Agrigento

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Tags : agrigento, sicilia, italia

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Agrigento

Panorama di Agrigento

In base alla media trentennale di riferimento 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +11,0 °C; quella del mese più caldo, agosto, è di +26,5 °C .

Nonostante questo, nel 406 a.C. i cartaginesi invasero la città distruggendola quasi completamente e demolendo il tempio più importante: quello di Zeus.

Nel 339 a.C., grazie al corinzio Timoleonte la città, soggetta all'influenza di Siracusa, venne ricostruita e ripopolata. Nel 210 a.C., con la seconda guerra punica Akragas passò sotto il controllo dell'impero romano col nome latinizzato di Agrigentum.

Partendo dalla collina di Girgenti, e in particolare dalla chiesa di Santa Maria dei Greci, incorporato in alzato, in fondazione e nel taglio della roccia, si conserva un tempio dorico del 480-60 a.C., periptero (m 34,70x15,30) di 6x13 colonne, con cella munita di pronao ed opistodomo. Se è andata perduta, oltre alle absidi, la fronte orientale, e di quella occidentale sono stati visti negli scavi i soli tagli nella roccia per le fondazioni, sono visibili tuttavia le fondazioni della peristasi meridionale e settentrionale (con alcune colonne incorporate nei muri della chiesa) e della cella, mentre sotto la chiesa è visibile, per oltre venti metri, il krepidoma (basamento della colonna) del lato settentrionale. Nell'atrio della chiesa si conservano alcuni elementi dell'alzato, una parte di capitello e tratti del geison.

Sulla Rupe Atenea, punto più alto della città, si sono rinvenuti resti di un frantoio ellenistico, e sulle sue pendici sud-ovest è conservato uno dei numerosi templi delle divinità ctonie, incorporato nella chiesetta medievale di San Biagio. Il tempio, di medie dimensioni (m 30,20x13,30) era dorico in antis. Se ne conservano il basamento, col caratteristico vespaio costituito da un graticcio di blocchi, ed una parte cospicua delle strutture isodome dei lati e del fondo della cella, mentre l'abside della chiesa viene ad occupare la porta del tempio, conservando libera parte delle ante. Dallo scavo provengono resti del geison e della sima a protomi leonine (al Museo Nazionale). Sul lato a valle, la terrazza su cui è sistemato il santuario è delimitata da un muro di témenos, con un accesso attraverso due strade scavate nella roccia. Lungo il lato nord del tempio, all'altezza della cella, sono due altari circolari, di cui quello ad est presenta un anello di blocchi che borda il piano dei sacrifici tagliato nella roccia e arrossato dal fuoco delle offerte, mentre quello ovest, realizzato pure a grandi conci, reca al centro un foro ed una cavità per le offerte infere. Il ritrovamento all'interno dell'altare di kernoi (vasi rituali) e, nell'area, di statuette e busti fittili caratteristici del culto di Demetra e Kore, insieme alla tipica forma circolare degli altari, consentono d'attribuire il santuario alla coppia di divinità tanto popolari a Gela, e poi nella sua colonia, da far affermare a Pindaro che Agrigento era un vero e proprio Persephònas hédos (un "trono di Persefone").

Attraverso un sentiero ed una scaletta intagliata nella roccia (ambedue moderni) si valica a sud-ovest la linea delle mura e si raggiungono il cosiddetto "Santuario rupestre" di Demetra e la chiesa di S. Biagio. Il "santuario" è incentrato su due profonde cavità naturali, sistemate tuttavia artificialmente, che s'addentrano nella rupe recando un flusso d'acque all'esterno, e su di un profondo tunnel a nord delle cavità, evidente sostituto delle originali condutture, costituite dalle cavità. La fronte delle grotte è guarnita da un edificio rettangolare diviso in due vani nel senso della larghezza. L'edificio è realizzato con poderosi muri a blocchi e fortemente rastremato sulla fronte, ed era coronato da una semplice cornice e forse da una grotta a teste leonine. Questa struttura veniva a costituire una sorta di cisterna a due livelli, di cui quello inferiore riceveva il flusso d'acqua incanalato in tubature di cotto dalla grotta di destra, e quello superiore presentava due porte d'accesso alle cavità e tre finestre in facciata (una minore al centro e due maggiori ai lati). Ai piedi della cisterna si trovano delle vasche intercomunicanti a vari livelli, mentre tutta l'area è delimitata da mura formanti un peribolo trapezoidale (aggiunto successivamente), la cui fronte reca aperture a pilastri per dar luce al peribolo stesso, e all'estremità nord-est due vasche costruite a blocchi. La struttura della cisterna, col peribolo aggiunto, risponde perfettamente alla tipologia delle fontane arcaiche e classiche, ben nota in tutto il mondo greco. Il ritrovamento di busti fittili e di ceramiche del VI e V secolo a.C. ha fatto lungamente discutere sulla natura cultuale del complesso, dimenticando che fino ad epoca ellenistica avanzata non è possibile nel mondo greco dissociare funzioni sacrali e attività utilitarie in apprestamenti idraulici del genere, soprattutto se nati in età arcaica e classica. L'uso della fonte è iniziato infatti già in età protostorica, come mostrano ceramiche indigene anteriori alla fondazione d'Agrigento: anche questo ha fatto parlare di sincretismo religioso, laddove siamo in presenza di una pura e semplice continuità d'uso (anche ovviamente gl'indigeni frequentatori della fonte avranno attribuito a loro volta caratteri sacrali al luogo) tra fase pre-greca e fase coloniale. La cronologia del complesso monumentale è assai controversa, giacché la datazione pre-greca del Marconi non ha alcun fondamento, mentre ricerche recenti (de Waele) tendono a buon diritto a collocare la struttura della fontana e il tunnel all'iniziale V secolo a.C., collegandoli all'intensa attività idraulica progettata da Feace, con restauri ed aggiunte che si prolungano nel tempo almeno fino all'età ellenistica.

Ritornati sui propri passi si può visitare, sotto la punta sud-orientale della Rupe Atenea, la Porta I, che si apriva, alle pendici della Rupe, su una strada tracciata nel vallone e diretta verso est. La porta, conservata per sei assise nel battente di destra, si apre al centro di un poderoso baluardo a tenaglia, uno dei rari esempi di particolari aggiustamenti difensivi dell'intera cinta, in un punto di relativa debolezza del tracciato. Una prima torre difendeva il battente di sinistra della porta ed una seconda l'angolo sud-ovest del bastione.

Ritornati sulla SS 118 ci si può avvicinare alla Porta II, profondamente incassata nella roccia, e, sulle pareti del taglio roccioso, ad un piccolo santuario rupestre con incassi per pinakes (alcuni semplicemente stuccati e perciò in origine soltanto, e non riportati), ai piedi dei quali erano piccole fosse con oggetti votivi databili da età classica ad età romana.

Al limite sud-est della Collina dei Templi, sul margine del suggestivo rialzo si collocano in successione i famosissimi templi di Giunone Lacinia, della Concordia, di Castore e Polluce, di Ercole, di Zeus Olimpio e di Vulcano; essi sono il vero e proprio simbolo di Agrigento nel mondo. Oltre ai templi di Ercole, Giove, Concordia, Giunone, Dioscuri, Vulcano e Demetra sono da evidenziare il Quartiere di abitazioni Ellenistica Romane, il complesso monumentale con la "Cavea" della Ekklesiasterion Ellenistica e il Museo Nazionale di Agrigento che consente di avere una visione più completa della presenza greca nella città. Recentemente, (2004) inoltre è stato portato alla luce un tempietto romano.

Subito ad est della chiesa di San Nicola si accede al cosiddetto Quartiere ellenistico-romano, tre isolati messi in luce con quattro stenopoi, larghi 5 metri e distanti fra loro 30 metri, e con parte di una plateia a nord, di altri 10 metri di lunghezza, pavimentata in epoca tarda in opera spicata. Gl'isolati, di cui non si conoscono la lunghezza esatta, presentano - con tutta evidenza quello centrale e quell'orientale, solo in parte quello occidentale - l'originaria bipartizione mediante un ambitus centrale. In età imperiale, o forse già in quella repubblicana, alcune case (Case delle Afroditi e del Mosaico a rombi nell'isolato centrale; Casa del Peristilio nell'isolato occidentale), mediante l'acquisto della proprietà adiacente ad est o ad ovest hanno finito per cancellare l'originario ambitus, venendo ad occupare l'intera larghezza dell'isolato. Si conoscono preesistenze arcaiche e classiche (una piccola parte in vista è sul lato est della Casa delle Afroditi), che dimostrano l'esistenza di un impianto urbanistico identico in epoca anteriore alla fase ellenistica, quella attualmente visibile con le successive trasformazioni romane. La tipologia delle abitazioni e delle tecniche edilizie (muri a blocchi o blocchetti e a telaio) è assolutamente ellenistica, conservata anche nelle successive trasformazioni romane: un peristilio centrale di varia grandezza, circondato da ambienti (di cui uno di maggior grandezza od enfasi architettonica sovente ha la funzione di andròn), costituisce il perno della struttura, che doveva di frequente avere un secondo piano con funzione di gineceo e di quartiere servile. Ricca è l'articolazione per il rifornimento idrico, assicurato da cisterne e pozzi, così come curato è l'apparato fognante e di drenaggio, con canali di scolo coperti e scoperti all'interno ed all'esterno delle abitazioni.

