Afghanistan

3.4655904842655 (1177)
Inviato da maria 12/03/2009 @ 07:14

Tags : afghanistan, asia, esteri

ultime notizie
Afghanistan: 2 donne sfidano Karzai - ANSA
(ANSA) - KABUL, 17 MAG - Ci sono anche due donne tra i 44 candidati alle elezioni in Afghanistan del 20 agosto per scegliere il successore del presidente Karzai. Anche quest'ultimo e' candidato per un terzo mandato. Per le due afghane, Frozan Fana e...
Afghanistan: attentati, otto vittime - ANSA
(ANSA) - KABUL, 18 MAG - Sei poliziotti e due soldati afghani sono rimasti uccisi in tre attentati compiuti in differenti zone dell'Afghanistan sud-orientale.Cinque agenti sono morti nell'esplosione di una bomba di fabbricazione artigianale al...
Afghanistan, doppia trappola contro i militari italiani in 48 ore - il Giornale
In meno di 48 ore gli italiani in Afghanistan sono stati attaccati due volte. Nella notte fra giovedì e venerdì una pattuglia è finita in un'imboscata nella valle di Mushai, vicino a Kabul. Anche in questo caso nessun ferito ed un solo mezzo...
AFGHANISTAN: RIMANDATO VERTICE A TRE CON IRAN E PAKISTAN - AGI - Agenzia Giornalistica Italia
E' stato rinviato a data da destinarsi il vertice convocato dall'Iran con il Pakistan e l'Afghanistan sulla situazione a Kabul. Il summit, in programma inizialmente domani a Teheran, avrebbe dovuto discutere della ricostruzione in Afghanistan....
AFGHANISTAN: FUOCO SUI CIVILI, BLACKWATER DI NUOVO NEI GUAI - AGI - Agenzia Giornalistica Italia
Secondo una prima ricostruzione, i quattro - in Afghanistan per addestrare truppe locali per conto della Paravant, una societa' 'costola' della Xe - sono rimasti coinvolti in un incidente d'auto a Kabul il 5 maggio. Vedendo avvicinarsi un'alta auto...
AFGHANISTAN: KABUL,DOPO STRAGI VA RIVISTO RUOLO NATO-USA - La Repubblica
Dopo le ultime stragi di civili afghani che hanno visto almeno 140 morti nella provincia di occidentale di Farah il governo afghano vuole riconsiderare gli accordi su cui si basa la presenza delle truppe Nato e Usa. Lo ha annunciato il ministro degli...
Pakistan, "oltre 2 mln di sfollati" - TGCOM
Sono oltre due milioni i civili fuggiti dalla valle dello Swat, la regione nel Nord-Ovest del Pakistan teatro di violenti scontri tra l'esercito di Islamabad ei talebani. Lo ha annunciato a Ginevra l'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati (Unhcr)....
Afghanistan: vertice a Teheran - ANSA
(ANSA) - TEHERAN, 16 MAG - Il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad incontrera' martedi' a Teheran i suoi colleghi afghano e pachistano per un vertice regionale. Non e' stato fornito alcun dettaglio sull'ordine del giorno del summit....
IRAN: IL 19 MAGGIO VERTICE AFGHANISTAN-PAKISTAN - AGI - Agenzia Giornalistica Italia
Teheran - L'Iran ospitera' un vertice tra i presidenti di Pakistan e Afghanistan. A presiederlo sara' Mahmoud Ahmadinejad. Ne ha dato notizia la presidenza del Paese. Il vertice si terra' il prossimo 19 maggio. La presidenza iraniana non ha reso nota...
AFGHANISTAN: SPARI CONTRO ITALIANI, ILLESI - ANSA
Questa volta, presi di mira sono stati i paracadutisti del 186/mo reggimento della Brigata Folgore, che solo da pochi giorni hanno rilevato gli alpini nel controllo di quella zona dell'Afghanistan, a ridosso della capitale Kabul....

Afghanistan

Afghanistan - Bandiera

L'Afghanistan è uno stato (647.500 km², 31.889.923 abitanti stimati al luglio 2007, capitale Kabul) dell'Asia centrale.

Confina ad ovest con l'Iran, a sud e a est con il Pakistan, a nord con il Turkmenistan, l'Uzbekistan e il Tagikistan e con la Cina nella regione più a est della nazione (corridoio del Vacan).

Tra la caduta dei Talebani in seguito all'invasione statunitense e la riunione del gran consiglio per la stesura della nuova costituzione, l'Afghanistan veniva indicato dall'Occidente come Stato provvisorio islamico dell'Afghanistan. Con la sua nuova costituzione il paese viene ora ufficialmente chiamato Repubblica Islamica dell'Afghanistan. L'attuale presidente è Hamid Karzai, in carica dal dicembre 2004.

Le lingue ufficiali del paese sono il persiano (Dari) e il Pashtu.

Privo di sbocchi al mare e prevalentemente montuoso (per l'80% è a un'altitudine compresa tra i 600 e i 3000 m), il territorio è dominato dall'Hindukush, che taglia in due il paese: verso nord-est il sistema si salda con i massicci del Pamir e del Karakoram, mentre a sud-est si congiunge con i monti Sulaiman, in cui si aprono i passi di Khyber e Bolan, vie d'accesso all'India e importanti «porte storiche» dell'Asia.

L'Hindukush prosegue a ovest con il massiccio del Koh-i-Baba e la catena del Paropamiso, collegata ai rilievi marginali dell'Iran; più a sud, si apre a ventaglio in una serie di catene parallele che digradano verso l'altopiano desertico del Rigestan e la depressione salina del Sistan.

Nell'estremità settentrionale del paese si estende una limitata area pianeggiante - la regione storica della Battriana o Turkestan afghano - lambita dall'Amudar'ja.

La maggior parte dei fiumi (Helmand, Hari, Morghab) ha origine dalle catene centrali e defluisce nei bacini desertici meridionali, con la sola eccezione del Kabul, tributario dell'Indo.

L'Afghanistan è caratterizzato da un inverno rigido e un'estate torrida. Durante l'inverno la temperatura può scendere fino a -15°, ed è questo anche il periodo più piovoso dell'anno. L'estate è caratterizzata da un clima molto caldo e secco, meno in altitudine dove le sere sono fresche. I mesi migliori per il viaggio sono aprile, maggio ed ottobre.

La forte aridità che caratterizza questa regione è causata da un clima di tipo continentale, con frequenti venti secchi e forti escursioni termiche, sia diurne sia stagionali. A Kabul le temperature oscillano tra -1 (media di gennaio) e 23 °C (luglio), con appena una trentina di giorni di pioggia annui. Il paesaggio, arido e brullo, è dominato dalla steppa, sfruttata come pascolo; le ridotte aree forestali sono limitate ai versanti meridionali delle catene lungo il confine pakistano, che beneficiano dell'influsso monsonico.

La popolazione Afgana (31.889.923 abitanti, mediamente giovani).

La religione principale dell'Afghanistan è quella musulmana a maggioranza sunnita. Sono presenti minoranze di osservanza sciita nel centro del paese e, a ovest, a ridosso del confine con l'Iran. Nel Paese la libertà religiosa è repressa. L’ordinamento prevede, infatti, la pena di morte per apostasia.

Le principali lingue, persiano e pashto, parlate nel paese si collegano a due distinte tradizioni letterarie di cui senza dubbio la più vasta e prestigiosa è quella che si innesta nella letteratura persiana. Quest'ultima è fenomeno internazionale che storicamente oltrepassò i confini delle aree iraniche sia a ovest, in direzione dell'area turco-ottomana, sia a est, verso l'India dei Moghul. L'area afghana ha prodotto dal medioevo a oggi innumerevoli poeti e scrittori di lingua persiana tra cui spiccano in particolare tre autori mistici considerati vere e proprie glorie nazionali (benché rivendicati con altrettanto ardore dall'Iran), ovvero: Ansari di Herat m. 1088, grande mistico e santo sufi, Sana'i di Ghazna m. 1151 autore di poemi mistici e, infine, Rumi di Balkh m. 1273, considerato in tutto il mondo persofono il maggiore poeta mistico dell' intera ecumene musulmana. La letteratura in pashtu, pur quantitativamente notevole e in grande crescita nell'ultimo secolo, ha sempre avuto un significato e una importanza essenzialmente locali, risentendo l'influenza sia della letteratura persiana che delle contigue letterature dell' India. Da ricordare infine che le altre lingue parlate da piccole minoranze (uzbeko, turkmeno, baluchi) si collegano a distinte letterature che hanno tuttavia i loro centri principali oltre confine. Entrambe le letterature principali, dalla seconda metà dell' 800, si sono mostrate sensibili ai generi (romanzo, teatro), ai movimenti e agli stilemi importati dall'Europa. A partire dalle note vicende belliche che, dagli anni '70 del Novecento in poi, hanno visto l'Afghanistan preda di guerre civili e invasioni straniere, si è pure sviluppata una ampia letteratura della diaspora, ove emergono scrittori e scrittrici (per tutti si può ricordare l'ormai celeberrimo Khaled Hosseini tradotto in ogni lingua del globo) che si esprimono sempre più spesso in lingue europee toccando i temi delicati della guerra, dell'emigrazione, della differenza, delle relazioni intertribali e interreligiose.

L'Afghanistan, spesso chiamato il "crocevia dell'Asia centrale", si trova in un punto di connessione davvero unico, nel quale numerose civiltà eurasiatiche hanno interagito e spesso combattuto e che fu un importante teatro delle prime attività della storia. Attraverso le epoche, la regione oggi nota come Afghanistan è stata invasa da numerose potenze, tra cui gli Indoariani, i Medi, i Persiani, i Greci, i Maurya, l'Impero Kushan, gli Unni Bianchi, i Sasanidi, gli Arabi, i Mongoli, i Turchi, i Britannici, i Sovietici e più recentemente gli Stati Uniti. Raramente però queste potenze sono riuscite a esercitare il completo controllo della regione. In altre occasioni, entità statali originarie dell'Afghanistan hanno invaso le regioni circostanti creando dei propri imperi.

