiliti in linea di principio durante il Congresso degli Ambasciatori del 1912-1913 a Londra, dopo la proclamazione dell'indipendenza.

Il principio originale definiva linee di separazione, per quanto possibile, in conformità con gli interessi del popolo albanese e delle nazionalità delle regioni confinanti, seguendo le caratteristiche fisiche del territorio più marcate e mirando a separare nel modo migliore i gruppi nazionali ed etnici. I confini settentrionali ed orientali erano posti tra gli albanesi ed i serbi e i montenegrini; il confine sudorientale tra gli albanesi ed i greci; l'importante regione dei laghi della Macedonia occidentale era da dividersi fra i tre stati, Albania, Grecia e Regno di Jugoslavia, la cui popolazione viveva nella zona.

Il Paese venne occupato, durante la prima guerra mondiale, dagli eserciti di Italia, Serbia, Grecia e Francia, ma i confini stabiliti nel 1913 furono essenzialmente riaffermati dalle potenze vincitrici nel 1921. Alcune variazioni sono state accordate per salvaguardare le situazioni economiche locali, ad esempio per impedire la separazione di un villaggio dalle sue zone di pascolo o i mercati dalle relative zone di produzione. Le pressioni politiche inoltre furono un fattore importante nelle trattative, ma il risultato fu condizionato dall'approvazione delle Potenze, che avevano interessi più astratti, soprattutto mantenere l'equilibrio delle forze piuttosto che specifiche ambizioni economiche.

La divisione della regione dei laghi fra tre nazioni richiese che ciascuno di essi avesse una parte delle pianure nelle vicinanze. Questa decisione artificiale, una volta presa, condizionò necessariamente i confini settentrionale e meridionale. Il confine che si estende dai laghi generalmente verso nord, sebbene segua le creste degli alture orientali, rimane distante dai 16 ai 32 km dallo spartiacque. Poiché i negoziatori al congresso di Londra si rifiutarono di utilizzare lo spartiacque come confine nordorientale del nuovo stato dell'Albania, la popolazione albanese del Kosovo fu incorporata nella Serbia.

Nell'estremo nord e nelle regioni montagnose del nordest dell'Albania, il confine segue le creste delle montagne attraverso le in gran parte inaccessibili Alpi Albanesi settentrionali, conosciute localmente come Bjeshkët e Namuna. Per la maggior parte, non esiste un confine naturale dalle alture all'Adriatico, anche se il lago di Scutari (Shkoder) e una parte del corso del fiume Buna a sud del lago sono stati usati per contrassegnare il confine nord-occidentale dell'Albania. A sud e sud-ovest, tra la regione dei laghi e il Mar Ionio, il confine sudorientale del paese non segue lo spartiacque ma attraversa alcune creste montuose.

Lo studio e la conoscenza dell'italiano è sostenuta, inoltre, dal "Programma Illiria" (convenzione politica ottenuta con accordi bilaterali dei governi italiano e albanese), che offre la possibilità di studiare la lingua italiana contemporanea a diversi alunni presso le scuole pubbliche statali del primo ciclo fino alle medie superiori nelle sessioni bilingue in Albania e studenti albanesi di studiare anche in Italia. Il programma di Protocollo Scientifico Italia-Albania prevede anche la formazione continua di docenti, professori, insegnanti e traduttori albanesi, anche nell'ambito del Dipartimento di Italianistica della Facoltà delle Lingue Straniere e del Dipartimento di Scienze Pedagogiche e di Psicologia della Facoltà delle Scienze Sociali dell'Università di Tirana.

La lingua albanese (nome nativo Gjuha Shqipe /ˈɟuˌha ˈʃciˌpɛ/) è una lingua parlata da oltre 6 milioni di persone principalmente in Albania (3.350.000), Kosovo (2.500.000), Macedonia (750.000), e Montenegro (70.000).

L'albanese costituisce un gruppo a parte della famiglia linguistica indoeuropea. Alcuni studiosi suggeriscono che sia l'unico sopravvissuto del gruppo illirico parlato un tempo nella penisola sud-occidentale dell'Europa. Altri suggeriscono che possa essere imparentato più con l'antico daco, un tempo parlato in Mesia e in Dacia.