Nell'isolato occidentale di particolare interesse è il complesso della Casa del Peristilio, che è stata unita in età imperiale all'adiacente Casa dell'Atrio in cotto e che, coprendo già ambedue le case l'intera larghezza dell'isolato, è venuta a costituire una sontuosa e grande domus urbana, degna delle più ricche e grandi abitazioni della capitale, con un piccolo complesso termale dalla vasche incrostate di marmi all'angolo sud-est del peristilio maggiore. Nel medesimo isolato, all'estremità settentrionale, è la Casa della Gazzella, con bei pavimenti musivi della prima età imperiale, uno dei quali aveva un emblema in tessellato con figura di gazzella, che ha dato il nome alla casa.

Nell'isolato centrale, troviamo a sud altre due grandi case (del Mosaico a rombi e delle Afroditi), che hanno occupato l'intera larghezza dell'isolato. A nord si trova la Casa del Maestro astrattista, una bella domus del IV secolo d.C., di non grandi dimensioni, ma dalla ricca pavimentazione musiva. Il portico del peristilio ha un mosaico a medaglioni con figure d'animali e frutti, mentre mosaici geometrici compaiono in tre altri ambienti; in un quarto c'è un mosaico ad imitazione di grandi formelle di marmi preziosi.

Gli Ipogei agrigentini risalgono ai tempi antichissimi. Si pensa che attorno al 480 a.C. la città di Akragas fu dotata di un sistema di condotti sotterranei, scavati sotto la città, da cui presero appunto il nome di Ipogei. La città era abitata da circa 200.000 abitanti, distribuiti nei quartieri compresi tra il Colle di Agrigento, la Rupe Atenea e la Vallata fino ai Templi dorici. Diodoro Siculo ci racconta che le gallerie furono scavate dagli schiavi cartaginesi, catturati nella Battaglia di Imera, sotto la guida di un architetto chiamato Feace, dal quale prese il nome l'acquedotto sotterraneo. L'intero complesso degli Ipogei agrigentini, un vero e proprio labirinto di cunicoli, copre un percorso di circa 17 chilometri, che si possono suddividere in quattro tronchi individuabili superficialmente nelle zone della Rupe Atenea, del Colle di Agrigento, di Monserrato e dello Sperone. Gl'Ipogei agrigentini sono gallerie scavate nella roccia alte mediamente 1.90 cm e larghe circa 90 cm., a sezione trapezoidale o a volta.

Il primo tronco dalla Rupe Atenea, sommità orientale della collina di Agrigento, sino ai templi di Castore e Polluce, comprende i seguenti Ipogei: del Santuario rupestre di Demetra, di San Biagio , di Coddu Virdi, di Tamburello, di Bonamorone, di Filippazzo, di Giacatello, di Sala-Perez, di Zuccarello, di Dara, di Lu Cuccu, di San Calogero, di Pipitusario, delle Forche, dell' Amela, dei Dioscuri.

Il secondo tronco dello Sperone conprende i seguenti Ipogei: Fafante, presso il fiume San Biagio, e Natalello, nel sobborgo di Villaggio Mosè.

Il terzo tronco si trova nel sobborgo di Monserrato, a sud della città e comprende gl'Ipogei Dovico, Zunica, Sileci, Giudice, Tuttolomondo, Quaglia e Lo Mascolo.

Il quarto tronco del Colle, parte occidentale della città, è costituito dai seguenti Ipogei: della Villa Piccola, antistante la Porta di Ponte, oggi coperte dalle villette omonime; Mirati, Fontana dei Canali, Gebbia Grande, del Purgatorio, S. Lucia, Acqua Amara, Santa Maria dei Greci, degli Oblati, Puzzillo.

A nord del museo si può visitare il cosiddetto Ipogeo Giacatello, una grande cisterna quadrata di 19 metri di lato ed alta poco più di 2 metri con file di sette pilastri (fino ad una totale di cinquanta), interamente rivestita di cocciopesto e munita di lucernai. La destinazione originaria a cisterna è assicurata non solo dalla presenza dell'intonaco idraulico, ma anche dal fatto che l'edificio era alimentato da un condotto proveniente da nord. Più tardi, forse in età romana, fu scavato nell'angolo sud-est un canale d'evacuazione delle acque, e nell'angolo adiacente ad ovest venne sistemato, entro un rozzo recinto, un piccolo mulino.

In Piazza del Purgatorio è conservato il cosiddetto Ipogeo del Purgatorio, un sistema complesso di cunicoli che si dipartono da un tunnel centrale scavato nella roccia ed appartenente alle strutture di drenaggio ed alimentazione idraulica che si collegano - a torto o a ragione - con l'acquedotto di Feace.

Il Centro Storico di Agrigento è individuabile sulla sommità occidentale della collina dell'antica Girgenti. Risalente all'età medioevale del IX e XV, conserva ancora oggi edifici medioevali quali Chiese, Monasteri, Conventi, e Palazzi Nobiliari che fecero della città di Girgenti una perla del Medioevo. Anche se il Centro Storico di Agrigento risulta degradato dal tempo, e bisognoso di ristrutturazione, si possono ancora visitare alcuni dei monumenti principali, come la Cattedrale di San Gerlando, il Monastero di Santo Spirito, le Porte delle Cinta Muraria, Palazzi Nobiliari.

Il Centro Culturale Editoriale "Pier Paolo Pasolini" fu fondato dal bibliotecario Francesco La Rocca, con il patrocinio dell'Assessorato Regionale ai Beni culturali nel 1984. Alla scomparsa prematura di Francesco La Rocca, è subentrato Maurizio Masone.

L'attività del Centro Pasolini parte con una serie di iniziative inerenti il parco Archeologico ed il Centro Storico di Agrigento. Le iniziative abbracciano diversi campi della cultura: dalla pittura, alla fotografia ed alla letteratura.

Nel settore figurativo, il Centro affida l'attività della pittura ad Aldo Gerbino, mentre per la fotografia, la gestione è affidata Giuliana Scimè.

Nelle arti grafiche si ricordano iniziative che hanno la visto la partecipazione dei seguenti personaggi: Nelleke Oosteveen-Morina, Nunzio Beddia, Andrea Carisi, Giuseppe Agozzino, Gianni Provenzano, Clèment Moreau, Roberto Vedova e di autori locali.

Queale contenitore culturale laico, il Centro è stato sempre aperto a tutte le tendenze culturali del giornalismo e dello spettacolo, riuscendo a richiamare personaggi del calibro di:: Leonardo Sciascia, Lorenzo Mondo, Claudio Marabini, Gianni Minà, Domenico Modugno, Sergio Staino, Gianni Riotta, Giovanni Taglialavoro.

I maggiori fotografi contemporanei sono stati presenti, spesso anche di persona, nei suoi locali con le loro opere arricchite da cataloghi puntigliosamente scientifici: Tazio Secchiaroli, Lazaro Blanco, Pedro Meyer, Josè Luin Neyra, Matrianne Yampolski, Henri Cartier Bresson, Dino Prediali, Giorgio Lotti, Bob Willoghby, Martin Franck, Ferdinando Scianna, Alberto Korda, Eva Rubenstein, Jerome Soret, Arturo Patten, i siciliani Tano Siracusa, Lillo Rizzo, Fabio Sgroi, Shoba, Letizia Battaglia, Angelo Pitrone, Francesco Alaimo e Franco Carlisi.

Per il fumetto, il Centro si è avvalso della collaborazione dell'ARCI, che tramite un circolo culturale agrigentino è riuscito a richiamare personaggi notissimi, nazionali ed internazionali, quali: Leila Marzocchi, Andrea Bruno, Stefano Ricci, Gabriella Giandelli e Vauro Senesi; organizzando ogni anno la Rassegna Nazionale del Fumetto, con la partecipazione dei principale fumettisti e vignettisti italiani.

Il Centro ha organizzato numerosi convegni inerenti temi di attualità di ogni genere, che hanno ospitato al Centro tanti altri personaggi illustri della cultura e della politica: Emanuele Macaluso, Massimo D'Alema, Claudio Fava, Francesco D'Onofrio, Gaetano Silvestri, Leoluca Orlando, Alfredo Galasso, Francesco Renda, Mario Centorrino, Salvatore Lupo, Gianfranco Pasquino.

Ma il maggiore impegno politico-culturare del Centro Pasolini è stato sempre di fare cultura antimafiosa, per una cultura di civiltà contro la Mafia, priorità assoluta del Centro, sfociata nella pubblicazione Trent'anni di Mafia nell'agrigentino, di Franco Castaldo, e Mafia insoluta , di Renato Candida.

Tra le tantissime altre pubblicazioni legate a tutte le iniziative culturali intraprese, si ricordano: La città dei miracoli, di Enzo Alessi; e La chiesa agrigentina dopo il Concilio, di Enzo Di Natali.