Si pensa che tra il 2000 e il 1200 a.C. ondate di Arii che parlavano lingue indoeuropee abbiano dilagato nell'odierno Afghanistan, creando una nazione che prese il nome di Aryānām Xšaθra, o "Terra degli Arii". Si ipotizza che lo Zoroastrismo abbia avuto probabilmente origine in Afghanistan, tra il 1800 e l'800 a.C. Le antiche lingue dell'Iran orientale, come l'avestano, potrebbero essere state usate in Afghanistan all'incirca nello stesso periodo dell'ascesa dello Zoroastrismo. Nella zona orientale, la civiltà vedica indoariana potrebbe aver avuto una certa importanza, anche se questo deve essere ancora dimostrato definitivamente. Nella prima metà del VI secolo a.C. l'Impero Persiano soppiantò i Medi e incorporò l'Ariana all'interno dei propri confini.

Intorno al 330 a.C. Alessandro Magno invase la regione. Dopo la breve occupazione macedone, gli stati ellenistici dei Seleucidi e della Battriana controllarono l'area, mentre i Maurya provenienti dall'India si annetterono per un certo periodo la parte sudorientale e introdussero il Buddhismo nella regione, che in seguito tornò sotto il dominio battriano.

Durante il I secolo d.C. i Kushan Tocari occuparono la regione. In seguito, l'Ariana cadde in mano a diverse tribù eurasiatiche - tra cui i Parti, gli Sciti e gli Unni, senza dimenticare i Sasanidi persiani e alcuni governanti locali come gli Shahi indù di Kabul - fino al VII secolo, quando gli eserciti degli Arabi musulmani invasero la regione.

Il califfato arabo inizialmente si annetté nel 652 alcune parti dell'Afghanistan occidentale e in seguito, tra il 706 e il 709, conquistò quasi tutto il resto del paese, amministrando la regione con il nome di Khorasan. Con il passare del tempo gran parte della popolazione si convertì all'Islam. L'Afghanistan diventò il centro di importanti imperi, come quello ghaznavide (962-1151), fondato da un governante turco originario di Ghazni chiamato Yamin ul-Dawlah Mahmud. Il suo posto fu preso dall'Impero Ghurida (1151-1219), fondato da un altro governante locale, stavolta di estrazione tagika, Muhammad Ghori, i cui domini costituirono in India la base del Sultanato di Delhi.

Nel 1219 la regione fu invasa dai Mongoli di Gengis Khan, che devastarono il paese.Fu esteso ulteriormente dopo l'invasione di Tamerlano, un governante dell'Asia centrale. L'uzbeko Babur, discendente sia di Tamerlano che di Gengis Khan, nel 1504 fondò l'Impero Moghul, con capitale Kabul. Più tardi i Safavidi persiani sfidarono il potere dei Moghul e nella prima metà del XVII secolo si impadronirono della regione.

Lo stato-nazione afgano, così com'è oggi venne ad esistere nel 1747, sotto l'Impero Durrani, fondato da Ahmad Shah, pochi anni prima che il Regno Unito ottenesse il controllo dell'India. Nel 1823, alla caduta dell'Impero Durrani, lo stato afgano prese il nome di Emirato dell'Afghanistan, per diventare Regno dell'Afghanistan nel 1919.

I governanti storici dell'Afghanistan appartenevano alla tribù Abdali degli afgani etnici, il cui nome venne cambiato in Durrani all'ascesa di Ahmad Shah.

Il primo trattato fra inglesi e afgani fu quello stipulato nel 1809 da Shuja Shah, che temeva un'invasione dell'India da parte di russi e francesi, allora alleati, attraverso il suo territorio. Da questa data iniziano le intromissioni europee nel paese, prima quelle dell'Impero britannico e poi, in risposta e competizione, quelle dell'Impero russofino a quando il primo re, Amanullah, ascese al trono nel 1919.

Quando l'impero russo raggiunse i confini settentrionali dell'Afganistan (1873), la scena era pronta per la seconda guerra anglo-afgana (1878-1880), che fu vinta dai britannici. Alla sua morte naturale nel 1901 fu succeduto dal primogenito Habib-ullah, che delimitò il confine con l'Iran (1904) e mantenne il paese neutrale durante la Prima guerra mondiale.

Asceso al potere nel 1919, Amanullah dichiarò la piena indipendenza e scatenò la terza guerra anglo-afgana (1919-1921), che portò al riconoscimento della piena indipendenza dell'Emirato (già con il Trattato di Rawalpindi del 1919)), con il nuovo titolo di Regno. negli affari interni Amanullah fu un grande modernizzatore; un ruolo importante lo ebbe il suocero e ministro degli esterni Mahmud Tarzi, di formazione poeta e giornalista.

Fin dal 1900, undici governanti sono stati deposti con mezzi non democratici: 1919 (assassinio), 1929 (abdicazione), 1929 (esecuzione), 1933 (assassinio), 1973 (deposizione), 1978 (esecuzione), 1979 (esecuzione), 1987 (rimozione), 1992 (rovesciamento), 1996 (rovesciamento) e 2001 (rovesciamento).

L'ultimo periodo di stabilità dell'Afghanistan si colloca tra il 1933 e il 1973, quando la nazione era sotto il governo di Re Zahir Shah, che nel 1964 concesse una costituzione democratica, con organi elettivi e separazione dei poteri.

Nel luglio 1973, però, il cognato di Zahir Sardar Mohammed Daoud, già primo ministro dal 1953 al 1963 e notoriamente filo-sovietico, lanciò un colpo di stato incruento a seguito del quale il re (che il quel momento si trovava in Italia) fu cacciato e venne proclamata la repubblica. Daoud e tutta la sua famiglia vennero assassinati nel 1978, quando il Partito Democratico Popolare dell'Afghanistan (comunista), prese il potere con un colpo di stato (27 aprile). All'interno del partito si aprì subito un forte contrasto tra la fazione Khalq (la più radicale) e quella Parcham (che aveva appoggiato il colpo di stato di Daoud). In una prima fase fu la prima fazione a prevalere con il leader Hafizullah Amin e Nur Mohammed Taraki.

Il 24 dicembre 1979 l'Unione Sovietica intervenne militarmente contro il governo di Amin, considerato vicino agli USA, e rimise al potere la fazione Parcham, guidata prima da Babrak Karmal e poi da Mohammad Najibullah (vedi:Invasione sovietica dell'Afghanistan). Contrastata da una montante pressione internazionale e con perdite di circa 15.052 soldati sovietici, per mano dell'opposizione dei mujaheddin addestrati da Stati Uniti, Pakistan, e da altri governi stranieri, l'URSS si ritirò dieci anni dopo, nel 1989 e il governo filo-comunista di Kabul cadde nel 1992.

Ciononostante, i combattimenti proseguirono, questa volta tra le differenti fazioni dei mujaheddin. Questo diede vita ad una spartizione del controllo della nazione tra i signori della guerra, come l'uzbeko Abdul Rashid Dostum, il tagiko Ahmed Shah Massud e il pashtun Gulbuddin Hekmatyar, con corruzione generalizzata. La più seria di queste lotte avvenne nel 1994, quando 40.000 persone rimasero uccise negli scontri tra fazioni nell'area urbana di Kabul e la città fu distrutta dal tiro delle artiglierie.

Da questa situazione, e dal fatto che l'etnia Pashtun non aveva più il monopolio del potere, dopo averlo sempre tenuto (anche in epoca comunista), all'inizio del 1994 sorsero nel sud i Talebani ("studenti" del Corano). Appoggiati dal Pakistan come alleato strategico (in particolare la Inter-Services Intelligence) e dall'Arabia Saudita come alleato ideologico e finanziario, guidati dal Mullah Mohammed Omar, i Talebani si svilupparono come forza politico/religiosa e alla fine presero Kabul e il potere nel settembre 1996, pur continuando a governare da Kandahar, dove Omar si era fatto acclamare Amir al-Mu'minin il 4 aprile 1996.

Successivamente furono in grado di conquistare il 90% della nazione, ad eccezione delle roccaforti dell'Alleanza del Nord nel nord-est del paese, che resistette fino al 2001. I Talebani cercarono di imporre l'applicazione della Sharia islamica secondo un'interpretazione eccezionalmente stretta, jihadista e anti-sciita (gli Hazara sono sciiti), aliena dalle altre etnie afgane. Nell'agosto 1998 perpetrarono massacri a Mazar-i Sharif, abitata da Tagiki, Uzbeki e Hazara. Nel marzo 2001, in oltre un mese di bombardamenti e opere di demolizione, i Talebani distrussero con esplosivi e razzi i due Buddha di Bamiyan, III-V sec. (Afghanistan, Bamian Valley), opere d'arte attualmente Patrimoni mondiali dell'umanità dell'UNESCO. La statua più grande era alta 53 metri ed era la più grande immagine di Buddha del mondo anticamente decorata con oro e pietre preziose; sopravvissute a più di 1800 anni di invasioni. L'alleanza Pakistan-Talebani fu a lungo sospettata di dare rifugio e assistenza a organizzazioni terroriste islamiche (in particolare ad Al-Qaeda, di Osama bin Laden, che non a caso fissò la sua sede stabile in Afghanistan a partire dal 1996) nei rispettivi territori, identificati di conseguenza con l'epicentro del terrorismo islamico internazionale.

Il 7 ottobre 2001 subisce l'intervento militare degli Stati Uniti e dei loro alleati, in reazione agli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001 e motivato dalla guerra al terrorismo (e più specificamente dall'intento di catturare Osama bin Laden, di cui i Talebani avevano rifiutato l'estradizione). Mentre i paesi occidentali muovono operazioni aeree (Operazione Enduring Freedom), sul terreno combatte l'Alleanza del nord, che il 9 novembre libera la prima città, Mazar-i Sharif, mentre Kabul e Jalalabad vengono abbandonate dai talebani il 12 e 13 novembre. Ai primi di dicembre anche Kandahar cade: il regime talebano è rovesciato.

Alla fine del 2001, i principali capi dell'opposizione afghana e della diaspora si incontrarono a Bonn e concordarono un piano per la formulazione di una nuova struttura di governo che portò alla nomina di Hamid Karzai a presidente dell'Autorità afgana nel dicembre 2001. Dopo una Loya Jirga nazionale nel 2002, Karzai venne eletto presidente.