Il sistema socio-economico attuale dell'Albania viene considerato quello di un "Paese in Via di Sviluppo", secondo la metodologia del Fondo Monetario Internazionale (IMF) e delle Nazioni Unite (UN). L'Albania non è un paese ricco per gli standard europei e sta attualmente compiendo la difficile transizione verso un'economia di mercato. La caduta del regime politico comunista del 1990 è infatti avvenuta più tardi e in modo più caotico rispetto agli altri paesi del Europa dell'Est ed è stata caratterizzata da un massiccio esodo di rifugiati politici e emigranti economici verso l'Italia e la Grecia nel 1991 e nel 1992. I primi tentativi di riforma cominciarono all'inizio del 1992, dopo che il valore reale del PIL era diminuito di oltre il 50% rispetto al picco del 1989.

Il governo, democraticamente eletto ed insediato nel 1992, lanciò un ambizioso programma di riforme per arrestare il decadere dell'economia e instradare il paese verso un'economia di mercato. Gli elementi chiave della riforma comprendevano la liberalizzazione del sistema dei prezzi e degli scambi, un consolidamento fiscale, un più serrato controllo sulla politica monetaria e una rigorosa politica delle entrate. Questi cambiamenti erano supportati da un ampio pacchetto di riforme strutturali, che comprendevano la privatizzazione, la creazione di nuove imprese per il nuovo regime social-economico, riforme nel settore finanziario e la creazione di un quadro legale per l'economia di libero mercato e le attività del settore privato.

I prezzi furono in gran parte liberalizzati. Fu privatizzata la maggior parte delle imprese di stato: dalle piccole industrie e dal fallimento delle società cooperative agricole delle comuni rurali, alle imprese statali artiganali medie e piccole. A partire dal 1995, il governo iniziò a privatizzare le grandi imprese di stato, mantenendo però il controllo delle ferrovie di stato, del servizio pubblico statale per le Poste Albanesi, INSIG (l'Istituto Nazionale delle Assigurazioni), KESH (la Compagnia Corporate Albanese per l'Energia Elettrica) e Albpetrol/ARMO, su cui vennero investiti grandi capitali per il rilancio.

I risultati degli sforzi del Sistema Albania furono inizialmente incoraggianti. Dietro il settore trainante dell'agricoltura il PIL (prodotto interno lordo) crebbe di circa l'11% nel 1993, dell'8% nel 1994 e di più dell'8% nel 1995, con la maggior parte di questa crescita nel settore privato. L'inflazione annua cadde dal 25% del 1991 a percentuali ad una sola cifra. La moneta albanese (il Lek) si stabilizzò. L'Albania divenne meno dipendente da aiuti alimentari esterni. La rapidità e il vigore della risposta imprenditoriale privata alle aperture e alla liberalizzazione fu maggiore delle aspettative.

A partire dal 1995, tuttavia, il progresso si arrestò. Un indebolimento nella risoluzione del governo a continuare le politiche di stabilizzazione in occasione delle elezioni del 1996 contribuì al rinnovarsi della pressione inflazionistica, che raggiunse il 20% nel 1996, spinta anche dal deficit superiore al 12%.

Il collasso sociale ed economico e del sistema finanziario agli inizi del 1997 portò al fallimento della Banca statale Agricola Albanese e della Banca statale Commerciale Albanese. Un regime finanziario viziato dalla creazione di schemi piramidali speculativi finanziari e da trafficanti usurai che avevano attirato depositi da una parte notevole della popolazione, diede origine a disordini che causarono più di 1500 morti, una diffusa distruzione di proprietà pubblica e privata con una caduta del PIL dell'8% e l'esplosione dell'inflazione al 50%. Il valore della moneta albanese durante la crisi del 1997 diminuì della metà, prima di salire nuovamente nel gennaio del 1998 alla quota di 143 lek per un dollaro. Il nuovo governo (insediato nel luglio del 1997), fu costretto ad adottare energiche misure per ristabilire l'ordine pubblico e rivitalizzare le attività economiche e il commercio.

Nel 1998 l'Albania si riprese dalla crisi del sistema.

Il 1999 nella regione fu caratterizzato dal conflitto fra NATO e Serbia (allora Repubblica Federale di Jugoslavia) per la questione del Kosovo. Molti aiuti economici vennero stanziati dalla comunità internazionale per aiutare il Governo albanese a sostenere gli alti costi dovuti all'afflusso di quasi mezzo milione di rifugiati dal Kosovo.