Nella letteratura, l'agrigentino più famoso è Luigi Pirandello; tra gli altri agrigentini o per meglio dire akragantini famosi, cioè vissuti nella dorica Akragas, indubbiamente non resta che citare il filosofo Empedocle o l'atleta, vincitore di una famosa Olimpiade, Esseneto, al quale è anche dedicato lo stadio. Della contemporaneità ricordiamo Leonardo Sciascia (di Racalmuto, a Nord di Agrigento) e Andrea Camilleri il quale fa di Vigata (Porto Empedocle, paese in provincia di Agrigento) e Montelusa (Agrigento) il teatro delle gesta del commissario Montalbano. La città di Agrigento durante l'arco dell'anno ospita varie manifestazioni molto interessanti tra le quali la sagra del mandorlo in fiore nel cui ambito si svolgono due importanti festivals internazionali del folklore il primo ideato dal Prof. Enzo Lauretta ed il secondo denominato festival internazionale " I bambini del mondo" ideato da Giovanni Di Maida e Claudio Criscenzo. Ogni anno, nella prima decade di febbraio, da piu di 60 anni la valle ricoperta da un meraviglioso manto fiorito di alberi di mandorli è scenario di questa importante manifestazione che raccoglie la partecipazione di vari gruppi folcloristici provenienti da varie parti del mondo. Tra i momenti più suggestivi della manifestazione l'accensione del tripode dell'amicizia innanzi al tempio della Concordia, e la conclusione ancora una volta con l'esibizione dei gruppi nella valle e l'attribuzione al gruppo vincitore dell'ambito tempio d'oro, trofeo raffigurante il tempio di Castore e Polluce.

Sebbene il patrono ufficiale della città sia San Gerlando, è a San Calogero che sono tributati gli onori maggiori. Per il Santo Nero la città si mobilita le prime due domeniche di luglio: la processione, rigorosamente a spalla, è accompagnata dalle urla dei fedeli, dai canti e dalla banda... Sempre a giugno le feste di Persefone, ricche di rappresentazioni classiche nell'incomparabile scenario del tempio di Era; tra le attività estive non bisogna tralasciare gli spettacoli nella valle tra questi il Blues&Wine Soul Festival manifestazione che si svolge nel mese di luglio che lega la musica al vino e la rassegna: Momenti di folklore internazionale in agosto. A dicembre si svolgono le classiche novene per le strade della città. La settimana Santa è vissuta in città con devozione e ammirazione dei fedeli verso i simulacri della Madonna Addolorata e del Gesù agonizzante e la "vara" ovvero l'urna del Signore. Notevole è l'attività culturale svolta sia dalle istituzioni pubbliche che private. Mostre, convegni, stagioni teatrali e musicali al teatro Luigi Pirandello con le migliori compagnie del mondo, attività concertistica al Museo San Nicola, il convegno di studi pirandelliani, il premio Empedocle, il Pirandello stable festival, i concerti estivi nel teatro di Piano S. Gregorio ai piedi dei mitici templi greci e molte altre iniziative. Nell'ultima settimana di settembre ha luogo l' Efebo d'oro (giunto alla 29^ edizione) premio internazionale, organizzato dal Centro di Ricerca per la Narrativa ed il Cinema che premia il miglior film dell'anno tratto da una opera letteraria. Il premio ha, anche, una sezione televisiva.

La città si dispone sulla sommità (circa m 300-350 sul livello del mare) di due colline strette e lunghe, disposte in senso grossolanamente est-ovest, il colle di Girgenti ad ovest e la Rupe Atenea, ad est, collegate fra loro da uno stretto istmo, e sull'altopiano a quota inferiore (circa m 120-170 sul livello del mare) a sud delle prime. Con le sue coste precipiti a sud (la Collina dei Templi) e l'ampia valle centrale quasi pianeggiante (la Valle dei Templi), essa offre ampio spazio allo sviluppo urbano regolare. Tutto il ripido vallone a nord delle due colline più alte e buona parte dei tre piani dell'altopiano sono attraversati da due fiumi, l'Akragas (odierno S. Biagio) a nord e ad est, e l'Hypsas (odierno S. Anna) ad ovest, che a poca distanza dalla città verso mezzogiorno confluiscono per poi andare a sboccare in mare in un unico corso d'acqua (odierno S. Leone), alla cui foce si colloca il porto antico d'Agrigento. La superficie complessiva è di circa 450 ettari, un'estensione veramente enorme, dettata dalla necessità d'abbracciare tutto il sistema d'alture - colle di Girgenti, Rupe Atenea, Collina dei Templi - in un unico complesso di facile difesa. Di fatto l'abitato si sviluppa al centro delle tre colline nella cosiddetta Valle dei Templi, dove prima la fotografia area e poi gli scavi ne hanno rivelato con sufficiente chiarezza l'impianto, datato a metà circa del VI secolo a.C. La struttura ippodamea è organizzata almeno su sei plateiai (vie principali) est-ovest, di cui la primaria (la quinta da nord) ha una larghezza di ben dodici metri, e su di una fitta trama di strade ortogonali nord-sud, col risultato di un alto numero d'isolati di larghezza costante, ma di lunghezza variabile, a causa del diverso distanziarsi reciproco delle plateiai. Si notano tuttavia due griglie d'isolati con orientamento e strutture lievemente diversi: un blocco all'estremità nord-ovest della Valle, orientato in maniera più pronunciata in senso nord-ovest/sud-est e compreso fra le mura e la seconda plateia (ma prolungantesi a sud anche oltre questa), ed un blocco centro-meridionale, tra la seconda e la terza plateia, comprendente la maggior parte dell'abitato. Fra questi due blocchi esistono anche lievi diversità nella larghezza delle strade nord-sud e degl'isolati, essendo le strade larghe m 4 o 5,50 e gl'isolati larghi m 33 o 40; le lunghezze restano sempre variabili, superando talora anche i 300 metri. Non siamo in grado di valutare il significato dei due diversi sistemi e di stabilire se siano frutto di sviluppi cronologicamente diversi (ma l'impianto appare comunque tutto databile al VI secolo a.C.) o di differenti condizioni del terreno, anche in rapporto agli sbocchi delle strade nelle porte urbiche. Tuttavia la chiave interpretativa va forse ricercata nel fatto che il punto di cerniera tra i due orientamenti, immediatamente ad ovest della chiesa di San Nicola (oggi Museo Nazionale), va con buona probabilità identificato col sito dell'agorà e dei complessi pubblici, come dimostra la presenza nell'area dell'ekklesiasterion. La struttura urbanistica della città è esplicitamente lodata da Polibio, il quale ne fornisce (IX 29) questo sintetico quadro descrittivo: "La città di Akragas (odierna Agrigento) differisce dalla maggior parte delle città non solo per le cose già dette, ma anche per la sua fortezza e soprattutto per la sua struttura. Sorge, infatti, a 18 stadi (circa 3,2 km) dal mare, così che nessuno viene privato dei vantaggi che questo offre. La cinta muraria è saldissima sia per natura che per arte, giacché le mura poggiano su roccia naturalmente o artificialmente alta e scoscesa e dei fiumi la circondano: a sud infatti corre il fiume dallo stesso nome della città, mentre ad ovest e sud-ovest il fiume detto Hypsas. La parte alta della città sovrasta quella bassa verso sud-est e ha la parte esterna delimitata da un burrone inaccessibile, mentre la parte interna ha un unico accesso dalla città bassa. Sulla vetta sono i templi di Atena e di Zeus Atabyrios, come a Rodi: poiché Akragas è una fondazione rodia, è logico che il dio abbia lo stesso epiteto che ha a Rodi. La città è abbellita in maniera superba da templi e da portici. Il tempio di Zeus Olimpio, pur non essendo compiuto, non è secondo a nessun altro tempio greco per concezione e per grandezza".

Le difese della città, magnificate da Polibio, sono note per la maggior parte del circuito, che abbraccia la Rupe Atenea e il perimetro della Collina dei Templi (con uno sviluppatissimo "dente" fra queste due alture). Non sono conosciuti archeologicamente tratti della cinta sul colle di Girgenti, ma non c'è dubbio che questa sia la "parte alta", l'acropoli della città, ricordata dalle fonti, dove si conoscono un tempio dorico d'età classica e resti di un grande edificio visto dal Serradifalco sule pendici sud-est. La cortina nella sua fase attuale, con almeno nove porte e priva di torri se non in prossimità di alcune di queste porte, è genericamente datata al VI secolo a.C., con ovvi restauri attribuibili alla lunga storia d'Agrigento greca e romana. Mancano, invece, esplorazioni moderne volte a stabilire una più precisa cronologia delle cortine superstiti e ad individuare tratti o percorsi d'eventuali murature più antiche.

Anche se manca uno studio complessivo si conoscono necropoli a nord del vallone sottostante la Rupe Atenea, ad est, nella valle tra Rupe Ateneae Collina dei Templi, e ad est, ai piedi del colle di Girgenti. Altre necropoli extraurbane (particolarmente ricche) sono presso il mare (in località Montelusa) e in contrada Mosè, lungo la strada fra Agrigento e Gela.

La fase più arcaica della città è appena conosciuta, e soprattutto da tombe: i materiali degli strati profondi dell'abitato sembrano confermare lo stesso orizzonte archeologico tra primo e secondo quarto del VI secolo a.C. Le grandi attività edilizie attribuite a Falaride dalle fonti non trovano immediato riscontro nella nostra documentazione archeologica: l'attribuzione ad epoca tirannica della primitiva cerchia di mura, anche se probabile sul piano storico, non è al momento sicuramente confermabile su base archeologica. Ad epoca arcaica si possono invece datare talune strutture del santuario delle divinità ctonie, sacelli minori sotto il cosiddetto tempio di Vulcano, presso l'Olympeion e presso l'ekklesiasterion, e inoltre frequentazioni della fonte extraurbana di S. Biagio, tutte strutture che ricordano, nella loro semplicità, molti degli edifici sacri arcaici della madrepatria Gela.