Come conseguenza della storia estremamente tormentata e soprattutto recente, il paese si trova a tutt'oggi in una situazione di profondissima crisi economica e sociale, oltre a subire direttamente le conseguenze dei recenti conflitti (per esempio a causa del problema delle mine antiuomo sovietiche che rendono ancora pericolose vaste aree della nazione).

Come nel vicino Iraq, anche in Afghanistan il conflitto in atto continua a provocare danni e vittime senza che si riesca a favorire un minimo processo di pace. Il governo ha un ben limitato campo d'azione (Kabul e dintorni), e i talebani stanno rischiando di riacquistare influenza nel paese.

Nel 2006 il conflitto ha provocato oltre 4mila morti (è stato l'anno con più vittime dal 2001). La missione Isaf, della Nato e altri paesi (per un totale di 37 stati), al gennaio 2007 conta su 32.500 soldati (tra di essi ne rientrano alcuni inglobati dalla missione degli Stati Uniti Enduring Freedom, che conta comunque ancora su circa 10mila soldati americani). Per quanto riguarda la missione ISAF, i contributi sono così suddivisi: 11.800 soldati americani, 6.000 britannici, 2.700 tedeschi, 2.500 canadesi, 2.000 italiani, 2.000 olandesi e 975 francesi.

Il 4 gennaio 2008 il ministro afghano del Commercio e dell'Industria, Amin Farhang, ha dichiarato che nel paese mancano 400.000 tonnellate di grano e presto potrebbe mancare l'olio, lo zucchero e la farina. Le cause della carenza sono l'ondata di violenze in Pakistan e l'aumento dei prezzi dei cereali. Il ministro afghano si è rivolto nel suo appello alle Nazioni Unite e alla comunità internazionale.

Le province sono a loro volta suddivise in distretti. Esistono diversi distretti omonimi tra le varie province.

L'Afghanistan è un mosaico di gruppi etnici e culture e un crocevia tra Oriente/Occidente. Una terra antica che è stata spesso saccheggiata ed è stata anche un punto utile del commercio, l'Afghanistan ha visto numerosi invasori andare e venire; tra questi Arii, Persiani, Greci, Mongoli, Arabi, Turchi e Americani. L'Afghanistan nella sua forma attuale si formò in seguito alle guerre anglo-afghane, che si conclusero nel 1919 con la completa indipendenza del paese dalle ingerenze esterne. La storia recente della nazione lo ha visto devastato dall'invasione sovietica, seguita dall'ascesa e dalla caduta dei talebani e dall'intervento della NATO nel 2001.

Come risultato di questi drammatici avvenimenti, l'Afghanistan è in una fase di ricostruzione in cui tenta di riconciliare la devastazione provocata da un costante stato di guerra con un nuovo governo che cerca di unificare e ricostruire il paese. L'Afghanistan deve affrontare numerosi problemi: dall'economia devastata al ritorno di milioni di profughi, dal continuo imperversare dei signori della guerra, al traffico di droga. Tutto mentre il nuovo governo sta lottando con le forze politiche che stanno cercando di definire che tipo di nazione diventerà l'Afghanistan del 21° secolo.

Storicamente la politica in Afghanistan è stata fatta di lotte intestine, sanguinosi colpi di stato e instabili trasferimenti di potere.Il paese è stato governato nell'ultimo secolo da quasi tutti i sistemi di governo conosciuti: monarchia, repubblica, teocrazia e stato comunista.

Attualmente l'Afghanistan è guidato dal presidente Hamid Karzai, che fu eletto nell'ottobre 2004. Prima dell'elezione, Karzai ha governato il paese dopo essere stato scelto dai delegati della Conferenza di Bonn del 2001 per guidare un governo provvisorio dopo la caduta dei talebani. Mentre i suoi sostenitori hanno lodato gli sforzi di Karzai per promuovere la riconciliazione nazionale e la crescita economica, i critici lo accusano di aver fallito nel tenere sotto controllo i signori della guerra, di non essere riuscito a debellare la corruzione e il crescente traffico di droga, e di non aver accelerato la costruzione.

Il parlamento attuale è stato eletto nel 2005. Sorprendentemente, il 28 per cento dei delegati eletti sono donne, il 3 per cento in più della quota minima del 25 per cento garantita dalla costituzione. Paradossalmente questo ha fatto dell'Afghanistan, che sotto i talebani era conosciuto per l'oppressione delle donne, uno dei paesi guida sul piano della rappresentanza femminile. La Corte Suprema dell'Afghanistan è attualmente guidata dal presidente Faisal Ahmad Shinwari. Dominata dalle figure di alcuni fondamentalisti islamici, la corte ha prodotto numerose norme discutibili, come la messa al bando della televisione via cavo, il tentativo di impedire la presentazione di un candidato alle elezioni presidenziali del 2004 per aver messo in discussione la legge sulla poligamia, e la limitazione dei diritti delle donne. La Corte ha anche travalicato la propria autorità costituzionale, emanando norme su argomenti che non erano ancora stati portati di fronte a essa. Anche se in molti credevano che Karzai avrebbe fatto della riforma della Corte Suprema una priorità della sua amministrazione, a tutt'oggi non vi ha ancora messo mano.

L'economia afghana, una tra le più povere del pianeta, risente del regime talebano, ed è stata profondamente sconvolta dall'inizio della guerra. la produzione di oppio ,illegale in altri paesi ma legalizzata per necessità quì, è fra le più famose del mondo e, da sola, fornisce quasi un terzo del prodotto interno lordo dell'intero paese.

Le strade che transitano a Salang e a Tang-e Gharu hanno avuto un ruolo strategico nei recenti conflitti, l'uso estensivo da parte di veicoli militari ha lasciato le strade in cattive condizioni, diversi ponti bombardati non sono stati ricostruiti, di frequente le strade vengono chiuse a causa dei conflitti nell'area con grave danno al transito di beni, attrezzature di emergenza e materiali per la ricostruzione destinati all'intero paese.

Per la parte superiore



Invasione sovietica dell'Afghanistan

Evstafiev-afghan-apc-passes-russian.jpg

L'invasione sovietica dell'Afghanistan cominciò il 24 dicembre 1979 e terminò con il ritiro delle truppe dell'Unione Sovietica il 2 febbraio 1989 anche se l'URSS comunicò ufficialmente il completo ritiro delle proprie truppe solo il successivo 15 febbraio.

Il 27 aprile 1978 il Partito Democratico Popolare dell'Afghanistan diede vita a un sanguinoso colpo di stato (la cosiddetta "rivoluzione di aprile"), che si concluse con il rovesciamento e l'assassinio di Mohammed Daoud Khan e di gran parte della sua famiglia. Noor Mohammed Taraki, segretario generale del PDPA, divenne presidente del Consiglio rivoluzionario e primo ministro dell'appena costituita Repubblica Democratica dell'Afghanistan, fortemente sostenuta dall'URSS.

Il PDPA, partito socialista filo-comunista, mise in atto un programma di governo socialista che prevedeva principalmente una riforma agraria che ridistribuiva le terre a 200mila famiglie contadine, ed anche l'abrogazione dell’ushur, ovvero la decima dovuta ai latifondisti dai braccianti. Inoltre fu abrogata l'usura, i prezzi dei beni primari furono calmierati, i servizi sociali statalizzati e garantiti a tutti, venne riconosciuto il diritto di voto alle donne e i sindacati legalizzati. Si svecchiò tutta la legislazione afghana col divieto dei matrimoni forzati, la sostituzione delle leggi tradizionali e religiose con altre laiche e marxiste e la messa al bando dei tribunali tribali. Gli uomini furono obbligati a tagliarsi la barba, le donne non potevano indossare il burqa, mentre le bambine poterono andare a scuola e non furono più oggetto di scambio economico nei matrimoni combinati.

Si avviò anche una campagna di alfabetizzazione e scolarizzazione di massa e nelle aree rurali vennero costruite scuole e cliniche mediche. La religione islamica non venne penalizzata in alcun modo, ma le gerarchie religiose islamiche afgane preferirono denunciare il contrario perché in realtà fortemente penalizzati dalla riforma agraria e dall'abrogazione dell’ushur, di cui essi erano beneficiari.

Ben presto le stesse gerarchie ecclesiastiche passarono a un'opposizione armata incoraggiando la jihad dei mujaheddin contro "il regime dei comunisti atei senza Dio". In verità Taraki, amato dalla popolazione afghana, rifiutò sempre l'idea di definire il suo nuovo regime come "comunista", preferendo aggettivi come "rivoluzionario" e "nazionalista". Gli stessi rapporti con l'Urss si limitarono ad accordi di cooperazione commerciale per sostenere la modernizzazione delle infrastrutture economiche (in particolar modo le miniere di minerali rari e i giacimenti di gas naturale). L'Urss inviò anche degli appaltatori per costruire strade, ospedali e scuole e per scavare pozzi d'acqua; inoltre addestrò ed equipaggiò l'esercito afghano. Il governo rispose agli oppositori con un pesante intervento militare e arrestando, mandando in esilio e giustiziando molti mujaheddin.

Nella nuova fase politica afghana intervennero anche gli Stati Uniti d'America. L'amministrazione Carter avvertì subito l'esigenza di sostenere gli oppositori di Taraki principalmente per tre motivi: 1) in funzione anticomunista per «dimostrare ai paesi del terzo mondo che l'esito socialista della storia sostenuto dall’Urss non è un dato oggettivo» (Dipartimento di Stato, agosto 1979); 2) per creare un nuovo alleato in una zona geopolitica che aveva visto nel gennaio 1979 gli Usa perdere l'Iran con la rivoluzione khomeinista; 3) vincere la guerra fredda o quantomeno cancellare il ricordo della disfatta vietnamita del 1975. Il 3 luglio 1979 Carter firmò la prima direttiva per l’organizzazione di aiuti bellici ed economici segreti ai mujaheddin afgani. In pratica la Cia avrebbe creato una rete internazionale coinvolgente tutti i paesi arabi per rifornire i mujaheddin di soldi, armi e volontari per la guerra. Base dell'operazione sarebbe stato il Pakistan, dove venivano così costruiti anche campi di addestramento e centri di reclutamento.