Nel 2007 è finalizzata la gara di privatizzazione di TELECOM ALBANIA-ALBTELECOM, impresa statale di telecomunicazione fissa (con le tecnologie Alcatel&Lucent di fibra ottica, servizi di larga banda ADSL e una licenza integrata di rilancio per un Operatore Mobile GSM) con l'acquisizione da parte di un consorzio formato dal Gruppo "CETEL", TÜRK TELEKOMUNIKASYON A.S. e "CALIK" per il 20% e per l'80% da un Holding Arabo Turko-Libica con il gruppo bancario della BKT-Banca Nazionale di Commercio, BERS e IFC a Tirana.

Altre imprese statali sono nella fase di privatizzazione: INSIG (l'Istituto Nazionale delle Assigurazioni), il settore distribuzione della KESH (la Compagnia Corporate Albanese per l'Energia Elettrica) e Albpetrol/ARMO.

Attualmente l'Albania è sottoposta ad un intensivo regime di ristrutturazione macroeconomica sotto la sorveglianza del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, in collaborazione per la politica monetaria con la Banca d'Albania (Banca Centrale dello stato Albanese). Esiste una profonda necessità di riforme, che riguarda tutti i settori dell'economia reale, ma la possibilità di attuarle è limitata da una scarsa capacità amministrativa pubblica, dalla migrazione del capitale umano specializzato e da bassi livelli di reddito da confrontarsi con l'alto costo della vita, che rendono molti gruppi sociali della popolazione particolarmente vulnerabili alla disoccupazione ed alla fluttuazione dei prezzi.

L'economia sociale e specialmente l'economia familiare albanese continua ad essere sostenuta dalle rimesse degli emigrati albanesi (1.100.000 persone attive da 18-70 anni), ammontanti ad un miliardo e trecento milioni di euro all'anno, poiché circa il 20% della forza lavoro opera all'estero, soprattutto in paesi dell'Europa Occidentale come Italia, Grecia, Germania e Grand Bretagna. Queste rimesse sostengono il PIL ed aiutano a mitigare il notevole deficit della bilancia dei pagamenti.

Gran parte delle terre agricole privatizzate nel 1992 dai governi post-comunisti attraverso una vasta distribuzione sociale senza obblighi finanziari (che aveva dato luogo a mini-fattorie della piccola proprietà contadina) negli ultimi anni, con lo sviluppo di medie e piccole imprese familiari di agricoltura biologica di olio di oliva, erbe naturali medicinali, aquavite/grappa, vino, latte e prodotti orto-frutticoli in genere, registrano comunque redditi e domanda in aumento, specialmente per i prodotti naturali privi di Organismi Geneticamente Modificati (OGM), Genetically modified organisms (GMOs).

Dopo una grave crisi energetica nel 2007, che ha lasciato al buio gran parte della popolazione, recentemente la situazione è notevolmente migliorata, e perlomeno nelle città la corrente elettrica è assicurata senza interruzioni.

Dopo gli anni novanta molte banche commerciali private albanesi e straniere hanno aperto sedi e filiali nelle principali città. Fra queste, una decina di banche sono controllate da società commerciali bancarie greche (una di queste filiali con la banca madre in Grecia è stata acquistata ultimamente dal Groupe Crédit Agricole francese), una dall'austriaca Raiffeisen Bank (che si è avvantaggiata della privatizzazione della Banca del Risparmio Albanese), due dalle tedesche ProCredit Bank e KFW Bankengruppe (quest'ultima è prevalentemente impegnata nel settore energetico e nella collaborazione del credito per lo sviluppo), due dalle italiane "Banca Italo-Albanese" del "Gruppo Intesa Sanpaolo" (in joint-venture con SIMEST Società Italiana per le Imprese all'Estero e BERS - Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo) e dalla Banca Popolare Pugliese con il brand Banca Italiana per lo Sviluppo, due dalle statunitensi American Bank of Albania, creata dall'AAEF (Albanian American Enterprise Fund) ed ultimamente acquistata per l'80% del capitale azionario dalla Banca Italo-Albanese e l'altra Union Bank / Western Union, due arabe, una dalla società turca (che si è avvantaggiata della privatizzazione della BKT Banca Nazionale del Commercio), una malese, una bulgara. Due istituti di credito appartengono con capitale 100% a privati albanesi: Banka Credins e Banca Popolare con il 75 % del capitale di proprietà della francese Societé Générale.