Il primo dei grandi templi canonici noti è quello cosiddetto di Ercole, normalmente datato agli ultimi anni del VI secolo a.C., ma forse già a quello della tirannide teroniana, epoca alla quale è stato anche attribuito il primitivo progetto del non lontano Olympeion, ma non disponiamo di sufficienti dati archeologici per suffragare tale ipotesi. La vittoria di Himera, col suo afflusso di danaro e di manodopera servile, attestato esplicitamente dalle fonti, consentì al tiranno Terone e poi alla restaurata democrazia d'affrontare un ambizioso programma di lavori pubblici, incentrati soprattutto sui templi e sulla colimbetra, una gigantesca peschiera extraurbana con un perimetro di 7 stadi ed un profondità di 20 cubiti (Diodoro, XI 25, 4; XIII 82, 5), popolata da pesci e uccelli acquatici ed alimentata da fonti e dalle acque dell'acquedotto di Feace. Di quest'attività, proseguita per tutto il secolo fino alla conquista cartaginese del 406 a.C., le testimonianze più vivide sono i grandi templi facenti quasi corona alla città, dal tempio sotto S. Maria dei Greci sul colle di Girgenti al tempio di S. Biagio e al tempio L (480-60 a.C.), dal tempio di Giunone Lacinia al tempio dei Dioscuri (450 a.C.), dal tempio della Concordia e di Vulcano (440-30 a.C.) al tempio d'Esculapio (420-10 a.C.), per non parlare dellopus infinitum dellOlympeion, di certo iniziato nel 480 a.C. e proseguito fino al 406 a.C. Questa fase di straordinario splendore d'Agrigento, che, oltre ad ospitare poeti come Pindaro e Simonide, produce piccoli capolavori di scultura in marmo come l'"efebo d'Agrigento", è certo segnata dai grandi interventi nell'edilizia pubblica, sacra o d'uso, ma dovette annoverare anche opere importanti per il consumo privato, almeno a giudicare dalla ricchezza eccezionale d'alcuni cittadini della polis e dalle descrizioni dei bottini del 406 a.C.: Nulla è noto invece dell'edilizia privata agrigentina d'età classica.

L'età ellenistica più antica, fra Timoleonte e la conquista romana, è invece conosciuta soprattutto dall'edilizia privata, rappresentata dalla grande maggioranza degli edifici del quartiere ellenistico-romano e dalla Tomba di Terone, epoca alla quale (se pure non a età arcaica o classica, a giudicare dagli esempi di Metaponto e di Paestum) si può forse attribuire la creazione dell'ekklesiasterion, che potrebbe mettersi in rapporto con la rifondazione d'Agrigento e le riforme costituzionali di Timoleonte. Pur in assenza d'edizioni complessive del monumento, appare suggestivo far risalire a quest'epoca anche il grande portico ionico quadrangolare scoperto tra Agrigento e Porto Empedocle, in località Villa Seta, verosimilmente un santuario extraurbano.

La documentazione si fa più ricca e significativa per l'età romano-repubblicana. In primo luogo abbiamo numerosi rifacimenti ed abbellimenti, con pitture di primo stile, delle case del primo ellenismo, segno della prosperità dell'economia agrigentina in relazione all'intenso sfruttamento schiavistico delle terre, dal quale trarranno esca sia la prima (139-132 a.C.) che la seconda (104-99 a.C.) grande rivolta siciliana degli schiavi. Agrigento - non dimentichiamolo - costituisce di fatto in tale periodo l'unico grande centro di tutta quella porzione meridionale della Sicilia, da Lilibeo a Eloro, nella quale erano vissute, in età arcaica e classica, città grandissime e prospere come Selinunte, Gela e Camarina. È facile immaginare come nell'unico centro superstite affluissero surplus ingenti, certo non inferiori a quelli che avevano in passato sostentato le altre tre città, e che ora andavano ad alimentare, con le loro granaglie, l'economia della penisola italiana, ormai sempre più specializzata in culture pregiate. In questo senso la prosperità d'Agrigento è da confrontare con quella d'alcuni centri dell'interno, da Centuripe a Iatai, e soprattutto con quella di città costiere, come Panormo (Palermo), Solunto e Tindari a nord, o Messana (Messina), Tauromenion (Taormina) e Siracusa, città nelle quali appunto si concentrava il surplus agricolo e la sua intermediazione. Ma la prosperità di questi centri urbani, e in particolare d'Agrigento, si può leggere anche in alcuni edifici pubblici costruiti o ricostruiti tra la prima metà del II e la metà del I secolo a.C., come il ginnasio, identificabile col "portico ellenistico" a nord-est dellOlympeion, o l'"oratorio di Falaride", tempietto di tipo romano dell'iniziale II secolo a.C. sovrapposto allekklesiasterion.

La fase imperiale, con l'accentuarsi dello spopolamento dell'isola, fa crescere lo squilibrio tra città e campagna, e le case d'Agrigento vengono continuamente restaurate, spesso con bellissimi pavimenti musivi, sino al pieno IV secolo d.C., segno della persistenza del ceto dei possessores attivi in epoca tardo-repubblicana, anche se quantitativamente e qualitativamente impoveriti rispetto al passato. Di questi possessores si hanno anche altre testimonianze, in particolare alcuni sarcofagi marmorei, come quello di fabbrica attica col mito di Fedra (II secolo d.C.) e quello di produzione romana detto delle coronarie (III secolo d.C.), o quello pure urbano con scene della vita di un fanciullo (II secolo d.C.). Non sono positivamente attestati segni d'attività edilizia, se non di restauro ad alcuni templi, mentre mancano i caratteristici edifici pubblici, termali e da spettacolo, propri dell'urbanitas d'età imperiale. La concentrazione dei latifondi nelle mani di grandi proprietari senatorii assenteisti celebra i propri fasti nelle colossali ville di campagna, come quelle di Piazza Armerina (Villa del Casale) o di Eloro, e nelle città ne troviamo solo pallidi riflessi con i mosaici delle case, e in alcune tombe monumentali del III secolo, come la cosiddetta basilicula romana del vallone S. Biagio. La presenza in età medio e tardo-imperiale di ceti più modesti è comunque attestata dalla notevole quantità di sepolture, arcosoli e fosse, nota nella cosiddetta necropoli Gimberroni e nelle catacombe di Villa Aurea, una presenza questa che in qualche modo si riscontra ancora in età alto-medievale con le numerose tombe terragne dislocate lungo tutto il lato meridionale della Collina dei Templi, e con la trasformazione in basilica del tempio della Concordia, nel cuore di questa vasta area funeraria.

Le zone elencate di seguito sono, in realtà, quartieri o borgate. Agrigento non ha frazioni.

Sono anche da citare per l'importanza del loro patrimonio storico, caratterizzato dalla dominazione araba, i quartieri del Rabato e la Plebis Rea, noti in dialetto rispettivamente come Rabbateddru e Bibbirria.

Nella parte orientale della città, in pieno centro e sulla sommità della collina della rupe atenea, si trova il quartiere residenziale di San Vito.

Il servizio di trasporto urbano su gomma è curato dall'azienda T.U.A. (Trasporti Urbani Agrigento).

Il terminal dei bus extraurbani è in costruzione in Piazzale Rosselli. Dal piazzale è possibile raggiungere a piedi la centralissima via Atenea e la Stazione di Agrigento Centrale.

In contrada Consolida, posizionata a pochi metri dall'ospedale S. Giovanni di Dio, si trova un'elisuperfice di metri 33 x 33 utilizzata per il servizio di elisoccorso. La struttura è attrezzata per avere operatività sia diurna che notturna.

Lo sport principale della città è il calcio. La squadra più importante è l'Akragas Calcio, militante nel Campionato di Eccellenza. Nel passato la squadra ha militato per alcune stagioni in Serie C.

La Volley Team Agrigento e la Polisportiva Amazzoni, squadre di pallavolo agrigentine rispettivamente maschile e femminile, militarono in massima categoria a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta.

Molto diffusa è la pratica della mountain bike. Decine di Km di percorsi sia lungo la costa che all'interno, sono praticabili per via del clima molto mite, in ogni stagione. Nel 2007 a cura dell'associazione ssstbiketeam, si è disputata, con partenza da San Leone, la prima edizione della "Coast to Coast" un'impegnativa traversata della Sicilia di circa 250 km su sterrato con meta Mondello (PA), che si terrà con cadenza annuale.

Per la parte superiore



Provincia di Agrigento

La provincia di Agrigento

La Provincia di Agrigento (Pruvincia di Girgenti in lingua siciliana) (Ἀκράγας in greco antico), è una provincia regionale della Sicilia di 455.401 abitanti, con capoluogo ad Agrigento. Confina ad ovest con la Provincia di Trapani, a nord con la Provincia di Palermo e ad est con la Provincia di Caltanissetta; a sud si affaccia sul Canale di Sicilia.

La Provincia di Agrigento è tra le più antiche province istituite in Sicilia. Poche cose sono state modificate: i confini ed i comuni sono rimasti tali e quali al momento della fondazione; l'unica modifica fu apportata al nome del suo capoluogo, che da Girgenti mutò nell'attuale Agrigento, nel 1929, in pieno periodo fascista. È per eccellenza la terra simbolo della colonizzazione greca in Italia da parte della Magna Grecia, e la maggiore per testimonianze sul suo territorio attualmente visitabili.