Buona parte dell'operazione fu finanziata col commercio clandestino di oppio afghano. A capo della guerriglia, su consiglio del Pakistan, fu posto Gulbuddin Hekmatyar, noto per la crudeltà con cui sfigurava (usando l'acido) le donne a suo dire non in linea coi precetti islamici. I mujaheddin afgani di Hekmatyar diventarono rapidamente una potente forza militare, distinguendosi in crudeltà con pratiche che prevedevano un lento scuoiamento vivo dei nemici e l'amputazione di dita, orecchi, naso e genitali.

Taraki chiese aiuto all'Urss, ma questi preferì rimanere sostanzialmente fuori dalla guerra civile. La svolta arrivò nel settembre 1979, con l'uccisione di Taraki ad opera del suo vice primo ministro Hafizullah Amin, il quale, salito al potere, iniziò a perseguitare, cosa finora sempre rifiutata da Taraki, l’opposizione politica islamica, che così, inevitabilmente, si rafforzò e si radicalizzò.

Visto il passato (statunitense) di Amin, l'ambiguità del personaggio e le reiterate scelte politiche autolesionistiche (soprattutto l'omicidio di Taraki) l'Urss ritenne di aver davanti un uomo della Cia. Il 24 dicembre 1979 l'esercito sovietico ricevette l'ordine di invadere l'Afghanistan, e tre giorni dopo entrò nella capitale Kabul. Qui l'Armata Rossa attaccò il palazzo presidenziale, uccise Amin sostituendolo con Babrak Karmal, già vicepresidente di Taraki.

Il 1° gennaio 1980 50.000 soldati, 2.000 carri armati T-55 e 200 aerei si riversarono nel Paese passando dal Turkmenistan. Gran parte del mondo protestò contro l'invasione, in particolare gli Stati Uniti; dopo aver annunciato un embargo, lo misero in atto tagliando tutte le forniture di grano e di tecnologie e nel 1980 boicottarono anche le XXII Olimpiadi che si tennero a Mosca.

Col passaggio in Usa dall'amministrazione democratica Carter, a quella repubblicana di Ronald Reagan, si alzò il livello dello scontro e i mujaheddin vennero propagandati come «combattenti per la libertà». Tra questi vi era anche Osama bin Laden, uno dei principali organizzatori e finanziatori dei mujaheddin (solo per quelli di origine araba, non quelli di origina afghana), anche se ad oggi il Dipartimento di Stato Usa nega di aver avuto mai contatti con Bin Laden (Did the U.S. "Create" Osama bin Laden?), a differenza dell'ex ministro degli esteri Uk Robin Cook che è invece convinto del contrario (leggi Cook su The Guardian), anche se non porta nessuna prova di questo coinvolgimento. Nell'articolo, inoltre, Cook è convinto che siano i Sauditi a finanziarlo.

Il suo Maktab al-Khadamat (MAK, Ufficio d'Ordine) incanalava verso l'Afghanistan denaro, armi e combattenti musulmani da tutto il mondo, con l'assistenza e il supporto dei governi americano, pakistano e saudita. Nel 1988 bin Laden abbandonò il MAK insieme ad alcuni dei suoi membri più militanti per formare Al-Qaida, con lo scopo di espandere la lotta di resistenza anti-sovietica e trasformarla in un movimento fondamentalista islamico mondiale. Tra i comandanti della resistenza islamica si fece notare il moderato e filo-occidentale Ahmad Shah Massoud, che in seguito divenne ministro della difesa nello Stato Islamico Afghano (1992) creato dopo il ritiro delle truppe sovietiche e che dopo l'avvento dei Talebani combatté anche contro di loro.

Il 20 novembre 1986 viene destituito Karmal a favore di Haji Mohammed Chamkani, che resterà in carica fino al 30 settembre 1987, quando Presidente del Consiglio Rivoluzionario diventerà Mohammad Najibullah, carica che dal novembre 1987 diventerà quella di Presidente della Repubblica.

Con l'arrivo al Cremlino nel 1985 di Mikhail Gorbaciov si andò affermando una politica estera sovietica più distensiva, e già dall'ottobre 1986 iniziò in sordina un ritiro unilaterale delle truppe sovietiche che si concluse il 15 febbraio 1989. La guerra finì (dopo 1 milione e mezzo di afgani morti, 3 milioni di disabili e mutilati, 5 milioni di profughi e milioni di mine) con gli accordi di Ginevra del 14 aprile 1988 che avviarono il ritiro dell'Armata Rossa.

L'Unione Sovietica ritirò le sue truppe il 2 febbraio 1989 (anche se ne diede comunicazione ufficiale solo il successivo 15 febbraio), ma finché esistette (1991) continuò ad aiutare lo stato afghano. Per l'Unione Sovietica, che ebbe 13.833 morti, questo conflitto dall'esito infelice fu l'equivalente della guerra del Vietnam per gli Stati Uniti, che persero 58.226 uomini.

Per la parte superiore



Invasione statunitense dell'Afghanistan

US 10th Mountain Division soldiers in Afghanistan.jpg

L'Invasione statunitense dell'Afghanistan è iniziata nell'ottobre 2001, in risposta agli attentati dell'11 settembre 2001 contro gli Stati Uniti. Segna inoltre l'inizio della guerra al terrorismo, il cui obiettivo è quello di catturare il leader di al-Qaeda, Osama Bin Laden. L'Alleanza del Nord, formata dai gruppi afghani ostili ai Talebani, ha fornito la maggior parte delle forze di terra, mentre gli USA e la NATO hanno fornito, nella fase iniziale, supporto tattico, aereo e logistico. Nella seconda fase, dopo la riconquista di Kabul, le truppe occidentali hanno aumentato la loro presenza anche a livello territoriale. Negli Stati Uniti la guerra è conosciuta anche col nome militare di Operazione Enduring Freedom.

Scopo ufficiale dell'invasione è di distruggere al-Qaeda, negando la possibilità di circolare liberamente all'interno dell'Afghanistan attraverso il rovesciamento del regime talebano.

A partire dal maggio 1996, Osama bin Laden e altri membri di al-Qaeda si sono stabiliti in Afghanistan e hanno stretto un'alleanza con il regime talebano del paese, all'interno del quale sono stati creati diversi campi di addestramento terroristici. In seguito agli attentati alle ambasciate statunitensi in Africa del 1998, gli USA lanciarono da alcuni sottomarini un attacco missilistico diretto a questi campi di addestramento. Gli effetti di tale rappresaglia furono limitati.

Nel 1999 e nel 2000 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite approvò due risoluzioni che stabilivano sanzioni economiche e di armamenti all'Afghanistan per incoraggiare i Talebani a chiudere i campi di addestramento e a consegnare bin Laden alle autorità internazionali per rispondere degli attentati del 1998.

Successivamente agli attentati dell'11 settembre 2001, gli inquirenti trovarono presto prove dell'implicazione di bin Laden, che in un primo periodo negò ogni coinvolgimento nel caso. Tuttavia nel 2004, poco prima delle elezioni presidenziali, bin Laden dichiarò in un messaggio video che al-Qaeda fu direttamente coinvolta negli attacchi. Il 21 maggio 2006 venne trovato un messaggio audio pubblicato in un sito internet (che il governo statunitense giudica spesso usato da al-Qaeda), in cui bin Laden ammetteva di aver personalmente addestrato i 19 terroristi dell'11 settembre.

I Talebani non risposero direttamente a Bush, ritenendo che iniziare un dialogo con un leader politico non musulmano sarebbe stato un insulto per l'Islam. Dunque, per mediazione della loro ambasciata in Pakistan, dichiararono di rifiutare l'ultimatum in quanto non vi era alcuna prova che legasse bin Laden agli attentati dell'11 settembre.

Il 22 settembre gli Emirati Arabi Uniti e l'Arabia Saudita decisero di non riconoscere il governo Talebano in Afghanistan. Solo il Pakistan continuava a mantenere contatti diplomatici col paese.

Sembra che il 4 ottobre i Talebani proposero in segreto al Pakistan la consegna di bin Laden, e ne chiesero il processo in un tribunale internazionale sottoposto alle leggi della Sharia. Si suppone che il Pakistan rifiutò l'offerta. Verso metà ottobre, alcuni membri moderati del regime talebano incontrarono gli ambasciatori statunitensi in Pakistan per trovare un modo di convincere il Mullah Omar a consegnare bin Laden agli Stati Uniti. Bush bollò le offerte dei Talebani come "false" e le rifiutò. Il 7 ottobre, poco prima dell'inizio dell'invasione, i Talebani si dichiararono pubblicamente disposti a processare bin Laden in Afghanistan attraverso un tribunale islamico. Gli USA rifiutarono anche questa offerta giudicandola insufficiente.

Solo il 14 ottobre, una settimana dopo lo scoppio della guerra, i Talebani acconsentirono a consegnare bin Laden a un paese terzo per un processo, ma solo se fossero state fornite prove del coinvolgimento di bin Laden nell'11 settembre.

Pare che gli Stati Uniti avessero pianificato l'invasione dell'Afghanistan ben prima dell'11 settembre. Il 18 settembre 2001 Niaz Naik ex-Ministro degli Esteri pakistano dichiarò che a metà luglio dello stesso anno venne informato da alcuni ufficiali superiori statunitensi che un'azione militare contro l'Afghanistan sarebbe iniziata nell'ottobre seguente. Naik dichiarò anche che, sulla base di quanto detto dagli ufficiali, gli Stati Uniti non avrebbero rinunciato al loro piano persino nell'eventualità di una resa di bin Laden da parte dei Talebani. Naik affermò anche che sia l'Uzbekistan sia la Russia avrebbero partecipato all'attacco, anche se in seguito ciò non si è verificato.

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non autorizzò l'uso della forza contro l'Afghanistan in nessuna risoluzione successiva all'11 settembre.

Fallite le trattative tra governo statunitense e talebani, domenica 7 ottobre 2001 alle ore 20.45 circa dell'Afghanistan (le ore 16.15 circa italiane), le forze armate statunitensi e britanniche iniziarono un bombardamento aereo sull'Afghanistan, con l'obbiettivo di colpire le forze talebane e di al-Qaeda. Attacchi vennero registrati nella capitale, Kabul, dove i rifornimenti di elettricità furono interrotti, a Kandahar, dove risiedeva il leader talebano, il Mullah Omar, e nei campi d'addestramento della città di Jalalabad.