Negli ultimi anni della transizione economica hanno cominciato a diffondersi e svilupparsi piccole e medie imprese (PMI/SME) manifatturiere nei settori dell'abbigliamento e delle calzature, e alcune piccole imprese industriali e agro-industriali, ad opera di privati albanesi o/e società miste con imprenditori italiani (soprattutto dalla Puglia e dalle altre regioni meridionali del Sud Italia). Partecipano anche imprese greche, turche, tedesche ed alcune industrie di export statunitensi con imprese albanesi (queste ultime attive nel settore delle erbe officinali naturali e medicinali).

Il livello della produzione industriale nazionale, ancora limitato per lo sviluppo dell'economia reale e del PIL, lascia ampie opportunità agli investitori privati albanesi e stranieri per eventuali partnership.

La Confindustria Albanese (Konfindustria Shqiptare) ha sviluppato studi e ricerche nel campo dell'ingegneria industriale per lo sviluppo di progetti di lungo termine in partenariato con la Confindustria Italiana e con le corrispondenti organizzazioni dei paesi più industrializati dell'Europa Occidentale, interessate a stabilire nuove unità industriali produttive, sviluppate con il supporto finanziario dei grandi gruppi privati bancari e delle fondazioni industriali europee. Questo processo apre importanti prospettive rivolte ai mercati regionali dell'Europa sudorientale, su cui possono trovare spazio tanto i prodotti industriali e agro-industriali europei, quanto quelli agricoli bio-organici naturali albanesi, come frutta, ortaggi e verdura fresca prodotte da agricoltori diretti e certificati secondo gli standard dell'Unione Europea.

Le opportunità economiche imprenditoriali includono la creazione di società miste e/o di consorzi con le medie e grandi aziende familiari albanesi (è sempre stato importante nella storia nazionale socio-economica dell'Albania, conservare l'identita nazionale e l'eredità delle famiglie albanesi sulla proprietà privata delle terre agricole), e/o in affito direttamente dai proprietari delle terre agricole, secondo la tradizione secolare economica albanese, italiana e europea. Tali aziende familiari agricole, agro-industriali ed agrituristiche, dall'anno 2006, con la nuova legge per lo sviluppo della dimensione della proprietà privata in Albania sono in fase di sviluppo in linea con la media europea delle proprietà private agricole da 40 fino a 100 ettari.

Il turismo è una risorsa in crescita, con la creazione delle agenzie private turistiche albanesi e straniere, e si concentra sulla costa adriatica dal nord e sulla riviera ionica, in particolare grazie alla presenza di turisti albanesi kosovari e della macedonia.

Il sistema produttivo del paese ha un livello di esportazione minimo e importa molti prodotti alimentari e industriali, dalle materie prime ai prodotti di largo consumo. Il rapporto export/import è di 1/7 ed è costituito soprattutto da merci provenienti da Italia, Grecia, Macedonia e Turchia.

Oltre che con le rimesse degli emigrati (che ammontano a quasi un miliardo e trecento milioni di Euro l'anno), le importazioni vengono finanziate grazie agli aiuti allo sviluppo ricevuti da alcuni paesi donatori (fra i quali Italia, Germania, Austria, Francia, Svizzera, Gran Bretagna, Irlanda, Spagna, Paesi Bassi, Giappone, Israele, USA, Canada, Turchia, Arabia Saudita e Kuwait) e tramite gli investimenti diretti esteri.

Più di un quarto della forza lavoro albanese è impiegato all'estero. Secondo i dati dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, dagli anni novanta al 2006 sono emigrati piu di 1.100.000 cittadini albanesi; di questi, la maggior parte ha assunto lo status di migrante economico permanente o a medio termine/stagionale; un centinaio circa sono emigrati inserendosi come imprenditori e commercianti in società straniere a partecipazione mista; una decina circa come liberi professionisti (artisti, musicisti) e nelle attivita sportive, mentre molti svolgono attività di ricerca e sviluppo come tecnici specializzati e professori presso i centri di ricerca esteri, sia statali che privati. Attualmente si calcolano circa 25.000 studenti albanesi nel mondo, di cui 12.000 nel solo sistema universitario italiano. In Italia vi sono 400.000 albanesi emigranti economici legalmente riconosciuti (altri 100 mila in fase di legalizzazione), di cui il 15,9% titolare di piccole imprese associate di Confartigianato in Italia; in Grecia sono 600.000 gli emigranti economici albanesi. Altri paesi di forte emigrazione sono Germania, Svizzera, Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti e Canada.