Il territorio provinciale, situato nella Sicilia meridionale, a ridosso della Sicilia centrale, si divide nettamente tra la costa, bassa e sabbiosa, e l'entroterra, composto di rilievi principalmente collinari, un tempo prodighi di zolfo, rilievi arrotondati e aridi. A nord, infatti si incontrano i monti Sicani, ad est ed a ovest dai fiumi Salso e Belice, mentre a sud si estende il litorale. L'Agrigentino come per il Messinese, il Trapanese, ha una superfice che si estende anche su alcune isole minori, precisamente l'arcipelago delle Pelagie territorialmente legate all'Africa sia per le caratteristiche climatiche, che per la vicinanza al continente nero, legate invece politicamente all'Italia, fanno parte dell'arcipelago: l'Isola di Lampedusa, l'Isola di Linosa e la piccola e disabitata Isola di Lampione), comprese nel territorio Comunale di Lampedusa e Linosa.

Tra Sambuca di Sicilia e Caltabellotta si trova un'enclave della provincia di Palermo (San Biagio, frazione di Bisacquino).

La provincia di Agrigento è prevalentemente collinare con una parte interessata dal sistema montuoso dei Monti Sicani con alcune cime che superano i 1000 mt di altezza e dove si trova anche la vetta più elavata della provincia (Monte delle Rose), monte situato al confine delle province di Agrigento e Palermo, nei territori comunali di Bivona dentro la provincia e Palazzo Adriano (PA). Altro monte di rilevanza intorno ai 1500 mt, è il Monte Cammarata dove alle sue pendici sorge il comune più alto in provincia Cammarata. Per una provincia quasi interamente collinare, vedere su rilievi intorno i 600-700 mt di altezza la neve in inverno è un raro fenomeno, l'eccezione può essere fatta però proprio nei confini con il Palermitano dove i Monti Sicani già prima citati hanno vette dai 900 m in su, e sul paese di Cammarta. Dunque anche la provincia di Agrigento vede tracce di neve delle piccole "spruzzate" se cosi si possono definire sui picchi e sui rilievi più alti.

A nord nell'entroterra il clima e differente dal resto della provincia rispecchia in più mesi quello della Sicilia centrale, e dunque quello tipico dell'entroterra. Quella di Agrigento è però una tra le province più calde della Sicilia, tuttavia è meno esposta alle condizioni estreme che si verificano in altre aree dell'isola, durante le più intense onde di calore estive. Lungo la fascia costiera e le pianure litoranee in inverno difficilmente si scende al di sotto dei 7/8 °C, mentre d'estate le temperature medie si mantengono piuttosto elevate (medie giornaliere attorno ai +26/+27 °C in luglio e agosto), tuttavia le temperature estreme che, anche se solo per alcuni giorni, si possono raggiungere nella Piana di Catania o lungo le coste nord-occidentali siciliane, sono del tutto eccezionali, infatti, anche durante le maggiori ondate di calore il clima della provincia di Agrigento si contraddistingue principalmente per l'umidità elevata, per il tempo intensamente afoso, ma non per punte di calore estremo. Frequente è la presenza di nebbie e foschie come d'altronde l'intero versante sud-occidentale dell'isola.

Le bellezze maggiori si riscontrano nelle acque turchesi e cristalline che circondano Lampedusa, e Linosa isole geograficamente africane, che offrono interessanti paesaggi propri del continente nero, come l'interno desertico e le spiagge rocciose che si raggruppano nelle cosiddette cale. L'arcipelago noto inoltre per la numerosa presenza delle simpatiche tartarughe Caretta caretta, che apprezzano queste isole per la cova delle loro uova.

Lo stemma della provincia di Agrigento è suddiviso in tre sezioni, un rettangolo e a destra due quadrati. In tutte e tre le parti è predominante l'acceso azzurro del cielo limpido. Nella prima sezione quella di sinistra, la piu grande sono raffigurati tre giganti con i piedi su una pianura, essi sorreggono una struttura con tre torri medievali, in cima alla torre centrale spicca un' Ostia simbolo della fede in Cristo. Alla base della struttura sorretta dai tre si legge una frase latina: Signat Agrigentum mirabilis aula gigantum. Nel riquadro in alto a destra, si vede un cavaliere con armatura a cavallo, in fase di scalata di una pendenza,o forse una collina, dove in cima vi è una fortezza del Medioevo da conquistare nel cielo vi è raffigurato un piccolo sole colmo di raggi. In fine in basso a destra su un verde prato vi è un Ragno nel cielo invece è chiaro sia notte per la presenza della Luna.

Venne ufficialmente riconosciuto come proprio simbolo provinciale dall'allora Regno d'Italia nel 1938. Da allora nessun cambiamento è stato apportato. Le tre sezioni rappresentano gli stemmi comunali di Agrigento, Sciacca e Bivona, cioè le sedi della prefettura e delle due sottoprefetture da essa dipendenti negli anni in cui fu approvato lo stemma provinciale.

Il territorio agrigentino è stato abitato fin dalla preistoria, come dimostrano le testimonianze riferibili all'età del Rame e del Bronzo, individuate nelle immediate vicinanze della città attuale. La nascita della polis è legata allo sviluppo della polis Gela, infatti la città fu fondata nel 581 a.C. da alcuni abitanti di Gela, originari delle isole di Rodi e di Creta, col nome di Ἀκράγας (Akragas). Dunque una terra da sempre scelta per gli insedimenti.

L'attuale Agrigento deriva dall'Akragas fondata nel VI secolo a.C. dai greci di Gela. Il sito fu scelto grazie alla presenza di campi coltivabili e di alture su cui arroccare l'Acropoli la Rupe Atenea.

Prima della distruzione di Agrigento da parte dei Cartaginesi, essa era la massima potenza del mediteraneo, era infatti Divenuta grande potenza militare, Akragas riusciva sempre sconfiggere più di una volta Cartagine nelle guerre per il controllo del Canale di Sicilia.

Agrigento e cittadine limitrofe furono assediate ed incendiate definitivamente nel 406 a.C. dai Cartaginesi, di cui successivamente Agrigento ne divenne alleata. I Romani penetrarono nel 210 a.C., ribattezzando Agrigentum l'attuale capoluogo, sino ad allora fulcro degli insediamenti umani in provincia.

Successiva dominazione fu quella degli Arabi che presero il capoluogo nell'828 che portarono una nuova crescita demografica. I Normanni arrivarono nel 1087, ragalando periodi di massimo benessere, e di grandi crescite economiche e non solo alla Provincia. La più fortunata in mano ai Normanni fù Licata che nè prese il titolo di città reale e Demaniale.

Dopo le fasi normanne arrivò anche per la provincia di Agrigento la fase medievale, dove a testimonianza, resta il castello di Palma di Montechiaro, realizzato nel 1353 fu, per la sua posizione strategica, di grande importanza nella storia della lotta contro i pirati ed gli invasori della fascia costiera, attualmente è ben conservato in tutta la sua imponenza.Il castello inoltre tra i tanti bei castelli chiaramontani in Sicilia, è il solo edificato su un costone roccioso a picco sul mare, insomma una grande testimonianza della fase medievale dell'agrigentino. Altri ruderi di rocche mediavali sono attualemnte visitabili in provincia.

La città di Agrigento prende le sembianze attuali, e dunque di moderna città, con nuovi edifici e le attuali strade fra la fine dell'800 e gli inizi del 900, la città nuova dunque si stende ai piedi della vecchia Acropoli, determinando due parti di divisione: Agrigento alta (il nucleo storico della Magna Grecia, e quella bassa (la dinamica e trafficata nuova città).

La letteratura Agrigentina è principalmente legata alla figura di Luigi Pirandello, (Agrigento, 28 giugno 1867 – Roma, 10 dicembre 1936) un grandissimo Poeta, Drammaturgo, e Scrittore. Il suo primo grande successo fu merito del romanzo Il fu Mattia Pascal, pubblicato nel 1904 e subito tradotto in diverse lingue. La critica non dette subito al romanzo il successo che invece ebbe tra il pubblico. Numerosi critici non seppero cogliere il carattere di novità del romanzo, come d'altronde di altre opere di Pirandello. Perché Pirandello arrivasse al successo riconosciuto si dovette aspettare il 1922, quando si dedicò totalmente all'opera del teatro. Ebbe rapporti di rilevanza anche con la Politica. Nei suoi ultimi ma più intensi anni di carriera arrivò ad essere il drammaturgo di maggior fama nel mondo, come testimonia il premio Nobel ricevuto nel 1934. La sua casa natale oggi è ancora visitabile in provincia in località Caos. Nel teatro, il dramma ha mantenuto l'accezione in uso nell'Antica Grecia, ed è grazie forse anche alla sua terra natale che Pirandello diventa il più grande drammturgo, il sangue di una terra Greca, di una terra piena di vecchia cultura che lui a portato sempre con fierezza dentro. In tutte le sue più grandi opera anche poco prina della sua morte, Luigi Pirandello inseriva il pizzico di sicilianità che era in lui. E inoltre con lui che compare il concetto in letteratura di Umorismo pirandelliano, molto presente in opere come la carriola, la giara o ancora la patente.