A 45 minuti circa dall'inizio dei bombardamenti, George W. Bush e Tony Blair confermarono ai loro rispettivi paesi che era in corso un attacco aereo contro l'Afghanistan, ma che i bersagli delle bombe erano esclusivamente militari, e che nel frattempo venivano lanciati anche cibo, medicine e rifornimenti alla popolazione afghana.

All'incirca nello stesso momento, la CNN trasmise in esclusiva le immagini dei bombardamenti di Kabul in tutto il mondo. Non si conosce ancora quale fu l'esercito che attaccò l'aeroporto cittadino, anche se all'epoca si parlò di elicotteri dell'Alleanza del nord.

Molte diverse tecnologie furono utilizzate nell'attacco. Il generale dell'aviazione statunitense Richard Myers, capo del Joint Chiefs of Staff, dichiarò che nella prima ondata di bombardamenti furono lanciati circa 50 missili cruise di tipo Tomahawk da parte di sottomarini e bombardieri, tra cui alcuni B-1 Lancer, B-2 Spirit, B-52 Stratofortress e F-16 Fighting Falcon. Due trasporti aerei C-17 Globemaster lanciarono 37.500 razioni giornaliere alla popolazione afghana il primo giorno di guerra. I velivoli operavano ad altitudini elevate, al di fuori della portata di tiro della contraerea talebana.

Poco prima dell'attacco il canale satellitare d'informazione in lingua araba Al Jazeera ricevette un messaggio video preregistrato di Osama bin Laden. In questo, il leader di al-Qaeda condannava qualsiasi attacco contro l'Afghanistan, affermando che gli Stati Uniti avrebbero fallito in Afghanistan e poi sarebbero crollati, proprio come l'Unione Sovietica. bin Laden lanciò dunque una jihad contro gli Stati Uniti.

Prima dell'inizio degli attacchi aerei, i media ipotizzarono che i Talebani avrebbero potuto usare dei missili antiaerei Stinger di fabbricazione statunitense, residuato bellico dell'invasione sovietica degli anni '80. Non esistono informazioni dell'esistenza di tali missili, che in ogni caso non sono mai stati utilizzati. I Talebani erano sguarniti dal punto di vista della contraerea, essendo solo in possesso di alcuni materiali della precedente guerra abbandonati dalle truppe sovietiche. Pertanto gli elicotteri Apache e diversi altri velivoli poterono operare senza grandi pericoli.

Nel corso dei bombardamenti, nessun aereo statunitense è stato abbattuto dal fuoco nemico. In pochi giorni gran parte dei campi d'addestramento erano stati danneggiati gravemente e l'antiaerea talebana era stata distrutta. Anche la popolazione civile venne gravemente colpita con l'incedere del conflitto.

Successivamente, gli attacchi furono concentrati su obbiettivi di comando, controllo e comunicazione per indebolire le possibilità di comunicazione dei Talebani. Nonostante ciò, a due settimane dall'inizio della guerra i Talebani resistevano ancora sul fronte in cui combatteva l'Alleanza del nord. L'Alleanza dunque chiese rinforzi aerei sul loro fronte. Nel frattempo migliaia di miliziani Pashtun arrivarono dal Pakistan come rinforzo ai Talebani.

La terza fase dei bombardamenti venne condotta con degli F/A-18 Hornet ed ebbe come obbiettivo i trasporti talebani in attacchi specifici mentre altri aerei statunitensi lanciarono bombe cluster sulla difesa talebana. I talebani rimasero duramente colpiti dai continui attacchi statunitensi, mentre l'Alleanza del nord iniziò ad ottenere importanti risultati dopo anni di conflitto. Aerei statunitensi arrivarono persino ad bombardare una zona nel cuore di Kandahar controllata dal Mullah Omar. Ma, nonostante tutto, fino agli inizi di novembre la guerra proseguiva a rilento.

Iniziò dunque la quarta fase d'attacco e sul fronte talebano vennero lanciate quasi 7 tonnellate di bombe BLU-82 da delle cannoniere AC-130. Gli attacchi furono di notevole successo. Le scarse tattiche talebane aumentarono gli effetti degli attacchi. I combattenti non avevano precedenti esperienze con la potenza di fuoco americana, e spesso stavano addirittura in cima a nude catene montuose dove le Forze Speciali potevano facilmente individuarli e chiamare supporto aereo.

Le milizie talebane vennero decimate, e combattenti stranieri presero il controllo della sicurezza delle città afghane. Intanto, l'Alleanza del Nord, con la collaborazione di membri paramilitari della C.I.A. e delle Forze Speciali, iniziò la sua parte dell'offensiva: conquistare Mazari Sharif, e da quella posizione tagliare le linee di rifornimento talebane provenienti dal nord, e infine avanzare verso Kabul.

Il 9 novembre iniziò la battaglia di Mazar-i-Sharif. Gli USA bombardarono a tappeto la difesa talebana, concentrata nella gorgia di Chesmay-e-Safa, attraverso la quale si entra nella città. Alle ore 14, l'Alleanza del nord avanzò da sud e da ovest, occupando la base militare principale della città e l'aeroporto, costringendo dunque i talebani alla ritirata verso la città. Nel giro di quattro ore la battaglia era conclusa. I talebani si ritirarono verso sud ed est e Mazari Sharif venne presa.

Il giorno dopo la città venne data al saccheggio. Miliziani dell'Alleanza del nord che perlustravano la città in cerca di bottino, fucilarono seduta stante numerose persone sospettate di avere simpatie talebane. Venne inoltre scoperto, all'interno di una scuola, un rifugio di circa 520 talebani provati dai combattimenti, per lo più provenienti dal Pakistan. Anch'essi vennero giustiziati.

Sempre lo stesso giorno, l'Alleanza avanzò rapidamente verso nord. La caduta di Mazari Sharif aveva portato alla resa di diverse posizioni talebane. Molti comandanti decisero di cambiare fazione piuttosto che combattere. Molte delle loro truppe di prima linea erano state aggirate e circondate nella città settentrionale di Kunduz dato che l'Alleanza del nord li aveva superati andando a sud. Anche nel sud la loro stretta del potere sembrava quanto meno fragile. La polizia religiosa interruppe i propri regolari pattugliamenti. Sembrava che il regime sarebbe collassato nel giro di poco tempo.

Nella notte del 12 novembre le forze talebane, col favore dell'oscurità, abbandonarono Kabul. L'esercito dell'Alleanza giunse presso la città nel pomeriggio successivo, trovando una resistenza di circa una ventina di soldati nascosti nel parco cittadino. Ora anche Kabul era in mano alleata.

Nel giro di 24 ore dalla caduta di Kabul, vennero prese anche tutte le province lungo il confine iraniano, tra cui anche la città di Herat. I comandanti pashtun locali e i signori della guerra controllavano ormai il nord-ovest del paese, inclusa Jalalabad. Quel che restava dell'esercito talebano e dei volontari pakistani si ritirò a nord, verso Konduz, e a sud-est, verso Kandahar, per preparare la difesa.

Circa 2000 membri di al-Qaeda e dei talebani, tra cui forse anche lo stesso bin Laden, si raggrupparono nelle caverne delle montagne di Tora Bora, 50 chilometri a sud-ovest di Jalalabad. Il 16 novembre l'aviazione statunitense iniziò a bombardare la zona, mentre la C.I.A. e le forze speciali reclutarono alcuni signori della guerra locali che avrebbero partecipato a un imminente attacco alle caverne.

Sempre il 16 novembre iniziò l'assedio di Konduz, che proseguì con nove giorni di combattimenti terrestri e aerei. I talebani all'interno della città si arresero tra il 25 e il 26 novembre. Poco prima della resa, degli aerei pakistani evacuarono un centinaio di soldati e membri dell'intelligence che erano accorsi in aiuto del regime talebano contro l'Alleanza del nord prima dell'invasione statunitense.

Si crede che almeno 5.000 persone in totale siano state fatte evacuare dalla regione, tra cui anche truppe di al-Qaeda e dei talebani alleate ai pakistani in Afghanistan .

Il 25 novembre, mentre alcuni prigionieri della battaglia di Konduz venivano condotti alla fortezza medievale di Qala-i-Jangi, nei pressi di Mazari Sharif, i talebani attaccarono le guardie dell'Alleanza del nord. Questo incidente portò a una rivolta di 600 prigionieri, i quali occuparono l'ala sud dell'edificio, in cui era presente un deposito pieno di armi, piccole e da esercito. Un agente della C.I.A., Johnny Micheal Spann, venne ucciso mentre stava interrogando dei prigionieri, diventando la prima vittima americana della guerra.

La rivolta venne sedata dopo sette giorni di combattimenti attraverso gli sforzi di un'unità dell'SBS, alcuni Berretti verdi e miliziani dell'Alleanza del nord. Delle cannoniere AC-130 presero parte all'azione fornendo bombardamenti in diverse occasioni, come anche un raid aereo. I sopravvissuti talebani furono meno di 100, mentre 50 soldati dell'Alleanza del nord vennero uccisi. La rivolta segnò la fine dei combattimenti nell'Afghanistan settentrionale, zona ormai sotto il controllo dei signori della guerra dell'Alleanza.

Verso la fine di novembre Kandahar, luogo di origine dei talebani e ultimo avamposto rimasto al movimento, si trovava sotto crescente pressione. Circa 3.000 soldati guidati da Hamid Karzai, uomo di simpatie filo occidentali e leale nei confronti del precedente governo dell'Afghanistan, avanzò verso la città da est, tagliandone i rifornimenti. Nel frattempo, l'Alleanza del nord proseguiva il suo cammino da nord-nordest e circa 1.000 marines statunitensi, giunti attraverso elicotteri CH-53E Super Stallion, stabilirono un campo base a sud di Kandahar.

Il 26 novembre si verificò il primo importante scontro a fuoco nella zona, quando 15 veicoli armati si avvicinarono alla base statunitense, ma vennero distrutti da degli elicotteri. Intanto, gli attacchi aerei continuavano a indebolire i talebani all'interno di Kandahar dove il Mullah Omar era nascosto. Omar, il leader talebano, rimase spavaldo nonostante il suo movimento, verso la fine di novembre, controllasse solo 4 delle 30 province afghane, e spronò le proprie forze a combattere fino alla morte.