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Nazionale di calcio dell'Albania

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La nazionale di calcio albanese (Federata Shqiptare e Futbollit) è la squadra di calcio nazionale dell'Albania.

La rappresentativa albanese, controllata dalla Federata Shqiptare e Futbollit, non è mai riuscita finora a qualificarsi alla fase finale di un Mondiale, ha partecipato finora solo nel 1964 ad un Europeo.

Il suo esordio nel panorama calcistico internazionale avvenne nel dopoguerra, quando il Paese riottenne l'indipendenza dopo la fine dell'occupazione italiana.

L'Albania si presentò per la prima volta alle qualificazioni di un Europeo per l'edizione del 1964, dove passò contro la Grecia ritiratasi e venne eliminato dalla Danimarca, e successivamente del Mondiale di Inghilterra '66. Nel 1968 la nazionale albanese, che all'epoca annoverava Panajot Pano (considerato il più grande calciatore albanese di sempre), si distinse in un match contro la Germania Ovest, fermandola su uno 0-0 che compromise la qualificazione dei tedeschi agli Europei di Italia 1968.

Una generazione di buoni calciatori condusse la nazionale albanese ad eccellenti risultati negli anni '80: durante le qualificazioni ai Mondiali di Messico '86 riportò addirittura un prestigioso 2-2 in Polonia, per poi travolgere in casa il Belgio, futuro semifinalista, con un secco 3-1.

Negli ultimi anni l'Albania ha notevolmente migliorato il proprio livello. Dopo un buon girone di qualificazione ai Mondiali di Francia '98, durante il quale fu costretta a giocare alcune gare casalinghe all'estero per i disordini scoppiati in patria, si è ben distinta durante le qualificazioni ai Mondiali di Germania 2006, dove tra l'altro ha esordito con una vittoria per 2-1 sui campioni d'Europa in carica della Grecia. Durante tale fase l'Albania ha concluso il proprio girone al quinto posto con 13 punti, frutto di 4 vittorie, 1 pareggio e 7 sconfitte.

Il 14 marzo 2008 la FIFA rende noto di aver espulso l'Albania da tutte le attività calcistiche internazionali, sia a livello di club che di nazionale. Motivo di ciò sarebbe la contesa, attualmente aperta, tra il ministero dello sport e la federcalcio albanese, riguardo i controlli finanziari che le autorità governative hanno chiesto di effettuare sui conti della federazione. Il rifiuto a tali controlli ha portato alla rottura dei rapporti e alla conseguente esclusione dalle competizioni.

Il 29 aprile dello stesso anno il comitato di emergenza della stessa FIFA, dopo i colloqui avuti con alcuni dirigenti dell'Uefa, della Federcalcio albanese e del governo di Tirana, revoca l'esclusione.

L'Albania gioca in tenuta rossa con calzoncini neri e calzettoni rossi, a volte con decorazioni bianche o nere. In trasferta la divisa è solitamente bianca con decorazioni nere o rosse. La prima tenuta richiama semplicemente la bandiera albanese, che è appunto rossa con un'aquila nera bicefala al centro, ed anzi la disposizione dei colori richiama molto l'insegna civile nazionale.

Lo stemma che usa la rappresentativa non è lo stesso della federazione, essendo un semplice disegno tondo rosso con al centro l'aquila, che richiama la bandiera albanese, contornato da un cerchio bianco con il nome in lingua originale della federazione in caratteri dorati.

Non c'è uno stadio calcistico ufficiale nazionale, ma di solito la squadra gioca al Qemal Stafa. Costruito intorno al 1930, era all'inizio un impianto polisportivo, ma oggi viene utilizzato quasi esclusivamente per il calcio. Con spazio totale per 25.000 spettatori e 15.000 posti a sedere, è il più grande stadio della nazione. L'Albania ha giocato anche al Loro-Boriçi di Scutari, dove hanno conseguito importanti successi come una vittoria per 3-1 sulla Russia nelle qualifiche ad Euro 2004. Ci sono speculazioni sulle intenzioni della federazione calcistica albanese di costruire un nuovo stadio a Tirana di circa 40.000 posti.

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Elezioni in Albania

Elezioni in Albania fornisce informazioni sulle elezioni e i risultati elettorali Albania.