L'economia è prevalentemente basata sull'agricoltura e sul turismo. Dalla viticoltura si ottengono produzioni raffinate di vino, tra cui l'Inzolia ed il Marsala, e di spumante, tutte produzioni peciuliari e trainanti per un'economia piuttosto depressa. È inoltre discreto il traffico portuale, che si basa su Porto Empedocle, che fu un tempo fiorente scalo per lo smercio dello zolfo della miniera di Pasquasia, ad Enna, e dei giacimenti minori. Oggi la siccità e l'iniquità della rete idrica rende fequenti le crisi idriche. Dunque un'economia basata specie sui prodotti dell'agricoltura, ed in particolare sul vino. L'Agrigentino dimostra essere, una delle provincie più interessanti dal punto di vista vitinicolo. E la conferma arriva anche dal numero di "etichette" che conquistano le Cinque Stelle: circa 4. Certo, Agrigento è anche la provincia di alcuni marchi celebri come Planeta che in questa provincia della Sicilia ha due grandi cantine, la più famosa presso Menfi. Insomma una provincia con mille volti enologici: dai rossi ai bianchi e rosati, agli Spumanti quest'ultimi ben noti per il particolare gusto. Tante sono le etichette DOC ma nessuna molto celebre ancora a livello nazionale. Chi ritiene che le denominazioni di origine tutelata siano strumenti del futuro per rilanciare un vino ed il suo territorio deve essere consapevole che in questa provincia deve, come minimo, rimboccarsi le maniche. Altre cantine di rilavanza sono presso Campobello di Licata. Una grande uva bianca che dal 1997 giova all'economia provinciale è un'uva da tavola coltivata nel comune di Canicattì, la famosa Uva da tavola di Canicattì. L'agricoltura vanta di essere la principale fonte di guadagno provinciale, forse anche per la tutela dei prodotti, tali tutele sono spesso fonte di guadagno maggiore per la rarità del prodotto che sia esso frutto od artoggio ma che comunque possieda proprietà uniche che lo contradistinguono dagli altri. Turismo e agricoltura, come si è precedentemente detto le basi dell'economia locale. L'industria è scarsamente sviluppata, e dove si stà sperimentando, ciò si stà facendo con moderni criteri come il caso della produzione energetica pulita. Le poche presenti si occupano perlopiù della lavorazione dei prodotti agricoli destinati sul mercato nazionale.

Altra voce senza alcun dubbio che fà spiccare l'economia provinciale è l'Artigianato. Che si è magnificamente sviluppato nella città di Sciacca, ed in particolare grazie alla produzione di Ceramica. Dopo la famosa Caltagirone, Sciacca è la seconda per la bellezza delle sue ceramiche presenti anche sulle facciate dei monumenti cittadini. La città è entrata a far parte della categoria dei centri di produzione ci ceramiche più importanti d'Italia. La ceramica, divenuta D.O.P., rappresenta il fiore all'occhiello della produzione artistica ed artigianale della ridente cittadina; note in Italia e all'estero, le sue maioliche sono in crescita anche agli esperti artigiani saccensi nelle cui botteghe hanno saputo realizzare opere d'elevato valore artistico. Piatti, vasi, anfore, statue, piastrelle e oggetti vari fanno bella mostra nei numerosi negozi del centro storico. I forni antichi, recentemente scoperti, fanno pensare che l'arte della ceramica a Sciacca abbia avuto inizio dal Trecento, se non prima. Tale attività fu continuata ed ampliata nei secoli successivi. Le sue numerose fornaci sono anche la testimonianza che la sua ceramica dominava i mercati della Sicilia occidentale e veniva esportata altrove. Nel XVI secolo come già in precedenza si è detto per ordine dei nobili locali, parecchie mattonelle, e tessere colorate furono destinate ad abbellire tanti monumenti. Quasi sempre la produzione allestite in mostre sfocia in attrazioni turistiche molto apprezzate da tutta Europa.

Anche se non bene agevolata economicamente, l'agricoltura, e le coltivazioni nell'Agrigentino restano sempre tra le più vive della Sicilia. Tanti sono i prodotti qui coltivati sotto protezione dai Presidi ed Arca del Gusto di Slow Food. Tra i più noti c'è la pesca tardiva di Leonforte, o ancora le Mandorle di Agrigento da cui nasce la tradizione contadina della Sagra del Mandorlo in Fiore, unica per i gruppi folcoristici e contadini provenienti da tutto il mondo. La Pesca Bianca di Bivona, una vera e propria rarità, essa si diferenzia per la sua polpa ed i suo unico sapore. Il fiore all'occhiello dell'agricoltura sono le arance di Ribera della qualità Washington Navel, oggi conosciute con il nuovo marchio Riberella D.O.P. . L'agricoltura della Provincia soffre parecchio nelle stagioni estive e più calde, poiché l'Agrigentino e tra le terre più a rischio idrico, e le risorse d'Acqua sono poco sufficienti per una omogenea irrigazione dei campi. La siccità dunque è la principale nemica dell'agricoltura agrigentina.

L'energia, si stà sviluppando specie in fonti pulite, (grazie sopratutto al clima soleggiato della provincia ed ai venti delle sue colline), come quelle solari ed eoliche, sulle colline dell'entroterra sono stati negli ultimi anni installati parecchi aerogeneratori, e molti impianti fotovoltaici. Tuttavia la produzione d'energia in provincia non fà ancora parte di una principale fonte di guadagno. Ma lo sarà in futuro secondo i progetti provinciali. Grazie anche ad alcune società specializzate in costruzioni tecniche, si stanno realizzando imporatantissimi parchi eolici, alcuni di questi saranno in breve tra i piu grandi e produttivi d'Europa. A Porto Empedocle, sono già sta stati montati alcuni pannelli solari, per alcune sperimentazioni, primo passo verso la costruzione di una grande centrale solare. Sara’ realizzato ad Agrigento uno dei piu’ grandi impianti fotovoltaici di Europa. Il Comune di Agrigento e la societa’ Iess (Impianti Energia Solare Sicilia) hanno sottoscritto, infatti, un protocollo d’intesa per la realizzazione di una tra le più grandi centrali fotovoltaiche d’Europa, con una potenza installata di 40 MW ed una capacita’ di produzione di 55 milioni di kWh/anno, la cui realizzazione permettera’ una riduzione di anidride carbonica nell’atmosfera di circa 35 mila tonnellate su base annua.

Senza alcun dubbio turismo e archeologia nella provincia di Agrigento si fondono in una sola cosa, infatti principali attrazioni turistiche della provincia sono quasi tutte resti e testimonianze dell'eta della Magna Grecia, e sono tra le maggiori in Italia. Maggiore tra queste è la Valle dei templi. La Valle dei Templi è un sito archeologico risalente al periodo della Magna Grecia, ubicato nei pressi di Agrigento, anche se in ritardo nel 1997 è stata inserita nella lista dei luoghi Patrimonio mondiale dell'umanità, redatta dall'UNESCO. È considerata un'ambita meta turistica, oltre alla più elevata fonte di turismo per l'intera città di Agrigento e una delle principali di tutta la Sicilia. Rappresenta anche uno dei principali monumenti nazionali.

Il principale dei templi è il Templio della Concordia questo tempio, è paragonabile aper splendore a quelli oggi presenti in Grecia. Costruito come quello di Giunone su di un massiccio basamento destinato a superare i dislivelli del terreno roccioso, per lo stato di conservazione è considerato uno degli edifici sacri d'epoca classica più notevoli del mondo greco (440 a.C.-430 a.C.).

Al centro della Valle dei Templi, nella zona ad ovest della chiesa di San Nicola (oggi Museo Nazionale), si ergono i resti dell'ekklesiastérion e del cosiddetto Oratorio di Falaride. I lavori per la costruzione del museo hanno messo in luce un interessantissimo complesso di carattere pubblico. Nella parte nord, non più visibile perché barbaramente sepolto dall'edificio del museo, era un santuario di Demetra e Kore del VI-V secolo a.C., da collegare con ogni probabilità, come presidio sacro, con le attività pubbliche svolte immediatamente in basso a sud: dal santuario provengono i consueti ex-voto fittili e ceramici.

Ma di sicuro la valle non è l'unica attrazione turistica. Anche i centri storici di molti paesi, come quello di Canicattì, o le cattedrali delle città della provincia come il duomo di Sciacca, sono rilevantissimi centri qulturali per tutto l'agrigentino. Le località balneari sono anche delle grandi perle che danno vita a nuclei colmi di turismo balneare. Località simbolo del turismo balneare è Eraclea Minoa con le coste sabbiose bianche perla, e le sue pinete a ridosso dell'infrangere delle onde.