Poiché i Talebani erano sul punto di perdere la loro roccaforte, l'attenzione statunitense si concentrò su Tora Bora. Milizie tribali del posto, che contavano oltre 2,000 paramilitari sostenuti, pagati e organizzati dalle Forze Speciali e dalla CIA, continuavano ad affluire per un attacco mentre continuavano pesanti bombardamenti di sospette posizioni di al-Qaeda. Si riferì di 100-200 civili morti quando 25 bombe squarciarono un villaggio ai piedi della regione di Tora Bora e delle Montagne Bianche. Il 2 dicembre, un gruppo di 20 commando statunitensi fu portato in elicottero per supportare l'operazione. Il 5 dicembre la milizia afghana prese il controllo del bassopiano sotto la grotte di montagna dai combattenti di al-Qaeda e allestì le posizioni dei carri per attaccare le forze nemiche. I combattenti di al-Qaeda si ritirarono con mortai, lanciamissili e fucili da assalto per innalzare posizioni fortificate e prepararsi per la battaglia.

Verso il 6 dicembre, Omar iniziò finalmente a dare segno di essere pronto a lasciare Kandahar alle fazioni tribali. Con le sue truppe distrutte dai pesanti bombardamenti statunitensi e rimanendo sempre sul chi vive dentro Kandahar per evitare di diventare un bersaglio, anche il morale del Mullah Omar crollò. Capendo che non avrebbe potuto tenere Kandahar molto a lungo, iniziò a dar segno di voler negoziare per passare la città ai capi tribali, purché lui e i suoi uomini più importanti ricevessero una qualche protezione. Il governo statunitense rifiutò ogni amnistia per Omar o qualunque leader talebano. Il 7 dicembre, il Mullah Mohammad Omar sgattaiolò fuori dalla città di Kandahar con un gruppo di fedelissimi e si spostò a nord ovest nelle montagne dell'Oruzgan, rinnegando la promessa dei Talebani di consegnare i loro combattenti e le armi. Fu visto per l'ultima volta mentre guidava con un gruppo di combattenti su un convoglio di moto. Altri membri della leadership talebana fuggirono in Pakistan attraverso i remoti passaggi di Paktia e della Paktika. In ogni caso, Kandahar, l'ultima città controllata dai Talebani, era caduta, e la maggior parte dei combattenti talebani era sbandata. La città di confine di Spin Boldak si era arresa lo stesso giorno, segnando la fine del controllo talebano in Afghanistan. Le forze tribali afghane guidate da Gul Agha presero la città di Kandahar, mentre i Marines presero il controllo dell'aeroporto fuori città e impiantarono una base statunitense.

Combattenti di al-Qaeda resistevano ancora nelle montagne di Tora Bora. La milizia tribale anti-talebana continuava comunque una tenace avanzata attraverso un difficile terreno, accompagnato dai pesanti attacchi aerei portati avanti dalle Forze Speciali statunitensi. Prevedendo la sconfitta e riluttanti a combattere i compagni Musulmani, le forze di al-Qaeda concordarono una tregua per dar loro tempo di consegnare le armi. Col senno di poi, però, molto ritengono che la tregua fosse solo un trucco per permettere a importanti membri di al-Qaeda, incluso Osama bin Laden, di fuggire. Il 12 dicembre, i combattimenti ricominciarono, probabilmente fatti scoppiare da una retroguardia che guadagnava tempo per la fuga del grosso delle forze attraverso le Montagne Bianche verso le aree tribali del Pakistan. Ancora una volta, le forze tribali aiutate dalle truppe per le operazioni speciali statunitensi e da supporto aereo pressarono le posizioni fortificate di al-Qaeda in grotte e bunker sparsi su tutta la regione montuosa. Il 17 dicembre, l'ultimo complesso di grotte era stato preso e i suoi difensori fuggiti. Una perquisizione della zona da parte di truppe statunitensi continuò in gennaio, ma non emerse alcun segno di bin Laden o della direzione di al-Qaeda. È pressoché unanime l'opinione che fossero già fuggiti nelle regioni tribali del Pakistan a sud ed est. Si ritiene che circa 200 combattenti di al-Qaeda siano stati uccisi durante la battaglia, insieme a un imprecisato numero di combattenti tribali anti-Talebani. Non fu riportata la morte di alcun statunitense.

Dopo Tora Bora, le forze statunitensi e i loro alleati afghani consolidarono la loro posizione nel paese. A seguito di una Loya jirga o grande concilio di maggiori fazioni afghane, capi tribali, ed ex-esiliati, fu formato a Kabul un governo afghano ad interim sotto la guida di Hamid Karzai. Le forze statunitensi stabilirono la loro base principale nella base aerea di Bagram, poco a nord di Kabul. Anche l'aeroporto di Kabul divenne un'importante area per basi statunitensi. Furono stabiliti molti avamposti nelle province orientali per catturare Talebani e fuggitivi di al-Qaeda. Il numero di truppe della coalizione a guida statunitense operanti nel paese crebbe fino a più di 10.000. Nel frattempo, i Talebani e al-Qaeda non si erano arresi. Le forze di al-Qaeda iniziarono a riorganizzarsi nelle montagne di Shahi-Kot nella provincia di Paktia nel gennaio e febbraio del 2002. Anche un fuggitivo talebano nella provincia di Paktia, il Mullah Saifur Rehman, iniziò a ricostituire alcune delle truppe della sua milizia in supporto ai combattenti anti-statunitensi. Radunarono più di 1.000 uomini per l'inizio del marzo 2002. L'intenzione dei ribelli era di usare la regione come base per lanciare attacchi di guerriglia e possibilmente una più grande offensiva simile a quella dei Mujahideen che combatterono le truppe sovietiche negli anni '80.

Le fonti di intelligence degli Stati Uniti e della milizia alleata afghana notarono presto questa disposizione nella provincia di Paktia e prepararono una massiccia forza per contrastarla. Il 2 marzo del 2002 le forze afghane e statunitensi lanciarono un'offensiva contro le forze di al-Qaeda e dei Talebani radicate nelle montagne di Shahi-Kot a sudest di Gardez. Le forze ribelli, che usavano armi piccole, RPG e mortai, erano trincerate in grotte e bunker in pendii a un'altitudine di più o meno 3.000 m. Usavano la tattica "toccata e fuga", aprendo il fuoco sulle forze statunitensi e afghane e poi ritirandosi nelle grotte e nei bunker per evitare il fuoco di ritorno e gli incessanti bombardamenti aerei. Per peggiorare ancora la situazione per le truppe della coalizione, i comandanti statunitensi inizialmente sottostimarono le forze di al-Qaeda e dei Talebani ritenendole un piccolo gruppo isolato di meno di 200 unità. Risultò che i guerriglieri erano fra i 1.000 e i 5.000, stando ad alcune stime, e che stavano ricevendo rinforzi.

Per il 6 marzo, 8 statunitensi e 7 soldati afghani erano stati uccisi e circa 400 delle forze nemiche erano morti nei combattimenti. Le perdite della coalizione derivavano da un incidente di fuoco amico che uccise un soldato, dalla caduta di due elicotteri a causa di RPG e piccole armi che aveva ucciso 7 soldati, e dall'inchiodamento delle forze statunitensi inserite in quello che era stato chiamato "Obiettivo Ginger" che causò dozzine di feriti.. Comunque, diverse centinaia di guerriglieri evitarono la trappola fuggendo verso le aree tribali del Waziristan attraverso il confine in Pakistan.

Dopo la battaglia a Shahi-Kot, si ritiene che i combattenti di al-Qaeda stabilirono rifugi presso protettori tribali in Pakistan, da dove ripresero le forze e dopo iniziarono a lanciare incursioni oltre confine contro le forze statunitensi nei mesi estivi del 2002. Unità di guerriglia, in numero compreso fra i 5 e i 25 uomini, attraversano ancora regolarmente il confine dai loro rifugi in Pakistan per lanciare razzi alle basi statunitensi e per tendere imboscate a convogli e pattuglie americani, come a truppe dell'Esercito Nazionale Afghano, a forze miliziane afghane che lavorano con la coalizione a guida statunitense, e a organizzazioni non governative. L'area introno alla base statunitense a Shkin nella provincia di Paktika ha visto alcune delle attività più dure.

Nel frattempo, forze talebane continuarono a rimanere nascoste nelle regioni rurali delle quattro province meridionali che formavano il loro cuore, Kandahar, Zabol, Helmand e Uruzugan. Sulla scia dell'Operazione Anaconda il Pentagono richiese che i Royal Marines britannici, che sono ben addestrati nella guerra di montagna, fossero schierati. Condussero numerose missioni in diverse settimane con risultati piuttosto limitati. i Talebani, che durante l'estate del 2002 erano nell'ordine delle centinaia, evitavano la battaglia con le forze statunitensi e i loro alleati afghani il più possibile e durante le operazioni si rintanavano nelle grotte e nei tunnel delle vaste catene montuose afghane o oltre il confine col Pakistan.

Dopo aver provato a evitare le forze statunitensi durante l'estate del 2002, i rimanenti Talebani iniziarono gradualmente a riconquistare la loro sicurezza e iniziarono i preparativi per lanciare l'insurrezione che il Mullah Muhammad Omar aveva promesso durante gli ultimi giorni di potere dei Talebani. In settembre, le forze talebane iniziarono il reclutamento nelle aree Pashtun sia in Afghanistan che in Pakistan per lanciare una nuova "jihad", o guerra santa, contro il governo afghano e la coalizione a guida statunitense. In molti villaggi dell'ex-cuore talebano nel sudest dell'Afghanistan cominciarono anche ad apparire pamphlet distribuiti in segreto durante la notte che esortavano alla jihad. Piccoli campi mobili di addestramento fuorono creati lungo il confine con il Pakistan da fuggitivi di al-Qaeda e talebani per addestrare nuove reclute nella guerriglia e nelle tattiche terroristiche, stando a fonti afghane e a un comunicato delle Nazioni Unite. La maggior parte delle nuove reclute era presa dalle madrasa o da scuole religiose delle aree tribali del Pakistan, dove i Talebani erano inizialmente sorti. Le basi maggiori, alcune con almeno 200 uomini, furono create nelle montuose aree tribali del Pakistan nell'estate del 2003. La volontà dei paramilitari pakistani posti ai valichi di confine di evitare infiltrazioni del genere fu messa in discussione, e le operazioni miolitari pakistane si rivelarono di scarso effetto.