L'Albania è uno stato dell'Europa sud-orientale. La capitale è Tiranë (Tirana). Le religioni principali sono islam (sunnita) e cristianesimo (prevalentemente ortodossi albanesi, cattolici). La lingua più diffusa è l'albanese (tosco). La popolazione è di circa 3,5 milioni di abitanti (2004) su 27 389 km². L'Albania divenne indipendente dalla Turchia nel 1912 ed è attualmente una repubblica democratica parlamentare. La divisione amministrativa consiste in 12 contee.

Il presidente è eletto per cinque anni dal parlamento. Le elezioni si tengono a scrutinio segreto con una maggioranza di tre-quinti. Il primo ministro è nominato dal Presidente. Il governo deve essere poi approvato dal parlamento. Il governo è formato da PD, PR, PDR, PAA, PBDN, PDK, BLD.

Parlamento: La Kuvendi i Republikës së Shqipërisë Assemblea della Repubblica di Albania' ha 140 membri, eletti per quattro anni, 100 membri in circoscrizioni uninominali singole con un numero approssimativamente uguale di elettori e 40 membri eletti con sistema proporzionale da liste di partiti o coalizioni. Il numero totale dei seggi dovrebbe avvicinarsi il più possibile a una rappresentanza proporzionale, basata sui voti ottenuti con la scheda della ripartizione proporzionale. Per i seggi attribuiti col sistema proporzionale è prevista una barriera del 2,5 % per i partiti e del 4 % per le coalizioni.

L’Albania ha un sistema multi-partitico con due forti partiti principali.

Il 3 luglio 2005 si sono tenute le elezioni parlamentari in Albania. Uno dei temi delle elezioni è stato quello delle trattative per una futura adesione all’Unione Europea. La giornata elettorale è stata abbastanza tranquilla per la maggior parte degli osservatori, ma gli osservatori dell’OSCE hanno affermato che l’organizzazione elettorale ha rispettato solo parzialmente i canoni internazionali di correttezza, citando disorganizzazione, procedure improprie e "alcuni incidenti violenti". La Commissione Elettorale Centrale (CEC) ha ricevuto oltre 300 proteste.

I risultati hanno evidenziato una netta vittoria dell’opposizione di centro-destra, costituita dal Partito Democratico (PD) e i suoi alleati, tra cui il principale è il Partito Repubblicano (PR), anche se in molte circoscrizioni uninominali la lotta con il Partito Socialista d'Albania (PSSh), al governo, è stata serrata. Oltre ai due maggiori partiti, l’unico altro partito ad ottenere un seggio con il sistema uninominale è stato quello dell’ex primo ministro Ilir Meta, il Movimento Socialista per l'Integrazione (LSI), nato da una scissione del PSSh, che però ha fallito nel proporsi come terza forza, non essendo determinanti per la formazione del governo. Nel voto proporzionale i piccoli partiti hanno ottenuto un maggior numero di preferenze. Il capo del Partito Democratico, Sali Berisha è stato nominato primo ministro e ha formato la coalizione di governo.

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Albania Veneta

In viola, l'Albania veneta nei confini austriaci del 1878

Albania veneta è il termine storico con cui ci si riferisce agli antichi domini della Repubblica di Venezia in Dalmazia meridionale, nel territorio dell'attuale Montenegro.

Dal 1420 al 1797 questo territorio è rimasto in mano alla Serenissima e per vari secoli ha costituito un baluardo contro l'incombente Impero Ottomano.

L'Albania veneta, che costituiva l'estremo dominio veneto di terra nell'Adriatico, corrispondeva grosso modo all'area delle Bocche di Cattaro ed al tratto di costa tra queste e la foce del fiume Boiana. Il dominio veneziano non si estendeva in profondità nell'entroterra balcanico, in quanto l'economia della zona era tutta orientata verso le attività marittime, ma comprendeva comunque le più importanti città costiere (Cattaro, Risano, Perasto, Teodo e Castelnuovo nelle munitissime Bocche, nonché Traste, Budua, Castellastua, Spizza, Antivari e Dulcigno verso sudest).

Originariamente l'Albania veneta confinava a nord con la Repubblica di Ragusa, finché nel 1699 i ragusei cedettero all'Impero Ottomano un sottilissimo sbocco al mare nei pressi di Suttorina, rendendo l'Albania veneta un'enclave a tutti gli effetti. Anche il confine sud arretrò col tempo attestandosi nel 1573 poco a sud di Castellastua, nella località detta appunto Confin o Confino (l'attuale Kufin presso Buljarica).