Altra fonte di turismo sono i castelli: la fase del Medioevo in provincia ha lasciato anche patrimoni che oggi fanno da apprezzate attrazioni del turismo. Oggi nell'entroterra sono visitabili infatti molte fortezze, mura, castelli, e palazzi fortificati. La maggior parte di essi essendo appartenenti all'Alto medioevo e dunque tra il 900 ed il 1000 a.c. sono ormai quasi distrutti, o ne sono totalmenye scomparse le tracce rimandendo solamente documenti e/o testi che parlano di queste antiche fortezze. Le impervie colline e valli, hanno dunque rappresentato in quella fase di storia una natuarale difesa per gli invasori. I nobili ed i capi dei feudi, facevano costruire i loro castelli proprio in cima a queste rocche. Le parti più alte delle cittadine venivano trasformate in fortezze quasi inaccesibbili. I castelli attualmente visitabili oggi sono parecchi, alcuni levigati dal tempo, altri ancora ben tenuti e imponenti. Tra questi spicca per importanza il castello di Palma di Montechiaro, che realizzato nel 1353 fu, per la sua posizione strategica, di grande importanza nella storia della lotta contro i pirati provenienti dal mediterraneo. Il castello di Bivona, fortezza anche essa eretta intorno il 1300, dichiarato Monumento nazionale, negli ultimi anni si sta tutelando maggiormente, dopo secoli di abbondono. Dunque anche il medioevo ha rappresentato per questa terra, epoca di bellezze ed imponenza, regalando così questi partimoni oggi al turismo. I castelli nel corso dei loro anni hanno cambiato le loro funzioni da fortezze a prigioni, o ad altro. Esempio di questi cambiamenti è il Castel sasnt' Angelo di Licata. Durante la seconda guerra mondiale bombardato dalle truppe alleate, nel 1943, successivamente restaurato. Oggi si ritrova adibito a museo.

Il Museo Agrigentino di San Nicola, detto anche museo archeologico regionale di Agrigento raccoglie le collezioni statali, civiche e diocesane di materiali archeologici, e costituisce un insieme organico e di particolare importanza per la comprensione della storia della città di Agrigento e del suo territorio; è uno dei principali e più completi musei regionali, ed è tutto interamente dedicato alla Magna Grecia, è situato nel cuore della Valle dei Templi. Il museo è suddiviso in ben 20 sale, ogni sala corrisponde ad oggetti di quotidiano uso del popolo greco. Tra le più suggestive vi è la sala n°IX interamente dedicata alle migliaglia di monete greche ritrovate con gli scavi della valle, e di tutto l'Agrigentino. Attraverso le stanze, è possibile rivivere la vità contadina, i culti religiosi, la vita privata del popolo greco. La sala n°X ospita invece un pezzo simbolo dei rinvenimenti archeologici, l'Efebo di Agrigento, scultura in "stile severo". Sono inoltre visitabili tantissimi vasi, e uno dei più belli è il Cratere di Gela. Sono inoltre ripercoribili, le gesta sicule di Dedalo e Minosse. Agrigento essendo la culla della civiltà greca in Italia, si è ritrovata con un museo, che contiene anche reperti provenienti in piccola parte anche da fuori Sicilia. È infine possibile all'interno del museo scoprire la professione dell'archeologo, con curiosità, e approfondimenti sulla passione per l'Archeologia.

Sono presenti alcune secondarie linee ferroviarie. La principale stazione della provincia è Agrigento Centrale, da dove parte il famoso treno Freccia del Sud che collega con Stazione di Milano Centrale. L'edificio della stazione di Agrigento, costruito nello stile neoclassico del periodo fascista è stato oggi ristrutturato ed ammodernato nelle parti interne lasciandone inalterata la sua architettura originale; il piazzale antistante l'edificio è stato ripavimentato e la sua illuminazione è stata rifatta. La stazione dal punto di vista strutturale ed urbanistico è posta su livelli differenti in quanto il fascio binari è sottostante rispetto al livello della piazza antistante; ciò è dovuto complessa orografia dell'area che ha subito riempimenti e svuotamenti del terreno nel corso dei secoli. Tra le line tutte a monobinario, e secondarie, vi è una di rilevanza la Ferrovia Siracusa-Gela-Canicattì. Gran parte delle linee agrigentine non sono elettrificate, e sono in funzioni locomotive a Diesel. Tutto ciò determina dei lenti e insufficienti servizi ferroviari nel territorio provinciale. Altra stazione di rilievo perlopiù ormai storico è la Stazione di Licata un tempo molto frequentata e di interscambio oggi vede ridotto il suo traffico per l'agguerrita concorrenza del trasporto pubblico su strada ed individuale cui non fa riscontro alcuna iniziativa di ricupero dell'utenza; nonostante sia ben ubicata nel tessuto urbano della città offre pochi servizi anche qua non favorevoli. È comunque di fermata per tutti i treni per e da Caltanissetta.

In provincia non sono presenti aeroporti, fatta eccezione per l'Aeroporto di Lampedusa che si trova sempre in provincia politicamente, ma non geograficamente. Infatti l'aeroporto serve solamente l'arcipelago delle Isole Pelagie. L'aeroporto sorge a poche centinaia di metri dal centro abitato di Lampedusa, e possiede una sola pista di 1800 mt. Futuristici progetti, parlano della realizzazione di un grande scalo aereo che servirà la città di Agrigento. È fondamentale infatti poter sviluppare il trasporto aereo in una provincia dove la crescita del turismo ogni anno registra notevoli incrementi, ed è necessario garantire al turismo un raggiungimento delle mete più veloce in provincia. Attualmente gli scali aerei in Sicilia più vicini (escludendo quello di Lampedusa), sono quello di Trapani-Birgi, e il maggiore cioè l' Aeroporto di Palermo-Punta Raisi.

Principale per le quantità del pescato e per l'arrivo di altri generi alimentari e non solo, Sciacca vanta il porto piu attivo della provincia, porto moderno ed ospita circa cinquecento natanti tra pescherecci e piccole imbarcazioni, che quasi ogni anno scaricano oltre cinquemila tonnellate di pesce. La sua flotta peschereccia comprende circa duecento barche ed è la seconda in Sicilia dopo quella di Mazara del Vallo (TP). Tale attività impegna, comprese le strutture a terra, quasi duemila persone con un fatturato annuo che supera i trenta milioni di euro. I tipi di pesca più note sono lo strascico, la sottocosta e il palangresi. La pesca più praticata è quella del pesce azzurro a cianciolo che, attraverso la lavorazione nelle sue industrie conserviere, viene esportato in tutto il mondo, facendo di Sciacca il primo produttore europeo. Un piccolo cantiere navale provvede alla realizzazione delle piccole e medie imbarcazioni. Le principali partenze di traghetti per Lampedusa, e Linosa sono garantite dal porto del comune di Porto Empedocle, che si può definire un pò anche porto di Agrigento per la vicinanza in città. Altro scalo di importanza è quello della città di Licata, affacciata sul Golfo di Gela.

Agrigento, la principale città dell'omonima provincia, mantiene le caratteristiche della Necropoli greca, la città moderna con nuovi edifici si è sviluppata ai piedi della vecchia "Akragas". Oggi si presenta come una trafficata città, vivace e prevalentemente con quartieri residenziali, e pochi sono invece quelli industriali dentro città. La città possiede le principali stazioni ferroviarie della provincia, quella di Agrigento centrale sulla centrale Piazza Marconi, e quella di Agrigento Bassa, oggi la seconda della città e ne serve la periferia. Inoltre altri trasporti nel centro città sono garantiti dalla T.U.A., l'azienda comunale degli autobus. La città nel secolo è diventata anche sede delle più importanti infrastrutture dell'Agrigentino. La città si suddivide in una parte alta e una bassa. Da visitare dentro il centro città e la cattedrale con dentro la statua di San Calogero, situata nel cuore del centro storico urbano. Nel Dicembre 2008, la classifica delle qualità della vita stimata da varie fonti e pubblicata dal Sole 24 ore, ha piazzato Agrigento ultima fra tutti i capoluoghi di provincia italiani; dunque una città che nonostante le enormi risorse turistiche, ha tanto ancora su cui lavorare... La città religiosamente è di grande rilievo, poiché è sede dell'Arcidiocesi di Agrigento che ha sede nel duomo, e controlla la chiesa di gran parte della provincia, e anche fuori i suoi confini.

Sciacca, rappresenta il principale porto commerciale della provincia, nota, infatti, per il suo abbondante pescato del Canale di Sicilia. Sciacca è anche la città per eccelenza dei principali collegamenti provinciali. Basti pensare alla SS. 624, che da Palermo termina in questa città. Sciacca è anche una rinomata meta termale, una tra le più apprezzate della Sicilia e non solo. Gioiello turistico e culturale possiede molte chiese di maestosa bellezza, sia nelle facciate esterne che negli interni, ma quella di massima importanza è il Duomo. Le origini di Sciacca sono antichissime, probabilmente al tempo dei Sicani o dei Fenici, e tante sono le tradizioni popolari ancora viventi dopo tutti questi millenni. La cosa che rende più celebre Sciacca all'Italia è il Carnevale di Sciacca, in cui in questi giorni la città mostra tutta la sua gioia.

Licata, è una città dalle origini antichissime, risalenti addirittura alla Preistoria, il suo nome invece è di origine molto più recente, in età Normanna. Il Salso sfocia nel mare di Licata con un estuario che divide a metà l'area urbana della cittadina. La città dunque è uno dei porti dell'Agrigentino, ed è posizionata sui limiti del Golfo di Gela. Lo splendore della città marittima arriva ai giorni nostri grazie al periodo Normanno in cui Licata visse un'età felice: venne riconosciuta città Demaniale (ovvero soggetta alla sola giurisdizione della Corona) e le fu dato come emblema l'aquila imperiale che tuttora è il simbolo della città.