I Talebani gradualmente riorganizzarono e ricostituirono le proprie forze durante l'inverno, preparandosi per un'offensiva estiva. Stabilirono un nuovo tipo di operazione: radunarsi in gruppi di circa 50 persone per lanciare attacchi ad avamposti isolati e a convogli di soldati afghani, polizia o milizia e poi dividersi in gruppi di 5-10 uomini per evitare la successiva reazione. Le forze statunitensi in questa strategia venivano attaccate indirettamente attraverso attacchi missilistici alle basi e ordigni esplosivi improvvisati. Per cordinare la strategia il Mullah Omar nominò un concilio di 10 uomini per la resistenza, con sé stesso a capo. Furono decise 5 zone operative, assegnate a vari comandanti talebani come il leader chiave talebano Mullah Dadullah, incaricato delle operazioni nella provincia di Zabul. Le forze di al-Qaeda nell'est avevano la più audace strategia di concentrarsi sugli americani e catturarli quando potevano con elaborate imboscate.

Il primo segno che le forze talebane si stavano riorganizzando venne fuori il 27 gennaio 2003 durante l'Operazione Mongoose, quando un gruppo di combattenti alleati coi Talebani e con l'Hezbi Islami furono scoperti e attaccati dalle forze statunitensi al complesso di grotte di Adi Ghar, 24 km a nord di Spin Boldak. Fu registrata la morte di 18 ribelli e nessun statunitense. Si sospettò che la zona fosse una base per portare rifornimenti e combattenti dal Pakistan. I primi attacchi isolati da gruppi talebani relativamente grandi a obiettivi afghani avvennero più o meno in quello stesso periodo.

Mentre l'estate continuava, gli attacchi crescevano gradualmente di frequenza nel cuore del "territorio talebano". Dozzine di soldati governativi afghani, organizzazioni non governative e lavoratori umanitari, e diversi soldati statunitensi morirono in raid, imboscate e attacchi missilistici. In aggiunta agli attacchi delle guerriglia, i combattenti talebani iniziarono a radunare le loro forze nel distretto di Dai Chopan, un distretto nello Zabol che attraversa anche il Kandahar e l'Uruzgan ed è proprio al centro del territorio talebano. Il distretto di Dai Chopan è un angolo remoto e scarsamente popolato dell'Afghanistan del sudest composto di alture, montagne rocciose intervallate da stretti anfratti. I combattenti talebani decisero che quella era l'area perfetta per fare una roccaforte contro il governo afghano e le forze della coalizione. Durante il corso dell'estate si radunò nell'area quella che era forse la più grande concentrazione di militanti talebani dalla caduta del regime, con più di 1.000 guerriglieri. Più di 200 persone, incluse molte dozzine di poliziotti afghani, furono uccise nell'agosto del 2003 mentre i combattenti talebani prendevano forza.

Dal gennaio 2006, una forza internazionale di assistenza per la sicurezze (ISAF) della NATO iniziò a rimpiazzare truppe statunitensi nell'Afghanistan meridionale come parte dell'Operazione Enduring Freedom. La 16^ Brigata aerea britannica di assalto (in seguito rinforzata da Royal Marines) formava il cuore della forza nell'Afghanistan meridionale, insieme a truppe ed elicottei da Australia, Canada e Olanda. La forza iniziale era composta da circa 3.300 Britannici, 2.300 Canadesi, 1.400 Olandesi, 280 Danesi, 300 Australiani e 150 Estoni. Il supporto aereo era fornito da aerei ed elicotteri da combattimento statunitensi, britannici, olandesi, norvegesi e francesi.

Nel gennaio 2006, l'obiettivo della NATO nell'Afghanistan meridionale era di formare squadre di ricostruzione provinciale guidate dai Britannici nell'Helmand e l'Olanda e il Canada avrebbero dovuto guidare simili progetti rispettivamente nell'Oruzgan e nel Kandahar. Figure talebane locali si opposero alla forza in arrivo e promisero di resistere.

L'Afghanistan meridionale ha affrontato nel 2006 la più grande ondata di violenza nel paese dalla caduta del regime talebano causata dalle forze a guida statunitense nel 2001, in quanto le truppe NATO appena dispiegate hanno affrontato militanti ribelli. Le operazioni NATO sono state guidate da comandanti britannici, canadesi e olandesi. L'Operazione Avanzata Montana venne lanciata il 17 maggio 2006 con l'intento di sradicare le forze talebane. In luglio Forze canadesi lanciarono l'Operazione Medusa in un tentativo di liberare le aree dai Talebani una volta per tutte, supportati dalle forze statunitensi, britannici, olandesi e danesi. In seguito le operazioni NATO hanno incluso l'Operazione Furia Montana e l'Operazione Falcon Summit. La lotta per le forze NATO era intensa nella seconda metà del 2006. La Nato ha avuto successo nel conseguire vittorie tattiche sui Talebani e negò loro aree, ma i Talebani non erano ancora completamente sconfitti e la Nato ha dovuto continuare le operazioni nel 2007.

Il 13 gennaio 2007 una forza britannica, guidata dai Royal Marines, lanciò un'operazione per attaccare un importante rocca talebana nella provincia meridionale dell'Helmand. Dopo diverse ore di intensi combattimenti i Marines si raggrupparono e si scoprì che il caporale Matthew Fors del 45° Commando dei Royal Marines era scomparso. Fu lanciata una missione di recupero per ritrovare il caporale Ford usando quattro marines volontari legati alle ali di due elicotteri Apache. Gli elicotteri non potevano volare a più di 80 km/h per assicurare la salvezza dei passeggeri extra dall'urto delle pale rotanti. Gli Apache atterrarono sotto il fuoco; una volta dentro il campo, i 4 marines scesero e riuscirono a recuperare il corpo del Caporale Ford. Esso fu portato fuori nella stessa maniera in cui i marines erano stati portati dentro. Un terzo Apache volava sopra e assicurava fuoco di copertura. Nessuno dei soccorritori fu ferito nella missione di recupero. Si pensa che questa sia stata la prima volta che un Apache è stato utilizzato in una maniera del genere.

Nel gennaio e nel febbraio del 2007, i Royal Marines britannici portarono avanti l'Operazione Vulcano per eliminare i ribelli dalle postazioni di fuoco nel villaggio di Barikju, a nord di Kajaki. Nel marzo è stata lanciata l'operazione "Achille" in cui partecipano oltre a soldati americani e britannici, anche olandesi e canadesi. L'obiettivo dell'offensiva è quello di togliere la provincia di Helmand dalle mani dei Talebani. Il 13 maggio viene comunicata la morte del Mullah Dadullah, uno dei più importanti comandanti talebani, durante uno scontro fra Talebani e truppe afghane e della coalizione.

Nel dicembre del 2007 i Talebani lasciano la città di Musa Qala nelle mani dell'esercito regolare dopo alcuni giorni di assedio che causa anche vittime civili: fino ad allora era la città più importante controllata dai Talebani.

La prima ondata di attacchi fu condotta solo da forze americane e britanniche. Fin dal primo periodo d'invasione, queste forze furono incrementate da truppe e aerei da Australia, Canada, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Olanda, Nuova Zelanda e Norvegia fra le altre. Nel 2006 erano presenti circa 33.000 soldati.

L'International Security Assistance Force (ISAF) è una forza internazionale di stabilizzazione dell'Afghanistan autorizzata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il 20 dicembre 2001. Al 5 ottobre 2006 l'ISAF contava un personale di circa 32.000 uomini da 34 nazioni.

Il 31 luglio 2006, la Forza Internazionale di Assistenza per la Sicurezza guidata dalla NATO ha assunto il comando del sud del Paese, e il 5 ottobre 2006 anche dell'Afghanistan orientale.

Incontri di vari leader afghani furono organizzati dalle Nazioni Unite e si svolsero in Germania. Non partecipavano Talebani. Questi incontri produssero un governo ad interim e un accordo per permettere a una forza di peacekeeping delle Nazioni Unite di entrare nell'Afghanistan. Le risoluzioni ONU del 14 novembre 2001, includevano una "condanna dei Talebani per avere permesso che l'Afghanistan venisse usato come base per l'esportazione del terrorismo attraverso la rete al-Qaeda e altri gruppi terroristici e per aver garantito sicuro asilo a Osama bin Laden, al-Qaeda e altri loro associati, e in questo contesto supporto alla popolazione afghana per rimpiazzare il regime talebano".

Le Nazioni Unite non solo condannano il regime talebano, ma assicurano che ancora oggi ci sia una missione di peacekeeping, sotto le Nazioni Uniti.

Si ritiene che in Afghanistan ci siano 1 milione e mezzo di persone che soffrano per la fame impellente, mentre 7 milioni e mezzo soffrano come risultato della grave situazione del Paese - la combinazione di guerra civile, carestia legata alla siccità, e, in estensione, per l'oppressivo regime talebano e l'invasione a guida statunitense.

In Pakistan, le Nazioni Unite e organizzazioni umanitarie private hanno iniziato a moltiplicarsi per il grande sforzo umanitario necessario in aggiunta ai già grandi sforzi per i rifugiati e per il cibo. Il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite ha temporaneamente sospeso le attività in Afghanistan all'inizio dei bombardamenti. Gli sforzi, all'inizio (dicembre 2001), ripresero con una distribuzione giornaliera di 3.000 tonnellate. Si ritiene comunque che 30.000 tonnellate di cibo saranno necessario (dal gennaio 2002) per dare sufficiente aiuto alle folle impoverite.

La Focus Humanitarian Assistance (FOCUS), un'affiliata dell'Aga Khan Development Network (ADKN), continua a operare con attività di riabilitazione e aiuto, mantenendo le sue operazioni nonostante la crisi e la chiusura di varie frontiere afghane. Durante il 2001, procurò cibo e altre assistenze a più di 450.000 persone in Afghanistan, distribuendo 1.400 tonnellate di cibo a circa 50.000 persone vulnerabili per la fine del settembre 2001. Per l'ottobre del 2001 aveva distribuito più di 10.000 tonnellate di cibo in Badakhshan, con altre 4.000 tonnellate sulla sua strada per la distribuzione a persone vulnerabili nelle aree a grande altitudine della provincia. FOCUS aveva anche creato un programma agrario attraverso organizzazioni di villaggi erbosi nella provincia che loro ritenevano potesse produrre più di 30.000 tonnellate di cereali all'anno.