A dispetto del suo nome, l'Albania veneta non era abitata da albanesi se non nell'estremità meridionale (Antivari e Dulcigno); l'intera area delle Bocche era invece abitata da popolazioni romanze e slave. L'aggettivo "veneta" era da intendersi in contrapposizione all'Albania ottomana, che includeva l'attuale Albania.

La presenza veneziana nei territori dell'Albania veneta risale al Medioevo, quando le città costiere dalmate fungevano già da avamposti commerciali per la repubblica marinara, pur essendo soggette a frequenti cambi di sovranità. In via generale solo nel 1420 Venezia poté affermare definitivamente il suo dominio sull'Adriatico orientale, che seppe mantenere quasi inalterato fino alla caduta della Repubblica nel 1797; solo Antivari e Dulcigno furono cedute ai Turchi nel 1571 e non ritornarono più in possesso di Venezia.

Nei secoli del dominio veneziano, pur essendo separata dal resto della Dalmazia dal territorio della Repubblica di Ragusa, l'Albania Veneta non costituì una divisione amministrativa autonoma, in quanto con il resto della Dalmazia formava un'unica entità dipendente dal Provveditore Generale di Dalmazia e Albania avente sede a Zara. A causa della sua posizione strategica l'intera area fu nei secoli oggetto di ripetute incursioni turche, ma la Serenissima seppe sempre resistere agli attacchi dal continente.

Quando Napoleone conquistó la Repubblica di Venezia, l'ultima resistenza contro di lui si ebbe nell'area di Cattaro, dove fu seppellito (tra le lacrime della popolazione di Perasto) il "Gonfalone di Venezia", secondo Vittorio Giorgi .

In seguito al Congresso di Vienna (1815) la regione passò sotto il dominio austriaco (Regno di Dalmazia) assieme a tutti gli ex territori veneti della Dalmazia e a quelli della disciolta Repubblica di Ragusa. Risale a quel periodo la dizione alternativa, ma meno usuale, di "Albania austriaca". Nel 1878, per effetto del Congresso di Berlino, fu stabilito un piccolissimo incremento territoriale (40 km²) della Dalmazia austriaca, che inglobò a sud il comune di Spizza (pochi km a nord di Antivari). L'antico confine cadde infine nel 1918 al termine della I guerra mondiale e non venne più ripreso se non per l'effimera provincia di Cattaro durante l'occupazione italiana della Jugoslavia (1941- 1943).

Oggi i territori dell'ex Albania veneta fanno integralmente parte del Montenegro.

Secondo lo storico dalmata Luigi Paulucci (nel suo libro "Le Bocche di Cattaro nel 1810") la popolazione dell'Albania Veneta, nei secoli della Repubblica di Venezia, parlava principalmente la Lingua Veneta (circa il 66%) nelle aree urbane (Cattaro, Perasto, Budua, ecc..) intorno alle "Bocche di Cattaro".

Ma nelle aree interne più della metá della popolazione era di lingua slava, specialmente nei primi anni del Settecento. Paulucci inoltre scrisse che vicino al confine coll'Albania vi erano grosse comunitá di Lingua albanese: Dulcigno era per metá albanese, per un quarto veneziana e per il rimanente quarto slava..

Durante l'occupazione francese di Cattaro, quando l'Albania Veneta faceva parte del Regno D'Italia napoleonico, le scuole erano in Lingua Italiana.

Lo sloveno Marko Trogrli (nel suo scritto "Il sistema scolastico nella Dalmazia francese") scrisse che "Vincenzo Dandolo, il governatore francese della Dalmazia e Bartolomeo Benincasa, un ufficiale del dalmato Dipartimento dell'Istruzione, pubblicó nel Maggio 1807 un Piano educativo per la provincia dalmata (Il Piano generale della pubblica istruzione in Dalmazia), che doveva essere collegato con l'istruzione scolastica fatta in tutto il Regno d'Italia napoleonico....L'insegnamento doveva essere fatto in Lingua Italiana".

Nell' Ottocento, secondo lo storico Marzio Scaglioni, le guerre d'indipendenza italiane crearono nell'Impero Austriaco una situazione di rigetto contro le comunitá italiane in Istria, Dalmazia e nei territori dell'ex Albania Veneta . Questo creó una forte emigrazione di dalmati italiani, principalmente verso l'Italia.

I 500 Italiani nel Montenegro si trovano principalmente a Cattaro ed a Perasto, e sono rappresentati dalla Comunitá Nazionale Italiana del Montenegro.

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Source : Wikipedia