Canicattì, Città dal bel centro storico, e dai caratteristici vicoli oggi è di grande importanza turistica. La città fù fin dall'antichità resa nota per le sue estrazioni minerarie di Zolfo. Ma oggi dopo anni di successi economici rilegati a quell'attività, si è passati all'economia rilegata all'uva bianca da tavola, prodotta nei pittoreschi vigneti delle colline circostanti alla città. Sono ritenuti tesori il suo centro storico, e la chiesa madre, strutturalmente apprezzata dal turismo. La città in fine 800, fu arricchita di banche, e altri edifici di interesse, che la portarono all'attuale importanza all'interno della Provincia. Nel 1997 è stato riconosciuto dall'Unione Europea il marchio IGP (indicazione geografica protetta) "Uva da tavola di Canicattì". Ne è conseguito un immediato aumento di valore del prodotto, con evidente vantaggio dell'economia di questa cittadina.

Il "terremoto del 68" meglio conosciuto come Terremoto del Belice di magnitudo 6,4° della scala Richter, nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968 colpì una vasta area dell'entroterra occidentale della Sicilia compresa tra la Provincia di Agrigento, quella di Trapani e quella di Palermo. Dato che la maggior parte dei comuni colpiti e rasi completamente al suolo faceva parte del comprensorio comunemente definito Valle del Belice per definirlo si ricorse a tale termine. In provincia in quei giorni accorse l'allora presidente della repubblica d'italia Giuseppe Saragat, che insieme a tanti giornalisti scesi in Sicilia rimase sconvolto nel vedere interi paesi rurali ormai da ricostruire interamete. I contadini prevalenti abitanti di questi comuni persero anche le uniche loro ricchezze, e dato l'arrivo del soccorso in ritardo furono parecchi i cadaveri rinvenuti sotto le macerie delle rurali abitazione di paese. Ecco dunque perché oggi alcuni comuni della provincia maggiormente colpiti come Santa Margherita di Belice, e Montevago sono in gran parte costruiti sotto moderni criteri anti sismici, e anche le piazze i viali e le principali infrastrutture, sono costruiti in uno stile novecentesco, favorendo la venuta in zona di artisti contemporanei che hanno regalato a questi comuni grandi opere d'arte esposte nei piazzali. Anche altri centri furono tra i 14 della lista dei colpiti, anche se non completamente distrutti, ma in cui il sisma si fece sentire con danni ingenti come Menfi e Sciacca. A giorni dalla disgrazia mai dimenticata, si contarono circa 70.000 senza tetto, tale avvenimento modificò la vita di queste aride e aspre colline di Sicilia, e dei sui abitanti e mai sarà cancellata dalla memoria.

L'informazione della provincia e maggiormente legata, ai numerosi TG messi in onda dalle emittenti provinciali, tra qui quello più seguito il video giornale di Tele Acras , emittente di grande segnale visibile bene anche a Palermo e Trapani, ma in generale in tutta l'intera Sicilia. Il quotidiano più letto nell'Agrigentino è il Giornale di Sicilia, con l'edizione provinciale, vi è ad Agrigento proprio di quest'ultimo una sede. Via online si è sperimentato un giornale interattivo chiamato Agrigento notizie.it, una raccolta di news immaggine sulla provincia. Tanti sono poi i secondari giornali stampati dai singoli comuni.

La cucina, ed i piatti preparati in provincia sono delle vere prelibatezze. Prevalentemente si tratta di piatti cucinati con tutti i prodotti che l'ambiente del Mediterraneo offre, gli intensi profumi infatti caratterizano queste pietanze. Si passa dalla pasta, a (soprattutto i dolci), o a dessert freschi ed estivi. I dolci vengono prodotti in particolare durante le feste di paese, dove durante le processioni dei santi patroni, gli odori si fanno intensi per strada. La Mandorla, principale prodotto simbolo della provincia, viene spesso usato per il suo delicato ed intenso profumo, che raggiunge un aroma paradisiaco con i dolcetti Cucchiateddi, preparati in Menfi dove alla Mandorla viene unito l'aroma dei limoni di Sicilia. Ma non sono le uniche pietanze, la cucina agrigentina d'altra parte, è rapresentata anche dall' ottimo pesce, garantito dal generoso limpido mare. Le alose in camicia ad esempio, sono un ottimo piatto nutriente e delicato, in cui il pesce viene avvolto in pasta sfoglia e tostato al forno, o ancora la famosa pasta con sarde e piselli unica poichè è l'unica provincia che in questo tipico piatto di Sicilia aggiunge anche i piselli. In generale la piu totale sicilianità della provincia, è rappresentata dalla Caponata, o anche nella produzione della Cassata, che prende una propria variante da comune a comune, ed infine gli imbancabili ed aprezzatissimi cannoli siciliani. Conosciuti anche i piatti detti "della povertà", cucinati dai contadini durante i periodi di carestia o di guerra, come il u pani frittu cioè il pane fritto creato anche nella variante in cui vine fritto con l'uovo. Ma non solo, c'era da accontentarsi anche delle interiora degli animali, ma qui nell'agrigentino anche ciò è stato trasformato in un gustoso piatto come i budelli grassi di vittello.

Più altre strutture comunali calcistiche adibite anche ad altri sport che raramente superano la capienza di 4000 posti. Unica eccezione è lo stadio di Raffadali che può ospitare fino a 4500 persone.

La porta d'Europa, è questa la definizione del piccolo lembo di terra più a sud d'Europa: Lampedusa. L'isola facente parte della provincia di Agrigento e facilmente raggiungibile dall'Africa per la vicinanza, essa infatti è piu vicina all'Africa (e ne fà parte geograficamente), che al vecchio continente europeo. A partire dal 1990 circa, grandi masse di gente proveniente dall'Africa Mediterranea, e precisamente e maggiormente da Tunisia, Algeria, e Marocco e dalla nazione dove hanno inizio le traversate cioè la Libia, si sono messe in marcia per raggiungere questo lembo di speranza italiano. Infatti, l'avanzare della desertificazione, e altri motivi in gran parte socio-economici hanno interessato l'impoverimento di queste aree, provocandane una successiva migrazione della popolazione in cerca di sviluppo economico. 0ggi, dunque vediamo questo apocalittico scenario sempre piu spesso nelle nostre TV, quasi ogni giorno, sono tanti i gommoni e le imbarcazioni colme di persone ammassate in centinaia, che disperatamente cercano di giungere atraversando il Canale di Sicilia, il territorio Italiano. Il fenomeno è andato avanti, e continua ad espandersi sempre piu, dilagando come nel Gennaio 2009 in rivolte da parte dei Lampedusani stessi, che non vogliono che la loro perla di Isola venga, brutamente modificata in un enorme centro di raccolta per clandestini. Oggi l'isola si ritrova essere la più trafficata delle Rotte dei migranti africani nel Mediterraneo, insieme alla città spagnola di Ceuta, territorio circondato dal Marocco, e dunque obbligato a respingere sempre piu gente che vuole per speranza varcare la frontiera.

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Stazione di Agrigento Centrale

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La stazione di Agrigento Centrale è la stazione ferroviaria principale della città di Agrigento.

La stazione ferroviaria della città di Agrigento era un tempo quella che oggi ha il nome di Agrigento Bassa, e si chiamava Stazione di Girgenti quando all'epoca la città si chiamava Girgenti. La suddetta stazione la collegava primariamente con la cittadina di Porto Empedocle e il suo porto. Inaugurata nel 1874 rimase l’unica stazione a servizio della città fino all’inizio degli anni trenta. In seguito si riscontrò necessaria la costruzione di una stazione all'interno della città dato che i cittadini di Agrigento erano costretti a fare alcuni km per servirsi della linea ferrata. Si collegò la Agrigento Bassa con la Centrale per mezzo di una galleria scavata sotto il centro storico della città, che purtroppo causò la lesione e il crollo di un antichissimo Monastero. La costruzione della Stazione di Girgenti fu il frutto di una colossale opera di sbancamento del terreno, durata molti anni che comportò anche l'abbattimento delle cinque torri di epoca normanna .

La posa della prima pietra della stazione di Girgenti venne posta il 9 maggio del 1924, da Benito Mussolini appositamente venuto in Sicilia con un incrociatore della Marina Italiana e sbarcato a Porto Empedocle . I lavori comunque proseguirono ancora dal 1927 in poi e la nuova Stazione Centrale di Agrigento verrà ufficialmente aperta all'esercizio la mattina del 28 ottobre del 1933 dall’on. Romano, allora sottosegretario alle Comunicazioni. Nello stesso 1933 venne inaugurato anche il tratto di binario di circa 3 km che la collegava ad Agrigento Bassa con interposte le rotaie a scartamento ridotto, realizzando il collegamento ferroviario a doppio scartamento con l'altra linea FS a scartamento ridotto proveniente da Canicattì e Licata, aperta già dal 1924.

L'edificio della stazione di Agrigento, costruito nello stile neoclassico del periodo fascista è stato oggi ristrutturato ed ammodernato nelle parti interne lasciandone inalterata la sua architettura originale; il piazzale antistante l'edificio è stato ripavimentato e la sua illuminazione è stata rifatta. La stazione dal punto di vista strutturale ed urbanistico è posta su livelli differenti in quanto il fascio binari è sottostante rispetto al livello della piazza antistante; ciò è dovuto complessa orografia dell'area che ha subito riempimenti e svuotamenti del terreno nel corso dei secoli. Il Palazzo assume pertante una funzione di raccordo e comunicazione tra la sede stradale e quella ferrata e tale caratteristica lo rende molto gradevole architettonicamente.

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Source : Wikipedia