Il 1 novembre, C-17 statunitensi volando a 10.000 m d'altezza lanciarono 1.000.000 di pacchi di cibo e medicine contrassegnati con una bandiera americana. Medici Senza Frontiere la definì un'operazione di propaganda trasparente e disse che usare medicinali sena consultazione medica è molto più probabilmente nocivo che benefico. Thomas Gonnet, capo delle operazioni di Azione Contro la Fame in Afghanistan disse che era un'"azione di marketing".

Ci furono molte piccole proteste in varie città e campus universitari degli Stati Uniti e in altri Paesi nei primi giorni dopo l'inizio della campagna di bombardamento. Erano per lo più pacifiche, ma in Pakistan, precedentemente alleato dei Talebani, ci furono proteste maggiori e scioperi generali. Alcuni di essi furono soppressi dalla polizia con morti fra i manifestanti. Sia nelle nazioni islamiche che in quelle non islamiche, furono organizzate proteste e manifestazioni di varia grandezza contro l'attacco dell'Afghanistan. Molti manifestanti pensavano che l'attacco all'Afghanistan fosse un'aggressione ingiustificata. Alcuni ritenevano che avrebbe causato la morte di molti innocenti impedendo ai lavoratori umanitari di portare cibo nella nazione.

Nell'ottobre del 2001 sondaggi indicarono che circa l'88% degli Americani sosteneva la guerra in Afghanistan contro il 10% che disapprovava. Nel Regno Unito, il 65% sosteneva l'azione militare.

Nel dicembre 2006, il 61% degli Americani riteneva che gli Stati Uniti avessero preso la decisione giusta riguardo l'uso della forza militare, contro il 29% che si opponeva.

Attualmente in Canada, l'opinione pubblica è piuttosto equamente divisa nella maggior parte del Paese e fortemente contraria in Quebec.

Stando a Marc W. Herold Dossier on Civilian Victims of United States' Aerial Bombing, almeno 3.700 e più probabilmente quasi 5.000 civili furono uccisi come risultato dei bombardamenti statunitensi. Lo studio di Herold ha omesso quelli uccisi indirettamente, quando i raid aerei tagliarono gli accessi agli ospedali, al cibo o all'elettricità. Allo stesso modo non sono contati le vittime delle bombe in seguito morte per le ferite. Quando c'erano diverse cifre di morti per lo stesso episodio, nel 90% dei casi il Professor Herold ha scelto la cifra più bassa.

Alcune persone, comunque, contestano le stime di Herold. Joshua Muravchik dell'American Enterprise Institute e Carl Conetta del Progetto sulle Alternative per la Difesa mette in discussione il massiccio uso da parte di Herold della Stampa Islamica Afghana (portavoce ufficiale dei Talebani) e lamenta che i riscontri forniti loro fossero sospettabili. Conetta lamenta anche errori statistici nello studio di Herold . Lo studio di Conetta sostiene che le vittime civili siano fra le 1.000 e le 1.300. Uno studio del Los Angeles Times sostiene il numero di morti collaterali fra le 1.067 e le 1.201.

Il 4 marzo 2007, almeno 12 civili furono uccisi e 33 rimasero feriti da Marines statunitensi nel distretto di Shinwar nella provincia di Nangrahar dell'Afghanistan. Marines americani reagirono a un'imboscata esplosiva con eccessiva forza, colpendo con fuoco di mitragliatrici gruppi di passanti lungo 10 miglia della strada. Fu richiesto che la 120^ unità di marine statunitensi responsabile per l'attacco lasciasse il Paese perché l'incidente danneggiava le relazioni dell'unità con la popolazione locale afghana.

Nel 2000, i Talebani, a causa della sovrapproduzione di droga dell'anno precedente, avevano imposto la proibizione della produzione di oppio, che portò a riduzioni del 90%. Poco dopo l'invasione dell'Afghanistan a guida statunitense del 2001, comunque, la produzione dell'oppio s'incrementò notevolmente. Nel 2005 l'Afghanistan aveva riconquistato la sua posizione di primo produttore mondiale di oppio e produceva il 90% dell'oppio mondiale, la maggior parte del quale è trasformato in eroina e venduto in Europa e Russia. Mentre gli sforzi degli Stati Uniti e degli alleati di combattere il commercio di droga hanno fatto passi avanti, lo sforzo è ostacolato dal fatto che molti sospetti trafficanti di droga sono ora alti ufficiali del governo Karzai. In effetti, recenti stime del Ufficio delle Nazioni Unite su Droghe e Crimine evidenziano che il 52% del PIL afghano, cioè 2,7 milioni di dollari all'anno, è generato dal commercio di droga. La crescita della produzione è da collegare alla situazione della sicurezza in peggioramento, infatti la produzione è marcatamente inferiore nelle aree con sicurezza stabile.

Stando a un reportage di una TV australiana, gli Stati Uniti applicarono una pressione psicologica per costringere i combattenti talebani a uscire allo scoperto. Il reportage sostenne che membri della 173d Brigata Aerotrasportata bruciarono corpi di Talebani per ragioni igieniche.

Il massacro di Dasht-i-Leili probabilmente capitò nel dicembre del 2001, quando un numero (discusso, fra i 250 e i 3.000) di prigionieri talebani furono fucilati o soffocati a morte in container di metallo di camion mentre venivano trasportate da soldati statunitensi e dell'Alleanza del Nord da Kunduz alla prigione di Sheberghan nell'Afghanistan settentrionale. Queste affermazioni sono contestati dal giornalista Robert Young Pelton, che era presente all'ora dell'avvenimento.

Esistono dichiarazioni che soldati della coalizione abbiano torturato prigionieri durante interrogatori; molte proteste si focalizzano sul campo di prigionia statunitense a Camp X-Ray nella Baia di Guantanamo, a Cuba.

Abdul Wali morì il 21 giugno 2003, in una base vicino Asadabad. Fu probabilmente colpito dall'ex-ranger e contractor della CIA David Passaro, che fu arrestato il 17 giugno 2004 per quattro accuse di assalto. Il processo è fissato per l'estate del 2006.

Nel 2004, il gruppo per i diritti umani con sede negli Stati Uniti Human Rights Watch pubblicò un rapporto intitolato "Enduring Freedom - Abusi delle forze statunitensi in Afghanistan", contenente molte affermazioni di abusi da parte delle forze americane.

Nel febbraio 2005, l'American Civil Liberies Union pubblicò documenti che avevano ottenuto dall'esercito statunitense, che mostravano che, dopo lo scandalo di Abu Grahib, l'esercito in Afghanistan aveva distrutto fotografie che documentavano l'abuso sui prigionieri in loro custodia. Le fotografie erano state scattate nell'area del campo di fuoco Tycze, e intorno ai villaggi di Gujay e Sukhagen. Si affermò che le foto ritraessero soldati che posavano con detenuti bendati e incappucciati durante esecuzioni simulate.

Il 24 settembre del 2006, Craig Pyes del LA Times pubblicò i risultati di una investigazione insieme all'organizzazione non-profit Crimes of War Project, dichiarando che 10 membri dell'ODA 2021 del 1/20 Gruppo di Forze Speciali, aerotrasportate della Guardia Nazionale dell'Alabama durante gli ultimi mesi del loro turno all'inizio del 2003 in una base a Gardez avevano torturato un contadino e sparato a morte Jamal Naseer, una recluta 18enne dell'Esercito Nazionale Afghano. Questo fatto fu guidato dal Warrant Officer Ken Waller e dallo Staff Sergent Philip Abdow. Probabilmente loro guidarono possibili testimoni in caso di investigazione.

Nel marzo del 2002, alti ufficiali della CIA autorizzarono dure tecniche di interrogatorio. L'amministrazione Bush dichiarò, all'indomani degli attentati dell' 11 settembre che i membri di al-Qaeda catturati sul campo di battaglia non erano soggetti alla Convenzione di Ginevra.

Le tecniche di interrogatorio includevano scuotere e schiaffeggiare, incatenare i prigionieri in posizione eretta, tenere il prigioniero in una cella fredda e bagnarli con acqua, e il waterboarding. Il waterboarding consisteva nel versare acqua sulla faccia di un detenuto finché non credesse di soffocare o annegare. Gli Stati Uniti operarono in una prigione segreta a Kabul dove queste tecniche erano utilizzate.

Più di 100 importanti professori di legge statunitensi dichiararono inequivocabilmente che il waterboarding è tortura. Il Senatore John McCain definì il waterboarding un'esecuzione simulata e una "tortura molto seria". La CIA ha stabilito che non considera il waterboarding tortura.

Per la parte superiore



L'influenza europea in Afghanistan

L'influenza europea in Afghanistan è l'insieme delle influenze politiche sociali ed imperialistiche esercitate dalle potenze europee (fondamentalmente Regno Unito e Russia) nella formazione del moderno Afghanistan.

Nel 1895 una successione di guerre dette anglo-afghane (conflitti con l'Afghanistan del 1838-42 e 1878-80) portarono a una frontiera di 2640 km conosciuta sotto il nome di Linea Durand (in riferimento al documento Durand line agreement contestato dall'Afghanistan e definente la frontiera tra l'India britannica e questo paese firmato nel 1893 dal re (amir) Abdur Rahman Khan per l'Afghanistan e sir Mortimer Durand, ministro degli affari esteri, per il governo britannico delle indie) tra l'Afghanistan e l'India britannica (attualmente Pakistan).

La difesa di questa frontiera di fronte a una minaccia potenziale della Russia attraverso l'Afghanistan dominò la politica estera britannica nella zona per più di un centinaio d'anni, a partire dalla prima guerra afghana (una completa e normale relazione diplomatica sarà stabilita dal Regno Unito con l'Afghanistan solo nel 1921, dopo la fine della terza guerra afghana). Diverse generazioni di soldati britannici e indiani parteciparono così alle operazioni in questa zona, che dureranno fino alla seconda guerra mondiale, mobilitando più di 60 000 uomini.

Per la parte superiore



Source : Wikipedia